lunedì 2 novembre 2009
sabato 31 ottobre 2009
Garlasco: recuperato dialogo in chat tra Alberto e Chiara
Recuperato il dialogo tra i due fidanzati. Un’altra prova a favore dell’indagato
CLAUDIO BERSANI
Esce il ritratto di una giovane coppia affiatata che, come scrivono i periti Roberto Porta e Daniele Occhetti, rivela «elementi di significativa complicità e disinibizione anche a fronte di tematiche a sfondo erotico». Ma dalle chat recuperate dal computer di Chiara Poggi e relative al luglio 2007, quando lei era a casa e Alberto a Londra per una vacanza studio, spunta anche un altro elemento molto importante per la difesa, finora mai emerso: la conferma che il giovane avrebbe effettivamente gettato via, prima di rientrare in Italia, un paio di scarpe rosse, «forse marca Diesel». Alberto le aveva sempre ai piedi in quelle quattro settimane, come si ricava dalle foto, e non sono mai state trovate dagli inquirenti: non c’erano tra le sei paia sequestrate a casa sua. «Erano un paio vecchissime – spiegò nell’interrogatorio subito dopo il fermo – non mi ricordo più... rosse... le ho buttate a Londra... le ho lasciate nel cestino della camera». L’accusa sospetta invece che le abbia indossate per commettere il delitto e poi se ne sia liberato. L’ipotesi è la seguente: Alberto uccide Chiara con le scarpe rosse, poi le getta e qualche ora dopo, con altre scarpe ai piedi, un paio di Lacoste color bronzo, finge di trovarne il corpo ma non entra più in casa. Questo spiegherebbe perché non c’era la più piccola traccia di sangue sulle suole delle Lacoste. Invece quella chat sta a dimostrare che Alberto, anche su questo punto, non ha mentito. Il 19 luglio, alla vigilia del weekend in cui Chiara raggiungerà Alberto a Londra, nel loro dialogo a distanza via computer con Messenger i due fidanzati parlano di bagagli. Lei gli conferma che è passata a casa di lui a recuperare alcuni oggetti che deve portargli: un balsamo, uno specchietto, l'ultimo numero di una rivista militare, «Aeronautica e difesa».
E lui le chiede di tornare dai suoi a prendere anche qualcos’altro: «Volevo un altro paio di scarpe». «Ma dove le metto, ho solo un bagaglio a mano», protesta lei. Lui spiega: «Sono quelle rosse, ti ricordi? Sono un po’ vecchie e le lasciavo qui, così le finisco di usare». «Ma non le porti a casa? Le mettevi spesso. Non mi pare il caso di lasciare ai posteri un paio di scarpe». «Sì – spiega Alberto – ma si stanno rompendo. Fra un po’ le butterei lo stesso. Così non rovino quelle della Lacoste, che praticamente le ho su tutto il giorno e si stanno già un po’ sfracellando». Nelle chat i due fidanzati, tra battute scherzose, lamentele sul tempo («Piove ancora?») e sul pessimo cibo inglese, parlano a lungo di «qualcosina di intrigante» che Alberto intende portare a Chiara. Lei avverte: «Niente di porco, la tata è una ragazza per bene. Al sexy shop non so cosa puoi trovare di fine». Sull’argomento tornano pochi giorni prima del suo ritorno, quando Alberto ha comprato i «regalini sexy». Articoli come «un completino trasparente», un perizoma-reggicalze e «due gadgettini per entrambi», che lui le svela poco a poco in un malizioso gioco di indovinelli. Lei non si mostra affatto turbata o scandalizzata, ma anzi sembra decisamente gradire. E lui non perde occasione per farle complimenti: «Non tutte possono permettersi le mise che il tato compra alla tata». Poi ci sono i programmi per i giorni in cui saranno da soli a Garlasco, con le rispettive famiglie in ferie: «Mi fisso dalla tata – promette Alberto – ma i tuoi lo sanno che poi dormo da te?». «Sì – risponde lei – e sono contenti. Non vogliono che sto a casa da sola».
In un altro dialogo, al momento di salutarsi, lui per scacciare la nostalgia della distanza scrive: «Fra meno di 15 giorni ci vediamo e facciamo i piccioni per un mese intero». E lei fa progetti anche per quando, a fine mese, andranno cinque giorni da soli in Liguria: «Al mare sperimentiamo qualche giochino». In diversi passaggi delle conversazioni emerge, tra i due, anche una certa gelosia serpeggiante. Lei gli ripete più volte di «fare il bravo» e non guardare le altre ragazze del college, lui allude a «Filippo», un collega di lavoro di Chiara che le faceva un po’ la corte. Ma il tono è scherzoso e il congedo sempre uno scambio di «kiss», «smack», «tvtb».
Garlasco: in udienza il mistero della bicicletta
dall'inviata Franca Brunati
VIGEVANO (PAVIA) - I suoi ricordi non sono nitidi, però probabilmente la bici nera da donna, appoggiata al muro di cinta della villetta dei Poggi, l'ha notata la mattina in cui Chiara venne uccisa. E' quanto ha affermato in aula Manuela Travain, chiamata a deporre dal gup di Vigevano, Stefano Vitelli, davanti al quale si sta celebrando il processo in cui Alberto Stasi è imputato dell'omicidio della sua fidanzata.
Il mistero della bicicletta è stato al centro dell'udienza durante la quale la donna ha in sostanza ripetuto quanto aveva messo a verbale in uno dei due interrogatori resi agli investigatori nei giorni successivi al delitto: aveva affermato di aver visto la bici ma non di essere certa se la mattina del 10 agosto o quella del 13, anche se ha lasciato intendere che la seconda data era quella più probabile.
Poiché la signora Travain in un'intervista aveva collegato il momento in cui aveva notato il mezzo a due ruote ad una telefonata che stava facendo mentre usciva dalla sua abitazione di Garlasco in auto, è stata aiutata, nel tentativo di farle mettere a fuoco l'episodio, dai periti informatici del giudice che in base ai tabulati telefonici le hanno ricordato le chiamate fatte in quei giorni. Ma lei ha ribadito ancora una volta di non essere in grado di ricordare esattamente quando ha visto la bicicletta, anche se è più probabile che ciò sia avvenuto il 13 agosto tra le 9.23 e le 9.30 di mattina.
