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martedì 22 novembre 2011

GARLASCO: PG, CHIARA UCCISA CON MARTELLO, CHIESTI 30 ANNI PER STASI

PG, CHIARA UCCISA CON MARTELLO, GRADINI FULCRO OMICIDIO

    21:30 22 NOV 2011

    (AGI) - Milano, 22 nov. - Chiara Poggi sarebbe stata uccisa con un martello. Lo ha affermato il sostituto pg di Milano, Laura Barbaglini nella requisitoria del processo di appello a carico di Alberto Stasi. Inoltre, la rappresentante della pubblica accusa, ha definito i primi gradini della scala di casa Poggi, come il "fulcro dell'omicidio". Su di essi, infatti, era concentrata una tale quantita' di sangue, nella ricostruzione della pubblica accusa, che Alberto non poteva non sporcarsi le suole delle scarpe col sangue della vittima.
    Per dimostrarlo la pg ha chiesto dei nuovi esami sull'essiccazione delle macchie di sangue presenti sui gradini. Oggi ha parlato anche la parte civile, rappresentata dall'avvocato Gian Luigi Tizzoni, che ha mostrato in aula un filmato per ricostruire le fasi dell'aggressione. Tizzoni (e non, come scritto in precedenza, il pg) ha anche sostenuto la tesi che Alberto utilizzo' due biciclette, una nera e una bordo', la mattina del delitto. La prima per recarsi a casa di Chiara, che poi uccise, la seconda per andare a sbarazzarsi dell'arma e dei vestiti sporchi di sangue .

    martedì 8 novembre 2011

    GARLASCO, INIZIA IL PROCESSO D'APPELLO. MAMMA CHIARA POGGI: "TROVATE IL KILLER"

    Lunedì 07 Novembre 2011 - 20:08

    MILANO - Domani mattina Alberto Stasi ritorna a rivivere il suo «incubo». Ritorna sul banco degli imputati per difendersi dall'accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà per il brutale massacro della sua fidanzata Chiara poggi, uccisa il 13 agosto di quattro anni fa. Una vicenda per cui, a dicembre 2009, è stato assolto in primo grado ma con formula dubitativa a causa di indagini incomplete, e che adesso si riapre. Con lui che spera di essere di nuovo giudicato innocente e con i genitori di Chiara che chiedono di sapere la verità, nome e cognome dell'assassino di loro figlia. Così alle nove in punto, in un Palazzo di Giustizia che come per i processi a Silvio Berlusconi, sarà off-limits per le telecamere e i fotografi, davanti alla seconda sezione penale della Corte d'Assise d'Appello si alzerà il sipario su quello ormai noto come il 'giallo di Garlasco'.

    Udienza a porte chiuse perchè il giudizio, come era accaduto davanti al gup di Vigevano Stefano Vitelli, è con rito abbreviato. In aula quindi oltre a otto giudici, due togati e sei popolari, che dovranno emettere il verdetto, ci saranno il sostituto procuratore generale Laura Barbaini, Stasi e i Poggi con i loro rispettivi legali, ma non il pubblico e nemmeno i numerosi giornalisti. Insomma un deja-vu, come un deja-vu è l'attenzione mediatica che di giorno in giorno sta di nuovo crescendo attorno al caso. Caso che il pg Barbaini e i Poggi puntano a far riaprire per ottenere la condanna di Alberto: chiederanno nuovi accertamenti e perizie su quelli che sono ritenuti gli 'elementi cardine' dell'inchiesta per cercare di ricostruire cosa davvero accadde quella mattina di agosto di quattro anni fa nella villetta di via Pascoli.

    Si va dalla simulazione dei possibili percorsi del giovane all'interno della villetta del massacro, all'esame delle suole delle scarpe Lacoste calzate dal ragazzo quando ritrovò in cadavere della fidanzata per capire se potevano trattenere o meno «tracce ematiche». Il motivo: nonostante ci fosse sangue dappertutto, dalle analisi di laboratorio, sono risultate inspiegabilmente pulite. E poi gli esami sul computer di Stasi, sul capello biondo e corto ritrovato in mezzo alla ciocca scura che Chiara stringeva tra le dita, sul «materiale» rivenuto sotto le sue unghie e infine, altra richiesta, l'ascolto il aula della registrazione della telefonata fatta da Alberto al 118 per dare l'allarme.

    giovedì 17 dicembre 2009

    Garlasco: Il giorno della sentenza.Stasi rischia 30anni

    http://simonepratico.files.wordpress.com/2009/04/albertostasi1.jpg
    Alberto Stasi, unico indagato per il delitto Poggi

    Prove e svolte,ma il "biondino" rischia 30 anni.Verdetto atteso in serata

    Oggi il verdetto sull'omicidio Poggi.Stasi: "Sereno, senza voglia di riscatto"
    Il ragazzo di Chiara rischia trent'ann
    i

    PAVIA
    Alberto Stasi "finisce questa vicenda senza rancori o voglia di riscatto". A poche ore dalla sentenza per l'omicidio di Chiara Poggi del 13 agosto 2007 a Garlasco, e dopo le polemiche con la parte civile sugli eventuali risarcimenti chiesti e non chiesti, è Giuseppe Colli, uno dei suoi legali, a riassumere così lo stato d'animo dell'ex bocconiano. Una gran voglia di tornare alla normalità dopo oltre due anni trascorsi tra casa propria e lo studio legale dei Colli per studiare le carte del processo insieme ai difensori.

    Il 26enne confida che il giudice, Stefano Vitelli, creda a quanto da lui raccontato da sempre: "Non sono stato io, cercate altrove". L'accusa ha invece chiesto una condanna a 30 anni di reclusione, il massimo della pena prevista con il rito abbreviato, per omicidio volontario aggravato da crudeltà e senza attenuanti generiche. Secondo la procura ha solo messo in scena il ritrovamento del cadavere di Chiara dopo averla uccisa. Lo dimostrano le contraddizioni tra il suo racconto con la scena del crimine e soprattutto le sue scarpe immacolate nonostante il passaggio in mezzo a numerose macchie di sangue in gran parte ancora umide.

    Contro l'ex bocconiano, sono parole del pm Rosa Muscio, ci sono indizi "chiari e inequivocabili". Le scarpe, ribatte la difesa, potevano anche non sporcarsi e comunque potrebbero essersi ripulite con l'utilizzo nelle ore precedenti il sequestro. C'è poi la questione delle tracce biologiche sui pedali della bicicletta, il portasapone di casa Poggi con l'impronta di Alberto e soprattutto l'alibi rafforzato dall'esito della perizia informatica: Stasi ha lavorato al computer dalle 9.36 alle 12.20. Il giudice entrerà oggi in camera di consiglio, dopo le controrepliche della difesa, e ne uscirà con una sentenza di assoluzione o di condanna.
    la stampa 17 dicembre 2009

    Garlasco, verdetto atteso in serata
    Questa mattina le repliche della difesa. Alberto Stasi imputato per l'omicidio di Chiara Poggi
    17 dicembre, 08:41

    VIGEVANO (PAVIA) - Conto alla rovescia per il giallo di Garlasco. Dopo le repliche delle difese previste per questa mattina, oggi il gup di Vigevano Stefano Vitelli, che sta celebrando il processo con rito abbreviato nei confronti di Alberto Stasi, imputato per l'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, si ritirerà in camera di consiglio. Entro sera, salvo imprevisti, è previsto il verdetto.

