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mercoledì 22 febbraio 2012

Concordia, trovata la piccola Dayana

  Concordia, trovati quattro corpi

"Recuperato quello della bambina e di una donna" La piccola aveva 5 anni ed era in vacanza con il padre. Dal naufragio del 13 gennaio, mancavano all'appello 15 persone

GIGLIO - I vigili del fuoco hanno individuato quattro corpi nella parte sommersa della nave Concordia naufragata davanti all'Isola del Giglio. Tra i cadaveri scoperti sul ponte 4 dell'imbarcazione c'è anche quello di Dayana Arlotti, 5 anni, di Rimini e quello di una donna. La piccola si trovava in crociera con il padre. La notizia è stata diffusa dalla struttura del Commissario delegato per l'emergenza naufragio, spiegando che il ritrovamento è stato effettuato poco dopo le 13 da personale del corpo nazionale dei vigili del fuoco e che il corpo della bimba e quello della donna "sono stati recuperati".
Dal naufragio del 13 gennaio, 1 mancavano all'appello 15 persone.

LO SPECIALE 2

Susy Albertini, la mamma della piccola Dayana Arlotti, è già in viaggio verso l'isola del Giglio. "La notizia ha gelato il sangue alla mamma - spiega il suo avvocato, Heidi Spano - si è concretizzata una realtà temuta ma che fino ad ora non era tangibile". Susy Albertini, ha spiegato ancora l'avvocato, non effettuerà il riconoscimento ufficiale del corpo. "Non se la sente - spiega Spano - ci sarà il test del dna. Credo che nemmeno il compagno della mamma
voglia vedere il corpo della piccola Dayana".

A indirizzare le ricerche è stato uno screening fatto nei giorni scorsi attraverso le testimonianze dei sopravvissuti che avevano indicato i punti dove si sarebbero potuti trovare l'ultima volta che erano stati visti alcuni dei dispersi. Le operazioni di recupero saranno lunghe a cause delle difficili condizioni di intervento.

Nella generale tragedia della Concordia, la storia di Dayana aveva commosso in particolare. Padre e figlia si erano imbarcati venerdì 13 gennaio a Civitavecchia insieme alla compagna di Williams, Michela Maroncelli, 32enne di Villa Verucchio. L'unica dei tre riminesi a salvarsi e a fare ritorno a casa. Tutti e tre, Williams e Dayana e Michela, spiegava nelle ore successive al naufragio la cugina dell'uomo Sabrina Ottaviani 3, "sono andati avanti e indietro. Erano dalla parte dove la gente si è salvata, poi li hanno fatti andare dall'altra, quella che poi ha iniziato a inclinarsi. Se ne sono accorti e sono tornati indietro: la bimba è scivolata, il babbo con lei".

Un incubo reso più pesante dalle condizioni di salute di Arlotti, malato di una grave forma di diabete per cui si era sottoposto a un doppio trapianto di organi che lo costringeva a prendere farmaci salvavita diverse volte al giorno. Al Giglio, dopo il naufragio, la mamma di Dayana - Susy Albertini, ex moglie di Arlotti - fino all'ultimo aveva cercato e sperato di riabbracciare la piccola. "Fatemi salire per ritrovare mia figlia, a me risponderà", aveva chiesto ai soccorritori appena arrivata davanti al relitto.
(la repubblica 22 febbraio 2012)

sabato 14 gennaio 2012

NAUFRAGIO AL GIGLIO: ANCORA 70 DISPERSI MENTRE LA NAVE AFFONDA (FOTO)


Apocalisse al Giglio (AFP)

Affonda nave al Giglio: tre morti, 70 da rintracciare. 40 feriti e scene apocalittiche: "Sembrava il Titanic"
A bordo della Costa Concordia oltre 4.200 persone tra passeggeri ed equipaggio. La compagnia: "Il momento più tragico in 64 anni di storia: siamo costernati"


A bordo della Costa Concordia oltre 4.200 persone tra passeggeri ed equipaggio. La compagnia: "Il momento più tragico in 64 anni di storia: siamo costernati"
Apocalisse al Giglio (AFP)
 
