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venerdì 28 marzo 2008

Erba, verso la perizia psichiatrica per i coniugi Romano

Consulente della difesa: ''Autopsie non soddisfacentI''


Il pm: ''Ok purché sia fatta attraverso l'analisi dei colloqui fatti in carcere''. L'avvocato difensore Enzo Pacia si oppone: "L'opera degli psichiatri in carcere era finalizzata solo a stabilire se gli imputati andavano tutelati da gesti suicidari". Carlo Castagna a Olindo: ''Assassini, dovete restare in cercere, ma separati''. Si riprende lunedì

ascolta la notizia Como, 27 mar. - (Adnkronos/Ign) - Incapaci di intendere e volere. Questo il dubbio da sciogliere nell'aula del Tribunale di Como, dove oggi si è tenuta la quindicesima udienza del processo per la strage di Erba. Un quadruplice omicidio che vede imputati i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi. La possibilità di richiedere una perizia psichiatrica continua ad aleggiare nell'aula.

A rompere gli indugi è stato stamane il pm Massimo Astori che ha proposto la perizia psichiatrica purché sia fatta attraverso l'analisi dei colloqui fatti in carcere. Un vero e proprio diario clinico composto di 42 colloqui per Olindo e 46 per Rosa, in cui vengono scandagliate la psiche dei due coniugi. Gli psichiatri parlano di entrambi come tranquilli, collaborativi, senza tentazioni autolesive.

Una 'diagnosi' quindi sufficiente per il pm, i cui documenti sono stati acquisiti dalla Corte. Ad essi poi si aggiunge l'ennesina confessione di Olindo avvenuta il 29 gennaio 2007 in un colloquio con gli specialisti. Nell'incontro l'uomo si dice non pentito, mentre la moglie, il 13 gennaio 2007, ha ''un po' di rimorso per il bambino ma senza particolare partecipazione emotiva'', scrive uno degli psichiatri. La richiesta di un'eventuale perizia psichiatrica sarebbe così superflua per il pm, già in possesso di un ''diario clinico'' di oltre un anno, ma la difesa non esclude di chiederla presto.

L'avvocato difensore Enzo Pacia ha infatti sottolineato che "l'opera degli psichiatri in carcere è stata solo al fine di stabilire che gli imputati andavano tutelati da gesti suicidari". A decidere eventualmente, sarà la Corte presieduta da Alessandro Bianchi.

Nell'udienza di oggi sono stati ascoltati come testimoni anche tre esperti del Ris, tra cui il colonnello Luciano Garofano. Gli esperti della scientifica hanno parlato di tracce e impronte trovate nella corte di via Diaz a Erba. Carlo Torre, consulente della difesa ed esperto di medicina legale all'Università di Torino, ha poi messo in discussione la consulenza medico legale effettuata sulle 4 vittime.

Torre parla di autopsie ''non soddisfacenti'' eseguite in poche ore nonostante ''lesività molto complesse''. Un'analisi che parte non solo dalla consulenza medico legale ma anche con il supporto di indagini tecniche, l'analisi di alcuni reperti e un sopralluogo. Quanto alla traccia ematica appartenente Valeria Cherubini rinvenuta nell'auto degli imputati, secondo Torre sarebbe stata portata nell'auto dai Romano, ma non necessariamente la sera della strage. L'intervento dei vigili del fuoco e dei primi soccorritori ha infatti reso la corte piena di tracce di sangue, che potrebbero essere state calpestate dagli imputati, ma anche da altri vicini di casa delle vittime.

In una pausa dell'udienza, poi, duro scontro verbale tra Olindo Romano e Carlo Castagna, che ha perso la la moglie, la figlia e il nipote. Castagna avrebbe incrociato lo sguardo dell'ex netturbino, che dalla gabbia gli avrebbe detto: 'Va fa'...''. Rosa Bazzi ha cercato di mettere una mano davanti alla bocca del marito per impedirlo. "Bastardo, assassini tutti e due, devono darvi 50 anni e dovete rimanere divisi. Io non abbasso lo sguardo", ha risposto Castagna ad alta voce.

Durante la prossima udienza, in programma lunedì, Carlo Torre verrà nuovamente ascoltato. Il presidente della Corte Alessandro Bianchi dovrà inoltre decidere se affidare ai Ris di Roma una perizia fonica sul colloquio tra il pm e l'unico sopravvissuto alla strage, Mario Frigerio, avvenuto nell'ospedale Sant'Anna di Como il 15 dicembre 2006. Una perizia richiesta dalla difesa per mettere fine alle divergenze tra i consulenti delle due parti.

Olindo insulta Castagna

COMO - La difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi, imputati per la strage di Erba (Como), ha cercato di smontare la ricostruzione dell’eccidio fatta dalla Procura di Como, ieri, durante la quindicesima udienza del processo. Secondo il consulente dei coniugi Romano, Carlo Torre, ci sarebbero lacune nelle indagini scientifiche e nelle autopsie. Il pm Massimo Astori, invece, ha chiesto la perizia psichiatrica per i coniugi. E c’è stato un duro scontro verbale tra Carlo Castagna, marito, padre e nonno di tre delle vittime, e Olindo. Castagna ha guardato l’ex netturbino. Dalla gabbia, prima che la moglie riuscisse a chiudergli la bocca, la reazione di Olindo è stata: «Vaffan...». L’uomo ha risposto: «Bastardi, siete degli assassini, vi devono dare 50 anni».
27 marzo 2008 Julie News

Strage di Erba, bufera sulle autopsie delle vittime


Il processo Consulente della difesa all'attacco. Contro la perizia psichiatrica il pm si appella a «un anno di osservazioni specialistiche» in carcere
Drammatico scontro in aula con scambio di epiteti tra papà Castagna e Olindo Romano



