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martedì 22 novembre 2011

GARLASCO: PG, CHIARA UCCISA CON MARTELLO, CHIESTI 30 ANNI PER STASI

PG, CHIARA UCCISA CON MARTELLO, GRADINI FULCRO OMICIDIO

    21:30 22 NOV 2011

    (AGI) - Milano, 22 nov. - Chiara Poggi sarebbe stata uccisa con un martello. Lo ha affermato il sostituto pg di Milano, Laura Barbaglini nella requisitoria del processo di appello a carico di Alberto Stasi. Inoltre, la rappresentante della pubblica accusa, ha definito i primi gradini della scala di casa Poggi, come il "fulcro dell'omicidio". Su di essi, infatti, era concentrata una tale quantita' di sangue, nella ricostruzione della pubblica accusa, che Alberto non poteva non sporcarsi le suole delle scarpe col sangue della vittima.
    Per dimostrarlo la pg ha chiesto dei nuovi esami sull'essiccazione delle macchie di sangue presenti sui gradini. Oggi ha parlato anche la parte civile, rappresentata dall'avvocato Gian Luigi Tizzoni, che ha mostrato in aula un filmato per ricostruire le fasi dell'aggressione. Tizzoni (e non, come scritto in precedenza, il pg) ha anche sostenuto la tesi che Alberto utilizzo' due biciclette, una nera e una bordo', la mattina del delitto. La prima per recarsi a casa di Chiara, che poi uccise, la seconda per andare a sbarazzarsi dell'arma e dei vestiti sporchi di sangue .

    martedì 8 novembre 2011

    GARLASCO, INIZIA IL PROCESSO D'APPELLO. MAMMA CHIARA POGGI: "TROVATE IL KILLER"

    Lunedì 07 Novembre 2011 - 20:08

    MILANO - Domani mattina Alberto Stasi ritorna a rivivere il suo «incubo». Ritorna sul banco degli imputati per difendersi dall'accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà per il brutale massacro della sua fidanzata Chiara poggi, uccisa il 13 agosto di quattro anni fa. Una vicenda per cui, a dicembre 2009, è stato assolto in primo grado ma con formula dubitativa a causa di indagini incomplete, e che adesso si riapre. Con lui che spera di essere di nuovo giudicato innocente e con i genitori di Chiara che chiedono di sapere la verità, nome e cognome dell'assassino di loro figlia. Così alle nove in punto, in un Palazzo di Giustizia che come per i processi a Silvio Berlusconi, sarà off-limits per le telecamere e i fotografi, davanti alla seconda sezione penale della Corte d'Assise d'Appello si alzerà il sipario su quello ormai noto come il 'giallo di Garlasco'.

    Udienza a porte chiuse perchè il giudizio, come era accaduto davanti al gup di Vigevano Stefano Vitelli, è con rito abbreviato. In aula quindi oltre a otto giudici, due togati e sei popolari, che dovranno emettere il verdetto, ci saranno il sostituto procuratore generale Laura Barbaini, Stasi e i Poggi con i loro rispettivi legali, ma non il pubblico e nemmeno i numerosi giornalisti. Insomma un deja-vu, come un deja-vu è l'attenzione mediatica che di giorno in giorno sta di nuovo crescendo attorno al caso. Caso che il pg Barbaini e i Poggi puntano a far riaprire per ottenere la condanna di Alberto: chiederanno nuovi accertamenti e perizie su quelli che sono ritenuti gli 'elementi cardine' dell'inchiesta per cercare di ricostruire cosa davvero accadde quella mattina di agosto di quattro anni fa nella villetta di via Pascoli.

    Si va dalla simulazione dei possibili percorsi del giovane all'interno della villetta del massacro, all'esame delle suole delle scarpe Lacoste calzate dal ragazzo quando ritrovò in cadavere della fidanzata per capire se potevano trattenere o meno «tracce ematiche». Il motivo: nonostante ci fosse sangue dappertutto, dalle analisi di laboratorio, sono risultate inspiegabilmente pulite. E poi gli esami sul computer di Stasi, sul capello biondo e corto ritrovato in mezzo alla ciocca scura che Chiara stringeva tra le dita, sul «materiale» rivenuto sotto le sue unghie e infine, altra richiesta, l'ascolto il aula della registrazione della telefonata fatta da Alberto al 118 per dare l'allarme.

    martedì 13 aprile 2010

    GARLASCO: STASI A MATRIX FA INDIGNARE I GENITORI DI CHIARA

    Il giallo di Garlasco
    Alberto Stasi è colpevole per i genitori di Chiara Poggi indignati per l’intervista a Matrix

    CARLOTTA REBAUDY - 13/04/2010
    Il giallo di Garlasco

    Chissà se Alberto Stasi, assolto con formula dubitativa dall’accusa di aver ucciso la sua fidanzata Chiara Poggi, avrebbe fatto bene a non andare in Tv, come aveva fatto precedentemente finchè è durato il processo. Se non si fosse lasciato intervistare, la settimana scorsa, a Matrix da Alessio Vinci, non avrebbe scatenato con le sue dichiarazioni di assoluta innocenza le reazioni dei genitori Poggi che senza mezzi termini, con molta durezza, hanno precisato che per loro «Alberto era e resta il colpevole dell’omicidio di Chiara».

    La Televisione, infatti, specie nei casi di gialli irrisolti, può aiutare, a volte, nella ricerca del colpevole, come si sta verificando relativamente alla tragica vicenda di Elisa Claps, la sedicenne di Potenza il cui cadavere è stato ritrovato dopo diciassette anni nel sottotetto di una chiesa, (una tragedia, ricordiamolo, riaperta dalla trasmissione «Chi l’ha visto?») o, al contrario,può peggiorare la situazione di un imputato come è accaduto per Anna Maria Franzoni, la mamma di Cogne.

    Per i genitori di Chiara Alberto resta colpevole

    Forse ad Alberto Stasi, il biondino di Garlasco, apparso in Tv assai freddo e controllato, sarebbe convenuto rinunciare ad un’esposizione simile anche se si può capire che chi ritiene di essere estraneo ad un così feroce delitto (diamogli il credito dell’innocenza fino a prova contraria) avverta la necessità, dopo due anni e otto mesi di travaglio, di proclamare al mondo la propria incolpevolezza ora che è stato assolto in primo grado. Ma doveva aspettarsi la reazione dei Poggi, sapendo del ricorso in appello. Cosa ha pensato? Di poterli riavvicinare attraverso il piccolo schermo? Il padre della povera ragazza, il signor Giuseppe che ha gli stessi occhi celesti della figlia è invece andato giù duro nei suoi confronti, affermando: «Sia chiaro che per noi la sentenza di assoluzione e le motivazioni non hanno cambiato nulla. Noi non abbiamo assolto Alberto anche se c’è chi tenta di far passare un messaggio diverso.

    E’ vero che dissi che secondo me quel ragazzo non era il colpevole ma era il 14 agosto del 2007. Mi avevano appena ammazzato una figlia, quel giorno non sapevo nemmeno più da che parte voltarmi. Comunque non vorrei che si creassero equivoci. Lo dico una volta per tutte: su Alberto noi non la pensiamo più così da tempo. È stato un percorso travagliato, difficilissimo, graduale. Fra quelle parole e oggi c’è un abisso e noi ora siamo convinti del contrario. Lui ha detto in Tv che adesso le cose si sono chiarite. Ed invece non si è chiarito niente. Altrimenti perché faremmo appello se non fossimo convinti. Non ci sarà alcun riavvicinamento con lui. Lo escludo nel modo più assoluto. Non si può ricorrere in appello e nel frattempo stringere la mano al ragazzo accusato di aver ucciso tua figlia».

    Il signor Giuseppe ribadendo il suo convincimento, ha detto di più nell’intervista che ha rilasciato a Giusi Fasano. Ha puntato il dito sulla freddezza di Stasi ricordando che quando gli è stato chiesto quale fosse stato per lui il momento peggiore «io mi sarei aspettato che parlasse di quando ha trovato sulle scale la mia ragazza ed invece ha parlato si sé. Ha detto che il momento peggiore è stato quando l’hanno portato in carcere. Lui è qui a raccontarci quel momento. Chiara non c’è più. E in nessuna delle tante carte, intercettazioni e via dicendo che abbiamo esaminato, Alberto esprime un pensiero o un ricordo di Chiara, nemmeno quando parla con i suoi amici. Non ho letto una sua frase in difesa di Chiara quando è stato gettato fango su di lei». Gli viene in soccorso la moglie Rita: «Ci hanno fatto molta impressione gli argomenti di quegli articoli che Chiara ha salvato sulla sua chiavetta. Pedofilia.

