giovedì 28 febbraio 2008

Gravina: Il pellegrinaggio muto alla cisterna dell´orrore

Da foglie e petali penzolano decine di messaggi lasciati dagli amici dei ragazzini
Il sindaco Vendola proclama il lutto cittadino per il giorno in cui ci saranno i funerali

Lello Parise
"Ciccio e Tore, ora siete gli angeli di Gravina"

Due poliziotti in uniforme presidiano l´ingresso al palazzo del Settecento
I funerali celebrati a spese dell´amministrazione comunale? "Grazie di tutto, ma non siamo mica poveretti"
Gli ornamenti floreali intanto continuano ad ammucchiarsi davanti al sepolcro della Consolazione GRAVINA - Il pellegrinaggio è lento, silenzioso. Dai balconi le donne osservano, con gli occhi sbarrati, il vai e vieni per metà triste, per metà avido di curiosare. A via della Consolazione un vecchio palazzo abbandonato del Settecento si trasforma in un vero e proprio sepolcro. Al di là di queste porte di ferro alte e scolorite dal tempo c´è la "foggiana", come conoscono da queste parti il pozzo che venti mesi fa risucchia Ciccio e Tore.
Due poliziotti in uniforme presidiano l´ingresso. Dentro, lavorano quelli della "scientifica" a caccia di indizi che in qualche maniera possano raccontare la «morte orribile» dei due fratellini, come l´altra sera l´aveva definitiva il procuratore della Repubblica Emilio Marzano. Fuori, alla destra del cancello, campeggia il mazzo di fiori bianchi che già martedì aveva spedito dal carcere di Velletri papà Filippo Pappalardi. Sulla sinistra, invece, si accumulano gladioli, viole, rose, margherite: doni deposti, dolcemente, da un po´ tutti quelli che capitano in questa strada assolata. Tra di loro non si scambiano una parola e neppure uno sguardo, ma è come se con quel gesto semplice avessero scelto di separare il dolore di una comunità da quello di un padre, in galera da quasi cento giorni.
Da foglie e petali penzolano decine di messaggi. Di immagini, anche. Una mano sconosciuta, sul foglio di un quaderno, disegna Ciccio e Tore con addosso una tunica celeste e sulle spalle un paio di ali gialle. Volano verso un Gesù dipinto di rosa: «Ora siete gli angeli di Gravina». Graziella: «Chi non vi ha capito, oggi è pentito». «Due mamme» annotano, a stampatello: «L´Italia intera vi chiede perdono». «Un papà» usa un pezzo di carta bianca, protetta dalla plastica trasparente: la pioggia o la polvere o le impronte dei passanti sul marciapiede non dovranno cancellare quelle frasi messe insieme con un computer. Frasi impietose: «Siamo tutti colpevoli. Io più di tutti perché non ho pensato che potessero essere lì». Frasi inorridite: «I bimbi urlavano inascoltati...». Un uomo legge e bisbiglia all´orecchio della donna che gli sta accanto: «L´autore deve essere un poliziotto gravinese che ha partecipato alle ricerche e che non riesce a sopportare di avere fallito».
Nel suo ufficio al primo piano di Palazzo di Città, a trecento-quattrocento metri dalla scena del delitto, il sindaco Rino Vendola sembra tormentato: «Ero sicuro che i bambini fossero stati rapiti e nascosti all´estero». La "pista romena", come era stata ribattezzata da giornali e tivù. «Mi dicevo: se con tutto questo spiegamento di forze, compresi i cani addestrati a cercare cadaveri tra le macerie, non li hanno trovati, significa che Ciccio e Salvatore non sono qua. Non è stato così, purtroppo. Ma questo non è il momento delle polemiche».
Vendola scrive di suo pugno la proclamazione del lutto cittadino per il giorno dei funerali: non nasconde la commozione, dispone che le bandiere sventolino a mezz´asta e che le saracinesche dei negozi rimangano chiuse. Annuncia un encomio solenne, martedì 4 marzo, per il vigile del fuoco che lunedì aveva raggiunto il piccolo Michele e l´aveva tirato fuori sano e salvo dal budello profondo venticinque metri. Lo stesso budello che ormai da circa due d´anni, custodiva una verità atroce.
Scuote la testa il comandante dei vigili urbani, che era stato tra i primi ad organizzare i soccorsi per aiutare Michele: «Se nessuno, per una ragione qualsiasi, avesse avuto la fortuna di dare l´allarme, pure dell´undicenne avremmo perso le tracce e questo sarebbe diventato il paese del mostro: Ciccio e Tore, poi un altro ragazzino...» spiega il comandante Nicola Cicolecchia. In mattinata chiacchiera con qualcuno della famiglia Pappalardi giacché le esequie dovranno essere celebrate a spese dell´amministrazione comunale. Ma la risposta dei diretti interessati suona orgogliosa, non odiosa: «Grazie di tutto, ma non siamo mica poveretti». Sarà il nonno dei fratellini a pagare, di tasca propria: si chiama Francesco, come il primogenito di Filippo e di Rosa Carlucci.
Vendola ascolta da Cicolecchia come stanno le cose, e non fa una piega: «Rispetto la decisione dei Pappalardi. Anzi, la comprendo». Gli ornamenti floreali intanto continuano ad ammucchiarsi davanti al sepolcro della Consolazione: una nuvola colorata per esorcizzare la rabbia.
( Espresso Local 28 febbraio 2008)

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