venerdì 15 febbraio 2008

Strage di Erba, in un libro-shock la tesi del “commando”

IL PROCESSO DELL'ANNO Il volume, da ieri nelle librerie, ipotizza che in via Diaz abbiano agito quattro uomini autori materiali della mattanza

Gli avvocati delle parti civili non cambiano idea. Il legale dei Castagna: «Pura fantasia. Che portino prove»


Un'altra 'verità' sulla strage di Erba. Una nuova tesi emerge su quanto accadde la sera dell'11 dicembre del 2006 in via Diaz.Qualche minuto, poco più di un istante. Un tempo sufficiente a togliere la vita a quattro persone: Raffaella Castagna, Youssef Marzouk, 3 anni, Paola Galli e Valeria Cherubini. E a portarne una quinta, Mario Frigerio, a un passo dalla morte. Tutto contenuto in un libro shock Il grande abbaglio, Due innocenti verso l'ergastolo' (Aliberti, pagine 249, euro 16). Secondo la tesi degli autori, i giornalisti Felice Manti ed Edoardo Montolli, una riformulazione della vicenda quasi integrale, Della quale, dicono, «non torna niente. Se questo fosse un romanzo - scrivono - con i soli elementi reali raccolti dall'accusa, questa storia avrebbe soltanto una trama possibile, tenendo conto di tutte le testimonianze e della perizia dei Ris». E così, fra le pagine, spunta l'ipotesi di un commando. Quattro uomini. Due rapidissimi a operare all'interno della casa, compiendo i delitti in sequenza. Altri due all'esterno, ad attenderli. I due killer sarebbero fuggiti da una finestra, tra il pianerottolo di casa Castagna e quello dei Frigerio. Sarebbero saltati su una tettoia e poi in strada.«Tre metri e mezzo, quattro. Roba da niente per chi fa lavori di questo tipo». Specialisti dunque, secondo la nuova ipotesi che ruota sul fulcro dell'innocentismo. Niente liti da ballatoio, niente furia di due insospettabili, niente follia repressa del vicino di casa.Manti e Montolli, offrono così la loro controinchiesta . «I nostri dubbi - spiega Manti - sono sorti quando in udienza preliminare Olindo e Rosa si sono dichiarati innocenti. Lo hanno fatto prima che fosse depositata la perizia dei Ris. Dunque non sapevano che quel documento non li avrebbe inchiodati. È un passaggio fondamentale, se fosse avvenuto il contrario la questione sarebbe stata diversa. Inoltre non dimentichiamo che Olindo già ad agosto, sulla sua Bibbia, aveva espresso la volontà di ritrattare».Un altro passaggio ha convinto gli autori ad avviare il lavoro: «L'avvocato difensore dei due coniugi, Fabio Schembri - continua Manti - non chiese il rito abbreviato. Da qui i primi approfondimenti».«Sfogliando le carte - spiega il giornalista - scoprimmo che la perizia del Ris, depositata ben dieci mesi più tardi, non tornava. Non c'erano tracce dei vicini sul luogo della strage, né traccia delle vittime in casa o nel garage degli imputati. Eppure le avevano cercate la sera stessa del massacro, non mesi, né settimane, né giorni dopo». E non solo, la tesi si spinge oltre. «Non tornavano le intercettazioni ambientali in cui i coniugi, ignari di essere ascoltati, non si mettevano d'accordo per confessare il falso perché spiazzati dalle prove a loro carico. Non tornavano le confessioni, rilasciate, annotava il gup Vittorio Anghileri, con violazione dei diritti della difesa. E ancora, non tornava quell'unica macchia di sangue trovata sul battitacco dell'auto di Olindo Romano e Rosa Bazzi».I due autori definiscono poi «singolare» il riconoscimento dell'unico sopravvissuto, Mario Frigerio, «il quale dopo aver detto che l'aggressore era un gigante di colore e dai capelli rasati, nove giorni dopo la strage accusava un vicino di casa che conosceva bene da tempo». Altro punto che il libro vorrebbe chiarire sono gli interrogatori. «Li arrestano - prosegue Manti - l'8 gennaio e i coniugi si proclamano innocenti. Il 10 Olindo chiama i magistrati, lo fa solo per vedere sua moglie. Gli rispondono che deve vuotare il sacco altrimenti trasferiscono Rosa in un altro carcere. Ecco perché decide di confessare, si addossa la colpa per non essere separato da lei. Quando lo dice a Rosa lei lo anticipa e confessa. In entrambi i casi le versioni sono claudicanti, imprecise. Cominciano a coincidere quando Rosa, che è analfabeta, ascolta l'audio della confessione di Olindo».E i pizzini' La Bibbia' E quella frase attribuita a Olindo in carcere: 'piacere sono il mostro di Erba'' «Quello che succede dopo non ha spiegazioni - dice Manti - si entra nella psiche umana. È il gesto di chi si immedesima nella parte per vivere in prigione devi fare il duro, resistere. Questo spiega l'instabilità». Ancora dettagli che non tornerebbero. «I Ris - dice l'autore - danno una versione della dinamica della mattanza diversa da quella resa da Olindo e Rosa. Il sopravvissuto, Mario Frigerio, è stato colpito sulle scale e non sulla porta di casa Castagna, come dice Olindo, e infatti è stato trovato lì. Valeria Cherubini è stata uccisa in casa sua da qualcuno che l'ha seguita e infatti ci sono macchie di sangue sul soffitto e un'impronta su un cuscino». E poi la testimonianza di uno straniero irregolare che si presenta dai carabinieri di Erba in due occasioni. «Una testimonianza oculare unica», si legge nel libro, rilasciata il 25 dicembre 2006. Lo straniero racconta di aver notato un furgone bianco pochi minuti prima della strage e di aver sentito grida provenienti dalla casa. Non solo: avrebbe notato figure e personaggi che parlavano sia in italiano che in tunisino. Inoltre avrebbe udito distintamente la parola 'benzina'. «La mia è una teoria che poggia su elementi finora sottovalutati», conclude Manti.Olindo e Rosa il 14 gennaio scorso hanno inviato una lettera ai due autori: «proveremo la nostra estraneità ai fatti accaduti», scrivono. Difficile non tornare però all'altro libro che ricostruisce la vicenda, Vicini da morire, di Pino Corrias. «Il bambino l'ho fatto io - dice Rosa nella confessione trascritta dall'autore - la mamma l'ho fatta io e gliene ho date tantissime e idem anche alla Raffaella». «Di coltellate'» chiede il pm. «Si, di coltellate» risponde Rosy.
Davide Cantoni

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