    Perché? E perché salvare quelle cose sui delitti irrisolti? Lei non si interessava di gialli, omicidi, cose di questo genere». «Comunque», conclude Giuseppe «anche il giudice non deve essere convinto dell’innocenza di Alberto altrimenti non lo avrebbe assolto con la formula dubitativa». «Formula dubitativa», cioè assoluzione con il secondo comma: via d’uscita giuridica per assolvere una persona quando la prova è «insufficiente » o «contraddittoria», come nel caso di Alberto.

    martedì 22 dicembre 2009

    Garlasco, Stasi: Altre immagini pedopornografiche nel computer

    GARLASCO - IL PROCEDIMENTO VA IN PARALLELO: UDIENZA PRELIMINARE A MARZO
    L'indagine su Stasi va avanti Altre immagini nel computer
    Per i periti informatici si tratta di materiale pedopornografico

    iVIGEVANO (Pavia) — Dieci nuove immagini pedopornografiche sul computer di Alberto Stasi. Fotografie e filmati che ritraevano bambini in atteggiamenti inequivocabili con adulti. I nuovi file, che si aggiungono alle 13 foto e ai quattro filmati che il 20 dicembre 2007 costarono la doppia accusa di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico all'ex studente bocconiano (all'epoca ancora indagato per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto precedente a Garlasco) sono stati scoperti due giorni fa dai periti informatici nominati dal Tribunale di Vigevano, l'ingegner Roberto Porta e il dottor Daniele Occhetti.

    All'indomani della sentenza emessa giovedì pomeriggio dal giudice Stefano Vitelli, mentre nella villa-castelletto degli Stasi a Garlasco Alberto festeggiava la sua assoluzione dall'accusa di omicidio, a Torino gli esperti informatici si riunivano per esaminare il suo computer. E far luce, come da richiesta del gup, sul secondo capo d'imputazione che ancora pende sul biondino di Garlasco: aver detenuto e divulgato immagini choc che, durante le indagini per l'omicidio di Chiara, vennero scoperte dagli esperti del Ris di Parma nella memoria del pc del giovane (oltre che su un hard disk esterno). Quando il 24 febbraio scorso si aprì in Tribunale il processo per il delitto di Garlasco la pm Rosa Muscio, tuttora convinta della colpevolezza di Alberto, cercò di unire i due fascicoli. Il giudice Vitelli rigettò la richiesta e, da allora, i due procedimenti hanno viaggiato su binari diversi.

    Se il processo per l'omicidio è già arrivato al capolinea, quello per la pedopornografia deve ancora cominciare: l'udienza in cui il gup deciderà se prosciogliere dalle accuse oppure rinviare a giudizio Alberto si terrà il 9 marzo prossimo. Il nuovo lavoro sul computer del giovane era iniziato un mese fa a Torino, dove i periti del giudice si sono riuniti con i consulenti di parte (accusa e difesa).

    Come lo scorso agosto furono gli ingegneri Porta e Occhetti a scovare i file temporanei che hanno ridato l'alibi ad Alberto (la prova che lui stava lavorando al pc nel momento in cui, secondo la Procura, Chiara veniva uccisa), sempre loro venerdì hanno scoperto, oltre a un migliaio di file pornografici, le nuove fotografie e i nuovi filmati con protagonisti ragazzini in tenera età che risultavano cancellati dal pc di Alberto. E che, finora, nessuno era riuscito a trovare.

    L'8 gennaio i tecnici si riuniranno ancora per cercare di stabilire le modalità con cui quei file sono finiti sul computer. Secondo l'accusa, infatti, Alberto scaricò di proposito le immagini che ritraevano «minori nudi» e «in atti sessuali con altri minori e/o adulti» e ne condivise alcuni per via telematica, attraverso il programma «e-mule». I legali del giovane, il professor Angelo Giarda e gli avvocati Giuseppe e Giulio Colli, invece, hanno sempre sostenuto che le foto e i filmati sarebbero stati scaricati per errore. In attesa dei risultati, sono stati avviati altri accertamenti anche sul pc sequestrato a un amico di Alberto, dove sarebbero state trovate diverse migliaia di immagini pornografiche, tra cui alcune considerate «dubbie». In questo caso le analisi dovranno accertare se esiste un'«eventuale corrispondenza» tra i file. Cioè se Alberto e l'amico si scambiavano foto e filmati pedopornografici.

    Erika Camasso
    20 dicembre 2009(ultima modifica: 21 dicembre 2009)

    giovedì 17 dicembre 2009

    Garlasco: Il giorno della sentenza.Stasi rischia 30anni

    http://simonepratico.files.wordpress.com/2009/04/albertostasi1.jpg
    Alberto Stasi, unico indagato per il delitto Poggi

    Prove e svolte,ma il "biondino" rischia 30 anni.Verdetto atteso in serata

    Oggi il verdetto sull'omicidio Poggi.Stasi: "Sereno, senza voglia di riscatto"
    Il ragazzo di Chiara rischia trent'ann
    i

    PAVIA
    Alberto Stasi "finisce questa vicenda senza rancori o voglia di riscatto". A poche ore dalla sentenza per l'omicidio di Chiara Poggi del 13 agosto 2007 a Garlasco, e dopo le polemiche con la parte civile sugli eventuali risarcimenti chiesti e non chiesti, è Giuseppe Colli, uno dei suoi legali, a riassumere così lo stato d'animo dell'ex bocconiano. Una gran voglia di tornare alla normalità dopo oltre due anni trascorsi tra casa propria e lo studio legale dei Colli per studiare le carte del processo insieme ai difensori.

    Il 26enne confida che il giudice, Stefano Vitelli, creda a quanto da lui raccontato da sempre: "Non sono stato io, cercate altrove". L'accusa ha invece chiesto una condanna a 30 anni di reclusione, il massimo della pena prevista con il rito abbreviato, per omicidio volontario aggravato da crudeltà e senza attenuanti generiche. Secondo la procura ha solo messo in scena il ritrovamento del cadavere di Chiara dopo averla uccisa. Lo dimostrano le contraddizioni tra il suo racconto con la scena del crimine e soprattutto le sue scarpe immacolate nonostante il passaggio in mezzo a numerose macchie di sangue in gran parte ancora umide.

    Contro l'ex bocconiano, sono parole del pm Rosa Muscio, ci sono indizi "chiari e inequivocabili". Le scarpe, ribatte la difesa, potevano anche non sporcarsi e comunque potrebbero essersi ripulite con l'utilizzo nelle ore precedenti il sequestro. C'è poi la questione delle tracce biologiche sui pedali della bicicletta, il portasapone di casa Poggi con l'impronta di Alberto e soprattutto l'alibi rafforzato dall'esito della perizia informatica: Stasi ha lavorato al computer dalle 9.36 alle 12.20. Il giudice entrerà oggi in camera di consiglio, dopo le controrepliche della difesa, e ne uscirà con una sentenza di assoluzione o di condanna.
    la stampa 17 dicembre 2009

    Garlasco, verdetto atteso in serata
    Questa mattina le repliche della difesa. Alberto Stasi imputato per l'omicidio di Chiara Poggi
    17 dicembre, 08:41

    VIGEVANO (PAVIA) - Conto alla rovescia per il giallo di Garlasco. Dopo le repliche delle difese previste per questa mattina, oggi il gup di Vigevano Stefano Vitelli, che sta celebrando il processo con rito abbreviato nei confronti di Alberto Stasi, imputato per l'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, si ritirerà in camera di consiglio. Entro sera, salvo imprevisti, è previsto il verdetto.

    Cala così il sipario sul primo atto del processo che vede imputato l'ex studente bocconiano, ritenuto dai pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci responsabile del delitto, perché nei suoi confronti ci sono indizi "chiari ed inequivocabili": per lui hanno chiesto per la seconda volta 30 anni di carcere. I legali di Stasi, nel ribadire la sua innocenza, hanno chiesto l'assoluzione perché il processo non ha provato la sua responsabilità e non si è superato ogni ragionevole dubbio. La sentenza avrebbe dovuto arrivare lo scorso 30 aprile, ma il giudice dispose quattro perizie, ritenendo "incomplete" le indagini della Procura.

    giovedì 10 dicembre 2009

    GARLASCO:SPOSTATA L'ORA DEL DELITTO.PM CHIEDE 30 ANNI PER STASI

    http://www.internet-news.it/wp-content/uploads/2009/03/chiara_poggi_londra.jpg

    IL PROCESSO
    Garlasco, il pm sposta l'ora del delitto:«Condannate Stasi a 30 anni»
    La nuova ricostruzione dell'accusa: «Chiara è morta nella seconda parte della mattinata»

    VIGEVANO (PAVIA) - Alberto Stasi deve essere condannato a 30 anni di carcere: è questa la richiesta del pm Rosa Muscio al gup di Vigevano Stefano Vitelli, chiamato ad emettere il verdetto sul giovane di Garlasco, accusato dell'omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Una condanna, senza attenuanti, che è il massimo della pena prevista in caso di processo con il rito abbreviato. Il pm ha inoltre chiesto al giudice di non concedere le attenuanti generiche e di considerare invece le aggravanti delle sevizie e dei futili motivi. Secondo il pubblico ministero, contro Alberto Stasi c'è un quadro indiziario «grave e preciso» che lo rende l'unico responsabile del delitto del 13 agosto 2007.

