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sabato 9 febbraio 2008

Strage Erba: svelato il codice di Olindo Romano

In appunti criptati elenco di nomi e desiderio di vendetta

(ANSA) - COMO, 8 FEB - E' stato svelato il 'codice Olindo', ovvero gli appunti criptati scritti in carcere da Olindo Romano, imputato per la strage di Erba.Una Bibbia con strani segni era stato sequestrata dalla procura e oggi gli esperti hanno dato il loro responso. Sotto le parole 'Requiem', 'Finis terrae' e 'Libro dei morti', un elenco di nomi, si presume di persone di cui potrebbe desiderare la morte, tra i quali magistrati e investigatori. Alla fine, parole di affetto per la moglie Rosa Bazzi, coimputata.

venerdì 8 febbraio 2008

STRAGE ERBA:PIZZINI DI OLINDO E ROSA ROMANO SUL BANCO DEI TESTIMONI

Como, 20:36
Uno alla volta il Pm Massimo Astori chiamera' sul banco dei testimoni d'accusa i pizzini di Olindo', quei foglietti contenenti frasi e geroglifici ancora da decifrare che l'ex netturbino, imputato con la moglie Rosetta Bazzi al processo in Corte d'Assise di Como per la strage di Erba, aveva infilato in una Bibbia e sequestrati nelle scorse settimane. In tutto una cinquantina che, secondo la Pubblica accusa, rappresentano un percorso a ritroso nella memoria di Olindo Romano per tornare alla sera dell'11 dicembre 2006 quando nella cascina ristrutturata di via Diaz venne compiuto il quadruplice omicidio. In quei 'pizzini' sono contenute frasi che il magistrato ritiene evidenti ammissioni di colpa. Tra i piu' significativi quello in cui racconta che 'oggi a colloquio con la mia vita (Angela Rosa Bazzi, ndr), mi ha raccontato che sono alcune notti che vede Raffaella davanti alla sua branda, come quella sera, con il sangue che le scende sul volto e i colpi che io le ho inferto quando la uccidemmo. Le ha detto che abbiamo fatto bene a uccidere''. In quel 'pizzino' descrive l'incubo che Angela Rosa Bazzi avrebbe raccontato nel maggio scorso: 'Raffaella vaga tra i due mondi nel vento finche' anche lei non trovera' la sua pace. Noi ti sentiamo. Ti abbiamo perdonato. Siamo pentiti anche se non completamente. Un giorno ti perdoneremo con tutto l'amore dei nostri cuori. Ci hai rovinato la vita e il resto della nostra esistenza. Dicci cosa vuoi, noi te lo daremo affinche' tu possa trovare la pace. Avevi tutto e ci hai rovinato. Che cosa vuoi ancora da noi che stiamo scontando le nostre pene per causa tua e della tua famiglia? Anche per noi verra' la morte e avra' i tuoi occhi, Raffaella'. Sono quelli accompagnati dal fotomontaggio di Chiara Poggi con le due cugine, dalla foto di Barbara Cicioni. Quelli in cui definisce la moglie 'agnello in mezzo ad un branco di lupi'. Quelli in cui descrive se stesso e Rosa 'uccellini in gabbia' dopo l'arresto.
lA REPUBBLICA 7 FEBBRAIO 2008

martedì 5 febbraio 2008

STRAGE DI ERBA:CONSULENTE BARDAZZA,FIAMME ATTIZZATE SUI CADAVERI DELLE VITTIME

Como, 4 feb. (Adnkronos)- La Camera matrimoniale completamente distrutta dalle fiamme, la camera del piccolo con due tentativi di innesco e le fiamme attizzate sui cadaveri di Raffaella Castagna e della madre Paola Galli. Sono questi i focolai che gli assassini hanno generato per distruggere le vittime della strage di Erba, in cui, oltre alle due donne, morirono il piccolo Youssef e una vicina di casa, Valeria Cherubini. A descrivere la scena nell'aula del tribunale di Como dove e' in corso la terza udienza del processo, e' l'ingegnere Massimo Bardazza, consulente dell'accusa, che parla anche del liquido utilizzato per innescare le fiamme. ''Si tratta di un liquido accendifuoco con un innesco piu' facile e meno violento di quello della benzina, ma che produce una fiamma permanente''. Una miscela con una ''combustione controllata'' che sarebbe stata utilizzata nella camera da letto di Raffaella, nel lettino del piccolo Youssef e nella sua cesta dei giocattoli. ''La stessa impronta del liquido - spiega Bardazza - e' stata trovata sui due corpi di Raffaella e Paola, all'altezza delle gambe. Focolai che - dal sopralluogo effettuato dall'ingegnere il 29 dicembre 2006 - non ha segni di contiguita' con quelli nelle stanze''.
(Afe/Lr/Adnkronos)

