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martedì 6 dicembre 2011

GARLASCO: RICHIESTA CONDANNA A 30 ANNI PER STASI.OGGI LA SENTENZA

11:33 06 DIC 2011

(AGI) - Milano, 6 dic. - Il sostituto procuratore generale di Milano, Laura Barbaini, ha ribadito la richiesta di condannare a trent'anni di carcere per omicidio volontario aggravato dalla crudelta' Alberto Stasi, nel processo d'appello per il delitto di Garlasco. Secondo la rappresentante della pubblica accusa, l'ex studente bocconiano e' colpevole 'al di la' di ogni ragionevole dubbio'. In subordine a una sentenza di condanna, Barbaini ha chiesto di rinnovare il dibattimento. E, in questa prospettiva, ha insistito molto sulla necessita' di svolgere accertamenti sui due gradini all'inizio della scala dove fu trovato il corpo di Chiara Poggi, definiti dal pg "il fulcro dell'omicidio". Quei due gradini, fortemente imbrattati di sangue, non sono stati analizzati nelle perizie effettuate durante il primo grado per valutare se Alberto potesse non sporcarsi le suole delle scarpe col sangue della vittima, camminando sul pavimento di casa Poggi.

  Dopo la rappresentante dell'accusa, ha preso la parola il legale di parte civile per la famiglia Poggi, l'avvocato Gian Luigi Tizzoni, che si e' associato alle richieste di condanna o, in subordine, di nuove perizie fatte dal pg. L'ultima parola spetta adesso ai legali di Alberto, poi iniziera' la camera di consiglio.

giovedì 5 novembre 2009

Garlasco:Nuova ipotesi su arma, "forbici da sarto"


Durata aggressione a Chiara circoscritta a circa venti minuti

Vigevano (Pavia), 4 nov. (Apcom) - Una piccola piccozza, un oggetto da giardinaggio, uno scioglinodi da marinaio, molto più probabilmente un martello, ma forse anche un paio di grosse forbici da sarto. È questa l'ultima delle tante ipotesi sull'arma usata dal killer di Chiara Poggi il 13 agosto 2007 a Garlasco. A farla emergere, per la prima volta, è una relazione depositata a settembre dai consulenti della Procura Marco Ballardini e Giovanni Pierucci, in replica alla perizia medico-legale. Per gli esperti super partes, sentiti oggi in aula nel processo con rito abbreviato a carico di Alberto Stasi, sono però maggiori le possibilità che Chiara sia stata uccisa con "un martello da muratore". Resta il fatto che, a oltre due anni dall'omicidio, il ventaglio delle ipotesi sull'arma del delitto, mai trovata, invece di ridursi si allarga.

Subito dopo l'omicidio Ballardini, autore dell'autopsia, aveva fatto riferimento a "un oggetto contundente con una stretta superfice battente con uno spigolo molto netto e una punta". Dopo il 30 aprile 2009, quando il gup Stefano Vitelli ha chiesto un supplemento di indagini e incaricato i propri periti, al medico legale della prima ora la Procura ha affiancato un consulente di primo piano, Pierucci, già direttore dell'Istituto di medicina legale dell'università di Pavia. È dunque anche sua la firma sotto la relazione che aggiunge le forbici alla lista delle possibili armi del delitto. Una novità che però oggi non ha convinto i periti dell'università di Torino, Lorenzo Varetto, Fabio Robino e Fabrizio Bisson, più propensi a sostenere l'ipotesi del martello e fermi nel dilatare l'ora del delitto tra le 7 e le 12.30. L'udienza di oggi, dedicata alla perizia medico-legale, in realtà è iniziata con un approfondimento ancora relativo a quella informatica. È stato stabilito infatti che sei delle sette telefonate a vuoto dal cellulare di Stasi su quello di Chiara la mattina del delitto sono frutto della mancanza di copertura di rete in quel minuto. Subito dopo si è passati alla discussione dei tempi e sulla dinamica dell'omicidio. "Un'aggressione in due fasi" durata "anche decine di minuti" era scritto nella perizia.

La finestra temporale è stata però oggi circoscritta a una ventina di minuti. Quanto infine alla traccia di dna di Chiara sul pedale della bicicletta di Stasi, i periti hanno risposto che si tratta, più probabilmente, di quanto lasciato da tessuto biologico più che da materiale fluido come il muco nasale. Da qui si ripartirà nella prossima udienza, fissata per martedì 10 novembre.
apcom 20:40 - CRONACA- 04 NOV 2009

mercoledì 30 settembre 2009

Garlasco,svolta: spunta l'orma di una donna

30/9/2009

Svolta nel giallo dalla superperizia

Svolta a Garlasco. Nella villetta dove è stata uccisa Chiara Poggi c'era l'orma di una scarpa da donna. Probabilmente la suola appartiene all'omicida o a una sua complice. Lo rivela Libero, citando la relazione del perito nominato dal giudice chiamato a decidere se Alberto Stasi è colpevole o innocente. La traccia, lunga 24-26 cm, corrisponderebbe a un numero di piede 36-37 e avrebbe forma e dimensioni di una scarpa da donna.

La superperizia verrà depositata in tribunale il 14 ottobre, infittendo il giallo sull'omicidio di Chiara. Secondo la relazione, infatti, l'assassino non era solo. Sulla scena del delitto è stata rinvenuta anche l'orma di una scarpa presumibilmente femminile.

Le tracce individuate sul luogo del delitto sono di due tipologie. Alcune, di identica foggia, sono state trovate di fronte al tappeto del bagno. Altre, definite "parziali", sono state invece rintracciate al piano terreno, in cima alla scala che conduce alla cantina, dove è stato trovato il corpo di Chiara.

Una di queste impronte, stando alla superperizia, sembrerebbe corrispondere per forma e dimensioni alla scarpa di una donna. Di sicuro, ha precisato l'esperto nominato dal giudice, non appartiene ad Alberto Stasi. Si tratta di una novità nel quadro investigativo che pone nuovi interrogativi. Chi ha ucciso Chiara Poggi? Se le orme trovate nella villetta non appartengono ad Alberto, allora a chi appartengono? Perché in due anni di indagini non sono state rilevate e analizzate dai consulenti della procura?

Nell'autopsia effettuata sul corpo di Chiara risulta inoltre che sulla coscia sinistra della vittima sono presenti echimosi da calpestamento (tacco e punta). Le Lacoste calzate da Stasi di sicuro non hanno né tacco né punta. E dunque ricompare l'ipotesi di una scarpa da donna.
tgcom 30 settembre 2009

mercoledì 23 settembre 2009

Garlasco: una perizia aggrava la posizione di Alberto Stasi

Garlasco, cambia la scena del delitto
La nuova perizia sulle tracce di sangue sconfessa Alberto Stasi: non poteva non sporcarsi le scarpe

Dal nostro inviato Giusi Fasano

VIGEVANO (Pavia) - Si parte dalla scena del delitto, o meglio: dalle immagini digitali del luogo. E si ricostruisce una mappa delle tracce di sangue più dettagliata ed estesa di quella che si può vedere a oc­chio nudo, grazie a sofisticati strumenti tecnologici e infor­matici che aiutano a disegnare il «nuovo» luogo del crimine e a rilevare dettagli finora mai messi a fuoco. Per esempio il siero sanguigno, chiaro e non evidente nelle fotografie e nei filmati del dopo-omicidio. Ecco. È questo l’ultimo col­po di scena del caso-Garlasco. Ed è questo che il professor Nel­lo Balossino, docente e mago dell’elaborazione di immagini alla facoltà di Scienze di Tori­no, vorrebbe mettere agli atti del processo contro Alberto Stasi, il biondino di Garlasco accusato di aver ucciso la sua fidanzata, Chiara Poggi, la mat­tina del 13 agosto 2007 nella villetta di lei, a Garlasco. Balos­sino è uno dei superperiti no­minati dal gup di Vigevano Ste­fano Vitelli che al professore ha chiesto di sciogliere due no­di sull’omicidio di Chiara. Pote­va o no Alberto camminare in casa Poggi secondo il percorso che dice di aver fatto senza sporcarsi le scarpe consegnate poi linde ai carabinieri? E anco­ra: esiste, e qual è la posizione per aprire la porta di accesso al­la cantina (dove Chiara fu tro­vata) senza calpestare il san­gue?