    ORARIO - L'ultima mossa a sorpresa, da parte dell'accusa, è stata lo spostamento in avanti dell'orario dell'omicidio in base alla nuova perizia informatica firmata dagli ingegneri Roberto Porta e Daniele Occhetti: Chiara, sostiene adesso il pm, non è morta tra le 11 e le 11.30 ma «nella seconda metà della mattinata». Un orario che spiegherebbe l'impossibilità per Alberto di non sporcarsi le scarpe: le macchie di sangue sul pavimento di casa Poggi erano ancora fresche. La 26enne, dunque, è morta dopo le 12,20, quando Alberto smette di lavorare alla sua tesi. Le lancette in avanti lasciano più tempo per compiere e 'spiegare' alcuni dettagli di un delitto ancora irrisolto. Secondo la perizia informatica Alberto lavora al Pc portatile dalle 9,36 alle 12,20, mentre Chiara disattiva l'allarme di casa alle 9,10. Il biondino di Garlasco potrebbe avere ucciso la fidanzata nell'arco di 26 minuti: un tempo limitato ma possibile, come ha sempre sostenuto la parte civile. Altrimenti, è questa la nuova tesi sostenuta dall'accusa, Alberto potrebbe avere agito dopo. Solo alle 13.49 l'allora laureando scopre il corpo senza vita di Chiara.
    ARMA E MOVENTE - Per il pm Rosa Muscio il punto cruciale per dimostrare che Alberto mente e non è mai rientrato in casa Poggi, è la consistenza delle macchie di sangue trovate sul pavimento della villetta di via Pascoli e descritte da alcuni investigatori. Le macchie sul pavimento sarebbero state troppo fresche per consentire ad Alberto di non sporcarsi, anche se in alcune perizie si parla di macchie quasi secche nella loro totalità. L'accusa, invece, sostiene che il sangue era liquido considerando anche l'ambiente di casa Poggi: le finestre erano ancora chiuse impedendo di fatto l'ingresso di luce e calore. Il «nuovo orario della morte» consente anche di «cancellare la testimonianza di una vicina di casa Poggi che ha sempre sostenuto di avere visto una bici, mai identificata, davanti alla villetta dell'omicidio alle 9,10 circa. Al momento nella sua ricostruzione il pm non ha ancora parlato né dell'arma, né del movente per cui Chiara è stata uccisa.


    corriere della sera 10 dicembre 2009

    giovedì 5 novembre 2009

    Garlasco:Nuova ipotesi su arma, "forbici da sarto"


    Durata aggressione a Chiara circoscritta a circa venti minuti

    Vigevano (Pavia), 4 nov. (Apcom) - Una piccola piccozza, un oggetto da giardinaggio, uno scioglinodi da marinaio, molto più probabilmente un martello, ma forse anche un paio di grosse forbici da sarto. È questa l'ultima delle tante ipotesi sull'arma usata dal killer di Chiara Poggi il 13 agosto 2007 a Garlasco. A farla emergere, per la prima volta, è una relazione depositata a settembre dai consulenti della Procura Marco Ballardini e Giovanni Pierucci, in replica alla perizia medico-legale. Per gli esperti super partes, sentiti oggi in aula nel processo con rito abbreviato a carico di Alberto Stasi, sono però maggiori le possibilità che Chiara sia stata uccisa con "un martello da muratore". Resta il fatto che, a oltre due anni dall'omicidio, il ventaglio delle ipotesi sull'arma del delitto, mai trovata, invece di ridursi si allarga.

    Subito dopo l'omicidio Ballardini, autore dell'autopsia, aveva fatto riferimento a "un oggetto contundente con una stretta superfice battente con uno spigolo molto netto e una punta". Dopo il 30 aprile 2009, quando il gup Stefano Vitelli ha chiesto un supplemento di indagini e incaricato i propri periti, al medico legale della prima ora la Procura ha affiancato un consulente di primo piano, Pierucci, già direttore dell'Istituto di medicina legale dell'università di Pavia. È dunque anche sua la firma sotto la relazione che aggiunge le forbici alla lista delle possibili armi del delitto. Una novità che però oggi non ha convinto i periti dell'università di Torino, Lorenzo Varetto, Fabio Robino e Fabrizio Bisson, più propensi a sostenere l'ipotesi del martello e fermi nel dilatare l'ora del delitto tra le 7 e le 12.30. L'udienza di oggi, dedicata alla perizia medico-legale, in realtà è iniziata con un approfondimento ancora relativo a quella informatica. È stato stabilito infatti che sei delle sette telefonate a vuoto dal cellulare di Stasi su quello di Chiara la mattina del delitto sono frutto della mancanza di copertura di rete in quel minuto. Subito dopo si è passati alla discussione dei tempi e sulla dinamica dell'omicidio. "Un'aggressione in due fasi" durata "anche decine di minuti" era scritto nella perizia.

    La finestra temporale è stata però oggi circoscritta a una ventina di minuti. Quanto infine alla traccia di dna di Chiara sul pedale della bicicletta di Stasi, i periti hanno risposto che si tratta, più probabilmente, di quanto lasciato da tessuto biologico più che da materiale fluido come il muco nasale. Da qui si ripartirà nella prossima udienza, fissata per martedì 10 novembre.
    apcom 20:40 - CRONACA- 04 NOV 2009

    lunedì 2 novembre 2009

    GARLASCO, AMICA DI CHIARA: "CON STASI VERO AMORE"


    «Ci vedevamo tutti i giorni, mi sembrava serena e innamorata. La storia con Alberto Stasi aveva alti e bassi come in tutte le coppie, mai avuto sentore che avessero problemi, tutt'altro. Credo che Chiara sognasse un futuro con lui, una famiglia. Non faceva che ripetermi: 'L'amore ce l'ho, adesso mi devo concentrare sul lavorò». Lo ha detto in un'intervista a 'Gentè in edicola domani Maristella Gabetta, l'amica del cuore di Chiara Poggi uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. «Se sia Alberto il colpevole? - ha aggiunto - Confido nella procura di Vigevano». «La procura ha la mia fiducia totale - ha detto - Come tutta Garlasco aspetto la sentenza e credo con convinzione nella giustizia. Oggi sono sicura di una cosa sola: il susseguirsi delle perizie è la punta dell'iceberg di un'indagine complessa, di cui non conosciamo che pochi elementi». Chiara era «una ragazza semplice e limpida, amava i gatti e la montagna», ha raccontato. «Lei aveva 16 anni, io 8, quando diventammo vicine di casa, ma la differenza di età non pesò mai tra di noi», ha concluso.

    leggo online 2 novembre 2009

    sabato 31 ottobre 2009

    Garlasco: recuperato dialogo in chat tra Alberto e Chiara

    Stasi in chat: "Chiara, io butto le scarpe rosse"

    Recuperato il dialogo tra i due fidanzati. Un’altra prova a favore dell’indagato


    CLAUDIO BERSANI
    Esce il ritratto di una giovane coppia affiatata che, come scrivono i periti Roberto Porta e Daniele Occhetti, rivela «elementi di significativa complicità e disinibizione anche a fronte di tematiche a sfondo erotico». Ma dalle chat recuperate dal computer di Chiara Poggi e relative al luglio 2007, quando lei era a casa e Alberto a Londra per una vacanza studio, spunta anche un altro elemento molto importante per la difesa, finora mai emerso: la conferma che il giovane avrebbe effettivamente gettato via, prima di rientrare in Italia, un paio di scarpe rosse, «forse marca Diesel». Alberto le aveva sempre ai piedi in quelle quattro settimane, come si ricava dalle foto, e non sono mai state trovate dagli inquirenti: non c’erano tra le sei paia sequestrate a casa sua. «Erano un paio vecchissime – spiegò nell’interrogatorio subito dopo il fermo – non mi ricordo più... rosse... le ho buttate a Londra... le ho lasciate nel cestino della camera». L’accusa sospetta invece che le abbia indossate per commettere il delitto e poi se ne sia liberato. L’ipotesi è la seguente: Alberto uccide Chiara con le scarpe rosse, poi le getta e qualche ora dopo, con altre scarpe ai piedi, un paio di Lacoste color bronzo, finge di trovarne il corpo ma non entra più in casa. Questo spiegherebbe perché non c’era la più piccola traccia di sangue sulle suole delle Lacoste. Invece quella chat sta a dimostrare che Alberto, anche su questo punto, non ha mentito. Il 19 luglio, alla vigilia del weekend in cui Chiara raggiungerà Alberto a Londra, nel loro dialogo a distanza via computer con Messenger i due fidanzati parlano di bagagli. Lei gli conferma che è passata a casa di lui a recuperare alcuni oggetti che deve portargli: un balsamo, uno specchietto, l'ultimo numero di una rivista militare, «Aeronautica e difesa».