Gioca d'anticipo, Massimo Astori. Butta sul piatto l'intera posta. Sa che la testimonianza della psicologa del Bassone, Grazia Mercanti - che mercoledì aveva tracciato un profilo dei due imputati ai margini della follia - deve essere depotenziato. Subito. Troppo forte la suggestione di quelle parole. Troppo alta la probabilità che la Corte d'Assise decida di far scrutare l'animo dei coniugi Romano da uno psichiatra.
Il pubblico ministero si rende conto che la strada di una condanna può improvvisamente farsi impervia proprio perché opposta alle montagne russe di una perizia. Il cui esito non è mai prevedibile.
E così, ieri mattina in apertura d'udienza Astori ha chiesto la parola. E ha fatto la sua mossa. La perizia psichiatrica «non serve», ha chiarito Astori. Semplicemente perché c'è già stata.
«Diceva uno dei difensori che bisogna rischiarare gli angoli bui. Noi vogliamo che questo angolo buio venga illuminato, anche perché spesso negli angoli bui i colpevoli trovano la via di fuga processuale. Vi propongo io la perizia psichiatrica. Che si è già svolta». E non per incarico del pubblico ministero. «Vi offro un anno di osservazioni specialistiche. Illumino quell'angolo buio affinchè non si dica che questo processo abbia lasciato sulla strada uno sfondo psichiatrico non sufficientemente chiarito. Dal 9 gennaio 2007 al 2 febbraio 2008, Rosa Bazzi ha avuto 46 visite da due psichiatri esterni. Chiamati dalla direzione carceraria, cosa che ha suscitato anche le proteste dei detenuti. Il signor Romano dal giorno dopo il fermo e sino al 2 febbraio 2008 ha avuto 42 visite psichiatriche, anche lui da due professionisti diversi».
Gli psichiatri hanno osservato Rosa e Olindo settimana dopo settimana. «E hanno annotato un diario», spiega Astori. Che, da consumato attore del processo, sventola il mazzo di carte e lo propone alla Corte. «Chiedo che questa documentazione venga acquisita, per superare definitivamente il dubbio lasciato cadere lungo il corso del processo».
Il dubbio che i due imputati non fossero, al momento del delitto, capaci di intendere e di volere. E per questo motivo non possano essere processati.
Il magistrato, che con un pool di colleghi seguì l'inchiesta sulla strage sin dal primo momento, si permette anche una frecciata a quella parte di stampa che nutre dubbi sulla ricostruzione fatta dalla Procura. «Anche quest'angolo buio può una volta per tutte essere finalmente rischiarato. E nel rischiarare quest'angolo buio penso di portare una nuova luce: l'ennesima confessione dei coniugi Romano».
Nella visita psichiatrica del 29 gennaio 2007, racconta Astori, Olindo riferisce di non pentirsi di quanto fatto. La moglie Rosa, il 13 gennaio, in un discorso interrotto di continuo dal pianto, afferma di «sentire un po' di rimorso per il bambino».
«Di luce, in questo processo, ce n'è anche troppa, tanto che pare che qualcuno abbia preso un 'grande abbaglio'», chiosa il pm citando il titolo di un libro scritto da due cronisti milanesi convinti dell'innocenza dei due imputati.
La replica della difesa è stata immediata. E anche dura, sollecitata peraltro da una pesante considerazione di Astori sulla mancanza di veridicità delle dichiarazioni di Nunzia Chieppa, psichiatra, chiamata dai legali dei Romano per tracciare a sua volta un profilo della coppia. «Il pm ha deciso di produrre documenti, in via preventiva, per opporsi a una eventuale perizia. E ha fatto di questi documenti citazioni distorte, personali, soggettive, disgiunte da ogni valore scientifico - ha detto l'avvocato Enzo Pacia - Ancora una volta in quest'aula si è usato un termine pesante a cui non ci abituiamo più. False sono le interpretazioni di queste cartelle, non il nostro consulente». Pacia ha parlato di «messa in scena» e di «presunte visite psichiatriche» mirate «soltanto a dimostrare» che Olindo e Rosa non avessero intenzioni suicide. «Hanno esaminato unicamente i pazienti al fine di stabilire se andavano tutelati da gesti suicidari. E in tale senso hanno affermato che questo pericolo non esisteva».
«La nostra consulente ha affacciato un dubbio - ha concluso Pacia - Prima di decidere sulla responsabilità penale degli imputati, vediamo chi sono dentro, se capiscono il rito processuale cui sono sottoposti, cerchiamo di capire se fossero capaci di intendere e di volere al momento in cui gli viene attribuito il reato che peraltro contestano. Ci sono due diagnosi diverse, i diari degli psichiatri del carcere vengono citati per dimostrare che i nostri assistiti erano capaci di intendere e di volere e non sarebbero meritevoli di una perizia. Mentre la nostra consulente, «una scienziata, viene definita falsa soltanto perché non aderisce alla tesi dell'accusa».
Alla fine la Corte ha acquisito i diari. Sulla perizia si deciderà in seguito.


Corriere di Como Dario Campione 28 marzo 2008

sabato 22 marzo 2008

Erba: Sarà battaglia in aula sulla voce di Frigerio

PROCESSO PER LA STRAGE DI ERBA

«Questa perizia non corrisponde al vero», attaccano i tre avvocati dei coniugi Romano, Enzo Pacia, Fabio Schembri e Luisa Bordeaux, che ora chiamano in causa, in modo diretto, il consulente della società di Padova che ha effettuato l'ultima 'traduzione' per conto della Corte di Assise di Como. La perizia depositata ieri riporta una frase pronunciata da Mario Frigerio davanti al pm Simone Pizzotti, quattro giorni dopo la strage: «Occhi neri come Olindo».
Ora la perizia ha valore di prova nell'ambito del processo. Le prime parole di Mario Frigerio al suo risveglio dal brutto incubo della strage fanno litigare ancora le varie parti in causa. Secondo Manuel Gabrielli, avvocato dell'unico superstite della strage, la perizia è l'ulteriore conferma della bontà delle dichiarazioni fatte da Mario Frigerio in aula.
E se anche i legali di parte civile leggono favorevolmente l'esito della consulenza, quelli della difesa ribattono che i loro consulenti non hanno trovato traccia di queste parole. Sarà aspra battaglia in Corte d'Assise mercoledì prossimo alla ripresa del processo. Probabile che l'intera registrazione possa essere fatta sentire in aula per cercare di risolvere gli ulteriori contrasti. A Lecco, intanto, ieri ha avuto luogo la prima uscita ufficiale di Azouz Marzouk dalla casa dove si trova agli arresti domiciliari. Un'uscita all'insegna della cortesia. Prima al supermercato vicino a casa, poi in un negozio di frutta e verdura, infine in tabaccheria per le sigarette. Il tutto in un'ora. Tra sorrisi e strette di mano. Ma anche qualche abbraccio e pacche sulle spalle. Azouz ha cancellato così quasi di colpo le polemiche e le proteste per la sua presenza nello stabile di via Trento a Lecco, a due passi dal lungolago, dove si trova da martedì per avere ottenuto una misura meno pesante del carcere dal gip di Como, Luciano Storaci.
E se martedì qualche residente aveva osteggiato il giovane tunisino, rimasto vedovo della moglie nella strage di Erba e poi finito nei guai per spaccio di droga, ieri gli stessi vicini si sono presentati a casa sua con un piatto di pasta fumante. La conferma viene dal legale di Azouz, Roberto Tropenscovino, che ha accompagnato il ragazzo stamane nella sua ora a disposizione per le incombenze quotidiane. «Una situazione che mi ha persino commosso - ha detto Tropenscovino - Ho visto l'affetto vero a dispetto di qualche voce fuori dal coro dei giorni scorsi. Per Azouz, comunque, garantisco io».


Marco Romualdi Corriere di Como 21 marzo 2008

mercoledì 19 marzo 2008

Strage Erba: Frigerio, killer aveva occhi neri come Olindo

19 marzo 2008 alle 17:36 — Fonte: repubblica.it

L’uomo che sgozzò Mario Frigerio aveva gli occhi neri come quelli di Olindo.

A sostenerlo fu lo stesso superstite della strage di Erba durante il primissimo colloquio con il sostituto procuratore Simone Pizzotti avvenuto il 15 dicembre 2006, quattro giorni dopo il massacro. Un particolare inedito emerso solo in queste ore dopo il deposito delle trascrizioni, con la forma della perizia, delle dichiarazioni che l’anziano commerciante rese in ospedale appena uscito dal coma. Rispondendo ad una specifica domanda del magistrato, Frigerio rispose senza esitazioni “occhi neri, come Olindo”. Purtroppo le difficoltà nel parlare causate dalla recisione di una corda vocale, impedirono all’uomo di farsi capire tanto che il Pm pare non si fosse reso conto di quella affermazione che, ora, riemerge proprio dalla perizia disposta dal Presidente della Corte d’Assise di Como, Alessandro Bianchi, e che verrà discussa nell’udienza del 26 marzo.

Il collegio peritale (Massimiliano Favarato di Parma per il Tribunale, Luca Ganzetti di Como per la Procura e da Raffaele Pisani di Rivoli per le difese; le parti civili non hanno nominato alcun perito) nelle loro conclusioni depositate in cancelleria scrivono fra l’altro che il killer di Frigerio “aveva occhi neri, come (Olindo) e abbastanza grossi”. Il nome dell’ex netturbino viene scritto fra parentesi perché l’interpretazione delle parole non è nitida da consentire assoluta certezza. Tuttavia sembra apparire un’ulteriore ‘mazzata’ per la difesa degli imputati(gli avvocati Enzo Pacia, Luisa Bordeaux e Fabio Schembri) che hanno sempre contestato la testimonianza.

