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martedì 6 dicembre 2011

GARLASCO: RICHIESTA CONDANNA A 30 ANNI PER STASI.OGGI LA SENTENZA

11:33 06 DIC 2011

(AGI) - Milano, 6 dic. - Il sostituto procuratore generale di Milano, Laura Barbaini, ha ribadito la richiesta di condannare a trent'anni di carcere per omicidio volontario aggravato dalla crudelta' Alberto Stasi, nel processo d'appello per il delitto di Garlasco. Secondo la rappresentante della pubblica accusa, l'ex studente bocconiano e' colpevole 'al di la' di ogni ragionevole dubbio'. In subordine a una sentenza di condanna, Barbaini ha chiesto di rinnovare il dibattimento. E, in questa prospettiva, ha insistito molto sulla necessita' di svolgere accertamenti sui due gradini all'inizio della scala dove fu trovato il corpo di Chiara Poggi, definiti dal pg "il fulcro dell'omicidio". Quei due gradini, fortemente imbrattati di sangue, non sono stati analizzati nelle perizie effettuate durante il primo grado per valutare se Alberto potesse non sporcarsi le suole delle scarpe col sangue della vittima, camminando sul pavimento di casa Poggi.

  Dopo la rappresentante dell'accusa, ha preso la parola il legale di parte civile per la famiglia Poggi, l'avvocato Gian Luigi Tizzoni, che si e' associato alle richieste di condanna o, in subordine, di nuove perizie fatte dal pg. L'ultima parola spetta adesso ai legali di Alberto, poi iniziera' la camera di consiglio.

giovedì 17 dicembre 2009

Garlasco: Il giorno della sentenza.Stasi rischia 30anni

http://simonepratico.files.wordpress.com/2009/04/albertostasi1.jpg
Alberto Stasi, unico indagato per il delitto Poggi

Prove e svolte,ma il "biondino" rischia 30 anni.Verdetto atteso in serata

Oggi il verdetto sull'omicidio Poggi.Stasi: "Sereno, senza voglia di riscatto"
Il ragazzo di Chiara rischia trent'ann
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PAVIA
Alberto Stasi "finisce questa vicenda senza rancori o voglia di riscatto". A poche ore dalla sentenza per l'omicidio di Chiara Poggi del 13 agosto 2007 a Garlasco, e dopo le polemiche con la parte civile sugli eventuali risarcimenti chiesti e non chiesti, è Giuseppe Colli, uno dei suoi legali, a riassumere così lo stato d'animo dell'ex bocconiano. Una gran voglia di tornare alla normalità dopo oltre due anni trascorsi tra casa propria e lo studio legale dei Colli per studiare le carte del processo insieme ai difensori.

Il 26enne confida che il giudice, Stefano Vitelli, creda a quanto da lui raccontato da sempre: "Non sono stato io, cercate altrove". L'accusa ha invece chiesto una condanna a 30 anni di reclusione, il massimo della pena prevista con il rito abbreviato, per omicidio volontario aggravato da crudeltà e senza attenuanti generiche. Secondo la procura ha solo messo in scena il ritrovamento del cadavere di Chiara dopo averla uccisa. Lo dimostrano le contraddizioni tra il suo racconto con la scena del crimine e soprattutto le sue scarpe immacolate nonostante il passaggio in mezzo a numerose macchie di sangue in gran parte ancora umide.

Contro l'ex bocconiano, sono parole del pm Rosa Muscio, ci sono indizi "chiari e inequivocabili". Le scarpe, ribatte la difesa, potevano anche non sporcarsi e comunque potrebbero essersi ripulite con l'utilizzo nelle ore precedenti il sequestro. C'è poi la questione delle tracce biologiche sui pedali della bicicletta, il portasapone di casa Poggi con l'impronta di Alberto e soprattutto l'alibi rafforzato dall'esito della perizia informatica: Stasi ha lavorato al computer dalle 9.36 alle 12.20. Il giudice entrerà oggi in camera di consiglio, dopo le controrepliche della difesa, e ne uscirà con una sentenza di assoluzione o di condanna.
la stampa 17 dicembre 2009

Garlasco, verdetto atteso in serata
Questa mattina le repliche della difesa. Alberto Stasi imputato per l'omicidio di Chiara Poggi
17 dicembre, 08:41

VIGEVANO (PAVIA) - Conto alla rovescia per il giallo di Garlasco. Dopo le repliche delle difese previste per questa mattina, oggi il gup di Vigevano Stefano Vitelli, che sta celebrando il processo con rito abbreviato nei confronti di Alberto Stasi, imputato per l'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, si ritirerà in camera di consiglio. Entro sera, salvo imprevisti, è previsto il verdetto.

Cala così il sipario sul primo atto del processo che vede imputato l'ex studente bocconiano, ritenuto dai pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci responsabile del delitto, perché nei suoi confronti ci sono indizi "chiari ed inequivocabili": per lui hanno chiesto per la seconda volta 30 anni di carcere. I legali di Stasi, nel ribadire la sua innocenza, hanno chiesto l'assoluzione perché il processo non ha provato la sua responsabilità e non si è superato ogni ragionevole dubbio. La sentenza avrebbe dovuto arrivare lo scorso 30 aprile, ma il giudice dispose quattro perizie, ritenendo "incomplete" le indagini della Procura.

giovedì 10 dicembre 2009

GARLASCO:SPOSTATA L'ORA DEL DELITTO.PM CHIEDE 30 ANNI PER STASI

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IL PROCESSO
Garlasco, il pm sposta l'ora del delitto:«Condannate Stasi a 30 anni»
La nuova ricostruzione dell'accusa: «Chiara è morta nella seconda parte della mattinata»

VIGEVANO (PAVIA) - Alberto Stasi deve essere condannato a 30 anni di carcere: è questa la richiesta del pm Rosa Muscio al gup di Vigevano Stefano Vitelli, chiamato ad emettere il verdetto sul giovane di Garlasco, accusato dell'omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Una condanna, senza attenuanti, che è il massimo della pena prevista in caso di processo con il rito abbreviato. Il pm ha inoltre chiesto al giudice di non concedere le attenuanti generiche e di considerare invece le aggravanti delle sevizie e dei futili motivi. Secondo il pubblico ministero, contro Alberto Stasi c'è un quadro indiziario «grave e preciso» che lo rende l'unico responsabile del delitto del 13 agosto 2007.