Tutte e due le risposte, ov­vio, sono legate all’estensio­ne del sangue sul pavimen­to. E, stando ai primi accer­tamenti - che Balossino ora vorrebbe approfondire assieme ai consulenti di par­te civile, difesa e accusa - la sostanza ematica comparireb­be su una superficie più ampia del 20-30% rispetto a quella vi­sibile nelle perizie eseguite fin qui. Perché in quelle perizie non sono stati utilizzati gli stru­menti tecnici di cui si dispone in questo caso. «Marchinge­gni », per dirla con l’espressio­ne di chi li usa, dai quali è pos­sibile vedere «oltre» la mac­chia di sangue e quindi indivi­duare anche il siero sanguigno, di colore chiaro e non visibile nelle immagini usate fino ades­so dai consulenti. Certo è che se si rivede al rial­zo la mappatura ematica a casa Poggi le cose per Alberto si complicano, quantomeno sulla questione del sangue calpesta­to o non calpestato. Stavolta un punto a favore dell’accusa, dopo il clamoroso esito della perizia informatica con la qua­le è stato dimostrato che fra le 9.36 e le 12.20 di quel 13 ago­sto Alberto lavorava al compu­ter, come ha sempre sostenu­to, mentre il pubblico ministe­ro ha centrato il delitto fra le 11 e le 11.30.

Vero è che le analisi informa­tiche sono importanti per la conferma dell’alibi nella fascia oraria 9.36-12.20, ma quel dato da solo salva Alberto in quel­l’orario. Non demolisce gli altri elementi sostenuti finora dal­l’accusa fra i quali la questione, appunto, delle scarpe. La procu­ra sostiene che Alberto uccise Chiara, andò a casa e cambiò le scarpe prima di inscenare un finto ritrovamento del corpo. Per questo non ci sarebbero sta­te tracce di sangue. Il perito del pm, il professor Boccardo, nella sua prima relazione aveva soste­nuto che, fatte 800 mila simula­zioni al computer, c’erano zero possibilità che le scarpe restas­sero pulite. L’obiezione del con­sulente di Alberto, il professor Pedotti, fu che si era considera­ta una falcata troppo piccola: «L’estensione del passo del ra­gazzo è fra 80 e 100 centimetri» si disse. E allora Boccardo fece altre prove, stavolta con falcata 70-90 centimetri. Il computer ri­petè il percorso fatto dal biondi­no: per 10 mila volte in entrata e altre 10 mila in uscita da casa Poggi. Risultato: zero possibili­tà di non calpestare il sangue al­l’andata e 0,07 al ritorno. E la «mappa» del sangue era più pic­cola di quella ipotizzata ora.

(ha collaborato Erika Camasso)
corriere della sera 23 settembre 2009

domenica 20 settembre 2009

Garlasco, "8 minuti percorso Stasi.Gup: a casa in bici dopo omicidio




Secondo i periti nominati dal Gup di Vigevano (Pavia) Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, avrebbe impiegato otto minuti in bicicletta per tornare a casa sua dopo aver commesso il delitto. La perizia è stata calcolata in maniera virtuale. Come viene spiegato in un'anticipazione pubblicata sulla "Provincia pavese", i periti hanno analizzato i vari percorsi possibili.


I periti hanno analizzato i percorsi possibili con eventuali motivi di rallentamento come semafori, rotatorie e sensi unici. E' stato tenuto presente anche che dopo un delitto la velocità può cambiare rispetto a un percorso normale. Il processo contro Alberto Stasi, che ha sempre respinto tutte le accuse contro di lui, riprendera' il 21 ottobre davanti
al Gup di Vigevano Stefano Vitelli.

tgcom 19 settembre 2009

domenica 13 settembre 2009

Garlasco, video della perquisizione


Esclusiva trasmessa da Mattino Cinque

La trasmissione “Mattino cinque” ha mandato in onda venerdì mattina su Canale 5 le immagini esclusive del secondo sopralluogo dei carabinieri effettuato il 20 agosto 2007 a casa di Alberto Stasi, l’unico indagato sul caso di Garlasco. La prima perquisizione in casa Stasi è avvenuta il 14 agosto 2007, ma con un mandato ridotto, dal momento che Alberto Stasi non era ancora stato indagato.

Sei giorni dopo, il 20 agosto 2007, un nuovo e più approfondito controllo nella casa fa emergere nuovi particolari utili alle indagini: nessuno degli attrezzi ritrovati è risultato compatibile con le ferite inferte alla vittima. Sono stati analizzati anche tutti gli indumenti di Stasi, ma non sono state ritrovate macchie.

È stato trovato anche un panno sporco di sangue, ma, una volta analizzato, il sangue non è risultato appartenente alla vittima. Analizzate anche le scarpe da ginnastica di Stasi (le foto documentano il controllo su diverse paia di scarpe) che erano pulite e non collimano con le impronte impresse sul sangue ritrovate a casa di Chiara Poggi.

L’unica traccia utile è arrivata dai pedali della bicicletta del fidanzato di Chiara su cui sono state ritrovate tracce del dna della vittima. Non sono passati inosservati neanche gli occhiali di Stasi, ma anche in questo caso nessuna traccia rilevante per le indagini.

martedì 11 agosto 2009

CHIARA POGGI: DUE ANNI DOPO NELLA VILLETTA TUTTO E' FERMO

"Sono sempre stata fiduciosa - dice mamma Rita all'ANSA -: la giustizia prima o poi arriverà, bisogna solo avere pazienza".

Abiti, libri, pupazzi
Il tempo immobile in camera di Chiara

Nella villetta di Garlasco, due anni dopo Il papà: ogni mattina sento la sua voce

I genitori sono tornati a vivere nella casa del delitto. La mamma: non ho toccato nulla nella stanza di mia figlia, ho solo rifatto il letto

 Chiara Poggi aveva 26 anni quando venne uccisa nella sua casa di Garlasco il 13 agosto 2007. Il corpo della ragazza, in una pozza di sangue, venne rinvenuto sulle scale che portano alla cantina
Chiara Poggi aveva 26 anni quando venne uccisa nella sua casa di Garlasco il 13 agosto 2007. Il corpo della ragazza, in una pozza di sangue, venne rinvenuto sulle scale che portano alla cantina
GARLASCO (Pavia) — Già sul l’uscio ti sembra che Chiara sia lì, da qualche parte. Sorride da una fotogra fia enorme, sul tavolo. Eppure non è quella la Chiara che vedi. L’immagi ne di una ragazza che chiude gli oc­chi per sempre su chissà quale detta glio di questa stanza — quella sì — prende forma. Fa venire i brividi. Co sa sarà stato quel dettaglio? Il mobi letto del telefono che è ancora al suo posto sotto la scala? Le tende bian che ricamate della finestra vicino al camino? Oppure le cornici con le fo to- ricordo su una mensola? Tutto colpisce, nel soggiorno di ca sa Poggi. Perché si distinguono parti colari che non ci sono più ma che so no stati raccontati, descritti, visti (sulla carta) così tante volte, in que sti due anni di «caso Garlasco», da di ventare quasi incancellabili. Il muro e il pavimento negli angoli dove peri ti e carabinieri immortalarono san gue, per esempio. Tutto è lindo, cer to. A patto di non ripensare alle sce ne riprese dagli inquirenti subito do po il delitto.

Gli spazi nei quali l'assas sino si è mosso sembrano molto più stretti di quanto sia mai appar so da filmati o scatti dell'indagi ne. La porta chiusa, in mezzo al corridoio, nasconde i gradi ni che portano giù, in canti na. Nei fascicoli dell'in chiesta gli scalini, il mu ro, lo stipite si vedono insanguinati: Chiara è lì, senza più re spiro, dove la sca la curva a sini stra. Ma è il 13 agosto di due an ni fa, appunto. Era un lunedì mat tina. La procura di Vigeva no dice che quel giorno Alber to Stasi, fidanzato di Chiara Poggi e all’epoca laureando alla Bocconi, la uccise «con crudeltà» colpendola ri petutamente alla testa. Fu «un'esplo sione di violenza e un accanimento che trovano spiegazione solo in un coinvolgimento personale diretto che doveva legare vittima e colpevo le » ricostruisce il pubblico ministero Rosa Muscio davanti al giudice dell' udienza preliminare Stefano Vitelli. La pm parla di Alberto come di un ra gazzo dalla «propensione maniacale per la pornografia», ipotizza che a scatenare la furia omicida possa esse re stato il rifiuto di Chiara davanti al la «pretesa di qualcosa di più o di più particolare rispetto ai loro rapporti intimi».