    Cala così il sipario sul primo atto del processo che vede imputato l'ex studente bocconiano, ritenuto dai pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci responsabile del delitto, perché nei suoi confronti ci sono indizi "chiari ed inequivocabili": per lui hanno chiesto per la seconda volta 30 anni di carcere. I legali di Stasi, nel ribadire la sua innocenza, hanno chiesto l'assoluzione perché il processo non ha provato la sua responsabilità e non si è superato ogni ragionevole dubbio. La sentenza avrebbe dovuto arrivare lo scorso 30 aprile, ma il giudice dispose quattro perizie, ritenendo "incomplete" le indagini della Procura.

    giovedì 10 dicembre 2009

    GARLASCO:SPOSTATA L'ORA DEL DELITTO.PM CHIEDE 30 ANNI PER STASI

    http://www.internet-news.it/wp-content/uploads/2009/03/chiara_poggi_londra.jpg

    IL PROCESSO
    Garlasco, il pm sposta l'ora del delitto:«Condannate Stasi a 30 anni»
    La nuova ricostruzione dell'accusa: «Chiara è morta nella seconda parte della mattinata»

    VIGEVANO (PAVIA) - Alberto Stasi deve essere condannato a 30 anni di carcere: è questa la richiesta del pm Rosa Muscio al gup di Vigevano Stefano Vitelli, chiamato ad emettere il verdetto sul giovane di Garlasco, accusato dell'omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Una condanna, senza attenuanti, che è il massimo della pena prevista in caso di processo con il rito abbreviato. Il pm ha inoltre chiesto al giudice di non concedere le attenuanti generiche e di considerare invece le aggravanti delle sevizie e dei futili motivi. Secondo il pubblico ministero, contro Alberto Stasi c'è un quadro indiziario «grave e preciso» che lo rende l'unico responsabile del delitto del 13 agosto 2007.

    ORARIO - L'ultima mossa a sorpresa, da parte dell'accusa, è stata lo spostamento in avanti dell'orario dell'omicidio in base alla nuova perizia informatica firmata dagli ingegneri Roberto Porta e Daniele Occhetti: Chiara, sostiene adesso il pm, non è morta tra le 11 e le 11.30 ma «nella seconda metà della mattinata». Un orario che spiegherebbe l'impossibilità per Alberto di non sporcarsi le scarpe: le macchie di sangue sul pavimento di casa Poggi erano ancora fresche. La 26enne, dunque, è morta dopo le 12,20, quando Alberto smette di lavorare alla sua tesi. Le lancette in avanti lasciano più tempo per compiere e 'spiegare' alcuni dettagli di un delitto ancora irrisolto. Secondo la perizia informatica Alberto lavora al Pc portatile dalle 9,36 alle 12,20, mentre Chiara disattiva l'allarme di casa alle 9,10. Il biondino di Garlasco potrebbe avere ucciso la fidanzata nell'arco di 26 minuti: un tempo limitato ma possibile, come ha sempre sostenuto la parte civile. Altrimenti, è questa la nuova tesi sostenuta dall'accusa, Alberto potrebbe avere agito dopo. Solo alle 13.49 l'allora laureando scopre il corpo senza vita di Chiara.
    ARMA E MOVENTE - Per il pm Rosa Muscio il punto cruciale per dimostrare che Alberto mente e non è mai rientrato in casa Poggi, è la consistenza delle macchie di sangue trovate sul pavimento della villetta di via Pascoli e descritte da alcuni investigatori. Le macchie sul pavimento sarebbero state troppo fresche per consentire ad Alberto di non sporcarsi, anche se in alcune perizie si parla di macchie quasi secche nella loro totalità. L'accusa, invece, sostiene che il sangue era liquido considerando anche l'ambiente di casa Poggi: le finestre erano ancora chiuse impedendo di fatto l'ingresso di luce e calore. Il «nuovo orario della morte» consente anche di «cancellare la testimonianza di una vicina di casa Poggi che ha sempre sostenuto di avere visto una bici, mai identificata, davanti alla villetta dell'omicidio alle 9,10 circa. Al momento nella sua ricostruzione il pm non ha ancora parlato né dell'arma, né del movente per cui Chiara è stata uccisa.


    corriere della sera 10 dicembre 2009

    lunedì 2 novembre 2009

    GARLASCO, AMICA DI CHIARA: "CON STASI VERO AMORE"


    «Ci vedevamo tutti i giorni, mi sembrava serena e innamorata. La storia con Alberto Stasi aveva alti e bassi come in tutte le coppie, mai avuto sentore che avessero problemi, tutt'altro. Credo che Chiara sognasse un futuro con lui, una famiglia. Non faceva che ripetermi: 'L'amore ce l'ho, adesso mi devo concentrare sul lavorò». Lo ha detto in un'intervista a 'Gentè in edicola domani Maristella Gabetta, l'amica del cuore di Chiara Poggi uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. «Se sia Alberto il colpevole? - ha aggiunto - Confido nella procura di Vigevano». «La procura ha la mia fiducia totale - ha detto - Come tutta Garlasco aspetto la sentenza e credo con convinzione nella giustizia. Oggi sono sicura di una cosa sola: il susseguirsi delle perizie è la punta dell'iceberg di un'indagine complessa, di cui non conosciamo che pochi elementi». Chiara era «una ragazza semplice e limpida, amava i gatti e la montagna», ha raccontato. «Lei aveva 16 anni, io 8, quando diventammo vicine di casa, ma la differenza di età non pesò mai tra di noi», ha concluso.

    leggo online 2 novembre 2009

    mercoledì 28 ottobre 2009

    Garlasco: Stasi mente sulla telefonata al 118? Spunta nuovo testimone


    Garlasco: per l'accusa Stasi ha mentito sulla chiamata al 118. Un testimone: "Vidi un uomo chino su una bici"

    L'AUDIO DELLA TELEFONATA AL 118

    È ancora guerra sulle perizie, al processo sull'omicidio di Chiara Poggi, in tribunale a Vigevano. La pubblica accusa ritiene che l'imputato, Alberto Stasi, abbia mentito sulla telefonata che fece al 118 il giorno dell'omicidio. Anziché chiamare dalla casa di Chiara, secondo l'accusa Stasi avrebbe telefonato quando già era vicino ai carabinieri: lo confermerebbe il fatto che il suo telefono abbia agganciato la cellula Telecom vicina alla caserma di Garlasco.