Se così fosse, dopo quella di Franca Bermani, l'altra vicina di casa, anche questa testimonianza avvalorerebbe l'alibi di Alberto, già confortato dalla perizia informatica con cui si sostiene che, la mattina dell'omicidio, il giovane dalle 9.35 alle 12.20 rimase al computer. Non è cambiata nemmeno la testimonianza del maresciallo Francesco Marchetto, il comandante della stazione dei carabinieri di Garlasco: all'indomani del delitto non sequestrò la terza bicicletta degli Stasi, quella nera che, come avevano spiegato i genitori di Alberto, era nel magazzino dell'officina del padre, perché non corrispondeva a quella descritta dalla signora Bermani.
Inoltre il professor Angelo Giarda, alla guida del pool dei difensori di Alberto (il ragazzo come sempre era in aula così come i familiari di Chiara), ha invitato le parti a non diffondere ai giornalisti atti e filmati per evitare che si faccia un processo mediatico prima ancora del processo vero e proprio nelle aule giudiziarie. Mentre si è in attesa degli esiti dei nuovi accertamenti sul cellulare di Chiara (riguardano sette chiamate ricevute il 13 agosto tra le 10.46 e le 10.47 dal telefonino di Alberto e rimaste memorizzate su quest'ultimo) l'udienza è stata aggiornata al prossimo 4 novembre, quando si inizierà a discutere della perizia medico-legale. Per il confronto tra le parti il giudice ha fissato altri due giorni d'udienza, cioé il 9 e il 10 novembre, mentre l'11 si passerà alla perizia 'semivirtuale' sulla camminata di Alberto nella villetta di via Pascoli quando ritrovò il cadavere di Chiara.
mercoledì 28 ottobre 2009
Garlasco: Stasi mente sulla telefonata al 118? Spunta nuovo testimone
Garlasco: per l'accusa Stasi ha mentito sulla chiamata al 118. Un testimone: "Vidi un uomo chino su una bici"
È ancora guerra sulle perizie, al processo sull'omicidio di Chiara Poggi, in tribunale a Vigevano. La pubblica accusa ritiene che l'imputato, Alberto Stasi, abbia mentito sulla telefonata che fece al 118 il giorno dell'omicidio. Anziché chiamare dalla casa di Chiara, secondo l'accusa Stasi avrebbe telefonato quando già era vicino ai carabinieri: lo confermerebbe il fatto che il suo telefono abbia agganciato la cellula Telecom vicina alla caserma di Garlasco.
La telefonata al 118, di cui peraltro si trova registrazione in parecchi siti internet, è stata sempre uno dei punti più controversi fra difesa e accusa. Alberto Stasi ha sempre sostenuto di aver fatto quella telefonata al Pronto soccorso dopo essere entrato in casa di Chiara e averla trovata riversa sulle scale e mentre raggiungeva la caserma dei carabinieri a meno di un chilometro di distanza.
L'accusa sostiene invece che Alberto, dopo aver ucciso Chiara ed essersene tornato a casa sua, ha raggiunto di nuovo casa Poggi, ma senza entrarci nuovamente e si è diretto subito alla stazione dei carabinieri. Da lì davanti avrebbe fatto la telefonata al 118. A sostegno di questa tesi ci sarebbe la registrazione di alcuni rumori, come lo scatto del cancello della caserma.
Dalla superperizia disposta dal gup Stefano Vitelli emergerebbe che Stasi avrebbe potuto benissimo cominciare la telefonata davanti a casa Poggi e terminarla davanti alla caserma dei carabinieri.
In aula è stato proiettato anche un video che ricostruisce la possibile fuga in bici dell'assassino, che avrebbe avuto 9 minuti per uccidere. Secondo gli esperti super partes l'attore che impersona l'assassino pedala troppo velocemente, quindi il video non sarebbe realistico.
Le prossime udienze sono state fissate per il 4 novembre (quando si discuterà la perizia medico-legale) e l'11 novembre, quando si parlerà della consulenza chimica e di quella sulla camminata di Alberto sulla scena del crimine.
Intanto spunta un supertestimone nella vicenda. Un musicista amico del padre di Chiara, Pietro Emilio Franchioli, avrebbe visto una persona china su una bici, come se controllasse la ruota anteriore. La testimonianza di Franchioli è approdata a "Chi l'ha visto?" ed è riportata anche da Qn. A Franchioli sembrò che si trattasse di un uomo, ma non è sicuro, e nemmeno vide bene di che colore fosse la bici.
sabato 10 ottobre 2009
Garlasco, nuova perizia a favore di Alberto Stasi
Il ragazzo avrebbe detto la verità anche sulle telefonate a vuoto a Chiara Poggi
dal nostro inviato DAVIDE CARLUCCI
martedì 6 ottobre 2009
GARLASCO: SECONDO GABRIELLA CARLIZZI E' OMICIDIO RITUALE
mercoledì 30 settembre 2009
Garlasco,svolta: spunta l'orma di una donna
Svolta nel giallo dalla superperizia
Svolta a Garlasco. Nella villetta dove è stata uccisa Chiara Poggi c'era l'orma di una scarpa da donna. Probabilmente la suola appartiene all'omicida o a una sua complice. Lo rivela Libero, citando la relazione del perito nominato dal giudice chiamato a decidere se Alberto Stasi è colpevole o innocente. La traccia, lunga 24-26 cm, corrisponderebbe a un numero di piede 36-37 e avrebbe forma e dimensioni di una scarpa da donna.
La superperizia verrà depositata in tribunale il 14 ottobre, infittendo il giallo sull'omicidio di Chiara. Secondo la relazione, infatti, l'assassino non era solo. Sulla scena del delitto è stata rinvenuta anche l'orma di una scarpa presumibilmente femminile.