E accusa il ragazzo anche per la detenzione di materiale pedopor nografico, con un processo diviso da quello per omicidio ma che segue lo stesso calendario di udienze. Un'infi nità di udienze. Ce ne sono fissate fino a dicembre. E ci sono al lavoro 22 consulenti per chiudere una volta per tutte una guer ra di perizie e controperizie andata avanti finché il gup non ha azzerato tutto: indagini «incomplete», da rifa re. Consegna delle consulenze fissata al 30 settembre. Poi si ricomincia con le udienze. Con Alberto in aula, attento a co gliere ogni minimo dettaglio che pos sa fargli capire che direzione prende rà la sua vita. «Non può che assolver mi, sono innocente» ripete lui. E stu dia ogni virgola del caso come nem meno il più interessato degli avvoca ti si impegnerebbe a fare. «È in gioco la sua esistenza, è chiaro che vuole andare a fondo di ogni cosa» dice il professor Angelo Giarda che lo difen de assieme ai fratelli Giuseppe e Giu lio Colli. Tanto meticoloso, Alberto, da analizzare ad uno ad uno anche i particolari più tecnici delle perizie: quelli informatici sulla memoria del computer o quelli medico-legali sul la presunta macchia di sangue trova ta sui pedali della sua bicicletta. Chi no sulle carte, a leggerle e rileg gerle, a cercare i punti deboli dell'accusa. Salvo brevi pause al mare con gli amici, il biondi no di Garlasco studia il processo e decide ogni passo.

A cominciare dalla scelta del rito abbreviato che ha voluto chiedere personalmente al giudice. Suo padre dice che «il mio ragazzo finora ha avuto solo fango e bugie», che «arriverà il momento in cui diremo quel che c'è da dire». Pochi isolati più in là, nella villetta del delitto, Giuseppe e Rita Poggi pe scano ricordi da album buttati alla rinfusa sul divanetto del portico. So no vacanze appartenute a molte esta ti fa. «Qui siamo in Austria», «ecco, qui in Alto Adige». Chiara ha 15-16 anni, tenuta montanara e capelli lun ghi, il più delle volte abbraccia suo fratello Marco, oggi ventenne. Rita e Giuseppe parlano come incantati dal la bellezza dei loro ricordi. Lei raccon ta di quando un imprenditore la mi se in imbarazzo, al bar, dicendole da vanti a tutti che sua figlia era una ra gazza straordinaria. Lui è sul punto di piangere ogni volta che ripensa a lei. «Chissà perché - si ostina a chie dersi - mi viene in mente spesso la sua voce, al mattino presto, quando bisticciava con Marco perché lui tar dava a vestirsi...». Rita confessa che andare in canti na o fermarsi in camera di sua figlia «all'inizio è stato durissimo».

Quan do il suo avvocato, Gian Luigi Tizzo ni, le ha detto che avevano disseque strato la casa lei si è or ganizzata perché altri pulissero le tracce dell' omicidio. Il resto l'ha fatto da sé. Ha lavato tutto ciò che era stato di Chiara e l'ha rimes so esattamente dov' era e com'era. «Ho fat to il letto, ecco. Non ho toccato nient'al tro ». La camera di Chiara è una specie di scrigno che custodisce un tesoro preziosissi mo: la memoria dei suoi piccoli gesti quoti diani. Giacche, vestiti, biancheria, libri, i pe louche, il cuscino con la foto del gatto, le car toline appese al muro. Perfino cre me, profumi e spazzole, in bagno, so no ancora tutti dove Chiara li ha la sciati. La signora Rita non si è mai nemmeno chiesta se usare qualcosa o no. Anche quando le si è rotto l'oro logio ha preferito comprarne uno nuovo piuttosto che usare quello di Chiara. «Sono cose sue e sue restano. Così è come sentirla più presente, più vicina». Suo marito dice spesso che «indietro non si può tornare». Certo che no. Eppure certe volte Rita guarda i suoi oggetti, chiude gli oc chi e comincia a fantasticare «magari rientra da un momento all'altro...«.

Erika Camasso Giusi Fasano
CORRIERE DELLA SERA 11 agosto 2009

GIALLO GARLASCO: MAMMA RITA, GIUSTIZIA ARRIVERA'
di Francesca Brunati

GARLASCO (PAVIA) - Un mazzo di rose bianche e una messa. Rita e Giuseppe Poggi vogliono ricordare così la loro Chiara, la figlia che il 13 agosto di due anni fa è stata brutalmente uccisa nella loro villetta, a Garlasco. Sono trascorsi due anni dall'omicidio e l'assassino di Chiara, chiunque esso sia, è ancora libero. E comunque, nonostante Alberto Stasi, il fidanzato, sia finito sotto processo, nessun verdetto, finora. Anzi la riapertura delle indagini con un supplemento istruttorio e quattro perizie.

"Sono sempre stata fiduciosa - dice mamma Rita all'ANSA -: la giustizia prima o poi arriverà, bisogna solo avere pazienza". La signora pensa sia necessario "lasciare del tempo" ancora, e fare in modo che "il precorso giudiziario vada avanti. Bisogna permettere alla magistratura o quant'altri facciano quel che devono fare. Noi - aggiunge - chiediamo solo di sapere la verità" . In questi giorni la famiglia Poggi vorrebbe accantonare un poco quella che è la vicenda processuale che riprenderà ad ottobre, il 21. Per adesso nulla vuole sapere del lavoro dei periti nominati dal giudice e che anche in questi giorni sono al lavoro: ci sono stati incontri per mettere a punto l'esperimento semivirtuale per riprodurre in uno dei laboratori dell'Istituto Don Gnocchi di Milano il percorso compiuto da Alberto all' interno della villetta la mattina in cui trovò il cadavere senza vita della fidanzata. Esperimento, su cui c'é il più stretto riserbo, che servirà per come sia stato possibile che non si sia sporcato le scarpe di sangue. Il desiderio dei Poggi è quello di dedicarsi solo a Chiara e di pensare non tanto al processo ("ci ripenseremo in autunno") ma solo a loro figlia. Come sempre sulla tomba "porteremo" i suoi fiori preferiti, un mazzo di rose bianche, e la sera del 13 agosto nella parrocchia di Garlasco si terrà una messa. "E' aperta a tutti - precisa Rita Poggi - ma non ai fotografi e alle telecamere, per favore. E' una cosa privata, nostra. Certo è ben accetto solo chi vuole ascoltare e dire una preghiera con noi" . Poi il discorso ritorna alla sua adorata Chiara: "Quando ti muore una figlia a 26 anni, è dura trovare un ricordo più bello dell'altro, uno che prevalga su un altro. Sono tutti ugualmente belli e io non ho dimenticato nessuno dei momenti vissuti insieme a lei". Inevitabilmente ritorna a galla quel dolore straziante che le parole non possono spiegare. Quella scudisciata inferta due anni fa da quella voce anonima che, mentre si trovava in vacanza in montagna, l'avvisava che la figlia era morta. "Sta arrivando l' anniversario - dice ancora - e lo sapevamo che presto o tardi sarebbe arrivato. Certo il dolore che ho nel cuore non si può misurare ma, con il tempo, impari a conviverci". Con la speranza che giustizia prima o poi arrivi.



martedì 23 giugno 2009

Garlasco: nuovo esame dei pedali della bici a Torino con i Ris di Parma

20/06/2009



L'analisi dei pedali della bicicletta sequestrata ad Alberto Stasi, il giovane sotto processo a Vigevano per l’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, sarà al centro del nuovo incontro in calendario lunedì prossimo tra uno dei periti nominati lo scorso 30 aprile dal gup Stefano Vitelli e i consulenti di parte.
Dopodomani, nel laboratorio del dipartimento di medicina legale dell’università di Torino, si riuniranno il professor Lorenzo Varetto, incaricato dal giudice e il capitano Alberto Marino del Ris di Parma, i professori Marzio Massimilano Capra e Francesco Maria Avato, rispettivamente consulenti di accusa, parte civile e difesa, per proseguire le operazioni relative alla perizia medico-legale, una delle quattro disposte dal giudice. Il lavoro, tra l’altro, riguarderà l’analisi dei pedali della bici da uomo bordeaux, marca Umberto Dei Milano, sulla quale, in base alle indagini della Procura e l’esame del prof. Capra, erano state rinvenute microtracce di Dna riconducibili, a differenza della tesi della difesa, al sangue di Chiara. Gli esperti genetisti, in particolare dovranno rilevare se sui pedali sono rimaste ancora tracce di Dna (già nel corso dei primi esami era in quantità molto ridotta) per poi, eventualmente, analizzarle e individuarne la natura.
Un’altra tappa dei nuovi accertamenti ordinati dal giudice è prevista per sabato 27 giugno: ancora un sopralluogo da parte dei medici legali – periti e consulenti di parte – nella villetta dei Poggi a Garlasco, dove il 13 agosto del 2007 Chiara venne brutalmente uccisa. Oltre a un’ispezione della scena del crimine, i genitori della ragazza consegneranno i certificati medici e alcuni indumenti della figlia al fine di individuare il suo peso corporeo, elemento importante per determinare l’ora esatta della morte (punto su cui si sono scontrate accusa, parte civile e difesa).
Inoltre verranno acquisiti i campioni di alcune piastrelle, identiche a quelle del pavimento del pian terreno dove Chiara venne assassinata, che serviranno per individuare il tempo di coagulazione del sangue. Dato questo che verrà incrociato con l'esame sull'idrorepellenza delle scarpe indossate da Stasi quando ha ritrovato il corpo senza vita della fidanzata e capire come mai non si è macchiato le suole.

gazzetta di parma 20 giugno 2009

domenica 14 giugno 2009

OMICIDIO GARLASCO: LA BICI NON ERA DI ALBERTO, DOPO TESTIMONI RESTANO I DUBBI



Milano, 13 giu. - (Adnkronos) - E' mistero sulla bici nera da donna parcheggiata davanti alla villetta di via Pascoli a Garlasco la mattina del 13 agosto, mentre Chiara Poggi veniva uccisa con un'arma ancora sconosciuta. A quasi due anni di distanza la testimonianza della vicina di casa, la signora Franca Bermani, riascoltata oggi dal gup di Vigevano Stefano Vitelli, lascia aperta un dubbio che potrebbe pesare sul destino giudiziario dell'unico imputato, Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima.