Isola del Giglio (Grosseto), 14 gennaio 2012 - "E' stato un incubo, sembrava di essere sul Titanic, abbiamo veramente creduto di morire". Queste le drammatice testimonianze dei naufraghi della nave Concordia della Costa Crociere, incagliatasi a ridosso degli scogli di Punta Gabbianara, all’isola del Giglio (Grosseto).
Il bilancio provvisorio è di tre morti per annegamento, 40 feriti con traumi e fratture e un numero ancora imprecisato di dispersi (70 quelli che non sono ancora stati rintracciati). Ma il bilancio sarebbe potuto essere ben più pesante, dal momento che a bordo del gigante dei mari c'erano 4.234 persone tra passeggeri (moltissimi gli stranieri) ed equipaggio.

La nave da crociera era partita da Civitavecchia circa due ore e mezza prima dell'incidente per il tour 'Profumo di agrumi' che avrebbe toccato i porti di Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma de Maiorca, Cagliari e Palermo. I passeggeri sono a cena quando si avverte un forte boato e si succedono diversi black out: l'imbarcazione si inclina e si scatena il panico. Urla e l’invito ad indossare i salvagente e avvicinarsi alle scialuppe "per precauzione".
All’inizio sembra che tutto si possa concludere senza gravi conseguenze e solo tanta paura, ma, durante l’evacuazione, qualcosa non ha funzionato: molti passeggeri sono caduti in acqua, qualcuno forse vi si è gettato per la paura, mentre lo scafo si inclinava sempre più, e ha dovuto vedersela con il freddo del mare e della notte. "A bordo c'era panico anche tra i membri dell'equipaggio. Molti stranieri. Non sapevano esattamente cosa fare neanche loro", ha riferito Yuri Selvaggi, uno dei viaggiatori in vacanza con la famiglia.

"Le procedure di sicurezza previste in questi casi sono state eseguite nei tempi corretti", ha spiegato il direttore generale della Compagnia, Gianni Onorato, per il quale "corretta" è stata anche "la decisione del comandante di evacuare la nave quando ha ritenuto che ci fossero le condizioni di sicurezza". "La repentina" inclinazione della nave, però, "ha reso complicate le procedure di evacuazione", ha aggiunto Onorato sottolineando che "in 64 anni di storia è il momento più tragico per Costa Crociere, siamo costernati".

A chiarire la dinamica dell'incidente e cosa non abbia funzionato nel corso dell'evacuazione saranno due inchieste: una amministrativa della Capitaneria di porto, l'altra della procura di Grosseto che ha aperto un fascicolo per naufragio, disastro e omicidio colposo. Le indagini dovranno stabilire se si è trattato di un errore umano o di avaria degli apparati elettronici.

Secondo alcuni passeggeri la nave sarebbe stata fuori rotta di alcune miglia, intanto è stato ascoltato il comandante della Concordia Francesco Schettino. "Mentre navigavamo ad andatura turistica abbiamo impattato uno sperone di roccia che non era segnalato. Secondo la carta nautica, doveva esserci acqua a sufficienza sotto di noi", ha spiegato l'ufficiale.

Oltre 3mila persone sono già state evacuate dall'isola del Giglio, dove sono stati prestati i primi soccorsi dalla popolazione locale, e trasportati sulla terraferma. Alitalia ha messo a disposizione tutti i posti disponibili per il rientro dei croceristi nei paesi di origine.
Redazione online
 http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/01/14/652598-affonda_nave_crociera_giglio_almeno_morti.shtml

mercoledì 4 gennaio 2012

Parolisi: sequestrate le lettere dal carcere

Salvatore Parolisi: sequestrate le lettere dal carcere

Delitto passionale. Questa è la linea di indagine che gli inquirenti seguono costantemente alle continua ricerca di qualcosa che possa sbloccare la situazione. La passione è quella del triangolo amoroso e pericoloso in cui il caporal maggiore Salvatore Parolisi si districava fino alla tragedia finale.
In questa direzione è volta la decisione dei magistrati teramani di requisire ed inserire nel fascicolo le lettere che Salvatore Parolisi, unico indagato per l'omicidio, ha scritto all'amante da quando è in carcere. Questo provvedimento si affianca all'altro per il quale è stato messo sotto sequestro anche il computer dell'ex allieva.

