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lunedì 2 novembre 2009

GARLASCO, AMICA DI CHIARA: "CON STASI VERO AMORE"


«Ci vedevamo tutti i giorni, mi sembrava serena e innamorata. La storia con Alberto Stasi aveva alti e bassi come in tutte le coppie, mai avuto sentore che avessero problemi, tutt'altro. Credo che Chiara sognasse un futuro con lui, una famiglia. Non faceva che ripetermi: 'L'amore ce l'ho, adesso mi devo concentrare sul lavorò». Lo ha detto in un'intervista a 'Gentè in edicola domani Maristella Gabetta, l'amica del cuore di Chiara Poggi uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. «Se sia Alberto il colpevole? - ha aggiunto - Confido nella procura di Vigevano». «La procura ha la mia fiducia totale - ha detto - Come tutta Garlasco aspetto la sentenza e credo con convinzione nella giustizia. Oggi sono sicura di una cosa sola: il susseguirsi delle perizie è la punta dell'iceberg di un'indagine complessa, di cui non conosciamo che pochi elementi». Chiara era «una ragazza semplice e limpida, amava i gatti e la montagna», ha raccontato. «Lei aveva 16 anni, io 8, quando diventammo vicine di casa, ma la differenza di età non pesò mai tra di noi», ha concluso.

leggo online 2 novembre 2009

sabato 31 ottobre 2009

Garlasco: recuperato dialogo in chat tra Alberto e Chiara

Stasi in chat: "Chiara, io butto le scarpe rosse"

Recuperato il dialogo tra i due fidanzati. Un’altra prova a favore dell’indagato


CLAUDIO BERSANI
Esce il ritratto di una giovane coppia affiatata che, come scrivono i periti Roberto Porta e Daniele Occhetti, rivela «elementi di significativa complicità e disinibizione anche a fronte di tematiche a sfondo erotico». Ma dalle chat recuperate dal computer di Chiara Poggi e relative al luglio 2007, quando lei era a casa e Alberto a Londra per una vacanza studio, spunta anche un altro elemento molto importante per la difesa, finora mai emerso: la conferma che il giovane avrebbe effettivamente gettato via, prima di rientrare in Italia, un paio di scarpe rosse, «forse marca Diesel». Alberto le aveva sempre ai piedi in quelle quattro settimane, come si ricava dalle foto, e non sono mai state trovate dagli inquirenti: non c’erano tra le sei paia sequestrate a casa sua. «Erano un paio vecchissime – spiegò nell’interrogatorio subito dopo il fermo – non mi ricordo più... rosse... le ho buttate a Londra... le ho lasciate nel cestino della camera». L’accusa sospetta invece che le abbia indossate per commettere il delitto e poi se ne sia liberato. L’ipotesi è la seguente: Alberto uccide Chiara con le scarpe rosse, poi le getta e qualche ora dopo, con altre scarpe ai piedi, un paio di Lacoste color bronzo, finge di trovarne il corpo ma non entra più in casa. Questo spiegherebbe perché non c’era la più piccola traccia di sangue sulle suole delle Lacoste. Invece quella chat sta a dimostrare che Alberto, anche su questo punto, non ha mentito. Il 19 luglio, alla vigilia del weekend in cui Chiara raggiungerà Alberto a Londra, nel loro dialogo a distanza via computer con Messenger i due fidanzati parlano di bagagli. Lei gli conferma che è passata a casa di lui a recuperare alcuni oggetti che deve portargli: un balsamo, uno specchietto, l'ultimo numero di una rivista militare, «Aeronautica e difesa».

E lui le chiede di tornare dai suoi a prendere anche qualcos’altro: «Volevo un altro paio di scarpe». «Ma dove le metto, ho solo un bagaglio a mano», protesta lei. Lui spiega: «Sono quelle rosse, ti ricordi? Sono un po’ vecchie e le lasciavo qui, così le finisco di usare». «Ma non le porti a casa? Le mettevi spesso. Non mi pare il caso di lasciare ai posteri un paio di scarpe». «Sì – spiega Alberto – ma si stanno rompendo. Fra un po’ le butterei lo stesso. Così non rovino quelle della Lacoste, che praticamente le ho su tutto il giorno e si stanno già un po’ sfracellando». Nelle chat i due fidanzati, tra battute scherzose, lamentele sul tempo («Piove ancora?») e sul pessimo cibo inglese, parlano a lungo di «qualcosina di intrigante» che Alberto intende portare a Chiara. Lei avverte: «Niente di porco, la tata è una ragazza per bene. Al sexy shop non so cosa puoi trovare di fine». Sull’argomento tornano pochi giorni prima del suo ritorno, quando Alberto ha comprato i «regalini sexy». Articoli come «un completino trasparente», un perizoma-reggicalze e «due gadgettini per entrambi», che lui le svela poco a poco in un malizioso gioco di indovinelli. Lei non si mostra affatto turbata o scandalizzata, ma anzi sembra decisamente gradire. E lui non perde occasione per farle complimenti: «Non tutte possono permettersi le mise che il tato compra alla tata». Poi ci sono i programmi per i giorni in cui saranno da soli a Garlasco, con le rispettive famiglie in ferie: «Mi fisso dalla tata – promette Alberto – ma i tuoi lo sanno che poi dormo da te?». «Sì – risponde lei – e sono contenti. Non vogliono che sto a casa da sola».

In un altro dialogo, al momento di salutarsi, lui per scacciare la nostalgia della distanza scrive: «Fra meno di 15 giorni ci vediamo e facciamo i piccioni per un mese intero». E lei fa progetti anche per quando, a fine mese, andranno cinque giorni da soli in Liguria: «Al mare sperimentiamo qualche giochino». In diversi passaggi delle conversazioni emerge, tra i due, anche una certa gelosia serpeggiante. Lei gli ripete più volte di «fare il bravo» e non guardare le altre ragazze del college, lui allude a «Filippo», un collega di lavoro di Chiara che le faceva un po’ la corte. Ma il tono è scherzoso e il congedo sempre uno scambio di «kiss», «smack», «tvtb».
la stampa 31 ottobre 2009

Garlasco: in udienza il mistero della bicicletta

Teste al Gup, probabilmente era li' la mattina del delitto
dall'inviata Franca Brunati

VIGEVANO (PAVIA) - I suoi ricordi non sono nitidi, però probabilmente la bici nera da donna, appoggiata al muro di cinta della villetta dei Poggi, l'ha notata la mattina in cui Chiara venne uccisa. E' quanto ha affermato in aula Manuela Travain, chiamata a deporre dal gup di Vigevano, Stefano Vitelli, davanti al quale si sta celebrando il processo in cui Alberto Stasi è imputato dell'omicidio della sua fidanzata.