"Spero che un giorno o l'altro quella bici li' me la facciano vedere. L'ho vista, l'ho vista da dietro. Era nera con le molle d'argento, non e' quella di Stasi. E' completamente diversa". Nessuna esitazione, niente ripensamenti neanche di fronte alla prova scientifica, alla 'pistola fumante' che porto' in carcere Alberto: macchie di Dna della vittima trovate sui pedali della bici del bocconiano. Una bicicletta bordeaux da uomo che la signora Franca non riconosce: ''continuano a farla vedere, ma non e' quella li'. Era nuova, mai usata, molto bella, lucida'' ripete prima di entrare in aula, e poi davanti al giudice.

Una versione convincente, tanto che il gup non ha ritenuto, come consigliato dal legale di parte civile Gian Luigi Tizzoni, di mostrarle 'dal vivo' la bici dell'imputato. Se quella di Alberto non era la bicicletta parcheggiata davanti alla villetta dei Poggi resta da stabilire a chi appartiene quella vista dalla testimone, tra le 9.10 e le 10.20 circa. Un particolare che, per stessa ammissione del gup, e' di ''potenziale rilevanza'' anche rispetto all'orario dell'aggressione mortale a Chiara. (segue)

sabato 11 aprile 2009

GARLASCO: Gli avvocati di Stasi pronti ad un nuovo attacco




Non è finita. Fra una settimana, il 18 aprile, la difesa di Alberto Stasi andrà di nuovo all'attacco. Ed è facile che gli avvocati Angelo Giarda e Giuseppe Colli dirigano ancora le loro bordate in direzione delle gemelle Cappa. Chiara e Stefania Cappa erano entrate nell'inchiesta e più in generale nella storia del giallo di Garlasco nei primi giorni, subito dopo la morte della cugina, il 13 agosto 2007. Avevano elaborato al computer un fotomontaggio che le ritraeva insieme a Chiara, sorridente. Stefania e Paola con quell'audace composizione erano finite sulle copertine dei giornali e dei rotocalchi, poi le luci dei riflettori si erano spente, il giallo aveva imboccato la pista del fidanzato di Chiara, Alberto Stasi. Ora Stasi è sotto processo, il Pm Rosa Muscio ha appena chiesto la condanna, durissima, a trent'anni di carcere. Trent'anni che, senza lo sconto garantito dal rito abbreviato, si trasformerebbero nell'ergastolo. E i legali di Alberto, in difficoltà, si difendono secondo lo schema più classico: vanno all'attacco. Come? Puntando il dito contro Stefania e Paola e poi contro la madre, Maria Rosa Poggi Cappa. Ci sarebbero incongruenze nel loro alibi che però, a suo tempo, gli investigatori avevano meticolosamente verificato. Invece Giarda torna a seminare dubbi e a offrire una possibile pista alternativa a quella battuta da sempre dai carabinieri e dal Ris. Per l'udienza del 18 aprile tutti si attendevano la sentenza del giudice Stefano Vitelli, ma ora l'opinione pubblica e la famiglia di Chiara dovranno attendere l'udienza del 30 aprile per saperne di più. E non è detto che in quella data si arrivi al verdetto. Il giudice potrebbe disporre nuovi accertamenti sul pc di Alberto. Così, il 18 aprile saranno ancora le difese a monopolizzare la scena. Ed è facile ipotizzare un ulteriore attacco alla famiglia Cappa. Che però annuncia: «Non staremo a guardare e ci difenderemo con azioni legali».

IL GIORNALE 11 APRILE 2009

venerdì 10 aprile 2009

Garlasco, il pm: «Alberto si è accanito su Chiara con sevizie e crudeltà»




dal nostro inviato Claudia Guasco
VIGEVANO (10 apile) - Trent’anni. Per aver ucciso Chiara «accanendosi contro di lei con sevizie e crudeltà». L’accusa mette le carte in tavola, una volta per tutte, e a venti mesi dalla morte della fidanzata Alberto Stasi si trova di fronte alla cruda realtà della richiesta di condanna.

Non è l’ergastolo, ma è comunque il massimo: il pm Rosa Muscio ha insistito affinché il gup Stefano Vitelli non tenesse conto delle attenuanti generiche e se non si tratta di “fine pena mai” è solo per lo sconto di un terzo ottenuto con il rito abbreviato. «Trent’anni», ripete la procura di Vigevano e il biondino di Garlasco non batte ciglio. Resta impassibile, continua a prendere appunti. «Assoluzione», replica la difesa, che oltre a ritenere inconsistenti le accuse e definire le indagini a senso unico riporta alla ribalta Stefania Cappa, la cugina di Chiara. «Il suo alibi presenta delle incongruenze, andrebbe verificato meglio».

Ieri, nell’aula magna del tribunale, il pm ha parlato per tre quarti d’ora. Sufficienti tuttavia per sostenere che il quadro indiziario «può definirsi grave, preciso e concordante» e che tutti gli elementi emersi dalle indagini oltre alla ricostruzione del delitto e alle perizie scientifiche sulla scena del delitto convergono su Stasi. Che, insiste l’accusa, ha anche un movente ovvero «la sua propensione maniacale per la pornografia e la sua ossessiva sensibilità per il tema della sessualità». Il bravo ragazzo, studente brillante, tutto concentrato sulla stesura della sua tesi, è in realtà l’immagine che, secondo la Procura, Alberto ha costruito artatamente per sviare le indagini da un aspetto di sé che voleva tenere nascosto: i regali erotici alla fidanzata, le foto pedopornografiche nel suo computer e quel pretendere da Chiara qualcosa di più, che lei non voleva, «soprattutto in relazione alla volontà di effettuare riprese filmate dei loro rapporti».

L’impianto accusatorio non regge, ribattono in aula i difensori di Stasi. Già, ricordano, era crollato di fronte al fermo richiesto da Rosa Muscio il 24 settembre 2007 tanto che Stasi, dopo quattro giorni in cella, è stato scarcerato dal gip Giulia Pravon. Secondo l’avvocato Angelo Giarda il capo di imputazione è troppo generico: il movente non è credibile e circostanziato, non c’è un orario certo sulla morte di Chiara, l’arma del delitto è rimasta sconosciuta.

Per questo il collegio legale di Stasi non si accontenta di limitare i danni e punta al massimo. «Chiediamo l’assoluzione senza nessuna richiesta subordinata - spiega Giulio Colli, l’altro difensore - Stasi è innocente e contiamo di dimostrarlo con argomenti di fatto e giuridici». Come la questione che non siano svolte indagini a tutto campo, che Stasi sia sempre stato il primo e unico indagato. «L’alibi di Stefania Cappa e dei suoi genitori, ad esempio, è traballante eppure non è stato approfondito». Stefania, l’esuberante cugina che insieme alla gemella Paola appese al cancello della villetta dei Poggi una foto che ritraeva le due sorelle sorridenti con Chiara. Un fotomontaggio, si è scoperto poi.

Nei primi giorni dopo il delitto il nome di Stefania Cappa era circolato tra quelli dei possibili indagati, ma gli accertamenti della Procura la fecero uscire di scena. «L’accusa si è limitata a puntare il dito solo contro Alberto», incalza Giarda. Che per far assolvere il ragazzo produce una serie di perizie che lo scagionerebbero: le micro tracce di dna della vittima rinvenute sui pedali della bicicletta di Alberto non sono riconducibili al sangue della fidanzata morta e se anche fosse sangue va riferito a una precedente ferita sul piede della ragazza. E ancora: quando Stasi è entrato nella villetta e ha scoperto il corpo di Chiara, non ha avuto problemi a uscire con le scarpe pulite. La luce infatti era accesa e le chiazze di sangue imbrattavano solo un lato del corridoio. Si riprende il 18 aprile, ancora con la difesa, possibile sentenza il 30.