Le tracce individuate sul luogo del delitto sono di due tipologie. Alcune, di identica foggia, sono state trovate di fronte al tappeto del bagno. Altre, definite "parziali", sono state invece rintracciate al piano terreno, in cima alla scala che conduce alla cantina, dove è stato trovato il corpo di Chiara.
Una di queste impronte, stando alla superperizia, sembrerebbe corrispondere per forma e dimensioni alla scarpa di una donna. Di sicuro, ha precisato l'esperto nominato dal giudice, non appartiene ad Alberto Stasi. Si tratta di una novità nel quadro investigativo che pone nuovi interrogativi. Chi ha ucciso Chiara Poggi? Se le orme trovate nella villetta non appartengono ad Alberto, allora a chi appartengono? Perché in due anni di indagini non sono state rilevate e analizzate dai consulenti della procura?
Nell'autopsia effettuata sul corpo di Chiara risulta inoltre che sulla coscia sinistra della vittima sono presenti echimosi da calpestamento (tacco e punta). Le Lacoste calzate da Stasi di sicuro non hanno né tacco né punta. E dunque ricompare l'ipotesi di una scarpa da donna.
tgcom 30 settembre 2009
venerdì 25 settembre 2009
Giallo di Garlasco: si laurea Stefania Cappa, cugina di Chiara
Stefania Cappa si è laureata con una tesi sulla responsabilità degli amministratori nei confronti dei creditori sociali nelle società di capitali. Il voto finale è stato di 95. Vestito blu, scarpe rosse col tacco alto, molto elegante, Stefania ha tenuto sul capo la tradizionale corona d'alloro per le foto di rito dopo la laurea. Accanto a lei i genitori ed il fratello Cesare.
Non c'era invece la gemella Paola. Presente anche Marco Poggi, fratello di Chiara. Non c'erano invece i genitori della ragazza uccisa, zii di Stefania. Di Stefania e Paola Cappa si era parlato sopratutto all'inizio del giallo di Garlasco per un fotomontaggio fatto realizzare dalle gemelle con la cugina assassinata. Stefania e Paola hanno scelto successivamente di tornare nell'anonimato per vivere la loro vita privata.
cronaca qui 24 settembre 2009
mercoledì 23 settembre 2009
Garlasco, Una perizia contro Alberto: "Sulle scarpe ha mentito"
Alberto Stasi all'epoca dell'arresto per l'omicidio di Chiara Poggi
+ "All'ora del delitto Alberto era al pc" Scontro sulla perizia che salva Stasi
Nuova svolta del delitto di Garlasco:vacilla anche l'alibi della bicicletta
CLAUDIO BRESSANI
GARLASCO (Pv)
Le macchie di sangue che imbrattavano il pavimento della villa di Garlasco dove è stata uccisa Chiara Poggi sarebbero molto più numerose ed estese delle 3 mila individuate dall’ingegner Piero Boccardo, consulente del pm. E dunque la posizione per il fidanzato Alberto Stasi, a processo con l’accusa di averla uccisa, si fa più difficile: se già per Boccardo (che aveva simulato al computer 809.186 camminate) era impossibile non calpestare sangue, tale conclusione dovrebbe uscire a maggior ragione rafforzata dalla perizia che sta conducendo il professor Nello Balossino dell’Ateneo di Torino.
E’ stato quest’ultimo, associato di Elaborazione delle immagini alla facoltà di Scienze, ad anticipare ieri mattina al gup di Vigevano Stefano Vitelli la sua scoperta: servendosi di una nuova strumentazione che si è procurato appositamente, ha analizzato le foto della scena del crimine utilizzate da Boccardo come base per il suo studio e si è accorto che è possibile evidenziare non solo le macchie rossastre sul pavimento ma anche altre tracce ematiche, quelle di siero, che è giallino, quasi incolore, e dunque cromaticamente non risalta. Per approfondire questi accertamenti Balossino ha ottenuto dal giudice una proroga per la consegna della sua perizia, che slitta dal 30 settembre al 14 ottobre, fermo restando che l’udienza in cui si discuteranno le conclusioni rimane fissata per il 24 ottobre.
E’ evidente che, se il pavimento era ancor più imbrattato le probabilità per Alberto di attraversare il corridoio senza sporcarsi le scarpe si riducono ancora. Tali valutazioni devono essere incrociate con quelle cui è pervenuto un altro perito del giudice, il professor Francesco Ciardelli, chimico macromolecolare dell’università di Pisa, secondo il quale il materiale di cui sono costituite le suole delle Lacoste dell’imputato non ha caratteristiche di idrorepellenza. Sotto quelle scarpe non è stata trovata traccia di sangue né di Dna di Chiara, mentre è presente il Dna di Alberto.
Intanto nel fascicolo processuale è entrato anche un elemento nuovo, che ha indotto il giudice a disporre approfondimenti peritali. Si tratta di un video registrato il 5 settembre dal collegio dei consulenti della parte civile. Nella prima scena due attori, uno che interpreta Chiara e l’altro il suo assassino, muovendosi all’interno della villa di via Pascoli, sulla vera scena del crimine, simulano le varie fasi dell’aggressione e poi i movimenti compiuti dal killer, che trascina il cadavere sulle scale della cantina, va in bagno a lavarsi le mani sporche di sangue, perlustra i locali del piano terra e poi esce dalla porta.