lunedì 4 febbraio 2008

La sequenza dell'orrore di via Diaz: tutti hanno cercato di difendersi

lunedì 04 febbraio 2008

Tutti hanno cercato di difendersi dalla furia omicida di Olindo e Rosa che, secondo l'accusa, hanno sterminato quattro persone in via Diaz ad Erba. Lo sostiene il medico legale dell'ospedale Sant'Anna di Como, Giovanni Scola, oggi testimone importante nel processo ai coniugi erbesi. Il dottor Scola, che esegue autopsie da 25 anni, non ha potuto trattenere il suo orrore per quanto ha visto ed oggi lo ha spiegato in un'aula attonita e letteralmente "gelata" dalle sue parole. La sequenza dell'orrore inizia con Raffaella colpita alla testa ed al corpo in più punti: su di lei rilevate 18 coltellate. Poi prosegue con la madra Paola Galli, sorpresa con un colpo alla testa di un oggetto contundente e quindi finita con violenza a suon di coltellate. Poi col piccolo Youssef, figlio di Azouz e Raffaella: dalla ricostruzione di Scola - ed è l'aspetto più agghiacciante - uno l'avrebbe trattenuto con le mani (Olindo ?), mentre la moglie l'avrebbe colpito alla gola: due fendenti, uno mortale perchè ha reciso la carotide. Poi l'orrore prosegue con la signora Valeria Cherubini, moglie di Mario Frigerio: colpita alla testa ed in diverse parti del corpo, sarebbe riuscita a risalire fino al suo appartamento dove si è accasciata al suolo. Uccisa dai colpi, certo, ma più ancora - conferma dal medico legale - dal monossido di carbonio dell'incendio appiccato in casa. Tutti, comunque, avrebbero cercato sia pure minimamente di difendersi. Pure Youssef con la sua piccola manina. Senza dimenticare Mario Frigerio quasi morto e salvato per un soffio.Ma la testimonianza di Scola non è stata giudicata esauriente dalla difesa. Fabio Schembri, uno dei legalid ei coniugi accusati della strage, puntualizza:"Ci sono cose non convincenti e che noi cercheremo di smontare. Parleranno i nostri consulenti al momento debito". Soddisfazione, invece, da parte delle parti civili: tutti concordi nel dire che Scola non avrebbe potuto ricostruire meglio la sequenza della follia e dell'orrore. Nessun commento da parte del Pm Astori che ha lasciato l'aula con i suoi collaboratori e si è in filato subito nell'ascensore. Mercoledì si ritorna in aula.
Ciao Como 4 febbraio 2008

Processo Erba: le possibili strategie della difesa

(m.rom.) Le carte le vogliono scoprire un po' alla volta. Ed è per questo motivo che il pool di difensori di Olindo Romano e Rosa Bazzi (capeggiato dal noto penalista lariano Enzo Pacia) stanno temporeggiando in questi giorni. Fanno capire e poi ritraggono. Forse sì, ma forse anche no. La loro nuova mossa in Corte di Assise - dove domattina riprenderà con una nuova udienza il processo per la strage di Erba - potrebbe essere quella della perizia psichiatrica. Una possibile via di fuga per evitare - in caso di condanna - il carcere a vita. Ma per cercare di imboccare la strada, certo non meno difficile, dell'ospedale psichiatrico giudiziario. Il 'saggio' Pacia chiama attorno a sé i due colleghi del collegio e sorride sornione: «Perizia ' Questo lo dite voi... E poi noi vogliamo stare abbottonati e giocare bene le nostre carte».Lasciando chiaramente intendere - anche ai più profani - che hanno in serbo qualche sorpresa da presentare ai giudici. Compresa la richiesta - o meglio, un sollecito ai giudici - di attuare i loro poteri e disporre la consulenza psichiatrica per accertare le capacità dei coniugi Romano. Ipotesi suggestiva, ma anche ipotetica. Molto ipotetica. Visto che a processo già iniziato - e con i primi testimoni già sentiti - sarà davvero difficile riuscire a convincere il presidente Bianchi ed i componenti della giuria popolare che è necessaria la perizia psichiatrica. Una strada che può sembrare ormai tardiva. Tanto più una consulenza d'ufficio disposta dalla Corte. I due imputati, al momento, non hanno evidenziato alcunché di anomalo. E dunque un'eventuale consulenza va inquadrata seriamente in ottica dibattimentale: può servire oppure è solo una perdita di tempo'Ma non è neppure escluso che Pacia e soci possano scegliere altre mosse. Domani si saprà già qualcosa. I tre, infatti, dovranno affrontare un'udienza impegnativa, forse una delle più cruciali del processo. Quella con due testimoni chiave da parte del Pm Massimo Astori che finora ha 'incassato' pareri a lui favorevoli dai giudici su eccezioni preliminari e testi da ammettere in aula. A sedersi sulla sedia dell'Assise, infatti, prima Massimo Bardazza, consulente per l'incendio appiccato nella casa di Raffaella Castagna, poi il medico legale Giovanni Scola. Che, inevitabilmente, dovrà ripercorrere l'orrore di quella sera con la sequenza della morte, i colpi inferti alle quattro vittime, la loro gravità. Saranno mostrate in aula - ma solo ai giudici e ai vari testimoni - alcune foto di particolari molto crudi dell'esame autoptico. Scola potrebbe dare un nuovo spunto alla tesi del pm che ritiene Olindo e Rosa autori del massacro alla pari, ugualmente responsabili: se la donna, infatti, ha ammesso nella sua prima confessione di avere ucciso il piccolo Youssef, sul suo braccio potrebbero essere rimaste 'tracce' della mano di Olindo. Un livido e alcuni segni che, secondo l'accusa, sarebbero la 'firma' dei due imputati sui cadaveri. Per questo quella che si apre domani alle 9 sarà un'udienza cardine. Al pari di quella che vedrà sedersi sulla sedia dei testimoni il superstite Mario Frigerio, probabilmente ai primi di marzo.
Corriere di Como 3 febbraio 2008

domenica 3 febbraio 2008

Strage di Erba: i giudici popolari alla prova emotiva . Ricercatori studiano il "Codice Olindo"