    E lui le chiede di tornare dai suoi a prendere anche qualcos’altro: «Volevo un altro paio di scarpe». «Ma dove le metto, ho solo un bagaglio a mano», protesta lei. Lui spiega: «Sono quelle rosse, ti ricordi? Sono un po’ vecchie e le lasciavo qui, così le finisco di usare». «Ma non le porti a casa? Le mettevi spesso. Non mi pare il caso di lasciare ai posteri un paio di scarpe». «Sì – spiega Alberto – ma si stanno rompendo. Fra un po’ le butterei lo stesso. Così non rovino quelle della Lacoste, che praticamente le ho su tutto il giorno e si stanno già un po’ sfracellando». Nelle chat i due fidanzati, tra battute scherzose, lamentele sul tempo («Piove ancora?») e sul pessimo cibo inglese, parlano a lungo di «qualcosina di intrigante» che Alberto intende portare a Chiara. Lei avverte: «Niente di porco, la tata è una ragazza per bene. Al sexy shop non so cosa puoi trovare di fine». Sull’argomento tornano pochi giorni prima del suo ritorno, quando Alberto ha comprato i «regalini sexy». Articoli come «un completino trasparente», un perizoma-reggicalze e «due gadgettini per entrambi», che lui le svela poco a poco in un malizioso gioco di indovinelli. Lei non si mostra affatto turbata o scandalizzata, ma anzi sembra decisamente gradire. E lui non perde occasione per farle complimenti: «Non tutte possono permettersi le mise che il tato compra alla tata». Poi ci sono i programmi per i giorni in cui saranno da soli a Garlasco, con le rispettive famiglie in ferie: «Mi fisso dalla tata – promette Alberto – ma i tuoi lo sanno che poi dormo da te?». «Sì – risponde lei – e sono contenti. Non vogliono che sto a casa da sola».

    In un altro dialogo, al momento di salutarsi, lui per scacciare la nostalgia della distanza scrive: «Fra meno di 15 giorni ci vediamo e facciamo i piccioni per un mese intero». E lei fa progetti anche per quando, a fine mese, andranno cinque giorni da soli in Liguria: «Al mare sperimentiamo qualche giochino». In diversi passaggi delle conversazioni emerge, tra i due, anche una certa gelosia serpeggiante. Lei gli ripete più volte di «fare il bravo» e non guardare le altre ragazze del college, lui allude a «Filippo», un collega di lavoro di Chiara che le faceva un po’ la corte. Ma il tono è scherzoso e il congedo sempre uno scambio di «kiss», «smack», «tvtb».
    la stampa 31 ottobre 2009

    mercoledì 28 ottobre 2009

    Garlasco: Stasi mente sulla telefonata al 118? Spunta nuovo testimone


    Garlasco: per l'accusa Stasi ha mentito sulla chiamata al 118. Un testimone: "Vidi un uomo chino su una bici"

    L'AUDIO DELLA TELEFONATA AL 118

    È ancora guerra sulle perizie, al processo sull'omicidio di Chiara Poggi, in tribunale a Vigevano. La pubblica accusa ritiene che l'imputato, Alberto Stasi, abbia mentito sulla telefonata che fece al 118 il giorno dell'omicidio. Anziché chiamare dalla casa di Chiara, secondo l'accusa Stasi avrebbe telefonato quando già era vicino ai carabinieri: lo confermerebbe il fatto che il suo telefono abbia agganciato la cellula Telecom vicina alla caserma di Garlasco.

    La telefonata al 118, di cui peraltro si trova registrazione in parecchi siti internet, è stata sempre uno dei punti più controversi fra difesa e accusa. Alberto Stasi ha sempre sostenuto di aver fatto quella telefonata al Pronto soccorso dopo essere entrato in casa di Chiara e averla trovata riversa sulle scale e mentre raggiungeva la caserma dei carabinieri a meno di un chilometro di distanza.
    L'accusa sostiene invece che Alberto, dopo aver ucciso Chiara ed essersene tornato a casa sua, ha raggiunto di nuovo casa Poggi, ma senza entrarci nuovamente e si è diretto subito alla stazione dei carabinieri. Da lì davanti avrebbe fatto la telefonata al 118. A sostegno di questa tesi ci sarebbe la registrazione di alcuni rumori, come lo scatto del cancello della caserma.
    Dalla superperizia disposta dal gup Stefano Vitelli emergerebbe che Stasi avrebbe potuto benissimo cominciare la telefonata davanti a casa Poggi e terminarla davanti alla caserma dei carabinieri.
    In aula è stato proiettato anche un video che ricostruisce la possibile fuga in bici dell'assassino, che avrebbe avuto 9 minuti per uccidere. Secondo gli esperti super partes l'attore che impersona l'assassino pedala troppo velocemente, quindi il video non sarebbe realistico.
    Le prossime udienze sono state fissate per il 4 novembre (quando si discuterà la perizia medico-legale) e l'11 novembre, quando si parlerà della consulenza chimica e di quella sulla camminata di Alberto sulla scena del crimine.

    Intanto spunta un supertestimone nella vicenda. Un musicista amico del padre di Chiara, Pietro Emilio Franchioli, avrebbe visto una persona china su una bici, come se controllasse la ruota anteriore. La testimonianza di Franchioli è approdata a "Chi l'ha visto?" ed è riportata anche da Qn. A Franchioli sembrò che si trattasse di un uomo, ma non è sicuro, e nemmeno vide bene di che colore fosse la bici.

    mercoledì 30 settembre 2009

    Garlasco,svolta: spunta l'orma di una donna

    30/9/2009

    Svolta nel giallo dalla superperizia

    Svolta a Garlasco. Nella villetta dove è stata uccisa Chiara Poggi c'era l'orma di una scarpa da donna. Probabilmente la suola appartiene all'omicida o a una sua complice. Lo rivela Libero, citando la relazione del perito nominato dal giudice chiamato a decidere se Alberto Stasi è colpevole o innocente. La traccia, lunga 24-26 cm, corrisponderebbe a un numero di piede 36-37 e avrebbe forma e dimensioni di una scarpa da donna.

    La superperizia verrà depositata in tribunale il 14 ottobre, infittendo il giallo sull'omicidio di Chiara. Secondo la relazione, infatti, l'assassino non era solo. Sulla scena del delitto è stata rinvenuta anche l'orma di una scarpa presumibilmente femminile.

    Le tracce individuate sul luogo del delitto sono di due tipologie. Alcune, di identica foggia, sono state trovate di fronte al tappeto del bagno. Altre, definite "parziali", sono state invece rintracciate al piano terreno, in cima alla scala che conduce alla cantina, dove è stato trovato il corpo di Chiara.

    Una di queste impronte, stando alla superperizia, sembrerebbe corrispondere per forma e dimensioni alla scarpa di una donna. Di sicuro, ha precisato l'esperto nominato dal giudice, non appartiene ad Alberto Stasi. Si tratta di una novità nel quadro investigativo che pone nuovi interrogativi. Chi ha ucciso Chiara Poggi? Se le orme trovate nella villetta non appartengono ad Alberto, allora a chi appartengono? Perché in due anni di indagini non sono state rilevate e analizzate dai consulenti della procura?

    Nell'autopsia effettuata sul corpo di Chiara risulta inoltre che sulla coscia sinistra della vittima sono presenti echimosi da calpestamento (tacco e punta). Le Lacoste calzate da Stasi di sicuro non hanno né tacco né punta. E dunque ricompare l'ipotesi di una scarpa da donna.
    tgcom 30 settembre 2009

    sabato 26 settembre 2009

    Garlasco:Un'amica di Stasi fra i sospetti

    L'ipotesi che nella villetta di Chiara a Garlasco ci fossero due persone era stata fatta dagli inquirenti all'inizio delle indagini. Ora si fanno accertamenti su una ragazza il cui alibi sarebbe smentito dal cellulare.Nel delitto di Garlasco torna in scena una persona comparsa due anni fa come testimone, un'amica di Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio della fidanzata.