Probabilmente gli inquirenti pensano che nelle lettere dal carcere, il caporal maggiore dell'esercito possa essere caduto in contraddizione o magari possa aver commesso l'errore di dire quel qualcosa di troppo che potrebbe incastrarlo.
I Ros fanno sapere che dai primi controlli sul computer della donna sono emersi dati ed elementi significativi.

Parolisi, intanto, dal carcere non scrive solamente lettere per l'ex amante ma continua a chiedere a gran voce di poter incontrare la figlia di due anni, ma con molta probabilità dovrà ancora aspettare alcune settimane prima di avere il definitivo permesso che gli consentirà di incontrare la bambina.
FONTE: abruzzo 24ore,  4 gennaio 2012

martedì 3 gennaio 2012

Sgarbi shock: Don Gelmini pedofilo? Colpa di 4 ragazzotti che si son fatti toccare per vendersi - video



Le dichiarazioni al funerale di don Verzè: "Che don Gelmini accarezzi un ragazzo è una cosa che non vuol dire nulla".  

http://www.cadoinpiedi.it/2012/01/03/sgarbi_shock_don_gelmini_pedofilo_colpa_di_4_ragazzotti_che_si_son_fatti_toccare_per_vendersi_-_vide.html

martedì 6 dicembre 2011

GARLASCO: RICHIESTA CONDANNA A 30 ANNI PER STASI.OGGI LA SENTENZA

11:33 06 DIC 2011

(AGI) - Milano, 6 dic. - Il sostituto procuratore generale di Milano, Laura Barbaini, ha ribadito la richiesta di condannare a trent'anni di carcere per omicidio volontario aggravato dalla crudelta' Alberto Stasi, nel processo d'appello per il delitto di Garlasco. Secondo la rappresentante della pubblica accusa, l'ex studente bocconiano e' colpevole 'al di la' di ogni ragionevole dubbio'. In subordine a una sentenza di condanna, Barbaini ha chiesto di rinnovare il dibattimento. E, in questa prospettiva, ha insistito molto sulla necessita' di svolgere accertamenti sui due gradini all'inizio della scala dove fu trovato il corpo di Chiara Poggi, definiti dal pg "il fulcro dell'omicidio". Quei due gradini, fortemente imbrattati di sangue, non sono stati analizzati nelle perizie effettuate durante il primo grado per valutare se Alberto potesse non sporcarsi le suole delle scarpe col sangue della vittima, camminando sul pavimento di casa Poggi.

  Dopo la rappresentante dell'accusa, ha preso la parola il legale di parte civile per la famiglia Poggi, l'avvocato Gian Luigi Tizzoni, che si e' associato alle richieste di condanna o, in subordine, di nuove perizie fatte dal pg. L'ultima parola spetta adesso ai legali di Alberto, poi iniziera' la camera di consiglio.

lunedì 5 dicembre 2011

Nuova maxi-perizia per il delitto Cesaroni

Secondo la Corte gli esperti dovranno «esprimere le loro valutazioni in merito alle contrastanti prospettazioni dei consulenti del pubblico ministero e delle parti private»


Carlo Previderè e Paolo Fattorini, due dei tre periti (Foto Ansa) 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Carlo Previderè e Paolo Fattorini, due dei tre periti (Foto Ansa)
 
ROMA - Orario e cause della morte, natura delle lesioni sul seno di Simonetta, modalità di conservazione dei reperti. Su questo dovrà esprimersi la maxiperizia affidata lunedì dalla Corte d'Assise d'Appello di Roma davanti alla quale si celebra il processo per la morte di Simonetta Cesaroni, uccisa il 7 agosto del 1990 a Roma. SI COMINCIA IL 20 DICEMBRE - I tre periti, Carlo Previterè, Paolo Fattorini e Corrado Cipolla, dovranno «esprimere le loro valutazioni - è quanto richiesto dalla corte - in merito alle contrastanti prospettazioni dei consulenti del pubblico ministero e delle parti private, con particolare riguardo all'orario della morte, alle cause e ai mezzi che l'anno prodotta, alla natura e all'epoca di determinazioni delle lesioni riportate dalla vittima sul seno sinistro e in regione sterno claveare, nonchè‚ alle modalità di conservazione dei reperti utilizzati per le analisi genetiche e alla attribuibilità delle relative tracce».