Qui parte la seconda scena: l’assassino inforca una bicicletta e attraversa Garlasco fino a via Carducci, dove c’è la villa di Alberto Stasi. Un cronometro in un angolo del fotogramma mostra i tempi: circa 4 minuti per uccidere Chiara e 5 per coprire il tragitto. In altre parole, il fidanzato avrebbe avuto tutto il tempo di commettere il delitto nei 26 minuti di cui teoricamente disponeva, dalle 9,10, quando Chiara ha staccato l’allarme (e quando una pensionata ha notato una bici nera) alle 9,36, quando Alberto ha acceso il suo pc portatile. «Bisogna rilevare nel merito - ha scritto il giudice in un’ordinanza datata 10 settembre - che tale filmato affronta due questioni oggetto di accertamento e valutazione, la tempistica di un tragitto in bicicletta da casa Poggi a casa Stasi e la dinamica della durata dell’aggressione. Tali questioni sono oggetto anche di valutazione peritale».
la stampa 23 settembre 2009
Garlasco: una perizia aggrava la posizione di Alberto Stasi
La nuova perizia sulle tracce di sangue sconfessa Alberto Stasi: non poteva non sporcarsi le scarpe
Dal nostro inviato Giusi Fasano
VIGEVANO (Pavia) - Si parte dalla scena del delitto, o meglio: dalle immagini digitali del luogo. E si ricostruisce una mappa delle tracce di sangue più dettagliata ed estesa di quella che si può vedere a occhio nudo, grazie a sofisticati strumenti tecnologici e informatici che aiutano a disegnare il «nuovo» luogo del crimine e a rilevare dettagli finora mai messi a fuoco. Per esempio il siero sanguigno, chiaro e non evidente nelle fotografie e nei filmati del dopo-omicidio. Ecco. È questo l’ultimo colpo di scena del caso-Garlasco. Ed è questo che il professor Nello Balossino, docente e mago dell’elaborazione di immagini alla facoltà di Scienze di Torino, vorrebbe mettere agli atti del processo contro Alberto Stasi, il biondino di Garlasco accusato di aver ucciso la sua fidanzata, Chiara Poggi, la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di lei, a Garlasco. Balossino è uno dei superperiti nominati dal gup di Vigevano Stefano Vitelli che al professore ha chiesto di sciogliere due nodi sull’omicidio di Chiara. Poteva o no Alberto camminare in casa Poggi secondo il percorso che dice di aver fatto senza sporcarsi le scarpe consegnate poi linde ai carabinieri? E ancora: esiste, e qual è la posizione per aprire la porta di accesso alla cantina (dove Chiara fu trovata) senza calpestare il sangue?
Tutte e due le risposte, ovvio, sono legate all’estensione del sangue sul pavimento. E, stando ai primi accertamenti - che Balossino ora vorrebbe approfondire assieme ai consulenti di parte civile, difesa e accusa - la sostanza ematica comparirebbe su una superficie più ampia del 20-30% rispetto a quella visibile nelle perizie eseguite fin qui. Perché in quelle perizie non sono stati utilizzati gli strumenti tecnici di cui si dispone in questo caso. «Marchingegni », per dirla con l’espressione di chi li usa, dai quali è possibile vedere «oltre» la macchia di sangue e quindi individuare anche il siero sanguigno, di colore chiaro e non visibile nelle immagini usate fino adesso dai consulenti. Certo è che se si rivede al rialzo la mappatura ematica a casa Poggi le cose per Alberto si complicano, quantomeno sulla questione del sangue calpestato o non calpestato. Stavolta un punto a favore dell’accusa, dopo il clamoroso esito della perizia informatica con la quale è stato dimostrato che fra le 9.36 e le 12.20 di quel 13 agosto Alberto lavorava al computer, come ha sempre sostenuto, mentre il pubblico ministero ha centrato il delitto fra le 11 e le 11.30.
Vero è che le analisi informatiche sono importanti per la conferma dell’alibi nella fascia oraria 9.36-12.20, ma quel dato da solo salva Alberto in quell’orario. Non demolisce gli altri elementi sostenuti finora dall’accusa fra i quali la questione, appunto, delle scarpe. La procura sostiene che Alberto uccise Chiara, andò a casa e cambiò le scarpe prima di inscenare un finto ritrovamento del corpo. Per questo non ci sarebbero state tracce di sangue. Il perito del pm, il professor Boccardo, nella sua prima relazione aveva sostenuto che, fatte 800 mila simulazioni al computer, c’erano zero possibilità che le scarpe restassero pulite. L’obiezione del consulente di Alberto, il professor Pedotti, fu che si era considerata una falcata troppo piccola: «L’estensione del passo del ragazzo è fra 80 e 100 centimetri» si disse. E allora Boccardo fece altre prove, stavolta con falcata 70-90 centimetri. Il computer ripetè il percorso fatto dal biondino: per 10 mila volte in entrata e altre 10 mila in uscita da casa Poggi. Risultato: zero possibilità di non calpestare il sangue all’andata e 0,07 al ritorno. E la «mappa» del sangue era più piccola di quella ipotizzata ora.
(ha collaborato Erika Camasso)
corriere della sera 23 settembre 2009
domenica 20 settembre 2009
Garlasco, "8 minuti percorso Stasi.Gup: a casa in bici dopo omicidio
Secondo i periti nominati dal Gup di Vigevano (Pavia) Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, avrebbe impiegato otto minuti in bicicletta per tornare a casa sua dopo aver commesso il delitto. La perizia è stata calcolata in maniera virtuale. Come viene spiegato in un'anticipazione pubblicata sulla "Provincia pavese", i periti hanno analizzato i vari percorsi possibili.
I periti hanno analizzato i percorsi possibili con eventuali motivi di rallentamento come semafori, rotatorie e sensi unici. E' stato tenuto presente anche che dopo un delitto la velocità può cambiare rispetto a un percorso normale. Il processo contro Alberto Stasi, che ha sempre respinto tutte le accuse contro di lui, riprendera' il 21 ottobre davanti
al Gup di Vigevano Stefano Vitelli.
tgcom 19 settembre 2009
domenica 13 settembre 2009
Garlasco, video della perquisizione
Esclusiva trasmessa da Mattino Cinque
La trasmissione “Mattino cinque” ha mandato in onda venerdì mattina su Canale 5 le immagini esclusive del secondo sopralluogo dei carabinieri effettuato il 20 agosto 2007 a casa di Alberto Stasi, l’unico indagato sul caso di Garlasco. La prima perquisizione in casa Stasi è avvenuta il 14 agosto 2007, ma con un mandato ridotto, dal momento che Alberto Stasi non era ancora stato indagato.