Lunedì udienza cruciale

Staccare la spina delle emozioni e lasciare che sia soltanto la mente a giudicare, in modo razionale, l'irrazionale, l'assassinio brutale di quattro innocenti. È quello che dovranno riuscire a fare i giudici popolari impegnati nel processo per la strage di Erba aperto in questi giorni in Corte d'Assise, a Como. Per loro, la prova più dura è iniziata già durante l'ultima udienza, quando hanno dovuto guardare con i propri occhi la galleria delle immagini dell'orrore scattate nella casa di via Diaz dopo la mattanza dell'11 dicembre 2006.Le immagini più crude sono state risparmiate al pubblico in aula. Ma non ai sei giudici popolari, tra i quali cinque donne, oltre che ai due membri supplenti della stessa giuria, che non potranno chiudere gli occhi neppure davanti al più drammatico e macabro dei dettagli. Lo stesso accadrà lunedì prossimo.«I giudici popolari dovranno avere necessariamente una buona dose di equilibrio razionale ed emozionale - dice lo psichiatra comasco Sergio Tomaselli - strumento indispensabile per fare una valutazione seria e obiettiva. Saranno chiamati a distanziare il proprio sé, le emozioni e le sensazioni che proveranno davanti a quelle immagini per riuscire a fare una valutazione oggettiva della situazione». Ad aiutare i giudici in questo difficile compito ci sarà un antidoto purtroppo sempre più comune. «Ormai siamo tutti vaccinati davanti a questo tipo di disagio - commenta ancora Tomaselli - Siamo sempre più avvezzi a confrontarci con immagini macabre, scene di delitti, povertà, indigenza, malattie. In termini tecnici parliamo di stimolazione nocicettiva, ovvero legata a esperienze di lesione e di danno, una situazione con la quale siamo sempre più abituati a confrontarci».«Piuttosto dovremmo chiederci perché ci sia tutto questo interesse - continua lo psichiatra lariano - Chi sia cioè il direttore d'orchestra di questi processi patologici. Inutile puntare tutta la colpa sui mass media, è ciascuno di noi che accetta e ricerca questi stimoli. Ci stiamo abituando a convivere con questa realtà. Non è un atto dovuto e inevitabile. Piuttosto, dovremmo riuscire a pensare in termini più costruttivi che distruttivi all'umanità».I giudici popolari, ricorda poi lo specialista comasco, dovranno riuscire a non farsi influenzare neppure dal desiderio di vendetta e di giustizia sommaria che sempre più spesso emerge di fronte a crimini efferati di questa natura.«Queste persone dovranno riuscire a essere asettiche anche davanti alla richiesta di una parte della società che vuole in modo gratuito e fuori luogo vendetta - dice Tomaselli - È infatti poco utile, inopportuno e poco intelligente usare la logica del processo sommario, che porta soltanto a disgrazie. La stessa cosa vale anche se si basa il giudizio sui processi vissuti in modo emozionale».«Le scene violente e truci generano in tutti i casi una vastissima gamma di emozioni - sottolinea lo psicologo lariano Gabriele Stampa - che dipende sempre dal singolo e dalla sua sensibilità. Le persone chiamate a vestire i panni di giudice popolare dovranno riuscire a controllare e gestire il proprio stato emotivo. Questo non è impossibile perché anche davanti all'orrore più straziante le persone sono in grado di governare il proprio universo emotivo, a metterlo in un angolo e fare riferimento soltanto alla ragione». Un processo che accade molto più frequentemente di quanto si possa immaginare.«Siamo immersi in un contesto che purtroppo ci propone sempre più spesso situazioni e immagini anche molto crude - dice Stampa - e quindi governare questo mondo emozionale è una pratica che facciamo spesso, quasi senza accorgerci, tanto che sta entrando a far parte della normalità quotidiana».Le immagini dell'orrore del massacro di via Diaz si legheranno indissolubilmente a quelle dei due imputati in aula, delle tenerezze di Olindo e Rosa dietro le sbarre della gabbia in cui sono rinchiusi durante il processo in Corte d'Assise. «Entrambe queste gallerie di immagini sono molto forti - sottolinea ancora Gabriele Stampa - È inevitabile che suscitino sensazioni. Queste ultime, a seconda della sensibilità personale, possono variare dalla compassione alla pietà, dalla rabbia al terrore fino allo schifo. Questo perché vanno oltre la comune prassi e il modo di vivere e affrontare le situazioni delle persone 'normali'».
Corriere di Como 2 febbraio 2008

venerdì 1 febbraio 2008

Erba, Olindo non è pentito. "Sono il mostro di Erba"

"Sono il mostro di Erba". Con questa frase Olindo Romano si presentava ai nuovi arrivati nel carcere di Como. A raccontarlo è Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza Telecom che fu in carcere proprio con il presunto assassino e che testimonierà al processo nel quale Romano e sua moglie Rosa Bazzi sono imputati per la strage di Erba. "Non ha mai detto di essere innocente - ha detto poi Tavaroli - e non sembrava affatto pentito".
"Dai suoi racconti - riferisce Tavaroli in una intervista al quotidiano "Il Giorno" - era assolutamente pacifico che lui e la moglieavevano ucciso quelle persone, tanto che in una occasione a un detenuto appena arrivato si presentò come 'mostro di Erba'. Non diceva apertamente di aver ucciso quelle persone, ma sembrava volesse spiegare i motivi che stavano alla base di quello che era successo. Tendeva a giustificare il gesto in quanto lui e la moglie avevano perso la felicità dall'arrivo nella corte in cui abitavano della famiglia della Castagna e di Azouz. Diceva che tutti i suoi sacrificiper comperare una casa che a lui piaceva moltissimo e in cui era riuscito a realizzare i sogni della sua vita si erano vanificati. Quelle persone avevano rovinato tutto".
Il racconto di Tavaroli poi continua con altri dettagli sull'atteggiamento di Olindo Romano in cella:"Io - dice Tavaroli - discutevo con un altro detenuto che era nella cella di fronte a me e facevamo alcune considerazioni di tipo religioso sul perdono. Lui si è intromesso nella discussione racontando che recentemente era stato perdonato dal padre di Raffaella Castagna. A questo propositoha sottolineato che non accettava quel perdono perchè non lo aveva chiesto e non si sentiva di chiedere perdono per quello che aveva fatto. Aggiungeva, e lo ha detto più volte, che lui era stato sottoposto ad angherie per molti anni da parte della famiglia Castagna e che se qualcuno fosse intervenuto prima lui non avrebbe fatto quello che ha fatto".
Parole 'pesanti' che Tavaroli sarà presto chiamato a ripetere nell'aula del tribunale di Como dove si sta svolgendo il processo per la strage.