Il mistero della bicicletta è stato al centro dell'udienza durante la quale la donna ha in sostanza ripetuto quanto aveva messo a verbale in uno dei due interrogatori resi agli investigatori nei giorni successivi al delitto: aveva affermato di aver visto la bici ma non di essere certa se la mattina del 10 agosto o quella del 13, anche se ha lasciato intendere che la seconda data era quella più probabile.

Poiché la signora Travain in un'intervista aveva collegato il momento in cui aveva notato il mezzo a due ruote ad una telefonata che stava facendo mentre usciva dalla sua abitazione di Garlasco in auto, è stata aiutata, nel tentativo di farle mettere a fuoco l'episodio, dai periti informatici del giudice che in base ai tabulati telefonici le hanno ricordato le chiamate fatte in quei giorni. Ma lei ha ribadito ancora una volta di non essere in grado di ricordare esattamente quando ha visto la bicicletta, anche se è più probabile che ciò sia avvenuto il 13 agosto tra le 9.23 e le 9.30 di mattina.

Se così fosse, dopo quella di Franca Bermani, l'altra vicina di casa, anche questa testimonianza avvalorerebbe l'alibi di Alberto, già confortato dalla perizia informatica con cui si sostiene che, la mattina dell'omicidio, il giovane dalle 9.35 alle 12.20 rimase al computer. Non è cambiata nemmeno la testimonianza del maresciallo Francesco Marchetto, il comandante della stazione dei carabinieri di Garlasco: all'indomani del delitto non sequestrò la terza bicicletta degli Stasi, quella nera che, come avevano spiegato i genitori di Alberto, era nel magazzino dell'officina del padre, perché non corrispondeva a quella descritta dalla signora Bermani.

Inoltre il professor Angelo Giarda, alla guida del pool dei difensori di Alberto (il ragazzo come sempre era in aula così come i familiari di Chiara), ha invitato le parti a non diffondere ai giornalisti atti e filmati per evitare che si faccia un processo mediatico prima ancora del processo vero e proprio nelle aule giudiziarie. Mentre si è in attesa degli esiti dei nuovi accertamenti sul cellulare di Chiara (riguardano sette chiamate ricevute il 13 agosto tra le 10.46 e le 10.47 dal telefonino di Alberto e rimaste memorizzate su quest'ultimo) l'udienza è stata aggiornata al prossimo 4 novembre, quando si inizierà a discutere della perizia medico-legale. Per il confronto tra le parti il giudice ha fissato altri due giorni d'udienza, cioé il 9 e il 10 novembre, mentre l'11 si passerà alla perizia 'semivirtuale' sulla camminata di Alberto nella villetta di via Pascoli quando ritrovò il cadavere di Chiara.

mercoledì 28 ottobre 2009

Garlasco: Stasi mente sulla telefonata al 118? Spunta nuovo testimone


Garlasco: per l'accusa Stasi ha mentito sulla chiamata al 118. Un testimone: "Vidi un uomo chino su una bici"

L'AUDIO DELLA TELEFONATA AL 118

È ancora guerra sulle perizie, al processo sull'omicidio di Chiara Poggi, in tribunale a Vigevano. La pubblica accusa ritiene che l'imputato, Alberto Stasi, abbia mentito sulla telefonata che fece al 118 il giorno dell'omicidio. Anziché chiamare dalla casa di Chiara, secondo l'accusa Stasi avrebbe telefonato quando già era vicino ai carabinieri: lo confermerebbe il fatto che il suo telefono abbia agganciato la cellula Telecom vicina alla caserma di Garlasco.

La telefonata al 118, di cui peraltro si trova registrazione in parecchi siti internet, è stata sempre uno dei punti più controversi fra difesa e accusa. Alberto Stasi ha sempre sostenuto di aver fatto quella telefonata al Pronto soccorso dopo essere entrato in casa di Chiara e averla trovata riversa sulle scale e mentre raggiungeva la caserma dei carabinieri a meno di un chilometro di distanza.
L'accusa sostiene invece che Alberto, dopo aver ucciso Chiara ed essersene tornato a casa sua, ha raggiunto di nuovo casa Poggi, ma senza entrarci nuovamente e si è diretto subito alla stazione dei carabinieri. Da lì davanti avrebbe fatto la telefonata al 118. A sostegno di questa tesi ci sarebbe la registrazione di alcuni rumori, come lo scatto del cancello della caserma.
Dalla superperizia disposta dal gup Stefano Vitelli emergerebbe che Stasi avrebbe potuto benissimo cominciare la telefonata davanti a casa Poggi e terminarla davanti alla caserma dei carabinieri.
In aula è stato proiettato anche un video che ricostruisce la possibile fuga in bici dell'assassino, che avrebbe avuto 9 minuti per uccidere. Secondo gli esperti super partes l'attore che impersona l'assassino pedala troppo velocemente, quindi il video non sarebbe realistico.
Le prossime udienze sono state fissate per il 4 novembre (quando si discuterà la perizia medico-legale) e l'11 novembre, quando si parlerà della consulenza chimica e di quella sulla camminata di Alberto sulla scena del crimine.

Intanto spunta un supertestimone nella vicenda. Un musicista amico del padre di Chiara, Pietro Emilio Franchioli, avrebbe visto una persona china su una bici, come se controllasse la ruota anteriore. La testimonianza di Franchioli è approdata a "Chi l'ha visto?" ed è riportata anche da Qn. A Franchioli sembrò che si trattasse di un uomo, ma non è sicuro, e nemmeno vide bene di che colore fosse la bici.

sabato 10 ottobre 2009

Garlasco, nuova perizia a favore di Alberto Stasi

I consulenti del gup: all'ora del delitto era al pc. E non scaricò foto porno
Il ragazzo avrebbe detto la verità anche sulle telefonate a vuoto a Chiara Poggi

dal nostro inviato DAVIDE CARLUCCI

Garlasco, nuova perizia a favore di Alberto Stasi

VIGEVANO - Tutto ormai, in questa rivisitazione delle indagini sull'omicidio di Garlasco, porta a scagionare Alberto Stasi. Oggi sarà depositata la terza perizia, quella sul computer e sul telefonino del fidanzato di Chiara Poggi, massacrata il 13 agosto 2007 nella sua villa. Ma anche la relazione dei consulenti nominati dal giudice dell'udienza preliminare, Daniele Occhetti e Roberto Porta, sarà un punto a favore del bocconiano, finora unico imputato per l'omicidio. Gli accertamenti tecnici sul suo cellulare dicono che ha detto la verità: il primo squillo a vuoto a Chiara è delle 9,45 del mattino, poi ne seguono altri per tutto il mattino, comprese quelle delle 12,20 che erano state messe in dubbio dalla procura perché non risultavano nei tabulati.continua a leggere

martedì 6 ottobre 2009

GARLASCO: SECONDO GABRIELLA CARLIZZI E' OMICIDIO RITUALE

http://image.excite.it/magazine/foto/Il-fotomontaggio-di-Chiara-con-le-gemelle-Cappa/1.jpg

