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sabato 10 ottobre 2009

Garlasco, nuova perizia a favore di Alberto Stasi

I consulenti del gup: all'ora del delitto era al pc. E non scaricò foto porno
Il ragazzo avrebbe detto la verità anche sulle telefonate a vuoto a Chiara Poggi

dal nostro inviato DAVIDE CARLUCCI

Garlasco, nuova perizia a favore di Alberto Stasi

VIGEVANO - Tutto ormai, in questa rivisitazione delle indagini sull'omicidio di Garlasco, porta a scagionare Alberto Stasi. Oggi sarà depositata la terza perizia, quella sul computer e sul telefonino del fidanzato di Chiara Poggi, massacrata il 13 agosto 2007 nella sua villa. Ma anche la relazione dei consulenti nominati dal giudice dell'udienza preliminare, Daniele Occhetti e Roberto Porta, sarà un punto a favore del bocconiano, finora unico imputato per l'omicidio. Gli accertamenti tecnici sul suo cellulare dicono che ha detto la verità: il primo squillo a vuoto a Chiara è delle 9,45 del mattino, poi ne seguono altri per tutto il mattino, comprese quelle delle 12,20 che erano state messe in dubbio dalla procura perché non risultavano nei tabulati.continua a leggere

mercoledì 23 settembre 2009

Garlasco, Una perizia contro Alberto: "Sulle scarpe ha mentito"

3/9/2009 (7:47) - RETROSCENA

Alberto Stasi all'epoca dell'arresto per l'omicidio di Chiara Poggi
+ "All'ora del delitto Alberto era al pc" Scontro sulla perizia che salva Stasi

Nuova svolta del delitto di Garlasco:vacilla anche l'alibi della bicicletta
CLAUDIO BRESSANI
GARLASCO (Pv)
Le macchie di sangue che imbrattavano il pavimento della villa di Garlasco dove è stata uccisa Chiara Poggi sarebbero molto più numerose ed estese delle 3 mila individuate dall’ingegner Piero Boccardo, consulente del pm. E dunque la posizione per il fidanzato Alberto Stasi, a processo con l’accusa di averla uccisa, si fa più difficile: se già per Boccardo (che aveva simulato al computer 809.186 camminate) era impossibile non calpestare sangue, tale conclusione dovrebbe uscire a maggior ragione rafforzata dalla perizia che sta conducendo il professor Nello Balossino dell’Ateneo di Torino.

E’ stato quest’ultimo, associato di Elaborazione delle immagini alla facoltà di Scienze, ad anticipare ieri mattina al gup di Vigevano Stefano Vitelli la sua scoperta: servendosi di una nuova strumentazione che si è procurato appositamente, ha analizzato le foto della scena del crimine utilizzate da Boccardo come base per il suo studio e si è accorto che è possibile evidenziare non solo le macchie rossastre sul pavimento ma anche altre tracce ematiche, quelle di siero, che è giallino, quasi incolore, e dunque cromaticamente non risalta. Per approfondire questi accertamenti Balossino ha ottenuto dal giudice una proroga per la consegna della sua perizia, che slitta dal 30 settembre al 14 ottobre, fermo restando che l’udienza in cui si discuteranno le conclusioni rimane fissata per il 24 ottobre.

E’ evidente che, se il pavimento era ancor più imbrattato le probabilità per Alberto di attraversare il corridoio senza sporcarsi le scarpe si riducono ancora. Tali valutazioni devono essere incrociate con quelle cui è pervenuto un altro perito del giudice, il professor Francesco Ciardelli, chimico macromolecolare dell’università di Pisa, secondo il quale il materiale di cui sono costituite le suole delle Lacoste dell’imputato non ha caratteristiche di idrorepellenza. Sotto quelle scarpe non è stata trovata traccia di sangue né di Dna di Chiara, mentre è presente il Dna di Alberto.

Intanto nel fascicolo processuale è entrato anche un elemento nuovo, che ha indotto il giudice a disporre approfondimenti peritali. Si tratta di un video registrato il 5 settembre dal collegio dei consulenti della parte civile. Nella prima scena due attori, uno che interpreta Chiara e l’altro il suo assassino, muovendosi all’interno della villa di via Pascoli, sulla vera scena del crimine, simulano le varie fasi dell’aggressione e poi i movimenti compiuti dal killer, che trascina il cadavere sulle scale della cantina, va in bagno a lavarsi le mani sporche di sangue, perlustra i locali del piano terra e poi esce dalla porta.