Sei giorni dopo, il 20 agosto 2007, un nuovo e più approfondito controllo nella casa fa emergere nuovi particolari utili alle indagini: nessuno degli attrezzi ritrovati è risultato compatibile con le ferite inferte alla vittima. Sono stati analizzati anche tutti gli indumenti di Stasi, ma non sono state ritrovate macchie.
È stato trovato anche un panno sporco di sangue, ma, una volta analizzato, il sangue non è risultato appartenente alla vittima. Analizzate anche le scarpe da ginnastica di Stasi (le foto documentano il controllo su diverse paia di scarpe) che erano pulite e non collimano con le impronte impresse sul sangue ritrovate a casa di Chiara Poggi.
L’unica traccia utile è arrivata dai pedali della bicicletta del fidanzato di Chiara su cui sono state ritrovate tracce del dna della vittima. Non sono passati inosservati neanche gli occhiali di Stasi, ma anche in questo caso nessuna traccia rilevante per le indagini.
lunedì 31 agosto 2009
GARLASCO, SUPERPERIZIA: STASI AL PC MENTRE CHIARA VENIVA UCCISA
Caso Stasi, Ris sotto accusa
scontro con il piemme di Vigevano
Al centro dello scontro sono i nuovi dati emersi dalle analisi compiute sul computer di Stasi, che dimostrerebbero come l’unico imputato per l’omicidio di Chiara Poggi, al momento del delitto, stava in realtà utilizzando il computer per salvare la sua tesi di laurea e visualizzare foto e video. Secondo il medico legale infatti il delitto sarebbe avvenuto tra la le 11 e le 11.30, mentre sul Pc i files sarebbero stati salvati tra le 10.20 e le 12.20.
Il magistrato sempre secondo la ricostruzione offerta dal Corriere sarebbe esplosa: “Io mi chiedo com’è stato possibile… Come?” A poco sarebbero valse le spiegazioni che gli accertamenti, nello specifico, erano particolarmente complessi, al punto che sono stati necessari ben otto consulenti informatici. Per l’accusa si tratta di un vero e proprio smacco, che rischia di fa cadere tutto l’i mpianto su cui si fondava l’imputazione di Stasi. A meno di non riuscire a dimostrare un’alterazione dell’orario del computer. Ipotesi che al momento pare poco probabile.
Insomma il Ris sembra aver fornito un formidabile assist alla difesa, che potrebbe essere determinate per il destino di Alberto Stasi. Le tensioni tra gli investigatori di Parma e il magistrato milanese non sono nuove. Il Corriere della Sera ricorda infatti anche l’attrito per le tracce ematiche sul pedale della bicicletta di Alberto. La vicenda si concluse allora con la scarcerazione di Stasi, mentre la battaglia sulle tracce continua ancor oggi, a colpi di perizie.
Il 30 settembre i 22 periti consegneranno alla procura le relazioni. La speranza della Muscio è che non vi siano altre sorprese in una inchiesta che ne ha già conosciute troppe.
GARLASCO: PERITI, STASI AL PC MENTRE CHIARA VENIVA UCCISA
(AGI) - Milano, 31 ago. - Tra le 10.20 e le 12.20 del 13 agosto 2007 Alberto Stasi salvava file e salvava i salvataggi di questi file sul suo computer. E’ la verita’ condivisa da tutti i consulenti, di accusa, difesa e parte civile, che emerge dai risultati ancora parziali della perizia informatica ordinata dal gup di Vigevano Stefano Vitelli, nell’ambito del processo sull’omicidio di Chiara Poggi. L’esame non e’ ancora stato completato, le prime indiscrezioni fanno riferimento a verbali parziali, ma fonti della difesa confermano quanto anticipato oggi dal ‘Corriere della Sera’ e cioe’ che Alberto, quella mattina, ha acceso il computer alle 9.36, ha guardato filmini e immagini pornografiche e ha salvato piu’ volte file di Word fra le 10.20 e le 12.20. Proprio nell’arco di tempo un cui, secondo l’accusa, la fidanzata veniva uccisa. Decisiva per arrivare alla stesura di un verbale firmato dai rappresentanti di tutte le parti in causa e’ stata l’analisi di un’area del computer, quella che riguarda i salvataggi dei salvataggi, finora ignorata da carabinieri ed esperti che in questi mesi si sono affannati nella ricerca della verita’. (AGI)
Cli/Gla
sabato 2 maggio 2009
Garlasco, Sentenza rinviata. Alberto, "Voglio solo la verità"
Alberto: «Voglio solo la verità»
L’indagato: avrei desiderato essere già fuori, l’importante è chiarire tutto
VIGEVANO (Pavia) — «Sono interessato solo a che si giunga alla verità». Arriva così, al termine di una giornata convulsa, la reazione di Alberto Stasi. Lui, che dall’inizio del processo che lo vede come unico imputato per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi ha già perso notti di sonno e diversi chili, ha ascoltato l’ordinanza del giudice Stefano Vitelli impassibile, come sempre. Mentre si allontanava dal tribunale di Vigevano dopo la decisione del gup di disporre nuovi supplementi di indagini, il giovane si è lasciato andare a un solo commento: «Avrei voluto essere già fuori, ma l’importante è che tutto sia chiarito». E ad un certo punto ieri è sembrato davvero che la verità sul delitto avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco sarebbe stata chiarita entro sera.