Aggiornamenti 6 ottobre 2009:
L'attenzione dell'accusa è puntata su nove file contenuti nella chiavetta usb di Chiara Poggi: cinque sull'anoressia e sul disturbo di "estrema dipendenza reciproca", tre (tutti pdf scaricati dalla pagina online di un settimanale) sulla pedofilia e in particolare sul profilo del pedofilo, e l'ultimo sui "cold case", i delitti irrisolti.
Questi dati sono importanti per chi vuole leggere la ricostruzione dell'omicidio di Chiara Poggi, secondo Gabriella Carlizzi, una delle massime esperte nella lettura dei simboli che possono svelare il tipo di omicidio a cui si è di fronte. Secondo la Carlizzi Chiara Poggi è stata "sacrificata" e in questo articolo spiega le modalità con cui, a suo avviso, è stato consumato il rito.Secondo lei, gli ideatori dell'omicidio sarebbero 4, mentre gli esecutori materiali, due.

"L'INQUIETANTE VERITA' DEL DELITTO DI GARLASCO!

DI GABRIELLA CARLIZZI

mercoledì 30 settembre 2009

Garlasco,svolta: spunta l'orma di una donna

30/9/2009

Svolta nel giallo dalla superperizia

Svolta a Garlasco. Nella villetta dove è stata uccisa Chiara Poggi c'era l'orma di una scarpa da donna. Probabilmente la suola appartiene all'omicida o a una sua complice. Lo rivela Libero, citando la relazione del perito nominato dal giudice chiamato a decidere se Alberto Stasi è colpevole o innocente. La traccia, lunga 24-26 cm, corrisponderebbe a un numero di piede 36-37 e avrebbe forma e dimensioni di una scarpa da donna.

La superperizia verrà depositata in tribunale il 14 ottobre, infittendo il giallo sull'omicidio di Chiara. Secondo la relazione, infatti, l'assassino non era solo. Sulla scena del delitto è stata rinvenuta anche l'orma di una scarpa presumibilmente femminile.

Le tracce individuate sul luogo del delitto sono di due tipologie. Alcune, di identica foggia, sono state trovate di fronte al tappeto del bagno. Altre, definite "parziali", sono state invece rintracciate al piano terreno, in cima alla scala che conduce alla cantina, dove è stato trovato il corpo di Chiara.

Una di queste impronte, stando alla superperizia, sembrerebbe corrispondere per forma e dimensioni alla scarpa di una donna. Di sicuro, ha precisato l'esperto nominato dal giudice, non appartiene ad Alberto Stasi. Si tratta di una novità nel quadro investigativo che pone nuovi interrogativi. Chi ha ucciso Chiara Poggi? Se le orme trovate nella villetta non appartengono ad Alberto, allora a chi appartengono? Perché in due anni di indagini non sono state rilevate e analizzate dai consulenti della procura?

Nell'autopsia effettuata sul corpo di Chiara risulta inoltre che sulla coscia sinistra della vittima sono presenti echimosi da calpestamento (tacco e punta). Le Lacoste calzate da Stasi di sicuro non hanno né tacco né punta. E dunque ricompare l'ipotesi di una scarpa da donna.
tgcom 30 settembre 2009

venerdì 25 settembre 2009

Giallo di Garlasco: si laurea Stefania Cappa, cugina di Chiara

GARLASCO 24/09/2009 - Stefania Cappa, 25 anni, cugina di Chiara Poggi, la ragazza uccisa nella sua villa di Garlasco il 13 agosto di due anni fa, si è laureata oggi in giurisprudenza all'Università di Pavia. «Non rovinatemi il giorno più bello della mia vita», ha subito detto uscendo dall'ateneo, rivolta ai cronisti e ai fotografi in attesa.

Stefania Cappa si è laureata con una tesi sulla responsabilità degli amministratori nei confronti dei creditori sociali nelle società di capitali. Il voto finale è stato di 95. Vestito blu, scarpe rosse col tacco alto, molto elegante, Stefania ha tenuto sul capo la tradizionale corona d'alloro per le foto di rito dopo la laurea. Accanto a lei i genitori ed il fratello Cesare.

Non c'era invece la gemella Paola. Presente anche Marco Poggi, fratello di Chiara. Non c'erano invece i genitori della ragazza uccisa, zii di Stefania. Di Stefania e Paola Cappa si era parlato sopratutto all'inizio del giallo di Garlasco per un fotomontaggio fatto realizzare dalle gemelle con la cugina assassinata. Stefania e Paola hanno scelto successivamente di tornare nell'anonimato per vivere la loro vita privata.
cronaca qui 24 settembre 2009

mercoledì 23 settembre 2009

Garlasco, Una perizia contro Alberto: "Sulle scarpe ha mentito"

3/9/2009 (7:47) - RETROSCENA

Alberto Stasi all'epoca dell'arresto per l'omicidio di Chiara Poggi
+ "All'ora del delitto Alberto era al pc" Scontro sulla perizia che salva Stasi

Nuova svolta del delitto di Garlasco:vacilla anche l'alibi della bicicletta
CLAUDIO BRESSANI
GARLASCO (Pv)
Le macchie di sangue che imbrattavano il pavimento della villa di Garlasco dove è stata uccisa Chiara Poggi sarebbero molto più numerose ed estese delle 3 mila individuate dall’ingegner Piero Boccardo, consulente del pm. E dunque la posizione per il fidanzato Alberto Stasi, a processo con l’accusa di averla uccisa, si fa più difficile: se già per Boccardo (che aveva simulato al computer 809.186 camminate) era impossibile non calpestare sangue, tale conclusione dovrebbe uscire a maggior ragione rafforzata dalla perizia che sta conducendo il professor Nello Balossino dell’Ateneo di Torino.

E’ stato quest’ultimo, associato di Elaborazione delle immagini alla facoltà di Scienze, ad anticipare ieri mattina al gup di Vigevano Stefano Vitelli la sua scoperta: servendosi di una nuova strumentazione che si è procurato appositamente, ha analizzato le foto della scena del crimine utilizzate da Boccardo come base per il suo studio e si è accorto che è possibile evidenziare non solo le macchie rossastre sul pavimento ma anche altre tracce ematiche, quelle di siero, che è giallino, quasi incolore, e dunque cromaticamente non risalta. Per approfondire questi accertamenti Balossino ha ottenuto dal giudice una proroga per la consegna della sua perizia, che slitta dal 30 settembre al 14 ottobre, fermo restando che l’udienza in cui si discuteranno le conclusioni rimane fissata per il 24 ottobre.