Qui parte la seconda scena: l’assassino inforca una bicicletta e attraversa Garlasco fino a via Carducci, dove c’è la villa di Alberto Stasi. Un cronometro in un angolo del fotogramma mostra i tempi: circa 4 minuti per uccidere Chiara e 5 per coprire il tragitto. In altre parole, il fidanzato avrebbe avuto tutto il tempo di commettere il delitto nei 26 minuti di cui teoricamente disponeva, dalle 9,10, quando Chiara ha staccato l’allarme (e quando una pensionata ha notato una bici nera) alle 9,36, quando Alberto ha acceso il suo pc portatile. «Bisogna rilevare nel merito - ha scritto il giudice in un’ordinanza datata 10 settembre - che tale filmato affronta due questioni oggetto di accertamento e valutazione, la tempistica di un tragitto in bicicletta da casa Poggi a casa Stasi e la dinamica della durata dell’aggressione. Tali questioni sono oggetto anche di valutazione peritale».
la stampa 23 settembre 2009

domenica 15 marzo 2009

MEREDITH:VACILLA L'ALIBI DI SOLLECITO.PARLA IL PATRIGNO DI AMANDA

Giallo di Perugia: pc "traditore" Vacilla l'alibi di Sollecito

Secondo le analisi, il computer di Raffaele Sollecito mostrerebbe un buco proprio nelle ore del delitto. L'accusato aveva sostenuto di aver guardato un film proprio sul pc. Meredith in una lettera immaginaria alla madre ammette: ho paura e sono triste


L'alibi di Raffaele Sollecito vacilla? Per la polizia postale che ha effettuato le analisi sui computer di Sollecito sembrerebbe di sì.
La testimonianza di un ispettore della polizia postale parla di una "liberazione umana" con il computer di Sollecito avvenuta alle 18.27 e alle 21.10, poi c'è un buco di molte ore, fino alle 5.30 del mattino dopo. Il film - che Raffaele ha detto di aver visto nella serata del primo novembre - secondo gli esperti è stato visionato tra le 18.27 e le 21. C'è un buco temporale che avrebbe permesso a Raffaele Sollecito e Amanda Knox di raggiungere la casa in via della Pergola dove tra le 22 e le 23 è stata uccisa Meredith Kercher.
L'alibi dunque secondo i consulenti dell'accusa è ballerino. Per la difesa di Sollecito, l'avvocato Giulia Bongiorno, in aula si sarebbe ispezionato soltanto uno dei due computer del ragazzo pugliese. Prova quindi non completa per verificare, nelle ore del delitto, l'alibi sia di Raffaele che di Amanda.
L' ultima udienza è stata segnata anche dalla dichiarazione di un'insegnante di Amanda Knox che ha testimoniato su una lettera, a due giorni dalla morte di Meredith, scritta come compito in classe dalla ragazza americana.
La lettera riguarda un invio immaginario alla madre dove confessa tristezza e paura per quello che è accaduto in via della Pergola. Amanda nella sua lettera immaginaria invita la madre a raggiungerla a Perugia per essere rassicurata e dimenticare la tragedia.
lA PROVINCIA DI VARESE 14 marzo 2009


Omicidio Meredith, il patrigno di Amanda: “I giornali l’hanno condannata prima del processo”

Chris Mellas è l’attuale marito della madre di Amanda Knox, la ragazza sotto processo a Perugia per l’omicidio di Meredith Kercher, al settimanale ‘Gente’ si chiede: “Perchè i giornali italiani hanno voluto dipingere Amanda come un mostro.

Perchè invece di parlare di prove reali e concrete hanno interpretato calligrafie, scritto chilometri di inchiostro sulla pettinatura e sui vestiti? Perchè hanno voluto condannare prima del processo?”. “I testimoni contro Amanda? Li chiamo ‘i testimoni del giornale’. Sono stati tutti scovati da un quotidiano locale - ha detto Mellas - a un anno di distanza dal fatto. Ricordano solo alcuni dettagli e proprio riguardo ad Amanda. Dettagli non verificabili. Di ciò che è verificabile non ricordano nulla”. “Le udienze stanno andando bene - continua Mellas - non ci sono prove. Il processo presto avrà una svolta”.

Italo Arcuri QUINEWS

OMICIDIO MEREDITH: IL PATRIGNO DI AMANDA, TRE ERRORI CONTRO DI LEI

Roma, 15 mar.- (Adnkronos) - ''I testimoni contro Amanda? Li chiamo ''i testimoni del giornale''. Sono stati tutti scovati da un quotidiano locale, a un anno di distanza dal fatto. Ricordano solo alcuni dettagli e proprio riguardo ad Amanda.Dettagli non verificabili. Di cio' che e' verificabile non ricordano nulla''. Chris Mellas, patrigno di Amanda Knox, processata a Perugia per l'omicidio di Meredith Kercher, non usa mezze misure parlando in esclusiva con "Gente", in edicola lunedi' 16 marzo.

''Le udienze stanno andando bene, non ci sono prove. Nessuna. Il processo presto avra' una svolta, la verita' sara' accertata'', continua Mellas. Sposato da 12 anni con Edda, la mamma di Amanda, Chris si alterna con la moglie e Curt, il papa' naturale della ragazza, per stare vicino ad Amanda e seguire il processo.