Al termine delle controrepliche della difesa (che ha parlato per quasi cinque ore), infatti, qualcuno aveva interpretato il saluto del giudice alle parti come una possibile anticamera della sentenza. Di innocenza o colpevolezza. «Ci vediamo per la sentenza sull’omicidio, poi deciderò per il secondo processo sulla pedopornografia », erano state le parole del gup. Alla fine il pronunciamento non è arrivato né per l’una né per l’altra accusa. E quando, al termine di una camera di consiglio durata quattro ore, il giudice si è espresso tracciando la terza via, quella di nuove perizie, gli avvocati della difesa e della parte civile hanno rotto un silenzio lungo nove udienze. I genitori di Chiara, Rita e Giuseppe Poggi, fuori dall’aula non hanno evitato i giornalisti e, per la prima volta dall’inizio del processo, hanno accompagnato il loro legale, l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, davanti a fotografi e telecamere: «Siamo soddisfatti perché, anche se ci vorrà ancora del tempo, le perizie disposte dal gup andranno a chiarire tutti i punti più controversi di questo procedimento », è stato il commento di Tizzoni.
Che rilancia, sicuro: «Siamo così convinti che un perito super- partes non possa far altro che confermare le nostre tesi che andiamo incontro a questi approfondimenti con assoluta serenità». Le tesi della parte civile hanno da tempo sposato quasi del tutto le ipotesi della procura, da sempre convinta della colpevolezza di Alberto.Più che mai certa dell’innocenza del ragazzo resta invece la difesa del ragazzo. «Le nostre osservazioni hanno inculcato il dubbio nella testa del giudice, tanto da giungere alla disposizione di nuove perizie — ha spiegato uno degli avvocati di Stasi, Giuseppe Colli — Studieremo le carte del giudice e aspetteremo».
Un’attesa che sarà ancora lunga. Per Alberto. E per i genitori di Chiara.
Erika Camasso
corriere della Sera 01 maggio 2009
venerdì 10 aprile 2009
Garlasco, il pm: «Alberto si è accanito su Chiara con sevizie e crudeltà»
VIGEVANO (10 apile) - Trent’anni. Per aver ucciso Chiara «accanendosi contro di lei con sevizie e crudeltà». L’accusa mette le carte in tavola, una volta per tutte, e a venti mesi dalla morte della fidanzata Alberto Stasi si trova di fronte alla cruda realtà della richiesta di condanna.
Non è l’ergastolo, ma è comunque il massimo: il pm Rosa Muscio ha insistito affinché il gup Stefano Vitelli non tenesse conto delle attenuanti generiche e se non si tratta di “fine pena mai” è solo per lo sconto di un terzo ottenuto con il rito abbreviato. «Trent’anni», ripete la procura di Vigevano e il biondino di Garlasco non batte ciglio. Resta impassibile, continua a prendere appunti. «Assoluzione», replica la difesa, che oltre a ritenere inconsistenti le accuse e definire le indagini a senso unico riporta alla ribalta Stefania Cappa, la cugina di Chiara. «Il suo alibi presenta delle incongruenze, andrebbe verificato meglio».
Ieri, nell’aula magna del tribunale, il pm ha parlato per tre quarti d’ora. Sufficienti tuttavia per sostenere che il quadro indiziario «può definirsi grave, preciso e concordante» e che tutti gli elementi emersi dalle indagini oltre alla ricostruzione del delitto e alle perizie scientifiche sulla scena del delitto convergono su Stasi. Che, insiste l’accusa, ha anche un movente ovvero «la sua propensione maniacale per la pornografia e la sua ossessiva sensibilità per il tema della sessualità». Il bravo ragazzo, studente brillante, tutto concentrato sulla stesura della sua tesi, è in realtà l’immagine che, secondo la Procura, Alberto ha costruito artatamente per sviare le indagini da un aspetto di sé che voleva tenere nascosto: i regali erotici alla fidanzata, le foto pedopornografiche nel suo computer e quel pretendere da Chiara qualcosa di più, che lei non voleva, «soprattutto in relazione alla volontà di effettuare riprese filmate dei loro rapporti».
L’impianto accusatorio non regge, ribattono in aula i difensori di Stasi. Già, ricordano, era crollato di fronte al fermo richiesto da Rosa Muscio il 24 settembre 2007 tanto che Stasi, dopo quattro giorni in cella, è stato scarcerato dal gip Giulia Pravon. Secondo l’avvocato Angelo Giarda il capo di imputazione è troppo generico: il movente non è credibile e circostanziato, non c’è un orario certo sulla morte di Chiara, l’arma del delitto è rimasta sconosciuta.
Per questo il collegio legale di Stasi non si accontenta di limitare i danni e punta al massimo. «Chiediamo l’assoluzione senza nessuna richiesta subordinata - spiega Giulio Colli, l’altro difensore - Stasi è innocente e contiamo di dimostrarlo con argomenti di fatto e giuridici». Come la questione che non siano svolte indagini a tutto campo, che Stasi sia sempre stato il primo e unico indagato. «L’alibi di Stefania Cappa e dei suoi genitori, ad esempio, è traballante eppure non è stato approfondito». Stefania, l’esuberante cugina che insieme alla gemella Paola appese al cancello della villetta dei Poggi una foto che ritraeva le due sorelle sorridenti con Chiara. Un fotomontaggio, si è scoperto poi.
Nei primi giorni dopo il delitto il nome di Stefania Cappa era circolato tra quelli dei possibili indagati, ma gli accertamenti della Procura la fecero uscire di scena. «L’accusa si è limitata a puntare il dito solo contro Alberto», incalza Giarda. Che per far assolvere il ragazzo produce una serie di perizie che lo scagionerebbero: le micro tracce di dna della vittima rinvenute sui pedali della bicicletta di Alberto non sono riconducibili al sangue della fidanzata morta e se anche fosse sangue va riferito a una precedente ferita sul piede della ragazza. E ancora: quando Stasi è entrato nella villetta e ha scoperto il corpo di Chiara, non ha avuto problemi a uscire con le scarpe pulite. La luce infatti era accesa e le chiazze di sangue imbrattavano solo un lato del corridoio. Si riprende il 18 aprile, ancora con la difesa, possibile sentenza il 30.