ORARIO - L'ultima mossa a sorpresa, da parte dell'accusa, è stata lo spostamento in avanti dell'orario dell'omicidio in base alla nuova perizia informatica firmata dagli ingegneri Roberto Porta e Daniele Occhetti: Chiara, sostiene adesso il pm, non è morta tra le 11 e le 11.30 ma «nella seconda metà della mattinata». Un orario che spiegherebbe l'impossibilità per Alberto di non sporcarsi le scarpe: le macchie di sangue sul pavimento di casa Poggi erano ancora fresche. La 26enne, dunque, è morta dopo le 12,20, quando Alberto smette di lavorare alla sua tesi. Le lancette in avanti lasciano più tempo per compiere e 'spiegare' alcuni dettagli di un delitto ancora irrisolto. Secondo la perizia informatica Alberto lavora al Pc portatile dalle 9,36 alle 12,20, mentre Chiara disattiva l'allarme di casa alle 9,10. Il biondino di Garlasco potrebbe avere ucciso la fidanzata nell'arco di 26 minuti: un tempo limitato ma possibile, come ha sempre sostenuto la parte civile. Altrimenti, è questa la nuova tesi sostenuta dall'accusa, Alberto potrebbe avere agito dopo. Solo alle 13.49 l'allora laureando scopre il corpo senza vita di Chiara.
ARMA E MOVENTE - Per il pm Rosa Muscio il punto cruciale per dimostrare che Alberto mente e non è mai rientrato in casa Poggi, è la consistenza delle macchie di sangue trovate sul pavimento della villetta di via Pascoli e descritte da alcuni investigatori. Le macchie sul pavimento sarebbero state troppo fresche per consentire ad Alberto di non sporcarsi, anche se in alcune perizie si parla di macchie quasi secche nella loro totalità. L'accusa, invece, sostiene che il sangue era liquido considerando anche l'ambiente di casa Poggi: le finestre erano ancora chiuse impedendo di fatto l'ingresso di luce e calore. Il «nuovo orario della morte» consente anche di «cancellare la testimonianza di una vicina di casa Poggi che ha sempre sostenuto di avere visto una bici, mai identificata, davanti alla villetta dell'omicidio alle 9,10 circa. Al momento nella sua ricostruzione il pm non ha ancora parlato né dell'arma, né del movente per cui Chiara è stata uccisa.


corriere della sera 10 dicembre 2009

giovedì 5 novembre 2009

Garlasco:Nuova ipotesi su arma, "forbici da sarto"


Durata aggressione a Chiara circoscritta a circa venti minuti

Vigevano (Pavia), 4 nov. (Apcom) - Una piccola piccozza, un oggetto da giardinaggio, uno scioglinodi da marinaio, molto più probabilmente un martello, ma forse anche un paio di grosse forbici da sarto. È questa l'ultima delle tante ipotesi sull'arma usata dal killer di Chiara Poggi il 13 agosto 2007 a Garlasco. A farla emergere, per la prima volta, è una relazione depositata a settembre dai consulenti della Procura Marco Ballardini e Giovanni Pierucci, in replica alla perizia medico-legale. Per gli esperti super partes, sentiti oggi in aula nel processo con rito abbreviato a carico di Alberto Stasi, sono però maggiori le possibilità che Chiara sia stata uccisa con "un martello da muratore". Resta il fatto che, a oltre due anni dall'omicidio, il ventaglio delle ipotesi sull'arma del delitto, mai trovata, invece di ridursi si allarga.

Subito dopo l'omicidio Ballardini, autore dell'autopsia, aveva fatto riferimento a "un oggetto contundente con una stretta superfice battente con uno spigolo molto netto e una punta". Dopo il 30 aprile 2009, quando il gup Stefano Vitelli ha chiesto un supplemento di indagini e incaricato i propri periti, al medico legale della prima ora la Procura ha affiancato un consulente di primo piano, Pierucci, già direttore dell'Istituto di medicina legale dell'università di Pavia. È dunque anche sua la firma sotto la relazione che aggiunge le forbici alla lista delle possibili armi del delitto. Una novità che però oggi non ha convinto i periti dell'università di Torino, Lorenzo Varetto, Fabio Robino e Fabrizio Bisson, più propensi a sostenere l'ipotesi del martello e fermi nel dilatare l'ora del delitto tra le 7 e le 12.30. L'udienza di oggi, dedicata alla perizia medico-legale, in realtà è iniziata con un approfondimento ancora relativo a quella informatica. È stato stabilito infatti che sei delle sette telefonate a vuoto dal cellulare di Stasi su quello di Chiara la mattina del delitto sono frutto della mancanza di copertura di rete in quel minuto. Subito dopo si è passati alla discussione dei tempi e sulla dinamica dell'omicidio. "Un'aggressione in due fasi" durata "anche decine di minuti" era scritto nella perizia.

La finestra temporale è stata però oggi circoscritta a una ventina di minuti. Quanto infine alla traccia di dna di Chiara sul pedale della bicicletta di Stasi, i periti hanno risposto che si tratta, più probabilmente, di quanto lasciato da tessuto biologico più che da materiale fluido come il muco nasale. Da qui si ripartirà nella prossima udienza, fissata per martedì 10 novembre.
apcom 20:40 - CRONACA- 04 NOV 2009

mercoledì 28 ottobre 2009

Garlasco, nuova perizia su cellulare Chiara. Gup si riserva sequestro bici Stasi

Al processo che si celebra col rito abbreviato si scava nei dettagli per capire se l'unico accusato del delitto stia mentendo o no


ultimo aggiornamento: 27 ottobre, ore 21:20
Milano, 27 ott. (Adnkronos) - A oltre due anni dall'omicidio di Chiara Poggi, la terza bicicletta posseduta da Alberto potrebbe entrare a far parte del processo che si celebra col rito abbreviato. Le altre due bici, sequestrate in precedenza all'imputato, non hanno fornito elementi schiaccianti per risolvere il delitto
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Milano, 27 ott. (Adnkronos) - E' nell'analisi dei dettagli, anche quelli apparentemente piu' insignificanti, che si sta scavando per capire se Alberto Stasi, accusato dell'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, stia mentendo oppure no. A dirlo potrebbe essere anche il cellulare di Chiara su cui il giudice di Vigevano, Stefano Vitelli ha chiesto ulteriori indagini. Nelle sue dichiarazioni Alberto afferma di aver telefonato piu' volte, durante la mattina del 13 agosto 2007, giorno del delitto, al cellulare di Chiara ma sul suo display quel numero di chiamate, senza risposta, sembrerebbe non corrispondere.


Bisognera' dunque stabilire se il cellulare di Chiara e' in grado di registrare solo l'ultima chiamata persa o se, invece, Alberto potrebbe aver mentito. Un dettaglio, come quello sulla telefonata al 118 che Alberto dice di aver fatto davanti a casa Poggi. Una voce di sottofondo, pero', secondo l'accusa non lascia dubbi: il biondino era' gia' davanti alla caserma dei carabinieri. Un punto su cui ieri, in aula, accusa e difesa si erano dati battaglia. a spuntarla era stata il pm Rosa Muscio: i periti super partes hanno 'corretto' la loro consulenza non escludendo che Alberto potesse essere piu' vicino alla caserma che alla villetta della vittima. Diversamente da quanto scritto in precedenza, il gup di Vigevano non ha sciolto la riserva sul possibile sequestro della terza bicicletta di Alberto. Una bicicletta nera da donna che dal giorno del delitto si trova nell'officina di papa' Stasi e sulla quale gli inquirenti si erano da subito espressi: non e' quella vista da una vicina, appoggiata al muro di casa Poggi, la mattina del delitto.
Le voci iniziali sul rigetto dell'istanza, trapelate dalla porta chiusa dell'aula in cui si svolge il processo, sono state smentite dagli stessi protagonisti. Il giudice si e' riservato sul possibile sequestro fino a quando non ascoltera' il maresciallo Marchetto della caserma di Garlasco e una vicina di casa che ha visto una bici parcheggiata davanti a casa Poggi, ma non ricorda con precisione se si trattava della mattina del delitto. La loro testimonianza e' attesa per la prossima udienza, fissata per venerdi'.
Il sequestro al quale si e' opposta la difesa e' stato chiesto da Gian Luigi Tizzoni, legale che tutela gli interessi della famiglia della vittima. A oltre due anni dal delitto, era il 13 agosto 2007, la terza bicicletta posseduta da Alberto potrebbe entrare a far parte del processo che si celebra col rito abbreviato. Le altre due bici, sequestrate in precedenza all'imputato, non hanno fornito elementi schiaccianti per risolvere il delitto.

