sabato 2 febbraio 2008

Processo Erba: il vantaggio della procura dopo le prime due udienze

BILANCIO DELLE PRIME DUE UDIENZE

Tennisticamente parlando potrebbe essere riassunto con un doppio 6-4. Una vittoria limpida, determinata in primo luogo dalle decisioni della Corte d'Assise di Como. Le battute iniziali del processo a Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due coniugi accusati di aver compiuto la strage di Erba, sono state decisamente favorevoli all'accusa.La Procura ha chiesto e ottenuto che venissero respinte tutte le eccezioni preliminari della difesa e ha insistito con forza perché l'avvocato di parte civile Manuel Gabrielli, difensore dell'unico sopravvissuto alla carneficina, Mario Frigerio, non fosse compreso tra i testimoni chiamati a deporre e non fosse quindi costretto a lasciare il processo.Al di là delle schermaglie introduttive in cui i legali di Rosa e Olindo hanno riproposto (inutilmente) le eccezioni già presentate in sede di udienza preliminare sulla inutilizzabilità delle confessioni rese il 10 gennaio da entrambi gli imputati, è stato proprio questo il punto chiave delle prime due udienze: la presenza in aula di Gabrielli nel momento in cui Frigerio sarà chiamato a testimoniare. La difesa ha tentato ogni strada possibile per 'espellere' l'avvocato Gabrielli. Fino a giocare una carta considerata da tutte le altre parti in causa deontologicamente discutibile: chiamare come proprio teste il legale dell'avversario. La Corte ha detto no. E senza troppi equivoci. Ha giudicato la richiesta inammissibile e irrituale. Triturando le aspettative degli avvocati dei due coniugi.Resta da chiedersi il motivo autentico per cui Gabrielli sia così importante da 'costringere' i difensori di Rosa e Olindo a una manovra quantomeno spericolata. La risposta, credibile, è stata data dallo stesso legale di Frigerio. Al momento di testimoniare, l'uomo che si è salvato dalla mattanza del dicembre 2006 avrà bisogno di un forte supporto psicologico. Il suo avvocato a quel punto diventerà determinante. Soprattutto nel contrastare la prevedibile manovra della difesa tendente a screditarne la deposizione.Un altro dettaglio emerso con molta chiarezza sin dalle prime fasi del dibattimento è la meticolosità con cui la Procura ha preparato l'istruttoria. Accuratezza e puntiglio sintetizzati dall'imponente apparato tecnico-informatico che supporta il lavoro in aula di Massimo Astori, il sostituto al quale è stato affidato il compito di rappresentare la pubblica accusa in Corte d'Assise.Centinaia di fotografie, ricostruzioni computerizzate, disegni e grafici. Qualcosa che non si è mai visto in un'aula di Tribunale a Como.Molti, poi, i protagonisti attesi di questo processo. I due imputati, ovviamente, che si sono presentati davanti alla Corte sin dalla prima udienza accettando (su indicazione dei propri legali e forse loro malgrado) di farsi riprendere da fotografi e video-operatori. E Azouz Marzouk, marito e padre di due delle vittime, diventato dopo la strage una star televisiva e poi ricacciato nelle retrovie dell'informazione-spettacolo da una brutta storia di droga. Ad Azouz - lo ha detto il suo legale, Roberto Tropenscovino - è stato consigliato in modo chiaro di evitare ogni atteggiamento che potesse essere frainteso. Così è stato. Il giovane tunisino è rimasto seduto accanto ai difensori di parte civile in modo composto, tradendo forse un po' di nervosismo il secondo giorno quando, dopo pochi minuti dall'apertura dell'udienza, è stato costretto a lasciare l'aula e a tornare nel carcere di Vigevano. Una volta diventato formalmente teste, Azouz non potrà prendere parte al dibattimento se non dopo aver deposto.Nelle prossime settimane, quando il processo si addentrerà nei dettagli della strage, sicuramente affioreranno particolari ancora più drammatici. Sarà un'escalation di orrore, che il presidente della Corte d'Assise, Alessandro Bianchi, dovrà gestire in modo da contemperare le esigenze probatorie con l'umanità necessaria nel raccontare la violenza, l'odio, la morte. Fin qui c'è riuscito, anche decidendo di non trasmettere sui maxischermi al plasma montati in aula a favore del pubblico e delle parti le fotografie dei corpi delle vittime scattate dalla Scientifica.Poche parole, infine, per la mediatizzazione dell'evento. Il clamore attorno al processo è stato fortissimo nelle fasi preparatorie, tanto da convincere il prefetto a predisporre un piano per l'ordine pubblico attorno al Tribunale nei giorni dell'udienza.Alla prova dei fatti, però, le cautele si sono rivelate eccessive. Come spesso accade, i giornalisti sono stati in numero preponderante rispetto ai curiosi. Segno probabilmente che la strage di Erba, contrariamente ad altre recenti storie di sangue a cui è stata accomunata, è vissuta come una vicenda senza pathos, con un finale già scritto.
Il Corriere di Como 1 febbraio 2008 Dario Campione e Marco Romualdi

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