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mercoledì 2 novembre 2011
Chi l'ha visto, Yara: trovato sui vestiti Dna di un italiano
Indiscrezioni riportate dalla trasmissione Chi l'ha visto?
Gli inquirenti sarebbero risaliti a un familiare
MILANO - Il Dna sui vestiti di Yara Gambirasio, sarebbe di un italiano. La notizia è stata data mercoledì sera nel corso della puntata di Chi l'ha visto?, la trasmissione di Raitre. Gli inquirenti, secondo indiscrezioni riportate nel corso del programma, sarebbero risaliti a un familiare di chi ha lasciato il suo Dna sugli indumenti indossati dalla ragazzina di Brembate Sopra (Bergamo) sequestrata e uccisa a pochi metri da casa un anno fa.
CORRIERE DELLA SERA Redazione Online
02 novembre 2011 22:31
domenica 16 gennaio 2011
YARA, I RISCHI DEL SILENZIO STAMPA CHIESTO DALLA FAMIGLIA
Leggiamo che la famiglia di Yara ha chiesto il silenzio stampa sul caso.Leggiamo anche che il sindaco di Brembate ha chiesto alle tv di sgombrare il campo da camion, regie mobili, ecc. E leggiamo infine che gli inquirenti sarebbero d'accordo. Riteniamo che alcuni servizi televisivi recenti abbiano fatto scaturire questa decisione e in particolare i riferimenti agli arresti dei proprietari di una ditta che lavora nel cantiere di Mapello avvenuti in passato.
Oggi la ditta è commissariata, ed è totalmente estranea alla passata gestione.I suoi lavoratori si sono sentiti chiamati in causa indebitamente, e hanno scritto una lettera di protesta, perchè quello che è avvenuto in passato non ha nulla a che vedere con loro, nè con l'attuale gestione.Comprendiamo il loro disagio, comprendiamo anche che spesso in assenza di notizie le tv si lasciano andare alle ipotesi più fantasiose per cercare di intrattenere un pubblico che segue sempre più numeroso questi fatti di cronaca. Non deve sfuggirci però il fatto che spesso i giornalisti hanno contribuito in maniera decisiva alla soluzione di alcuni di questi casi e che spesso è stata proprio la pressione dei media a non fare abbassare la guardia nella ricerca della verità.
Il silenzio , a nostro avviso, è il nemico numero uno dei colpevoli ed è uno dei loro principali alleati. Se, quindi, i media si sono rivelati utili in tanti casi, come mai per il caso Yara, dovrebbero diventare improvvisamente dannosi? Noi riteniamo che il silenzio uccida a volte più delle parole a vanvera, le quali proprio perchè senza fondamento sono alla lunga destinate all'oblio.
Su Bergamo news, oggi leggiamo:" Comprendiamo la stanchezza di un paese che da 51 giorni vive con i riflettori puntati in faccia. Dal canto nostro, per quanto possibile, abbiamo cercato, anche partecipando ad alcuni di questi programmi, di stare ai fatti e di ridimensionare le fantasie.(...) C'è solo un antidoto al cattivo giornalismo, ed è il buon giornalismo. In secondo luogo, l'attenzione della stampa se da un lato rischia di essere troppo invadente, dall'altro può contribuire a non far abbassare la guardia su una vicenda che ha avuto un forte impatto sulla vita di tutti. Ecco perché ci sembra eccessivo il perentorio invito degli amministratori a sgomberare il suolo pubblico di Brembate. Quello che non vorremmo si verificasse, è che il silenzio stampa, con l'andare del tempo, diventasse silenzio tout court. Questo sì che sarebbe grave."
Noi concordiamo con questa tesi.