Proprio per fugare i dubbi, il tre marzo scorso Bianchi dispose la perizia sui tre colloqui avuti da Frigerio con gli inquirenti. Il primo risale al 15 dicembre 2006, quello in cui fornisce una prima ricostruzione dell’accaduto e una prima descrizione dell’aggressore spiegando che era “un uomo grande e grosso, con la pelle olivastra”. La seconda registrazione, è del 20 dicembre, quando, davanti al luogotenente dei carabinieri di Erba Luciano Gallorini e ai Pm Astorri e Pizzotti, perfeziona il suo racconto indicando in Olindo Romano colui che lo sgozzò.

Strage di Erba, difesa:false perizie su dichiarazioni di Frigerio

(AGI) - Como, 19 mar. - "La relazione del perito nominato dal Tribunale di Como sulle prime dichiarazioni di Frigerio e' falsata. Le cose non stanno cosi', quel nome non viene detto".
E' la prima reazione dell'avvocato Fabio Schembri, che con i colleghi Luisa Bordeaux e Enzo Pacia assiste Olindo Romano e Rosa Bazzi, accusati di essere gli autori della strage di Erba.
Secondo il legale milanese, nel primo interrogatorio, avvenuto il 15 dicembre 2006 davanti al Pm Simone Pizzotti, il superstite "non pronuncia il nome di Olindo, ma non dice neppure qualcosa di lontanamente somigliante. Il perito ci spieghera' il perche' delle sue conclusioni". Nella relazione depositata stamani, infatti, e' riportata una frase che all'epoca nessuno si rese conto fosse stata pronunciata ma che sarebbe stata individuata durante la trascrizione con la forma di perizia disposta dalla Corte d'Assise. Rispondendo a una domanda specifica del Pm Pizzotti, Frigerio risponde: "Occhi neri, come quelli di Olindo. E abbastanza grosso". Una frase che, stando all'avvocato Schembri, non e' assolutamente contenuta nella registrazione di quell'interrogatorio. Proprio in vista delle prevedibili controffensive del collegio di difesa degli imputati, probabilmente mercoledi' prossimo il Presidente della Corte, Alessandro Bianchi, potrebbe decidere di ascoltare direttamente in aula la registrazione. Dal canto suo l'avvocato Manuel Gabrielli, che assiste come parte civile Frigerio, non ha dubbi: "Anche se non serviva, e' l'ennesima conferma che il mio assistito riconobbe senza dubbio il suo carnefice". Dello steso parere l'avvocato Francesco Tagliabue (parte civile per la famiglia Castagna), mentre i colleghi Roberto Tropenscovino e Ruggero Panzeri (parte civile per Azouz Marzouk) ribadiscono: "Il processo e' ormai concluso. La sentenza sta in tutto quello che finora e' emerso". (AGI)

Strage Erba: rinvio audizione per impegni testimoni

18 Marzo 2008, 10:16


COMO - E' stata rinviata l'audizione prevista per oggi nell'ambito del processo sulla strage di Erba, a causa di impegni dei carabinieri dei Ris citati come testi dalla difesa. I difensori di Olindo Romano e Rosa Bazzi hanno convocato i militari che, nella loro relazione conclusiva, non avevano trovato tracce dei coniugi imputati nell'appartamento in cui furono uccise quattro persone e fu gravemente ferito Mario Frigerio, unico sopravvissuto alla strage. (Agr)

Romano continua a proclamarsi innocente. Marzouk esce dal carcere

ERBA (18/03/2008) - Questa mattina si è tenuta la tredicesima udienza del processo a carico di Olindo Romano e Rosa Bazzi per la strage di Erba dell'11 dicembre 2006.

Tra i testimoni chiamati dalla difesa non c'erano gli esperti del Ris di Parma chiamati a rispondere su alcune tracce ematiche trovate nell'auto degli imputati. Nell'aulaal piano terra del Tribunale di Como, sono stati ascoltati alcuni operatori del carcere del Bassone e alcuni assistenti sociali che hanno avuto contatti con i coniugi Romano.

All'inizio dell'udienza la difesa ha chiesto la riammissione di alcuni testimoni e la possibilità di mettere a disposizione della corte le intercettazioni ambientali che riguardano l'unico sopravvissuto alla strage. Elementi su cui il presidente della Corte d'Assise Alessandro Bianchi si è riservato.

Il primo testimone di oggi è stato Pietro Ramon, il vicino di casa delle vittime. La parola è passata, poi, a un volontario dei vigili del fuoco di Erba che è intervenuto pochi minuti dopo la strage.

Nel frattempo Olindo Romano, dal carcere del Bastone di Como, continua a dichiararsi innocente. Sia a un'educatrice del carcere che a un detenuto suo vicino di cella l'uomo, imputato insieme alla moglie Rosa Bazzi per il quadruplice omicidio, non ammette la sua presunta responsabilità nella strage.

«Io non ho fatto niente, nè io nè mia moglie». Sono queste le parole che l'ex netturbino ha detto a Sergio Domenichini, detenuto nel carcere di Como dal 2 giugno scorso. Il vicino di cella di Olindo ha riferito nell'aula del tribunale alcune conversazioni tra lui e l'imputato. «A me - riferisce il detenuto - non si è mai presentato come il mostro di Erba».

Sempre in mattina è giunta la notizia che il Gip di Como, Luciano Storace, ha concesso gli arresti domiciliari ad Azouz Marzouk, marito e padre di due delle vittime della strage. Azouz era stato arrestato il primo dicembre dell'anno scorso per spaccio di droga con alcuni suoi parenti.

L'aggiornamento della misura di sicurezza è stata data dal legale del tunisino, Roberto Tropenscovino, in una pausa del processo per la strage. Azouz trascorrerà gli arresti domiciliari in un appartamento di Lecco nei pressi dello studio del suo avvocato.

Il processo di Erba ricomincerà il 26 marzo prossimo, con altri testimoni della difesa. È infatti saltata l'udienza prevista per il 20 marzo. Un'altra udienza è fissata il 27 dello stesso mese.
Cronaca qui 18 marzo 2008

martedì 18 marzo 2008

Rosa e Olindo, i dubbi restano ancora tanti

Cambia ancora una volta la strategia difensiva del legali di Rosa Bazzi e Olindo Romano. Durante l’ultima sentenza, avvenuta a Como, lo scorso 13 marzo gli avvocati Enzo Pacia, Fabio Schembri e Luisa Bordeaux hanno ricostruito in aula i tempi del quadruplice omicidio, escludendo il coinvolgimento dei propri assistiti.

Per la difesa, non sarebbero mai potuti bastare poco meno di cinque minuti per aggredire, uccidere, appiccare un incendio e poi fuggire via senza essere notati: anche un testimone sembrerebbe aver dichiarato di aver visto le luci dell’appartamento dei Romano spente, la sera dell’11 dicembre, e affermato che alle 19.30 la loro auto già non c’era più.



L’obiettivo dei legali mira a collegare la strage alle aggressioni subite in carcere da Azouz Marzouk, il marito di Raffaella Castagna finito, finito in manette per spaccio di stupefacenti. Si punta quindi a dimostrare il presunto reale movente della strage, riconducibile ad alcuni testimoni depennati precedentemente dal Presidente Alessandro Bianchi della Corte d’Assise.



Si tratterebbe dunque di liti banali che avrebbero portato il tunisino (che nella strage ha perso la moglie e il figlio) a subire aggressioni reiterate da parte di detenuti italiani legati alla criminalità organizzata, costringendolo in questo modo, come raccontato in aula da due agenti della polizia penitenziaria, a cambiare più volte sezione all'interno del penitenziario del Bassone di Como. E secondo gli avvocati, anche Raffaella Castagna, moglie di Azouz, sarebbe stata coinvolta in queste “discussioni” e persino minacciata in un’occasione.