mercoledì 30 novembre 2011

MELANIA, CHI L'HA VISTO: L'AVV. BISCOTTI SI OFFRI' ANCHE ALLA FAMIGLIA REA


Gli attuali avvocati di Salvatore Parolisi, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, secondo quanto affermato stasera dai familiari di Melania Rea durante la trasmissione "Chi l'ha visto", precedentemente avrebbero telefonato alla  famiglia Rea, per offrirsi come loro legali. In trasmissione è stato anche detto che l'offerta di assistenza legale era stata fatta a titolo gratuito, e il commento dell'ex amico di Parolisi, in studio, è stato che, considerando che Salvatore teneva tanto ai soldi, gli avrà fatto piacere non spendere.

wildgreta-30 novembre 2011

SARAH SCAZZI, MICHELE MISSERI NON POTRA' ALLONTANARSI DA AVETRANA

Sarah Scazzi - Nuovi provvedimenti cautelari per Michele Misseri

Sarah Scazzi - Nuovi provvedimenti cautelari per Michele Misseri
La Procura di Taranto ha deciso l'applicazione di nuove misure cautelari nei confronti di Michele Misseri, accusato di soppressione di cadavere, oltre al fatto dellle continue autoaccuse sulla totale responsabilità dell'omicidio di Sarah Scazzi.
Dalla fine dello scorso maggio, dopo la scarcerazione, Misseri aveva obbligo di firma dalle 17 alle 18 presso la caserma dei carabinieri di Avetrana, ma in seguito al fatto che lo stesso Misseri si sia presentato per la firma con un anticipo di 40 minuti, dicendo di avere un impegno a Taranto, ha fatto scattare, da parte del giudice per l'udienza preliminare, un nuovo e più severo provvedimento. Infatti, l'impegno che Misseri ha detto di avere, altro non era che la registrazione della puntata della trasmissione "Matrix", nella quale ha rilasciato un'intervista che per altro pare avere suscitato una notevole ondata di sdegno da parte del pubblico e della madre di Sarah, Concetta Scazzi.
I pm di Taranto hanno richiesto l'immediato provvedimento di arresto domiciliare, ma il tribunale non ha accolto l'istanza, ed ha invece stabilito un raddoppio del provvedimento già esistente, ovvero, obbligo di firma al mattino e alla sera e divieto di uscire da casa dalle 19 alle 7.00, oltre a non poter oltrepassare i confini del Comune di Avetrana.

martedì 29 novembre 2011

OMICIDIO REA: PER PROCURA INDAGINI CHIUSE ENTRO DICEMBRE


TERAMO - Entro dicembre, al più tardi entro la metà di gennaio, la procura della Repubblica di Teramo chiuderà le indagini sull'omicidio di Melania Rea, il cui unico indiziato resta Salvatore Parolisi, nei confronti del quale la Cassazione ieri sera ha confermato la misura cautelare in carcere decisa dal gip di Teramo, poi confermata dal Riesame.
Lo ha fatto chiaramente intendere il procuratore capo Gabriele Ferretti
 
Il lavoro della procura si sostanzia, in quest'ultima fase, nell'audizione di vari testimoni tra cui alcuni ufficiali della caserma Clementi di Ascoli Piceno. 

lunedì 28 novembre 2011

PAROLISI, CASSAZIONE: NO ALLA SCARCERAZIONE


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(ANSA) - ANCONA, 28 NOV - Rigettare il ricorso della difesa e quindi confermare l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti del caporalmaggiore Salvatore Parolisi. E' questa la richiesta del sostituto procuratore generale della Cassazione, Giovanni De Santis, che oggi - in udienza, alla prima sezione penale - ha chiesto il rigetto del ricorso presentato dalla difesa di Parolisi, accusato dell'omicidio della moglie, Melania Rea, trovata morta nel boschetto di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo) il 20 aprile scorso. (ANSA)