''Ora Amanda e' piu' calma, man mano che il dibattimento va avanti lo e' sempre di piu', all'inizio era piu' sotto stress. Adesso capisce bene l'italiano, riesce ad affrontare anche questioni tecniche''. Chris Mellas parla di un grande equivoco nei primi giorni dell'indagine: ''Un fraintendimento nato da un Sms che Amanda mando' a Patrick Lumumba. Non scordate che Amanda non e' italiana, ha abitudini, costumi, modi di fare diversi. Quando Patrick le scrisse di non andare a lavorare quella sera, lei rispose: ''See you later''. Per noi americani significa ''arrivederci'', e' un modo di salutare. Il pm che conduceva le indagini lo interpreto' invece alla lettera, e cioe': ''Ci vediamo piu' tardi''. Non e' cosi', Amanda non voleva dare nessun appuntamento a Patrick''.


martedì 17 febbraio 2009

Giallo Garlasco, Stasi: Due parole nel pc "salvate", ma la sera prima

Garlasco Lavata la bicicletta con il sangue di Chiara, così la perizia
smonta l'alibi di Alberto.

Due parole nel PC di Alberto. Le avrebbe «salvate», ma la sera prima del delitto

MILANO — Due parole per smontare l'alibi di Alberto Stasi: sono «Garbarino» e «inerentemente». Le loro tracce nel suo computer dimostrerebbero che lui — unico indagato per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi il 13 agosto 2007 — ha mentito dicendo che passò la mattina del delitto a scrivere quattro pagine della sua tesi di laurea. «Garbarino» è il nome del professore relatore della sua tesi, «inerentemente», invece, è un avverbio che Alberto ha usato più volte nella stesura di quelle ultime quattro pagine. Il fatto è che l'allora laureando ordinò al suo programma di scrittura (Word2003) di non segnalare i due termini come un errore ogni volta che li digitava ma di inserirle nel suo dizionario personalizzato. Il programma eseguì e di quell'operazione sono rimaste le tracce. «Inerentemente» fu inserito nel dizionario alle 23.34 del 12 agosto e «Garbarino» poco prima.