Alcuni testimoni avrebbero raccontato che proprio Raffaella avrebbe riferito di essere stata seguita da un’auto di grossa cilindrata e poi minacciata. Una circostanza confermata anche da Maria Ines Valli, amica della donna, che però ha sottolineato che la Raffaella fosse “molto più spaventata quando era stata seguita dagli imputati … Ricordo il terrore di quando l’hanno seguita e delle tantissime minacce subite da loro”. Il processo riprenderà martedì 18 marzo con la testimonianza di tre carabinieri del Ris di Parma che hanno eseguito alcune analisi sul luogo della strage.

Fiore Angela
Barimia 18 marzo 2008

Erba, e la testimonianza dei Ris diventa un giallo

Edoardo Montolli

Al processo per la strage di Erba oggi doveva essere il giorno dei Ris, il nucleo scientifico dell’Arma che lo scorso ottobre depositò oltre 400 pagine di perizia sulla mattanza di via Diaz 25. Doveva. I Ris infatti hanno annunciato che non saranno in aula. Niente testimonianza, niente particolari sulla notte della strage. Per conoscere la verità delle indagini scientifiche bisognerà aspettare ancora. E dovrà aspettare soprattutto la difesa che sul rapporto dei Ris punta, sin dall’udienza preliminare, per scagionare gli unici imputati della strage, Olindo Romano e Rosa Bazzi. «Nonostante gli sforzi analitici compiuti», scrisse allora il colonnello dei carabinieri Luciano Garofano, non fu possibile trovare tracce di Dna dei due coniugi nella scena del delitto né tracce di sangue delle vittime nell’appartamento di Olindo e Rosa.
I Ris devono spiegare se e come è possibile ripulire dal sangue l’appartamento dei Romano e il locale lavanderia senza lasciare alcun residuo neanche nei vestiti di ricambio. Abiti che peraltro i due coniugi affermano di aver indossato dopo la strage (in pochi secondi, secondo la ricostruzione dell’accusa; in dieci minuti secondo la ricostruzione di Giuseppe Castagna, fratello di Raffaella) e rimessi per recarsi nella caserma dei carabinieri di Erba. E ancora resta da chiarire come mai l’unica traccia di sangue (da schizzo, ndr) del supertestimone Mario Frigerio è sulle scale e non nell’appartamento dove afferma che gli è stata recisa la gola. I Ris saranno anche chiamati a spiegare com’è possibile che il sangue delle vittime arrivi fino al portoncino d’ingresso della palazzina, poi improvvisamente scompaia per tutta la corte, e poi riappaia sull’auto dei due coniugi. E ancora bisognerà fugare ogni dubbio sul «famoso» cerotto che Rosa Bazzi ha consegnato, la sera della strage, ai carabinieri. «Mi ha morso Raffaella», disse la donna in una delle sue confessioni, ma in quel cerotto non c’è traccia di saliva di Raffaella né tracce di Dna di Rosa tra i denti della vittima.
Ma l’aspetto più interessante riguarda le strane tracce di sangue, tra cui quella ritrovata sul balconcino di casa Castagna. I Ris dovranno chiarire che cosa si nasconde dietro quella dicitura che risulta dal rapporto: «Non scientificamente interpretabile». E cioè se la quantità di materiale ematico è insufficiente per stabilire a chi appartengano, o se invece quella traccia di sangue non è né delle vittime né degli imputati. Ma di qualcun altro.
Il Giornale 18 marzo 2008

venerdì 14 marzo 2008

Ci pensa Castagna a smontare tutta la ricostruzione della difesa

venerdì 14 marzo 2008
Toni pacati, ma decisi. La rabbia che cova dentro, il dolore di una famiglia distrutta, ma ancora orgogliosamente unita ed in piedi. E' stato Giuseppe "Beppe" Castagna a cercare di smontare la ricostruzione cronologica fatta ieri mattina in Corte di Assise a Como dai legali di Olindo e Rosa nel processo per la strage di Erba. Una cronologia che per l'avvocato Enzo Pacia è inattaccabile e dimostra come i due coniugi non avrebbero potuto prendere parte al massacro, ma che per il figlio di Castagna è facilmente smontabile. Lo ha fatto ieri sera, con un intervento di oltre 20 minuti, nella trasmissione di Etv "Il Dariosauro", replicando a distanza proprio all'intervento in diretta di Pacia. Castagna ha fatto la sua crono-tabella di quella maledetta sera per arrivare a dire che quanto la difesa dice "non ha senso e non dice nulla".Poi il figlio dell'imprenditore erbese ha anche spiegato i sentimenti della famiglia di fronte al processo ed agli imputati. Si è detto certo della loro colpevolezza ed ha attaccato il collegio di difesa, in particolare l'avvocato Fabio Schembri che sarebbe in contatto - anche perchè nati allo stesso paese in Calabria - con l'autore del libro "Il grande abbaglio" Felice Manti. Posizioni distanti anni luce da quelle del trio della difesa, ma senza polemiche. Beppe Castagna ha concluso il suo lungo intervento, molto articolato e supportato anch'esso con orari, dicendo che "è impossibile poter cercare di scagionare due persone in base a dei tempi per stima. Io stesso - ha aggiunto - non so dire con assoluta precisione a che ora sono arrivato oggi al Tribunale. Eppure sono passate poche ore. Come è possibile dire con precisione cosa è avvenuto l'11 dicembre del 2006, a così tanta distanza di tempo ?".
Ciao Como 14 marzo 2008

giovedì 13 marzo 2008

Strage Erba, "Olindo e Rosa non hanno avuto il tempo di uccidere"

Il processo riprenderà martedì con la testimonianza dei Ris

La difesa ricostruisce in aula i tempi del quadruplice omicidio. ''Non potevano essere sul luogo del delitto e non essere notati da nessuno''. Secondo i legali, le aggressioni subite in carcere da Azouz Marzouk potrebbero essere il movente della strage. Chiesta la riamissione di alcuni testimoni