Melania Rea, quella macchia non scagiona Parolisi"

"Il sangue su Melania non scagiona Parolisi"L'accusa: “Quella traccia non è di un polsino, ma della chiusura lampo di Melania”

FOTO POLSINO

di Mario Di Vito

Ascoli Piceno, 27 novembre 2011 – Si riparte. Dopo una lunga pausa che dura da agosto (ovvero, da quando si è pronunciato il tribunale del Riesame di L’Aquila), il caso di Melania Rea torna nelle aule di tribunale. Domani, infatti, la prima sezione della corte di Cassazione deciderà sulla detenzione di Salvatore Parolisi, in carcere con l’accusa di omicidio nei confronti di sua moglie. Una decisione che ha trovato d’accordo le procure e i Gip di Ascoli e Teramo, oltre che il tribunale del Riesame del capoluogo abruzzese.
Così, nella lunga e snervante partita tra l’accusa e gli onnipresenti avvocati del caporalmaggiore, si aggiungerà un nuovo tassello. "Salvatore Parolisi chiede con insistenza che inizi presto il suo processo perché vuole dimostrare la sua assoluta innocenza", così ha commentato Walter Biscotti, nell’attesa che precede l’ennesimo giorno cruciale della vicenda che si è consumata a una velocità folle tra tradimenti, bugie, soldi e colpi di scena clamorosi, il tutto, ovviamente, in diretta televisiva permanente.
“Ci aspettiamo che i giudici della Cassazione prendano doverosamente in considerazione le nostre argomentazioni — prosegue il legale —, e annullino la sentenza del Riesame che ha lasciato Salvatore in carcere. Perché lui è innocente. E adesso c’è un nuovo elemento a dimostrarlo: la strisciata di sangue sulla gamba della povera Melania”.

lunedì 21 novembre 2011

PAROLISI PROTAGONISTA DI UN LIBRO: LA DONNA DEL SOLDATO

"Parolisi è un grande bugiardo" La verità dell'ex su un libro

Note di Wildgreta:  ogni volta che si cerca di monetizzare la morte, ho un senso di nausea.


"Parolisi è un grande bugiardo", la verità della sua ex in un libro


S alvatore Parolisi, il caporalmaggiore in carcere con l'accusa di aver ucciso la moglie Melania Rea, diventa il protagonista di un libro. A scriverlo sono stati Grazia Longo e Roberto Tallei: "La donna del soldato" che ricostruisce tutti gli spostamenti dell'uomo prima e dopo il delitto. Nel volume ci sono i bollenti messaggi e le foto via Facebook tra lui e l'amante soldatessa, le intercettazioni prima dell'arresto, le bugie, le versioni contraddittorie e la proclamazione d'innocenza di Salvatore e si conclude con il dolore e la delusione della famiglia Rea.

Nel libro sono contenute delle dichiarazioni inedite di Loredana, la soldatessa che dal 2009 aveva una relazione con Salvatore Parolisi. Dice La donna: "Salvatore? È un Don Giovanni che si è sempre destreggiato tra una bugia e l'altra". E ancora: "Mi fidavo di lui perchè mi ha confessato tutta la sua vita, tutte le palle che ha dovuto raccontare. Poi però mi diceva che con me era diverso, che con me era sempre sincero perchè si trovava bene. E io gli credevo. Credevo che lui fosse cambiato per me", si è sfogata Ludovica, che si dice ancora assolutamente convinta dell'innocenza di Parolisi. Per i giudici proprio la relazione extraconiugale tra Parolisi e la soldatessa sarebbe il possibile movente dell'omicidio. Salvatore potrebbe aver perso la testa per lo stress derivante dal dover gestire una vita parallela.

martedì 15 novembre 2011

MOSCA, DONNA HA UN ALIENO NEL FRIGO E LO FOTOGRAFA

"HO UN ALIENO NEL FRIGO". MISTERO IN RUSSIA 



















MOSCA - "Ho un alieno in frigo". È pronta a giurarlo una donna russa, Marta Yegorovnam. La signora, residente a Petrozavodsk, ha trovato anche qualcuno disposto a crederle. Si tratta niente di meno che dell'Accademia delle Scienze di Carelia Petrozavodsk, che sta studiando la storia di Marta. La donna ha raccontato di aver conservato il corpo di un alieno nel proprio frigorifero per due anni e che adeso avrebbe deciso di scattare delle immagini come prova della presenza dell'extra-terrestre.

