mercoledì 12 marzo 2008

Pappalardi piange all'uscita dal carcere

VELLETRI (ROMA) – Testa bassa e lacrime trattenute a stento asciugate con un fazzoletto bianco. Così Filippo Pappalardi è uscito nel primo pomeriggio dal carcere di Velletri, a una quarantina di chilometri da Roma, a bordo di un’Audi A6 di colore blu, per partire alla volta di Gravina in Puglia, in provincia di Bari, dove sconterà i domiciliari disposti oggi dal gip Giulia Romanazzi. Il padre dei due fratellini, Ciccio e Tore, è uscito dalla casa circondariale con la barba incolta, con indosso pantaloni scuri e una giacca scamosciata di colore marrone e stringendo tra le mani una busta di carta. Nell’auto, era seduto sul sedile posteriore tra due persone, una delle quali era il suo difensore Angela Aliani. A confermare l’emozione di Pappalardi era stato, qualche ora prima che i cancelli del carcere si aprissero, il suo avvocato che ha detto che quando ha saputo della decisione del Gip «ha solo ripreso a piangere». «Era emozionato», ha detto il direttore del carcere di Velletri, Giuseppe Makovech, che ha sottolineato come Pappalardi abbia reagito «in maniera composta». Un provvedimento, quello dei domiciliari, che l’avvocato Aliani ha ritenuto «corretto sotto il profilo formale». «Non stiamo facendo un processo, – ha sottolineato il difensore – abbiamo solo stabilito i contorni di eventuali e presunte responsabilità». E alla domanda dei cronisti se il Gip abbia voluto mantenere valide alcune responsabilità attribuite al suo assistito, l’avvocato ha risposto: «Mi attengo allo stato degli atti; ho letto il dispositivo ma non ho letto le motivazioni. Per ora i contorni che aveva tracciato l’ordinanza custodiale non ci sono più perchè il Gip ha revocato quell'ordinanza». Dall’avvocato del padre di Ciccio e Tore era giunto in mattinata un appello: «Mi ha chiesto di non parlare con nessuno, rispettate la sua volontà». Una richiesta dettata anche dall’“espresso divieto – ha spiegato Makovech – di colloqui con persone che non siano i familiari». Pena «la revoca dei domiciliari». Fin dalla prima mattinata di oggi, ancor prima che il gip disponesse i domiciliari, decine di cronisti, teleoperatori e fotografi hanno affollato il piazzale davanti al carcere, circondato da coltivazioni di viti ed ulivi, ad alcuni chilometri di distanza dalla cittadina dei Castelli Romani. Nello stesso carcere è detenuto Angelo Izzo, uno dei massacratori del Circeo, che sta scontando l’ergastolo per l'assassinio di Maria Carmela Linciano e di sua figlia Valentina Maiorano avvenuto il 28 aprile 2005 in una villetta di Ferrazzano, in provincia di Campobasso. «In questo carcere – ha detto Aliani – il mio assistito è stato trattato benissimo». In questi mesi di detenzione Pappalardi «non ha dato particolari problemi – ha sottolineato Makovech – anzi ha sempre avuto un atteggiamento piuttosto dimesso, disciplinato nel controllare le sue emozioni».
Marialuisa Di Tullio 11/3/2008 La Gazzetta del Mezzogiorno

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