Como, 13 mar. - (Adnkronos/Ign) - Olindo e Rosa(nella foto)non avrebbero avuto il tempo materiale per commettere il quadruplice omicidio e fuggire dalla corte di via Diaz senza essere visti. E' tutta in una questione di minuti la linea difensiva presentata oggi dagli avvocati dei coniugi Romano, Enzo Pacia, Fabio Schembri e Luisa Bordeaux, nel corso della dodicesima udienza per la strage di Erba. Cronometro alla mano, gli avvocati della difesa hanno ricostruito nel dettaglio quanto avvenuto la sera dell'11 dicembre 2006 e hanno escluso che i loro assistiti possano essere gli esecutori della strage di Erba. Sono le 19.48, secondo le dichiarazioni rese in aula da diversi testimoni, quando il treno con a bordo Raffaella Castagna, una delle quattro vittime, arriva nella stazione di Erba. Nove minuti e la donna, insieme alla madre Paola Galli e al figlio Youssef di 2 anni, arriva nell'appartamento di via Diaz. Alle 20, il vicino e unico sopravvissuto alla strage, Mario Frigerio, sente le urla provenire dall'appartamento di Raffaella. Grida che durato almeno cinque minuti, poi la moglie Valeria Cherubini esce con il cane e al rientro si accorge del fumo che proviene dalla casa di Raffaella. Col marito, va verso l'appartamento per capire cosa sta accadendo ma viene aggredita e uccisa. Sono le 20.21 e, secondo la difesa, solo due minuti più tardi arrivano i primi soccorsi e i primi curiosi. A stento cinque minuti dunque durante i quali i coniugi Romano avrebbero dovuto uccidere quattro persone, riparare nella lavanderia, cambiarsi d'abito e uscire dalla corte senza essere visti da nessuno. Inoltre, sottolinea la difesa, uno dei vicini di casa ''afferma che alle 19.30 e successivamente nell'abitazione dei Romano le luci erano spente e l'auto degli stessi non figurava parcheggiata nella corte''. Per gli avvocati della difesa è questo ''il racconto fedele di quello che il processo finora ha svelato senza nessun dubbio''. Un racconto che dimostrerebbe l'estraneità dei coniugi Romano alla strage e che, secondo i legali, potrebbe essere dimostrata ancora più chiaramente dalla riamissione di alcuni dei testimoni depennati dal presidente della Corte d'Assise Alessandro Bianchi. Un punto questo su cui il presidente ha però mantenuto la sua posizione, pur riservandosi di rivedere la decisione durante il processo. E intanto i cinque testimoni ascoltati oggi hanno fornito ulteriori tasselli per la ricostruzione dei fatti. La difesa punta a collegare la strage con le aggressioni subite in carcere da Azouz Marzouk, il tunisino marito di Raffaella. Liti Liti banali che hanno portato il tunisino (che nella strage ha perso la moglie e il figlio) a subire aggressioni reiterate da parte di detenuti italiani legati alla criminalità organizzata e lo hanno costretto, come raccontato in aula da due agenti della polizia penitenziaria, a cambiare più volte sezione all'interno del penitenziario del Bassone di Como. E secondo gli avvocati, anche Raffaella Castagna, moglie di Azouz, sarebbe stata coinvolta in queste 'discussioni' e persino minacciata in un'occasione. Alcuni testimoni hanno raccontato che proprio Raffaella avrebbe riferito di essere stata seguita da un'auto di grossa cilindrata e poi minacciata. Una circostanza confermata anche da Maria Ines Valli, amica della donna, che però ha sottolineato che la donna ''era molto più spaventata quando era stata seguita dagli imputati. Ricordo il terrore di quando l'hanno seguita e delle tantissime minacce subite da loro''.Il processo riprenderà martedì con la testimonianza di tre carabinieri del Ris di Parma che hanno eseguito alcune analisi sul luogo della strage.

Processo Erba: Rosa, intercettazione inedita

Processo per la strage Attese le mosse della difesa nell'udienza di domani

La donna voleva evitare le ammissioni di Olindo

Sembra seduta su una sedia che scotta. Sa che, nella sala vicina, il pm Massimo Astori sta torchiando il marito. Teme che Olindo possa cedere e così Rosa Bazzi tenta un gesto quasi disperato. Non sapendo di essere 'spiata' dalle cimici piazzate dal magistrato e dai suoi collaboratori. Si avvicina alla giovane agente della polizia penitenziaria del Bassone, sezione femminile, e tenta di 'corromperla'. «Senta - chiede una Rosa Bazzi intenerita - riesce a portare una notizia a mio marito'». La ragazza abbozza un sorriso. «Cosa dovrei dire a suo marito, signora'». «Che mi prendo tutto io' (la colpa della strage, ndr). E glielo dica che a me non pesa stare qui dentro».Ma il tentativo di Rosa va a vuoto. L'agente spiega che non può fare nulla di tutto ciò. «Senta, se lei vuole queste cose le deve dire al magistrato, non a me'».Rosa sospira e chiude gli occhi. Sono le 15.22 del 10 gennaio 2007, giorno in cui i coniugi di Erba hanno confessato la strage. L'interrogatorio di Olindo è appena iniziato e Rosa prova la carta della disperazione. Dal fascicolo della Procura, però, emergono anche altre conversazioni di quel giorno. In diversi orari della giornata. Con una Rosa sempre più agitata. Fino a quando arriva a chiedere alla ragazza che la sorveglia a vista: «Ma adesso che abbiamo detto queste cose, voi ci tratterete male' Mi raccomando di no, ve lo chiedo per mio marito». Una Rosa che si prodiga per limitare i danni di Olindo. Forse perché - come lei stessa ha poi ammesso nella confessione trasmessa in Corte di Assise - si è resa conto di avere «rovinato la vita al marito» con la sua scelta di salire nella casa di Raffaella Castagna. Ma poi tutto questo è stato ritrattato.
Corriere di Como Marco Romualdi

STRAGE ERBA: DOMANI LA PAROLA ALLA DIFESA, SFILANO I PRIMI TESTIMONI

Milano, 12 mar. - (Adnkronos) - Parola alla difesa. Domani, nell'aula del Tribunale di Como, comincera' la sfilata dei primi testimoni pronti a dare voce alla ricostruzione della strage di Erba del collegio difensivo di Olindo Romano e Rosa Bazzi, i coniugi accusati del quadruplice omicidio. E' prevista la testimonianza di alcuni agenti dellla polizia penitenziaria del carcere del Bassone di Como, dove i due indagati sono rinuchiusi dall'8 gennaio 2007. Poi, davanti alla Corte D'assise presieduta da Alessandro Bianchi dovrebbe parlare alcuni vigili del fuoco intervenuti la sera dell'11 dicembre 2006 quando, a colpi di spranga e coltelli, persero la vita Raffaella Castagna, il figlio Youssef, la nonna del piccolo Paola Galli e una vicina di casa, Valeria Cherubini. Si e' salvato solo per miracolo il marito di quest'ultima, Mario Frigerio. Tra i testimoni dovrebbero esserci anche alcuni amici di Raffaella. Secondo la difesa, rappresentata da Fabio Schembri, Luisa Bordeaux ed Enzo Pacia, sia Olindo che Rosa dovrebbero essere presenti alla dodicesima udienza. Lunedi' la gabbia dell'aula, invece, era rimasta vuota per la prima volta dall'inizio del processo.
(Afe/Zn/Adnkronos)
12-MAR-08 20:04

STRAGE ERBA: DOMANI LA PAROLA ALLA DIFESA, SFILANO I PRIMI TESTIMONI

Milano, 12 mar. - (Adnkronos) - Parola alla difesa. Domani, nell'aula del Tribunale di Como, comincera' la sfilata dei primi testimoni pronti a dare voce alla ricostruzione della strage di Erba del collegio difensivo di Olindo Romano e Rosa Bazzi, i coniugi accusati del quadruplice omicidio. E' prevista la testimonianza di alcuni agenti dellla polizia penitenziaria del carcere del Bassone di Como, dove i due indagati sono rinuchiusi dall'8 gennaio 2007. Poi, davanti alla Corte D'assise presieduta da Alessandro Bianchi dovrebbe parlare alcuni vigili del fuoco intervenuti la sera dell'11 dicembre 2006 quando, a colpi di spranga e coltelli, persero la vita Raffaella Castagna, il figlio Youssef, la nonna del piccolo Paola Galli e una vicina di casa, Valeria Cherubini. Si e' salvato solo per miracolo il marito di quest'ultima, Mario Frigerio. Tra i testimoni dovrebbero esserci anche alcuni amici di Raffaella. Secondo la difesa, rappresentata da Fabio Schembri, Luisa Bordeaux ed Enzo Pacia, sia Olindo che Rosa dovrebbero essere presenti alla dodicesima udienza. Lunedi' la gabbia dell'aula, invece, era rimasta vuota per la prima volta dall'inizio del processo.
(Afe/Zn/Adnkronos)
12-MAR-08 20:04

martedì 11 marzo 2008

Video shock di Rosa, "Violentata da Azouz".Il tunisino:" Il racconto di Rosa non merita commenti"

Video shock di Rosa«Violentata da Azouz»

IL TUNISINO: «NON MERITA COMMENTI»