I "critici", o gli "scettici" se si vuole, fanno presente che l'"alieno" sembrerebbe proprio un vegetale rinsecchito che assomiglia un "omino verde" dei film di fantascienza. Ma l'Accademia delle scienze è stata inamovibile nel prendere in considerazione la bizzarra storia. "Potrebbe trattarsi di un falso elaborato, tuttavia la possibilità che possa essere un alieno vero non dovrebbe essere scartata a prescindere" ha detto l'esperto UFO Michael Cohen.
http://www.leggo.it/articolo.php?id=148525

lunedì 14 novembre 2011

Sarah Scazzi, Sabrina e Cosima restano in carcere


14 novembre 2011
Taranto - Il gup del tribunale di Taranto, Pompeo Carriere, ha respinto la richiesta di scarcerazione per Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano, accusate dell’omicidio della quindicenne Sarah Scazzi, uccisa il 25 agosto dello scorso anno ad Avetrana. Del delitto continua ad autoaccusarsi Michele Misseri.

«È una decisione che non ci aspettavamo. Ovviamente speravamo in un esito diverso e continuiamo a pensare che non ci sono i presupposti per mantenere la custodia cautelare». Lo ha detto l’avvocato Nicola Marseglia, che assieme a Franco Coppi assiste Sabrina Misseri, commentando la decisione del gup di respingere l’istanza di scarcerazione per Sabrina e sua madre Cosima Serrano. «Aspettiamo l’udienza di lunedì prossimo - aggiunge il penalista - e poi valuteremo se presentare impugnazione, verosimilmente sì, e quale tipo di impugnazione presentare. Se seguire cioè la trafila del tribunale del Riesame o ricorrere direttamente in Cassazione».

Delitto Olgiata, filippino condannato a 16 anni


Il filippino Manuel Winston Reyes, reo confesso dell’omicidio di Alberica Filo della Torre, uccisa il 10 luglio del 1991 nella sua villa dell’Olgiata a Roma, è stato condannato a 16 anni di carcere. Alla lettura della sentenza, il filippino non ha fatto alcun commento con i suoi difensori e ha lasciato il palazzo di giustizia in manette scortato da due agenti di polizia penitenziaria. E neanche i familiari della vittima, il marito Pietro Mattei e i figli Manfredi e Domitilla, hanno voluto rilasciare dichiarazioni ai giornalisti alla fine dell’udienza. L’accusa, sostenuta dal pm Francesca Loi, che aveva sollecitato per l’imputato la condanna all’ergastolo, si riferiva al fatto che dopo aver ucciso si era anche impossessato dei gioielli. Alla lettura della sentenza la famiglia della contessa, che è stata rappresentata da Giuseppe Marazzita, era presente in aula. Si tratta del marito Pietro Mattei e dei figli, Domitilla e Manfredi. Nessuna parola invece è uscita dalla bocca di Reyes.
Il Fatto 14 novembre 2011

venerdì 11 novembre 2011

Elisa Claps: Danilo Restivo condannato a 30 anni


Danilo Restivo

il processo a salerno la morte della studentessa 16enne nel 1993
Elisa Claps, la sentenza per l'omicidio: Danilo Restivo condannato a 30 anni
L'uomo si era trasferito in Inghilterra dove nel 2010 è stato condannato all'ergastolo per aver ucciso la vicina

SALERNO - Dopo 18 anni arriva la prima verità giudiziaria sul giallo dell'omicidio di Elisa Claps. I giudici del tribunale di Salerno, accogliendo la richieste dell'accusa, hanno riconosciuto Danilo Restivo colpevole dell'omicidio della studentessa potentina 16enne, condannando il 39enne a una pena di 30 anni di reclusione. La massima condanna possibile nel processo celebrato con rito abbreviato davanti al gup Elisabetta Boccassini.

LA STORIA DI ELISA - Elisa Claps, ultima di tre figli, sparisce nel nulla il 12 settembre del 1993. È domenica, Elisa, che frequenta il primo liceo classico, lascia casa dei genitori al mattino per andare in chiesa e da allora non dà più notizie. Un'amica riferisce che Elisa le ha detto di dover incontrare una persona nella Chiesa della Santissima Trinità e da lì la madre, Filomena, e il fratello, Gildo, cominciano le ricerche della giovane scomparsa, chiedendo vanamente che si proceda a una perquisizione dell'edificio.

martedì 8 novembre 2011

PEDOFILIA CUBA,CONDANNATI 3 ITALIANI: "AIUTATECI, SIAMO INNOCENTI"

Angelo Malavasi e Luigi Sartorio (da ilgazzettino.it)























VICENZA - Condanne pesantissime: 25 e 20 anni di carcere da scontare a Cuba. Questo l'esito del processo a tre italiani, processati per la morte di una dodicenne avvenuta a Bayamo il 14 maggio 2010 dopo un festino a base di sesso e droga.
Il reato contestato è corruzione di minorenne: Luigi Sartorio, 44 anni, vicentino, è stato condannato a 20 anni di carcere, mentre Angelo Malavasi, 45enne originario di Mirandola nel Modenese, è stato condannato a 25 anni, come Simone Pini, 43 anni, fiorentino.

A pronunciare la sentenza è stato il giudice del Tribunale provinciale di Granma a Bayamo, che non ha creduto alla proclamazione di innocenza dei tre italiani. Ad essere condannati sono stati anche sei cubani.
Al principale imputato, Vicel Ramos Cedeno, sono stati inflitti 30 anni di pena, agli altri tra i 20 e 25 anni.
Secondo l'accusa, il gruppo di italiani e cubani trascinò Lillian Ramirez Espinosa, ragazzina con gravi problemi asmatici, in un locale di Bayamo.
La 12enne venne poi caricata su un'auto e abbandonata senza vita in un campo.
Sartorio e Malavasi sono stati condotti nel carcere di Este y La Condesa,
Pini in quello di Las Mangas a Bayamo.
Tutti e tre erano stati arrestati nelle settimane successive alla morte della minorenne.

«SONO INNOCENTE» «Io non c'entro nulla con questa storia. Ero a Cuba in quel periodo, ma altrove, e al festino non ho mai partecipato. Dovete fare qualcosa in Italia, dovete toglierci da questa situazione, io, Pini e Sartorio: siamo tutti e tre innocenti e in carcere senza motivo». Parla al 'Resto del Carlinò dal carcere La Condesa, alla periferia della capitale L'Avana, Angelo Malavasi, 46 anni, di Casalgrande (Reggio Emilia), condannato con i connazionali in seguito alla morte di una dodicenne avvenuta a Bayamo, sull'isola caraibica, il 14 maggio 2010 dopo un festino a base di sesso e droga. Malavasi è stato condannato a 25 anni; stessa pena per Simone Pini, 43 anni, fiorentino, mentre Luigi Sartorio, 44, vicentino, è stato condannato a venti anni per corruzione di minore.

GARLASCO, INIZIA IL PROCESSO D'APPELLO. MAMMA CHIARA POGGI: "TROVATE IL KILLER"

Lunedì 07 Novembre 2011 - 20:08

MILANO - Domani mattina Alberto Stasi ritorna a rivivere il suo «incubo». Ritorna sul banco degli imputati per difendersi dall'accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà per il brutale massacro della sua fidanzata Chiara poggi, uccisa il 13 agosto di quattro anni fa. Una vicenda per cui, a dicembre 2009, è stato assolto in primo grado ma con formula dubitativa a causa di indagini incomplete, e che adesso si riapre. Con lui che spera di essere di nuovo giudicato innocente e con i genitori di Chiara che chiedono di sapere la verità, nome e cognome dell'assassino di loro figlia. Così alle nove in punto, in un Palazzo di Giustizia che come per i processi a Silvio Berlusconi, sarà off-limits per le telecamere e i fotografi, davanti alla seconda sezione penale della Corte d'Assise d'Appello si alzerà il sipario su quello ormai noto come il 'giallo di Garlasco'.

Udienza a porte chiuse perchè il giudizio, come era accaduto davanti al gup di Vigevano Stefano Vitelli, è con rito abbreviato. In aula quindi oltre a otto giudici, due togati e sei popolari, che dovranno emettere il verdetto, ci saranno il sostituto procuratore generale Laura Barbaini, Stasi e i Poggi con i loro rispettivi legali, ma non il pubblico e nemmeno i numerosi giornalisti. Insomma un deja-vu, come un deja-vu è l'attenzione mediatica che di giorno in giorno sta di nuovo crescendo attorno al caso. Caso che il pg Barbaini e i Poggi puntano a far riaprire per ottenere la condanna di Alberto: chiederanno nuovi accertamenti e perizie su quelli che sono ritenuti gli 'elementi cardine' dell'inchiesta per cercare di ricostruire cosa davvero accadde quella mattina di agosto di quattro anni fa nella villetta di via Pascoli.

Si va dalla simulazione dei possibili percorsi del giovane all'interno della villetta del massacro, all'esame delle suole delle scarpe Lacoste calzate dal ragazzo quando ritrovò in cadavere della fidanzata per capire se potevano trattenere o meno «tracce ematiche». Il motivo: nonostante ci fosse sangue dappertutto, dalle analisi di laboratorio, sono risultate inspiegabilmente pulite. E poi gli esami sul computer di Stasi, sul capello biondo e corto ritrovato in mezzo alla ciocca scura che Chiara stringeva tra le dita, sul «materiale» rivenuto sotto le sue unghie e infine, altra richiesta, l'ascolto il aula della registrazione della telefonata fatta da Alberto al 118 per dare l'allarme.

mercoledì 2 novembre 2011

Chi l'ha visto, Yara: trovato sui vestiti Dna di un italiano



Indiscrezioni riportate dalla trasmissione Chi l'ha visto?
Gli inquirenti sarebbero risaliti a un familiare


MILANO - Il Dna sui vestiti di Yara Gambirasio, sarebbe di un italiano. La notizia è stata data mercoledì sera nel corso della puntata di Chi l'ha visto?, la trasmissione di Raitre. Gli inquirenti, secondo indiscrezioni riportate nel corso del programma, sarebbero risaliti a un familiare di chi ha lasciato il suo Dna sugli indumenti indossati dalla ragazzina di Brembate Sopra (Bergamo) sequestrata e uccisa a pochi metri da casa un anno fa.


CORRIERE DELLA SERA Redazione Online
02 novembre 2011 22:31

Omicidio Sarah Scazzi: fissata udienza Riesame Taranto su Cosima e Sabrina





Taranto, 31 ott. 
(Adnkronos) - E' stata fissata al 22 novembre l'udienza del Tribunale del Riesame di Taranto che dovra' decidere circa l'annullamento con rinvio deciso dalla Corte di Cassazione lo scorso 26 settembre di una precedente ordinanza del Riesame della citta' jonica, del 20 giugno, con la quale venivano confermati gli arresti eseguiti il 20 maggio scorso a carico di Sabrina Misseri e Cosima Serrano, accusate di concorso in omicidio e soppressione di cadavere nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Sarah Scazzi. 


La 15enne di Avetrana venne uccisa il 26 agosto del 2010. Contro l'ordinanza del 20 giugno presentarono ricorso alla Suprema Corte sia gli avvocati di Sabrina, Franco Coppi e Nicola Marseglia, che di Cosima, Franco De Jaco e Luigi Rella. Per la Cassazione, c'e' ''insussistenza del quadro di gravita' indiziaria in ordine ai delitti, loro contestati in concorso, di omicidio volontario e sequestro di persona''. (segue)
(31 ottobre 2011 ore 20.32)

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