Yara Gambirasio
martedì 7 dicembre 2010
YARA: DUE INDAGINI PARALLELE FRA CANI INFALLIBILI E TESTIMONIANZE ATTENDIBILI
Di Wildgreta
Dopo la scarcerazione dell'operaio marocchino, nessuno vuole credere che le indagini debbano ricominciare daccapo.Ci sono infatti due piste parallele che qualche giornale definisce opposte, ma che a mio avviso potrebbero essere invece parallele.Infatti nel pomeriggio sono usciti alcuni articoli in cui si dice che la polizia d'ora in poi affiancherà la questura e la Guardia Forestale ha richiamato anche uomini in congedo.Tornano in auge i due uomini visti da Tironi parlare con Yara, ma penso che se nessuno se ne fosse occupato fino adesso sarebbe veramente grave.
Due piste opposte: i cani dicono centro commerciale, Enrico parla di 2 uomini
dal nostro inviato Nino Cirillo
BREMBATE SOPRA (7 dicembre) - Cani contro Enrico, Enrico contro i cani. Chi vince, avrà scoperto la verità su Yara, forse l’avrà riportata a casa viva. Chi perde, potrà dire solo di averla giocata questa folle partita, potrà solo ricoprirsi di vergogna per aver indicato la strada sbagliata,per aver fatto perdere del tempo prezioso.Già, i cani. Quegli splendidi Bloodhound, capitanati da un certo Jocker, arrivati quatti quatti dalla vicina Svizzera, subito pronti a drizzare il muso verso il cantiere di Mapello.
Cani molecolari come li chiamano, perché avvertono anche le molecole dell’odore, che li avesse avuti anche Sarah, ad Avetrana, non osiamo dire dove ora saremmo.
Dopo la scarcerazione dell'operaio marocchino, nessuno vuole credere che le indagini debbano ricominciare daccapo.Ci sono infatti due piste parallele che qualche giornale definisce opposte, ma che a mio avviso potrebbero essere invece parallele.Infatti nel pomeriggio sono usciti alcuni articoli in cui si dice che la polizia d'ora in poi affiancherà la questura e la Guardia Forestale ha richiamato anche uomini in congedo.Tornano in auge i due uomini visti da Tironi parlare con Yara, ma penso che se nessuno se ne fosse occupato fino adesso sarebbe veramente grave.
Due piste opposte: i cani dicono centro commerciale, Enrico parla di 2 uomini
dal nostro inviato Nino Cirillo
BREMBATE SOPRA (7 dicembre) - Cani contro Enrico, Enrico contro i cani. Chi vince, avrà scoperto la verità su Yara, forse l’avrà riportata a casa viva. Chi perde, potrà dire solo di averla giocata questa folle partita, potrà solo ricoprirsi di vergogna per aver indicato la strada sbagliata,per aver fatto perdere del tempo prezioso.Già, i cani. Quegli splendidi Bloodhound, capitanati da un certo Jocker, arrivati quatti quatti dalla vicina Svizzera, subito pronti a drizzare il muso verso il cantiere di Mapello.
Cani molecolari come li chiamano, perché avvertono anche le molecole dell’odore, che li avesse avuti anche Sarah, ad Avetrana, non osiamo dire dove ora saremmo.
lunedì 6 dicembre 2010
Yara, pm: niente carcere per l'operaio marocchino.Intercettazione mal tradotta
Mal tradotta intercettazione telefonica
Al termine dell'udienza di convalida del fermo del marocchino Mohamed Fikri indagato per la scomparsa di Yara Gambirasio, il pm Letizia Ruggeri non ha chiesto la custodia cautelare in carcere in quanto, con il passare delle ore, non vi sarebbero più indizi di gravità tale da richiedere la custodia cautelare. Il pm ha comunque chiesto la convalida del fermo. A far cambiare idea al magistrato una nuova traduzione dell'intercettazione telefonica.
Si profila, pertanto, la scarcerazione del marocchino nelle prossime ore. Il gip di Bergamo, Vincenza Maccora, si era riservato di decidere nelle prossime ore sulla convalida del fermo di Fikri. Il pm avrebbe comunque difeso l'opportunità di fermare il giovane asserendo che c'era una situazione indiziaria tale da richiedere 48 ore per valutare l'esistenza di indizi a carico di Fikri.
