venerdì 25 settembre 2009
Caos Garlasco, il giallo delle indagini
E lo si capì pure quando il fidanzato di Chiara, ovvero l’unico indiziato, fu arrestato e subito dopo liberato dal giudice che non convalidò il provvedimento. Ieri è arrivata l’ultima sterzata. Il superperito nominato dal gup ha scoperto che su quel pavimento, nella villetta di via Pascoli dove Chiara Poggi fu massacrata, non c’erano soltanto le chiazze rosse di sangue rilevate dalle macchine fotografiche e dai filmati degli investigatori, ma anche altre tracce ematiche invisibili a occhio nudo che Stasi avrebbe dovuto per forza di cose calpestare quando entrò nella villa, sporcandosi quindi le scarpe. Stando alle contorsioni che ormai connotano le indagini sul delitto di Garlasco, ci si aspetta di tutto, tranne che si arrivi a incastrare in modo inoppugnabile colui che ha ucciso con efferatezza quella povera ragazza. E anche se alla fine di questa storia tragica che a volte rasenta la comicità un colpevole sarà individuato, è possibile, visto il caos dell’inchiesta, che il dubbio permanga: sarà davvero lui? La speranza è che le risposte non siano date sulla falsariga delle indagini: sì, no, forse sì, forse no. Mah!
andrea.miola@cronacaqui.it
martedì 11 agosto 2009
CHIARA POGGI: DUE ANNI DOPO NELLA VILLETTA TUTTO E' FERMO
Abiti, libri, pupazzi
Il tempo immobile in camera di Chiara
Nella villetta di Garlasco, due anni dopo Il papà: ogni mattina sento la sua voce
I genitori sono tornati a vivere nella casa del delitto. La mamma: non ho toccato nulla nella stanza di mia figlia, ho solo rifatto il letto
| Chiara Poggi aveva 26 anni quando venne uccisa nella sua casa di Garlasco il 13 agosto 2007. Il corpo della ragazza, in una pozza di sangue, venne rinvenuto sulle scale che portano alla cantina |
Gli spazi nei quali l'assas sino si è mosso sembrano molto più stretti di quanto sia mai appar so da filmati o scatti dell'indagi ne. La porta chiusa, in mezzo al corridoio, nasconde i gradi ni che portano giù, in canti na. Nei fascicoli dell'in chiesta gli scalini, il mu ro, lo stipite si vedono insanguinati: Chiara è lì, senza più re spiro, dove la sca la curva a sini stra. Ma è il 13 agosto di due an ni fa, appunto. Era un lunedì mat tina. La procura di Vigeva no dice che quel giorno Alber to Stasi, fidanzato di Chiara Poggi e all’epoca laureando alla Bocconi, la uccise «con crudeltà» colpendola ri petutamente alla testa. Fu «un'esplo sione di violenza e un accanimento che trovano spiegazione solo in un coinvolgimento personale diretto che doveva legare vittima e colpevo le » ricostruisce il pubblico ministero Rosa Muscio davanti al giudice dell' udienza preliminare Stefano Vitelli. La pm parla di Alberto come di un ra gazzo dalla «propensione maniacale per la pornografia», ipotizza che a scatenare la furia omicida possa esse re stato il rifiuto di Chiara davanti al la «pretesa di qualcosa di più o di più particolare rispetto ai loro rapporti intimi».
E accusa il ragazzo anche per la detenzione di materiale pedopor nografico, con un processo diviso da quello per omicidio ma che segue lo stesso calendario di udienze. Un'infi nità di udienze. Ce ne sono fissate fino a dicembre. E ci sono al lavoro 22 consulenti per chiudere una volta per tutte una guer ra di perizie e controperizie andata avanti finché il gup non ha azzerato tutto: indagini «incomplete», da rifa re. Consegna delle consulenze fissata al 30 settembre. Poi si ricomincia con le udienze. Con Alberto in aula, attento a co gliere ogni minimo dettaglio che pos sa fargli capire che direzione prende rà la sua vita. «Non può che assolver mi, sono innocente» ripete lui. E stu dia ogni virgola del caso come nem meno il più interessato degli avvoca ti si impegnerebbe a fare. «È in gioco la sua esistenza, è chiaro che vuole andare a fondo di ogni cosa» dice il professor Angelo Giarda che lo difen de assieme ai fratelli Giuseppe e Giu lio Colli. Tanto meticoloso, Alberto, da analizzare ad uno ad uno anche i particolari più tecnici delle perizie: quelli informatici sulla memoria del computer o quelli medico-legali sul la presunta macchia di sangue trova ta sui pedali della sua bicicletta. Chi no sulle carte, a leggerle e rileg gerle, a cercare i punti deboli dell'accusa. Salvo brevi pause al mare con gli amici, il biondi no di Garlasco studia il processo e decide ogni passo.
