domenica 15 marzo 2009

Lunedì si apre il processo a Josef Fritzl

Marzo 14, 2009 ·

Il processo al 73enne austriaco Josef Fritzl inizierà lunedì di fronte alla Corte d’Assise di Sankt Pölten, vicino a Vienna. Accusato di sequestro e incesto nei confronti della figlia Elisabeth, tenuta prigioniera nella cantina di casa durante 24 anni e alla quale aveva dato sette figli, Fritzl rischia l’ergastolo.

joseffritzl.jpgQuando la giovane Elisabeth era “scomparsa” nel 1984, a 18 anni, suo padre aveva detto a tutti, anche alla moglie, che la giovane aveva lasciato una lettera dove chiedeva ai genitori di rispettare la sua volontà di andare via di casa e di non cercarla. L’inchiesta di polizia era stata breve e se ne era concluso che Elisabeth avesse raggiunto una setta religiosa. Così nessuno l’aveva più cercata.
Invece, dal giorno della scomparsa la ragazza si trovava prigioniera nella cantina della casa di Amstetten, in Austria, dove aveva sempre vissuto con la sua famiglia. Per 24 anni era stata seviziata e violentata dal padre, da lui aveva avuto dei figli che aveva fatto crescere alla bell’è meglio nello scantinato. I tre “più fortunati” erano stati portati da Fritzl al piano superiore e alla moglie, che mai aveva avuto sospetto di qualcosa, aveva detto che si trattava dei figli di Elisabeth e che la ragazza li aveva abbandonati di fronte all’uscio do casa. Con i piccoli vi era la lettera che Fritzl le faceva scrivere prima di portare via i bambini.
Al processo l’uomo si dichiarerà colpevole, riconoscendo la maggior parte dei capi d’accusa: sequestro di persona, stupro, incesto, costrizione di persona, schiavitù.

Il caso era venuto alla luce nell’aprile dello scorso anno, quando una delle figlie di Elisabeth e di suo padre Josef, la 19enne Kerstin era stata trovata svenuta nell’atrio della casa di Amstetten dove abitavano i Fritzl. In una delle tasche dei pantaloni aveva una lettera scritta da sua madre, dove si chiedeva di curarla.
Portata in ospedale, la ragazza era stata sottoposta ad una lunga serie d’esami che però non avevano permesso di stabilire di quale male soffrisse. L’ospedale si era allora messo a cercare la misteriosa madre che l’aveva abbandonata con una lettera in tasca, sperando che trovandola sarebbero giunti a trovare il modo di curare la ragazza. Nella ricerca erano state coinvolte le forze di polizia e dopo una decina di giorni dall’inizio delle ricerche una telefonata anonima aveva sbloccato la situazione.
La telefonata era arrivata al Commissariato di Amstetten; un uomo aveva detto di sapere dove si trovava Elisabeth e aveva dato l’indirizzo dei Fritzl.

L’avevano trovata nello scantinato della casa dei suoi genitori, una donna di 42 anni che sembrava averne almeno 60. L’avevano portata all’ospedale e lì Elisabeth aveva iniziato a parlare e aveva raccontato tutto.
La polizia aveva perquisito incredula lo scantinato, al quale si giungeva passando dalla cantina di casa, attraversando un lungo corridoio buio, in fondo al quale vi erano degli scaffali in legno. Spostando gli scaffali si scopriva la porta in cemento armato, che digitando un codice elettronico si apriva scorrendo su due binari.
Dietro la porta c’erano i locali dove Elisabeth aveva vissuto e cresciuto i suoi figli. Il plafone ad appena un metro e 70 di altezza, piccoli e angusti locali collegati da corridoi larghi appena 45 centimetri, un paio di letti, un lavabo, la toilette, una doccia, pochi mobili. Neanche una finestra, solo poche lampadine.
Dopo aver inizialmente negato tutto quanto detto da sua figlia alla polizia, Josef Fritzl aveva infine confessato. Aveva iniziato a violentare Elisabeth quando questa aveva appena 11 anni; poi, di fronte ai suoi continui tentativi di fuga, aveva avuto l’idea dello scantinato.

Era riuscito a portarla nella cantina mettendole del sonnifero in una bibita, l’aveva legata e bloccata con delle manette poi aveva segnalato la sua scomparsa alla polizia. Tornato nella cantina l’aveva fatto scrivere la lettera in cui la ragazza diceva di essersi allontanata da casa e che non voleva essere cercata.
Uno dei sette figli di Elisabeth era morto all’età di un mese; Fritzl ne aveva bruciato il corpicino per far sparire qualsiasi traccia. Per questo fatto al processo sarà anche accusato di omicidio, l’unica accusa alla quale si è opposto.
Quando Kerstin si era ammalata, era stato lui a portarla fuori dalla cantina e a fare in modo che venisse ritrovata con la lettera della madre in tasca. Quando aveva visto che i medici si erano attivati per ritrovare la donna e che avevano chiesto l’aiuto della polizia aveva capito che la sua corsa era giunta alla fine. Aveva fatto la telefonata anonima alla polizia e detto dove potevano trovare Elisabeth.
Sperando che la figlia avesse tenuto la bocca chiusa e non l’avesse denunciato, Fritzl aveva comperato una bottiglia di champagne e l’aveva portata a casa, dicendo alla moglie che festeggiavano il ritorno a casa della loro figlia perduta 24 anni prima. “Ha scelto di lasciare la setta – aveva detto – e ha detto che non vede l’ora di tornare a casa.”

Dopo la sua liberazione, Elisabeth e i figli erano ricercati da tutti i media. I giornali erano disposti a pagare per una loro foto sino a 300mila euro. La pressione mediatica non si è mai interrotta ma si è fatta molto meno insistente e la donna e i suoi figli sono riusciti a rientrare poco a poco in una vita normale, nel loro alloggio presso la clinica psichiatrica di Amstetten-Mauer. Con loro si trova anche la madre di Elisabeth.

fritzl_01.jpg

TICINO LIBERO 15 MARZO 2009

Nessun commento:

VIAGGI

Partenza:
Camere:
Adulti:
Ritorno: