Non vuole uscire prima dell'ora stabilita dal giudice. Neppure il piede in cortile.
«Non si sa mai, avvocato». È un Azouz diventato attento e prudente quello che ieri mattina - per la seconda volta da quando è finito agli arresti domiciliari a Lecco - è uscito di casa per andare con l'inseparabile legale a fare la spesa.
Un salto alla macelleria islamica della vicina via Turati, uno al supermercato per acquistare i generi di prima necessità per i prossimi giorni. Di ritorno, anche una puntata alla tabaccheria. Poi di nuovo a casa. Alle 11,28 è davanti al cancello. Due minuti prima dell'orario limite che il gip di Como gli ha concesso per la 'libera uscita' vigilata.
Un saluto veloce ai giornalisti che lo seguono passo passo e si infila in casa. Nell'abitazione in cui deve rimanere agli arresti domiciliari in attesa che finisca 'inchiesta sullo spaccio di droga che lo ha visto finire in carcere con l'accusa di essere stato uno dei referenti del giro dei cosiddetti 'tunisini di Merone'.
Venerdì sera, fuori dalla casa, hanno manifestato alcuni rappresentanti di Forza Nuova, ragazzi di estrema destra. Non erano in molti, ma hanno fatto sentire la loro voce.
Azouz era dentro e non ha sentito nulla. Ma al giovane tunisino, rimasto vedovo della moglie nella strage di Erba, le testimonianze di affetto e di vicinanza, in questi giorni, non sono mancate. Superati quindi la diffidenza iniziale e i primi giorni un po' turbolenti. Ieri mattina, ad esempio, una signora che abita a poca distanza si è avvicinata e gli ha donato un grosso cesto: dentro prodotti alimentari, una colomba, alcune uova di cioccolato. Il giorno prima una vicina gli aveva portato la pasta a casa. «Piccole cose, ma significative - precisa il suo legale Roberto Tropenscovino - Cosa di cui, del resto, non avevo dubbi. I lecchesi si stanno dimostrando generosi come li conosco. Gente che non vuole fastidi, ma che ti dà tanto. E Azouz, fastidi, non ne creerà di sicuro. Garantisco io».
Ieri Azouz è uscito dopo le 10,30 con giornalisti e telecamere al seguito. È andato alla macelleria islamica per prendere la carne e fare due chiacchiere. Poi al supermercato. Una spesa buona, visto che la prossima uscita sarà martedì mattina. È tornato con due grosse borse in mano tra pacche sulle spalle e incoraggiamenti. Alcune signore lo hanno avvicinato per stringergli la mano. Altre lo hanno salutato al passaggio. Qualche commessa si è pure affacciata al negozio anche se con discrezione.
Non sono però mancati i momenti di tensione in via Turati. Quando Azoiuz e il suo avvocato sono passati davanti a uno dei bar più frequentati di Lecco, dalla porta si sono sporti alcuni avventori. Un paio di loro hanno alzato la voce. Invitando Tropenscovino a portare a casa sua il tunisino. «Via da qui - ha urlato uno visibilmente contrariato - Tienitelo tu se ti piace tanto», ha detto l'uomo all'avvocato.
Il quale, da parte sua, ha risposto per le rime. Ed è stato proprio Azouz, in quel caso, ad invitare il legale a lasciare perdere.
«Dai, avvocato, vieni via», gli ha detto a bassa voce. Azouz mercoledì sarà in Assise alla ripresa del processo ai coniugi Romano. Lo accompagnerà il legale e senza alcuna scorta. Il giudice gli ha concesso la possibilità di andare in aula senza particolari vincoli.
Marco Romualdi Corriere di Como 23 marzo 2008
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domenica 23 marzo 2008
martedì 18 marzo 2008
Concessi i domiciliari a Azouz Marzouk
Il gip ha accolto la richiesta dei suoi avvocati nell'ultimo giorno utile
L'uomo, marito e padre di due vittime della strage di Erba, era in carcere per questioni di droga
Marzouk esce dal tribunale (Lapresse)
COMO - Il giudice per le indagini preliminari di Como, Luciano Storace, ha concesso gli arresti domiciliari ad Azouz Marzouk, marito e padre di due delle vittime della strage di Erba. Azouz era stato arrestato il primo dicembre dell'anno scorso per spaccio di droga in concorso con alcuni suoi parenti.