domenica 27 settembre 2009

GIALLO DI GARLASCO: 4 TELEFONATE SOTTO LA LENTE DEI PERITI

VIGEVANO (PAVIA) (ANSA)- Quattro telefonate. Tre concentrate intorno a mezzogiorno e una registrata alle 9 e 18 minuti del 13 agosto 2007, quando Chiara Poggi venne uccisa nella sua villetta di via Pascoli a Garlasco (Pavia). Ecco le chiamate su cui si stanno concentrando i nuovi approfondimenti tecnico-informatici del caso Garlasco. Ad effettuare e a ricevere quelle telefonate fu una ragazza molto vicina alla cerchia delle amicizie di Alberto Stasi, il fidanzato a processo per il delitto. Lei, sentita come persona informata sui fatti dai carabinieri.

La sua fu una testimonianza in mezzo a molte altre: "Mi sono svegliata alle 7, ho fatto colazione alle 7,30 e fino alle 13 ho lavorato alla mia tesi di laurea", fece scrivere a verbale. Ora quel verbale è diventato però oggetto di accertamenti da parte dei super periti informatici incaricati dal gup di Vigevano, Stefano Vitelli, di eseguire nuovi supplementi d'indagine. Perché, nonostante la ragazza abbia dichiarato di non essersi mai mossa di casa (molto vicina a quella dell'omicidio), la mattina di quel 13 agosto il suo cellulare agganciò due celle diverse, come risulterebbe dai tabulati telefonici. Se le tre chiamate di mezzogiorno agganciarono una centralina di Garlasco, infatti, la prima delle quattro, quella delle 9,18, si 'attacco'' alla seconda cella. Ora, delle due l'una: o esiste una spiegazione tecnica al cambio di cella oppure la ragazza non avrebbe detto la verità. A questo interrogativo stanno cercando di rispondere i periti del giudice che, entro il 7 ottobre, dovranno consegnare la loro perizia informatica sul caso di Garlasco. Secondo molti esperti del settore, comunque, non è inusuale che, in un Comune piccolo e ricco di edifici bassi (come nel caso di Garlasco), un telefonino si possa agganciare a due celle diverse. Un'eventualità che si registra più spesso quando il chiamante si trova a cavallo di due celle. L'amica di Alberto Stasi non sarebbe l'unica persona finita al centro dei controlli informatici. Altri testimoni, infatti, sono stati oggetto di accertamenti sui propri telefonini per incrociare i dati di chiamate e sms.

sabato 26 settembre 2009

Garlasco:Un'amica di Stasi fra i sospetti

L'ipotesi che nella villetta di Chiara a Garlasco ci fossero due persone era stata fatta dagli inquirenti all'inizio delle indagini. Ora si fanno accertamenti su una ragazza il cui alibi sarebbe smentito dal cellulare.Nel delitto di Garlasco torna in scena una persona comparsa due anni fa come testimone, un'amica di Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio della fidanzata.

Chiara Poggi: la ragazza ora e' "oggetto di nuovi approfondimenti del caso". Lo scrive il Corriere della Sera: secondo il quotidiano il racconto della ragazza ("ero a casa e ci sono rimasta fino al primo pomeriggio") non coincide con i rilievi tecnico informatici, dato che il suo cellulare il giorno dell'omicidio aggancio' due celle diverse del Comune. Questo significa, secondo la ricostruzione del Corriere, che la copertura del cellulare quel giorno fu garantita da due centrali diverse, cosa che di solito succede quando una persona di sposta da un'area all'altra.La ragazza pero' ha sempre testimoniato che la mattina in cui Chiara fu uccisa, il 13 agosto del 2007, resto' in casa a Garlasco, non lontano dalla villetta dei Poggi, a scrivere la tesi e non usci' prima delle quattro. Sono dunque molte le domande
che nascono da questa scoperta, e il perito informativo del giudice Stefano Vitelli, scrive il Corriere, "vuole andare a fondo dei dettagli tecnici e chiedere al gup nuovi accertamenti". La parola d'ordine per gli inquirenti e' "non lasciare niente al
caso".Gli avvocati di Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio, un anno fa avanzarono l'ipotesi che ci fossero due persone sul luogo del delitto: le perizie e gli esami dovrebbero dare risposte anche in merito. Sembra pero', conclude il quotidiano milanese, che gli ulteriori accertamenti riportino alla teoria di una sola persona presente quel giorno nella villetta di Garlasco.
rainews- 24 26 settembre 2009

OMICIDIO GARLASCO: NOVITA' SULLA SUPERPERIZIA, CHIARA UCCISA DA UNA SOLA MANO


Milano, 25 set. (Adnkronos) - E' un'attivita' frenetica quella dei periti impegnati a risolvere il giallo di Garlasco e a consegnare, gia' dalla settimana prossima, le conclusioni finali sulle quali il gup di Vigevano, Stefano Vitelli decidera' se assolvere o condannare Alberto Stasi. E' lui, l'allora fidanzato di Chiara Poggi uccisa nella sua villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007, l'unico indagato per l'omicidio.

Dal computer al video, il gup che riscrive Garlasco
Azzerata l’inchiesta si attende l’esito delle perizie per stabilire se Alberto è innocente o colpevole


Dal nostro inviato Giusi Fasano

VIGEVANO — Mancano pochi giorni e molte carte. Mercoledì 30 settembre metà dei periti e consulenti impegnati sul caso Garlasco consegneranno al giudice Stefano Vitelli le loro relazioni: le risposte ai quesiti che lui pose, a sorpresa, cinque mesi fa, azzerando di fatto l’inchiesta invece di decidere per l’assoluzione o la condanna di Alberto Stasi, il biondino di Garlasco accusato di aver ucciso la sua fidanzata, Chiara Poggi, la mattina del 13 agosto 2007.

«Emergono significative incompletezze d’indagine che per la loro rilevanza devono essere oggetto di approfondimento istruttorio», scrisse Vitelli. E giù sette pagine di ordi­nanza per disporre una valan­ga di accertamenti super par­tes . Esami biologici, medi­co- legali, analisi chimiche, riaudizione di testimoni, espe­rimenti «semi-virtuali» per de­finire percorsi, tracce, movi­menti sul luogo del delitto. In­somma, una rivoluzione.