E’ evidente che, se il pavimento era ancor più imbrattato le probabilità per Alberto di attraversare il corridoio senza sporcarsi le scarpe si riducono ancora. Tali valutazioni devono essere incrociate con quelle cui è pervenuto un altro perito del giudice, il professor Francesco Ciardelli, chimico macromolecolare dell’università di Pisa, secondo il quale il materiale di cui sono costituite le suole delle Lacoste dell’imputato non ha caratteristiche di idrorepellenza. Sotto quelle scarpe non è stata trovata traccia di sangue né di Dna di Chiara, mentre è presente il Dna di Alberto.

Intanto nel fascicolo processuale è entrato anche un elemento nuovo, che ha indotto il giudice a disporre approfondimenti peritali. Si tratta di un video registrato il 5 settembre dal collegio dei consulenti della parte civile. Nella prima scena due attori, uno che interpreta Chiara e l’altro il suo assassino, muovendosi all’interno della villa di via Pascoli, sulla vera scena del crimine, simulano le varie fasi dell’aggressione e poi i movimenti compiuti dal killer, che trascina il cadavere sulle scale della cantina, va in bagno a lavarsi le mani sporche di sangue, perlustra i locali del piano terra e poi esce dalla porta.

Qui parte la seconda scena: l’assassino inforca una bicicletta e attraversa Garlasco fino a via Carducci, dove c’è la villa di Alberto Stasi. Un cronometro in un angolo del fotogramma mostra i tempi: circa 4 minuti per uccidere Chiara e 5 per coprire il tragitto. In altre parole, il fidanzato avrebbe avuto tutto il tempo di commettere il delitto nei 26 minuti di cui teoricamente disponeva, dalle 9,10, quando Chiara ha staccato l’allarme (e quando una pensionata ha notato una bici nera) alle 9,36, quando Alberto ha acceso il suo pc portatile. «Bisogna rilevare nel merito - ha scritto il giudice in un’ordinanza datata 10 settembre - che tale filmato affronta due questioni oggetto di accertamento e valutazione, la tempistica di un tragitto in bicicletta da casa Poggi a casa Stasi e la dinamica della durata dell’aggressione. Tali questioni sono oggetto anche di valutazione peritale».
la stampa 23 settembre 2009

Garlasco: una perizia aggrava la posizione di Alberto Stasi

Garlasco, cambia la scena del delitto
La nuova perizia sulle tracce di sangue sconfessa Alberto Stasi: non poteva non sporcarsi le scarpe

Dal nostro inviato Giusi Fasano

VIGEVANO (Pavia) - Si parte dalla scena del delitto, o meglio: dalle immagini digitali del luogo. E si ricostruisce una mappa delle tracce di sangue più dettagliata ed estesa di quella che si può vedere a oc­chio nudo, grazie a sofisticati strumenti tecnologici e infor­matici che aiutano a disegnare il «nuovo» luogo del crimine e a rilevare dettagli finora mai messi a fuoco. Per esempio il siero sanguigno, chiaro e non evidente nelle fotografie e nei filmati del dopo-omicidio. Ecco. È questo l’ultimo col­po di scena del caso-Garlasco. Ed è questo che il professor Nel­lo Balossino, docente e mago dell’elaborazione di immagini alla facoltà di Scienze di Tori­no, vorrebbe mettere agli atti del processo contro Alberto Stasi, il biondino di Garlasco accusato di aver ucciso la sua fidanzata, Chiara Poggi, la mat­tina del 13 agosto 2007 nella villetta di lei, a Garlasco. Balos­sino è uno dei superperiti no­minati dal gup di Vigevano Ste­fano Vitelli che al professore ha chiesto di sciogliere due no­di sull’omicidio di Chiara. Pote­va o no Alberto camminare in casa Poggi secondo il percorso che dice di aver fatto senza sporcarsi le scarpe consegnate poi linde ai carabinieri? E anco­ra: esiste, e qual è la posizione per aprire la porta di accesso al­la cantina (dove Chiara fu tro­vata) senza calpestare il san­gue?

Tutte e due le risposte, ov­vio, sono legate all’estensio­ne del sangue sul pavimen­to. E, stando ai primi accer­tamenti - che Balossino ora vorrebbe approfondire assieme ai consulenti di par­te civile, difesa e accusa - la sostanza ematica comparireb­be su una superficie più ampia del 20-30% rispetto a quella vi­sibile nelle perizie eseguite fin qui. Perché in quelle perizie non sono stati utilizzati gli stru­menti tecnici di cui si dispone in questo caso. «Marchinge­gni », per dirla con l’espressio­ne di chi li usa, dai quali è pos­sibile vedere «oltre» la mac­chia di sangue e quindi indivi­duare anche il siero sanguigno, di colore chiaro e non visibile nelle immagini usate fino ades­so dai consulenti. Certo è che se si rivede al rial­zo la mappatura ematica a casa Poggi le cose per Alberto si complicano, quantomeno sulla questione del sangue calpesta­to o non calpestato. Stavolta un punto a favore dell’accusa, dopo il clamoroso esito della perizia informatica con la qua­le è stato dimostrato che fra le 9.36 e le 12.20 di quel 13 ago­sto Alberto lavorava al compu­ter, come ha sempre sostenu­to, mentre il pubblico ministe­ro ha centrato il delitto fra le 11 e le 11.30.

Vero è che le analisi informa­tiche sono importanti per la conferma dell’alibi nella fascia oraria 9.36-12.20, ma quel dato da solo salva Alberto in quel­l’orario. Non demolisce gli altri elementi sostenuti finora dal­l’accusa fra i quali la questione, appunto, delle scarpe. La procu­ra sostiene che Alberto uccise Chiara, andò a casa e cambiò le scarpe prima di inscenare un finto ritrovamento del corpo. Per questo non ci sarebbero sta­te tracce di sangue. Il perito del pm, il professor Boccardo, nella sua prima relazione aveva soste­nuto che, fatte 800 mila simula­zioni al computer, c’erano zero possibilità che le scarpe restas­sero pulite. L’obiezione del con­sulente di Alberto, il professor Pedotti, fu che si era considera­ta una falcata troppo piccola: «L’estensione del passo del ra­gazzo è fra 80 e 100 centimetri» si disse. E allora Boccardo fece altre prove, stavolta con falcata 70-90 centimetri. Il computer ri­petè il percorso fatto dal biondi­no: per 10 mila volte in entrata e altre 10 mila in uscita da casa Poggi. Risultato: zero possibili­tà di non calpestare il sangue al­l’andata e 0,07 al ritorno. E la «mappa» del sangue era più pic­cola di quella ipotizzata ora.

(ha collaborato Erika Camasso)
corriere della sera 23 settembre 2009

domenica 20 settembre 2009

Garlasco, "8 minuti percorso Stasi.Gup: a casa in bici dopo omicidio




Secondo i periti nominati dal Gup di Vigevano (Pavia) Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, avrebbe impiegato otto minuti in bicicletta per tornare a casa sua dopo aver commesso il delitto. La perizia è stata calcolata in maniera virtuale. Come viene spiegato in un'anticipazione pubblicata sulla "Provincia pavese", i periti hanno analizzato i vari percorsi possibili.