IL MESSAGGERO 10 APRILE 2009
sabato 4 aprile 2009
Garlasco, Accesso ai siti porno: in quelle ore Chiara era al lavoro. Il mistero della lettera anonima
mercoledì 1 aprile 2009
DELITTO DI GARLASCO, IL GIALLO DELL'ARMA
Secondo il padre della vittima è sparito un martello dal garage, compatibile con l'oggetto usato per il delitto
Il 9 aprile a Vigevano si aprira' il processo con rito abbreviato contro l'ex fidanzato di Chiara Poggi, Alberto Stasi. Ieri, nel giorno in cui Chiara avrebbe compiuto 28 anni, i genitori sono tornati a parlare della sua morte. Il padre della vittima ha detto di aver notato la scomparsa di un martello, generalmente appoggiato sulla finestra del garage e di due teli da mare. Il martello sarebbe compatibile con l'oggetto contundente usato per il delitto, i teli, invece, potrebbero essere stati usati dall'assassino per pulirsi.
sabato 28 marzo 2009
Garlasco, Stasi chiede il rito abbreviato
| Alberto Stasi | |
Ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato Alberto Stasi, il giovane accusato dell’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto del 2007 nella sua villetta a Garlasco. Questa mattina durante l’udienza preliminare, prima che parlassero l’avvocato di parte civile e i suoi difensori, Stasi si è alzato in piedi e rivolgendosi al Gup Stefano Vitelli ha detto: «Chiedo di essere ammesso al giudizio abbreviato». Richiesta che, invece, non è stata avanzata per l’altro procedimento in cui è imputato, quello per detenzione di materiale pedopornografico.
Non si sa esattamente quali siano i motivi della scelta processuale di Stasi e dei suoi difensori. Si può supporre, però, che voglia evitare, nel caso di un rinvio a giudizio, il un processo davanti alla Corte d’assise di Pavia, oppure che lui e i suoi legali ritengano che la procura non abbia raccolto elementi sufficienti per convincere il giudice a pronunciare una sentenza di condanna. E, comunque, in caso di condanna, Stasi beneficerebbe uno sconto di un terzo della pena, previsto dal rito alternativo.
Con la richiesta di questa mattina, per il giallo di Garlasco comincia così un processo vero e proprio che dovrebbe concludersi, nel giro di due udienze, il 18 aprile. A meno che giudice Vitelli non ritenga necessaria un supplemento d’indagine. Rita Poggi, la madre di Chiara uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, giudica in modo positivo il fatto che Alberto Stasi, unico indagato per l’omicidio, sarà giudicato con il rito abbreviato. «È un loro diritto - ha detto riferendosi alla richiesta presentata dalla difesa del 25enne - che hanno esercitato. I tempi saranno più rapidi e questo è positivo». A presentare il richiesta di rito abbreviato è stato lo stesso Stasi. Sentirlo parlare «non mi ha fatto nessun effetto», ha concluso Rita Poggi.
La Stampa 28 marzo 2009
martedì 20 gennaio 2009
Garlasco: i misteri del pc di Stasi e un'ora e mezzo per uccidere Chiara
Fonte: Cronaca qui 13 gennaio 2009Quarantadue immagini nella memoria del suo pc Stasi le ha guardate un’ora prima del delitto
Giallo di Garlasco, l’hobby di Alberto: bimbi di cinque anni stuprati dai pedofili
IMMAGINI ORRIBILI
Sono chiari i volti dei bambini, neanche adolescenti, costretti a subire abusi. Piccoli soli o insieme ad altri compagni di sventura che con occhi terrorizzati guardano in faccia chi li abusa o chi filma la scena. Bambini, qualcuno non ha neanche cinque anni, costretti a svestirsi, a toccare corpi di adulti, a sorridere nonostante tutto. Impossibile confondere i loro volti con quelli di maggiorenni, impossibile dimenticare i loro sguardi.
Diversi i file trovati nel computer del 25enne laureato in Economia e Commercio alla Bocconi, ma sono pochi i frammenti inseriti nella consulenza tecnica. «Fotografie e filmati, di manifesto contenuto pedo-pornografico», scrivono il capitano Aldo Mattei e l’appuntato scelto Saverio Paolino incaricati dalla Procura di Vigevano.
«CHIARA NON HA VISTO»
Contenuti che Chiara, uccisa nella sua villetta a Garlasco il 13 agosto 2007, non guardò mai. Non emerge che la sera prima del delitto, come spesso ipotizzato, la 26enne scoprì l’esistenza di quelle immagini nel computer del fidanzato. Così uno dei moventi ipotizzati sembra perdere forza. Nessuna immagine rubata e la possibilità di svelare quel mistero sarebbe stata la molla di un delitto ancora irrisolto. Nei giorni precedenti al delitto non ci sono stati accessi a quelle immagini. L’hard disk, utilizzato per memorizzare quei filmati, non è stato usato tra il 5 e il 13 agosto 2007, sostengono gli esperti. Immagini al centro di un’operazione della polizia postale della Lombardia che ha portato alla denuncia di 102 persone. Dall’indagine della Scientifica che ha scrutato tra documenti, accessi a internet ed email private di Alberto emergono quei video memorizzati dopo il 22 ottobre 2006, data in cui è stato installato il programma “eMule” usato per acquisire e condividere filmati.
SU E-MULE
Secondo gli esperti del Ris di Parma «la presenza delle copie dei film sull'hard disk esterno, evidenzia la volontà dell'utente di archiviare detto materiale per poterne usufruire in momenti successivi». L’ex studente modello, in sintesi, ha volontariamente memorizzato quei video. Nessun errore, quindi. Pochi margini di difesa anche se i legali preferiscono non rispondere. La relazione degli esperti, però, svela anche un altro retroscena inedito: Alberto, poco prima dell’uccisione di Chiara, stava guardando un film porno. Esattamente, secondo l’analisi del suo computer, la visione è iniziata alle 10.05. «Un’anteprima - viene definita nella consulenza tecnica - creata dal programma “Windows Media Player” riferita, in questo caso, a un filmato dai contenuti pornografici».