Difficile, nel panorama giu­ridico italiano, imbattersi in un altro giudice Vitelli: da una parte apprezzato (da suoi colle­ghi e da un numero crescente di avvocati) perché «è la pro­va vivente che un giudice non sempre si attiene solo a quello che dice la pubblica accusa», dall’altra criticato (da altri col­leghi e altri legali) perché «questo è il processo della sua vita e lui fa la parte del pm per protagonismo». Parliamo di un processo che si svolge con rito abbreviato: niente dibatti­mento pubblico, sconto di pe­na in caso di condanna e, dice il codice, «decisione presa allo stato degli atti». Salvo che «lo stato degli atti» sia ritenuto, appunto, «incompleto». Il gup di Vigevano non si è acconten­tato praticamente di niente. E, almeno sul fronte della nuova superperizia informatica, ha già incassato un successo pro­fessionale per il solo fatto di averla ordinata: perché sono emersi dati nel computer di Al­berto che nessuna analisi ave­va focalizzato prima. Non cose di poco conto: l’utilizzo certo del pc fra le 9.36 e le 12.20, ora­rio nel quale la procura colloca­va l’omicidio di Chiara. Anche la perizia voluta per stabilire se Alberto ha potuto o meno camminare nella casa dell’omi­cidio senza sporcarsi le scarpe di sangue ha segnato passi avanti rispetto agli accerta­menti precedenti. Il giudice aveva visto giusto riproponen­do il quesito ai suoi periti: per­ché ora, con strumenti partico­lari, risulterebbe una scena del delitto con sangue più esteso di quello visibile a occhio nu­do. I risultati definitivi, in que­sto caso, arriveranno il 14 otto­bre perché proprio per consen­tire analisi più approfondite, il giudice ha concesso una proro­ga alla consegna della relazio­ne.

Slitta al 7 ottobre, invece, l’esito degli esami informatici. Anche qui: si tratta di andare a fondo di alcuni dati marginali anche se in realtà sembra non esserci nulla che Vitelli ritenga davvero marginale. Lui vuole portare in aula tutti, ma pro­prio tutti, i tasselli di questo puzzle e ricomporlo sapendo che stavolta può servirsi delle relazioni dei suoi periti per sciogliere ogni dubbio. Merco­ledì avrà sul tavolo le perizie chimica e medico-legale. Il da­to più importante riguarda l’ora della morte. Se la fascia oraria indicata sarà compresa fra le 9.36 e le 12.20 Alberto avrà un alibi difficilmente smontabile: lavorava alla testi di laurea, al computer.

Il biondino di Garlasco ha già avuto la meglio sulla pro­cura che centrava l’ora del de­litto fra le 11 e le 11.30. Avere dalla sua il perito del giudice su questo dettaglio lo autoriz­zerebbe a sperare in un’assolu­zione, anche se altri particola­ri, in realtà, non vanno nella sua direzione. Le analisi chimi­che dimostrerebbero che le sue scarpe (senza tracce di san­gue) non sono di materiale idrorepellente, come ha soste­nuto la difesa giustificando il fatto che fossero linde. E poi ci sono i tempi del delitto. Può Alberto averlo commesso fra le 9.10 (quando Chiara ha di­sattivato l’allarme) e le 9.36? La difesa dice di no. La parte civile è convinta di sì e mette agli atti un video che simula azione e tempo di fuga: 9 mi­nuti e 4 secondi. Quel video è girato sul luogo del delitto, ca­sa Poggi. Ma né la madre né il padre di Chiara, Rita e Giusep­pe, hanno voluto vederlo. «Sa­rebbe emotivamente troppo forte», valuta la signora Rita, «anche se è solo finzione». Le dispiacerebbe, dice, vederlo scorrere sullo schermo della te­levisione o su qualche sito In­ternet. «Per favore», chiede, «non mandatelo in onda».


corriere della sera 25 settembre 2009

venerdì 25 settembre 2009

OMICIDIO GARLASCO: LEGALE POGGI, NON TRASMETTERE VIDEO CHE SIMULA DELITTO

Milano, 24 set. (Adnkronos) - La famiglia di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto scorso nella sua villetta a Garlasco, chiede che non sia mandato in onda il filmato di ricostruzione dell'omicidio fatto dai loro consulenti. "Fatelo nel rispetto di Chiara", sono le parole dell'avvocato Gian Luigi Tizzoni che tutela gli interessi della famiglia della vittima che si e' costituita parte civile nel processo che vede imputato l'allora fidanzato Alberto Stasi. Nel video, in cui vengono usati due 'attori di strada' viene simulata la lite, l'omicidio e la fuga in bicicletta dell'assassino, per dimostrare che Alberto avrebbe potuto compiere l'assassinio in 9 minuti: quattro per l'omicidio, cinque per tornare a casa.

24-SET-09 15:21

lunedì 31 agosto 2009

GARLASCO, SUPERPERIZIA: STASI AL PC MENTRE CHIARA VENIVA UCCISA

Caso Stasi, Ris sotto accusa
scontro con il piemme di Vigevano

La polemica riguarda le analisi condotte sul computer. I risultati dimostrerrebbero che, al momento del delitto, Alberto Stasi stava salvando files sul proprio Pc. Il magistrato Rosa Rosa Muscio avrebbe avuto un duro confronto con gli investigatori di Parma
di Raffaele Castagno
I Ris di Parma sono nella bufera dopo gli ultimi risultati delle indagini condotte sul computer di Alberto Stasi. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera il pubblico ministero Rosa Muscio avrebbe avuto una telefonata a dir poco infuocata con gli uomini del reparto d’investigazione di Parma.

Al centro dello scontro sono i nuovi dati emersi dalle analisi compiute sul computer di Stasi, che dimostrerebbero come l’unico imputato per l’omicidio di Chiara Poggi, al momento del delitto, stava in realtà utilizzando il computer per salvare la sua tesi di laurea e visualizzare foto e video. Secondo il medico legale infatti il delitto sarebbe avvenuto tra la le 11 e le 11.30, mentre sul Pc i files sarebbero stati salvati tra le 10.20 e le 12.20.

Il magistrato sempre secondo la ricostruzione offerta dal Corriere sarebbe esplosa: “Io mi chiedo com’è stato possibile… Come?” A poco sarebbero valse le spiegazioni che gli accertamenti, nello specifico, erano particolarmente complessi, al punto che sono stati necessari ben otto consulenti informatici. Per l’accusa si tratta di un vero e proprio smacco, che rischia di fa cadere tutto l’i mpianto su cui si fondava l’imputazione di Stasi. A meno di non riuscire a dimostrare un’alterazione dell’orario del computer. Ipotesi che al momento pare poco probabile.

