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sabato 11 aprile 2009

GARLASCO: Gli avvocati di Stasi pronti ad un nuovo attacco




Non è finita. Fra una settimana, il 18 aprile, la difesa di Alberto Stasi andrà di nuovo all'attacco. Ed è facile che gli avvocati Angelo Giarda e Giuseppe Colli dirigano ancora le loro bordate in direzione delle gemelle Cappa. Chiara e Stefania Cappa erano entrate nell'inchiesta e più in generale nella storia del giallo di Garlasco nei primi giorni, subito dopo la morte della cugina, il 13 agosto 2007. Avevano elaborato al computer un fotomontaggio che le ritraeva insieme a Chiara, sorridente. Stefania e Paola con quell'audace composizione erano finite sulle copertine dei giornali e dei rotocalchi, poi le luci dei riflettori si erano spente, il giallo aveva imboccato la pista del fidanzato di Chiara, Alberto Stasi. Ora Stasi è sotto processo, il Pm Rosa Muscio ha appena chiesto la condanna, durissima, a trent'anni di carcere. Trent'anni che, senza lo sconto garantito dal rito abbreviato, si trasformerebbero nell'ergastolo. E i legali di Alberto, in difficoltà, si difendono secondo lo schema più classico: vanno all'attacco. Come? Puntando il dito contro Stefania e Paola e poi contro la madre, Maria Rosa Poggi Cappa. Ci sarebbero incongruenze nel loro alibi che però, a suo tempo, gli investigatori avevano meticolosamente verificato. Invece Giarda torna a seminare dubbi e a offrire una possibile pista alternativa a quella battuta da sempre dai carabinieri e dal Ris. Per l'udienza del 18 aprile tutti si attendevano la sentenza del giudice Stefano Vitelli, ma ora l'opinione pubblica e la famiglia di Chiara dovranno attendere l'udienza del 30 aprile per saperne di più. E non è detto che in quella data si arrivi al verdetto. Il giudice potrebbe disporre nuovi accertamenti sul pc di Alberto. Così, il 18 aprile saranno ancora le difese a monopolizzare la scena. Ed è facile ipotizzare un ulteriore attacco alla famiglia Cappa. Che però annuncia: «Non staremo a guardare e ci difenderemo con azioni legali».

IL GIORNALE 11 APRILE 2009

mercoledì 8 aprile 2009

Garlasco, domani giorno cruciale. Ci sarà la richiesta di condanna


Garlasco, domani giorno cruciale Ci sarà la richiesta di condanna Alberto Stasi

Domani i Pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci saranno i primi a prendere la parola. Sarà il giorno della richiesta di condanna per Alberto Stasi, accusato di aver ucciso Chiara Poggi nella sua casa di Garlasco.

Sicuramente verrà ribadito che gli elementi raccolti sulla scena del crimine e le stesse modalità con cui è stato commesso l'assassinio "convincono" che il responsabile non può altro che essere Alberto, cioè una persona che aveva uno stretto rapporto con Chiara. Del resto anche "l'esplosione di violenza e l'accanimento" con cui è stata uccisa la ragazza si spiega in "virtù di un coinvolgimento personale e diretto e non certo occasionale che doveva legare vittima e colpevole". Accanto a ciò la pubblica accusa, prima di formulare al gup la sua richiesta di condanna - ci si attende quella dell' ergastolo -, senza la concessione di alcuna attenuante, ripercorrerà la sua ricostruzione toccando aspetti come la "propensione maniacale" di Alberto per la pornografia, le "false dichiarazioni" riferite agli inquirenti e la scoperta delle immagini pedopornografiche ritrovate nel suo computer. Inoltre affronterà il capitolo del presunto movente e quello dell'alibi di Stasi che, a suo dire, non c'è. E ancora, tra le altre cose, le impronte digitali di lui e le tracce di Dna di lei sul dispencer nel bagno dove l'omicida è andato a lavarsi le mani, le macchioline di sangue di lei trovate sui pedali della bici di lui e l'impossibilità di non essersi sporcato le scarpe quando ha ritrovato il cadavere di lei. Argomentazioni che saranno sostenute a grandi linee anche dall'avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, che prenderà la parola dopo i pm: di sicuro anche lui chiederà al gup Vitelli di non riconoscere le attenuanti generiche a Stasi visto il suo comportamento e le sue dichiarazioni "contraddittorie e omissive".