    La telefonata al 118, di cui peraltro si trova registrazione in parecchi siti internet, è stata sempre uno dei punti più controversi fra difesa e accusa. Alberto Stasi ha sempre sostenuto di aver fatto quella telefonata al Pronto soccorso dopo essere entrato in casa di Chiara e averla trovata riversa sulle scale e mentre raggiungeva la caserma dei carabinieri a meno di un chilometro di distanza.
    L'accusa sostiene invece che Alberto, dopo aver ucciso Chiara ed essersene tornato a casa sua, ha raggiunto di nuovo casa Poggi, ma senza entrarci nuovamente e si è diretto subito alla stazione dei carabinieri. Da lì davanti avrebbe fatto la telefonata al 118. A sostegno di questa tesi ci sarebbe la registrazione di alcuni rumori, come lo scatto del cancello della caserma.
    Dalla superperizia disposta dal gup Stefano Vitelli emergerebbe che Stasi avrebbe potuto benissimo cominciare la telefonata davanti a casa Poggi e terminarla davanti alla caserma dei carabinieri.
    In aula è stato proiettato anche un video che ricostruisce la possibile fuga in bici dell'assassino, che avrebbe avuto 9 minuti per uccidere. Secondo gli esperti super partes l'attore che impersona l'assassino pedala troppo velocemente, quindi il video non sarebbe realistico.
    Le prossime udienze sono state fissate per il 4 novembre (quando si discuterà la perizia medico-legale) e l'11 novembre, quando si parlerà della consulenza chimica e di quella sulla camminata di Alberto sulla scena del crimine.

    Intanto spunta un supertestimone nella vicenda. Un musicista amico del padre di Chiara, Pietro Emilio Franchioli, avrebbe visto una persona china su una bici, come se controllasse la ruota anteriore. La testimonianza di Franchioli è approdata a "Chi l'ha visto?" ed è riportata anche da Qn. A Franchioli sembrò che si trattasse di un uomo, ma non è sicuro, e nemmeno vide bene di che colore fosse la bici.

    sabato 26 settembre 2009

    Garlasco:Un'amica di Stasi fra i sospetti

    L'ipotesi che nella villetta di Chiara a Garlasco ci fossero due persone era stata fatta dagli inquirenti all'inizio delle indagini. Ora si fanno accertamenti su una ragazza il cui alibi sarebbe smentito dal cellulare.Nel delitto di Garlasco torna in scena una persona comparsa due anni fa come testimone, un'amica di Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio della fidanzata.

    Chiara Poggi: la ragazza ora e' "oggetto di nuovi approfondimenti del caso". Lo scrive il Corriere della Sera: secondo il quotidiano il racconto della ragazza ("ero a casa e ci sono rimasta fino al primo pomeriggio") non coincide con i rilievi tecnico informatici, dato che il suo cellulare il giorno dell'omicidio aggancio' due celle diverse del Comune. Questo significa, secondo la ricostruzione del Corriere, che la copertura del cellulare quel giorno fu garantita da due centrali diverse, cosa che di solito succede quando una persona di sposta da un'area all'altra.La ragazza pero' ha sempre testimoniato che la mattina in cui Chiara fu uccisa, il 13 agosto del 2007, resto' in casa a Garlasco, non lontano dalla villetta dei Poggi, a scrivere la tesi e non usci' prima delle quattro. Sono dunque molte le domande
    che nascono da questa scoperta, e il perito informativo del giudice Stefano Vitelli, scrive il Corriere, "vuole andare a fondo dei dettagli tecnici e chiedere al gup nuovi accertamenti". La parola d'ordine per gli inquirenti e' "non lasciare niente al
    caso".Gli avvocati di Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio, un anno fa avanzarono l'ipotesi che ci fossero due persone sul luogo del delitto: le perizie e gli esami dovrebbero dare risposte anche in merito. Sembra pero', conclude il quotidiano milanese, che gli ulteriori accertamenti riportino alla teoria di una sola persona presente quel giorno nella villetta di Garlasco.
    rainews- 24 26 settembre 2009

    venerdì 25 settembre 2009

    Caos Garlasco, il giallo delle indagini

    24/09/2009 - Quello di Garlasco è un giallo anche per quanto riguarda le indagini. Ogni due per tre da investigatori, periti di ogni grado e genere, e inquirenti ne rimbalzano di tutti i colori. Quel sangue non è sangue anzi sì; Stasi al momento del delitto era al computer ma forse no; la bicicletta parcheggiata davanti alla villa era da donna, no da uomo, facciamo unisex. L’inchiesta sulla morte della povera Chiara Poggi è un guazzabuglio. E lo si capì sin dall’inizio quando si scoprì che la scena del delitto era stata inquinata dagli stessi carabinieri quando, per primi, camminarono sul piano di calpestio mischiando le loro impronte a quelle lasciate dall’assassino.

    E lo si capì pure quando il fidanzato di Chiara, ovvero l’unico indiziato, fu arrestato e subito dopo liberato dal giudice che non convalidò il provvedimento. Ieri è arrivata l’ultima sterzata. Il superperito nominato dal gup ha scoperto che su quel pavimento, nella villetta di via Pascoli dove Chiara Poggi fu massacrata, non c’erano soltanto le chiazze rosse di sangue rilevate dalle macchine fotografiche e dai filmati degli investigatori, ma anche altre tracce ematiche invisibili a occhio nudo che Stasi avrebbe dovuto per forza di cose calpestare quando entrò nella villa, sporcandosi quindi le scarpe. Stando alle contorsioni che ormai connotano le indagini sul delitto di Garlasco, ci si aspetta di tutto, tranne che si arrivi a incastrare in modo inoppugnabile colui che ha ucciso con efferatezza quella povera ragazza. E anche se alla fine di questa storia tragica che a volte rasenta la comicità un colpevole sarà individuato, è possibile, visto il caos dell’inchiesta, che il dubbio permanga: sarà davvero lui? La speranza è che le risposte non siano date sulla falsariga delle indagini: sì, no, forse sì, forse no. Mah!

    andrea.miola@cronacaqui.it

    sabato 15 agosto 2009

    I DELITTI D'AGOSTO, DA VIA POMA A LLORET DE MAR


    ROMA (ANSA) - Le cronache estive si tingono ogni anno di giallo. Da via Poma nel 1990 a Garlasco nel 2007 fino alla vicenda della ragazza di Padova uccisa l' anno scorso in Spagna da un giovane che aveva conosciuto in discoteca, i mesi più caldi hanno fatto da cornice a omicidi che, in anni diversi, hanno catalizzato l'attenzione degli italiani.

    Risolti o rimasti senza un colpevole, i delitti estivi hanno impegnato a lungo gli investigatori in indagini complesse e controverse, trasformandosi in veri e propri rompicapo che hanno lasciato ombre e misteri su colpevoli e moventi, spesso di tipo passionale. Il caso più famoso è l' assassinio di Simonetta Cesaroni, l' impiegata dell' associazione degli ostelli della gioventù massacrata con 30 coltellate nell' ufficio di via Poma, a Roma, il 7 agosto di 19 anni fa. Le indagini su quell' omicidio - che avevano coinvolto personaggi poi usciti di scena, come il portiere Pietrino Vanacore e il giovane Federico Valle, nipote di un anziano architetto che abitava nel palazzo - non si sono mai fermate: proprio due mesi mesi fa il Gup ha fissato per il 24 settembre prossimo l' udienza per esaminare la richiesta della procura della capitale di rinviare a giudizio Raniero Busco, ex fidanzato della ragazza. Busco, che oggi ha 44 anni, é accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà ma si è sempre proclamato innocente. Gli inquirenti hanno puntato i riflettori su di lui grazie ai progressi delle tecniche investigative, come i test per il Dna. Stando agli accertamenti, inoltre, il segno di un morso trovato sul seno sinistro di Simonetta e lasciato, secondo gli esperti, al momento dell' omicidio, è compatibile con l' arcata dentale di Busco.