I periti hanno analizzato i percorsi possibili con eventuali motivi di rallentamento come semafori, rotatorie e sensi unici. E' stato tenuto presente anche che dopo un delitto la velocità può cambiare rispetto a un percorso normale. Il processo contro Alberto Stasi, che ha sempre respinto tutte le accuse contro di lui, riprendera' il 21 ottobre davanti
al Gup di Vigevano Stefano Vitelli.

tgcom 19 settembre 2009

domenica 13 settembre 2009

Garlasco, video della perquisizione


Esclusiva trasmessa da Mattino Cinque

La trasmissione “Mattino cinque” ha mandato in onda venerdì mattina su Canale 5 le immagini esclusive del secondo sopralluogo dei carabinieri effettuato il 20 agosto 2007 a casa di Alberto Stasi, l’unico indagato sul caso di Garlasco. La prima perquisizione in casa Stasi è avvenuta il 14 agosto 2007, ma con un mandato ridotto, dal momento che Alberto Stasi non era ancora stato indagato.

Sei giorni dopo, il 20 agosto 2007, un nuovo e più approfondito controllo nella casa fa emergere nuovi particolari utili alle indagini: nessuno degli attrezzi ritrovati è risultato compatibile con le ferite inferte alla vittima. Sono stati analizzati anche tutti gli indumenti di Stasi, ma non sono state ritrovate macchie.

È stato trovato anche un panno sporco di sangue, ma, una volta analizzato, il sangue non è risultato appartenente alla vittima. Analizzate anche le scarpe da ginnastica di Stasi (le foto documentano il controllo su diverse paia di scarpe) che erano pulite e non collimano con le impronte impresse sul sangue ritrovate a casa di Chiara Poggi.

L’unica traccia utile è arrivata dai pedali della bicicletta del fidanzato di Chiara su cui sono state ritrovate tracce del dna della vittima. Non sono passati inosservati neanche gli occhiali di Stasi, ma anche in questo caso nessuna traccia rilevante per le indagini.

lunedì 31 agosto 2009

GARLASCO, SUPERPERIZIA: STASI AL PC MENTRE CHIARA VENIVA UCCISA

Caso Stasi, Ris sotto accusa
scontro con il piemme di Vigevano

La polemica riguarda le analisi condotte sul computer. I risultati dimostrerrebbero che, al momento del delitto, Alberto Stasi stava salvando files sul proprio Pc. Il magistrato Rosa Rosa Muscio avrebbe avuto un duro confronto con gli investigatori di Parma
di Raffaele Castagno
I Ris di Parma sono nella bufera dopo gli ultimi risultati delle indagini condotte sul computer di Alberto Stasi. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera il pubblico ministero Rosa Muscio avrebbe avuto una telefonata a dir poco infuocata con gli uomini del reparto d’investigazione di Parma.

Al centro dello scontro sono i nuovi dati emersi dalle analisi compiute sul computer di Stasi, che dimostrerebbero come l’unico imputato per l’omicidio di Chiara Poggi, al momento del delitto, stava in realtà utilizzando il computer per salvare la sua tesi di laurea e visualizzare foto e video. Secondo il medico legale infatti il delitto sarebbe avvenuto tra la le 11 e le 11.30, mentre sul Pc i files sarebbero stati salvati tra le 10.20 e le 12.20.

Il magistrato sempre secondo la ricostruzione offerta dal Corriere sarebbe esplosa: “Io mi chiedo com’è stato possibile… Come?” A poco sarebbero valse le spiegazioni che gli accertamenti, nello specifico, erano particolarmente complessi, al punto che sono stati necessari ben otto consulenti informatici. Per l’accusa si tratta di un vero e proprio smacco, che rischia di fa cadere tutto l’i mpianto su cui si fondava l’imputazione di Stasi. A meno di non riuscire a dimostrare un’alterazione dell’orario del computer. Ipotesi che al momento pare poco probabile.

Insomma il Ris sembra aver fornito un formidabile assist alla difesa, che potrebbe essere determinate per il destino di Alberto Stasi. Le tensioni tra gli investigatori di Parma e il magistrato milanese non sono nuove. Il Corriere della Sera ricorda infatti anche l’attrito per le tracce ematiche sul pedale della bicicletta di Alberto. La vicenda si concluse allora con la scarcerazione di Stasi, mentre la battaglia sulle tracce continua ancor oggi, a colpi di perizie.

Il 30 settembre i 22 periti consegneranno alla procura le relazioni. La speranza della Muscio è che non vi siano altre sorprese in una inchiesta che ne ha già conosciute troppe.
(la repubblica parma 31 agosto 2009)

GARLASCO: PERITI, STASI AL PC MENTRE CHIARA VENIVA UCCISA

(AGI) - Milano, 31 ago. - Tra le 10.20 e le 12.20 del 13 agosto 2007 Alberto Stasi salvava file e salvava i salvataggi di questi file sul suo computer. E’ la verita’ condivisa da tutti i consulenti, di accusa, difesa e parte civile, che emerge dai risultati ancora parziali della perizia informatica ordinata dal gup di Vigevano Stefano Vitelli, nell’ambito del processo sull’omicidio di Chiara Poggi. L’esame non e’ ancora stato completato, le prime indiscrezioni fanno riferimento a verbali parziali, ma fonti della difesa confermano quanto anticipato oggi dal ‘Corriere della Sera’ e cioe’ che Alberto, quella mattina, ha acceso il computer alle 9.36, ha guardato filmini e immagini pornografiche e ha salvato piu’ volte file di Word fra le 10.20 e le 12.20. Proprio nell’arco di tempo un cui, secondo l’accusa, la fidanzata veniva uccisa. Decisiva per arrivare alla stesura di un verbale firmato dai rappresentanti di tutte le parti in causa e’ stata l’analisi di un’area del computer, quella che riguarda i salvataggi dei salvataggi, finora ignorata da carabinieri ed esperti che in questi mesi si sono affannati nella ricerca della verita’. (AGI)

Cli/Gla

sabato 2 maggio 2009

Garlasco, Sentenza rinviata. Alberto, "Voglio solo la verità"

Alberto: «Voglio solo la verità»

L’indagato: avrei desiderato essere già fuori, l’importante è chiarire tutto

VIGEVANO (Pavia) — «So­no interessato solo a che si giunga alla verità». Arriva co­sì, al termine di una giornata convulsa, la reazione di Alber­to Stasi. Lui, che dall’inizio del processo che lo vede come uni­co imputato per l’omicidio del­la fidanzata Chiara Poggi ha già perso notti di sonno e di­versi chili, ha ascoltato l’ordi­nanza del giudice Stefano Vitel­li impassibile, come sempre. Mentre si allontanava dal tri­bunale di Vigevano dopo la de­cisione del gup di disporre nuovi supplementi di indagi­ni, il giovane si è lasciato anda­re a un solo commento: «Avrei voluto essere già fuori, ma l’importante è che tutto sia chiarito». E ad un certo punto ieri è sembrato davvero che la verità sul delitto avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco sa­rebbe stata chiarita entro sera.