Insomma il Ris sembra aver fornito un formidabile assist alla difesa, che potrebbe essere determinate per il destino di Alberto Stasi. Le tensioni tra gli investigatori di Parma e il magistrato milanese non sono nuove. Il Corriere della Sera ricorda infatti anche l’attrito per le tracce ematiche sul pedale della bicicletta di Alberto. La vicenda si concluse allora con la scarcerazione di Stasi, mentre la battaglia sulle tracce continua ancor oggi, a colpi di perizie.

Il 30 settembre i 22 periti consegneranno alla procura le relazioni. La speranza della Muscio è che non vi siano altre sorprese in una inchiesta che ne ha già conosciute troppe.
(la repubblica parma 31 agosto 2009)

GARLASCO: PERITI, STASI AL PC MENTRE CHIARA VENIVA UCCISA

(AGI) - Milano, 31 ago. - Tra le 10.20 e le 12.20 del 13 agosto 2007 Alberto Stasi salvava file e salvava i salvataggi di questi file sul suo computer. E’ la verita’ condivisa da tutti i consulenti, di accusa, difesa e parte civile, che emerge dai risultati ancora parziali della perizia informatica ordinata dal gup di Vigevano Stefano Vitelli, nell’ambito del processo sull’omicidio di Chiara Poggi. L’esame non e’ ancora stato completato, le prime indiscrezioni fanno riferimento a verbali parziali, ma fonti della difesa confermano quanto anticipato oggi dal ‘Corriere della Sera’ e cioe’ che Alberto, quella mattina, ha acceso il computer alle 9.36, ha guardato filmini e immagini pornografiche e ha salvato piu’ volte file di Word fra le 10.20 e le 12.20. Proprio nell’arco di tempo un cui, secondo l’accusa, la fidanzata veniva uccisa. Decisiva per arrivare alla stesura di un verbale firmato dai rappresentanti di tutte le parti in causa e’ stata l’analisi di un’area del computer, quella che riguarda i salvataggi dei salvataggi, finora ignorata da carabinieri ed esperti che in questi mesi si sono affannati nella ricerca della verita’. (AGI)

Cli/Gla

domenica 14 giugno 2009

OMICIDIO GARLASCO: LA BICI NON ERA DI ALBERTO, DOPO TESTIMONI RESTANO I DUBBI



Milano, 13 giu. - (Adnkronos) - E' mistero sulla bici nera da donna parcheggiata davanti alla villetta di via Pascoli a Garlasco la mattina del 13 agosto, mentre Chiara Poggi veniva uccisa con un'arma ancora sconosciuta. A quasi due anni di distanza la testimonianza della vicina di casa, la signora Franca Bermani, riascoltata oggi dal gup di Vigevano Stefano Vitelli, lascia aperta un dubbio che potrebbe pesare sul destino giudiziario dell'unico imputato, Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima.

"Spero che un giorno o l'altro quella bici li' me la facciano vedere. L'ho vista, l'ho vista da dietro. Era nera con le molle d'argento, non e' quella di Stasi. E' completamente diversa". Nessuna esitazione, niente ripensamenti neanche di fronte alla prova scientifica, alla 'pistola fumante' che porto' in carcere Alberto: macchie di Dna della vittima trovate sui pedali della bici del bocconiano. Una bicicletta bordeaux da uomo che la signora Franca non riconosce: ''continuano a farla vedere, ma non e' quella li'. Era nuova, mai usata, molto bella, lucida'' ripete prima di entrare in aula, e poi davanti al giudice.

Una versione convincente, tanto che il gup non ha ritenuto, come consigliato dal legale di parte civile Gian Luigi Tizzoni, di mostrarle 'dal vivo' la bici dell'imputato. Se quella di Alberto non era la bicicletta parcheggiata davanti alla villetta dei Poggi resta da stabilire a chi appartiene quella vista dalla testimone, tra le 9.10 e le 10.20 circa. Un particolare che, per stessa ammissione del gup, e' di ''potenziale rilevanza'' anche rispetto all'orario dell'aggressione mortale a Chiara. (segue)

Garlasco: il giudice ascolta sei dei 100 testimoni


Hanno confermato le dichiarazioni rese durante le indagini
(ANSA)- PAVIA, 13 GIU - Nel corso dell'udienza di oggi sul delitto di Garlasco il giudice ha ascoltato sei degli oltre 100 testimoni interrogati durante le indagini. Nel processo l'unico imputato e' Alberto Stasi, accusato dell'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007. Oggi sono stati sentiti due carabinieri, la dottoressa del 118 che constato' il decesso della ragazza, i vicini di casa di Stasi. Il processo e' stato aggiornato al 21 ottobre prossimo.

OMICIDIO GARLASCO: ASCOLTATI I 6 TESTIMONI, UDIENZA FINITA DOPO 5 ORE

Pavia, 13 giu. (Adnkronos) - E' durata 5 ore circa l'udienza del processo per il delitto di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, che vede come unico imputato l'allora fidanzato Alberto Stasi. Davanti al gup di Vigevano, Stefano Vitelli, hanno parlato i 6 testimoni scelti dal giudice per ricostruire alcuni dettagli di quanto avvenuto il giorno dell'omicidio. (13-GIU-09, 15:56)


sabato 2 maggio 2009

Garlasco: L’imputato perfetto e il verdetto per forza ingiusto


Niente sentenza al pro­cesso per il delitto di Garla­sco. A sorpresa il giudice Stefano Vitelli, che ha defi­nito «incomplete» le inda­gini dei carabinieri, ha di­sposto una superperizia per avere nuovi elementi sull’omicidio di Chiara Pog­gi commesso il 13 agosto 2007. La perizia riguarderà accertamenti sul pc dell'im­putato Alberto Stasi, sul percorso da lui compiuto quando ritrovò il cadavere della fidanzata e sull’orario della morte della vittima. Per Stasi il pm ha chie­sto la condanna a 30 anni di reclusione. Quale sentimento ha suscitato in lui la per altro comprensibile indecisione di chi lo stava giudicando. Gratitudine o rancore?

In fondo lui è il solo per cui questa sentenza alla fine avrà un senso. Per lui, e per i signori Poggi naturalmente, i genitori della ragazza di cui Alberto Stasi è stato per molti anno il fidanzato, e del cui omicidio oggi è accusato. E forse anche per un’astratta idea di Giustizia che in fondo non ha tutta questa importanza.

È assurdo ritenere che una sentenza metta le cose apposto. Non è così che funziona. Che senso ha credere ciecamente nelle sentenze? Citarle come il vangelo a ogni piè sospinto? Come quei risentiti individui che stanno sempre lì a menarcela con le sentenze. E che si agitano e si eccitano quando esse sanciscono colpevolezze o assoluzioni. Non c’è qualcosa di mortuario e di indecente in tutto questo? Come leggere con divertimento la pagina dei necrologi o infilare deliberatamente il naso nell’immondizia.