    Chiara Poggi: la ragazza ora e' "oggetto di nuovi approfondimenti del caso". Lo scrive il Corriere della Sera: secondo il quotidiano il racconto della ragazza ("ero a casa e ci sono rimasta fino al primo pomeriggio") non coincide con i rilievi tecnico informatici, dato che il suo cellulare il giorno dell'omicidio aggancio' due celle diverse del Comune. Questo significa, secondo la ricostruzione del Corriere, che la copertura del cellulare quel giorno fu garantita da due centrali diverse, cosa che di solito succede quando una persona di sposta da un'area all'altra.La ragazza pero' ha sempre testimoniato che la mattina in cui Chiara fu uccisa, il 13 agosto del 2007, resto' in casa a Garlasco, non lontano dalla villetta dei Poggi, a scrivere la tesi e non usci' prima delle quattro. Sono dunque molte le domande
    che nascono da questa scoperta, e il perito informativo del giudice Stefano Vitelli, scrive il Corriere, "vuole andare a fondo dei dettagli tecnici e chiedere al gup nuovi accertamenti". La parola d'ordine per gli inquirenti e' "non lasciare niente al
    caso".Gli avvocati di Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio, un anno fa avanzarono l'ipotesi che ci fossero due persone sul luogo del delitto: le perizie e gli esami dovrebbero dare risposte anche in merito. Sembra pero', conclude il quotidiano milanese, che gli ulteriori accertamenti riportino alla teoria di una sola persona presente quel giorno nella villetta di Garlasco.
    rainews- 24 26 settembre 2009

    OMICIDIO GARLASCO: NOVITA' SULLA SUPERPERIZIA, CHIARA UCCISA DA UNA SOLA MANO


    Milano, 25 set. (Adnkronos) - E' un'attivita' frenetica quella dei periti impegnati a risolvere il giallo di Garlasco e a consegnare, gia' dalla settimana prossima, le conclusioni finali sulle quali il gup di Vigevano, Stefano Vitelli decidera' se assolvere o condannare Alberto Stasi. E' lui, l'allora fidanzato di Chiara Poggi uccisa nella sua villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007, l'unico indagato per l'omicidio.

    Dal computer al video, il gup che riscrive Garlasco
    Azzerata l’inchiesta si attende l’esito delle perizie per stabilire se Alberto è innocente o colpevole


    Dal nostro inviato Giusi Fasano

    VIGEVANO — Mancano pochi giorni e molte carte. Mercoledì 30 settembre metà dei periti e consulenti impegnati sul caso Garlasco consegneranno al giudice Stefano Vitelli le loro relazioni: le risposte ai quesiti che lui pose, a sorpresa, cinque mesi fa, azzerando di fatto l’inchiesta invece di decidere per l’assoluzione o la condanna di Alberto Stasi, il biondino di Garlasco accusato di aver ucciso la sua fidanzata, Chiara Poggi, la mattina del 13 agosto 2007.

    «Emergono significative incompletezze d’indagine che per la loro rilevanza devono essere oggetto di approfondimento istruttorio», scrisse Vitelli. E giù sette pagine di ordi­nanza per disporre una valan­ga di accertamenti super par­tes . Esami biologici, medi­co- legali, analisi chimiche, riaudizione di testimoni, espe­rimenti «semi-virtuali» per de­finire percorsi, tracce, movi­menti sul luogo del delitto. In­somma, una rivoluzione.

    Difficile, nel panorama giu­ridico italiano, imbattersi in un altro giudice Vitelli: da una parte apprezzato (da suoi colle­ghi e da un numero crescente di avvocati) perché «è la pro­va vivente che un giudice non sempre si attiene solo a quello che dice la pubblica accusa», dall’altra criticato (da altri col­leghi e altri legali) perché «questo è il processo della sua vita e lui fa la parte del pm per protagonismo». Parliamo di un processo che si svolge con rito abbreviato: niente dibatti­mento pubblico, sconto di pe­na in caso di condanna e, dice il codice, «decisione presa allo stato degli atti». Salvo che «lo stato degli atti» sia ritenuto, appunto, «incompleto». Il gup di Vigevano non si è acconten­tato praticamente di niente. E, almeno sul fronte della nuova superperizia informatica, ha già incassato un successo pro­fessionale per il solo fatto di averla ordinata: perché sono emersi dati nel computer di Al­berto che nessuna analisi ave­va focalizzato prima. Non cose di poco conto: l’utilizzo certo del pc fra le 9.36 e le 12.20, ora­rio nel quale la procura colloca­va l’omicidio di Chiara. Anche la perizia voluta per stabilire se Alberto ha potuto o meno camminare nella casa dell’omi­cidio senza sporcarsi le scarpe di sangue ha segnato passi avanti rispetto agli accerta­menti precedenti. Il giudice aveva visto giusto riproponen­do il quesito ai suoi periti: per­ché ora, con strumenti partico­lari, risulterebbe una scena del delitto con sangue più esteso di quello visibile a occhio nu­do. I risultati definitivi, in que­sto caso, arriveranno il 14 otto­bre perché proprio per consen­tire analisi più approfondite, il giudice ha concesso una proro­ga alla consegna della relazio­ne.

    Slitta al 7 ottobre, invece, l’esito degli esami informatici. Anche qui: si tratta di andare a fondo di alcuni dati marginali anche se in realtà sembra non esserci nulla che Vitelli ritenga davvero marginale. Lui vuole portare in aula tutti, ma pro­prio tutti, i tasselli di questo puzzle e ricomporlo sapendo che stavolta può servirsi delle relazioni dei suoi periti per sciogliere ogni dubbio. Merco­ledì avrà sul tavolo le perizie chimica e medico-legale. Il da­to più importante riguarda l’ora della morte. Se la fascia oraria indicata sarà compresa fra le 9.36 e le 12.20 Alberto avrà un alibi difficilmente smontabile: lavorava alla testi di laurea, al computer.

    Il biondino di Garlasco ha già avuto la meglio sulla pro­cura che centrava l’ora del de­litto fra le 11 e le 11.30. Avere dalla sua il perito del giudice su questo dettaglio lo autoriz­zerebbe a sperare in un’assolu­zione, anche se altri particola­ri, in realtà, non vanno nella sua direzione. Le analisi chimi­che dimostrerebbero che le sue scarpe (senza tracce di san­gue) non sono di materiale idrorepellente, come ha soste­nuto la difesa giustificando il fatto che fossero linde. E poi ci sono i tempi del delitto. Può Alberto averlo commesso fra le 9.10 (quando Chiara ha di­sattivato l’allarme) e le 9.36? La difesa dice di no. La parte civile è convinta di sì e mette agli atti un video che simula azione e tempo di fuga: 9 mi­nuti e 4 secondi. Quel video è girato sul luogo del delitto, ca­sa Poggi. Ma né la madre né il padre di Chiara, Rita e Giusep­pe, hanno voluto vederlo. «Sa­rebbe emotivamente troppo forte», valuta la signora Rita, «anche se è solo finzione». Le dispiacerebbe, dice, vederlo scorrere sullo schermo della te­levisione o su qualche sito In­ternet. «Per favore», chiede, «non mandatelo in onda».


    corriere della sera 25 settembre 2009

    venerdì 25 settembre 2009

    Caos Garlasco, il giallo delle indagini

    24/09/2009 - Quello di Garlasco è un giallo anche per quanto riguarda le indagini. Ogni due per tre da investigatori, periti di ogni grado e genere, e inquirenti ne rimbalzano di tutti i colori. Quel sangue non è sangue anzi sì; Stasi al momento del delitto era al computer ma forse no; la bicicletta parcheggiata davanti alla villa era da donna, no da uomo, facciamo unisex. L’inchiesta sulla morte della povera Chiara Poggi è un guazzabuglio. E lo si capì sin dall’inizio quando si scoprì che la scena del delitto era stata inquinata dagli stessi carabinieri quando, per primi, camminarono sul piano di calpestio mischiando le loro impronte a quelle lasciate dall’assassino.