A cominciare dalla scelta del rito abbreviato che ha voluto chiedere personalmente al giudice. Suo padre dice che «il mio ragazzo finora ha avuto solo fango e bugie», che «arriverà il momento in cui diremo quel che c'è da dire». Pochi isolati più in là, nella villetta del delitto, Giuseppe e Rita Poggi pe scano ricordi da album buttati alla rinfusa sul divanetto del portico. So no vacanze appartenute a molte esta ti fa. «Qui siamo in Austria», «ecco, qui in Alto Adige». Chiara ha 15-16 anni, tenuta montanara e capelli lun ghi, il più delle volte abbraccia suo fratello Marco, oggi ventenne. Rita e Giuseppe parlano come incantati dal la bellezza dei loro ricordi. Lei raccon ta di quando un imprenditore la mi se in imbarazzo, al bar, dicendole da vanti a tutti che sua figlia era una ra gazza straordinaria. Lui è sul punto di piangere ogni volta che ripensa a lei. «Chissà perché - si ostina a chie dersi - mi viene in mente spesso la sua voce, al mattino presto, quando bisticciava con Marco perché lui tar dava a vestirsi...». Rita confessa che andare in canti na o fermarsi in camera di sua figlia «all'inizio è stato durissimo».
Quan do il suo avvocato, Gian Luigi Tizzo ni, le ha detto che avevano disseque strato la casa lei si è or ganizzata perché altri pulissero le tracce dell' omicidio. Il resto l'ha fatto da sé. Ha lavato tutto ciò che era stato di Chiara e l'ha rimes so esattamente dov' era e com'era. «Ho fat to il letto, ecco. Non ho toccato nient'al tro ». La camera di Chiara è una specie di scrigno che custodisce un tesoro preziosissi mo: la memoria dei suoi piccoli gesti quoti diani. Giacche, vestiti, biancheria, libri, i pe louche, il cuscino con la foto del gatto, le car toline appese al muro. Perfino cre me, profumi e spazzole, in bagno, so no ancora tutti dove Chiara li ha la sciati. La signora Rita non si è mai nemmeno chiesta se usare qualcosa o no. Anche quando le si è rotto l'oro logio ha preferito comprarne uno nuovo piuttosto che usare quello di Chiara. «Sono cose sue e sue restano. Così è come sentirla più presente, più vicina». Suo marito dice spesso che «indietro non si può tornare». Certo che no. Eppure certe volte Rita guarda i suoi oggetti, chiude gli oc chi e comincia a fantasticare «magari rientra da un momento all'altro...«.
Erika Camasso Giusi Fasano
CORRIERE DELLA SERA 11 agosto 2009
GIALLO GARLASCO: MAMMA RITA, GIUSTIZIA ARRIVERA' di Francesca Brunati
GARLASCO (PAVIA) - Un mazzo di rose bianche e una messa. Rita e Giuseppe Poggi vogliono ricordare così la loro Chiara, la figlia che il 13 agosto di due anni fa è stata brutalmente uccisa nella loro villetta, a Garlasco. Sono trascorsi due anni dall'omicidio e l'assassino di Chiara, chiunque esso sia, è ancora libero. E comunque, nonostante Alberto Stasi, il fidanzato, sia finito sotto processo, nessun verdetto, finora. Anzi la riapertura delle indagini con un supplemento istruttorio e quattro perizie.