DOMICILIO A LECCO - La notizia è stata data dal legale del tunisino, Roberto Tropenscovino, in una pausa del processo per la strage che vede oggi assente Azouz. Il tunisino trascorrerà gli arresti domiciliari in un appartamento di Lecco nei pressi dello studio del suo avvocato. La richiesta dei domiciliari, già avanzata oltre un mese fa, era stata in un primo tempo respinta. Oggi, con i termini per la decisione in scadenza, il gip ha concesso ad Azouz di lasciare il carcere.
Corriere della Sera 18 marzo 2008
L'uomo, marito e padre di due vittime della strage di Erba, era in carcere per questioni di droga
Marzouk esce dal tribunale (Lapresse)
COMO - Il giudice per le indagini preliminari di Como, Luciano Storace, ha concesso gli arresti domiciliari ad Azouz Marzouk, marito e padre di due delle vittime della strage di Erba. Azouz era stato arrestato il primo dicembre dell'anno scorso per spaccio di droga in concorso con alcuni suoi parenti.
DOMICILIO A LECCO - La notizia è stata data dal legale del tunisino, Roberto Tropenscovino, in una pausa del processo per la strage che vede oggi assente Azouz. Il tunisino trascorrerà gli arresti domiciliari in un appartamento di Lecco nei pressi dello studio del suo avvocato. La richiesta dei domiciliari, già avanzata oltre un mese fa, era stata in un primo tempo respinta. Oggi, con i termini per la decisione in scadenza, il gip ha concesso ad Azouz di lasciare il carcere.
Corriere della Sera 18 marzo 2008
martedì 8 gennaio 2008
Arresti domiciliari ad Azouz. Formalizzata la richiesta
ACCUSATO DI SPACCIO DI DROGA
«Sono qui per chiedere gli arresti domiciliari. Secondo me, ora come ora, non ci sono più motivi per una custodia cautelare in carcere. Inchiesta quasi finita, non ravviso alcun motivo di fuga, reiterazione del reato, e tantomeno di inquinamento delle prove». Si è presentato così, moderatamente fiducioso, Roberto Tropenscovino al Tribunale di Como. Il legale lecchese di Azouz Marzouk ha prima fatto un salto nell'ufficio del pm Massimo Astori e poi è salito al piano superiore nell'ufficio del gip Luciano Storaci, che oltre un mese fa ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare per il 27enne tunisino che nella strage di Erba del dicembre 2006 ha perso la moglie, il figlio di 2 anni e la suocera.L'avvocato ora chiede l'uscita di Azouz dal carcere di Vigevano dove il tunisino è detenuto perché accusato di spaccio di droga assieme a un gruppo di connazionali. Non ha formalizzato la richiesta di scarcerazione, ma almeno gli arresti domiciliari. E per questo Tropenscovino, per essere credibile al massimo, ha anche indicato una famiglia dell'hinterland lecchese che sarebbe disposta - in mancanza di un altro luogo adatto - a ospitare il giovane tunisino nel periodo di 'domiciliari': padre operaio, madre casalinga e due figli adolescenti. Sono disposti ad avere Azouz con loro da sera a mattina, anche se dovranno fare i conti con il prezzo della notorietà. Lo sanno e hanno accettato i rischi. Loro ci hanno messo la buona volontà per dare un tetto ad Azouz, il suo legale pure.Adesso, però, la parola decisiva spetta al gip Storaci, lo stesso che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare un mese fa. Prima dovrà sentire il parere - comunque non vincolante sulla decisione finale - del pm Astori che si dovrà pronunciare sul sì o sul no all'uscita di Azouz dalla cella. Nel decidere, però, il giudice dovrà certo tenere conto della sistemazione prevista da Tropenscovino per Marzouk, ma anche dei nuovi sviluppi dell'inchiesta sullo spaccio. Le oltre 100 persone che sono state finora sentite dagli inquirenti, coordinati dal pm Astori, avrebbero spesso tirato in ballo proprio Azouz come presente al momento dello scambio della droga. E se la sua posizione, inizialmente, sembrava defilata tanto da far pensare a una facile scarcerazione, ora non sarebbe più così. E non si spiegherebbe altrimenti la lunga permanenza in carcere al pari degli altri fermati: oltre un mese in cella, senza alcun passo ufficiale se non da parte di altri due indagati, la cui richiesta di scarcerazione è stata però rigettata dal gip e dal Tribunale del Riesame. Ora tocca ad Azouz. La decisione sulla sua possibile uscita dal carcere di Vigevano è attesa entro sabato prossimo. Cinque i giorni di tempo che il gip ha a disposizione e che probabilmente si prenderà per intero.Azouz, intanto, sembra non avere ripercussioni di 'immagine', anche se è da diverso tempo che non si vede in tv o sui giornali. A fine mese, quasi in contemporanea con l'inizio del processo per la strage di Erba, è prevista l'uscita degli occhiali da sole che portano il suo nome. In fase avanzata anche il progetto del libro di Marzouk, scritto in queste lunghe settimane di carcere e in vendita forse già entro l'estate prossima.