    E lo si capì pure quando il fidanzato di Chiara, ovvero l’unico indiziato, fu arrestato e subito dopo liberato dal giudice che non convalidò il provvedimento. Ieri è arrivata l’ultima sterzata. Il superperito nominato dal gup ha scoperto che su quel pavimento, nella villetta di via Pascoli dove Chiara Poggi fu massacrata, non c’erano soltanto le chiazze rosse di sangue rilevate dalle macchine fotografiche e dai filmati degli investigatori, ma anche altre tracce ematiche invisibili a occhio nudo che Stasi avrebbe dovuto per forza di cose calpestare quando entrò nella villa, sporcandosi quindi le scarpe. Stando alle contorsioni che ormai connotano le indagini sul delitto di Garlasco, ci si aspetta di tutto, tranne che si arrivi a incastrare in modo inoppugnabile colui che ha ucciso con efferatezza quella povera ragazza. E anche se alla fine di questa storia tragica che a volte rasenta la comicità un colpevole sarà individuato, è possibile, visto il caos dell’inchiesta, che il dubbio permanga: sarà davvero lui? La speranza è che le risposte non siano date sulla falsariga delle indagini: sì, no, forse sì, forse no. Mah!

    andrea.miola@cronacaqui.it

    mercoledì 23 settembre 2009

    Garlasco, Una perizia contro Alberto: "Sulle scarpe ha mentito"

    3/9/2009 (7:47) - RETROSCENA

    Alberto Stasi all'epoca dell'arresto per l'omicidio di Chiara Poggi
    + "All'ora del delitto Alberto era al pc" Scontro sulla perizia che salva Stasi

    Nuova svolta del delitto di Garlasco:vacilla anche l'alibi della bicicletta
    CLAUDIO BRESSANI
    GARLASCO (Pv)
    Le macchie di sangue che imbrattavano il pavimento della villa di Garlasco dove è stata uccisa Chiara Poggi sarebbero molto più numerose ed estese delle 3 mila individuate dall’ingegner Piero Boccardo, consulente del pm. E dunque la posizione per il fidanzato Alberto Stasi, a processo con l’accusa di averla uccisa, si fa più difficile: se già per Boccardo (che aveva simulato al computer 809.186 camminate) era impossibile non calpestare sangue, tale conclusione dovrebbe uscire a maggior ragione rafforzata dalla perizia che sta conducendo il professor Nello Balossino dell’Ateneo di Torino.

    E’ stato quest’ultimo, associato di Elaborazione delle immagini alla facoltà di Scienze, ad anticipare ieri mattina al gup di Vigevano Stefano Vitelli la sua scoperta: servendosi di una nuova strumentazione che si è procurato appositamente, ha analizzato le foto della scena del crimine utilizzate da Boccardo come base per il suo studio e si è accorto che è possibile evidenziare non solo le macchie rossastre sul pavimento ma anche altre tracce ematiche, quelle di siero, che è giallino, quasi incolore, e dunque cromaticamente non risalta. Per approfondire questi accertamenti Balossino ha ottenuto dal giudice una proroga per la consegna della sua perizia, che slitta dal 30 settembre al 14 ottobre, fermo restando che l’udienza in cui si discuteranno le conclusioni rimane fissata per il 24 ottobre.

    E’ evidente che, se il pavimento era ancor più imbrattato le probabilità per Alberto di attraversare il corridoio senza sporcarsi le scarpe si riducono ancora. Tali valutazioni devono essere incrociate con quelle cui è pervenuto un altro perito del giudice, il professor Francesco Ciardelli, chimico macromolecolare dell’università di Pisa, secondo il quale il materiale di cui sono costituite le suole delle Lacoste dell’imputato non ha caratteristiche di idrorepellenza. Sotto quelle scarpe non è stata trovata traccia di sangue né di Dna di Chiara, mentre è presente il Dna di Alberto.

    Intanto nel fascicolo processuale è entrato anche un elemento nuovo, che ha indotto il giudice a disporre approfondimenti peritali. Si tratta di un video registrato il 5 settembre dal collegio dei consulenti della parte civile. Nella prima scena due attori, uno che interpreta Chiara e l’altro il suo assassino, muovendosi all’interno della villa di via Pascoli, sulla vera scena del crimine, simulano le varie fasi dell’aggressione e poi i movimenti compiuti dal killer, che trascina il cadavere sulle scale della cantina, va in bagno a lavarsi le mani sporche di sangue, perlustra i locali del piano terra e poi esce dalla porta.

    Qui parte la seconda scena: l’assassino inforca una bicicletta e attraversa Garlasco fino a via Carducci, dove c’è la villa di Alberto Stasi. Un cronometro in un angolo del fotogramma mostra i tempi: circa 4 minuti per uccidere Chiara e 5 per coprire il tragitto. In altre parole, il fidanzato avrebbe avuto tutto il tempo di commettere il delitto nei 26 minuti di cui teoricamente disponeva, dalle 9,10, quando Chiara ha staccato l’allarme (e quando una pensionata ha notato una bici nera) alle 9,36, quando Alberto ha acceso il suo pc portatile. «Bisogna rilevare nel merito - ha scritto il giudice in un’ordinanza datata 10 settembre - che tale filmato affronta due questioni oggetto di accertamento e valutazione, la tempistica di un tragitto in bicicletta da casa Poggi a casa Stasi e la dinamica della durata dell’aggressione. Tali questioni sono oggetto anche di valutazione peritale».
    la stampa 23 settembre 2009

    Garlasco: una perizia aggrava la posizione di Alberto Stasi

    Garlasco, cambia la scena del delitto
    La nuova perizia sulle tracce di sangue sconfessa Alberto Stasi: non poteva non sporcarsi le scarpe

    Dal nostro inviato Giusi Fasano

    VIGEVANO (Pavia) - Si parte dalla scena del delitto, o meglio: dalle immagini digitali del luogo. E si ricostruisce una mappa delle tracce di sangue più dettagliata ed estesa di quella che si può vedere a oc­chio nudo, grazie a sofisticati strumenti tecnologici e infor­matici che aiutano a disegnare il «nuovo» luogo del crimine e a rilevare dettagli finora mai messi a fuoco. Per esempio il siero sanguigno, chiaro e non evidente nelle fotografie e nei filmati del dopo-omicidio. Ecco. È questo l’ultimo col­po di scena del caso-Garlasco. Ed è questo che il professor Nel­lo Balossino, docente e mago dell’elaborazione di immagini alla facoltà di Scienze di Tori­no, vorrebbe mettere agli atti del processo contro Alberto Stasi, il biondino di Garlasco accusato di aver ucciso la sua fidanzata, Chiara Poggi, la mat­tina del 13 agosto 2007 nella villetta di lei, a Garlasco. Balos­sino è uno dei superperiti no­minati dal gup di Vigevano Ste­fano Vitelli che al professore ha chiesto di sciogliere due no­di sull’omicidio di Chiara. Pote­va o no Alberto camminare in casa Poggi secondo il percorso che dice di aver fatto senza sporcarsi le scarpe consegnate poi linde ai carabinieri? E anco­ra: esiste, e qual è la posizione per aprire la porta di accesso al­la cantina (dove Chiara fu tro­vata) senza calpestare il san­gue?

    Tutte e due le risposte, ov­vio, sono legate all’estensio­ne del sangue sul pavimen­to. E, stando ai primi accer­tamenti - che Balossino ora vorrebbe approfondire assieme ai consulenti di par­te civile, difesa e accusa - la sostanza ematica comparireb­be su una superficie più ampia del 20-30% rispetto a quella vi­sibile nelle perizie eseguite fin qui. Perché in quelle perizie non sono stati utilizzati gli stru­menti tecnici di cui si dispone in questo caso. «Marchinge­gni », per dirla con l’espressio­ne di chi li usa, dai quali è pos­sibile vedere «oltre» la mac­chia di sangue e quindi indivi­duare anche il siero sanguigno, di colore chiaro e non visibile nelle immagini usate fino ades­so dai consulenti. Certo è che se si rivede al rial­zo la mappatura ematica a casa Poggi le cose per Alberto si complicano, quantomeno sulla questione del sangue calpesta­to o non calpestato. Stavolta un punto a favore dell’accusa, dopo il clamoroso esito della perizia informatica con la qua­le è stato dimostrato che fra le 9.36 e le 12.20 di quel 13 ago­sto Alberto lavorava al compu­ter, come ha sempre sostenu­to, mentre il pubblico ministe­ro ha centrato il delitto fra le 11 e le 11.30.

    Vero è che le analisi informa­tiche sono importanti per la conferma dell’alibi nella fascia oraria 9.36-12.20, ma quel dato da solo salva Alberto in quel­l’orario. Non demolisce gli altri elementi sostenuti finora dal­l’accusa fra i quali la questione, appunto, delle scarpe. La procu­ra sostiene che Alberto uccise Chiara, andò a casa e cambiò le scarpe prima di inscenare un finto ritrovamento del corpo. Per questo non ci sarebbero sta­te tracce di sangue. Il perito del pm, il professor Boccardo, nella sua prima relazione aveva soste­nuto che, fatte 800 mila simula­zioni al computer, c’erano zero possibilità che le scarpe restas­sero pulite. L’obiezione del con­sulente di Alberto, il professor Pedotti, fu che si era considera­ta una falcata troppo piccola: «L’estensione del passo del ra­gazzo è fra 80 e 100 centimetri» si disse. E allora Boccardo fece altre prove, stavolta con falcata 70-90 centimetri. Il computer ri­petè il percorso fatto dal biondi­no: per 10 mila volte in entrata e altre 10 mila in uscita da casa Poggi. Risultato: zero possibili­tà di non calpestare il sangue al­l’andata e 0,07 al ritorno. E la «mappa» del sangue era più pic­cola di quella ipotizzata ora.