"Sono sempre stata fiduciosa - dice mamma Rita all'ANSA -: la giustizia prima o poi arriverà, bisogna solo avere pazienza". La signora pensa sia necessario "lasciare del tempo" ancora, e fare in modo che "il precorso giudiziario vada avanti. Bisogna permettere alla magistratura o quant'altri facciano quel che devono fare. Noi - aggiunge - chiediamo solo di sapere la verità" . In questi giorni la famiglia Poggi vorrebbe accantonare un poco quella che è la vicenda processuale che riprenderà ad ottobre, il 21. Per adesso nulla vuole sapere del lavoro dei periti nominati dal giudice e che anche in questi giorni sono al lavoro: ci sono stati incontri per mettere a punto l'esperimento semivirtuale per riprodurre in uno dei laboratori dell'Istituto Don Gnocchi di Milano il percorso compiuto da Alberto all' interno della villetta la mattina in cui trovò il cadavere senza vita della fidanzata. Esperimento, su cui c'é il più stretto riserbo, che servirà per come sia stato possibile che non si sia sporcato le scarpe di sangue. Il desiderio dei Poggi è quello di dedicarsi solo a Chiara e di pensare non tanto al processo ("ci ripenseremo in autunno") ma solo a loro figlia. Come sempre sulla tomba "porteremo" i suoi fiori preferiti, un mazzo di rose bianche, e la sera del 13 agosto nella parrocchia di Garlasco si terrà una messa. "E' aperta a tutti - precisa Rita Poggi - ma non ai fotografi e alle telecamere, per favore. E' una cosa privata, nostra. Certo è ben accetto solo chi vuole ascoltare e dire una preghiera con noi" . Poi il discorso ritorna alla sua adorata Chiara: "Quando ti muore una figlia a 26 anni, è dura trovare un ricordo più bello dell'altro, uno che prevalga su un altro. Sono tutti ugualmente belli e io non ho dimenticato nessuno dei momenti vissuti insieme a lei". Inevitabilmente ritorna a galla quel dolore straziante che le parole non possono spiegare. Quella scudisciata inferta due anni fa da quella voce anonima che, mentre si trovava in vacanza in montagna, l'avvisava che la figlia era morta. "Sta arrivando l' anniversario - dice ancora - e lo sapevamo che presto o tardi sarebbe arrivato. Certo il dolore che ho nel cuore non si può misurare ma, con il tempo, impari a conviverci". Con la speranza che giustizia prima o poi arrivi.
domenica 14 giugno 2009
OMICIDIO GARLASCO: LA BICI NON ERA DI ALBERTO, DOPO TESTIMONI RESTANO I DUBBI
Milano, 13 giu. - (Adnkronos) - E' mistero sulla bici nera da donna parcheggiata davanti alla villetta di via Pascoli a Garlasco la mattina del 13 agosto, mentre Chiara Poggi veniva uccisa con un'arma ancora sconosciuta. A quasi due anni di distanza la testimonianza della vicina di casa, la signora Franca Bermani, riascoltata oggi dal gup di Vigevano Stefano Vitelli, lascia aperta un dubbio che potrebbe pesare sul destino giudiziario dell'unico imputato, Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima.
"Spero che un giorno o l'altro quella bici li' me la facciano vedere. L'ho vista, l'ho vista da dietro. Era nera con le molle d'argento, non e' quella di Stasi. E' completamente diversa". Nessuna esitazione, niente ripensamenti neanche di fronte alla prova scientifica, alla 'pistola fumante' che porto' in carcere Alberto: macchie di Dna della vittima trovate sui pedali della bici del bocconiano. Una bicicletta bordeaux da uomo che la signora Franca non riconosce: ''continuano a farla vedere, ma non e' quella li'. Era nuova, mai usata, molto bella, lucida'' ripete prima di entrare in aula, e poi davanti al giudice.
Una versione convincente, tanto che il gup non ha ritenuto, come consigliato dal legale di parte civile Gian Luigi Tizzoni, di mostrarle 'dal vivo' la bici dell'imputato. Se quella di Alberto non era la bicicletta parcheggiata davanti alla villetta dei Poggi resta da stabilire a chi appartiene quella vista dalla testimone, tra le 9.10 e le 10.20 circa. Un particolare che, per stessa ammissione del gup, e' di ''potenziale rilevanza'' anche rispetto all'orario dell'aggressione mortale a Chiara. (segue)
martedì 31 marzo 2009
«Alberto ha ucciso per il rifiuto di Chiara di girare un film porno»
Il rifiuto di prestarsi ad agire come la protagonista di un film domestico a luci rosse, girato dal fidanzato. La furia di lui, le percosse, la morte. In quattro ore di requisitoria di fronte al gup, Stefano Vitelli, il pm Rosa Muscio, ha fornito finalmente una ricostruzione e, soprattutto, un possibile movente, all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. Secondo la procura la giovane sarebbe stata vittima di una improvvisa esplosione di follia da parte del fidanzato. Alberto Stasi, che avrebbe tentato invano di convincerla a sottostare a giochi erotici spinti che lui avrebbe filmato con la videocamera. Nella tesi esposta dalla procura, si è dunque trattato di «un omicidio d’impeto ed estremamente efferato» e «il movente è certamente da collocarsi all’interno della dinamica di coppia, nel rapporto interpersonale tra Alberto e Chiara». Già in passato Stasi avrebbe sottoposto a Chiara richieste a luci rosse, talvolta venendo accontentato. E ciò spiegherebbe, secondo il pm, la frase pronunciata da Stasi a proposito di quelle riprese: «Chiara non voleva, ma se io glielo chiedevo lo faceva». Il rifiuto, da parte della ragazza, potrebbe aver innescato una reazione furiosa da parte di Alberto, che l’avrebbe colpita ripetutamente, trascinata nel gettata del vano scala dello scantinato, e quindi si sia lavato nel bagno al pianterreno della villetta, allontanandosi infine in bicicletta, lasciando sui pedali tracce del sangue della ragazza.