    LUGLIO 2008 - Federica Squarise, 23enne di Padova, scompare la notte dell'1 luglio a Lloret de Mar, sulla costa Brava dove era in vacanza. Viene trovata morta una settimana dopo. Per il suo omicidio è sotto processo in Spagna Victor Diaz Silva, l'uruguayano 30enne, reo confesso, che soffocò la ragazza - conosciuta ad una festa - perché non voleva avere un rapporto sessuale con lui.

    AGOSTO 2007 - L'omicidio di Chiara Poggi macchia il Ferragosto di due anni fa. La mattina del 13 agosto il fidanzato della vittima Alberto Stasi la trova riversa a terra nella villetta di Garlasco (Pavia): l'assassino le ha sfondato il cranio. Già dopo una settimana, il 24enne studente della Bocconi viene iscritto nel registro degli indagati. Indizi e dubbi continuano a dividere innocentisti e colpevolisti. Dalle scarpe immacolate indossate da Alberto quando ha scoperto il cadavere, alle macchie sui pedali della sua bici. Ad aprile scorso, al termine della camera di consiglio del processo con rito abbreviato in cui è imputato Stasi, il gup invece di emettere una sentenza ha riaperto le indagini e disposto nuovi accertamenti. A 24 mesi di distanza la morte di Chiara resta un delitto irrisolto.

    AGOSTO 2006 - Una relazione finita male è la causa della morte del noto pittore Aldo Bresciani. Il 20 agosto viene trovato senza vita, nudo e avvolto in un lenzuolo nel suo attico di Brescia. Ad ucciderlo Hamine Safie, un 25enne maghrebino con cui il pittore 72enne da qualche tempo aveva una relazione che il ragazzo aveva deciso di troncare.

    AGOSTO 2005 - Durarono venti giorni le ricerche dei due anziani coniugi Donegani, trovati poi morti nei boschi del bresciano, fatti a pezzi e rinchiusi in sacchi neri per spazzatura. A denunciarne la scomparsa era stato il nipote, Guglielmo Gatti, condannato all'ergastolo nel giugno del 2008. Secondo i giudici avrebbe agito perché, caduto in uno stato depressivo dopo la perdita dei genitori, non sopportava la serenità in cui vivevano gli zii.

    AGOSTO 2004 - Il ritrovamento del cadavere di una turista tedesca nel Tevere apre il giallo di Roma. In un primo momento viene accusato dell'omicidio Nabil Benyahya. Durante le indagini il marocchino viene anche accusato dello stupro un'altra ragazza romana. Dopo una breve evasione dagli arresti domiciliari, nel 2007 Benyahya è infine stato condannato per aver causato indirettamente la morte della donna annegata nel Tevere, che aveva fatto bere e fumare hascisc prima di abusare di lei in una baracca in riva al fiume.
    14 AGOSTO 2009

    martedì 11 agosto 2009

    CHIARA POGGI: DUE ANNI DOPO NELLA VILLETTA TUTTO E' FERMO

    "Sono sempre stata fiduciosa - dice mamma Rita all'ANSA -: la giustizia prima o poi arriverà, bisogna solo avere pazienza".

    Abiti, libri, pupazzi
    Il tempo immobile in camera di Chiara

    Nella villetta di Garlasco, due anni dopo Il papà: ogni mattina sento la sua voce

    I genitori sono tornati a vivere nella casa del delitto. La mamma: non ho toccato nulla nella stanza di mia figlia, ho solo rifatto il letto

     Chiara Poggi aveva 26 anni quando venne uccisa nella sua casa di Garlasco il 13 agosto 2007. Il corpo della ragazza, in una pozza di sangue, venne rinvenuto sulle scale che portano alla cantina
    Chiara Poggi aveva 26 anni quando venne uccisa nella sua casa di Garlasco il 13 agosto 2007. Il corpo della ragazza, in una pozza di sangue, venne rinvenuto sulle scale che portano alla cantina
    GARLASCO (Pavia) — Già sul l’uscio ti sembra che Chiara sia lì, da qualche parte. Sorride da una fotogra fia enorme, sul tavolo. Eppure non è quella la Chiara che vedi. L’immagi ne di una ragazza che chiude gli oc­chi per sempre su chissà quale detta glio di questa stanza — quella sì — prende forma. Fa venire i brividi. Co sa sarà stato quel dettaglio? Il mobi letto del telefono che è ancora al suo posto sotto la scala? Le tende bian che ricamate della finestra vicino al camino? Oppure le cornici con le fo to- ricordo su una mensola? Tutto colpisce, nel soggiorno di ca sa Poggi. Perché si distinguono parti colari che non ci sono più ma che so no stati raccontati, descritti, visti (sulla carta) così tante volte, in que sti due anni di «caso Garlasco», da di ventare quasi incancellabili. Il muro e il pavimento negli angoli dove peri ti e carabinieri immortalarono san gue, per esempio. Tutto è lindo, cer to. A patto di non ripensare alle sce ne riprese dagli inquirenti subito do po il delitto.

    Gli spazi nei quali l'assas sino si è mosso sembrano molto più stretti di quanto sia mai appar so da filmati o scatti dell'indagi ne. La porta chiusa, in mezzo al corridoio, nasconde i gradi ni che portano giù, in canti na. Nei fascicoli dell'in chiesta gli scalini, il mu ro, lo stipite si vedono insanguinati: Chiara è lì, senza più re spiro, dove la sca la curva a sini stra. Ma è il 13 agosto di due an ni fa, appunto. Era un lunedì mat tina. La procura di Vigeva no dice che quel giorno Alber to Stasi, fidanzato di Chiara Poggi e all’epoca laureando alla Bocconi, la uccise «con crudeltà» colpendola ri petutamente alla testa. Fu «un'esplo sione di violenza e un accanimento che trovano spiegazione solo in un coinvolgimento personale diretto che doveva legare vittima e colpevo le » ricostruisce il pubblico ministero Rosa Muscio davanti al giudice dell' udienza preliminare Stefano Vitelli. La pm parla di Alberto come di un ra gazzo dalla «propensione maniacale per la pornografia», ipotizza che a scatenare la furia omicida possa esse re stato il rifiuto di Chiara davanti al la «pretesa di qualcosa di più o di più particolare rispetto ai loro rapporti intimi».