lunedì 9 febbraio 2009

Garlasco: ecco cosa conteneva il pc di Stasi




Alberto Stasi, indagato per l'omicidio di Garlasco

OMICIDIO GARLASCO:HOBBY E SEGRETI DI ALBERTO STASI

di Francesca Bacinotti

Nel processo per l’omicidio di Garlasco (l’udienza preliminare è fissata per il 24 febbraio) entra in scena un teste chiave quanto anomalo. I carabinieri del Ris, infatti, hanno «torchiato» il computer portatile di Alberto Stasi, l’unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Hanno passato al setaccio le immagini di cuccioli, delle moto e delle auto preferite. La barche, la casa dei sogni, le spiaggia di Spotorno, le tenerezze con Chiara. Ma non solo. Interrogando il pc di Stasi emerge, tassello dopo tassello, cartella dopo cartella, foto dopo foto, una personalità complessa, solare e cupa, dove i contrari diventano speculari. Ai cuccioli si contrappongono immagini pedoporno e hard, schedate maniacalmente; migliaia di sequenze a luci rosse, specialmente fetish.
Il 24 febbraio si deciderà il destino di Stasi e del processo: rinvio a giudizio o proscioglimento. Ma chi è veramente questo ragazzo? Il suo curriculum, in primo piano, ha la laurea in Economia alla Bocconi a pieni voti; ora sta svolgendo uno stage nello studio legale dei suoi avvocati difensori. È stato definito «il biondino dagli occhi di ghiaccio», preciso, tanto da controllare anche le virgole nei verbali degli interrogatori. La sua pignoleria è confermata anche dalla ferrea organizzazione del suo hard disk. E il latpop Compaq, sequestrato ed esaminato dal Ris, racconta molto di lui: ne esce a prima vista il ritratto di un ragazzo normale. Certo, ci sono immagini pornografiche, ma quanti ragazzi non ne hanno? Nel suo caso, però, sono tantissime e, alcune, hanno protagonisti inquietanti: minori e, in altri casi, violenze e perversioni.
Come la maggior parte dei ragazzi, Stasi scaricava file dal sistema pair to pair eMule. Ma, oltre ai 566 file musicali che ascoltava con I-tunes o con Media player, con Nero masterizzava i file: in alcuni casi i suoi cd o i dvx sembravano quasi originali, copertine comprese. Ma eMule serviva anche per incrementare il suo archivio personale. Alberto è un collezionista di immagini: scattate con la macchina fotografica o con il cellulare, scaricate da internet. Tra queste, 21 foto (in formato jpg) e sette video di carattere pedopornogarfico per i quali Stasi risulta indagato, insieme ad altre 102 persone, in seguito a un’operazione della polizia postale della Lombardia, coordinata dal vicequestore Filippo Ninni, che ha portato alla chiusura del sito R@ygold. Il volto delle piccole vittime è sempre visibile, mentre non si vedono mai completamente gli adulti. Si tratta, secondo le indagini, di documenti scaricati dopo il 22 ottobre 2006, data in cui è stato installato eMule, e copiati su un hard disk esterno non prima del 18 novembre 2006 (data in cui è stato acquistato). Secondo l’accusa, questo fatto «evidenzia la volontà - e non la casualità - dell’utente di archiviare il materiale per poterne usufruire in momenti successivi».
E poi ci sono 7.064 immagini pornografiche archiviate e suddivise in 22 sottocartelle. Scaricate e poi salvate secondo criteri precisi, comprendono anche donne violentate, persone anziane sofferenti, caviglie e piedi con o senza scarpe, oggetti fallici stravaganti. Tutte custodite in una «nuova cartella» all’interno del folder «Militare»: 423 foto di aerei e poi quella cartella inquietante. Alcune immagini provengono dalla navigazione in vari sexy shop online. Ci sono le foto amatoriali. Molte sono di piedi: Stasi adora le scarpe, ne riprende a decine con il cellulare anche all’interno del London Eye o all’aeroporto durante la sua vacanza a Londra con Chiara. E poi tre filmati in formato mpg («Primo maggio», «Parte prima» e «Parte terza»), che riprendono Alberto e Chiara che fanno l’amore.
Ma il pc non contiene solo questo archivio di immagini e video (la cartella video era vuota, ma tramite Encase, nei file perduti sono state trovate altre 6.131 foto pornografiche. Nelle cartelle recuperate, invece, 109 sottocartelle con all’interno 32.130 foto hard. Tramite Photorec, i periti hanno recuperato 7.064 immagini prevalentemente a luci rosse. Ci sono anche sette racconti hard, di cui uno a sfondo omosessuale con un protagonista africano.
Ovviamente il computer non è fatto solo di pornografia. Tra i documenti ci sono 25 cartelle riguardanti gli esami e la tesi. E poi gli animali: ha una cartella con 65 foto di varie specie, quasi tutti cani. E i cuccioli, che meritano uno spazio a sè, con 14 immagini scattate nel 2006. Ci sono anche 148 foto di ville e arredamenti d’interni. E, ancora, 209 foto di auto di varie marche e 42 di moto, più altre immagini da utilizzare come sfondo per il desktop o come screensaver. Infine le barche e il salone Nautico di Genova, visitato nel 2005 e nel 2006.
Alberto come gran parte dei ragazzi, utilizza Messenger per parlare con gli amici. Anche con Chiara, la sua «Tatina»: così la chiamava, e così ha salvato le sue immagini. Ma di lei sola ci sono 24 foto in tutto per quasi quattro anni di fidanzamento, poche per un amante delle immagini e collezionista seriale. Chiara è anche insieme con altri: per esempio con il padre e Alberto nelle 49 «Immagini da stampare». O a Natale, in cinque immagini con gli amici. E ancora in vacanza a Nizza e a Montecarlo, il 16 luglio 2005. O nelle 51 foto delle vacanze al mare il 9 settembre 2006. La cartella che le contiene si chiama «incendio». In quel periodo bruciavano i boschi della Liguria, vicino alla spiaggia. Lui li ha ripresi, come mille altri turisti. Ma oltre al fuoco anche tenerezze. Lui che abbraccia lei tra gli ombrelloni della spiaggia di Spotorno, dove Alberto ha casa. Chiara è presente anche al matrimonio dell’amico Vito, il 22 dicembre 2006.
Il computer oltre a fornire il ritratto di Alberto Stasi dice anche cosa ha fatto durante la mattina del 13 agosto, quella del delitto (vedere riquadro a pag. 67). Quando lavorava alla tesi Stasi salvava le modifiche con cadenza regolare, come dimostra lo storico del laptop. Quella mattina lui dice di aver lavorato alla tesi, ma non ci sono tracce di modifiche sul file «documenti/tesi/parti del testo/core preventivo.doc». L’ultimo salvataggio risulta effettuato dall’utente alle 18,59 del 12 agosto, giorno in cui c’è anche un trasferimento dati dal pc di Alberto a quello di Chiara, per copiare le foto delle vacanze a Londra e la cartella con la tesi di Alberto. Il trasferimento è avvenuto tra le 22,02 e le 22,03, tramite un supporto informatico non meglio definito. Ed è qui che l’accusa prova a insinuare un dubbio: Chiara potrebbe essersi imbattuta nel lato oscuro del fidanzato? Nei filmini pedopornografici? Potrebbe essersi scatenato un litigio a causa delle strane manie di Alberto, scoperte in quel momento o magari solo in parte conosciute ma mai accettate? Quella sera, poi, il pc di Alberto si arresta in modo anomalo. Per l’accusa il ragazzo avrebbe forse cercato di nascondere così il suo archivio segreto, anche perché quel pc quasi mai è stato spento manualmente, più spesso restava in standby. È su questo spegnimento anomalo che la parte civile vuole capire di più, con una nuova perizia richiesta dall’avvocato Gianluigi Tizzoni. l

Blog Panorama 7 febbraio 2009

Trovati centinaia di file sconvolgenti. Chiara aveva scoperto il suo lato oscuro?
Bimbi stuprati e storie "hard" nel pc di Stasi


