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sabato 29 marzo 2008

Erba: «Utile la perizia su Olindo e Rosa»

GLI PSICHIATRI


L'interesse attorno al processo per la strage di Erba, considerato da molti osservatori chiuso o «finito» ancora prima di essere celebrato, è tornato a crescere. Sono stati due i fatti importanti che hanno 'riaperto', per così dire, il dibattimento.Primo: la testimonianza della psicologa del Bassone, Grazia Mercanti, la quale ha parlato chiaramente della necessità di un «approfondimento» di analisi della personalità dei due imputati, i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi. Secondo: la lunga deposizione di Carlo Torre, medico legale torinese che ha cercato di ribaltare (peraltro usando argomenti parsi a tratti convincenti) alcune certezze sulla modalità degli omicidi dell'11 dicembre.scintille in aulaLunedì si torna in aula. La Procura di Como, in queste ore, prepara il controesame di Carlo Torre. Si annunciano scintille, anche perché durante la sua deposizione il criminologo piemontese ha usato toni poco amichevoli verso il collega Giovanni Scola, l'anatomopatologo del Sant'Anna al quale venne affidato l'incarico di effettuare le autopsie sui corpi delle vittime.Secondo Torre, la metodologia utilizzata da Scola è stata in alcune circostanze addirittura «incomprensibile». È facile presumere che nel suo controinterrogatorio il pm Massimo Astori usi la mano pesante. D'altronde, il magistrato incaricato di rappresentare la pubblica accusa in Corte d'Assise non ha mai concesso nulla ai testi della difesa. E ha sempre dimostrato una fortissima determinazione nel condurre il sul lavoro, arrivando spesso allo scontro verbale con gli avvocati del collegio difensivo degli imputati.La periziaUna parte decisiva del processo si giocherà, poi, sulla richiesta di perizia psichiatrica. Temuta dall'accusa e dalle parti civili e certo voluta dalla difesa (che tuttavia non l'ha finora chiesta formalmente), la perizia potrà essere decisa ovviamente soltanto dalla Corte d'Assise sulla base di una valutazione di mera opportunità. In funzione, cioè, di una maggiore conoscenza degli imputati e della loro personalità e al fine di giudicarli in modo più sereno.Spiega Sergio Tomaselli, psichiatra comasco: «Pensare che una perizia possa offuscare il giudizio dei magistrati è sbagliato. Semmai, è vero il contrario. Conoscere meglio il funzionamento psichico degli imputati dovrebbe dare ulteriori elementi di giudizio al collegio giudicante. Non è quindi uno svantaggio né un pericolo, vederlo come tale mi riesce difficile e non per motivi professionali».Tomaselli ricorda come «il giudice possa anche decidere senza tenere conto degli esiti della perizia», cosa che dovrebbe rassicurare tutti coloro che temono una riduzione di pena o, addirittura, una dichiarazione di non punibilità per i coniugi Romano.Della stessa idea è anche Roberto Pozzetti, psicologo e magistrato onorario a Milano, responsabile di un progetto nel carcere di Como ('Gente di parola'). «Gli elementi per ritenere opportuno un approfondimento nel caso in questione ci sono, è evidente che è accaduto qualcosa di assolutamente grave e anomalo. Sarebbe interessante e utile comprendere in che termini è successo».A detta di Pozzetti, ogni timore è superfluo. Intanto perché una perizia «non solleva dalle responsabilità i singoli. E poi perché aiuta a capire meglio».Nessuna paura nemmeno delle strategie di camuffamento della personalità. La finzione, per essere espliciti. Il tentativo di apparire matti quando non lo si è affatto, magari per ottenere sconti di pena o regimi carcerari meno rigidi. «Spesso accade che qualcuno tenti questa carta, ma il risultato è scontato. Ci sono metodi per scoprire chi finge di essere folle. Ci sono test specifici e attraverso il lavoro clinico gli psichiatri evidenziano sempre ciò che caratterizza la follia: le idee deliranti, le allucinazioni e il passaggio all'atto violento». Perizia sì, quindi, per gli psichiatri. Ma la decisione finale, come detto, spetterà alla Corte.
Corriere di Como 29 marzo 2008
Dario Campione

lunedì 4 febbraio 2008

Processo Erba: le possibili strategie della difesa

(m.rom.) Le carte le vogliono scoprire un po' alla volta. Ed è per questo motivo che il pool di difensori di Olindo Romano e Rosa Bazzi (capeggiato dal noto penalista lariano Enzo Pacia) stanno temporeggiando in questi giorni. Fanno capire e poi ritraggono. Forse sì, ma forse anche no. La loro nuova mossa in Corte di Assise - dove domattina riprenderà con una nuova udienza il processo per la strage di Erba - potrebbe essere quella della perizia psichiatrica. Una possibile via di fuga per evitare - in caso di condanna - il carcere a vita. Ma per cercare di imboccare la strada, certo non meno difficile, dell'ospedale psichiatrico giudiziario. Il 'saggio' Pacia chiama attorno a sé i due colleghi del collegio e sorride sornione: «Perizia ' Questo lo dite voi... E poi noi vogliamo stare abbottonati e giocare bene le nostre carte».Lasciando chiaramente intendere - anche ai più profani - che hanno in serbo qualche sorpresa da presentare ai giudici. Compresa la richiesta - o meglio, un sollecito ai giudici - di attuare i loro poteri e disporre la consulenza psichiatrica per accertare le capacità dei coniugi Romano. Ipotesi suggestiva, ma anche ipotetica. Molto ipotetica. Visto che a processo già iniziato - e con i primi testimoni già sentiti - sarà davvero difficile riuscire a convincere il presidente Bianchi ed i componenti della giuria popolare che è necessaria la perizia psichiatrica. Una strada che può sembrare ormai tardiva. Tanto più una consulenza d'ufficio disposta dalla Corte. I due imputati, al momento, non hanno evidenziato alcunché di anomalo. E dunque un'eventuale consulenza va inquadrata seriamente in ottica dibattimentale: può servire oppure è solo una perdita di tempo'Ma non è neppure escluso che Pacia e soci possano scegliere altre mosse. Domani si saprà già qualcosa. I tre, infatti, dovranno affrontare un'udienza impegnativa, forse una delle più cruciali del processo. Quella con due testimoni chiave da parte del Pm Massimo Astori che finora ha 'incassato' pareri a lui favorevoli dai giudici su eccezioni preliminari e testi da ammettere in aula. A sedersi sulla sedia dell'Assise, infatti, prima Massimo Bardazza, consulente per l'incendio appiccato nella casa di Raffaella Castagna, poi il medico legale Giovanni Scola. Che, inevitabilmente, dovrà ripercorrere l'orrore di quella sera con la sequenza della morte, i colpi inferti alle quattro vittime, la loro gravità. Saranno mostrate in aula - ma solo ai giudici e ai vari testimoni - alcune foto di particolari molto crudi dell'esame autoptico. Scola potrebbe dare un nuovo spunto alla tesi del pm che ritiene Olindo e Rosa autori del massacro alla pari, ugualmente responsabili: se la donna, infatti, ha ammesso nella sua prima confessione di avere ucciso il piccolo Youssef, sul suo braccio potrebbero essere rimaste 'tracce' della mano di Olindo. Un livido e alcuni segni che, secondo l'accusa, sarebbero la 'firma' dei due imputati sui cadaveri. Per questo quella che si apre domani alle 9 sarà un'udienza cardine. Al pari di quella che vedrà sedersi sulla sedia dei testimoni il superstite Mario Frigerio, probabilmente ai primi di marzo.
Corriere di Como 3 febbraio 2008

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