    E accusa il ragazzo anche per la detenzione di materiale pedopor nografico, con un processo diviso da quello per omicidio ma che segue lo stesso calendario di udienze. Un'infi nità di udienze. Ce ne sono fissate fino a dicembre. E ci sono al lavoro 22 consulenti per chiudere una volta per tutte una guer ra di perizie e controperizie andata avanti finché il gup non ha azzerato tutto: indagini «incomplete», da rifa re. Consegna delle consulenze fissata al 30 settembre. Poi si ricomincia con le udienze. Con Alberto in aula, attento a co gliere ogni minimo dettaglio che pos sa fargli capire che direzione prende rà la sua vita. «Non può che assolver mi, sono innocente» ripete lui. E stu dia ogni virgola del caso come nem meno il più interessato degli avvoca ti si impegnerebbe a fare. «È in gioco la sua esistenza, è chiaro che vuole andare a fondo di ogni cosa» dice il professor Angelo Giarda che lo difen de assieme ai fratelli Giuseppe e Giu lio Colli. Tanto meticoloso, Alberto, da analizzare ad uno ad uno anche i particolari più tecnici delle perizie: quelli informatici sulla memoria del computer o quelli medico-legali sul la presunta macchia di sangue trova ta sui pedali della sua bicicletta. Chi no sulle carte, a leggerle e rileg gerle, a cercare i punti deboli dell'accusa. Salvo brevi pause al mare con gli amici, il biondi no di Garlasco studia il processo e decide ogni passo.

    A cominciare dalla scelta del rito abbreviato che ha voluto chiedere personalmente al giudice. Suo padre dice che «il mio ragazzo finora ha avuto solo fango e bugie», che «arriverà il momento in cui diremo quel che c'è da dire». Pochi isolati più in là, nella villetta del delitto, Giuseppe e Rita Poggi pe scano ricordi da album buttati alla rinfusa sul divanetto del portico. So no vacanze appartenute a molte esta ti fa. «Qui siamo in Austria», «ecco, qui in Alto Adige». Chiara ha 15-16 anni, tenuta montanara e capelli lun ghi, il più delle volte abbraccia suo fratello Marco, oggi ventenne. Rita e Giuseppe parlano come incantati dal la bellezza dei loro ricordi. Lei raccon ta di quando un imprenditore la mi se in imbarazzo, al bar, dicendole da vanti a tutti che sua figlia era una ra gazza straordinaria. Lui è sul punto di piangere ogni volta che ripensa a lei. «Chissà perché - si ostina a chie dersi - mi viene in mente spesso la sua voce, al mattino presto, quando bisticciava con Marco perché lui tar dava a vestirsi...». Rita confessa che andare in canti na o fermarsi in camera di sua figlia «all'inizio è stato durissimo».

    Quan do il suo avvocato, Gian Luigi Tizzo ni, le ha detto che avevano disseque strato la casa lei si è or ganizzata perché altri pulissero le tracce dell' omicidio. Il resto l'ha fatto da sé. Ha lavato tutto ciò che era stato di Chiara e l'ha rimes so esattamente dov' era e com'era. «Ho fat to il letto, ecco. Non ho toccato nient'al tro ». La camera di Chiara è una specie di scrigno che custodisce un tesoro preziosissi mo: la memoria dei suoi piccoli gesti quoti diani. Giacche, vestiti, biancheria, libri, i pe louche, il cuscino con la foto del gatto, le car toline appese al muro. Perfino cre me, profumi e spazzole, in bagno, so no ancora tutti dove Chiara li ha la sciati. La signora Rita non si è mai nemmeno chiesta se usare qualcosa o no. Anche quando le si è rotto l'oro logio ha preferito comprarne uno nuovo piuttosto che usare quello di Chiara. «Sono cose sue e sue restano. Così è come sentirla più presente, più vicina». Suo marito dice spesso che «indietro non si può tornare». Certo che no. Eppure certe volte Rita guarda i suoi oggetti, chiude gli oc chi e comincia a fantasticare «magari rientra da un momento all'altro...«.

    Erika Camasso Giusi Fasano
    CORRIERE DELLA SERA 11 agosto 2009

    GIALLO GARLASCO: MAMMA RITA, GIUSTIZIA ARRIVERA'
    di Francesca Brunati

    GARLASCO (PAVIA) - Un mazzo di rose bianche e una messa. Rita e Giuseppe Poggi vogliono ricordare così la loro Chiara, la figlia che il 13 agosto di due anni fa è stata brutalmente uccisa nella loro villetta, a Garlasco. Sono trascorsi due anni dall'omicidio e l'assassino di Chiara, chiunque esso sia, è ancora libero. E comunque, nonostante Alberto Stasi, il fidanzato, sia finito sotto processo, nessun verdetto, finora. Anzi la riapertura delle indagini con un supplemento istruttorio e quattro perizie.

    "Sono sempre stata fiduciosa - dice mamma Rita all'ANSA -: la giustizia prima o poi arriverà, bisogna solo avere pazienza". La signora pensa sia necessario "lasciare del tempo" ancora, e fare in modo che "il precorso giudiziario vada avanti. Bisogna permettere alla magistratura o quant'altri facciano quel che devono fare. Noi - aggiunge - chiediamo solo di sapere la verità" . In questi giorni la famiglia Poggi vorrebbe accantonare un poco quella che è la vicenda processuale che riprenderà ad ottobre, il 21. Per adesso nulla vuole sapere del lavoro dei periti nominati dal giudice e che anche in questi giorni sono al lavoro: ci sono stati incontri per mettere a punto l'esperimento semivirtuale per riprodurre in uno dei laboratori dell'Istituto Don Gnocchi di Milano il percorso compiuto da Alberto all' interno della villetta la mattina in cui trovò il cadavere senza vita della fidanzata. Esperimento, su cui c'é il più stretto riserbo, che servirà per come sia stato possibile che non si sia sporcato le scarpe di sangue. Il desiderio dei Poggi è quello di dedicarsi solo a Chiara e di pensare non tanto al processo ("ci ripenseremo in autunno") ma solo a loro figlia. Come sempre sulla tomba "porteremo" i suoi fiori preferiti, un mazzo di rose bianche, e la sera del 13 agosto nella parrocchia di Garlasco si terrà una messa. "E' aperta a tutti - precisa Rita Poggi - ma non ai fotografi e alle telecamere, per favore. E' una cosa privata, nostra. Certo è ben accetto solo chi vuole ascoltare e dire una preghiera con noi" . Poi il discorso ritorna alla sua adorata Chiara: "Quando ti muore una figlia a 26 anni, è dura trovare un ricordo più bello dell'altro, uno che prevalga su un altro. Sono tutti ugualmente belli e io non ho dimenticato nessuno dei momenti vissuti insieme a lei". Inevitabilmente ritorna a galla quel dolore straziante che le parole non possono spiegare. Quella scudisciata inferta due anni fa da quella voce anonima che, mentre si trovava in vacanza in montagna, l'avvisava che la figlia era morta. "Sta arrivando l' anniversario - dice ancora - e lo sapevamo che presto o tardi sarebbe arrivato. Certo il dolore che ho nel cuore non si può misurare ma, con il tempo, impari a conviverci". Con la speranza che giustizia prima o poi arrivi.



    domenica 14 giugno 2009

    OMICIDIO GARLASCO: LA BICI NON ERA DI ALBERTO, DOPO TESTIMONI RESTANO I DUBBI



    Milano, 13 giu. - (Adnkronos) - E' mistero sulla bici nera da donna parcheggiata davanti alla villetta di via Pascoli a Garlasco la mattina del 13 agosto, mentre Chiara Poggi veniva uccisa con un'arma ancora sconosciuta. A quasi due anni di distanza la testimonianza della vicina di casa, la signora Franca Bermani, riascoltata oggi dal gup di Vigevano Stefano Vitelli, lascia aperta un dubbio che potrebbe pesare sul destino giudiziario dell'unico imputato, Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima.