IL MESSAGGERO 10 APRILE 2009

giovedì 9 aprile 2009

GARLASCO: IN CORSO REQUISITORIA PM


(AGI) - Vigevano, 9 apr. - E' in corso da oltre un'ora la requisitoria dei pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci, al processo con rito abbreviato che vede imputato Alberto Stasi per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto del 2007 a Garlasco (Pavia). Al termine del loro intervento, i rappresentati dell'accusa formuleranno la richiesta di pena che potrebbe anche essere quella dell'ergastolo. Poi prenderanno la parola il legale di parte civile Gianluigi Tizzoni e gli avvocati della difesa, guidati dal professore Angelo Giarda.

mercoledì 18 marzo 2009

I pm: «Processate Stasi: ha ucciso Chiara»


di Claudia Guasco
VIGEVANO ( 18 marzo) - «Alberto Stasi ha ucciso Chiara. Ed è colpevole oltre ogni ragionevole dubbio». Quattro ore di ricostruzione minuziosa, di relazioni tecniche, di testimonianze e intercettazioni telefoniche per approdare a una richiesta pesante come un macigno per il biondino di Garlasco: deve essere rinviato a giudizio e processato davanti alla Corte d’Assise.

E’ il giorno dell’accusa, nell’udienza preliminare davanti al gup di Vigevano, e a prendere la parola sono il pm Rosa Muscio e il collega Claudio Michelucci. Che nel loro intervento si alternano e puntano il dito: «Stasi è colpevole dell’omicidio della fidanzata, che ha assassinato con l’aggravante della crudeltà».

Come al solito il ragazzo è in aula. E’ pallido e teso, inciampa su un gradino prima di entrare. Sa che l’accusa metterà tutte le sue carte in tavola, che dopo tre udienze di schermaglie processuali adesso si fa sul serio. Rosa Muscio prende la parola e riavvolge il nastro dalle ore successive alla morte di Chiara: Alberto che telefona al 118 e, calmo e controllato, senza la minima emozione nella voce, chiede aiuto «per una persona che sta male, forse è morta». E ancora: Alberto che si precipita alla caserma dei carabinieri, consegna loro un paio di scarpe perfettamente pulite nonostante abbia camminato in una stanza piena di sangue, la sua vita con Chiara passata al setaccio, le fratture in una coppia modello ormai solo all’apparenza.

L’estate 2007, nel racconto dei pm, è un susseguirsi di eventi che portano al baratro: la mattina del 13 agosto Chiara apre la porta della villetta a una persona che conosce bene, viene colpita con un pugno in faccia e massacrata con un’arma mai trovata. «A impugnarla era Stasi», sostiene l’accusa.
Giuseppe Poggi, la moglie Rita e il figlio Marco seguono ogni parola, impietriti. Per loro è il momento più duro dall’inizio dell’udienza preliminare, ma come ripete la mamma di Chiara «dobbiamo andare avanti, vogliamo giustizia». Adesso che nei confronti di Stasi c’è una richiesta di rinvio a giudizio per omicidio, oltre che per detenzione di materiale pedopornografico, l’ora della verità di avvicina.

Con un unico elemento a far scricchiolare la tesi accusatoria: il gup Stefano Vitelli lascia aperta la possibilità di una super perizia da eseguire sul computer dell’imputato, che dal 14 al 29 agosto (quando è stato consegnato ai Ris) registra 42 accessi effettuati dai carabinieri e dunque potrebbe risultare alterato. L’ipotesi di manomissione del pc è comunque stata respinta al giudice, insieme alle altre eccezioni presentate dalla difesa.
Il messaggero 18 marzo 2009

venerdì 27 febbraio 2009

GARLASCO, LA DIFESA:«La bicicletta lavata? Un’ipotesi assurda»


Garlasco show: «Le tracce di sangue sono state cancellate dagli investigatori»


GARLASCO 25/02/2009 - Le impronte di Alberto di­mostrano che frequentava la casa della fidanzata Chiara, mentre la bicicletta lavata è solo un’ipotesi assurda. An­cora: l’unico indagato per l’omicidio di Garlasco poteva non sporcarsi le scarpe, visto che la scena del crimine è stata «grossolanamente alte­rata» dai carabinieri. Nell’ul­tima relazione firmata dal professore Francesco Avato, consulente della difesa, ci so­no tutti gli elementi per pro­vare a smontare il castello ac­cusatorio. Una relazione, lunga 103 pagine e depositata solo ieri, giorno dell’udienza preliminare in cui il giudice Stefano Vitelli ha deciso si rinviare la decisione al 7 mar­zo.

IL PORTASAPONE
La tesi difensiva prende cor­po e punta a dimostrare l’in ­nocenza del 25enne. Non c’è nessuna prova della colpevo­lezza dell’ex studente model­lo sull’erogatore del sapone presente nel bagno al piano terra della villetta. «I contatti papillari riconducibili all'in­dagato, -scrive l’esperto- re­periti sull'erogatore del sapo­ne presente sul lavandino del bagno a pianterreno, ne testi­moniano, esclusivamente, la frequentazione e l'uso degli impianti di servizio. Non so­no utili ad individuare l'epo­ca dell'uso del portasapo­ne». Per nulla preoccupante an­che la “prova” bici.
«L’ipotetico lavaggio della bi­cicletta “Umberto Dei Mila­no” da parte dell’indagato ­spiega - non merita commen­to alcuno». Un'idea impossi­bile che rinvia «alla sfera dei periodo ipotetici di terzo ti­po », non utilizzabile «nep­pure per dimostrazione “ad absurdum”». Ingenuo, secondo l’a ccus a, che Alberto l’abbia lavato, ma non così a fondo da cancella­re ogni traccia di Chiara. Nes­suna certezza, inoltre, che quello sui pedali sia sangue della vittima.

SCARPE IMMACOLATE
C’è una spiegazione scientifi­ca anche per le scarpe “imma ­colate” che secondo l’accusa incastrano l’ex studente mo­dello. Nella villetta di via Pa­scoli «l’osservazione del pa­vimento- secondo il consu­lente - dimostra la sussisten­za di spazi ampiamente utili all'appoggio del passo, senza che necessariamente doves­sero essere calpestate mac­chie e pozze ematiche. E, si ricorda, tale osservazione è possibile anche consideran­do l'ambiente non ancora grossolanamente alterato».
Non si nega la presenza di macchie di sangue, ma quel sangue era già completamen­te essiccato, secondo Avato quando Alberto scopre il ca­davere della fidanzata. Il tut­to senza considerare le suole “idrorepellenti” delle scarpe Lacoste indossate dall'ex fi­danzato e « l'ambiente non ancora grossolanamente alte­rato». Nella consulenza trova spazio anche un elenco di tut­te le impronte lasciate dai ca­rabinieri intervenuti nella villetta. Poi, svela la «scom­parsa di alcune macchie ema­tiche, riconoscibili in data 16 agosto e non piu' apprezzabili il 12 settembre 2007».

Per Avato è «di immediata con­statazione quanto sia stato al­terato lo stato del luogo d'in­dagine, senza preoccupazio­ne e prudenza alcuna per eventuali successivi accerta­menti». E ancora: Chiara, se­condo la difesa, è morta tra le 9 e le 10 e Alberto aveva un alibi. Tutti elementi su cui ora l’accusa è chiamata a rispon­dere. Nessuno ha controllato nella spazzatura e nessuno ha mai cercato altrove, è l’accusa che si legge tra le righe. Ele­menti su cui la Procura è chiamata a ribattere.

Antonietta Ferrante

lunedì 9 febbraio 2009

Garlasco: ecco cosa conteneva il pc di Stasi




Alberto Stasi, indagato per l'omicidio di Garlasco

OMICIDIO GARLASCO:HOBBY E SEGRETI DI ALBERTO STASI

di Francesca Bacinotti

Nel processo per l’omicidio di Garlasco (l’udienza preliminare è fissata per il 24 febbraio) entra in scena un teste chiave quanto anomalo. I carabinieri del Ris, infatti, hanno «torchiato» il computer portatile di Alberto Stasi, l’unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Hanno passato al setaccio le immagini di cuccioli, delle moto e delle auto preferite. La barche, la casa dei sogni, le spiaggia di Spotorno, le tenerezze con Chiara. Ma non solo. Interrogando il pc di Stasi emerge, tassello dopo tassello, cartella dopo cartella, foto dopo foto, una personalità complessa, solare e cupa, dove i contrari diventano speculari. Ai cuccioli si contrappongono immagini pedoporno e hard, schedate maniacalmente; migliaia di sequenze a luci rosse, specialmente fetish.
Il 24 febbraio si deciderà il destino di Stasi e del processo: rinvio a giudizio o proscioglimento. Ma chi è veramente questo ragazzo? Il suo curriculum, in primo piano, ha la laurea in Economia alla Bocconi a pieni voti; ora sta svolgendo uno stage nello studio legale dei suoi avvocati difensori. È stato definito «il biondino dagli occhi di ghiaccio», preciso, tanto da controllare anche le virgole nei verbali degli interrogatori. La sua pignoleria è confermata anche dalla ferrea organizzazione del suo hard disk. E il latpop Compaq, sequestrato ed esaminato dal Ris, racconta molto di lui: ne esce a prima vista il ritratto di un ragazzo normale. Certo, ci sono immagini pornografiche, ma quanti ragazzi non ne hanno? Nel suo caso, però, sono tantissime e, alcune, hanno protagonisti inquietanti: minori e, in altri casi, violenze e perversioni.
Come la maggior parte dei ragazzi, Stasi scaricava file dal sistema pair to pair eMule. Ma, oltre ai 566 file musicali che ascoltava con I-tunes o con Media player, con Nero masterizzava i file: in alcuni casi i suoi cd o i dvx sembravano quasi originali, copertine comprese. Ma eMule serviva anche per incrementare il suo archivio personale. Alberto è un collezionista di immagini: scattate con la macchina fotografica o con il cellulare, scaricate da internet. Tra queste, 21 foto (in formato jpg) e sette video di carattere pedopornogarfico per i quali Stasi risulta indagato, insieme ad altre 102 persone, in seguito a un’operazione della polizia postale della Lombardia, coordinata dal vicequestore Filippo Ninni, che ha portato alla chiusura del sito R@ygold. Il volto delle piccole vittime è sempre visibile, mentre non si vedono mai completamente gli adulti. Si tratta, secondo le indagini, di documenti scaricati dopo il 22 ottobre 2006, data in cui è stato installato eMule, e copiati su un hard disk esterno non prima del 18 novembre 2006 (data in cui è stato acquistato). Secondo l’accusa, questo fatto «evidenzia la volontà - e non la casualità - dell’utente di archiviare il materiale per poterne usufruire in momenti successivi».
E poi ci sono 7.064 immagini pornografiche archiviate e suddivise in 22 sottocartelle. Scaricate e poi salvate secondo criteri precisi, comprendono anche donne violentate, persone anziane sofferenti, caviglie e piedi con o senza scarpe, oggetti fallici stravaganti. Tutte custodite in una «nuova cartella» all’interno del folder «Militare»: 423 foto di aerei e poi quella cartella inquietante. Alcune immagini provengono dalla navigazione in vari sexy shop online. Ci sono le foto amatoriali. Molte sono di piedi: Stasi adora le scarpe, ne riprende a decine con il cellulare anche all’interno del London Eye o all’aeroporto durante la sua vacanza a Londra con Chiara. E poi tre filmati in formato mpg («Primo maggio», «Parte prima» e «Parte terza»), che riprendono Alberto e Chiara che fanno l’amore.
Ma il pc non contiene solo questo archivio di immagini e video (la cartella video era vuota, ma tramite Encase, nei file perduti sono state trovate altre 6.131 foto pornografiche. Nelle cartelle recuperate, invece, 109 sottocartelle con all’interno 32.130 foto hard. Tramite Photorec, i periti hanno recuperato 7.064 immagini prevalentemente a luci rosse. Ci sono anche sette racconti hard, di cui uno a sfondo omosessuale con un protagonista africano.
Ovviamente il computer non è fatto solo di pornografia. Tra i documenti ci sono 25 cartelle riguardanti gli esami e la tesi. E poi gli animali: ha una cartella con 65 foto di varie specie, quasi tutti cani. E i cuccioli, che meritano uno spazio a sè, con 14 immagini scattate nel 2006. Ci sono anche 148 foto di ville e arredamenti d’interni. E, ancora, 209 foto di auto di varie marche e 42 di moto, più altre immagini da utilizzare come sfondo per il desktop o come screensaver. Infine le barche e il salone Nautico di Genova, visitato nel 2005 e nel 2006.
Alberto come gran parte dei ragazzi, utilizza Messenger per parlare con gli amici. Anche con Chiara, la sua «Tatina»: così la chiamava, e così ha salvato le sue immagini. Ma di lei sola ci sono 24 foto in tutto per quasi quattro anni di fidanzamento, poche per un amante delle immagini e collezionista seriale. Chiara è anche insieme con altri: per esempio con il padre e Alberto nelle 49 «Immagini da stampare». O a Natale, in cinque immagini con gli amici. E ancora in vacanza a Nizza e a Montecarlo, il 16 luglio 2005. O nelle 51 foto delle vacanze al mare il 9 settembre 2006. La cartella che le contiene si chiama «incendio». In quel periodo bruciavano i boschi della Liguria, vicino alla spiaggia. Lui li ha ripresi, come mille altri turisti. Ma oltre al fuoco anche tenerezze. Lui che abbraccia lei tra gli ombrelloni della spiaggia di Spotorno, dove Alberto ha casa. Chiara è presente anche al matrimonio dell’amico Vito, il 22 dicembre 2006.
Il computer oltre a fornire il ritratto di Alberto Stasi dice anche cosa ha fatto durante la mattina del 13 agosto, quella del delitto (vedere riquadro a pag. 67). Quando lavorava alla tesi Stasi salvava le modifiche con cadenza regolare, come dimostra lo storico del laptop. Quella mattina lui dice di aver lavorato alla tesi, ma non ci sono tracce di modifiche sul file «documenti/tesi/parti del testo/core preventivo.doc». L’ultimo salvataggio risulta effettuato dall’utente alle 18,59 del 12 agosto, giorno in cui c’è anche un trasferimento dati dal pc di Alberto a quello di Chiara, per copiare le foto delle vacanze a Londra e la cartella con la tesi di Alberto. Il trasferimento è avvenuto tra le 22,02 e le 22,03, tramite un supporto informatico non meglio definito. Ed è qui che l’accusa prova a insinuare un dubbio: Chiara potrebbe essersi imbattuta nel lato oscuro del fidanzato? Nei filmini pedopornografici? Potrebbe essersi scatenato un litigio a causa delle strane manie di Alberto, scoperte in quel momento o magari solo in parte conosciute ma mai accettate? Quella sera, poi, il pc di Alberto si arresta in modo anomalo. Per l’accusa il ragazzo avrebbe forse cercato di nascondere così il suo archivio segreto, anche perché quel pc quasi mai è stato spento manualmente, più spesso restava in standby. È su questo spegnimento anomalo che la parte civile vuole capire di più, con una nuova perizia richiesta dall’avvocato Gianluigi Tizzoni. l

Blog Panorama 7 febbraio 2009

Trovati centinaia di file sconvolgenti. Chiara aveva scoperto il suo lato oscuro?
Bimbi stuprati e storie "hard" nel pc di Stasi


GARLASCO 07/02/2009 - Bambini stuprati, video "fetish", don­ne violentate, immagini porno e racconti erotici. Ma anche cuccioli indifesi, aerei militari e fotografie di una storia d'amore che andava avanti da quattro anni.Il prossimo 24 febbraio il giallo di Garla­sco finirà sui banchi del Tribunale di Vigevano. Prove, indizi, testimonianze, per tentare di dare un nome al colpevole, ma l'elemento chiave dell'accusa rima­ne il computer di Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio. I carabinieri del Ris, infatti, hanno «torchiato» il compu­ter portatile, hanno passato al setaccio file e cartelle salvate o cancellate malde­stramente. E dall'archivio elettronico del "bocconiano" laureato a pieni voti sono venute a galla immagini raccapric­cianti: foto di bambini costretti ad atti sessuali e a rapporti orali con adulti, bambini di 5 anni nudi e in pose esplici­te. E costretti a sorridere, a mostrare i loro visi angelici.

L'ARCHIVIO
Interrogando il pc di Stasi emerge, tas­sello dopo tassello, cartella dopo cartel­la, foto dopo foto, personalità comples­sa, solare e cupa, dove i contrari diventa­no speculari. Alle foto di cuccioli si contrappongono immagini pedoporno e hard, schedate maniacalmente; migliaia di sequenze a luci rosse, specialmente fetish. Il laptop Compaq, sequestrato ed esaminato dal Ris, racconta molto di lui: ne esce a prima vista il ritratto di un ragazzo normale. Ci sono immagini por­nografiche. Tantissime, migliaia. E alcu­ne hanno protagonisti inquietanti: mi­nori e, in altri casi, violenze e perversio­ni.

