sabato 14 marzo 2009

Soria: Sotto antidepressivi pensa al suicidio

"Trattato peggio del mostro di Düsseldorf"


Guardia di Finanza e vigili del fuoco ieri sotto casa di Soria







"Vedo tutta la mia vita andare in pezzi. Sono un uomo morto, penso al suicidio"
NICCOLÒ ZANCAN
TORINO
Pietà. Giuliano Soria ripete cinque volte questa parola prima di salutare. La pronuncia con una lentezza esasperata, la voce stanca, di sofferenza pura: «Parlo della pietas che si deve a tutti, sempre e comunque. Avete scritto ogni giorno due pagine su di me, non dico che avete fatto male. Ho avuto rapporti molto schietti con i giornali, li rispetto. Ma sono stato trattato peggio del mostro di Düsseldorf. Io un mestiere come il vostro non sarei mai capace di farlo». Per giorni il professor Giuliano Soria è rimasto fedele al consiglio dell’avvocato Claudio Morra, membro del consiglio di amministrazione del Premio Grinzane Cavour. Silenzio. Controllatissimo. Un’ostinata e per lui inconsueta rinuncia alla parola: «Grazie, ma preferisco non parlare. Magari un giorno farò un’intervista, magari persino una conferenza stampa, ma non adesso». Fino a una sera di dolore più forte, forse di una solitudine troppo acuta, quando il professore decide di sfogarsi: «Si spiegherà tutto, prima o poi, di questa tragedia. Ne sono sicuro. Lo dico con le lacrime agli occhi. Per me è una persecuzione. Non sto scherzando. Qualcuno ha deciso di distruggermi. Adesso sono danneggiato fisicamente e mentalmente. Ci sono sintomi precisi: qualsiasi psicanalista lo sa bene. Quando vedi la tua vita intera andare in pezzi. Ma chi mi rifonderà i danni? Ormai sono un uomo finito, morto».

Negli ultimi giorni gli erano rimati accanto in due. I suoi due collaboratori più stretti. Stefano Bellu e Davide Agnello, forse gli unici a non aver abbandonato il Grinzane che stava affondando. «Devo dire grazie ai pochi amici che mi sono rimasti. Ho pensato al suicido molte volte in questi giorni. La tentazione di buttarmi giù dalla finestra è forte, ora so cos’è la depressione». Ondate di malinconia. Rapidi scatti di orgoglio. Attimi di rabbia soffocata. Come a domanda precisa sulle accuse di maltrattamento e violenza sessuale: «Certe frasi estrapolate dal contesto hanno un senso completamente diverso. Ma poi lo sanno tutti in città che io ho un carattere di merda». L’ultimo giorno è stato di sconforto puro. Tutto incentrato sull’appuntamento con il nuovo avvocato, Roberto Piacentino. Alle cinque il professore ha saluto Stefano Bellu in partenza per Roma, un abbraccio commosso notato da molti dipendenti del Grinzane Cavour. Al primo piano di via Montebello, negli uffici perquisiti, svuotati di pratiche, senza telefonate da giorni.

Poi l’hanno visto passare ancora una volta dalle cantine, con una piccola valigetta in mano, per raggiungere l’uscita secondaria di via Montebello. Non voleva farsi vedere. Non così. Provato, ingrassato, la barba lunga e un cappottone blu. Si è fatto accompagnare in corso Matteotti, voleva discutere la sua strategia difensiva. Ma non ha fatto in tempo. Gli agenti lo hanno bloccato nella sala d’aspetto dello studio legale. Quindi riaccompagnato a casa a prendere il necessario. Soria è sceso dall’Alfa degli agenti della polizia giudiziaria, che cercavo di proteggerlo dai curiosi, come un uomo che si stava incamminando verso il nero più nero. Un signora, commerciante della zona, ha detto seria: «Dovremmo tirargli le monetine, come a Craxi». Qualcuno, al bar dell’angolo, ha stappato delle bottiglie di spumante.

«Festeggiamo la liberazione dall’arroganza di Soria». Lui, in questi giorni d’inchiesta, si è sempre sentito una vittima: «Ho dedicato 28 anni al Grinzane, non ho ammazzato nessuno, mi rendo conto che questo è uno sfogo da depresso. Ma c’è una domanda che mi tormenta: a Torino chi è stato trattato peggio di me? Ci penso continuamente. Mi rispondo che forse solo Luigi Odasso, il direttore generale delle Molinette accusato di aver preso tangenti, è stato sputtanato così. Non è normale. Ci vuole pietà». Ma quello del professore è uno sfogo che non ammette domande: «In questi giorni avrei voluto rispondere, controbattere. Su ogni articolo avrei voluto dire, ma non posso. Ci difenderemo davanti al giudice». Prima Giuliano Soria dice ancora una cosa, sembra quasi un messaggio in codice: «In questo momento, nel mondo, ci sarà uno stupratore, uno spacciatore di cocaina, qualcuno più riprovevole di me? Io dico di sì. Invece sembra che io sia il peggiore di tutti. Avevo un po’ di fama, qualche conoscenza, un premio letterario apprezzato da molti. Ora sono solo, come il peggiore di tutti i malvagi».
La Stampa 14 marzo 2009

Nessun commento:

VIAGGI

Partenza:
Camere:
Adulti:
Ritorno: