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lunedì 2 febbraio 2009

Strage Erba: donata alla Caritas la casa della mattanza

Strage Erba: donata alla Caritas la casa della mattanza
Lo ha deciso Carlo Castagna che ha perso figlia, moglie, nipotino
(ANSA) - MILANO, 2 FEB - Diventera' un rifugio gratuito per famiglie in difficolta' la casa della strage di Erba. Carlo Castagna l'ha infatti donata alla Caritas.'Abbiamo deciso cosi' perche' cosi' avrebbe voluto mia figlia che ha sempre lavorato nel sociale e che ha sempre voluto aiutare i bisognosi', ha detto l'uomo che nella strage ha perso moglie, figlia e nipotino. La casa e' ancora sotto sequestro, in attesa del processo d'Appello, ma Castagna conta di poterla riavere e risistemare entro l'estate.

sabato 29 marzo 2008

Erba: «Utile la perizia su Olindo e Rosa»

GLI PSICHIATRI


L'interesse attorno al processo per la strage di Erba, considerato da molti osservatori chiuso o «finito» ancora prima di essere celebrato, è tornato a crescere. Sono stati due i fatti importanti che hanno 'riaperto', per così dire, il dibattimento.Primo: la testimonianza della psicologa del Bassone, Grazia Mercanti, la quale ha parlato chiaramente della necessità di un «approfondimento» di analisi della personalità dei due imputati, i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi. Secondo: la lunga deposizione di Carlo Torre, medico legale torinese che ha cercato di ribaltare (peraltro usando argomenti parsi a tratti convincenti) alcune certezze sulla modalità degli omicidi dell'11 dicembre.scintille in aulaLunedì si torna in aula. La Procura di Como, in queste ore, prepara il controesame di Carlo Torre. Si annunciano scintille, anche perché durante la sua deposizione il criminologo piemontese ha usato toni poco amichevoli verso il collega Giovanni Scola, l'anatomopatologo del Sant'Anna al quale venne affidato l'incarico di effettuare le autopsie sui corpi delle vittime.Secondo Torre, la metodologia utilizzata da Scola è stata in alcune circostanze addirittura «incomprensibile». È facile presumere che nel suo controinterrogatorio il pm Massimo Astori usi la mano pesante. D'altronde, il magistrato incaricato di rappresentare la pubblica accusa in Corte d'Assise non ha mai concesso nulla ai testi della difesa. E ha sempre dimostrato una fortissima determinazione nel condurre il sul lavoro, arrivando spesso allo scontro verbale con gli avvocati del collegio difensivo degli imputati.La periziaUna parte decisiva del processo si giocherà, poi, sulla richiesta di perizia psichiatrica. Temuta dall'accusa e dalle parti civili e certo voluta dalla difesa (che tuttavia non l'ha finora chiesta formalmente), la perizia potrà essere decisa ovviamente soltanto dalla Corte d'Assise sulla base di una valutazione di mera opportunità. In funzione, cioè, di una maggiore conoscenza degli imputati e della loro personalità e al fine di giudicarli in modo più sereno.Spiega Sergio Tomaselli, psichiatra comasco: «Pensare che una perizia possa offuscare il giudizio dei magistrati è sbagliato. Semmai, è vero il contrario. Conoscere meglio il funzionamento psichico degli imputati dovrebbe dare ulteriori elementi di giudizio al collegio giudicante. Non è quindi uno svantaggio né un pericolo, vederlo come tale mi riesce difficile e non per motivi professionali».Tomaselli ricorda come «il giudice possa anche decidere senza tenere conto degli esiti della perizia», cosa che dovrebbe rassicurare tutti coloro che temono una riduzione di pena o, addirittura, una dichiarazione di non punibilità per i coniugi Romano.Della stessa idea è anche Roberto Pozzetti, psicologo e magistrato onorario a Milano, responsabile di un progetto nel carcere di Como ('Gente di parola'). «Gli elementi per ritenere opportuno un approfondimento nel caso in questione ci sono, è evidente che è accaduto qualcosa di assolutamente grave e anomalo. Sarebbe interessante e utile comprendere in che termini è successo».A detta di Pozzetti, ogni timore è superfluo. Intanto perché una perizia «non solleva dalle responsabilità i singoli. E poi perché aiuta a capire meglio».Nessuna paura nemmeno delle strategie di camuffamento della personalità. La finzione, per essere espliciti. Il tentativo di apparire matti quando non lo si è affatto, magari per ottenere sconti di pena o regimi carcerari meno rigidi. «Spesso accade che qualcuno tenti questa carta, ma il risultato è scontato. Ci sono metodi per scoprire chi finge di essere folle. Ci sono test specifici e attraverso il lavoro clinico gli psichiatri evidenziano sempre ciò che caratterizza la follia: le idee deliranti, le allucinazioni e il passaggio all'atto violento». Perizia sì, quindi, per gli psichiatri. Ma la decisione finale, come detto, spetterà alla Corte.
Corriere di Como 29 marzo 2008
Dario Campione

domenica 23 marzo 2008

Erba:primi giorni ai dominciliari di un Azouz inappuntabile

Non vuole uscire prima dell'ora stabilita dal giudice. Neppure il piede in cortile.
«Non si sa mai, avvocato». È un Azouz diventato attento e prudente quello che ieri mattina - per la seconda volta da quando è finito agli arresti domiciliari a Lecco - è uscito di casa per andare con l'inseparabile legale a fare la spesa.
Un salto alla macelleria islamica della vicina via Turati, uno al supermercato per acquistare i generi di prima necessità per i prossimi giorni. Di ritorno, anche una puntata alla tabaccheria. Poi di nuovo a casa. Alle 11,28 è davanti al cancello. Due minuti prima dell'orario limite che il gip di Como gli ha concesso per la 'libera uscita' vigilata.
Un saluto veloce ai giornalisti che lo seguono passo passo e si infila in casa. Nell'abitazione in cui deve rimanere agli arresti domiciliari in attesa che finisca 'inchiesta sullo spaccio di droga che lo ha visto finire in carcere con l'accusa di essere stato uno dei referenti del giro dei cosiddetti 'tunisini di Merone'.
Venerdì sera, fuori dalla casa, hanno manifestato alcuni rappresentanti di Forza Nuova, ragazzi di estrema destra. Non erano in molti, ma hanno fatto sentire la loro voce.
Azouz era dentro e non ha sentito nulla. Ma al giovane tunisino, rimasto vedovo della moglie nella strage di Erba, le testimonianze di affetto e di vicinanza, in questi giorni, non sono mancate. Superati quindi la diffidenza iniziale e i primi giorni un po' turbolenti. Ieri mattina, ad esempio, una signora che abita a poca distanza si è avvicinata e gli ha donato un grosso cesto: dentro prodotti alimentari, una colomba, alcune uova di cioccolato. Il giorno prima una vicina gli aveva portato la pasta a casa. «Piccole cose, ma significative - precisa il suo legale Roberto Tropenscovino - Cosa di cui, del resto, non avevo dubbi. I lecchesi si stanno dimostrando generosi come li conosco. Gente che non vuole fastidi, ma che ti dà tanto. E Azouz, fastidi, non ne creerà di sicuro. Garantisco io».
Ieri Azouz è uscito dopo le 10,30 con giornalisti e telecamere al seguito. È andato alla macelleria islamica per prendere la carne e fare due chiacchiere. Poi al supermercato. Una spesa buona, visto che la prossima uscita sarà martedì mattina. È tornato con due grosse borse in mano tra pacche sulle spalle e incoraggiamenti. Alcune signore lo hanno avvicinato per stringergli la mano. Altre lo hanno salutato al passaggio. Qualche commessa si è pure affacciata al negozio anche se con discrezione.
Non sono però mancati i momenti di tensione in via Turati. Quando Azoiuz e il suo avvocato sono passati davanti a uno dei bar più frequentati di Lecco, dalla porta si sono sporti alcuni avventori. Un paio di loro hanno alzato la voce. Invitando Tropenscovino a portare a casa sua il tunisino. «Via da qui - ha urlato uno visibilmente contrariato - Tienitelo tu se ti piace tanto», ha detto l'uomo all'avvocato.
Il quale, da parte sua, ha risposto per le rime. Ed è stato proprio Azouz, in quel caso, ad invitare il legale a lasciare perdere.
«Dai, avvocato, vieni via», gli ha detto a bassa voce. Azouz mercoledì sarà in Assise alla ripresa del processo ai coniugi Romano. Lo accompagnerà il legale e senza alcuna scorta. Il giudice gli ha concesso la possibilità di andare in aula senza particolari vincoli.


Marco Romualdi Corriere di Como 23 marzo 2008

sabato 22 marzo 2008

Erba: Sarà battaglia in aula sulla voce di Frigerio

PROCESSO PER LA STRAGE DI ERBA

«Questa perizia non corrisponde al vero», attaccano i tre avvocati dei coniugi Romano, Enzo Pacia, Fabio Schembri e Luisa Bordeaux, che ora chiamano in causa, in modo diretto, il consulente della società di Padova che ha effettuato l'ultima 'traduzione' per conto della Corte di Assise di Como. La perizia depositata ieri riporta una frase pronunciata da Mario Frigerio davanti al pm Simone Pizzotti, quattro giorni dopo la strage: «Occhi neri come Olindo».
Ora la perizia ha valore di prova nell'ambito del processo. Le prime parole di Mario Frigerio al suo risveglio dal brutto incubo della strage fanno litigare ancora le varie parti in causa. Secondo Manuel Gabrielli, avvocato dell'unico superstite della strage, la perizia è l'ulteriore conferma della bontà delle dichiarazioni fatte da Mario Frigerio in aula.
E se anche i legali di parte civile leggono favorevolmente l'esito della consulenza, quelli della difesa ribattono che i loro consulenti non hanno trovato traccia di queste parole. Sarà aspra battaglia in Corte d'Assise mercoledì prossimo alla ripresa del processo. Probabile che l'intera registrazione possa essere fatta sentire in aula per cercare di risolvere gli ulteriori contrasti. A Lecco, intanto, ieri ha avuto luogo la prima uscita ufficiale di Azouz Marzouk dalla casa dove si trova agli arresti domiciliari. Un'uscita all'insegna della cortesia. Prima al supermercato vicino a casa, poi in un negozio di frutta e verdura, infine in tabaccheria per le sigarette. Il tutto in un'ora. Tra sorrisi e strette di mano. Ma anche qualche abbraccio e pacche sulle spalle. Azouz ha cancellato così quasi di colpo le polemiche e le proteste per la sua presenza nello stabile di via Trento a Lecco, a due passi dal lungolago, dove si trova da martedì per avere ottenuto una misura meno pesante del carcere dal gip di Como, Luciano Storaci.
E se martedì qualche residente aveva osteggiato il giovane tunisino, rimasto vedovo della moglie nella strage di Erba e poi finito nei guai per spaccio di droga, ieri gli stessi vicini si sono presentati a casa sua con un piatto di pasta fumante. La conferma viene dal legale di Azouz, Roberto Tropenscovino, che ha accompagnato il ragazzo stamane nella sua ora a disposizione per le incombenze quotidiane. «Una situazione che mi ha persino commosso - ha detto Tropenscovino - Ho visto l'affetto vero a dispetto di qualche voce fuori dal coro dei giorni scorsi. Per Azouz, comunque, garantisco io».


Marco Romualdi Corriere di Como 21 marzo 2008

mercoledì 19 marzo 2008

Strage Erba: Frigerio, killer aveva occhi neri come Olindo

19 marzo 2008 alle 17:36 — Fonte: repubblica.it

L’uomo che sgozzò Mario Frigerio aveva gli occhi neri come quelli di Olindo.

A sostenerlo fu lo stesso superstite della strage di Erba durante il primissimo colloquio con il sostituto procuratore Simone Pizzotti avvenuto il 15 dicembre 2006, quattro giorni dopo il massacro. Un particolare inedito emerso solo in queste ore dopo il deposito delle trascrizioni, con la forma della perizia, delle dichiarazioni che l’anziano commerciante rese in ospedale appena uscito dal coma. Rispondendo ad una specifica domanda del magistrato, Frigerio rispose senza esitazioni “occhi neri, come Olindo”. Purtroppo le difficoltà nel parlare causate dalla recisione di una corda vocale, impedirono all’uomo di farsi capire tanto che il Pm pare non si fosse reso conto di quella affermazione che, ora, riemerge proprio dalla perizia disposta dal Presidente della Corte d’Assise di Como, Alessandro Bianchi, e che verrà discussa nell’udienza del 26 marzo.

Il collegio peritale (Massimiliano Favarato di Parma per il Tribunale, Luca Ganzetti di Como per la Procura e da Raffaele Pisani di Rivoli per le difese; le parti civili non hanno nominato alcun perito) nelle loro conclusioni depositate in cancelleria scrivono fra l’altro che il killer di Frigerio “aveva occhi neri, come (Olindo) e abbastanza grossi”. Il nome dell’ex netturbino viene scritto fra parentesi perché l’interpretazione delle parole non è nitida da consentire assoluta certezza. Tuttavia sembra apparire un’ulteriore ‘mazzata’ per la difesa degli imputati(gli avvocati Enzo Pacia, Luisa Bordeaux e Fabio Schembri) che hanno sempre contestato la testimonianza.

Proprio per fugare i dubbi, il tre marzo scorso Bianchi dispose la perizia sui tre colloqui avuti da Frigerio con gli inquirenti. Il primo risale al 15 dicembre 2006, quello in cui fornisce una prima ricostruzione dell’accaduto e una prima descrizione dell’aggressore spiegando che era “un uomo grande e grosso, con la pelle olivastra”. La seconda registrazione, è del 20 dicembre, quando, davanti al luogotenente dei carabinieri di Erba Luciano Gallorini e ai Pm Astorri e Pizzotti, perfeziona il suo racconto indicando in Olindo Romano colui che lo sgozzò.

Strage Erba, il perito: Frigerio indicò subito Olindo

COMO (19 marzo) - Il perito incaricato dalla Corte d'Assise di trascrivere le parole pronunciate con un filo di voce da Mario Frigerio nel suo primo colloquio in ospedale con il pm Simone Pizzotti, ha depositato oggi in tribunale le sue conclusioni. Secondo il perito, già quel 15 dicembre 2006 Frigerio avrebbe fatto il nome di Olindo Romano come colui che lo aveva aggredito la sera dell'11 dicembre 2006. Fu poco più che un sussurro, che né il magistrato, né i figli di Frigerio né il suo avvocato, riuscirono a cogliere.

Frigerio avrebbe detto che l'aggressore aveva «occhi neri come Olindo». Non ci sarebbe la certezza al cento per cento che sia stata proprio quella la parola pronunciata, tanto che il perito avrebbe trascritto tra parentesi il nome di Olindo, in quanto la qualità dell'audio non consentiva un'attribuzione certa. L'indicazione, tuttavia, potrebbe smentire la ricostruzione della difesa, che ha sottolineato come, inizialmente Frigerio non avesse chiaramente indicato il vicino di casa come colui che lo aggredì la sera dell'11 dicembre. Solo in un secondo tempo il testimone si mise a piangere e alla fine riconobbe con certezza Olindo Romano.
la Repubblica 19 marzo 2008

venerdì 14 marzo 2008

Ci pensa Castagna a smontare tutta la ricostruzione della difesa

venerdì 14 marzo 2008
Toni pacati, ma decisi. La rabbia che cova dentro, il dolore di una famiglia distrutta, ma ancora orgogliosamente unita ed in piedi. E' stato Giuseppe "Beppe" Castagna a cercare di smontare la ricostruzione cronologica fatta ieri mattina in Corte di Assise a Como dai legali di Olindo e Rosa nel processo per la strage di Erba. Una cronologia che per l'avvocato Enzo Pacia è inattaccabile e dimostra come i due coniugi non avrebbero potuto prendere parte al massacro, ma che per il figlio di Castagna è facilmente smontabile. Lo ha fatto ieri sera, con un intervento di oltre 20 minuti, nella trasmissione di Etv "Il Dariosauro", replicando a distanza proprio all'intervento in diretta di Pacia. Castagna ha fatto la sua crono-tabella di quella maledetta sera per arrivare a dire che quanto la difesa dice "non ha senso e non dice nulla".Poi il figlio dell'imprenditore erbese ha anche spiegato i sentimenti della famiglia di fronte al processo ed agli imputati. Si è detto certo della loro colpevolezza ed ha attaccato il collegio di difesa, in particolare l'avvocato Fabio Schembri che sarebbe in contatto - anche perchè nati allo stesso paese in Calabria - con l'autore del libro "Il grande abbaglio" Felice Manti. Posizioni distanti anni luce da quelle del trio della difesa, ma senza polemiche. Beppe Castagna ha concluso il suo lungo intervento, molto articolato e supportato anch'esso con orari, dicendo che "è impossibile poter cercare di scagionare due persone in base a dei tempi per stima. Io stesso - ha aggiunto - non so dire con assoluta precisione a che ora sono arrivato oggi al Tribunale. Eppure sono passate poche ore. Come è possibile dire con precisione cosa è avvenuto l'11 dicembre del 2006, a così tanta distanza di tempo ?".
Ciao Como 14 marzo 2008

domenica 9 marzo 2008

Erba, undicesima udienza: assenti Olindo e Rosa

«Olindo e Rosa in aula' Decideranno loro come sempre. Ma francamente tendo a escluderlo». Si sbilancia l'avvocato del collegio difensivo, Luisa Bordeaux, alla vigilia dell'undicesima udienza del processo per la strage di Erba che ripartirà domani dopo una settimana di stop.Lunedì scorso, infatti, i due imputati chiesero di lasciare la Corte d'Assise del palagiustizia di Como dopo le dichiarazioni spontanee di Rosa Bazzi e prima - soprattutto - degli audio delle confessioni dei due coniugi davanti ai pubblici ministeri. Domani, in aula, il pm Massimo Astori manderà nuove voci degli imputati. Si sentirà per intero l'interrogatorio che Rosa e Olindo fecero davanti al giudice per le indagini preliminari di Como, Nicoletta Cremona due giorni dopo la confessione in cella. Ma non solo: verrà mandata in onda anche una nuova confessione di Rosa, fatta nel giugno del 2007 al Bassone davanti al magistrato. Molto simile, per non dire identica, a quella di gennaio. Motivi questi che potrebbero convincere la coppia - nuovamente - a disertare l'aula. «Non credo che Rosa e Olindo saranno in aula domani - conferma la Bordeaux - I motivi sono gli stessi della scorsa settimana. Da giovedì prossimo, invece, i Romano torneranno a seguire il processo in Corte d'Assise».Domani, dunque, si riparte dopo una settimana molto travagliata. Più fuori che all'interno dell'aula di Como a dire il vero. Con gli audio delle confessioni di Rosa Bazzi ed Olindo Romani, trasmessi dal pm Astori durante l'udienza scorsa, per poi passare dal video shock a Matrix di una Rosa che piange ed ammette la strage di Erba, per concludere con la fiction dei Ris su Canale 5, molto realistica da sembrare quasi vera, che non ha mancato di sollevare polemiche. L'udienza di lunedì sarà anche l'ultima nella quale prenderà la parola l'accusa. Da quella successiva - che, come detto, sarà giovedì 13 marzo - toccherà alla difesa. Che, così stando le cose, dovrà cercare di rimediare ai punti saldi già portati in aula da un decisissimo Astori. I legali di Olindo e Rosa, che li hanno incontrati nei giorni scorsi, dovranno tirare fuori il meglio dei loro testimoni - un'ottantina quelli che saranno ammessi in aula - per tentare di ribaltare le conclusioni della Procura. Il collegio di difesa si dice certo di riuscirci. La battaglia durerà per tutto il mese. «Abbiamo già un'idea dell'ordine con cui chiameremo i nostri testimoni - commenta al riguardo l'avvocato Fabio Schembri - Di certo non inizieremo già da giovedì con testi per così dire 'importanti'. In parte seguiremo la lista già presentata, ma rinunceremo anche a molti nominativi inseriti». Sempre sul fronte della difesa è da segnalare che il perito Carlo Torre avrebbe già consegnato agli avvocati dei Romano una prima bozza della sua relazione. Il medico legale starebbe lavorando sull'arma del delitto e, più in generale, sulle tracce ematiche e sulla ricostruzione di quanto avvenuto all'interno della palazzina di via Diaz.
Marco Romualdi Corriere di Como 9 marzo 2008

sabato 8 marzo 2008

Strage di Erba:Polemica sulla fiction dei Ris

Polemica sulla fiction dei Ris


Strage di Erba. L'esperto di media Fausto Colombo: «Così si interferisce con un processo in corso»


Avvocati delle parti divisi sulla rispondenza della trama alla realtà


Nomi e luoghi diversi. Un'altra strada e qualche dettaglio sfumato nel canovaccio. Nulla di più. Il resto è stato realmente, drammaticamente, identico. È andata in onda giovedì sera su Canale 5 la puntata della fiction Ris 4 Delitti Imperfetti ispirata alla strage di via Diaz, a Erba. Per la seconda volta (dopo la docufiction dello scorso giugno andata in onda nel corso del programma Matrix sempre su Canale 5, ndr) sia pure nella distorsione naturale di una rappresentazione, è stato possibile partecipare ai fatti dell'11 dicembre 2006.«Hanno ricostruito perfettamente la vicenda e confermato che non ci sono dubbi, sono stati Olindo e Rosa», ha commentato Roberto Tropenscovino, avvocato di Azouz Marzouk. «Più che di fiction parlerei di reality - aggiunge - una ricostruzione ben fatta. Tra l'altro nella realtà vi è un numero ancora maggiore di prove».Tropenscovino non ha dubbi. «Come aveva detto l'ottimo avvocato Pietro Troiano (il primo difensore dei coniugi Romano, ndr) le prove acquisite e le confessioni erano tali da determinare un rito abbreviato subordinato a una perizia psichiatrica. Invece così, in caso di condanna - continua - gli imputati non potranno avere i benefici, credo che otterranno il massimo della pena». Lunedì una nuova udienza. «Si è chiusa la fase in cui abbiamo dimostrato le responsabilità - aggiunge il legale- vediamo quanto saranno bravi i difensori dei Romano a dimostrarne l'innocenza. Ho da tempo il sentore che la difesa chiederà una perizia psichiatrica. Già da settembre ho allertato il nostro perito di parte, il criminologo Francesco Bruno. Gli imputati non sono pazzi ma degli assassini determinati».Manuel Gabrielli, legale dell'unico sopravvissuto alla strage, Mario Frigerio, non ha seguito la fiction. «Non mi interessava - spiega - questo è un processo mediatico, è vero, ma credo che la realtà delle cose dovrebbe avere il suo corso in aula e non in tv». Ora sfileranno i testimoni della difesa. «Credo che i legali dei signori Romano - aggiunge Gabrielli - tireranno fuori le unghie e ogni possibile carta per smontare la ricostruzione della Procura che per me è precisa e inconfutabile». Poco interesse alla fiction anche per Francesco Tagliabue, legale della famiglia Castagna. «Credo che sia un po' presto - ha detto - per realizzare una trasposizione televisiva. Avrebbero dovuto aspettare che tutto fosse accertato in via definitiva anche se, per me, ogni cosa è chiara». In vista della prossima settimana Tagliabue non ha grosse attese. «Molti dei testimoni della difesa sono già stati sentiti - dice - e non credo aggiungeranno molto. Vediamo cosa diranno i pochi che non conosciamo e i consulenti».«Non l'ho vista ma credo non fosse il caso di mandarla in onda durante il processo», così Fabio Schembri uno dei legali del pool difensivo di Olindo e Rosa. «Non conosco la trama della fiction - precisa - ma posso dire che i Ris hanno evidenziato che sulla scena del crimine non vi sono tracce biologiche o ematiche dei coniugi. Inoltre in casa dei Romano non sono state trovate tracce delle vittime». In vista di lunedì Schembri è sibillino. «Sentiremo i testi della difesa. Posso dire che quelli che hanno parlato fino a ora hanno offerto spunti utili».Piaciuta, o meno, la fiction ha creato dibattito e confronto. Il capo degli sceneggiatori di Ris 4 Delitti Imperfetti, Massimo Martella, spiega la scelta di lavorare a stretto giro di cronaca. «Abbiamo scritto la sceneggiatura un mese dopo la confessione - dice - e ci siamo basati sul materiale raccolto fino a quel momento. Poi abbiamo cercato di prendere le distanze dall'originale, ovviamente ci interessava valorizzare il punto di vista dei Ris». Inevitabili, però, alcune valutazioni di opportunità sulla scelta. «È vero - conclude - ma il nostro produttore ha creduto fortemente nel progetto. In genere non scegliamo i grandi casi di cronaca, ma questo episodio è stato emblematico per la sua drammaticità e perché avvenuto, come pare, per liti tra vicini di casa».
Corriere di Como Davide Cantoni

venerdì 7 marzo 2008

Erba, Rosa a Olindo dopo la carneficina:"Così non tisale più la pressione"

ROMA (7 marzo) - «Sono contenta, così non ti sale più la pressione. Niente, io sono contenta di avere fatto quello che abbiamo fatto. Tieni pulita la tua camera». Così parlava Rosa Bazzi, in carcere da 48 ore, rivolta a Olindo Romano, appena dopo aver confessato gli omicidi di Erba, durante un incontro nel parlatoio. La registrazione della conversazione dei due coniugi accusati di aver ucciso l'11 dicembre 2006 Raffaella Castagna, suo figlio Youssef di due anni, la madre della donna Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini, è stata trasmessa in esclusiva dal Tg1.La frase raccapricciante sulla pressione e la raccomandazione al marito chiude la conversazione tra Rosa e Olindo che sembra avvenga in un salotto e, come sottolinea il Tg1, «riporta alla quotidianità, al vivere in completa simbiosi come se non fosse accaduto nulla».Questa l'intercettazione completa del colloquio fra i due coniugi.Rosa: «Ciao».Olindo: «Ciao».Rosa: «Allora senti un po', ho fatto un incontro con loro, ho detto tutta la verità, sono stata io a ucciderli tutti».Olindo: «No aspetta hai detto proprio il vero vero?».Rosa, ridendo: «Vero vero!».Olindo: «Poi mi ha detto l'avvocato che ci faranno fare la visita psichiatrica. Se ti mandano in un ospedale psichiatrico. Anche a me».A questo punto le voci si abbassano, forse immaginano di essere intercettati e, spiega il Tg1, «nessuno dei due fa cenno alle presunte pressioni subite dai carabinieri per confessare».Olindo: «Non sapevo come comportarmi perché non sapevo come finiva, poi quello che c'era mi ha spiegato tutto e allora effettivamente non volevo fare il primo passo senza prima sentire te».Rosa: «Sono contenta così non ti sale più la pressione. Niente, io sono contenta di avere fatto quello che abbiamo fatto. Tieni pulita la tua camera».
Il Messaggero, 7 marzo 2008

Strage Erba, Rosa a Olindo: contenta di ciò che abbiamo fatto

ROMA (Reuters) - "Sono contenta di avere fatto quello che abbiamo fatto". E' quello che Rosa Bazzi disse al marito Olindo Romano, accusato con lei della strage di Erba, durante un incontro in parlatorio, la cui registrazione è stata mandata in onda stasera dal Tg1.

Durante l'incontro, a poche ore dall'ingresso in carcere, Rosa Bazzi, di buon umore, sembra preoccuparsi più per la pressione del marito e per la pulizia della sua cella che non delle accuse.
"Sono contenta così non ti sale più la pressione. Niente, io sono contenta di avere fatto quello che abbiamo fatto. Tieni pulita la tua camera", dice la donna, accusata col marito di avere ucciso, la sera dell'11 dicembre 2006, la 30enne Raffaella Castagna, suo figlio Youssef di due anni, sua madre Paola Galli di 57 e la vicina di casa Valeria Cherubini - il cui marito, Mario Frigerio, rimase invece gravemente ferito ed è il testimone chiave contro Olindo e Rosa - con diverse coltellate e sprangate.
Alla moglie che, tra le altre cose, gli racconta di avere detto agli inquirenti la verità e quindi di essere stata lei "a ucciderli tutti", Olindo risponde: "No, aspetta, hai detto proprio il vero vero?".
Nel processo in corso a Como i due coniugi, che in un primo tempo avevano confessato la strage, hanno ritrattato dicendo di avere ricevuto pressioni dagli inquirenti.
7 marzo 2008

giovedì 6 marzo 2008

Strage Erba: A Matrix il video shock di Rosa Bazzi

«Più picchiavo e più mi sentivo forte»

Chi era in Corte di Assise a Como lo aveva già visto, sia pure in estrema sintesi. Con pochi spezzoni trasmessi in aula martedì 26 febbraio dal pm Massimo Astori durante l'interrogatorio del giornalista Pino Corrias. Ma la stragrande maggioranza del pubblico lo ha visto per la prima volta - in esclusiva - dagli schermi di Canale 5 nella trasmissione 'Matrix' di Enrico Mentana.Martedì sera il video-choc di Rosa Bazzi al Bassone ha lasciato tutti senza fiato. Mentana ha scelto di trasmettere quasi 40 minuti senza interruzioni. Con la moglie di Olindo che spiega e racconta ogni cosa della strage di Erba, dalle motivazioni allo svolgimento. Il video è stato registrato un anno fa nel carcere del Bassone di Como dall'allora consulente dell'avvocato Pietro Troiano, il criminologo Massimo Picozzi. E mette in evidenza una Rosa che parla e parla. Piange e muove nervosamente le mani nei momenti più difficili. Impreca contro le vittime, dice come le ha uccise. Anche il piccolo Youssef: «Al bambino ho fatto tutto io - spiega Rosa - Mio marito non l'ha neppure sfiorato. L'ho preso così' e l'ho ucciso». Poi si affretta a precisare: «Ma guardi che io non l'ho picchiato'».Rosa che racconta e si prodiga in particolari. Poi piange quando indica a Picozzi come ha ucciso Raffaella Castagna. E spiega: «Più picchiavo e più mi sentivo forte' Lo so che sembro pazza a dirlo, ma era così».Ma l'indice di Rosa, stavolta più che mai, è puntato anche contro Azouz Marzouk, da lei descritto sempre con parole spregiative, ma senza nome. A Picozzi prima lascia intendere e poi lo ammette, in lacrime, di avere subito una violenza sessuale. Un particolare mai emerso fino ad allora (febbraio del 2007, ndr) e che la donna sostiene di non aver mai detto neppure all'amato Olindo. Rosa confessa anche un altro aspetto: «Mi sentivo addosso il suo odore, mi sentivo sporca' E così ho deciso di fargliela pagare e sono salita».Prima lei, poi Olindo. Ma nel video c'è anche un'altra confessione inedita: «Pensavo di avere colpito anche lui (riferendosi ad Azouz, ndr). Solo a Como mio marito mi ha spiegato che non c'era in quella casa. Ma io lo continuavo a rivedere davanti ai miei occhi con quel suo sorriso soddisfatto e di sfida».

Strage di Erba: Rosa Bazzi denunciata da legale Azouz

La Bazzi ne risponderà nelle opportune sedi»


«Rosa Bazzi l'ho già denunciata. Ne risponderà nelle opportune sedi». Roberto Tropenscovino, avvocato di Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna e padre del piccolo Youssef, passa al contrattacco e lo fa all'indomani della messa in onda a Matrix dei video di Rosa Bazzi, girati dal criminologo Massimo Picozzi in cui l'imputata parlava a più riprese di una presunta violenza sessuale subita dal tunisino nella sua casa. «È solo un escamotage per coprire la responsabilità di Rosa e Olindo che ritengo massima, piena e totale - dice il legale - Azouz aveva già visto il video per cui non è sorpreso da questa cosa. È scosso ma sapeva di queste accuse nei suoi confronti e non se ne fa un problema».Posizione netta anche da parte di Francesco Tagliabue, legale della famiglia Castagna. «I miei assistiti tengono a precisare - dice l'avvocato - che, rispetto a quanto detto da Rosa nel video, in quella corte se c'era qualcuno che dava fastidio, che era isolato dagli altri e senza rapporti, erano i Romano e non Raffaella. Non vorremmo che passasse il concetto che la reazione è stata provocata da comportamenti di altri perché tutti sanno, e i vicini in aula l'hanno a più riprese confermato, che gli anni duri prima del delitto li ha comunque passati Raffaella e non Olindo e Rosa. I rompiscatole erano i Romano e se c'era qualcuno che dava fastidio non era certo Raffaella». È il turno di Manuel Gabrielli, della famiglia Frigerio. «Le immagini andate in onda a Matrix erano molto forti, però hanno rappresentato ulteriormente aspetti che già conoscevamo degli imputati. Quel video ha reso al pubblico una verità che chi non era in aula non poteva conoscere così bene».Bocche cucite, invece, tra gli avvocati della difesa Enzo Pacia, Fabio Schembri e Luisa Bordeaux che si limitano a dire: «La trasmissione di ieri sera' Nessun commento, i sassolini dalle scarpe li le leveremo più avanti».
Corriere di Como Mauro Peverelli 6 marzo 2008

martedì 4 marzo 2008

"Olly, io sono contenta di aver fatto quello che abbiamo fatto"

martedì 04 marzo 2008
La voce di Rosa Bazzi si sente nitida. Ancora una volta risuona in Corte di Assise a Como al termine di una lunga ed intensa udienza, la decima del processo per la strage di Erba. E' una registrazione ambientale registrata dai magistrati nella sala del Bassone dove Olindo Romano e Rosa Bazzi si incontrano il 10 gennaio del 2007 dopo avere confessato, entrambi, la strage di Erba di qualche settimana prima. Non c'è disperazione nelle loro parole. Anzi: lei è quasi sollevata. Ride spesso, dà consigli ad Olindo su cosa fare in cella, sul mangiare. Lo bacia. Nessun segnale che quelle confessioni fatte sono state la conseguenza di una pressione psicologica di carabinieri e magistrati. Rosa, ad un certo punto, dice anche:"Olly (diminutivo di Olindo ndr), io sono contenta di avere fatto quello che abbiamo fatto". Non si capisce se il riferimento è agli omicidi oppure alle confessioni appena fatte.E lui replica serafico:"Forse stiamo meglio adesso...". Poi ancora la donna che parla:"Non preoccuparti, tu dai forza a me ed io ora la dò a te". Il saluto è "Ciao, bel figo". Poi ognuno va nella rispettiva cella. Doveb tuttora si trovano, ma in condizioni un pò differenti. Rosa ieri è apparsa in netta difficoltà psicologica. Ha fatto una dichiarazione spontanea negando la propria partecipazione alla strage. Si è detta estranea a tutto. "Io e l'Olindo non siamo mai saliti su...", con riferimento all'appartamento del massacro. Poi si è fatta portare via dall'aula. Il processo riprende lunedì 10 marzo.
Ciao Como 4 marzo 2008

lunedì 3 marzo 2008

STRAGE DI ERBA: ASCOLTATE IN AULA LE REGISTRAZIONI

(PRIMA) COMO – Ascoltate in aula le registrazioni dei colloqui tra i coniugi Romano e quelle di entrambi con gli inquirenti. Durante la messa in onda dei colloqui, Rosa Bazzi e Olindo Romano non erano presenti. I due hanno abbandonato l’aula al termine delle dichiarazioni spontanee della donna, in cui aveva ribadito la sua innocenza e quella del marito. Nel primo nastro ascoltato, Olindo annunciava ai Pm di voler dire la verità ma di dovere prima consultarsi con la moglie. In un'altra stanza, nello stesso momento, Rosa ha riferito a un'agente penitenziaria: "Fate sapere a mio marito che mi assumo io tutte le responsabilità, perché lui non c'entra". Sul terzo nastro, in fine, c’è la registrazione della confessione di Rosa. (PRIMA)

STRAGE ERBA: ROSA, SIAMO INNOCENTI E NON SEPARATECI

"Non e' facile essere qui. Con tutto quello che ho subito, con tutto quello che abbiamo subito dai carabinieri. Dicevo sempre che non eravamo stati noi, ma loro insistevano che eravamo stati noi. L'abbiamo detto diverse volte al maresciallo che non eravamo stati noi. Ho tentato piu' di una volta di spiegare, ma non mi hanno mai ascoltato. Io e Olindo non siamo mai saliti, non abbiamo fatto niente... Se serve, forse a ben poco, dirlo, con tutte le dichiarazioni che ci hanno detto di dire". Angela Rosa Bazzi sale sul banco degli imputati ma non si sottopone al contraddittorio con il pm. Si limita a una breve dichiarazione spontanea per ribadire l'innocenza sua e del marito Olindo Romano. Parla per una decina di minuti tra i singhiozzi. Quando finisce chiede che non venga separata dal marito. Subito dopo prende la parola l'avvocato difensore Enzo Pacia per annunciare che i due imputati hanno deciso di non seguire l'udienza di oggi. Olindo e Rosa vengono riportati in carcere. Ci saranno alle prossime udienze.
La Repubblica 3 marzo 2008

venerdì 29 febbraio 2008

Erba.Gli avvocati incontrano Rosa, ma senza la psicologa del Bassone

venerdì 29 febbraio 2008
Gli avvocati di Rosa Bazzi tornano ad incontrarla. Dopo la lunga e difficile giornata di ieri in Corte di Assise - con pianto quasi continuo e la testa fra le mani in segno di disperazione - oggi Enzo Pacia ed i giovani colleghi Schembri e Bordeaux vanno al Bassone per poter parlare con lei. "Ci auguriamo di poter riuscire a tranquillizzarla...", così la Bordeaux ieri lasciando il Tribunale di Como dopo la nona udienza del processo per la strage di Erba. L'incontro di oggi, però, avverrà senza la presenza dela psicologa del carcere del Bassone anche perchè la stessa è stata citata come teste dalla difesa stessa. Il presidente della Corte, Alessandro Bianchi, nel respingere la richiesta di colloquio "allargato" ha detto che la psicologa la potrà visitare prima o dopo, ma non presenziare all'incontro con i legali.Resta da decidere, viste le precarie condizioni psicologiche della donna, se deciderà si sottoporsi all'esame lunedì prossimo in aula alla ripresa del dibattimento. Difficile pensare anche a dichiarazioni spontanee della Bazzi come quelle fatte ieri dal marito Olindo Romano che ha detto di non avere fatto nulla di male. In lacrime, davanti ai giudici, ha ripetuto:"Noi non abbiamo ucciso nessuno... Abbiamo confessato perchè abbiamo deciso di fare i pentiti e perchè pensavamo che in pochi anni saremmo stati fuori".
Ciao Como 29 febbraio 2008

STRAGE ERBA: OLINDO PIANGE, E RACCONTA LA "FALSA CONFESSIONE"

(AGI) - Como, 28 feb. -
La dichiarazione spontanea dell'imputato arriva a raccontare il giorno dell'arresto: "Rosetta mi telefono' dicendomi che c'era una marea di giornalisti. Lei aveva gia' preparato il pranzo e allora sono rientrato da un altro ingresso, quello che da' su via Volta. Quando sono arrivato, i giornalisti mi hanno preso d'assalto. Avevano bloccato tutte le vie d'uscita, tanto che mia moglie e' stata aiutata dai carabinieri a rientrare in casa. Doveva andare da quella famiglia dove fa le pulizie". Ancora in lacrime Romano ringrazia cappellano, psicologa, gli attuali avvocati (Luisa Bordeaux di Lecco, Fabio Schembri di Milano e Enzo Pacia di Como), l'educatrice carceraria. Soprattuto ribadisce il suo alibi: "Quella sera siamo stati al McDonald's di Como. Quando tornammo a casa c'era folla ho viso il signor Castagna, era un uomo distrutto. Abbiamo incrociato lo sguardo, mi vennero in mente le liti, le banalita', perche' lo insultavo. Poi un vicino, che era stato nell'appartamento mi disse che la dentro era peggio di un film dell'orrore".

Prosegue la dichiarazione spontanea di Romano: "Siamo andati avanti a fare i pentiti perche' dovevamo essere credibili. Pensi - dice guardando prima la Corte, poi il Pm Massimo Astori - che disprezzo da parte di quella gente, degli agenti, non di tutti, verso noi che avevamo confessato di aver ucciso un bambino cosa che non avevano fatto". Spiega le sue sensazioni quando l'8 ottobre dello scorso anno, davanti al Gip Vittorio Anghileri, ha fatto la sua clamorosa ritrattazione: "Quando a ottobre ho dichiarato la mia innocenza - ho riacquisto la mia dignita' e abbiamo deciso di lottare per la liberta', per la verita' e basta. Quel che viene, viene. Tutto qua, ecco che cosa avevo da dire'' e cosi' finisce la sua dichiarazione spontanea iniziata alle 11.26 per concludersi giusto un'ora dopo. Poi rinuncia all'esame dell'imputato: "Non sono ancora pronto". Si alza e l'udienza viene sospesa per la pausa pranzo. Olindo, fra l'altro, riferisce che la sera del massacro, rientrando da Como, poco dopo aver saputo delle quattro vittime, aveva incrociato lo sguardo di Carlo Castagna che nell'eccidio dell'11 dicembre 2006 perse moglie, figlia e nipotino. "Quando tornammo a casa c'era folla ho visto il signor Castagna, era un uomo distrutto. Abbiamo incrociato lo sguardo, mi vennero in mente le liti, le banalita', perche' lo insultavo. Volevo chiedergli scusa per quelle discussioni. Non ebbi il coraggio di avvicinarmi a luDopo una breve pausa, su accordo delle parti, si e' proceduto con l'ascolto dell'interrogatorio cui fu sottoposta Rosetta il giorno del suo arresto. Oltre un'ora di registrazione che inizia con il Pm Astori che da lettura del verbale di interrogatorio come persona informata sui fatti reso ai carabinieri nei giorni precedenti l'arresto. In quel verbale sono contenuti i æveleni' che Rosetta riversa contro Raffaella Castagna, ma soprattutto contro Azouz Marzouk, marito di Raffaella, papa' di Youssuf. Vengono riportati quelli che lei ritiene essere æ'strani giri di tossicodipendenti iniziati quando "e' arrivato quello li' (Azouz, ndr)". Rievoca le frequenti liti che sarebbero avvenute fra i coniugi del piano di sopra. "Quando era in carcere le cose erano piu' tranquille, ma poi e' tornato l'inferno insieme alla sua scarcerazione". Poi si passa al racconto di cosa lei e il marito Olly avrebbero fatto il pomeriggio precedente la strage e nei giorni successivi. Un racconto del tutto simile a quello che fece l'ex netturbino per ricostruirsi l'alibi del McDonald's". Tuttavia questo particolare non lo racconto' all'epoca ai Pm Massimo Astori e Mariano Fadda l'otto gennaio dello scorso anno. Parla di tutto, ma non di quel presunto "incrocio di sguardi".

Rosa, mentre l'impianto audio diffonde quelle parole vecchie di oltre un anno, e' nella gabbia. Raggomitolata su se stessa. Indossa un maglioncino bianco. Le braccia incrociate e appoggiate alle ginocchia. Il mento poggiato sulle braccia. Il suo corpo dondola lievemente. Di tanto in tanto porta una mano alla testa. Solo un attimo, poi riabbassa il capo e riprende a ciondolare. Olindo e' li' accanto e ascolta con attenzione, la mano sul mento. Indossa un maglione in lana bianco latte con righe grigie. Probabilmente nella loro mente rivedono le immagini di quell'otto gennaio. L'audio in sottofondo offre il racconto di Rosetta. Alle orecchie piu' attente non sfugge la contraddizione del tabaccaio. Olindo disse che quella sera compero' le sigarette ad Albavilla, Rosa riferidsce di un altro luogo. Di una tabaccheria che si trova a Lipomo, in cima, andando verso Erba, alla salita del San Martino. Respinge fermamente ogni accusa: "Ma perche' ce l'avete con noi? Si e' vero che litigavamo con quelli di sopra, ma mica per questo li abbiamo uccisi noi". Neppure l'invito di Astori a dire "una volta per tutte la verita' perche' con queste prove qualsiasi Corte d'Assise vi da l'ergastolo in cinque minuti, benedetta donna" piega Rosa Bazzi.(AGI)
(AGI)

giovedì 28 febbraio 2008

ROMANO, IN CARCERE TRATTATI COME BESTIE

2008-02-28 13:43

COMO - In carcere "eravamo trattati come bestie". Olindo Romano lo ha detto concludendo le sue dichiarazioni spontanee davanti ai giudici della Corte d'assise di Como. Una scelta così maturata dall'ex netturbino: "Siamo andati avanti a fare i pentiti, perché dovevamo essere credibili, pensi che disprezzo verso di noi da parte di quella gente, degli agenti, non di tutti, che avevamo confessato di aver ucciso un bambino cosa che non avevano fatto". Nella strage, l'11 dicembre del 2006, morirono quattro persone tra cui un bambino di poco più di due anni.

"Ci trattavano come bestie - ha proseguito - è stato un calvario fino a maggio, però, per fortuna, ci sono stati il cappellano, la psicologa e l'educatrice che sono state le uniche persone che non ci trattavano come bestie. Abbiamo cambiato l'avvocato, che non capiva niente. E' stato grazie alla psicologa, che ho recuperato fiducia in me stesso. "Quando a ottobre ho dichiarato la mia innocenza - ha concluso - ho riacquisto la mia dignità e abbiamo deciso di lottare per la libertà, per la verità e basta, quel che viene viene. Tutto qua, ecco che cosa avevo da dire".

"Siamo stati a Como da Mc Donald's": durante le sue dichiarazioni spontanee Olindo Romano é tornato alla versione, resa prima del suo fermo. "Quando arrivai c'era folla - ha detto Olindo - poi ho viso il signor Castagna, era un uomo distrutto. Abbiamo incrociato lo sguardo,mi vennero in mente le liti, le banalità, perché lo insultavo". Poi un vicino, che era stato nell'appartamento gli disse che "era peggio di un film dell'orrore".

"Che cosa dovevo confessare? Noi non abbiamo ucciso nessuno": è quanto ha affermato Olindo Romano. L'imputato per la strage di Erba ha pronunciato queste parole mentre ripercorreva i momenti precedenti la confessione, avvenuta quando, a suo dire, aveva subito pressioni da parte dei carabineri.

Strage di Erba, Olindo: ''Non abbiamo ucciso nessuno''

COMO - “Noi non abbiamo ucciso nessuno". Olindo Romano si esprime così al processo sulla strage di Erba nel tribunale di Como. E senza trattenere l’emozione racconta anche la sua esperienza in carcere, dove – dice – “Ci trattavano come bestie, è stato un calvario, disprezzati perchè avevamo confessato di aver ucciso un bambino. Il giorno in cui ci arrestarono – ha aggiunto - ci sentivamo come fossimo due cani da abbandonare in un canile. Ma non abbiamo fatto nulla".



Durante la sua dichiarazione spontanea Olindo ha poi detto: ''Pentirmi e pensavo fosse il minore dei mali – ha ammesso -. Piuttoso che non vedere mia moglie per sempre, preferisco stare in galera. Mia moglie è tutto quello che ho nella mia vita. Rinuncio a tutto, ma non a lei. Metteteci insieme, lasciateci anche in carcere, ma insieme''.
25 ore 28 febbraio 2008


Riguardo alla sera del quadruplice omicidio, Romano ha spiegato: "quella sera, eravamo al Mc Donald's a Como. Quando arrivammo a casa c'era folla. Poi ho visto il signor Castagna, era distrutto. Abbiamo incrociato lo sguardo, mi vennero in mente le liti, le banalità, perchè lo insultavo".

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