Al termine delle controrepli­che della difesa (che ha parla­to per quasi cinque ore), infat­ti, qualcuno aveva interpreta­to il saluto del giudice alle par­ti come una possibile antica­mera della sentenza. Di inno­cenza o colpevolezza. «Ci ve­diamo per la sentenza sull’omi­cidio, poi deciderò per il secon­do processo sulla pedoporno­grafia », erano state le parole del gup. Alla fine il pronuncia­mento non è arrivato né per l’una né per l’altra accusa. E quando, al termine di una ca­mera di consiglio durata quat­tro ore, il giudice si è espresso tracciando la terza via, quella di nuove perizie, gli avvocati della difesa e della parte civile hanno rotto un silenzio lungo nove udienze. I genitori di Chiara, Rita e Giuseppe Poggi, fuori dall’aula non hanno evi­tato i giornalisti e, per la pri­ma volta dall’inizio del proces­so, hanno accompagnato il lo­ro legale, l’avvocato Gian Lui­gi Tizzoni, davanti a fotografi e telecamere: «Siamo soddi­sfatti perché, anche se ci vorrà ancora del tempo, le perizie di­sposte dal gup andranno a chiarire tutti i punti più con­troversi di questo procedimen­to », è stato il commento di Tiz­zoni.

Che rilancia, sicuro: «Siamo così convinti che un perito su­per- partes non possa far altro che confermare le nostre tesi che andiamo incontro a questi approfondimenti con assoluta serenità». Le tesi della parte ci­vile hanno da tempo sposato quasi del tutto le ipotesi della procura, da sempre convinta della colpevolezza di Alberto.Più che mai certa dell’inno­cenza del ragazzo resta invece la difesa del ragazzo. «Le no­stre osservazioni hanno incul­cato il dubbio nella testa del giudice, tanto da giungere alla disposizione di nuove perizie — ha spiegato uno degli avvo­cati di Stasi, Giuseppe Colli — Studieremo le carte del giudi­ce e aspetteremo».

Un’attesa che sarà ancora lunga. Per Alberto. E per i geni­tori di Chiara.

Erika Camasso
corriere della Sera 01 maggio 2009

venerdì 10 aprile 2009

Garlasco, il pm: «Alberto si è accanito su Chiara con sevizie e crudeltà»




dal nostro inviato Claudia Guasco
VIGEVANO (10 apile) - Trent’anni. Per aver ucciso Chiara «accanendosi contro di lei con sevizie e crudeltà». L’accusa mette le carte in tavola, una volta per tutte, e a venti mesi dalla morte della fidanzata Alberto Stasi si trova di fronte alla cruda realtà della richiesta di condanna.

Non è l’ergastolo, ma è comunque il massimo: il pm Rosa Muscio ha insistito affinché il gup Stefano Vitelli non tenesse conto delle attenuanti generiche e se non si tratta di “fine pena mai” è solo per lo sconto di un terzo ottenuto con il rito abbreviato. «Trent’anni», ripete la procura di Vigevano e il biondino di Garlasco non batte ciglio. Resta impassibile, continua a prendere appunti. «Assoluzione», replica la difesa, che oltre a ritenere inconsistenti le accuse e definire le indagini a senso unico riporta alla ribalta Stefania Cappa, la cugina di Chiara. «Il suo alibi presenta delle incongruenze, andrebbe verificato meglio».

Ieri, nell’aula magna del tribunale, il pm ha parlato per tre quarti d’ora. Sufficienti tuttavia per sostenere che il quadro indiziario «può definirsi grave, preciso e concordante» e che tutti gli elementi emersi dalle indagini oltre alla ricostruzione del delitto e alle perizie scientifiche sulla scena del delitto convergono su Stasi. Che, insiste l’accusa, ha anche un movente ovvero «la sua propensione maniacale per la pornografia e la sua ossessiva sensibilità per il tema della sessualità». Il bravo ragazzo, studente brillante, tutto concentrato sulla stesura della sua tesi, è in realtà l’immagine che, secondo la Procura, Alberto ha costruito artatamente per sviare le indagini da un aspetto di sé che voleva tenere nascosto: i regali erotici alla fidanzata, le foto pedopornografiche nel suo computer e quel pretendere da Chiara qualcosa di più, che lei non voleva, «soprattutto in relazione alla volontà di effettuare riprese filmate dei loro rapporti».

L’impianto accusatorio non regge, ribattono in aula i difensori di Stasi. Già, ricordano, era crollato di fronte al fermo richiesto da Rosa Muscio il 24 settembre 2007 tanto che Stasi, dopo quattro giorni in cella, è stato scarcerato dal gip Giulia Pravon. Secondo l’avvocato Angelo Giarda il capo di imputazione è troppo generico: il movente non è credibile e circostanziato, non c’è un orario certo sulla morte di Chiara, l’arma del delitto è rimasta sconosciuta.

Per questo il collegio legale di Stasi non si accontenta di limitare i danni e punta al massimo. «Chiediamo l’assoluzione senza nessuna richiesta subordinata - spiega Giulio Colli, l’altro difensore - Stasi è innocente e contiamo di dimostrarlo con argomenti di fatto e giuridici». Come la questione che non siano svolte indagini a tutto campo, che Stasi sia sempre stato il primo e unico indagato. «L’alibi di Stefania Cappa e dei suoi genitori, ad esempio, è traballante eppure non è stato approfondito». Stefania, l’esuberante cugina che insieme alla gemella Paola appese al cancello della villetta dei Poggi una foto che ritraeva le due sorelle sorridenti con Chiara. Un fotomontaggio, si è scoperto poi.

Nei primi giorni dopo il delitto il nome di Stefania Cappa era circolato tra quelli dei possibili indagati, ma gli accertamenti della Procura la fecero uscire di scena. «L’accusa si è limitata a puntare il dito solo contro Alberto», incalza Giarda. Che per far assolvere il ragazzo produce una serie di perizie che lo scagionerebbero: le micro tracce di dna della vittima rinvenute sui pedali della bicicletta di Alberto non sono riconducibili al sangue della fidanzata morta e se anche fosse sangue va riferito a una precedente ferita sul piede della ragazza. E ancora: quando Stasi è entrato nella villetta e ha scoperto il corpo di Chiara, non ha avuto problemi a uscire con le scarpe pulite. La luce infatti era accesa e le chiazze di sangue imbrattavano solo un lato del corridoio. Si riprende il 18 aprile, ancora con la difesa, possibile sentenza il 30.

IL MESSAGGERO 10 APRILE 2009

mercoledì 1 aprile 2009

DELITTO DI GARLASCO, IL GIALLO DELL'ARMA

Secondo il padre della vittima è sparito un martello dal garage, compatibile con l'oggetto usato per il delitto

VIDEO LA 7

Il 9 aprile a Vigevano si aprira' il processo con rito abbreviato contro l'ex fidanzato di Chiara Poggi, Alberto Stasi. Ieri, nel giorno in cui Chiara avrebbe compiuto 28 anni, i genitori sono tornati a parlare della sua morte. Il padre della vittima ha detto di aver notato la scomparsa di un martello, generalmente appoggiato sulla finestra del garage e di due teli da mare. Il martello sarebbe compatibile con l'oggetto contundente usato per il delitto, i teli, invece, potrebbero essere stati usati dall'assassino per pulirsi.

sabato 28 marzo 2009

Garlasco, Stasi chiede il rito abbreviato


Alberto Stasi



Una decisione che potrebbe garantire uno sconto di un terzo della pena
PAVIA
Ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato Alberto Stasi, il giovane accusato dell’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto del 2007 nella sua villetta a Garlasco. Questa mattina durante l’udienza preliminare, prima che parlassero l’avvocato di parte civile e i suoi difensori, Stasi si è alzato in piedi e rivolgendosi al Gup Stefano Vitelli ha detto: «Chiedo di essere ammesso al giudizio abbreviato». Richiesta che, invece, non è stata avanzata per l’altro procedimento in cui è imputato, quello per detenzione di materiale pedopornografico.

Non si sa esattamente quali siano i motivi della scelta processuale di Stasi e dei suoi difensori. Si può supporre, però, che voglia evitare, nel caso di un rinvio a giudizio, il un processo davanti alla Corte d’assise di Pavia, oppure che lui e i suoi legali ritengano che la procura non abbia raccolto elementi sufficienti per convincere il giudice a pronunciare una sentenza di condanna. E, comunque, in caso di condanna, Stasi beneficerebbe uno sconto di un terzo della pena, previsto dal rito alternativo.

Con la richiesta di questa mattina, per il giallo di Garlasco comincia così un processo vero e proprio che dovrebbe concludersi, nel giro di due udienze, il 18 aprile. A meno che giudice Vitelli non ritenga necessaria un supplemento d’indagine. Rita Poggi, la madre di Chiara uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, giudica in modo positivo il fatto che Alberto Stasi, unico indagato per l’omicidio, sarà giudicato con il rito abbreviato. «È un loro diritto - ha detto riferendosi alla richiesta presentata dalla difesa del 25enne - che hanno esercitato. I tempi saranno più rapidi e questo è positivo». A presentare il richiesta di rito abbreviato è stato lo stesso Stasi. Sentirlo parlare «non mi ha fatto nessun effetto», ha concluso Rita Poggi.
La Stampa 28 marzo 2009

martedì 20 gennaio 2009

Garlasco: i misteri del pc di Stasi e un'ora e mezzo per uccidere Chiara

Fonte: Cronaca qui 13 gennaio 2009

Quarantadue immagini nella memoria del suo pc Stasi le ha guardate un’ora prima del delitto

Giallo di Garlasco, l’hobby di Alberto: bimbi di cinque anni stuprati dai pedofili


GARLASCO 13/01/2009 - Filmati inequivocabili. Bambini di appena cinque anni obbligati a fare sesso e ad avere rapporti orali con uomini adulti. Fotografie raccapriccianti, che non lasciano dubbi sull’età dei protagonisti. Per Alberto Stasi sarà difficile ribattere all’accusa di deten­zione di materiale pedopor­nografico. A inchiodarlo sono le imma­gini che trovano spazio nella relazione di 88 pagine del Ris di Parma. Materiale ille­gale trovato nel computer portatile dell’ex studente modello e in un hard disk esterno.

IMMAGINI ORRIBILI
Sono chiari i volti dei bam­bini, neanche adolescenti, costretti a subire abusi. Pic­coli soli o insieme ad altri compagni di sventura che con occhi terrorizzati guardano in faccia chi li abusa o chi filma la scena. Bambini, qualcuno non ha neanche cinque anni, costretti a sve­stirsi, a toccare corpi di adulti, a sorridere nonostan­te tutto. Impossibile confon­dere i loro volti con quelli di maggiorenni, impossibile dimenticare i loro sguardi.
Diversi i file trovati nel com­puter del 25enne laureato in Economia e Commercio alla Bocconi, ma sono pochi i frammenti inseriti nella consulenza tecnica. «Foto­grafie e filmati, di manifesto contenuto pedo-pornografi­co», scrivono il capitano Al­do Mattei e l’appuntato scel­to Saverio Paolino incaricati dalla Procura di Vigevano.

«CHIARA NON HA VISTO»
Contenuti che Chiara, ucci­sa nella sua villetta a Garla­sco il 13 agosto 2007, non guardò mai. Non emerge che la sera prima del delitto, co­me spesso ipotizzato, la 26enne scoprì l’esistenza di quelle immagini nel compu­ter del fidanzato. Così uno dei moventi ipotizzati sem­bra perdere forza. Nessuna immagine rubata e la possi­bilità di svelare quel mistero sarebbe stata la molla di un delitto ancora irrisolto. Nei giorni precedenti al delitto non ci sono stati accessi a quelle immagini. L’hard di­sk, utilizzato per memoriz­zare quei filmati, non è stato usato tra il 5 e il 13 agosto 2007, sostengono gli esperti. Immagini al centro di un’operazione della polizia postale della Lombardia che ha portato alla denuncia di 102 persone. Dall’indagine della Scienti­fica che ha scrutato tra docu­menti, accessi a internet ed email private di Alberto emergono quei video memo­rizzati dopo il 22 ottobre 2006, data in cui è stato in­stallato il programma “eMu­le” usato per acquisire e con­dividere filmati.

SU E-MULE
Secondo gli esperti del Ris di Parma «la presenza delle copie dei film sull'hard disk esterno, evidenzia la volon­tà dell'utente di archiviare detto materiale per poterne usufruire in momenti suc­cessivi». L’ex studente mo­dello, in sintesi, ha volonta­riamente memorizzato quei video. Nessun errore, quin­di. Pochi margini di difesa anche se i legali preferisco­no non rispondere. La relazione degli esperti, però, svela anche un altro retroscena inedito: Alberto, poco prima dell’uccisione di Chiara, stava guardando un film porno. Esattamente, secondo l’analisi del suo computer, la visione è ini­ziata alle 10.05. «Un’ante­prima - viene definita nella consulenza tecnica - creata dal programma “Windows Media Player” riferita, in questo caso, a un filmato dai contenuti pornografici».