Mal tradotta l'intercettazione telefonica
A determinare la scelta del pm di non chiedere la custodia in carcere del marocchino, a quanto si è saputo, vi sarebbe stata anche una nuova traduzione della frase, in arabo, intercettata dagli investigatori, che inizialmente suonava come: "Allah mi perdoni, non l'ho uccisa io". Alla luce della nuova traduzione la frase sarebbe invece stata una sorta di imprecazione slegata dal caso della ragazza scomparsa. Pare che nella telefonata Fikri avesse imprecato perché la persona che stava chiamando non era raggiungibile.
Al termine dell'udienza di convalida del fermo del marocchino Mohamed Fikri indagato per la scomparsa di Yara Gambirasio, il pm Letizia Ruggeri non ha chiesto la custodia cautelare in carcere in quanto, con il passare delle ore, non vi sarebbero più indizi di gravità tale da richiedere la custodia cautelare. Il pm ha comunque chiesto la convalida del fermo. A far cambiare idea al magistrato una nuova traduzione dell'intercettazione telefonica.
Si profila, pertanto, la scarcerazione del marocchino nelle prossime ore. Il gip di Bergamo, Vincenza Maccora, si era riservato di decidere nelle prossime ore sulla convalida del fermo di Fikri. Il pm avrebbe comunque difeso l'opportunità di fermare il giovane asserendo che c'era una situazione indiziaria tale da richiedere 48 ore per valutare l'esistenza di indizi a carico di Fikri.
Mal tradotta l'intercettazione telefonica
A determinare la scelta del pm di non chiedere la custodia in carcere del marocchino, a quanto si è saputo, vi sarebbe stata anche una nuova traduzione della frase, in arabo, intercettata dagli investigatori, che inizialmente suonava come: "Allah mi perdoni, non l'ho uccisa io". Alla luce della nuova traduzione la frase sarebbe invece stata una sorta di imprecazione slegata dal caso della ragazza scomparsa. Pare che nella telefonata Fikri avesse imprecato perché la persona che stava chiamando non era raggiungibile.
PARLA IL PADRE DI YARA: CI PREOCCUPA CHE QUALCUNO PERDA LA CALMA
Yara Gambirasio, il padre: “Non abbiamo nulla da rimproverarci”
Stavolta risponde il papà: «Non vorremmo sbilanciarci, aspettiamo notizie» dice. Il tono di voce di Fulvio Gambirasio che giovedì era confuso, venerdì esasperato e sabato teso come una protezione attorno ai resti della propria intimità, ieri era fermo: «Non abbiamo qualcosa di cui rimproverarci o su cui riflettere come genitori. Ci vengono rivolte domande alle quali non sappiamo ancora cosa rispondere. È presto per qualunque pensiero, commento, frase» spiega il babbo di Yara, al decimo giorno della scomparsa di sua figlia. Il nono di una ricerca che, ogni giorno, sembra ricominciare daccapo: la Polisportiva di via Locatelli, i dintorni di Ponte San Pietro, il centro commerciale in costruzione a Mapello, fino ad Ambivere dov’è un altro impianto sportivo che ora sembra aver incuriosito gli eclettici segugi dei carabinieri.
Stavolta risponde il papà: «Non vorremmo sbilanciarci, aspettiamo notizie» dice. Il tono di voce di Fulvio Gambirasio che giovedì era confuso, venerdì esasperato e sabato teso come una protezione attorno ai resti della propria intimità, ieri era fermo: «Non abbiamo qualcosa di cui rimproverarci o su cui riflettere come genitori. Ci vengono rivolte domande alle quali non sappiamo ancora cosa rispondere. È presto per qualunque pensiero, commento, frase» spiega il babbo di Yara, al decimo giorno della scomparsa di sua figlia. Il nono di una ricerca che, ogni giorno, sembra ricominciare daccapo: la Polisportiva di via Locatelli, i dintorni di Ponte San Pietro, il centro commerciale in costruzione a Mapello, fino ad Ambivere dov’è un altro impianto sportivo che ora sembra aver incuriosito gli eclettici segugi dei carabinieri.
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