venerdì 7 marzo 2008

Gravina, i ragazzi sapevano di quella cisterna maledetta

Forse anche Ciccio e Tore erano a conoscenza della botola scopertaPotrebbero essere caduti mentre correvano. Come è successo a Michele

Gabriella De Matteis

Frequenti le incursioni: "Ma stavamo ben attenti"

L´ipotesi della procura è che a inseguirli potrebbe essere stato il padre

GRAVINA - Filippo Pappalardi nega di aver ucciso i figli. Si difende davanti al giudice Giulia Romanazzi. «Non sono stato io - dice - quella sera sono uscito per cercarli». Nel giorno dell´interrogatorio del padre dei due fratellini, gli agenti della squadra mobile hanno cercato di confermare una voce: i bambini sapevano dell´esistenza della cisterna, del pozzo profondo venti metri. E per questo, quando andavano a giocare nella casa dell´orrore, stavano attenti, salivano le scale che conducono a una delle botole con molta prudenza. Il polizia all´indomani del ritrovamento dei corpi di Francesco e Salvatore. L´obiettivo degli investigatori se i due fratellini, come qualche adolescente ha dichiarato, conoscessero il casolare abbandonato, se già in passato, anche solo per curiosità, abbiano scavalcato il recinto. Francesco, il bambino che ha soccorso Michele, l´undicenne caduto nel pozzo il 25 febbraio scorso, ha raccontato di aver visto, un giorno, i due fratellini che entravano nel palazzo delle cento stanze. Una testimonianza resa solo nei giorni successivi alla scoperta dei resti di Ciccio e Tore, perché, all´indomani della scomparsa, parlando con la polizia, il bambino aveva detto di non conoscere i due fratellini. Ma ora dalle audizioni, condotte in questi giorni tra gli adolescenti a Gravina, emerge con certezza che il casolare abbandonato era frequentato dai ragazzini, soprattutto da quelli che, saltando le lezioni all´insaputa dei genitori, volevano un posto non lontano dal centro ma comunque appartato dove nascondersi. E che il palazzo costituisse un´attrazione per i più piccoli è dimostrato anche da alcune scritte, ritrovate sulle pareti della recinzione. "La mamma è bella" o il nome "Stefano" sono parole che, impresse sui muri del complesso, testimoniano il passaggio, nel casolare, dei bambini. E se i ragazzini frequentavano il casolare, allora, è probabile, anzi certo, che molti di loro sapessero dell´esistenza della cisterna, un buco profondo sedici metri. Michele, ad esempio. L´undicenne, salvo per miracolo dopo un volo nel cunicolo, ha raccontato che lui sapeva del pozzo e che ci è caduto solo perché stava scappando. Francesco, l´amico che ha prima tentato di aiutarlo cercando di entrare nel cunicolo e poi ha fatto scattare l´allarme chiamando la madre di Michele, ha ricostruito quello che è successo il 25 febbraio. «Eravamo due gruppi e giocavamo a tirarci le pietre. Michele non mi ha riconosciuto e quando mi ha visto pensando che volessi lanciargli contro i sassi ha cominciato a correre e poi è caduto» ha raccontato Francesco. Michele, quindi, scappava quando è precipitato nella cisterna. Fuggendo dagli amici che lo rincorrevano non ha avuto il tempo di pensare. Non si è fermato vicino alla botola ed è caduto. Ora il peggio è passato, sta bene, miracolosamente vivo grazie a un amico che non è scappato. Francesco e Salvatore sono stati più sfortunati perché nessuno ha sentito le loro richieste di aiuto. Salvatore soprattutto. Lui ha gridato, ha cercato di uscire dalla cisterna perché, secondo quanto emerge dall´autopsia, ha vissuto per un giorno, al massimo due. Ha visto il fratello morire. Ha tentato anche di aiutarlo, sbottonando i pantaloni per controllare la ferita. Ora gli agenti della squadra mobile stanno cercando di capire se anche i due fratellini, come Michele, sapessero dell´esistenza della cisterna. Un particolare non inifluente. Qualora fossero a conoscenza della presenza del pozzo, allora, come è successo al loro coetaneo, potrebbero essere precipitati, durante un tentativo di fuga. E in questo caso ad inseguire i due bambini, ma è solo un´ipotesi, nulla di più, potrebbe essere stato anche Filippo Pappalardi.
(Espresso 07 marzo 2008)

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