IMMAGINI RACCAPRICCIANTI
Come la maggior parte dei ragazzi, Stasi scaricava file dal sistema pair to pair eMule. Ma tra i migliaia di file salvati sul pc ce ne sono 21 (in formato jpg) e sette video di carattere pedopornografico per i quali Stasi risulta indagato, insieme ad altre 102 persone, in seguito a un'opera- zione della polizia postale della Lombar­dia, coordinata dal vicequestore Filippo Ninni, che ha portato alla chiusura del sito R@ygold.Il volto delle piccole vitti­me è sempre visibile, mentre non si ve­dono mai completamente gli adulti. Si tratta, secondo le indagini, di documenti scaricati dopo il 22 ottobre 2006 e copiati su un hard disk esterno. Secondo l'accu­sa, questo fatto «evidenzia la volontà - e non la casualità - dell'utente di archivia­re il materiale per poterne usufruire in momenti successivi». E poi ci sono 7.064 immagini pornografiche archiviate e suddivise in 22 sottocartelle. Scaricate e poi salvate secondo criteri precisi, com­prendono anche donne violentate, per­sone anziane sofferenti, caviglie e piedi con o senza scarpe, oggetti fallici strava­ganti. Alcune immagini provengono dal­la navigazione in vari sexy shop online. Ci sono poi le foto amatoriali. E si sono anche sette racconti hard, di cui uno a sfondo omosessuale con un protagonista africano.

Il computer oltre a fornire il ritratto di Alberto Stasi dice anche cosa ha fatto durante la mattina del 13 agosto, quella del delitto. «Stavo lavorando alla tesi» si è sempre difeso, ma oggi gli esperti di­mostrano che mentiva: quella mattina infatti non ci sono tracce di modifiche sul file. L'ultimo salvataggio risulta effet­tuato dall'utente la sera del 12 agosto, giorno in cui c'è anche un trasferimento dati dal pc di Alberto a quello di Chiara, per copiare le foto della vacanza a Lon­dra. Ed è qui che l'accusa prova a insi­nuare un dubbio: Chiara potrebbe esser­si imbattuta nel lato oscuro del fidanza­to?

Cronaca qui 7 febbraio 2009

Le tracce di nicotina fra i capelli della vittima E lui insinua dubbi: «Uccisa con una stampella»

Delitto di Garlasco: il killer fumava? Alberto "accusa" le gemelle Cappa

MILANO 07/02/2009 - Chi è stato, prima del delitto, a fumare una sigaretta davanti a Chiara Poggi, così da lasciare tracce di nicotina sui suoi capelli castani? C’è davvero un’altra perso­na, finora neppure sfiora­ta (o sfiorata solo margi­nalmente) dalle indagi­ni, che ha passato con la ragazza le sue ultime ore di vita?
Nè lei né il fidanzato Alberto, infatti, sono mai stati fumatori.
A poche settimane dalla data dell’udienza preli­minare (il 24 febbraio) in cui il giudice per le inda­gini preliminari deciderà se Alberto Stasi verrà pro­cessato per il delitto della sua fidanzato o se invece sarà prosciolto, fra le carte della difesa sarà ripescata, sicuramen­te, anche questa. Le analisi tossi­cologiche effettuare sul corpo della ragazza di 26 anni, ucci­sa nella sua villetta di Garla­sco il 13 agosto 2007, parla­no chiaro. Sul cadavere, martoriato da una de­cina di colpi inferti da un corpo contun­dente mai identifica­to, infatti, nessuna traccia di droghe, medicinali o sostan­ze particolari. Solo una nota stonata: quella nicotina im­pressa sui suoi capel­li. Tracce superficia­li, che rivestono il fu­sto, quasi sicuramen­te lasciate poche ore, massimo giorni, pri­ma del delitto.

ACCUSE ALLE CU­GINE
E mentre la data dell’udienza prelimi­nare si avvicina, emergono nuove in­tercettazioni che ri­guardano l’unico in­dagato per il delitto: Alberto Stasi, 25 an­ni, neo laureato all’università Bocco­ni e aspirante commercialista. Il ragazzo, che fin dai primi interrogatori non aveva mai fatto mistero della sua antipatia per le cugine di Chiara, le sorel­le gemelle Paola e Stefania Cappa, ora arriva ad accusarle apertamente. Ad Alberto, emerge dalle intercettazioni, interessano soprattutto gli sviluppi delle indagini. Il giovane riferisce di una lettera che è in suo possesso e annuncia che chiederà al professor Francesco Avato, il suo consulente tecnico, se è possibile che Chiara sia stata colpita da una stampella. Una supposizione - ipotizzano gli investi­gatori - suggerita dalla stessa lettera. «Ma perché non vanno neanche a con­trollare?», chiede Stasi.
Il centro di una delle discussioni con il suo amico di sempre Marco Panzarasa, diventa inoltre in una delle intercettazio­ni l’imminente uscita di un servizio foto­grafico sul settimanale “Chi” che ritraeva Alberto in un uscita notturna con un gruppo di amici, servizio del quale Stefa­nia sembrava essere informata e della cui pubblicazione aveva avvertito un’amica di Alberto.

«Quella lì deve soltanto stare attenta che gli vengano a sequestrare le macchi­ne, le biciclette, le stampelle». I due amici convengono sul fatto che «sarebbe anche ora!». Alberto, poi, in un passag­gio, diventa ancora più esplicito: «Altro che la fotografia... Non mi parlare di quelle lì ché mi viene la pelle d'o­ca solo a pensarci». L’idea di essere stato messo sotto torchio dai carabinieri, e la diffusione dei verbali che lo riguardano, lo fanno sentire un « perseguitato». «Mentre ad altri...». L’amico lo segue a ruota: «... si è visto che su di loro (le gemelle Cappa, ndr) non hanno fatto praticamente un c... ». E Stasi: «Sì, vanno lì, perquisizione, tre scontri­ni!... ».
Alberto, fin dai primi giorni successivi al delitto, aveva fatto mettere a verba­le i suoi sospetti. Dichiarava ai carabinie­ri che «Chiara non voleva uscire con la cugina Stefania, loro due erano molto diverse, era sempre lei a chiedere di poter uscire con noi». Un rapporto particolare, poi, la legava a Paola Cappa, la più “fragile” delle due sorelle, per lungo tempo malata di ano­ressia per sua stessa ammissione. Chiara Poggi, emerge dalle indagini, po­chi giorni prima della sua morte aveva persino impedito alla ragazza di uccider­si.

MORTE TREMENDA
Ma i dubbi sull’assassinio di Chiara Poggi sono ancora tanti. Se è vero che è stata ricostruita dal medico legale la “forbice” di tempo, compresa fra le 10.30 e le 12 del mattino, intorno alla quale la ragazza è stata uccisa, mancano ancora all’appello l’arma del delitto e un movente valido.
Sul corpo di Chiara sono stati trovati decine di colpi, soprattutto al capo, quat­tro di questi inferti con violenza maggio­re, uno letale. Le tracce lasciate sul cada­vere fanno pensare a un oggetto con una “punta a farfalla”, come un martelletto da carpentiere. Lo stesso martello che man­cherebbe dalla cassetta degli attrezzi del papà della ragazza. E manca, appunto, anche un movente. I rapporti fra la cop­pia, che stava insieme da quasi 4 anni, erano buoni. Lo testimoniano le decine di mail e messaggi che Chiara e Alberto si erano scambiati prima del delitto.

Nessu­no screzio o rancore maturato, quindi, apparentemente. Qualche settimana pri­ma della sua atroce morte, Chiara aveva persino raggiunto Alberto in un college di Londra, dove il 25enne era andato per perfezionare la lingua inglese in vista della sua laurea.
Scritto da: Arianna Giunti - arianna.giunti@cronacaqui.it

martedì 3 febbraio 2009

Garlasco: Intercettazioni, autopsia, tesi difesa e accusa

Garlasco/ Stasi accusa le cugine Cappa: “Chiara è stata uccisa da una stampella”Gli avvocati di Stasi presentano una relazione. E promettono "novità importanti"

Chiara Poggi sarebbe stata uccisa da una stampella. E' ciò che emerge dalle intercettazioni delle telefonate di Alberto Stasi, l'unico indagato per l'omicidio di Garlasco del 13 agosto 2007. Sono 806 le pagine di intercettazioni telefoniche depositate in vista dell'udienza preliminare del 24 febbraio, nella quale il gup Stefano Vitelli deciderà se rinviare a giudizio Stasi o proscioglierlo.


LE INTERCETTAZIONI

Il 30 aprile 2008, Alberto Stasi parla con la madre Elisabetta Ligabò e commenta l'esito di un esame scientifico sui capelli ritrovati sulla scena del delitto. Il dialogo ruota attorno alla sua autodifesa e alla speranza che le indagini si indirizzino altrove.