L'UNIONE SARDA 8 APRILE2009

martedì 17 marzo 2009

AUSTRIA: FRITZL SI LASCIA FOTOGRAFARE A VOLTO SCOPERTO

sabato 29 marzo 2008

Erba: «Utile la perizia su Olindo e Rosa»

GLI PSICHIATRI


L'interesse attorno al processo per la strage di Erba, considerato da molti osservatori chiuso o «finito» ancora prima di essere celebrato, è tornato a crescere. Sono stati due i fatti importanti che hanno 'riaperto', per così dire, il dibattimento.Primo: la testimonianza della psicologa del Bassone, Grazia Mercanti, la quale ha parlato chiaramente della necessità di un «approfondimento» di analisi della personalità dei due imputati, i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi. Secondo: la lunga deposizione di Carlo Torre, medico legale torinese che ha cercato di ribaltare (peraltro usando argomenti parsi a tratti convincenti) alcune certezze sulla modalità degli omicidi dell'11 dicembre.scintille in aulaLunedì si torna in aula. La Procura di Como, in queste ore, prepara il controesame di Carlo Torre. Si annunciano scintille, anche perché durante la sua deposizione il criminologo piemontese ha usato toni poco amichevoli verso il collega Giovanni Scola, l'anatomopatologo del Sant'Anna al quale venne affidato l'incarico di effettuare le autopsie sui corpi delle vittime.Secondo Torre, la metodologia utilizzata da Scola è stata in alcune circostanze addirittura «incomprensibile». È facile presumere che nel suo controinterrogatorio il pm Massimo Astori usi la mano pesante. D'altronde, il magistrato incaricato di rappresentare la pubblica accusa in Corte d'Assise non ha mai concesso nulla ai testi della difesa. E ha sempre dimostrato una fortissima determinazione nel condurre il sul lavoro, arrivando spesso allo scontro verbale con gli avvocati del collegio difensivo degli imputati.La periziaUna parte decisiva del processo si giocherà, poi, sulla richiesta di perizia psichiatrica. Temuta dall'accusa e dalle parti civili e certo voluta dalla difesa (che tuttavia non l'ha finora chiesta formalmente), la perizia potrà essere decisa ovviamente soltanto dalla Corte d'Assise sulla base di una valutazione di mera opportunità. In funzione, cioè, di una maggiore conoscenza degli imputati e della loro personalità e al fine di giudicarli in modo più sereno.Spiega Sergio Tomaselli, psichiatra comasco: «Pensare che una perizia possa offuscare il giudizio dei magistrati è sbagliato. Semmai, è vero il contrario. Conoscere meglio il funzionamento psichico degli imputati dovrebbe dare ulteriori elementi di giudizio al collegio giudicante. Non è quindi uno svantaggio né un pericolo, vederlo come tale mi riesce difficile e non per motivi professionali».Tomaselli ricorda come «il giudice possa anche decidere senza tenere conto degli esiti della perizia», cosa che dovrebbe rassicurare tutti coloro che temono una riduzione di pena o, addirittura, una dichiarazione di non punibilità per i coniugi Romano.Della stessa idea è anche Roberto Pozzetti, psicologo e magistrato onorario a Milano, responsabile di un progetto nel carcere di Como ('Gente di parola'). «Gli elementi per ritenere opportuno un approfondimento nel caso in questione ci sono, è evidente che è accaduto qualcosa di assolutamente grave e anomalo. Sarebbe interessante e utile comprendere in che termini è successo».A detta di Pozzetti, ogni timore è superfluo. Intanto perché una perizia «non solleva dalle responsabilità i singoli. E poi perché aiuta a capire meglio».Nessuna paura nemmeno delle strategie di camuffamento della personalità. La finzione, per essere espliciti. Il tentativo di apparire matti quando non lo si è affatto, magari per ottenere sconti di pena o regimi carcerari meno rigidi. «Spesso accade che qualcuno tenti questa carta, ma il risultato è scontato. Ci sono metodi per scoprire chi finge di essere folle. Ci sono test specifici e attraverso il lavoro clinico gli psichiatri evidenziano sempre ciò che caratterizza la follia: le idee deliranti, le allucinazioni e il passaggio all'atto violento». Perizia sì, quindi, per gli psichiatri. Ma la decisione finale, come detto, spetterà alla Corte.
Corriere di Como 29 marzo 2008
Dario Campione

martedì 22 gennaio 2008

Strage Erba:156 testimoni ed sperto sindone per la difesa

Milano
(AGI) - Como, 22 gen. - Compare anche il nome di Nello Balossino, esperto in ricostruzioni tridimensionali al computer, professore di informatica all'Universita' di Torino, scorrendo il lungo elenco di testimoni citati dalla difesa dei coniugi Romano al proceso per la strage di Erba. E' stato citato fra i 157 testimoni a difesa dagli avvocati Luisa Bordeaux di Lecco e Fabio Schembri di Milano in vista della prima udienza prevista per martedi' della prossima settimana in Corte d'Assise. A lui i due avvocati nei mesi scorsi avevano affidato, in gran segreto, il compito di compiere una serie di ricostruzioni tridimensionali della scena del crimine. Balossino avrebbe anche realizzato una sorta di identikit di quello che, stando alla linea difensiva, sarebbe il vero killer. Volto ricostruito sulla base delle prime, confuse, dichiarazioni rese dall'unico superstite, Mario Frigerio, prima della testimonianza vera e propria che inchiodo' il netturbino erbese. I due difensori si sarebbero avvalsi anche dell'apporto di un investigatore torinese per le indagini difensive e desiderano sia chiamato a deporre davanti alla Corte. (AGI)

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