    "Spero che un giorno o l'altro quella bici li' me la facciano vedere. L'ho vista, l'ho vista da dietro. Era nera con le molle d'argento, non e' quella di Stasi. E' completamente diversa". Nessuna esitazione, niente ripensamenti neanche di fronte alla prova scientifica, alla 'pistola fumante' che porto' in carcere Alberto: macchie di Dna della vittima trovate sui pedali della bici del bocconiano. Una bicicletta bordeaux da uomo che la signora Franca non riconosce: ''continuano a farla vedere, ma non e' quella li'. Era nuova, mai usata, molto bella, lucida'' ripete prima di entrare in aula, e poi davanti al giudice.

    Una versione convincente, tanto che il gup non ha ritenuto, come consigliato dal legale di parte civile Gian Luigi Tizzoni, di mostrarle 'dal vivo' la bici dell'imputato. Se quella di Alberto non era la bicicletta parcheggiata davanti alla villetta dei Poggi resta da stabilire a chi appartiene quella vista dalla testimone, tra le 9.10 e le 10.20 circa. Un particolare che, per stessa ammissione del gup, e' di ''potenziale rilevanza'' anche rispetto all'orario dell'aggressione mortale a Chiara. (segue)

    Garlasco: il giudice ascolta sei dei 100 testimoni


    Hanno confermato le dichiarazioni rese durante le indagini
    (ANSA)- PAVIA, 13 GIU - Nel corso dell'udienza di oggi sul delitto di Garlasco il giudice ha ascoltato sei degli oltre 100 testimoni interrogati durante le indagini. Nel processo l'unico imputato e' Alberto Stasi, accusato dell'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007. Oggi sono stati sentiti due carabinieri, la dottoressa del 118 che constato' il decesso della ragazza, i vicini di casa di Stasi. Il processo e' stato aggiornato al 21 ottobre prossimo.

    OMICIDIO GARLASCO: ASCOLTATI I 6 TESTIMONI, UDIENZA FINITA DOPO 5 ORE

    Pavia, 13 giu. (Adnkronos) - E' durata 5 ore circa l'udienza del processo per il delitto di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, che vede come unico imputato l'allora fidanzato Alberto Stasi. Davanti al gup di Vigevano, Stefano Vitelli, hanno parlato i 6 testimoni scelti dal giudice per ricostruire alcuni dettagli di quanto avvenuto il giorno dell'omicidio. (13-GIU-09, 15:56)


    sabato 2 maggio 2009

    Garlasco, Sentenza rinviata. Alberto, "Voglio solo la verità"

    Alberto: «Voglio solo la verità»

    L’indagato: avrei desiderato essere già fuori, l’importante è chiarire tutto

    VIGEVANO (Pavia) — «So­no interessato solo a che si giunga alla verità». Arriva co­sì, al termine di una giornata convulsa, la reazione di Alber­to Stasi. Lui, che dall’inizio del processo che lo vede come uni­co imputato per l’omicidio del­la fidanzata Chiara Poggi ha già perso notti di sonno e di­versi chili, ha ascoltato l’ordi­nanza del giudice Stefano Vitel­li impassibile, come sempre. Mentre si allontanava dal tri­bunale di Vigevano dopo la de­cisione del gup di disporre nuovi supplementi di indagi­ni, il giovane si è lasciato anda­re a un solo commento: «Avrei voluto essere già fuori, ma l’importante è che tutto sia chiarito». E ad un certo punto ieri è sembrato davvero che la verità sul delitto avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco sa­rebbe stata chiarita entro sera.

    Al termine delle controrepli­che della difesa (che ha parla­to per quasi cinque ore), infat­ti, qualcuno aveva interpreta­to il saluto del giudice alle par­ti come una possibile antica­mera della sentenza. Di inno­cenza o colpevolezza. «Ci ve­diamo per la sentenza sull’omi­cidio, poi deciderò per il secon­do processo sulla pedoporno­grafia », erano state le parole del gup. Alla fine il pronuncia­mento non è arrivato né per l’una né per l’altra accusa. E quando, al termine di una ca­mera di consiglio durata quat­tro ore, il giudice si è espresso tracciando la terza via, quella di nuove perizie, gli avvocati della difesa e della parte civile hanno rotto un silenzio lungo nove udienze. I genitori di Chiara, Rita e Giuseppe Poggi, fuori dall’aula non hanno evi­tato i giornalisti e, per la pri­ma volta dall’inizio del proces­so, hanno accompagnato il lo­ro legale, l’avvocato Gian Lui­gi Tizzoni, davanti a fotografi e telecamere: «Siamo soddi­sfatti perché, anche se ci vorrà ancora del tempo, le perizie di­sposte dal gup andranno a chiarire tutti i punti più con­troversi di questo procedimen­to », è stato il commento di Tiz­zoni.

    Che rilancia, sicuro: «Siamo così convinti che un perito su­per- partes non possa far altro che confermare le nostre tesi che andiamo incontro a questi approfondimenti con assoluta serenità». Le tesi della parte ci­vile hanno da tempo sposato quasi del tutto le ipotesi della procura, da sempre convinta della colpevolezza di Alberto.Più che mai certa dell’inno­cenza del ragazzo resta invece la difesa del ragazzo. «Le no­stre osservazioni hanno incul­cato il dubbio nella testa del giudice, tanto da giungere alla disposizione di nuove perizie — ha spiegato uno degli avvo­cati di Stasi, Giuseppe Colli — Studieremo le carte del giudi­ce e aspetteremo».

    Un’attesa che sarà ancora lunga. Per Alberto. E per i geni­tori di Chiara.

    Erika Camasso
    corriere della Sera 01 maggio 2009

    sabato 11 aprile 2009

    Garlasco: Legali di Stasi sollevano dubbi sulle sorelle Cappa


    Lo zio di Chiara Poggi annuncia azioni legali

    La famiglia Cappa è stata al centro di un passaggio dell'arringa della difesa di Alberto, processato con rito abbreviato per l'omicidio della fidanzata. Paola e Stefania erano balzate alla cronaca per il fotomontaggio in cui venivano ritratte con la cugina

    Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

    Le cugine Paola e Stefania Cappa Milano, 10 aprile 2009 - I difensori di Alberto Stasi, in aula, hanno parlato di incongruenze negli alibi degli zii e di una delle cugine della vittima, e cioe’ Stefania. La famiglia Cappa ieri è stata al centro di un passaggio dell’arringa della difesa de ragazzo, processato con rito abbreviato a Vigevano per l’omicidio della fidanzata. L’avvocato Ermanno Cappa, zio di Chiara Poggi ha annunciato azioni legali.

    ’’Evito commenti alle dichiarazioni rese ieri in udienza dai legali dell’imputato - ha detto oggi in una nota ufficiale Ermanno Cappa -. La mia famiglia, comunque, fara’ valere i propri diritti con la massima determinazione, avvalendosi di ogni strumento giuridico, in ogni sede competente, nei confronti di chiunque si sia permesso o si permetta di pronunciare maldicenze o calunnie, nonche’ nei confronti di chi strumentalizzi tali maldicenze a fini mediatici’’.