GARLASCO 07/02/2009 - Bambini stuprati, video "fetish", don­ne violentate, immagini porno e racconti erotici. Ma anche cuccioli indifesi, aerei militari e fotografie di una storia d'amore che andava avanti da quattro anni.Il prossimo 24 febbraio il giallo di Garla­sco finirà sui banchi del Tribunale di Vigevano. Prove, indizi, testimonianze, per tentare di dare un nome al colpevole, ma l'elemento chiave dell'accusa rima­ne il computer di Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio. I carabinieri del Ris, infatti, hanno «torchiato» il compu­ter portatile, hanno passato al setaccio file e cartelle salvate o cancellate malde­stramente. E dall'archivio elettronico del "bocconiano" laureato a pieni voti sono venute a galla immagini raccapric­cianti: foto di bambini costretti ad atti sessuali e a rapporti orali con adulti, bambini di 5 anni nudi e in pose esplici­te. E costretti a sorridere, a mostrare i loro visi angelici.

L'ARCHIVIO
Interrogando il pc di Stasi emerge, tas­sello dopo tassello, cartella dopo cartel­la, foto dopo foto, personalità comples­sa, solare e cupa, dove i contrari diventa­no speculari. Alle foto di cuccioli si contrappongono immagini pedoporno e hard, schedate maniacalmente; migliaia di sequenze a luci rosse, specialmente fetish. Il laptop Compaq, sequestrato ed esaminato dal Ris, racconta molto di lui: ne esce a prima vista il ritratto di un ragazzo normale. Ci sono immagini por­nografiche. Tantissime, migliaia. E alcu­ne hanno protagonisti inquietanti: mi­nori e, in altri casi, violenze e perversio­ni.

IMMAGINI RACCAPRICCIANTI
Come la maggior parte dei ragazzi, Stasi scaricava file dal sistema pair to pair eMule. Ma tra i migliaia di file salvati sul pc ce ne sono 21 (in formato jpg) e sette video di carattere pedopornografico per i quali Stasi risulta indagato, insieme ad altre 102 persone, in seguito a un'opera- zione della polizia postale della Lombar­dia, coordinata dal vicequestore Filippo Ninni, che ha portato alla chiusura del sito R@ygold.Il volto delle piccole vitti­me è sempre visibile, mentre non si ve­dono mai completamente gli adulti. Si tratta, secondo le indagini, di documenti scaricati dopo il 22 ottobre 2006 e copiati su un hard disk esterno. Secondo l'accu­sa, questo fatto «evidenzia la volontà - e non la casualità - dell'utente di archivia­re il materiale per poterne usufruire in momenti successivi». E poi ci sono 7.064 immagini pornografiche archiviate e suddivise in 22 sottocartelle. Scaricate e poi salvate secondo criteri precisi, com­prendono anche donne violentate, per­sone anziane sofferenti, caviglie e piedi con o senza scarpe, oggetti fallici strava­ganti. Alcune immagini provengono dal­la navigazione in vari sexy shop online. Ci sono poi le foto amatoriali. E si sono anche sette racconti hard, di cui uno a sfondo omosessuale con un protagonista africano.

Il computer oltre a fornire il ritratto di Alberto Stasi dice anche cosa ha fatto durante la mattina del 13 agosto, quella del delitto. «Stavo lavorando alla tesi» si è sempre difeso, ma oggi gli esperti di­mostrano che mentiva: quella mattina infatti non ci sono tracce di modifiche sul file. L'ultimo salvataggio risulta effet­tuato dall'utente la sera del 12 agosto, giorno in cui c'è anche un trasferimento dati dal pc di Alberto a quello di Chiara, per copiare le foto della vacanza a Lon­dra. Ed è qui che l'accusa prova a insi­nuare un dubbio: Chiara potrebbe esser­si imbattuta nel lato oscuro del fidanza­to?

Cronaca qui 7 febbraio 2009

Le tracce di nicotina fra i capelli della vittima E lui insinua dubbi: «Uccisa con una stampella»

Delitto di Garlasco: il killer fumava? Alberto "accusa" le gemelle Cappa

MILANO 07/02/2009 - Chi è stato, prima del delitto, a fumare una sigaretta davanti a Chiara Poggi, così da lasciare tracce di nicotina sui suoi capelli castani? C’è davvero un’altra perso­na, finora neppure sfiora­ta (o sfiorata solo margi­nalmente) dalle indagi­ni, che ha passato con la ragazza le sue ultime ore di vita?
Nè lei né il fidanzato Alberto, infatti, sono mai stati fumatori.
A poche settimane dalla data dell’udienza preli­minare (il 24 febbraio) in cui il giudice per le inda­gini preliminari deciderà se Alberto Stasi verrà pro­cessato per il delitto della sua fidanzato o se invece sarà prosciolto, fra le carte della difesa sarà ripescata, sicuramen­te, anche questa. Le analisi tossi­cologiche effettuare sul corpo della ragazza di 26 anni, ucci­sa nella sua villetta di Garla­sco il 13 agosto 2007, parla­no chiaro. Sul cadavere, martoriato da una de­cina di colpi inferti da un corpo contun­dente mai identifica­to, infatti, nessuna traccia di droghe, medicinali o sostan­ze particolari. Solo una nota stonata: quella nicotina im­pressa sui suoi capel­li. Tracce superficia­li, che rivestono il fu­sto, quasi sicuramen­te lasciate poche ore, massimo giorni, pri­ma del delitto.