L’idea che tutti più o meno ci siamo fatti del processo Stasi è che di qualsiasi natura sarà il verdetto esso non risulterà in al­cun modo un progresso signifi­cativo nell’acquisizione della ve­rità. D’altro canto avevamo capi­to sin dal principio che questo era uno di quei processi in cui la verità non avrebbe trovato asilo. E difatti l’intero procedi­mento — come molti altri in questi anni — non ha fatto che regalarci caterve di indizi, sup­posizioni, indiscrezioni, analisi psicologiche, dettagli macabri come pedali di bicicletta insan­guinati o suole di scarpe da gin­nastica non abbastanza insan­guinate, ecc... La sintesi di tutto questa odiosa e ambigua paccot­tiglia promette una colpevolez­za non meno di quanto promet­ta una assoluzione. Si può con­dannare qualcuno che po­trebbe essere innocente?

Si può assolvere qual­cuno che potrebbe essere colpevole?

Perché la sola verità è che, sal­vo qualche in­credibile e inimmaginabi­le rivelazione, non sapremo mai la verità: non sapremo mai se è stato Alberto Stasi ad ammazzare Chia­ra Poggi, oppure no. Né sapremo mai, nel caso fosse lui il colpevole, perché lo ha fatto. Né, se non lo fosse, per­ché non ha protestato la sua in­nocenza con la disperazione che ci si aspetta da chi viene co­sì odiosamente infamato. Come interpretare tutta questa discre­zione?

Tutta questa pudicizia? Come inoppugnabile attestato di col­pa, o come l’ennesima prova della sua innocenza? Il guaio è che il comportamento di un col­pevole che briga per essere as­solto non deve essere poi così dissimile da quello di un inno­cente che è sicuro di essere con­dannato.

C’è da credere che se Alberto Stasi verrà condannato ciò potrebbe avvenire per tre ra­gioni che qualcuno potrebbe ri­tenere fuorvianti o ininfluenti, ma che altri, invece, potrebbero considerare decisive.

1) Perché se non è stato Alber­to Stasi allora chi è stato?

2) Perché ci sono un sacco di cose nella ricostruzione delle ore successive all’omicidio che non tornano, e che Stasi non ha saputo spiegare.

3) Perché Alberto Stasi è l’in­carnazione dell’assassino perfet­to: c’è qualcosa di emblematico nell’esangue pulizia del faccino, nella sobria montatura degli oc­chiali o nel modo garbato di ve­stire, che ti fa pensare ai satani­ci eroi di Bret Easton Ellis; per non parlare del suo contegno di una freddezza perturbante; del suo essere un bocconiano (che, come è noto, ti aliena ogni uma­na simpatia); e naturalmente della varietà imbarazzante di perversioni sessuali testimonia­te dai suoi hard disk ingolfati di immagini pornografiche (alcu­ne di carattere pedofilo). C’è ad­dirittura chi ha enfatizzato il contegno eccessivamente cal­mo di Stasi: per esempio il tono della voce per nulla sconvolto con cui ha chiamato i carabinie­ri per denunciare la morte di Chiara. Così come c’è da pensa­re che se verrà assolto sarà pro­prio perché qualcuno avrà valu­tato la contraddittorietà e la pre­testuosità di tutti questi elemen­ti con estrema cautela. Chieden­dosi, per esempio, quale tono dovrebbe avere la voce con cui un colpevole comunica ai Cara­binieri di aver ammazzato qual­cuno. Oppure, che colpa ha un ragazzo ad avere certe fattezze e non altre? Esiste un solo hard disk di un maschio del Ventune­simo Secolo che non abbia mai ospitato anche solo per qualche secondo una foto pornografica (non pedofila certo)?

E in ogni modo, qualora Al­berto Stasi venisse assolto, è presumibile che il fantasma del sospetto continuerà a persegui­tarlo per il resto della sua vita. Insomma il dato terribile del­la faccenda è che ci troviamo di fronte a uno di quei casi — su cui avrebbe potuto scrivere Al­bert Camus —, in cui il verdet­to finale — di condanna? di as­soluzione? — non potrà che es­sere ingiusto.

Alessandro Piperno
Corriere della Sera 01 maggio 2009

sabato 18 aprile 2009

Garlasco, parlano i legali di Stasi: «Assolvetelo. Il pc? Dati alterati»

dubbi degli avvocati sul computer di Alberto come prova della sua colpevolezza

I difensori del giovane accusato dell'omicidio di Chiara Poggi sostengono l'innocenza del loro assistito

Alberto Stasi, accusato dell'omicidio di Chiara Poggi, durante una pausa del processo (Ansa)
Alberto Stasi, accusato dell'omicidio di Chiara Poggi, durante una pausa del processo (Ansa)
VIGEVANO (Pavia) - Alla fine di quasi dodici ore di arringhe i legali di Alberto Stasi hanno chiesto l'assoluzione del loro assistito per non aver commesso il fatto. L'imputato è accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà della fidanzata Chiara Poggi e per questo il Pm Rosa Muscio ha chiesto la condanna a 30 anni di carcere. Il gup ha fissato una nuova udienza il 28 aprile per le contro-repliche. Per il 30, data già fissata, è attesa la sentenza.

IL COMPUTER E LE MANOMISSIONI - Nel corso della sua arringa, Angelo Giarda, il professore che guida il pool di difesa avrebbe anche sottolineato che è inutile puntare sul computer come prova di accusa verso Alberto Stasi, perché il pc del giovane dopo il delitto sarebbe stato più volte aperto dai carabinieri, alterandone quindi configurazione e tracce. Lo si apprende dall'esterno, visto che il processo si svolge a porte chiuse. Giarda avrebbe anche affrontato le questioni relative sia alla possibilità che l'omicidio sia stato commesso da due persone, sia all' ora del delitto e di conseguenza all'alibi di Alberto che ha sempre sostenuto di aver lavorato alla tesi al computer per tutta la mattina del 13 agosto.

PEDOPORNOGRAFIA - I legali hanno chiesto anche il proscioglimento del giovane dall'accusa di detenzione di materiale pedopornografico. L'udienza preliminare per questo reato si è svolta a conclusione del processo con rito abbreviato che vede Alberto imputato dell'omicidio di Chiara Poggi.


18 aprile 2009

giovedì 9 aprile 2009

GARLASCO: IN CORSO REQUISITORIA PM


(AGI) - Vigevano, 9 apr. - E' in corso da oltre un'ora la requisitoria dei pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci, al processo con rito abbreviato che vede imputato Alberto Stasi per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto del 2007 a Garlasco (Pavia). Al termine del loro intervento, i rappresentati dell'accusa formuleranno la richiesta di pena che potrebbe anche essere quella dell'ergastolo. Poi prenderanno la parola il legale di parte civile Gianluigi Tizzoni e gli avvocati della difesa, guidati dal professore Angelo Giarda.

mercoledì 8 aprile 2009

Garlasco, domani giorno cruciale. Ci sarà la richiesta di condanna


Garlasco, domani giorno cruciale Ci sarà la richiesta di condanna Alberto Stasi

Domani i Pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci saranno i primi a prendere la parola. Sarà il giorno della richiesta di condanna per Alberto Stasi, accusato di aver ucciso Chiara Poggi nella sua casa di Garlasco.