Dice l'ex fidanzato della vittima: "... si! cioè, quello con il bulbo era di Chiara!... E gli altri non si riesce a tirar fuori niente per il momento". "Ho capito", risponde la madre. E lui: "Vabbè niente peccato! Ah, però un capello sembra tinto!". "... mm, speriamo! Lo controllano comunque?". "Sì, sì e speriamo che sia di quella t... della Cappa!".

Lo ripete due volte. La madre annuisce: "Eh, davvero, va bene, ok".

Il 20 novembre 2007 ce l'ha ancora con la cugina di Chiara. In una lunga conversazione telefonica con Marco Panzarasa, ex compagno di liceo e suo amico del cuore, sbotta: "Ma che c... vuole la Stefania Cappa?!".

Al centro della discussione, si legge dai verbali riportati da La Repubblica c'è l'imminente uscita di un servizio fotografico sul settimanale "Chi" che ritraeva Alberto in un uscita notturna con un gruppo di amici, servizio del quale Stefania sembrava essere informata e della cui pubblicazione aveva avvertito un'amica di Alberto. "Quella lì deve soltanto stare attenta che gli vengano a sequestrare le macchine, le biciclette, le stampelle". I due amici convengono sul fatto che "sarebbe anche ora!". Alberto è ancora più esplicito: "Altro che la fotografia... Non mi parlare di quelle lì ché mi viene la pelle d'oca solo a pensarci". È irritato. L'idea di essere stato messo sotto torchio dai carabinieri, e la diffusione dei verbali che lo riguardano, lo fanno sentire un "perseguitato". "Mentre ad altri...". L'amico gli offre la sponda: "... si è visto che su di loro (le gemelle Cappa, ndr) non hanno fatto praticamente un c... ". E Stasi: "Sì, vanno lì, perquisizione, tre scontrini!..."

LA STAMPELLA

Ma ad Alberto interessano soprattutto gli sviluppi delle indagini. Il giovane riferisce di una lettera che è in suo possesso e annuncia che chiederà al professor Francesco Avato, il suo consulente tecnico, se è possibile che Chiara sia stata colpita da una stampella. Una supposizione - ipotizzano gli investigatori - suggerita dalla stessa lettera. "Ma perché non vanno neanche a controllare?", chiede Stasi. Ma quel che più colpisce, in tutti i dialoghi di Alberto, è la mancanza di riferimenti a Chiara. Anche i sentimenti nei confronti della famiglia Poggi si intiepidiscono. E così, quando il 16 aprile 2008, apprende che, dopo otto mesi di attesa, i familiari di Chiara possono finalmente riaprire la casa del delitto ora dissequestrata, Stasi sembra seccato. "Ma da quando gli ridanno la casa? - ragiona con Panzarasa - . E dissequestrano la casa senza dircelo?".

IL PROCESSO

Giallo di Garlasco, la difesa di Stasi: "L'autopsia su Chiara è incompleta"

L'avvocato di Alberto: «Il corpo della vittima non è stato pesato e questo è
fondamentale per stabilire ora morte»



GARLASCO (PAVIA)
Dopo che qualche giorno fa una nuova perizia dell'accusa fissava l'ora della morte della ragazza tra le 10,30 e le 12 del 13 agosto 2007, cercando così di smontare l'alibi di Alberto Stasi che ruota proprio intorno a quell'ora, ieri l'avvocato di Stasi ha sostenuto un'altra posizione in difesa del suo assistito: «L’autopsia su Chiara Poggi è incompleta». Afferma infatti Giulio Colli, uno dei difensori di Alberto Stasi, il 25enne di Garlasco accusato dell’omicidio della fidanzata, avvenuto oltre un anno fa.

«Il corpo - spiega l’avvocato Colli in un’intervista che apparirà oggi sulla Provincia Pavese - non è stato pesato dopo la morte, perchè all’obitorio di Vigevano non era disponibile una pesa. Questo è quanto è stato sostenuto dal medico legale che ha effettuato l’autopsia. In realtà - continua Colli - una pesa poteva essere richiesta a qualunque reparto dell’ospedale. Così manca il dato certo per stabilire l’ora della morte e si ragiona soltanto su supposizioni».

Partendo dalla temperatura del cadavere al momento del suo ritrovamento, per calcolare l’ora della morte è fondamentale capire in quanto tempo il corpo si è raffreddato. Un organismo umano vivente raggiunge in media i 36-37 gradi. Determinante in questo calcolo è il peso corporeo.

C’è molta attesa, intanto, per l’udienza preliminare fissata davanti al gup di Vigevano per il prossimo 24 febbraio e che arriva a poco più di un anno e mezzo dal delitto (13 agosto 2007). E c’è un rincorrersi di voci. L’ultima è che la famiglia Stasi voglia lasciare Garlasco vendendo la villa di via Carducci. Una possibilità che era balenata nei mesi immediatamente successivi al delitto, come emerso nelle intercettazioni telefoniche, ma che poi non ha avuto corso.
LA STAMPA 3 FEBBRAIO 2009

LA PERIZIA CHE FISSA L'ORA DELLA MORTE:

Centrata l'ora in cui Chiara è stata uccisa. La nuova perizia smonta la difesa di Stasi
Tra le 10,30 e le 12 del 13 agosto 2007 Alberto non era al telefono con la madre e avrebbe potuto uccidere la Poggi

VIGEVANO (PAVIA) – Nessuna sorpresa. Ma una conferma in più. Per dire quello che la Procura di Vigevano ha sostenuto fin dall’inizio: la morte di Chiara Poggi, assassinata a 26 anni nella sua villetta di Garlasco (Pavia), «è da collocarsi in un intervallo di tempo compreso fra le ore 10,30 e le ore 12 del 13 agosto 2007, con maggior “centratura” intorno alle ore 11-11,30». In una nuova perizia di quattro pagine depositate in Procura, il medico legale Marco Ballardini smonta una ad una le motivazioni che avevano portato la difesa di Alberto Stasi, unico indagato per l’omicidio della fidanzata, a far risalire «l’epoca della morte fra le ore 9 e le ore 10».

L'ORA DEL DELITTO - Un particolare non da poco, quello dell’orario del delitto. Perché è proprio attorno a questo punto che gli avvocati di Alberto fanno ruotare l’alibi del ragazzo, che si è sempre detto innocente. Dai tabulati telefonici acquisiti dai carabinieri risulta infatti che alle 9,50 della mattina dell’omicidio il giovane ha ricevuto sul telefono di casa una chiamata della madre, Elisabetta Ligabò, che si trovava in vacanza in Liguria assieme al marito, Nicola Stasi. La telefonata dura appena pochi minuti. Quanto basta, secondo la difesa, per provare che «Alberto non può aver commesso il delitto, visto che l’assassino ha agito proprio in quell’arco temporale». La conclusione della difesa, a detta del medico legale, si baserebbe però su «presupposti non corretti». «Gli argomenti del consulente di parte, il professor Francesco Avato – è scritto nella relazione del dottor Ballardini – riguardano il comportamento del raffreddamento cadaverico». Prima di tutto, «il riferimento del prof. Avato ad una temperatura di 26 gradi (nel luogo in cui è stato ritrovato il cadavere, ndr) è del tutto arbitrario ed avulso da qualsivoglia dato obiettivo». Questo perché, osserva il medico legale, la difesa «si rifà alla curva termica registrata dall’osservatorio metereologico “Associazione Irrigazione Est Sesia-Ufficio Centrale Idrometria e Catasto” di tre paesi limitrofi a Garlasco», senza «peraltro considerare le oscillazioni orarie della temperatura» che «non può considerarsi uguale a quella di Garlasco».

IL PESO - Altro punto: il peso di Chiara. Essendo l’obitorio di Vigevano sprovvisto di una pesa, difesa e accusa hanno dato due misure differenti. «Il prof. Avato, appellandosi ad un aspetto definito come “costituzione piuttosto formosa”, arbitrariamente valuta il peso della ragazza prossimo ai 60 chili», mentre il medico legale dopo l’autopsia aveva stabilito il peso della ragazza tra i 45 e i 50 chili. «E’ chiaro che attraverso questa serie di modificazioni “abusive” – continua Ballardini – l’epoca della morte può essere spostata dove si vuole». Infine, una certezza scientifica: «Il fatto che al momento dei rilievi del 118» il corpo di Chiara non fosse già rigido suggerisce con una certa autorevolezza la proposizione seguente: alle 14,11 del 13 agosto non erano trascorse più di 2-4 ore (media 3) dal momento della morte».

Erika Camasso
Corriere della Sera 29 gennaio 2009(ultima modifica: 30 gennaio 2009)

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