Rosa Bazzi non c'è. La gabbia della Corte d'Assise è vuota. Per la prima volta, anche Olindo, il marito, ha rinunciato a comparire davanti ai magistrati togati e popolari che lo stanno giudicando nel processo per la strage di Erba. Sono rimasti in carcere, i coniugi Romano. Perché, ha spiegato la difesa nei giorni scorsi, non vogliono riascoltare i nastri delle loro confessioni. Quelle rese prima alla Procura, poi al gip. E ancora, i colloqui con lo psichiatra.Non ci sono, Olindo e Rosa. Ma è come se fossero in aula. Perché le loro voci risuonano ugualmente nella lunga aula del Palazzo di Giustizia. Voci registrate. Voci che cambiano, ancora una volta, un quadro processuale in continuo divenire. Adesso è la donna che accusa: «Azouz mi ha violentata». E spiega, in questo modo, anche il movente degli omicidi. La vendetta. Dura. Violenta. Liberatoria. «Quando sono salita vedevo lui (Azouz, ndr), vedevo la scena, quello che abbiamo fatto sul divano. Lui che mi strappava i vestiti, io che pensavo di aver fatto male a Olindo. Mi sentivo addosso il suo odore, potevano esserci cento persone ma io vedevo la sua faccia. Anch'io mi sono tolta una soddisfazione, non c'era nessuna legge, non c'era nessuno che mi aiutava, me la sono fatta da me. E non mi trovo pentita». Le confessioniFacciamo un passo indietro. Dopo la rinuncia dei due imputati di sottoporsi all'esame, la Procura ha voluto far ascoltare ai giudici tutti gli interrogatori resi dai coniugi Romano nel corso della lunga istruttoria, oltre a una serie di intercettazioni ambientali. La difesa, per non essere da meno, ha chiesto la trasmissione integrale del colloquio in carcere di Rosa con Massimo Picozzi, psichiatra nominato dal primo legale della coppia, l'avvocato Pietro Troiano.Una procedura «estenuante», l'ha definita il presidente della Corte, Alessandro Bianchi. Ma anche suggestionante. Di forte impatto emotivo.Sono così stati diffusi gli interrogatori del 10 gennaio, quelli in cui Olindo e Rosa confessavano davanti ai pm la strage. Gli interrogatori di convalida del 12 gennaio, condotti dal gip Nicoletta Cremona. Il colloquio psichiatrico avuto da Rosa con Massimo Picozzi in carcere nel febbraio dello scorso anno e, infine, le dichiarazioni rese sempre da Rosa Bazzi ai sostituti procuratori Massimo Astori e Antonio Nalesso il 6 giugno 2007.La parte più interessante è sicuramente quest'ultima (insieme con il colloquio psichiatrico). Una ricostruzione-fiume della sera dell'11 dicembre, segnata da passaggi assolutamente non credibili.«Quella sera Raffaella e sua madre discutevano, stavano parlando male di me. È arrivato l'Olindo, mi ha preso il ferro dalle mani ed è entrato in casa. 'Cos'è che hai contro di noi'', le ha detto». Raffaella risponde a male parole, spiega la Bazzi. «Allora l'Olindo le ha dato un colpo in testa. Poi ha colpito la madre. La Raffaella s'è alzata, lì non ho capito più nulla. Abbiamo lottato tanto, io e la Raffaella. Le ho dato un colpo in testa abbastanza forte perché quando l'ho presa mi sono arrivati schizzi di sangue. Nel frattempo la mamma mi ha detto: 'Non è giusto che mi fai questo' e io le ho dato una coltellata».Un racconto in cui le due vittime sono colpite a ripetizione e, come nei cartoni animati, si rialzano di continuo. E in cui Rosa si ritaglia pure spazi di improvvisa umanità: «Dopo averla colpita la mamma di Raffaella faceva fatica a parlare e a respirare e le ho messo un cuscino sotto la testa».Lo stuproLa ricostruzione quasi fantascientifica della carneficina della casa del ghiaccio si interrompe bruscamente. Per lasciare spazio a un'altra storia. La presunta violenza sessuale subita qualche settimana prima dell'11 dicembre. Lo stupro commesso da Azouz sul divano del salotto. Rosa Bazzi spiega che il giovane tunisino la molestava di continuo.«Diceva che era cotto di me. Quando aveva rapporti con la Raffaella pensava di stare con me. Tutti i posti in cui andavo, lui c'era, si affacciava al balcone, abbassava i pantaloni, faceva i suoi gesti, tante volte lasciavo perdere, se lo dicevo all'Olindo si incavolava». Poi narra, con dovizia di particolari, la violenza. «Tre settimane prima di quello che ho fatto (i delitti dell'11 dicembre, ndr) lui è arrivato alle 9 con il furgone. Era un martedì, me lo ricordo perché non andavo a stirare, ero libera dal lavoro. Ha suonato il campanello, ho spostato la tenda della sala ma non mi sono affacciata. Dopo ho messo fuori la biancheria, lui era seduto sul marciapiede davanti casa, a fumare. Quella mattina, con la Raffaella, stavano litigando. Erano botte a tutto andare. Io ho messo fuori il piumino. Purtroppo ho il vizio di non chiudere le porte. Quando sono rientrata ho visto un'ombra in cucina. Pensavo fosse Olindo». Invece no. Rosa dice di essersi trovata di fronte ad Azouz. «In quel momento mi sono sentita fredda, ho preso un vaso e gli ho detto di uscire. Ero arrabbiata, tremavo dalla paura, dentro di me stavo male. Lui ha cominciato a dirmi che in galera pensava sempre a me. Gli ho detto se gli mancava una rotella, di tornare dalla moglie che aveva un figlio. Ho fatto uno sbaglio a girarmi, lui mi ha preso, mi ha detto che voleva lasciare la Raffaella ma gli dissi che era Raffaella che voleva lasciare lui. Mi ha strappato la maglietta, ho cercato di difendermi più che potevo ma mi ha sbattuto sul divano. Mi ha detto che avevo un corpo più bello di quello di sua moglie, ho lottato tantissimo, ma mi ha strappato la gonna e le mutandine, si è abbassato i pantaloni e ha fatto quello che aveva da fare. Ha detto che voleva ammazzare l'Olindo, che mi voleva come moglie e di volermi portare al suo Paese. Ho cercato in tutti i modi di dargli calci ma è entrato nel mio corpo».Da quel momento, Rosa Bazzi medita la vendetta. Tre settimane dopo si fa 'giustizia da sola'. Ma Azouz è in Tunisia.

Dario Campione

Il racconto di Rosa non merita commenti»

Il marito di Raffaella: «La amavo troppo per tradirla»La difesa: «Smentiremo la Procura con elementi scientifici»