ACCUSE ALLE CU­GINE
E mentre la data dell’udienza prelimi­nare si avvicina, emergono nuove in­tercettazioni che ri­guardano l’unico in­dagato per il delitto: Alberto Stasi, 25 an­ni, neo laureato all’università Bocco­ni e aspirante commercialista. Il ragazzo, che fin dai primi interrogatori non aveva mai fatto mistero della sua antipatia per le cugine di Chiara, le sorel­le gemelle Paola e Stefania Cappa, ora arriva ad accusarle apertamente. Ad Alberto, emerge dalle intercettazioni, interessano soprattutto gli sviluppi delle indagini. Il giovane riferisce di una lettera che è in suo possesso e annuncia che chiederà al professor Francesco Avato, il suo consulente tecnico, se è possibile che Chiara sia stata colpita da una stampella. Una supposizione - ipotizzano gli investi­gatori - suggerita dalla stessa lettera. «Ma perché non vanno neanche a con­trollare?», chiede Stasi.
Il centro di una delle discussioni con il suo amico di sempre Marco Panzarasa, diventa inoltre in una delle intercettazio­ni l’imminente uscita di un servizio foto­grafico sul settimanale “Chi” che ritraeva Alberto in un uscita notturna con un gruppo di amici, servizio del quale Stefa­nia sembrava essere informata e della cui pubblicazione aveva avvertito un’amica di Alberto.

«Quella lì deve soltanto stare attenta che gli vengano a sequestrare le macchi­ne, le biciclette, le stampelle». I due amici convengono sul fatto che «sarebbe anche ora!». Alberto, poi, in un passag­gio, diventa ancora più esplicito: «Altro che la fotografia... Non mi parlare di quelle lì ché mi viene la pelle d'o­ca solo a pensarci». L’idea di essere stato messo sotto torchio dai carabinieri, e la diffusione dei verbali che lo riguardano, lo fanno sentire un « perseguitato». «Mentre ad altri...». L’amico lo segue a ruota: «... si è visto che su di loro (le gemelle Cappa, ndr) non hanno fatto praticamente un c... ». E Stasi: «Sì, vanno lì, perquisizione, tre scontri­ni!... ».
Alberto, fin dai primi giorni successivi al delitto, aveva fatto mettere a verba­le i suoi sospetti. Dichiarava ai carabinie­ri che «Chiara non voleva uscire con la cugina Stefania, loro due erano molto diverse, era sempre lei a chiedere di poter uscire con noi». Un rapporto particolare, poi, la legava a Paola Cappa, la più “fragile” delle due sorelle, per lungo tempo malata di ano­ressia per sua stessa ammissione. Chiara Poggi, emerge dalle indagini, po­chi giorni prima della sua morte aveva persino impedito alla ragazza di uccider­si.

MORTE TREMENDA
Ma i dubbi sull’assassinio di Chiara Poggi sono ancora tanti. Se è vero che è stata ricostruita dal medico legale la “forbice” di tempo, compresa fra le 10.30 e le 12 del mattino, intorno alla quale la ragazza è stata uccisa, mancano ancora all’appello l’arma del delitto e un movente valido.
Sul corpo di Chiara sono stati trovati decine di colpi, soprattutto al capo, quat­tro di questi inferti con violenza maggio­re, uno letale. Le tracce lasciate sul cada­vere fanno pensare a un oggetto con una “punta a farfalla”, come un martelletto da carpentiere. Lo stesso martello che man­cherebbe dalla cassetta degli attrezzi del papà della ragazza. E manca, appunto, anche un movente. I rapporti fra la cop­pia, che stava insieme da quasi 4 anni, erano buoni. Lo testimoniano le decine di mail e messaggi che Chiara e Alberto si erano scambiati prima del delitto.

Nessu­no screzio o rancore maturato, quindi, apparentemente. Qualche settimana pri­ma della sua atroce morte, Chiara aveva persino raggiunto Alberto in un college di Londra, dove il 25enne era andato per perfezionare la lingua inglese in vista della sua laurea.
Scritto da: Arianna Giunti - arianna.giunti@cronacaqui.it

martedì 20 gennaio 2009

Garlasco: i misteri del pc di Stasi e un'ora e mezzo per uccidere Chiara

Fonte: Cronaca qui 13 gennaio 2009

Quarantadue immagini nella memoria del suo pc Stasi le ha guardate un’ora prima del delitto

Giallo di Garlasco, l’hobby di Alberto: bimbi di cinque anni stuprati dai pedofili


GARLASCO 13/01/2009 - Filmati inequivocabili. Bambini di appena cinque anni obbligati a fare sesso e ad avere rapporti orali con uomini adulti. Fotografie raccapriccianti, che non lasciano dubbi sull’età dei protagonisti. Per Alberto Stasi sarà difficile ribattere all’accusa di deten­zione di materiale pedopor­nografico. A inchiodarlo sono le imma­gini che trovano spazio nella relazione di 88 pagine del Ris di Parma. Materiale ille­gale trovato nel computer portatile dell’ex studente modello e in un hard disk esterno.