    (ha collaborato Erika Camasso)
    corriere della sera 23 settembre 2009

    domenica 20 settembre 2009

    Garlasco, "8 minuti percorso Stasi.Gup: a casa in bici dopo omicidio




    Secondo i periti nominati dal Gup di Vigevano (Pavia) Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, avrebbe impiegato otto minuti in bicicletta per tornare a casa sua dopo aver commesso il delitto. La perizia è stata calcolata in maniera virtuale. Come viene spiegato in un'anticipazione pubblicata sulla "Provincia pavese", i periti hanno analizzato i vari percorsi possibili.


    I periti hanno analizzato i percorsi possibili con eventuali motivi di rallentamento come semafori, rotatorie e sensi unici. E' stato tenuto presente anche che dopo un delitto la velocità può cambiare rispetto a un percorso normale. Il processo contro Alberto Stasi, che ha sempre respinto tutte le accuse contro di lui, riprendera' il 21 ottobre davanti
    al Gup di Vigevano Stefano Vitelli.

    tgcom 19 settembre 2009

    domenica 13 settembre 2009

    Garlasco, video della perquisizione


    Esclusiva trasmessa da Mattino Cinque

    La trasmissione “Mattino cinque” ha mandato in onda venerdì mattina su Canale 5 le immagini esclusive del secondo sopralluogo dei carabinieri effettuato il 20 agosto 2007 a casa di Alberto Stasi, l’unico indagato sul caso di Garlasco. La prima perquisizione in casa Stasi è avvenuta il 14 agosto 2007, ma con un mandato ridotto, dal momento che Alberto Stasi non era ancora stato indagato.

    Sei giorni dopo, il 20 agosto 2007, un nuovo e più approfondito controllo nella casa fa emergere nuovi particolari utili alle indagini: nessuno degli attrezzi ritrovati è risultato compatibile con le ferite inferte alla vittima. Sono stati analizzati anche tutti gli indumenti di Stasi, ma non sono state ritrovate macchie.

    È stato trovato anche un panno sporco di sangue, ma, una volta analizzato, il sangue non è risultato appartenente alla vittima. Analizzate anche le scarpe da ginnastica di Stasi (le foto documentano il controllo su diverse paia di scarpe) che erano pulite e non collimano con le impronte impresse sul sangue ritrovate a casa di Chiara Poggi.

    L’unica traccia utile è arrivata dai pedali della bicicletta del fidanzato di Chiara su cui sono state ritrovate tracce del dna della vittima. Non sono passati inosservati neanche gli occhiali di Stasi, ma anche in questo caso nessuna traccia rilevante per le indagini.

    lunedì 31 agosto 2009

    GARLASCO, SUPERPERIZIA: STASI AL PC MENTRE CHIARA VENIVA UCCISA

    Caso Stasi, Ris sotto accusa
    scontro con il piemme di Vigevano

    La polemica riguarda le analisi condotte sul computer. I risultati dimostrerrebbero che, al momento del delitto, Alberto Stasi stava salvando files sul proprio Pc. Il magistrato Rosa Rosa Muscio avrebbe avuto un duro confronto con gli investigatori di Parma
    di Raffaele Castagno
    I Ris di Parma sono nella bufera dopo gli ultimi risultati delle indagini condotte sul computer di Alberto Stasi. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera il pubblico ministero Rosa Muscio avrebbe avuto una telefonata a dir poco infuocata con gli uomini del reparto d’investigazione di Parma.

    Al centro dello scontro sono i nuovi dati emersi dalle analisi compiute sul computer di Stasi, che dimostrerebbero come l’unico imputato per l’omicidio di Chiara Poggi, al momento del delitto, stava in realtà utilizzando il computer per salvare la sua tesi di laurea e visualizzare foto e video. Secondo il medico legale infatti il delitto sarebbe avvenuto tra la le 11 e le 11.30, mentre sul Pc i files sarebbero stati salvati tra le 10.20 e le 12.20.

    Il magistrato sempre secondo la ricostruzione offerta dal Corriere sarebbe esplosa: “Io mi chiedo com’è stato possibile… Come?” A poco sarebbero valse le spiegazioni che gli accertamenti, nello specifico, erano particolarmente complessi, al punto che sono stati necessari ben otto consulenti informatici. Per l’accusa si tratta di un vero e proprio smacco, che rischia di fa cadere tutto l’i mpianto su cui si fondava l’imputazione di Stasi. A meno di non riuscire a dimostrare un’alterazione dell’orario del computer. Ipotesi che al momento pare poco probabile.

    Insomma il Ris sembra aver fornito un formidabile assist alla difesa, che potrebbe essere determinate per il destino di Alberto Stasi. Le tensioni tra gli investigatori di Parma e il magistrato milanese non sono nuove. Il Corriere della Sera ricorda infatti anche l’attrito per le tracce ematiche sul pedale della bicicletta di Alberto. La vicenda si concluse allora con la scarcerazione di Stasi, mentre la battaglia sulle tracce continua ancor oggi, a colpi di perizie.

    Il 30 settembre i 22 periti consegneranno alla procura le relazioni. La speranza della Muscio è che non vi siano altre sorprese in una inchiesta che ne ha già conosciute troppe.
    (la repubblica parma 31 agosto 2009)

    GARLASCO: PERITI, STASI AL PC MENTRE CHIARA VENIVA UCCISA

    (AGI) - Milano, 31 ago. - Tra le 10.20 e le 12.20 del 13 agosto 2007 Alberto Stasi salvava file e salvava i salvataggi di questi file sul suo computer. E’ la verita’ condivisa da tutti i consulenti, di accusa, difesa e parte civile, che emerge dai risultati ancora parziali della perizia informatica ordinata dal gup di Vigevano Stefano Vitelli, nell’ambito del processo sull’omicidio di Chiara Poggi. L’esame non e’ ancora stato completato, le prime indiscrezioni fanno riferimento a verbali parziali, ma fonti della difesa confermano quanto anticipato oggi dal ‘Corriere della Sera’ e cioe’ che Alberto, quella mattina, ha acceso il computer alle 9.36, ha guardato filmini e immagini pornografiche e ha salvato piu’ volte file di Word fra le 10.20 e le 12.20. Proprio nell’arco di tempo un cui, secondo l’accusa, la fidanzata veniva uccisa. Decisiva per arrivare alla stesura di un verbale firmato dai rappresentanti di tutte le parti in causa e’ stata l’analisi di un’area del computer, quella che riguarda i salvataggi dei salvataggi, finora ignorata da carabinieri ed esperti che in questi mesi si sono affannati nella ricerca della verita’. (AGI)

    Cli/Gla

    martedì 11 agosto 2009

    CHIARA POGGI: DUE ANNI DOPO NELLA VILLETTA TUTTO E' FERMO

    "Sono sempre stata fiduciosa - dice mamma Rita all'ANSA -: la giustizia prima o poi arriverà, bisogna solo avere pazienza".

    Abiti, libri, pupazzi
    Il tempo immobile in camera di Chiara

    Nella villetta di Garlasco, due anni dopo Il papà: ogni mattina sento la sua voce

    I genitori sono tornati a vivere nella casa del delitto. La mamma: non ho toccato nulla nella stanza di mia figlia, ho solo rifatto il letto

     Chiara Poggi aveva 26 anni quando venne uccisa nella sua casa di Garlasco il 13 agosto 2007. Il corpo della ragazza, in una pozza di sangue, venne rinvenuto sulle scale che portano alla cantina
    Chiara Poggi aveva 26 anni quando venne uccisa nella sua casa di Garlasco il 13 agosto 2007. Il corpo della ragazza, in una pozza di sangue, venne rinvenuto sulle scale che portano alla cantina
    GARLASCO (Pavia) — Già sul l’uscio ti sembra che Chiara sia lì, da qualche parte. Sorride da una fotogra fia enorme, sul tavolo. Eppure non è quella la Chiara che vedi. L’immagi ne di una ragazza che chiude gli oc­chi per sempre su chissà quale detta glio di questa stanza — quella sì — prende forma. Fa venire i brividi. Co sa sarà stato quel dettaglio? Il mobi letto del telefono che è ancora al suo posto sotto la scala? Le tende bian che ricamate della finestra vicino al camino? Oppure le cornici con le fo to- ricordo su una mensola? Tutto colpisce, nel soggiorno di ca sa Poggi. Perché si distinguono parti colari che non ci sono più ma che so no stati raccontati, descritti, visti (sulla carta) così tante volte, in que sti due anni di «caso Garlasco», da di ventare quasi incancellabili. Il muro e il pavimento negli angoli dove peri ti e carabinieri immortalarono san gue, per esempio. Tutto è lindo, cer to. A patto di non ripensare alle sce ne riprese dagli inquirenti subito do po il delitto.