Ride, in aula Azouz Marzouk. Il tunisino, marito di Raffaella Castagna e padre del piccolo Youssef, due delle quattro vittime della strage di Erba, non riesce a trattenere un sorriso quando la Bazzi parla della presunta attrazione fisica che poi avrebbe portato lo stesso Azouz a violentare l'imputata. Secondo Rosa, in quelle dichiarazioni, uno dei motivi scatenanti della carneficina. Scuote la testa, il giovane tunisino, poi ride, infine si copre il volto.All'uscita il suo pensiero è affidato a un foglietto, l'ennesimo di questo processo, scritto a mano dal suo legale, Roberto Tropenscovino.«Non ho mai tradito Raffaella, la amavo troppo - dice Azouz - Il racconto della bella signora non merita commenti, e comunque, come è facile immaginare, non è mai stata il mio tipo». Tropenscovino poi aggiunge: «Se non fossimo in un processo di Corte d'Assise come questo avremmo potuto farci una risata, perché non si può che sorridere di fronte a una accusa così infamante che, ribadisco, non potrà che portarci nelle giuste sedi per tutelare il nome del mio assistito».Il riferimento è alla querela per calunnia nei confronti dell'ex vicina di casa di Marzouk.Al termine dell'ennesima giornata di ascolti e filmati che riguardano i due imputati, nonché dell'ultima udienza affidata alla guida della Procura, il bilancio degli avvocati di parte civile è comunque più che positivo«La ricostruzione della Procura è stata per l'ennesima volta confermata - dice Francesco Tagliabue, legale della famiglia Castagna - Abbiamo sentito ancora una volta confessioni degli imputati e credo che nessuno possa avere dubbi sul fatto che fossero genuine, non estorte o indotte come la difesa aveva fatto pensare».«La strategia difensiva' Non l'ho ancora capita. Anche il signor Carlo Castagna non riesce a comprendere come mai, dopo tutte queste confessioni, si stia andando avanti con il processo. Attende anche lui di sapere cosa la difesa avrà da dire».Stessa linea tenuta da Manuel Gabrielli, l'avvocato della famiglia Frigerio. «Dopo la testimonianza del signor Mario Frigerio per me il processo è concluso - dice - Adesso sentiremo la difesa ma non ci saranno sorprese». E sul supertestimone: «Frigerio è indispettito dall'atteggiamento della difesa. Lui, quella sera, ha visto il signor Olindo, l'ha ribadito in aula e quindi è infastidito dal fatto che qualcuno possa permettersi di dire che non sia attendibile». «Anche la Corte ha ridotto la lista dei testimoni della difesa - conclude Gabrielli - Siamo in dirittura d'arrivo».Ovviamente di parere opposto l'avvocato della difesa, Fabio Schembri.«Tante cose di quelle udite oggi dalla voce della Bazzi differiscono dalla versione del 10 gennaio. Si parla, ad esempio, di colloqui con le vittime dopo che erano state colpite, di arrivi delle vittime in modo diverso da quanto dice l'accusa, della presenza o meno della luce. Elementi che non sono particolari ma il nocciolo della storia». Quale sarà, dunque, la strategia della difesa' «Confutare l'ipotesi accusatoria della Procura, a partire dalla ricostruzione dei fatti che cercheremo di smentire basandoci solo su dati scientifici».

Corriere di Como 11 marzo 2008 Mauro Peverelli

Erba: La Corte lascia alla difesa solo trenta testimoni

Si torna in aula dopodomani

“Tagliati” i familiari di Marzouk, un consulente e Giuseppe Castagna

All'origine erano 156. Dopo gli interrogatori del pubblico ministero, da sentire ne erano rimasti 119. La difesa, a sua volta, ha rinunciato ad altri 36, arrivando così a 83. La Corte d'Assise, ieri, ha ulteriormente dato un colpo di forbice alla lista dei testimoni dei legali dei coniugi Romano che ora avranno solo 30 nomi su cui contare per far traballare il castello costruito fin qui dalla Procura che sembra inattaccabile.I primi testimoni saranno in aula giovedì, e si partirà subito dalle guardie carcerarie del Bassone. Il chiaro intento della difesa è puntare sui rapporti tesi di Azouz Marzouk all'interno dell'istituto penitenziario lariano. Infatti, tra i 'superstiti' della lista, non a a caso la gran parte ruota attorno al carcere, dalla psicologa della struttura agli assistenti sociali di Rosa e Olindo, da un detenuto che potrebbe conoscere i guai di Azouz al padre spirituale del Bassone, senza dimenticarsi dell'ex direttrice - che dovrebbe riferire sul timore per le minacce ricevute dal tunisino - e della polizia penitenziaria. Gli altri testimoni saranno tre operatori sanitari, due vigili del fuoco, il vicino di casa Pietro Ramon, più un fotografo presente nella corte la sera dell'11 dicembre 2006 e Ben Brahim, senza fissa dimora nordafricano ascoltato anche dai carabinieri e che avrebbe riferito di aver visto e sentito cose utili alle indagini. La difesa chiuderà poi con i suoi consulenti, ovvero Carlo Torre e Valentina Vasino, medici legali, Oscar Candian, Nello Balossino e Nunzia Chieppa. Tra i nomi che invece sono stati depennati figurano i carabinieri di Como ed Erba - molti di loro erano già stati sentiti dal pubblico ministero - Giuseppe Castagna (fratello di Pietro, già testimone in aula), i parenti di Azouz Marzouk e Sarah Gino, medico legale esperto di genetica consulente del trio difensivo composto dai legali Enzo Pacia, Fabio Schembri e Luisa Bordeaux. «Non è detto però che siano solo trenta - ribatte lo stesso avvocato Fabio Schembri - Può essere che possano essere integrati nuovi testimoni in futuro». Non è da escludere nemmeno che gli stessi imputati possano rilasciare nuove dichiarazioni spontanee. Ieri, tra l'altro e per la prima volta dall'inizio del processo, i coniugi Romano non erano presenti in aula. «La scelta di non partecipare era già stata fatta dalla signora Bazzi nell'ultima udienza quando lasciò l'aula - conclude il legale - Il signor Romano sapeva che in questa udienza ci sarebbero stati audio di ulteriori dichiarazioni della signora e ha deciso di non venire. Da giovedì, però, torneranno in aula».Calendario aggiornatoLa Corte d'Assise ha anche aggiornato il calendario delle udienze. Alle rimanenti sei ne sono state aggiunte 12. L'ultima delle quali fissata il 28 di maggio. Data in cui si spera possa arrivare la sentenza per la strage di Erba.

Mauro Peverelli-Corriere di Como

lunedì 10 marzo 2008

Rosa contro Azouz in due confessioni:"Era cotto di me, mi voleva"

lunedì 10 marzo 2008
Si scaldano gli animi nel processo per la strage di Erba. E Rosa Bazzi, anche se oggi non presente in aula, punta l'indice verso Azouz Marzouk in ben due confessioni: il video - choc del febbraio 2007 e quella del 6 giugno 2007. La moglie di Olindo ha accusato apertamente il tunisino di averlo non solo importunata con sguardi e commenti. Ma anche di essesi calato ripetutamente i pantaloni davanti a lei. Fino ad ammettere la violenza sessuale:"Era cotto di me, mi voleva ad ogni costo. Voleva portarmi nel suo paese". Ed ancora:"Lui ha cominciato a dirmi che quando era in galera pensava sempre a me e che avevo un corpo migliore di sua moglie. Ho cercato di difendermi, ma non ce l'ho fatta".E la replica di Azouz è affidata alle parole del suo legale Roberto Tropenscovino con un biglietto ironico letto dall'avvocato all'esterno dell'aula di Assise:"Il racconto della bella signora non merita commenti. Non ho mai tradito Raffaella e comunque, come è facile immaginare, lei non è certo il mio tipo".
Ciao Como

STRAGE ERBA; NELLE CONFFESIONI DI R.BAZZI L'OSSESSIONE DI AZOUZ

Ascoltati in Aula i verbali ritrattati, "non mi trovo pentita"