IMMAGINI ORRIBILI
Sono chiari i volti dei bam­bini, neanche adolescenti, costretti a subire abusi. Pic­coli soli o insieme ad altri compagni di sventura che con occhi terrorizzati guardano in faccia chi li abusa o chi filma la scena. Bambini, qualcuno non ha neanche cinque anni, costretti a sve­stirsi, a toccare corpi di adulti, a sorridere nonostan­te tutto. Impossibile confon­dere i loro volti con quelli di maggiorenni, impossibile dimenticare i loro sguardi.
Diversi i file trovati nel com­puter del 25enne laureato in Economia e Commercio alla Bocconi, ma sono pochi i frammenti inseriti nella consulenza tecnica. «Foto­grafie e filmati, di manifesto contenuto pedo-pornografi­co», scrivono il capitano Al­do Mattei e l’appuntato scel­to Saverio Paolino incaricati dalla Procura di Vigevano.

«CHIARA NON HA VISTO»
Contenuti che Chiara, ucci­sa nella sua villetta a Garla­sco il 13 agosto 2007, non guardò mai. Non emerge che la sera prima del delitto, co­me spesso ipotizzato, la 26enne scoprì l’esistenza di quelle immagini nel compu­ter del fidanzato. Così uno dei moventi ipotizzati sem­bra perdere forza. Nessuna immagine rubata e la possi­bilità di svelare quel mistero sarebbe stata la molla di un delitto ancora irrisolto. Nei giorni precedenti al delitto non ci sono stati accessi a quelle immagini. L’hard di­sk, utilizzato per memoriz­zare quei filmati, non è stato usato tra il 5 e il 13 agosto 2007, sostengono gli esperti. Immagini al centro di un’operazione della polizia postale della Lombardia che ha portato alla denuncia di 102 persone. Dall’indagine della Scienti­fica che ha scrutato tra docu­menti, accessi a internet ed email private di Alberto emergono quei video memo­rizzati dopo il 22 ottobre 2006, data in cui è stato in­stallato il programma “eMu­le” usato per acquisire e con­dividere filmati.

SU E-MULE
Secondo gli esperti del Ris di Parma «la presenza delle copie dei film sull'hard disk esterno, evidenzia la volon­tà dell'utente di archiviare detto materiale per poterne usufruire in momenti suc­cessivi». L’ex studente mo­dello, in sintesi, ha volonta­riamente memorizzato quei video. Nessun errore, quin­di. Pochi margini di difesa anche se i legali preferisco­no non rispondere. La relazione degli esperti, però, svela anche un altro retroscena inedito: Alberto, poco prima dell’uccisione di Chiara, stava guardando un film porno. Esattamente, secondo l’analisi del suo computer, la visione è ini­ziata alle 10.05. «Un’ante­prima - viene definita nella consulenza tecnica - creata dal programma “Windows Media Player” riferita, in questo caso, a un filmato dai contenuti pornografici».

Nessuna indiscrezione in più su una rivelazione che non lo scagiona. «L'analisi corrente evidenzia l'assenza di attività dalle 10.37 alle 11. 57 del 13 agosto» si legge nella relazione. Secondo il medico legale, però, la 26en­ne fu uccisa tra le 11 e le 11.30, quindi l'unico inda­gato avrebbe avuto tutto il tempo di raggiungere via Pa­scoli e compiere il delitto. Nessun alibi dietro quel computer su cui Alberto ha cercato di costruire la sua innocenza.

«Stavo lavoran­do alla tesi» si è sempre limi­tato a dire davanti agli inqui­renti. Oggi, gli esperti dimo­strano che mentiva. Dovrà spiegare anche questo se, dopo l’udienza preliminare fissata per il 24 febbraio, Al­berto sarà processato per omicidio e detenzione di im­magini pedo-pornografiche.

Antonietta Ferrante

Gli avvocati Giarda e Colli: «Per i nostri periti i fotogrammi che descrivono i carabinieri non sistono»

«Quei video noi non li abbiamo trovati. Sono prove nulle»

GARLASCO 13/01/2009 - «I nostri periti, seguendo le indicazioni date dai cara­binieri, non hanno trovato il materiale descritto dall’ac­cusa. E poi, soprattutto, quel computer è stato analizzato e controllato senza la presenza di noi legali o dei nostri peri­ti, senza rispettare i più ele­mentari diritti dell’indagato. Quelle prove, pertanto, che avrebbero dovuto se mai es­sere utilizzate in sede di inci­dente probatorio, sono nul­le».
La pensano così i legali di Alberto Stasi, gli avvocati Angelo Giarda e Giulio e Giuseppe Colli, in merito al­le fotografie a sfondo pedo­pornografico rinvenute nel pc e nella “chiavetta” dell’unico indagato per il de­litto.