    Gli spazi nei quali l'assas sino si è mosso sembrano molto più stretti di quanto sia mai appar so da filmati o scatti dell'indagi ne. La porta chiusa, in mezzo al corridoio, nasconde i gradi ni che portano giù, in canti na. Nei fascicoli dell'in chiesta gli scalini, il mu ro, lo stipite si vedono insanguinati: Chiara è lì, senza più re spiro, dove la sca la curva a sini stra. Ma è il 13 agosto di due an ni fa, appunto. Era un lunedì mat tina. La procura di Vigeva no dice che quel giorno Alber to Stasi, fidanzato di Chiara Poggi e all’epoca laureando alla Bocconi, la uccise «con crudeltà» colpendola ri petutamente alla testa. Fu «un'esplo sione di violenza e un accanimento che trovano spiegazione solo in un coinvolgimento personale diretto che doveva legare vittima e colpevo le » ricostruisce il pubblico ministero Rosa Muscio davanti al giudice dell' udienza preliminare Stefano Vitelli. La pm parla di Alberto come di un ra gazzo dalla «propensione maniacale per la pornografia», ipotizza che a scatenare la furia omicida possa esse re stato il rifiuto di Chiara davanti al la «pretesa di qualcosa di più o di più particolare rispetto ai loro rapporti intimi».

    E accusa il ragazzo anche per la detenzione di materiale pedopor nografico, con un processo diviso da quello per omicidio ma che segue lo stesso calendario di udienze. Un'infi nità di udienze. Ce ne sono fissate fino a dicembre. E ci sono al lavoro 22 consulenti per chiudere una volta per tutte una guer ra di perizie e controperizie andata avanti finché il gup non ha azzerato tutto: indagini «incomplete», da rifa re. Consegna delle consulenze fissata al 30 settembre. Poi si ricomincia con le udienze. Con Alberto in aula, attento a co gliere ogni minimo dettaglio che pos sa fargli capire che direzione prende rà la sua vita. «Non può che assolver mi, sono innocente» ripete lui. E stu dia ogni virgola del caso come nem meno il più interessato degli avvoca ti si impegnerebbe a fare. «È in gioco la sua esistenza, è chiaro che vuole andare a fondo di ogni cosa» dice il professor Angelo Giarda che lo difen de assieme ai fratelli Giuseppe e Giu lio Colli. Tanto meticoloso, Alberto, da analizzare ad uno ad uno anche i particolari più tecnici delle perizie: quelli informatici sulla memoria del computer o quelli medico-legali sul la presunta macchia di sangue trova ta sui pedali della sua bicicletta. Chi no sulle carte, a leggerle e rileg gerle, a cercare i punti deboli dell'accusa. Salvo brevi pause al mare con gli amici, il biondi no di Garlasco studia il processo e decide ogni passo.

    A cominciare dalla scelta del rito abbreviato che ha voluto chiedere personalmente al giudice. Suo padre dice che «il mio ragazzo finora ha avuto solo fango e bugie», che «arriverà il momento in cui diremo quel che c'è da dire». Pochi isolati più in là, nella villetta del delitto, Giuseppe e Rita Poggi pe scano ricordi da album buttati alla rinfusa sul divanetto del portico. So no vacanze appartenute a molte esta ti fa. «Qui siamo in Austria», «ecco, qui in Alto Adige». Chiara ha 15-16 anni, tenuta montanara e capelli lun ghi, il più delle volte abbraccia suo fratello Marco, oggi ventenne. Rita e Giuseppe parlano come incantati dal la bellezza dei loro ricordi. Lei raccon ta di quando un imprenditore la mi se in imbarazzo, al bar, dicendole da vanti a tutti che sua figlia era una ra gazza straordinaria. Lui è sul punto di piangere ogni volta che ripensa a lei. «Chissà perché - si ostina a chie dersi - mi viene in mente spesso la sua voce, al mattino presto, quando bisticciava con Marco perché lui tar dava a vestirsi...». Rita confessa che andare in canti na o fermarsi in camera di sua figlia «all'inizio è stato durissimo».

    Quan do il suo avvocato, Gian Luigi Tizzo ni, le ha detto che avevano disseque strato la casa lei si è or ganizzata perché altri pulissero le tracce dell' omicidio. Il resto l'ha fatto da sé. Ha lavato tutto ciò che era stato di Chiara e l'ha rimes so esattamente dov' era e com'era. «Ho fat to il letto, ecco. Non ho toccato nient'al tro ». La camera di Chiara è una specie di scrigno che custodisce un tesoro preziosissi mo: la memoria dei suoi piccoli gesti quoti diani. Giacche, vestiti, biancheria, libri, i pe louche, il cuscino con la foto del gatto, le car toline appese al muro. Perfino cre me, profumi e spazzole, in bagno, so no ancora tutti dove Chiara li ha la sciati. La signora Rita non si è mai nemmeno chiesta se usare qualcosa o no. Anche quando le si è rotto l'oro logio ha preferito comprarne uno nuovo piuttosto che usare quello di Chiara. «Sono cose sue e sue restano. Così è come sentirla più presente, più vicina». Suo marito dice spesso che «indietro non si può tornare». Certo che no. Eppure certe volte Rita guarda i suoi oggetti, chiude gli oc chi e comincia a fantasticare «magari rientra da un momento all'altro...«.

    Erika Camasso Giusi Fasano
    CORRIERE DELLA SERA 11 agosto 2009

    GIALLO GARLASCO: MAMMA RITA, GIUSTIZIA ARRIVERA'
    di Francesca Brunati

    GARLASCO (PAVIA) - Un mazzo di rose bianche e una messa. Rita e Giuseppe Poggi vogliono ricordare così la loro Chiara, la figlia che il 13 agosto di due anni fa è stata brutalmente uccisa nella loro villetta, a Garlasco. Sono trascorsi due anni dall'omicidio e l'assassino di Chiara, chiunque esso sia, è ancora libero. E comunque, nonostante Alberto Stasi, il fidanzato, sia finito sotto processo, nessun verdetto, finora. Anzi la riapertura delle indagini con un supplemento istruttorio e quattro perizie.

    "Sono sempre stata fiduciosa - dice mamma Rita all'ANSA -: la giustizia prima o poi arriverà, bisogna solo avere pazienza". La signora pensa sia necessario "lasciare del tempo" ancora, e fare in modo che "il precorso giudiziario vada avanti. Bisogna permettere alla magistratura o quant'altri facciano quel che devono fare. Noi - aggiunge - chiediamo solo di sapere la verità" . In questi giorni la famiglia Poggi vorrebbe accantonare un poco quella che è la vicenda processuale che riprenderà ad ottobre, il 21. Per adesso nulla vuole sapere del lavoro dei periti nominati dal giudice e che anche in questi giorni sono al lavoro: ci sono stati incontri per mettere a punto l'esperimento semivirtuale per riprodurre in uno dei laboratori dell'Istituto Don Gnocchi di Milano il percorso compiuto da Alberto all' interno della villetta la mattina in cui trovò il cadavere senza vita della fidanzata. Esperimento, su cui c'é il più stretto riserbo, che servirà per come sia stato possibile che non si sia sporcato le scarpe di sangue. Il desiderio dei Poggi è quello di dedicarsi solo a Chiara e di pensare non tanto al processo ("ci ripenseremo in autunno") ma solo a loro figlia. Come sempre sulla tomba "porteremo" i suoi fiori preferiti, un mazzo di rose bianche, e la sera del 13 agosto nella parrocchia di Garlasco si terrà una messa. "E' aperta a tutti - precisa Rita Poggi - ma non ai fotografi e alle telecamere, per favore. E' una cosa privata, nostra. Certo è ben accetto solo chi vuole ascoltare e dire una preghiera con noi" . Poi il discorso ritorna alla sua adorata Chiara: "Quando ti muore una figlia a 26 anni, è dura trovare un ricordo più bello dell'altro, uno che prevalga su un altro. Sono tutti ugualmente belli e io non ho dimenticato nessuno dei momenti vissuti insieme a lei". Inevitabilmente ritorna a galla quel dolore straziante che le parole non possono spiegare. Quella scudisciata inferta due anni fa da quella voce anonima che, mentre si trovava in vacanza in montagna, l'avvisava che la figlia era morta. "Sta arrivando l' anniversario - dice ancora - e lo sapevamo che presto o tardi sarebbe arrivato. Certo il dolore che ho nel cuore non si può misurare ma, con il tempo, impari a conviverci". Con la speranza che giustizia prima o poi arrivi.



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