Milano, 10 mar. (Apcom) - Rosa Bazzi, imputata con il marito Olindo Romano per la strage di Erba, era ossessionata da Azouz Marzouk, il vero obiettivo della sua furia omicida. E' quanto emerge dalle tre confessioni del 2007, poi ritrattate, ascoltate oggi in Aula di fronte alla Corte d'Assise di Como. Quella sera "Era lui il mio scopo - ha detto la Bazzi in lacrime il 24 febbraio di fronte alla telecamera del criminologo Massimo Piccozzi, riferendosi al vicino di casa che l'11 dicembre 2006 ha perso moglie, figlio e suocera -. Vedevo lui sulla Raffaella, sulla mamma, sul bambino e sulla signora di sopra. Vedevo lui che mi sorrideva soddisfatto". Per l'imputata, che come il marito oggi ha deciso, per la prima volta, di non partecipare all'udienza, la strage fu una reazione esagerata, "volevamo solo spaventarli", ai tanti torti subiti dai vicini di casa.
Un calvario culminato, tre settimane prima della strage, in una presunta violenza sessuale da parte di Marzouk, che la donna avrebbe nascosto a tutti, perfino al marito, per paura della sua reazione. "Mi ha preso dalla schiena - ha raccontato la donna il 6 giugno ai pm - e ha incominciato a dirmi che senza di me non ce la faceva più a vivere e che voleva lasciare Raffaella". Il tunisino avrebbe poi cominciato a spogliarla: "Ho cercato di difendermi più che potevo. Lui mi ha preso, mi ha sbattuto sul divano e mi ha strappato i vestiti. Si è abbassato i pantaloni e ha fatto quello che doveva fare: è entrato nel mio corpo". Accuse che hanno suscito la reazione di Azouz, presente in Aula fino al primo pomeriggio: "Non ho mai tradito Raffaella - ha scritto in un messaggio affidato al suo legale che annuncia querele - la amavo troppo. Il racconto della bella signora non merita commenti... E comunque, come è facile immaginare, non è mai stato il mio tipo".
"Non ce la facevo più - ha continuato l'imputata di fronte al criminologo riferendosi alla presunta violenza sessuale subita da Marzouk - Ogni volta che chiudo gli occhi vedo quella scena. Quando sono salita vedevo lui sul divano che mi strappava i vestiti. Non so chi ho colpito perché non si vedeva, pensavo di avere fatto del male anche a Olindo, poi, ho toccato anche il bambino. Mi sentivo addosso il suo odore. Vedevo la faccia di lui che mi sorrideva soddisfatto - ha continuato sempre riferendosi a Marzouk - e anche io mi sono tolta una soddisfazione. Non c'era nessuna legge, nessuno che mi aiutasse, me la sono fatta da me e non mi trovo pentita".
Nel video Rosa Bazzi riferisce di avere vissuto l'aggressione come un gesto di liberazione e di riscatto: "Mi sentivo forte anche io. Quando siamo usciti e loro erano ancora vive - ha detto riferendosi a Raffaella Castagna e alla madre Paola - mi sono detta anche io sono diventata forte. Anche io sapevo che potevo difendermi". Una delle vittime è però il piccolo Youssef: "Ho cercato di tenerlo tranquillo e quando lui mi ha visto mi ha detto ciao, si è tranquillizzato". Poco dopo, ha continuato l'imputata, è intervenuta Raffaella e il bambino "si è messo a gridare e nel momento in cui gridava gli ho puntato il coltello alla gola".
L'undicesima udienza del processo si è conclusa con la decisione della Corte di ridurre, da 150 a una trentina, il numero dei testimoni della difesa che inizieranno a deporre il 13 marzo.
10 marzo 2008

STRAGE DI ERBA / ROSA BAZZI: "AZOUZ MI HA VIOLENTATO" LUI:"NON HO MAI TRADITO RAFFAELLA"

LA STRAGE DI ERBA / LE REGISTRAZIONI
Nonostante l'assenza dei coniugi Romano, all'undicesima udienza del processo sono state ascoltate registrazioni che confermano le confessioni rese al pool di magistrati che indagò sul massacro. La Bazzi sul piccolo Youssef: "Mi ha detto 'ciao' e io gli ho puntato il coltello alla gola"

Como, 10 marzo 2008 - Rosa Bazzi ossessionata da Azouz Marzouk. Perseguitata, picchiata, violentata dal tunisino a cui, secondo l'accusa, avrebbe sterminato insieme al marito Olindo Romano la famiglia. Nell'aula del Tribunale di Como dove è in corso l'undicesima udienza del processo per la strage di Erba viene ascoltata la registrazione dell'interrogatorio del 6 giugno 2007 quando la donna aveva parlato di una presunta violenza sessuale subita dal tunisino tre settimane prima della strage dell'11 dicembre 2006.

Era un martedì mattina, intorno alle 9, quando Azouz era entrato a casa sua. "Mi ha preso dalla schiena -racconta- ha incominciato a dirmi che senza di me non ce la faceva più a vivere e che voleva lasciare Raffaella". E ancora: "Ha cominciato a strapparmi la maglietta -spiega Rosa nell'interrogatorio- ho cercato di difendermi più che potevo. Lui mi ha preso, mi ha sbattuto sul divano e mi ha strappato i vestiti. Si è abbassato i pantaloni e ha fatto quello che doveva fare: è entrato nel mio corpo".

È un racconto ricco di particolari quello della donna che sottolinea: "Lui mi teneva con una forza terribile, mi ha detto che era una cosa bellissima perchè mi voleva a tutti i costi". Una violenza che si consuma in via Diaz nella stessa corte in cui l'11 dicembre 2006 hanno perso la vita quattro persone. Una violenza che secondo la donna si conclude con una minaccia. "Se provavo a parlare -dice Rosa- Azouz avrebbe ucciso Olindo. Lui voleva a tutti i costi portarmi nel suo paese". Nell'interrogatorio Rosa racconta ancora diversi episodi in cui Azouz l'avrebbe picchiata, inseguita, minacciata. "Lui diceva che era cotto di me e dopo avermi violentata mi ha salutato dicendo 'Ciao, sei figa'".

Nell'interrogatorio Rosa racconta poi la sera della strage e la convinzione di avere ucciso anche il tunisino. "Era lui la mia ossessione. Ero convinta -sottolinea- di avere accoltellato Marzouk". Una doccia fredda che per lei arriverà solo alcune ore dopo la strage quando insieme al marito cenano al McDonald's. Qui Rosa dice: "Beh, sono contenta perchè... come si chiama Marzouk l'ho sistemato bene. Olindo mi ha dato come una coltellata alla schiena perchè mi ha detto 'guarda che Marzouk non c'erà. E lì -conclude- sono entrata nel tunnel in cui sono ancora adesso".

YOUSSEF
"Quando mi ha visto mi ha detto 'Ciao' e si è tranquillizzato. Poi si è messo a gridare e in quel momento gli ho puntato il coltello alla gola". Così la Bazzi ricorda nell'interrogatorio del 6 giugno 2007 il momento in cui ha accoltellato Youssef di 2 anni. Il piccolo morirà insieme alla madre Raffaella Castagna, alla nonna Paola Galli e ad una vicina di casa Valeria Cherubini sotto i colpi dei killer. Nell'aula del Tribunale di Como dove è in corso il processo per la strage dell'11 dicembre 2006 risuonano le parole della donna che avrebbe compiuto il quadruplice omicidio. E spunta l'odio verso Raffaella. "Mi ha sempre umiliato, mi ha sempre preso a calci in faccia. Sono una vigliacca perchè non sono mai stata capace di difendermi". Fino alla decisione di fargliela pagare e di ucciderla. "Abbiamo lottato tanto io e Raffaella. Le ho dato un colpo in testa abbastanza forte perchè quando l'ho presa è uscito tanto sangue e due schizzi hanno colpito anche me".

MARZOUK
In un biglietto scritto dal suo legale, Roberto Tropenscovino, Azouz Marzouk dice: ''Non ho mai tradito Raffaella, l'amavo troppo''. ''Il racconto della bella signora - ironizza Azouz - non merita commenti... e comunque, come e' facile immaginare, non e' mai stato il mio tipo!''. Il riferimento è alla presunta violenza sessuale subita da Rosa Bazzi per la quale il tunisino ha gia' querelato l'ex vicina di casa per calunnia.
Quotidiano.net 9 marzo 2008

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