giovedì 31 gennaio 2008

Strage di Erba: "Gli assassini sono altri"

Il nuovo legale dei coniugi Romano, che si aggiunge al loro collegio di difesa

L'avv. Pacia: «Gli inquirenti hanno imboccato la strada sbagliata. Olindo e Rosa sono innocenti»


Il nuovo legale dei coniugi Romano, che si aggiunge al loro collegio di difesa
Strage di Erba: «Gli assassini sono altri»
L'avv. Pacia: «Gli inquirenti hanno imboccato la strada sbagliata. Olindo e Rosa sono innocenti»
(Ansa)COMO - L'avvocato Enzo Pacia, per la prima volta da quando ha assunto la difesa, incontrerà in carcere i Olindo Romano e Rosa Bazzi, accusati della strage dei Erba. «Sarà il mio primo vero colloquio con i coniugi Romano», ha detto il legale. «Finora, avendo assunto l'incarico solo un paio di giorni prima dell'inizio del processo, non ho potuto farlo. Non ho chiesto i termini a difesa per studiare il fascicolo, perché l'hanno fatto molto bene i colleghi Luisa Bordeaux e Fabio Schembri».

IRRISPETTOSO - «Poi sarebbe stato irrispettoso per due persone che si proclamano innocenti e attendono che sia dimostrato», ha aggiunto l'avvocato. «Irrispettoso anche verso le parti civili, le vittime che attendono giustizia. Non l'avranno, tuttavia, con la condanna di Olindo e Rosetta. Gli inquirenti hanno imboccato la strada sbagliata. Gli assassini sono altri».
Corriere della Sera 31 gennaio 2008

Erba, il giudice critica scelte della difesa

Pupia di Angela Oliva del 30/01/2008

COMO. Nel secondo giorno del processo per la strage di Erba è stata la volta delle testimonianze dei vicini di casa, uno dei Vigili del Fuoco e il medico del 118.


Il primo a parlare è Vittorio Ballabio che abita nel palazzo di via Diaz, il quale ha raccontato: “Erano le 20,20 quando, scuotendo la tovaglia, ho notato il fumo uscire dal palazzo di Raffaella”. La coltre di fumo diventava sempre più spessa, tanto che l'uomo indossava le scarpe e citofonava al vicino Glauco Bartesaghi, volontario dei Vigili del Fuoco. Immediatamente sopraggiungevano sul pianerottolo dell’appartamento dei Castagna e si ritrovavano davanti una macabra scena: il corpo di Raffaella in parte bruciato con i capelli ancora fumanti, nel corridoio il cadavere di Paola Galli, il piccolo Youssef sgozzato con le gambe reclinate sul divano di casa e poi giornali sparsi dappertutto serviti per appiccare l’incendio. Bartesaghi e Ballabio, resisi conto della situazione, soccorrevano Mario Frigerio, unico sopravvissuto alla strage, descrivendolo come “una maschera di sangue con i capelli fumanti”. Rosa Bazzi e Olindo Romano non c’erano sul luogo del delitto ma venivano notati da alcuni testimoni, verso le 22.30, quando rientravano a piedi in via Diaz. E proprio i presunti firmatari dell’eccidio non si scompongono durante il racconto agghiacciante dei testimoni e continuano a scambiarsi sguardi intensi di complicità senza preoccuparsi delle occhiate di rabbia o delle riprese televisive. L’accusa ha, inoltre, parlato del memoriale dei coniugi accusati, in cui inveiscono contro la povera Raffaella, denominata “Ciottolona”, che organizzava feste disturbando la loro quiete. Parole di disprezzo anche per Azouz: “Verso la fine del 2002 è arrivato il futuro marito di Ciottolona. Cominciò la processione di tunisini, lui passava i giorni a casa. Per seguire la guerra contro Saddam piazzò la parabola sulla nostra antenna”. Il giudice ha parlato di una “palese sovrabbondanza” per quanto riguarda le testimonianze portate dalla difesa. Delle critiche anche per il numero di consulenti chiesti dai legali dei coniugi Romano, cosa definita “non rispettosa” dal presidente della Corte d'Assise. Su questo punto il giudice si è riservato di ridurre le prove ammesse entro i limiti ad egli riconosciuti e ha aggiornato l'udienza al prossimo 4 febbraio.
30 gennaio 2008 Pupia

VIAGGI

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