Di Chiara ha parlato anche la madre, Rita Poggi, in un’intervista che sarà trasmessa martedì sera a “Porta a Porta”. «Era una ragazza tranquilla, lei e Alberto li vedevo sereni, noi genitori avevamo pensato anche alla convivenza. Chiara era contenta, contenta fino all’ultimo giorno». Sulla dinamica del delitto la signora ha detto di aver pensato inizialmente ad una rapina, in passato i ladri si erano introdotti nottetempo nella villetta di Garlasco dove viveva Chiara. «Ma lei era molto accorta e non avrebbe mai aperto ad uno sconosciuto».
La scorsa settimana Stasi ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato. In caso di condanna, potrà usufruire dello sconto di un terzo della pena. L’udienza è stata fissata il 9 aprile prossimo.
il secolo XIX 30 MARZO 2009
martedì 17 marzo 2009
GIALLO GARLASCO: CHIESTO RINVIO GIUDIZIO PER STASI
| » La notizia è arrivata adesso, non ci sono ancora articoli in merito. 2009-03-17 20:03 |
| GIALLO GARLASCO: CHIESTO RINVIO GIUDIZIO PER STASI E' durato oltre quattro ore l'intervento dei pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci, cominciato ricordando la telefonata di allarme di Alberto Stasi al 118, quel 13 agosto, per arrivare ad una conclusione abbastanza scontata: la richiesta di giudizio davanti alla Corte d'Assise per il fidanzato di Chiara Poggi, che considerano responsabile dell'omicidio. L'udienza preliminare riprenderà sabato 28 marzo con l'intervento della parte civile per la famiglia Poggi e dei difensori di Alberto Stasi. Subito dopo la conclusione dell'udienza, sia i Poggi che Stasi, con i rispettivi legali, hanno lasciato il Palazzo di giustizia di Vigevano. |
domenica 22 febbraio 2009
CASO GARLASCO: LA MAMMA DI CHIARA POGGI, NON NOMINATEMI ALBERTO STASI
(Adnkronos) - Infine, un accenno alle famose intercettazioni di Alberto Stasi. «Ho dato io personalmente le intercettazioni che riguardavano Alberto nel corso di un intero anno ai genitori di Chiara», dice l'avvocato Tizzoni. «In quelle telefonate lui non ha mai manifestato sentimenti di rispetto o affetto per Chiara, non l'ha mai nominata come sua fidanzata. E' una valutazione che ovviamente non c'entra direttamente con il processo. Ma e' un particolare che ha colpito molto Rita e Giuseppe Poggi».
Omicidio Garlasco, martedì l’udienza preliminare
Si aprirà in aula martedì davanti al gup di Vigevano l'udienza preliminare del processo legato all'omicidio di Chiara Poggi, la giovane uccisa in casa a Garlasco il 13 agosto del 2007.
Unico imputato è Alberto Stasi,fidanzato della vittima.
L'udienza, preceduta da mesi di battaglia tra i consulenti di accusa, difesa e parte civile, potrebbe però essere quasi subito rinviata.
martedì 17 febbraio 2009
Giallo Garlasco, Stasi: Due parole nel pc "salvate", ma la sera prima
smonta l'alibi di Alberto.
Due parole nel PC di Alberto. Le avrebbe «salvate», ma la sera prima del delitto
MILANO — Due parole per smontare l'alibi di Alberto Stasi: sono «Garbarino» e «inerentemente». Le loro tracce nel suo computer dimostrerebbero che lui — unico indagato per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi il 13 agosto 2007 — ha mentito dicendo che passò la mattina del delitto a scrivere quattro pagine della sua tesi di laurea. «Garbarino» è il nome del professore relatore della sua tesi, «inerentemente», invece, è un avverbio che Alberto ha usato più volte nella stesura di quelle ultime quattro pagine. Il fatto è che l'allora laureando ordinò al suo programma di scrittura (Word2003) di non segnalare i due termini come un errore ogni volta che li digitava ma di inserirle nel suo dizionario personalizzato. Il programma eseguì e di quell'operazione sono rimaste le tracce. «Inerentemente» fu inserito nel dizionario alle 23.34 del 12 agosto e «Garbarino» poco prima.