    Paola e Stefania Cappa erano balzate alla cronaca per il fotomontaggio in cui venivano ritratte con la cugina e affisso all’ingresso della casa di Chiara Poggi.

    Quotidiano.net 10 aprile 2009

    venerdì 3 aprile 2009

    Garlasco/ Secondo un quotidiano migliaia di file hard sul pc di Chiara Poggi.


    Condividevano molte cose, Alberto Stasi e Chiara Poggi. Ma di entrambi - dopo le ultime rivelazioni - non si può più dire che fossero dei ragazzi senza segreti. Nulla di anormale, intendiamoci. Ma Alberto è stato crocifisso quando si è scoperto che aveva guardato migliaia e migliaia di immagini e filmini porno. Poi si è scoperto che i due avevano girato anche qualche filmino privato mentre facevano sesso. Ora - come rivela Libero - l'ultimo passo. Anche a Chiara piaceva l'hard. E pure tanto.




    Secondo il quotidiano di Feltri, infatti, sarebbero 4420 gli accessi a 24 siti pornografici, 72 i video hard scaricati e copiati da youporn.com, 39 filmini tra i "preferiti". Il tutto sul pc di Chiara Poggi, la ragazza perbene, pudica, schiva. Lui, Alberto, per aver visto film erotici, è finito sotto inchiesta. Secondo la Procura il movente è grossomodo questo: lui osservava materiale hard, lei l'ha scoperto. E poi l'omicidio. Peccato che lei usasse giocattoli erotici, peccato che anche sul suo pc condividesse la passione del suo ragazzo bocconiano per i filmini erotici. Tanto che nel 2007 la ragazza ha visto per 1028 volte nuovemozioni.com, 50 pornotube,48 classicpornostars. E poi accessi a pornoshop e rivenditori di materiale piccante. Nessun reato, intendiamoci. Però con quest'ultimo scoop la posizione dell'accusa in questo processo già compromesso vacilla ancora di più...


    Affari Italiani 3 aprile 2009

    mercoledì 1 aprile 2009

    DELITTO DI GARLASCO, IL GIALLO DELL'ARMA

    Secondo il padre della vittima è sparito un martello dal garage, compatibile con l'oggetto usato per il delitto

    VIDEO LA 7

    Il 9 aprile a Vigevano si aprira' il processo con rito abbreviato contro l'ex fidanzato di Chiara Poggi, Alberto Stasi. Ieri, nel giorno in cui Chiara avrebbe compiuto 28 anni, i genitori sono tornati a parlare della sua morte. Il padre della vittima ha detto di aver notato la scomparsa di un martello, generalmente appoggiato sulla finestra del garage e di due teli da mare. Il martello sarebbe compatibile con l'oggetto contundente usato per il delitto, i teli, invece, potrebbero essere stati usati dall'assassino per pulirsi.

    martedì 31 marzo 2009

    OMICIDIO GARLASCO: RITA POGGI, CHIARA ERA TIMIDA E RISERVATA


    Garlasco, Chiara rifiutò riprese hard? - La mamma: "Chiara era felice"

    Roma, 30 mar. - (Adnkronos) - "Era timida e riservata" ma anche "ambiziosa. Non mi nascondeva niente. Aveva un carattere riservato". Cosi' Rita Poggi, la madre di Chiara, uccisa il 13 agosto del 2007 nella sua villetta di Garlasco, descrive la figlia in una intervista rilasciata nei giorni scorsi a Bruno Vespa e che "Porta a Porta" trasmettera' nella puntata di domani sera dedicata al delitto di Garlasco. Come anticipato da 'Porta a Porta', nell'intervista la madre di Chiara parla anche del rapporto della figlia con Alberto Stasi, unico indagato per il delitto: "li vedevo tranquilli. Mia figlia la vedevo tranquilla serena e felice" tanto serena da far pensare ai genitori anche ad una possibile "convivenza". In merito al delitto, Rita Poggi, rispondendo alle domande di Bruno Vespa, sottolinea come da quel terribile giorno si chiedano ancora cosa e' successo.

    "Abbiamo pensato anche ad una rapina - aggiunge - A qualcuno che fosse entrato in casa". Poggi ricorda come gia' in passato fossero entrati ladri di notte a casa ma sottolinea: "Chiara era molto attenta e accorta" non avrebbe mai aperto la porta ad uno sconosciuto. In merito alla settimana di Ferragosto che la coppia di fidanzati aveva programmato di passare assieme, Rita Poggi ricorda che Chiara "voleva stare a casa col suo ragazzo; era tornato dall'Inghilterra era stata via un mese e giustamente voleva stare a casa con lui; penso che sia normale". Chiara era andata a trovare Alberto anche a Londra e quando era tornata dal viaggio "era molto contenta - racconta la mamma - era contenta fino all'ultimo". Sul processo per l'omicidio la madre di Chiara spiega: "io devo, io devo sapere la verita' -dice - io devo sapere cosa e' successo a mia figlia, e quindi io devo assistere, ho il diritto di assistere al processo".

    Tornando a parlare del carattere di Chiara, Rita Poggi nell'intervista rilasciata a Bruno Vespa, descrive una "ragazza tranquilla, ma indipendente, nel senso che lei anche quando si e' cercata lavoro non ha chiesto aiuto, si e' arrangiata da sola. Doveva andare da qualche parte, fare qualche viaggio, cosi' quando andava in vacanza, era sempre lei che organizzava tutto. E devo dire che era brava ad organizzarsi tutto". Rita Poggi afferma di aver saputo del delitto della figlia da una telefonata dei carabinieri: "mi hanno detto che era morta, che l'avevano trovata in casa morta". E alla domanda se provo' a telefonare ad Alberto subito dopo risponde: "Dopo ho cercato, pero' preferisco non dire quello che ho fatto dopo.....certo che ho cercato conferme, anche i parenti...perche' qui (Garlasco ndr) avevo i parenti, avevo mia cognata..insomma".

    Garlasco, Chiara rifiutò riprese hard? - La mamma: "Chiara era felice"


    Per l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco il pm Rosa Muscio ha chiesto il rinvio a giudizio per il fidanzato di lei, Alberto Stasi. Ora si conoscono le motivazioni: secondo il pubblico ministero l'omicidio è maturato nell'ambito della coppia e il ragazzo potrebbe aver preteso da lei di realizzare riprese «hard», filmando un rapporto sessuale. E di fronte a un rifiuto categorico della ragazza potrebbe essersi scatenata una reazione violenta.
    Secondo l'accusa Stasi davanti al suo computer non era concentrato solo sulla tesi. Aveva immagine pornografiche e in passato aveva fatto regali a sfondo erotico a Chiara. Il pm ipotizza che lui abbia chiesto di fare una ripresa hard e che nemmeno sarebbe stata la prima volta. Secondo la pubblica accusa, è possibile che «questa volta Chiara si sia opposta categoricamente, scatenando la reazione violenta e feroce di Alberto Stasi».