Nessuna indiscrezione in più su una rivelazione che non lo scagiona. «L'analisi corrente evidenzia l'assenza di attività dalle 10.37 alle 11. 57 del 13 agosto» si legge nella relazione. Secondo il medico legale, però, la 26en­ne fu uccisa tra le 11 e le 11.30, quindi l'unico inda­gato avrebbe avuto tutto il tempo di raggiungere via Pa­scoli e compiere il delitto. Nessun alibi dietro quel computer su cui Alberto ha cercato di costruire la sua innocenza.

«Stavo lavoran­do alla tesi» si è sempre limi­tato a dire davanti agli inqui­renti. Oggi, gli esperti dimo­strano che mentiva. Dovrà spiegare anche questo se, dopo l’udienza preliminare fissata per il 24 febbraio, Al­berto sarà processato per omicidio e detenzione di im­magini pedo-pornografiche.

Antonietta Ferrante

Gli avvocati Giarda e Colli: «Per i nostri periti i fotogrammi che descrivono i carabinieri non sistono»

«Quei video noi non li abbiamo trovati. Sono prove nulle»

GARLASCO 13/01/2009 - «I nostri periti, seguendo le indicazioni date dai cara­binieri, non hanno trovato il materiale descritto dall’ac­cusa. E poi, soprattutto, quel computer è stato analizzato e controllato senza la presenza di noi legali o dei nostri peri­ti, senza rispettare i più ele­mentari diritti dell’indagato. Quelle prove, pertanto, che avrebbero dovuto se mai es­sere utilizzate in sede di inci­dente probatorio, sono nul­le».
La pensano così i legali di Alberto Stasi, gli avvocati Angelo Giarda e Giulio e Giuseppe Colli, in merito al­le fotografie a sfondo pedo­pornografico rinvenute nel pc e nella “chiavetta” dell’unico indagato per il de­litto.

Quando la notizia del rinve­nimento da parte dei carabi­nieri del materiale shock è rimbalzata sulle pagine di tutti i giornali, comportando per Alberto l’accusa di de­tenzione e diffusione di ma­teriale pedopornografico, gli avvocati hanno precisato che «il computer di Stasi è stato prelevato dalla sua camera da letto, insieme con tre paia di scarpe, già il 14 agosto 2007, il giorno dopo il delit­to».

I carabinieri, secondo la difesa, lo avevano ispeziona­to già allora. In quella sede, Alberto ha dichiarato di non avere mai ceduto via internet le immagini per le quali in­vece è stato poi incriminato. Il computer, quindi, è al cen­tro di una ‘guerra’ tra accusa e difesa. Un possibile mo- vente del delitto di Chiara secondo qualcuno, una pro­va nulla secondo la tesi di­fensiva che sostiene una let­tura unilaterale e non garan­tita del computer che la ren­de inutilizzabile ai fini pro­cessuali. Secondo l’avvocato Giarda «il computer andava esaminato con incidente probatorio. L’esame di un pc costituisce un atto intrinse­camente irripetibile».

Recentemente, poi, le imma­gini pornografiche (ma con protagonisti adulti) erano state al centro di una diatriba fra e difesa e parte civile. Secondo Giarda, infatti, Chiara era a conoscenza dei filmati “hard” contenuti nel pc del fidanzato. Secondo la famiglia, invece, Chiara non ne era a conoscenza, e non li avrebbe mai approvati. Parti­colarmente dura è stata la mamma della vittima, Rita Preda: «Mia figlia era una ragazza senza ombre. Mai e poi mai avrebbe accettato una situazione del genere».

[a.fe.]

Le analisi sul disco fisso incastrano il 25enne

La relazione dei Ris: «Un’ora e mezza per uccidere Chiara»

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GARLASCO 13/01/2009 - Alibi o movente. Nel computer portatile di Alberto Stasi potrebbe esserci la verità sul caso di Chiara Poggi, uccisa nella sua villetta a Garlasco il 13 agosto 2007. Nella relazione di 88 pagine firmate dal Ris di Parma emerge il contenuto dell’hard disk dell’ex studente modello, indagato per omicidio e detenzio­ne di immagini pedopornografiche.
Foto e frame di filmati che non lasciano dubbi sull’età dei protagonisti e che sono state spesso indigate come il movente di un delitto ancora irrisolto. È questo uno degli aspetti che emerge dalla relazio­ne firmata dal capitano Aldo Mattei e all’appunta ­to scelto Saverio Paolino. Un altro, non meno importante, svela un retroscena inedito: alle 10.05 del 13 agosto Alberto, poco prima d el l’uccisione di Chiara, stava guardando un film por­no.

LA MATTINA DEL DELITTO
Una mattina, quella dell’omi­cidio, che per Alberto inizia poco dopo le 9. L’ex studente modello accende il computer alle alle 9.36, un minuto dopo si accredita, poi alle 9.57 apre un program­ma per effettuare piccole modifiche delle immagini. «Stavo lavorando alla tesi» è l’alibi del 25enne, ma a quel documento non lavora mai.
Poco dopo le 10 guarda un’immagine: «Un’anteprima - si sottolinea nella relazio­ne del Ris- creata dal programma “Windows Media Player” riferita, in questo caso, a un filmato dai contenuti pornografici». Alle 10.17 viene registrata sulla cronologia di Internet Explorer l’apertura o la chiusura del file della tesi. «Si è accertato - si spiega nella relazione tecnica - che dopo le ore 10.17 non sono presenti tracce informatiche che comportano la presenza attiva di un utente che interagisce con il pc».
In mattina­ta, secondo gli esperti, non sono stati appor­tati cambiamenti alla tesi «in quanto non esistono file temporanei che identificano la digitazione di nuove parti di testo con relati­vo salvataggio». L’ipotesi che siano stati rimossi definitiva­mente appare irreale, in caso contrario significa che il do­cumento è stato chiuso cor­rettamente e che Alberto «ab­bia smesso di lavorare al file ’core preventivo.doc’ alle 10.17.30».

GLI ORARI
Un orario che gli lascia tut­to il tempo per realizzare il delitto. La morte di Chiara risale tra le 11 e le 11.30, secondo gli esami dell’au ­ topsia. Solo alle 11.57 Al­berto ricomincia a lavo­rare al computer. Un las­so di tempo, tra le 10.18 e le 11.56, che lo rende un perfetto colpevole. Alberto ha il tempo materiale per uccidere e non ha più un alibi. In più di un’ora, il 25enne può infierire sul corpo della fidan­zata, lavarsi, disfarsi degli abiti e dell’arma insanguinata, tornare a casa, crearsi un alibi e solo poco prima delle 14 dare l’allarme.

Un piano quasi perfetto che l’accusa dovrà di­mostrare in ogni dettaglio. La prima partita si gioca il 24 febbraio prossimo: Alberto potrebbe essere processato per omicidio.

CRONACA QUI 13 GENNAIO 2009

Antonietta Ferrante

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