Nessuna indiscrezione in più su una rivelazione che non lo scagiona. «L'analisi corrente evidenzia l'assenza di attività dalle 10.37 alle 11. 57 del 13 agosto» si legge nella relazione. Secondo il medico legale, però, la 26enne fu uccisa tra le 11 e le 11.30, quindi l'unico indagato avrebbe avuto tutto il tempo di raggiungere via Pascoli e compiere il delitto. Nessun alibi dietro quel computer su cui Alberto ha cercato di costruire la sua innocenza.
«Stavo lavorando alla tesi» si è sempre limitato a dire davanti agli inquirenti. Oggi, gli esperti dimostrano che mentiva. Dovrà spiegare anche questo se, dopo l’udienza preliminare fissata per il 24 febbraio, Alberto sarà processato per omicidio e detenzione di immagini pedo-pornografiche.
Antonietta Ferrante
Gli avvocati Giarda e Colli: «Per i nostri periti i fotogrammi che descrivono i carabinieri non sistono»
«Quei video noi non li abbiamo trovati. Sono prove nulle»
GARLASCO 13/01/2009 - «I nostri periti, seguendo le indicazioni date dai carabinieri, non hanno trovato il materiale descritto dall’accusa. E poi, soprattutto, quel computer è stato analizzato e controllato senza la presenza di noi legali o dei nostri periti, senza rispettare i più elementari diritti dell’indagato. Quelle prove, pertanto, che avrebbero dovuto se mai essere utilizzate in sede di incidente probatorio, sono nulle».La pensano così i legali di Alberto Stasi, gli avvocati Angelo Giarda e Giulio e Giuseppe Colli, in merito alle fotografie a sfondo pedopornografico rinvenute nel pc e nella “chiavetta” dell’unico indagato per il delitto.
Quando la notizia del rinvenimento da parte dei carabinieri del materiale shock è rimbalzata sulle pagine di tutti i giornali, comportando per Alberto l’accusa di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, gli avvocati hanno precisato che «il computer di Stasi è stato prelevato dalla sua camera da letto, insieme con tre paia di scarpe, già il 14 agosto 2007, il giorno dopo il delitto».
I carabinieri, secondo la difesa, lo avevano ispezionato già allora. In quella sede, Alberto ha dichiarato di non avere mai ceduto via internet le immagini per le quali invece è stato poi incriminato. Il computer, quindi, è al centro di una ‘guerra’ tra accusa e difesa. Un possibile mo- vente del delitto di Chiara secondo qualcuno, una prova nulla secondo la tesi difensiva che sostiene una lettura unilaterale e non garantita del computer che la rende inutilizzabile ai fini processuali. Secondo l’avvocato Giarda «il computer andava esaminato con incidente probatorio. L’esame di un pc costituisce un atto intrinsecamente irripetibile».
Recentemente, poi, le immagini pornografiche (ma con protagonisti adulti) erano state al centro di una diatriba fra e difesa e parte civile. Secondo Giarda, infatti, Chiara era a conoscenza dei filmati “hard” contenuti nel pc del fidanzato. Secondo la famiglia, invece, Chiara non ne era a conoscenza, e non li avrebbe mai approvati. Particolarmente dura è stata la mamma della vittima, Rita Preda: «Mia figlia era una ragazza senza ombre. Mai e poi mai avrebbe accettato una situazione del genere».
[a.fe.]
Le analisi sul disco fisso incastrano il 25enne
La relazione dei Ris: «Un’ora e mezza per uccidere Chiara»
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Foto e frame di filmati che non lasciano dubbi sull’età dei protagonisti e che sono state spesso indigate come il movente di un delitto ancora irrisolto. È questo uno degli aspetti che emerge dalla relazione firmata dal capitano Aldo Mattei e all’appunta to scelto Saverio Paolino. Un altro, non meno importante, svela un retroscena inedito: alle 10.05 del 13 agosto Alberto, poco prima d el l’uccisione di Chiara, stava guardando un film porno.
LA MATTINA DEL DELITTO
Una mattina, quella dell’omicidio, che per Alberto inizia poco dopo le 9. L’ex studente modello accende il computer alle alle 9.36, un minuto dopo si accredita, poi alle 9.57 apre un programma per effettuare piccole modifiche delle immagini. «Stavo lavorando alla tesi» è l’alibi del 25enne, ma a quel documento non lavora mai.
Poco dopo le 10 guarda un’immagine: «Un’anteprima - si sottolinea nella relazione del Ris- creata dal programma “Windows Media Player” riferita, in questo caso, a un filmato dai contenuti pornografici». Alle 10.17 viene registrata sulla cronologia di Internet Explorer l’apertura o la chiusura del file della tesi. «Si è accertato - si spiega nella relazione tecnica - che dopo le ore 10.17 non sono presenti tracce informatiche che comportano la presenza attiva di un utente che interagisce con il pc».
In mattinata, secondo gli esperti, non sono stati apportati cambiamenti alla tesi «in quanto non esistono file temporanei che identificano la digitazione di nuove parti di testo con relativo salvataggio». L’ipotesi che siano stati rimossi definitivamente appare irreale, in caso contrario significa che il documento è stato chiuso correttamente e che Alberto «abbia smesso di lavorare al file ’core preventivo.doc’ alle 10.17.30».
GLI ORARI
Un orario che gli lascia tutto il tempo per realizzare il delitto. La morte di Chiara risale tra le 11 e le 11.30, secondo gli esami dell’au topsia. Solo alle 11.57 Alberto ricomincia a lavorare al computer. Un lasso di tempo, tra le 10.18 e le 11.56, che lo rende un perfetto colpevole. Alberto ha il tempo materiale per uccidere e non ha più un alibi. In più di un’ora, il 25enne può infierire sul corpo della fidanzata, lavarsi, disfarsi degli abiti e dell’arma insanguinata, tornare a casa, crearsi un alibi e solo poco prima delle 14 dare l’allarme.
Un piano quasi perfetto che l’accusa dovrà dimostrare in ogni dettaglio. La prima partita si gioca il 24 febbraio prossimo: Alberto potrebbe essere processato per omicidio.
CRONACA QUI 13 GENNAIO 2009
Antonietta Ferrante