Quando la notizia del rinve­nimento da parte dei carabi­nieri del materiale shock è rimbalzata sulle pagine di tutti i giornali, comportando per Alberto l’accusa di de­tenzione e diffusione di ma­teriale pedopornografico, gli avvocati hanno precisato che «il computer di Stasi è stato prelevato dalla sua camera da letto, insieme con tre paia di scarpe, già il 14 agosto 2007, il giorno dopo il delit­to».

I carabinieri, secondo la difesa, lo avevano ispeziona­to già allora. In quella sede, Alberto ha dichiarato di non avere mai ceduto via internet le immagini per le quali in­vece è stato poi incriminato. Il computer, quindi, è al cen­tro di una ‘guerra’ tra accusa e difesa. Un possibile mo- vente del delitto di Chiara secondo qualcuno, una pro­va nulla secondo la tesi di­fensiva che sostiene una let­tura unilaterale e non garan­tita del computer che la ren­de inutilizzabile ai fini pro­cessuali. Secondo l’avvocato Giarda «il computer andava esaminato con incidente probatorio. L’esame di un pc costituisce un atto intrinse­camente irripetibile».

Recentemente, poi, le imma­gini pornografiche (ma con protagonisti adulti) erano state al centro di una diatriba fra e difesa e parte civile. Secondo Giarda, infatti, Chiara era a conoscenza dei filmati “hard” contenuti nel pc del fidanzato. Secondo la famiglia, invece, Chiara non ne era a conoscenza, e non li avrebbe mai approvati. Parti­colarmente dura è stata la mamma della vittima, Rita Preda: «Mia figlia era una ragazza senza ombre. Mai e poi mai avrebbe accettato una situazione del genere».

[a.fe.]

Le analisi sul disco fisso incastrano il 25enne

La relazione dei Ris: «Un’ora e mezza per uccidere Chiara»

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GARLASCO 13/01/2009 - Alibi o movente. Nel computer portatile di Alberto Stasi potrebbe esserci la verità sul caso di Chiara Poggi, uccisa nella sua villetta a Garlasco il 13 agosto 2007. Nella relazione di 88 pagine firmate dal Ris di Parma emerge il contenuto dell’hard disk dell’ex studente modello, indagato per omicidio e detenzio­ne di immagini pedopornografiche.
Foto e frame di filmati che non lasciano dubbi sull’età dei protagonisti e che sono state spesso indigate come il movente di un delitto ancora irrisolto. È questo uno degli aspetti che emerge dalla relazio­ne firmata dal capitano Aldo Mattei e all’appunta ­to scelto Saverio Paolino. Un altro, non meno importante, svela un retroscena inedito: alle 10.05 del 13 agosto Alberto, poco prima d el l’uccisione di Chiara, stava guardando un film por­no.

LA MATTINA DEL DELITTO
Una mattina, quella dell’omi­cidio, che per Alberto inizia poco dopo le 9. L’ex studente modello accende il computer alle alle 9.36, un minuto dopo si accredita, poi alle 9.57 apre un program­ma per effettuare piccole modifiche delle immagini. «Stavo lavorando alla tesi» è l’alibi del 25enne, ma a quel documento non lavora mai.
Poco dopo le 10 guarda un’immagine: «Un’anteprima - si sottolinea nella relazio­ne del Ris- creata dal programma “Windows Media Player” riferita, in questo caso, a un filmato dai contenuti pornografici». Alle 10.17 viene registrata sulla cronologia di Internet Explorer l’apertura o la chiusura del file della tesi. «Si è accertato - si spiega nella relazione tecnica - che dopo le ore 10.17 non sono presenti tracce informatiche che comportano la presenza attiva di un utente che interagisce con il pc».
In mattina­ta, secondo gli esperti, non sono stati appor­tati cambiamenti alla tesi «in quanto non esistono file temporanei che identificano la digitazione di nuove parti di testo con relati­vo salvataggio». L’ipotesi che siano stati rimossi definitiva­mente appare irreale, in caso contrario significa che il do­cumento è stato chiuso cor­rettamente e che Alberto «ab­bia smesso di lavorare al file ’core preventivo.doc’ alle 10.17.30».

GLI ORARI
Un orario che gli lascia tut­to il tempo per realizzare il delitto. La morte di Chiara risale tra le 11 e le 11.30, secondo gli esami dell’au ­ topsia. Solo alle 11.57 Al­berto ricomincia a lavo­rare al computer. Un las­so di tempo, tra le 10.18 e le 11.56, che lo rende un perfetto colpevole. Alberto ha il tempo materiale per uccidere e non ha più un alibi. In più di un’ora, il 25enne può infierire sul corpo della fidan­zata, lavarsi, disfarsi degli abiti e dell’arma insanguinata, tornare a casa, crearsi un alibi e solo poco prima delle 14 dare l’allarme.

Un piano quasi perfetto che l’accusa dovrà di­mostrare in ogni dettaglio. La prima partita si gioca il 24 febbraio prossimo: Alberto potrebbe essere processato per omicidio.

CRONACA QUI 13 GENNAIO 2009

Antonietta Ferrante

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