    LA MAMMA: "CHIARA ERA FELICE". Chiara e Alberto «li vedevo tranquilli». Lei «la vedevo tranquilla serena e felice»; tanto serena da far pensare ai genitori anche ad una possibile convivenza. Così Rita Poggi parla del rapporto tra la figlia ed Alberto Stasi in un’intervista al programma di RaiUno "Porta a porta", che andrà in onda domani sera in una puntata dedicata al delitto di Garlasco.
    Chiara, ricorda la madre, «era timida e riservata», ma anche «ambiziosa. Non mi nascondeva niente. Aveva un carattere riservato». Il giorno de delitto dice di aver «pensato anche ad una rapina. A qualcuno che fosse entrato in casa». La signora Poggi ricorda come già in passato fossero entrati ladri di notte a casa. Ma subito sottolinea che «Chiara era molto attenta e accorta», non avrebbe mai aperto la porta ad uno sconosciuto.
    Quanto alla settimana di Ferragosto che la coppia aveva programmato di passare assieme, Rita Poggi ricorda che Chiara «voleva stare a casa col suo ragazzo; era tornato dall’Inghilterra, era stato via un mese e giustamente voleva stare a casa con lui; penso che sia normale». Chiara era andata a trovare Alberto anche a Londra e quando era tornata dal viaggio «era molto contenta – racconta la mamma – era contenta fino all’ultimo».
    «Io – prosegue poi – devo sapere la verità, io devo sapere cosa è successo a mia figlia e quindi io devo assistere, ho il diritto di assistere al processo».

    «Alberto ha ucciso per il rifiuto di Chiara di girare un film porno»


    30 marzo 2009

    Il rifiuto di prestarsi ad agire come la protagonista di un film domestico a luci rosse, girato dal fidanzato. La furia di lui, le percosse, la morte. In quattro ore di requisitoria di fronte al gup, Stefano Vitelli, il pm Rosa Muscio, ha fornito finalmente una ricostruzione e, soprattutto, un possibile movente, all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. Secondo la procura la giovane sarebbe stata vittima di una improvvisa esplosione di follia da parte del fidanzato. Alberto Stasi, che avrebbe tentato invano di convincerla a sottostare a giochi erotici spinti che lui avrebbe filmato con la videocamera. Nella tesi esposta dalla procura, si è dunque trattato di «un omicidio d’impeto ed estremamente efferato» e «il movente è certamente da collocarsi all’interno della dinamica di coppia, nel rapporto interpersonale tra Alberto e Chiara». Già in passato Stasi avrebbe sottoposto a Chiara richieste a luci rosse, talvolta venendo accontentato. E ciò spiegherebbe, secondo il pm, la frase pronunciata da Stasi a proposito di quelle riprese: «Chiara non voleva, ma se io glielo chiedevo lo faceva». Il rifiuto, da parte della ragazza, potrebbe aver innescato una reazione furiosa da parte di Alberto, che l’avrebbe colpita ripetutamente, trascinata nel gettata del vano scala dello scantinato, e quindi si sia lavato nel bagno al pianterreno della villetta, allontanandosi infine in bicicletta, lasciando sui pedali tracce del sangue della ragazza.

    Di Chiara ha parlato anche la madre, Rita Poggi, in un’intervista che sarà trasmessa martedì sera a “Porta a Porta”. «Era una ragazza tranquilla, lei e Alberto li vedevo sereni, noi genitori avevamo pensato anche alla convivenza. Chiara era contenta, contenta fino all’ultimo giorno». Sulla dinamica del delitto la signora ha detto di aver pensato inizialmente ad una rapina, in passato i ladri si erano introdotti nottetempo nella villetta di Garlasco dove viveva Chiara. «Ma lei era molto accorta e non avrebbe mai aperto ad uno sconosciuto».

    La scorsa settimana Stasi ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato. In caso di condanna, potrà usufruire dello sconto di un terzo della pena. L’udienza è stata fissata il 9 aprile prossimo.

    il secolo XIX 30 MARZO 2009

    sabato 28 marzo 2009

    Garlasco, Stasi chiede il rito abbreviato


    Alberto Stasi



    Una decisione che potrebbe garantire uno sconto di un terzo della pena
    PAVIA
    Ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato Alberto Stasi, il giovane accusato dell’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto del 2007 nella sua villetta a Garlasco. Questa mattina durante l’udienza preliminare, prima che parlassero l’avvocato di parte civile e i suoi difensori, Stasi si è alzato in piedi e rivolgendosi al Gup Stefano Vitelli ha detto: «Chiedo di essere ammesso al giudizio abbreviato». Richiesta che, invece, non è stata avanzata per l’altro procedimento in cui è imputato, quello per detenzione di materiale pedopornografico.

    Non si sa esattamente quali siano i motivi della scelta processuale di Stasi e dei suoi difensori. Si può supporre, però, che voglia evitare, nel caso di un rinvio a giudizio, il un processo davanti alla Corte d’assise di Pavia, oppure che lui e i suoi legali ritengano che la procura non abbia raccolto elementi sufficienti per convincere il giudice a pronunciare una sentenza di condanna. E, comunque, in caso di condanna, Stasi beneficerebbe uno sconto di un terzo della pena, previsto dal rito alternativo.

    Con la richiesta di questa mattina, per il giallo di Garlasco comincia così un processo vero e proprio che dovrebbe concludersi, nel giro di due udienze, il 18 aprile. A meno che giudice Vitelli non ritenga necessaria un supplemento d’indagine. Rita Poggi, la madre di Chiara uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, giudica in modo positivo il fatto che Alberto Stasi, unico indagato per l’omicidio, sarà giudicato con il rito abbreviato. «È un loro diritto - ha detto riferendosi alla richiesta presentata dalla difesa del 25enne - che hanno esercitato. I tempi saranno più rapidi e questo è positivo». A presentare il richiesta di rito abbreviato è stato lo stesso Stasi. Sentirlo parlare «non mi ha fatto nessun effetto», ha concluso Rita Poggi.
    La Stampa 28 marzo 2009

    martedì 17 marzo 2009

    GIALLO GARLASCO: CHIESTO RINVIO GIUDIZIO PER STASI

    » La notizia è arrivata adesso, non ci sono ancora articoli in merito.


    2009-03-17 20:03
    GIALLO GARLASCO: CHIESTO RINVIO GIUDIZIO PER STASI VIGEVANO (PAVIA) - I pm hanno chiesto il rinvio a giudizio di Alberto Stasi per l'omicidio di Chiara Poggi e la detenzione di materiale pedopornografico.

    E' durato oltre quattro ore l'intervento dei pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci, cominciato ricordando la telefonata di allarme di Alberto Stasi al 118, quel 13 agosto, per arrivare ad una conclusione abbastanza scontata: la richiesta di giudizio davanti alla Corte d'Assise per il fidanzato di Chiara Poggi, che considerano responsabile dell'omicidio. L'udienza preliminare riprenderà sabato 28 marzo con l'intervento della parte civile per la famiglia Poggi e dei difensori di Alberto Stasi. Subito dopo la conclusione dell'udienza, sia i Poggi che Stasi, con i rispettivi legali, hanno lasciato il Palazzo di giustizia di Vigevano.

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