Sicuramente verrà ribadito che gli elementi raccolti sulla scena del crimine e le stesse modalità con cui è stato commesso l'assassinio "convincono" che il responsabile non può altro che essere Alberto, cioè una persona che aveva uno stretto rapporto con Chiara. Del resto anche "l'esplosione di violenza e l'accanimento" con cui è stata uccisa la ragazza si spiega in "virtù di un coinvolgimento personale e diretto e non certo occasionale che doveva legare vittima e colpevole". Accanto a ciò la pubblica accusa, prima di formulare al gup la sua richiesta di condanna - ci si attende quella dell' ergastolo -, senza la concessione di alcuna attenuante, ripercorrerà la sua ricostruzione toccando aspetti come la "propensione maniacale" di Alberto per la pornografia, le "false dichiarazioni" riferite agli inquirenti e la scoperta delle immagini pedopornografiche ritrovate nel suo computer. Inoltre affronterà il capitolo del presunto movente e quello dell'alibi di Stasi che, a suo dire, non c'è. E ancora, tra le altre cose, le impronte digitali di lui e le tracce di Dna di lei sul dispencer nel bagno dove l'omicida è andato a lavarsi le mani, le macchioline di sangue di lei trovate sui pedali della bici di lui e l'impossibilità di non essersi sporcato le scarpe quando ha ritrovato il cadavere di lei. Argomentazioni che saranno sostenute a grandi linee anche dall'avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, che prenderà la parola dopo i pm: di sicuro anche lui chiederà al gup Vitelli di non riconoscere le attenuanti generiche a Stasi visto il suo comportamento e le sue dichiarazioni "contraddittorie e omissive".

L'UNIONE SARDA 8 APRILE2009

sabato 4 aprile 2009

Garlasco: la famiglia di Chiara chiede 10mln di euro di risarcimento


Garlasco: i familiari di Chiara parte civile Chiesto un risarcimento di 10mln di euro La villa della famiglia Poggi

I familiari di Chiara Poggi chiederanno un risarcimento per la morte della figlia. Il legale di parte civile proporrà la somma di 10milioni di euro

Ammonta a dieci milioni di euro la richiesta di risarcimento che il legale di parte civile chiederà per i familiari di Chiara Poggi, la ragazza di 26 anni uccisa nella sua villa di Garlasco il 13 agosto del 2007. La richiesta verrà presentata nell'udienza di giovedì prossimo, 9 aprile, che aprirà ufficialmente il processo (con rito abbreviato) ad Alberto Stasi, il fidanzato imputato per l'omicidio della ragazza. "L'aspetto economico di un processo è regolato dalla legge - ha detto alla 'Provincia Pavese' il legale della famiglia Poggi, l'avvocato Gianluigi Tizzoni -. Ma non è certo stata questa la molla che ha spinto i genitori a costituirsi parte civile. La famiglia Poggi vuole la verità. Nessun risarcimento può compensare la perdita di una figlia".

fonte

venerdì 3 aprile 2009

OMICIDIO GARLASCO: LEGALE POGGI, BASTA DIFFAMAZIONI CONTRO CHIARA

Milano, 3 apr. - (Adnkronos) - "La famiglia Poggi non tollerera' piu' ulteriori iniziative diffamatorie contro la figlia Chiara". Usa toni aspri Gian Luigi Tizzoni, l'avvocato che tutela gli interessi della famiglia della 26enne uccisa nella sua villetta a Garlasco (Pavia) il 13 agosto 2007. L'ultima "falsita', cosi' la definisce l'avvocato, arriva dall'ipotesi che Chiara potesse aver consultato alcuni film porno, come rivererebbe il suo pc. Un computer che, pero', non e' solo nella disponibilita' della vittima "che non puo' replicare a eventuali comportamenti che le vengono attribuiti".

Tizzoni e' convinto di poter dimostrare che quando venivano scaricati filmati porno Chiara era a lavoro. Innocente dunque, mentre Alberto Stasi, il fidanzato accusato del delitto, deve difendersi anche dall'accusa di detenzione di materiale pedopornografico. I genitori della vittima hanno dato mandato al legale di "adire per vie legali contro Libero" che ha pubblicato la notizia.

Garlasco/ Secondo un quotidiano migliaia di file hard sul pc di Chiara Poggi.


Condividevano molte cose, Alberto Stasi e Chiara Poggi. Ma di entrambi - dopo le ultime rivelazioni - non si può più dire che fossero dei ragazzi senza segreti. Nulla di anormale, intendiamoci. Ma Alberto è stato crocifisso quando si è scoperto che aveva guardato migliaia e migliaia di immagini e filmini porno. Poi si è scoperto che i due avevano girato anche qualche filmino privato mentre facevano sesso. Ora - come rivela Libero - l'ultimo passo. Anche a Chiara piaceva l'hard. E pure tanto.




Secondo il quotidiano di Feltri, infatti, sarebbero 4420 gli accessi a 24 siti pornografici, 72 i video hard scaricati e copiati da youporn.com, 39 filmini tra i "preferiti". Il tutto sul pc di Chiara Poggi, la ragazza perbene, pudica, schiva. Lui, Alberto, per aver visto film erotici, è finito sotto inchiesta. Secondo la Procura il movente è grossomodo questo: lui osservava materiale hard, lei l'ha scoperto. E poi l'omicidio. Peccato che lei usasse giocattoli erotici, peccato che anche sul suo pc condividesse la passione del suo ragazzo bocconiano per i filmini erotici. Tanto che nel 2007 la ragazza ha visto per 1028 volte nuovemozioni.com, 50 pornotube,48 classicpornostars. E poi accessi a pornoshop e rivenditori di materiale piccante. Nessun reato, intendiamoci. Però con quest'ultimo scoop la posizione dell'accusa in questo processo già compromesso vacilla ancora di più...


Affari Italiani 3 aprile 2009

Garlasco, requisitoria PM: ''tutte le bugie di Alberto Stasi''

Per il 25enne chiesto il rito abbreviato

Giallo di Garlasco, le carte dell'accusa


(IGN 1 APRILE) I pm Muscio e Michelucci ricostruiscono le fasi dell'assassinio: ''C'è un quadro di indizi grave, preciso e concordante'', mentre da parte del fidanzato, unico che può aver ucciso Chiara Poggi, c'è un "racconto manifestamente illogico, contraddittorio e smentito dagli elementi oggettivi''

ultimo aggiornamento: 01 aprile, ore 21:38
Milano, 1 apr. (Adnkronos) - E' un puzzle che ricostruisce, senza esitazioni, l'omicidio di Chiara Poggi quello che prende forma nelle parole dei pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci. Un racconto, quasi un giallo, che svela il nome dell'assassino: ''solo il fidanzato Alberto puo' averla uccisa'' il finale scritto dall'accusa. Un mosaico che ripercorre ogni attimo del 13 agosto 2007, giorno del delitto, e mostra tutte le bugie dell'unico indagato pronto a essere processato, davanti al gup di Vigevano Stefano Vitelli, con rito abbreviato.

