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domenica 23 marzo 2008

Erba:primi giorni ai dominciliari di un Azouz inappuntabile

Non vuole uscire prima dell'ora stabilita dal giudice. Neppure il piede in cortile.
«Non si sa mai, avvocato». È un Azouz diventato attento e prudente quello che ieri mattina - per la seconda volta da quando è finito agli arresti domiciliari a Lecco - è uscito di casa per andare con l'inseparabile legale a fare la spesa.
Un salto alla macelleria islamica della vicina via Turati, uno al supermercato per acquistare i generi di prima necessità per i prossimi giorni. Di ritorno, anche una puntata alla tabaccheria. Poi di nuovo a casa. Alle 11,28 è davanti al cancello. Due minuti prima dell'orario limite che il gip di Como gli ha concesso per la 'libera uscita' vigilata.
Un saluto veloce ai giornalisti che lo seguono passo passo e si infila in casa. Nell'abitazione in cui deve rimanere agli arresti domiciliari in attesa che finisca 'inchiesta sullo spaccio di droga che lo ha visto finire in carcere con l'accusa di essere stato uno dei referenti del giro dei cosiddetti 'tunisini di Merone'.
Venerdì sera, fuori dalla casa, hanno manifestato alcuni rappresentanti di Forza Nuova, ragazzi di estrema destra. Non erano in molti, ma hanno fatto sentire la loro voce.
Azouz era dentro e non ha sentito nulla. Ma al giovane tunisino, rimasto vedovo della moglie nella strage di Erba, le testimonianze di affetto e di vicinanza, in questi giorni, non sono mancate. Superati quindi la diffidenza iniziale e i primi giorni un po' turbolenti. Ieri mattina, ad esempio, una signora che abita a poca distanza si è avvicinata e gli ha donato un grosso cesto: dentro prodotti alimentari, una colomba, alcune uova di cioccolato. Il giorno prima una vicina gli aveva portato la pasta a casa. «Piccole cose, ma significative - precisa il suo legale Roberto Tropenscovino - Cosa di cui, del resto, non avevo dubbi. I lecchesi si stanno dimostrando generosi come li conosco. Gente che non vuole fastidi, ma che ti dà tanto. E Azouz, fastidi, non ne creerà di sicuro. Garantisco io».
Ieri Azouz è uscito dopo le 10,30 con giornalisti e telecamere al seguito. È andato alla macelleria islamica per prendere la carne e fare due chiacchiere. Poi al supermercato. Una spesa buona, visto che la prossima uscita sarà martedì mattina. È tornato con due grosse borse in mano tra pacche sulle spalle e incoraggiamenti. Alcune signore lo hanno avvicinato per stringergli la mano. Altre lo hanno salutato al passaggio. Qualche commessa si è pure affacciata al negozio anche se con discrezione.
Non sono però mancati i momenti di tensione in via Turati. Quando Azoiuz e il suo avvocato sono passati davanti a uno dei bar più frequentati di Lecco, dalla porta si sono sporti alcuni avventori. Un paio di loro hanno alzato la voce. Invitando Tropenscovino a portare a casa sua il tunisino. «Via da qui - ha urlato uno visibilmente contrariato - Tienitelo tu se ti piace tanto», ha detto l'uomo all'avvocato.
Il quale, da parte sua, ha risposto per le rime. Ed è stato proprio Azouz, in quel caso, ad invitare il legale a lasciare perdere.
«Dai, avvocato, vieni via», gli ha detto a bassa voce. Azouz mercoledì sarà in Assise alla ripresa del processo ai coniugi Romano. Lo accompagnerà il legale e senza alcuna scorta. Il giudice gli ha concesso la possibilità di andare in aula senza particolari vincoli.


Marco Romualdi Corriere di Como 23 marzo 2008

sabato 22 marzo 2008

Procura di Como patteggia ma Azouz deve rimpatriare

Angela Oliva del 21/03/2008

COMO. La Procura di Como è pronta a scendere a patti per raggiungere un accordo con Azouz Marzouk, accusato di spaccio di droga. Ma le condizioni poste sono molto severe: una pena superiore a quella proposta e l’immediata espulsione dall’Italia con accompagnamento forzato dal bilocale in via Trento a Lecco all’aeroporto per il rientro in Tunisia, patria natale di Marzouk. L’alternativa è stata proposta dal sostituto procuratore Massimo Astori, titolare dell'inchiesta sul traffico di droga sgominato dalla Guardia di Finanza lo scorso dicembre, che è stato da sempre contrario alla concessione dei domiciliari al 29enne tunisino. L’avvocato di Marzouk, Roberto Tropenscovino, non ha, per adesso, rilasciato nessuna dichiarazione ma si prospetta un futuro difficile per Azouz che potrà scegliere di accettare le condizioni poste dal magistrato concludendo il tutto, rimanendo in Italia, oppure potrà farsi rinviare a giudizio correndo il rischio di incappare in una condanna più severa, rinunciando ai benefici previsti dai riti alternativi, come il patteggiamento, e rimpatriando in Tunisia.
Venerdì 21-03-2008 21:35 Data articolo: 21-03-2008

martedì 18 marzo 2008

Erba/Linea dura della Procura:Azouz resti in carcere

Un altro no alla liberazione del vedovo della strage di Erba, detenuto con l'accusa di spaccio di droga. Il pm si oppone ai domiciliari, ora deve decidere il gip

Azouz Marzouk spera nei domiciliari
COMO - Azouz Marzouk si trova davanti a un altro no alla concessione dei domiciliari.
La richiesta è stata presentata la scorsa settimana dal suo legale Roberto Tropenscovino.
Siamo alla scadenza dei termini in cui il gip deve pronunciarsi sulla concessione o meno degli arresti domiciliari.
Azouz, qualora fosse autorizzato a lasciare la sua cella a Vigevano, non sarebbe ospite di alcuno (a gennaio la famiglia Sancassani si era proposta per accoglierlo) ma andrebbe a vivere da solo in un appartamento a Lecco, non distante dallo studio legale dello stesso Tropenscovino, in centro città.
La Provincia di Como 17 marzo 2008

lunedì 4 febbraio 2008

Erba, Azouz: Lettera di sdegno dal carcere alla coppia accusata

(m.pv.) Una lettera scritta di suo pugno in carcere. Uno sfogo, contro i due imputati, ma anche sulla situazione vissuta in questi giorni di udienze, in attesa di tornare in aula come testimone presumibilmente tra poco meno di un mese. Azouz Marzouk ha consegnato lo scritto nelle mani del suo avvocato, Roberto Tropenscovino, che ieri è andato a fargli visita nel carcere di Vigevano dove il marito di Raffaella Castagna, nonché papà del piccolo Youssef, è rinchiuso con l'accusa di spaccio di droga.Azouz non ha gradito il comportamento di Olindo e Rosa in gabbia, le eccessive (a suo avviso) smancerie, e ne ha dato ampi segni nell'udienza di mercoledì scorso, facendosi cogliere in atteggiamenti di palese nervosismo.Ma il tunisino non può parlare, sfogarsi, dire quello che pensa, circondato dalla polizia penitenziaria. Così non ha trovato altra via che impugnare una penna e scrivere una lettera di sfogo, per liberarsi. Scritto che è ora nelle mani del suo avvocato. Che domani potrebbe rivelarne il contenuto.
Il Corriere di Como 3 febbraio 2008

sabato 2 febbraio 2008

Erba:«Mi piaci, voglio conoscerti». Per Azouz apre anche il fan club

«Mi piaci, voglio conoscerti», scrive una ragazza. Un'altra gli offre un posto di lavoro in un pub di Lissone. Un padre di famiglia che ha perso la mamma in tenera età dice di essergli vicino. Azouz piace. Fa discutere, forse, per l'esposizione mediatica a cui si è sottoposto in questi mesi, ma molte delle lettere che gli sono arrivate in carcere a Vigevano - un centinaio - testimoniano affetto o quantomeno simpatia. A tal punto che un'agenzia di eventi del Torinese sta persino pensando di dar vita a un fan club dedicato al giovane tunisino, che nella strage di Erba ha perso il figlio Youssef, la moglie Raffaella, la suocera Paola Galli e la vicina Valeria Cherubini.«È un tipico fenomeno italiano - spiega Roberto Tropenscovino, legale di Marzouk - la gente comune è attratta dalla persona di Azouz e manifesta solidarietà, o pseudosolidarietà, tramite queste lettere». Ma sono tutte lettere positive' «C'è qualche insulto - risponde il legale - ma soltanto nel 10% dei casi». Quasi tutte le lettere arrivano in carcere a Vigevano, e Azouz cerca di rispondere a ognuna. Qualcuna però viene recapitata anche allo studio dell'avvocato Tropenscovino. «Una persona di Milano si dice disponibile a ospitarlo in caso di arresti domiciliari - racconta il legale - un'altra dice di essere un padre di famiglia che ha perso la mamma in giovane età, perciò manifesta la sua vicinanza ad Azouz. C'è anche una ragazza di Varese che gli dice 'mi piaci, voglio conoscerti'. O un'altra che gli offre un lavoro in un pub di Lissone». L'agenzia piemontese si chiama 'La Diva Eventi', ha sede a Settimo Torinese ed è gestita da Flaviana Raso, che sta pensando di aprire un fan club di Azouz. Come mai' «Martedì scorso (giorno di inizio del dibattimento in Corte d'Assise, ndr) ho visto un sacco di ragazzi con il cellulare che volevano fotografare a tutti i costi Azouz - risponde Flaviana Raso - Mi sono resa conto che Marzouk è un personaggio che piace, poi credo che molti siano rimasti toccati dal suo dramma». In cosa consisterebbe' «Innanzitutto, si dovrebbero radunare un po' di persone che hanno in simpatia Azouz. Poi, potremmo anche creare un merchandising ad hoc, oppure più avanti alcune serate in discoteca».E a chi potrebbe accusarla di fare business su una tragedia, Flaviana Raso risponde che «sono mamma e posso immaginare il dolore per la perdita di un figlio. E prima di giudicare, la gente dovrebbe vivere certe esperienze. Non penso certo che Azouz sia il "vedovo allegro", come qualcuno l'ha definito. Anzi, magari certi atteggiamenti fanno parte di una sorta di autodifesa. Il dolore non si può tradurre in comportamenti».
Corriere di Como Andrea Bambace 1 febbraio 2008

martedì 29 gennaio 2008

Como. Processo Erba, arrivato Azouz Marzouk

martedì 29 gennaio 2008 09.59

09.10: C'è fila davanti al tribunale di Como per la prima udienza del processo ai coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi accusati della strage di Erba dove l'11 dicembre 2006 furono uccise quattro persone. Già arrivato il tunisino Azouz Marzouk, marito e padre di due vittime. In carcere a Vigevano, nel pavese, per spaccio di droga, è scortato dalla polizia penitenziaria.
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