Marco Romualdi
«Sono qui per chiedere gli arresti domiciliari. Secondo me, ora come ora, non ci sono più motivi per una custodia cautelare in carcere. Inchiesta quasi finita, non ravviso alcun motivo di fuga, reiterazione del reato, e tantomeno di inquinamento delle prove». Si è presentato così, moderatamente fiducioso, Roberto Tropenscovino al Tribunale di Como. Il legale lecchese di Azouz Marzouk ha prima fatto un salto nell'ufficio del pm Massimo Astori e poi è salito al piano superiore nell'ufficio del gip Luciano Storaci, che oltre un mese fa ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare per il 27enne tunisino che nella strage di Erba del dicembre 2006 ha perso la moglie, il figlio di 2 anni e la suocera.L'avvocato ora chiede l'uscita di Azouz dal carcere di Vigevano dove il tunisino è detenuto perché accusato di spaccio di droga assieme a un gruppo di connazionali. Non ha formalizzato la richiesta di scarcerazione, ma almeno gli arresti domiciliari. E per questo Tropenscovino, per essere credibile al massimo, ha anche indicato una famiglia dell'hinterland lecchese che sarebbe disposta - in mancanza di un altro luogo adatto - a ospitare il giovane tunisino nel periodo di 'domiciliari': padre operaio, madre casalinga e due figli adolescenti. Sono disposti ad avere Azouz con loro da sera a mattina, anche se dovranno fare i conti con il prezzo della notorietà. Lo sanno e hanno accettato i rischi. Loro ci hanno messo la buona volontà per dare un tetto ad Azouz, il suo legale pure.Adesso, però, la parola decisiva spetta al gip Storaci, lo stesso che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare un mese fa. Prima dovrà sentire il parere - comunque non vincolante sulla decisione finale - del pm Astori che si dovrà pronunciare sul sì o sul no all'uscita di Azouz dalla cella. Nel decidere, però, il giudice dovrà certo tenere conto della sistemazione prevista da Tropenscovino per Marzouk, ma anche dei nuovi sviluppi dell'inchiesta sullo spaccio. Le oltre 100 persone che sono state finora sentite dagli inquirenti, coordinati dal pm Astori, avrebbero spesso tirato in ballo proprio Azouz come presente al momento dello scambio della droga. E se la sua posizione, inizialmente, sembrava defilata tanto da far pensare a una facile scarcerazione, ora non sarebbe più così. E non si spiegherebbe altrimenti la lunga permanenza in carcere al pari degli altri fermati: oltre un mese in cella, senza alcun passo ufficiale se non da parte di altri due indagati, la cui richiesta di scarcerazione è stata però rigettata dal gip e dal Tribunale del Riesame. Ora tocca ad Azouz. La decisione sulla sua possibile uscita dal carcere di Vigevano è attesa entro sabato prossimo. Cinque i giorni di tempo che il gip ha a disposizione e che probabilmente si prenderà per intero.Azouz, intanto, sembra non avere ripercussioni di 'immagine', anche se è da diverso tempo che non si vede in tv o sui giornali. A fine mese, quasi in contemporanea con l'inizio del processo per la strage di Erba, è prevista l'uscita degli occhiali da sole che portano il suo nome. In fase avanzata anche il progetto del libro di Marzouk, scritto in queste lunghe settimane di carcere e in vendita forse già entro l'estate prossima.
Marco Romualdi
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