E' un quadro di indizi ''grave, preciso e concordante'' quello raccolto per dimostrare, al di la' di ogni ragionevole dubbio, la colpevolezza del 25enne. Su di lui puntano da subito gli inquirenti, di fronte a un ''racconto manifestamente illogico, contraddittorio e smentito dagli elementi oggettivi''. In 209 pagine di 'requisitoria' i due titolari dell'inchiesta ricostruiscono il delitto di Garlasco. E' Alberto, pochi minuti prima delle 14, a scoprire il corpo di Chiara.

Entra dalla porta socchiusa della villetta di via Pascoli, deve scendere almeno due gradini delle scale che portano alla tavernetta per notare il corpo della fidanzata. Non sa dire se e' ancora viva, ma la paura lo porta a uscire e a chiedere aiuto al 118 e ai carabinieri. Anche sui gradini bui, sa descrivere ogni particolare del pigiama rosa e del viso pallido di Chiara, eppure non si avvicina per accertarsi delle sue condizioni. Lui, l'uomo che le stava accanto da 4 anni, le volta le spalle. Un ''comportamento che appare del tutto innaturale'', scrivono i due pubblici ministeri.

''La sensazione di panico che lo avrebbe indotto ad allontanarsi verso i carabinieri, prevalendo sull'istinto di portare qualsivoglia aiuto alla fidanzata, appare una debole giustificazione, vista la freddezza e la padronanza di se', sicuramente del tutto anomale, mostrate fin dalla chiamata al 118'' e' l'osservazione di chi punta il dito contro l'ex studente modello. Una telefonata di 59 secondi che Alberto sostiene di aver fatto davanti alla villetta del delitto. A smentirlo, pero', e' la voce in sottofondo di un carabiniere: la richiesta di aiuto al 118 e' stata fatta soltanto quando era gia' davanti alla caserma, l'unica ''conclusione inevitabile'' per l'accusa.

A tradirlo e' anche il tenore della conversazione fatta ''senza fare alcun riferimento al fatto che si trattasse della fidanzata, ne' lasciando trasparire dalla voce alcuna particolare commozione. Addirittura si puo' notare un sostanziale atteggiamento di reticenza di Stasi, il quale non riferisce spontaneamente all'operatore la ragione della richiesta di intervento''. E' una messa in scena con troppi errori quella di Alberto, secondo gli inquirenti. Una ''concatenazione di azioni innaturali, contraddittorie'' che rendono la sua versione di fatti ''incoerente e inverosimile''. Una recita per nascondere la sua colpevolezza che non ha convinto gli investigatori.

''Falsita''' che cominciano con la ricostruzione del ritrovamento. I magistrati titolari dell'inchiesta parlano di ''inverosimiglianza intrinseca del racconto, impossibilita' materiale di aver compiuto i movimenti descritti, falsita' di quanto riferito circa i tempi e le modalita' della telefonata''. Bugie per nascondere la propria responsabilita'. Contro Alberto c'e' una lunga serie di prove: impossibile non sporcarsi le scarpe entrando nella villetta di via Pascoli, per gli investigatori. Lui puo' aver visto la scena descritta con precisione e dovizia di particolari solo identificandosi nell'''unica persona che ha lasciato le impronte nell'abitazione e quindi con l'autore del delitto''.

Non solo: le sue impronte digitali, miste al Dna della vittima, sono state trovate sull'erogatore del sapone liquido nel bagno al piano terra dell'abitazione. Nello stesso bagno dove ''sicuramente l'assassino di Chiara e' entrato per lavarsi''. Inutile provare a cercare tracce di estranei nella villetta, mentre resta da spiegare perche' il Dna della fidanzata si trovi sui pedali della bicicletta del 25enne. E' con quella che si e' dato alla fuga quando, ancora con le scarpe sporche di sangue, si e' allontanato da via Pascoli, sostengono i colpevolisti.

''Nonostante abbia occultato armi e indumenti, sono state ritrovate sulla sua bicicletta tracce di natura ematica di Chiara in tale quantitativo da escludere che possano essere state lasciate al di fuori di una situazione del tutto anomala. Solo l'aver calpestato grosse quantita' di sangue della vittima puo' giustificare la presenza di quelle tracce'', afferma l'accusa. In chi colpisce c'e' una ''precisa volonta' di uccidere Chiara'': sono tanti i colpi che le vengono sferrati alla testa con un'arma ancora sconosciuta.

''Uno strumento pesante vibrato con notevole forza'', forse un martello come quello che manca dalla casa della vittima. Nessun segno di scasso, nessuna rapina. Chiara, la vittima descitta come una ragazza ''timida'', ''attenta'' o ''riservata'' ha aperto la porta al suo assassino. Lei, con ''un atteggiamento certamente schivo e pudico'' subiva l'influenza del fidanzato ''l'unica persona che riusciva a forzare questi aspetti del carattere. Alberto, la cui influenza e capacita' manipolatoria sulla ragazza appaiono evidenti'', per gli accusatori.

Inoltre, il bocconiano non ha un alibi mentre la fidanzata veniva uccisa tra le 11 e le 11.30, secondo il medico legale Marco Ballardini. La mattina del delitto guarda immagini 'hot' e pedopornografiche. Un particolare che dimentica di raccontare ai carabinieri, sostenendo di essere impegnato a scrivere la tesi. Una bugia che ''rivela come Stasi considerasse il suo interesse per la pornografia come un aspetto della sua personalita' che non doveva essere rivelato e conosciuto da terzi, e quindi da tenere nascosto''. Un elemento su cui tacere per ''accreditare un'immagine di se' stesso tranquillizzante come studente modello''. Menzogne plurime e segreti che potrebbero aver armato la sua mano fino a fargli compiere un omicidio ''di impeto ed estremamente efferato'', il cui movente e' ''certamente da collocarsi all'interno della dinamica di coppia, nel rapporto interpersonale tra Alberto e Chiara''.

Lei potrebbe aver rifiutato di realizzare un video 'piccante' oppure, la sera prima del delitto, potrebbe aver visto delle immagini compromettenti. Un rifiuto o una scoperta che potrebbero esserle costata la vita. Per i pm non e' possibile ''trascurare la propensione maniacale di Alberto per la pornografia e la sua ossessiva sensibilita' per il tema della sessualita'. Un interesse che va oltre quello che puo' attendersi da un ragazzo di 24 anni, che viveva da tempo una stabile appagante relazione con una ragazza''.

Filmati e foto, oltre 10mila, che costano all'ex studente modello l'accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Un tassello della sua personalita' che, aggiunte alle bugie, non lascia spazio ai dubbi: Alberto ''ha avuto tutto il tempo per commettere l'omicidio, per cancellare ogni traccia direttamente a lui riconducibile e per costruire il ritrovamento casuale del cadavere. Non esiste - concludono i pm - un'ipotesi ricostruttiva dei fatti compatibile con tutte le emergenze probatorie diversa da questa''.

IGN 1 PARILE 2009

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