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sabato 22 marzo 2008

Procura di Como patteggia ma Azouz deve rimpatriare

Angela Oliva del 21/03/2008

COMO. La Procura di Como è pronta a scendere a patti per raggiungere un accordo con Azouz Marzouk, accusato di spaccio di droga. Ma le condizioni poste sono molto severe: una pena superiore a quella proposta e l’immediata espulsione dall’Italia con accompagnamento forzato dal bilocale in via Trento a Lecco all’aeroporto per il rientro in Tunisia, patria natale di Marzouk. L’alternativa è stata proposta dal sostituto procuratore Massimo Astori, titolare dell'inchiesta sul traffico di droga sgominato dalla Guardia di Finanza lo scorso dicembre, che è stato da sempre contrario alla concessione dei domiciliari al 29enne tunisino. L’avvocato di Marzouk, Roberto Tropenscovino, non ha, per adesso, rilasciato nessuna dichiarazione ma si prospetta un futuro difficile per Azouz che potrà scegliere di accettare le condizioni poste dal magistrato concludendo il tutto, rimanendo in Italia, oppure potrà farsi rinviare a giudizio correndo il rischio di incappare in una condanna più severa, rinunciando ai benefici previsti dai riti alternativi, come il patteggiamento, e rimpatriando in Tunisia.
Venerdì 21-03-2008 21:35 Data articolo: 21-03-2008

martedì 18 marzo 2008

Concessi i domiciliari a Azouz Marzouk

Il gip ha accolto la richiesta dei suoi avvocati nell'ultimo giorno utile

L'uomo, marito e padre di due vittime della strage di Erba, era in carcere per questioni di droga


Marzouk esce dal tribunale (Lapresse)
COMO - Il giudice per le indagini preliminari di Como, Luciano Storace, ha concesso gli arresti domiciliari ad Azouz Marzouk, marito e padre di due delle vittime della strage di Erba. Azouz era stato arrestato il primo dicembre dell'anno scorso per spaccio di droga in concorso con alcuni suoi parenti.

DOMICILIO A LECCO - La notizia è stata data dal legale del tunisino, Roberto Tropenscovino, in una pausa del processo per la strage che vede oggi assente Azouz. Il tunisino trascorrerà gli arresti domiciliari in un appartamento di Lecco nei pressi dello studio del suo avvocato. La richiesta dei domiciliari, già avanzata oltre un mese fa, era stata in un primo tempo respinta. Oggi, con i termini per la decisione in scadenza, il gip ha concesso ad Azouz di lasciare il carcere.


Corriere della Sera 18 marzo 2008

Erba/Linea dura della Procura:Azouz resti in carcere

Un altro no alla liberazione del vedovo della strage di Erba, detenuto con l'accusa di spaccio di droga. Il pm si oppone ai domiciliari, ora deve decidere il gip

Azouz Marzouk spera nei domiciliari
COMO - Azouz Marzouk si trova davanti a un altro no alla concessione dei domiciliari.
La richiesta è stata presentata la scorsa settimana dal suo legale Roberto Tropenscovino.
Siamo alla scadenza dei termini in cui il gip deve pronunciarsi sulla concessione o meno degli arresti domiciliari.
Azouz, qualora fosse autorizzato a lasciare la sua cella a Vigevano, non sarebbe ospite di alcuno (a gennaio la famiglia Sancassani si era proposta per accoglierlo) ma andrebbe a vivere da solo in un appartamento a Lecco, non distante dallo studio legale dello stesso Tropenscovino, in centro città.
La Provincia di Como 17 marzo 2008

lunedì 18 febbraio 2008

Strage di Erba, arrivano le udienze che contano: si parte domani

Si entra nel vivo. Il processo per la strage di Erba inizia a riservare udienze davvero importanti. Fin da quella di domattina (inizio ore 9 in Corte di Assise a Como) quando sfileranno davanti ai giudici due dei carabinieri che hanno attivamente lavorato per risolvere il caso: si tratta di Luciano Gallorini, luogotenente e comandante della stazione di Erba, e del suo vice Luca Nesti. Loro i primi ad essere sentiti da Pl e difensori. Poi sarà la volta di due ex vicini di casa di Raffaella Castagna per spiegare alcune circostanze particolari tra cui una chiave dell'appartamento della donna ceduta inavvertitamente ai coniugi Romano e mai restituita.Ma il processo entrerà nel suo clou già da venerdì, prossima udienza in programma. Per quella data sono convocati in Tribunale altri testi importanti del Pm Astori: si tratta della famiglia Castagna (papà Carlo ed i due figli), nonchè il genero Azouz Marzouk che verrà a deporre direttamente dal carcere di Vigevano dove è tuttora rinchiuso per l'inchiesta sullo spaccio di droga. Oltre a loro, però, venerdì saranno sentiti anche i due figli (Elena ed Andrea) di Mario Frigerio, il superstite. Udienza clou di tutto il dibattimento, però, quella di martedì 26 febbraio quando è atteso proprio Frigerio in aula. E con lui quel giorno anche il conculente del Pm che ha eseguito l'accertamento genetico sulla macchia di sangue trovata sull'auto di Olindo Romano: sangue di Valeria Cherubini, la moglie di Frigerio, una delle quattro vittime. Giovedì 28 ultima sfilata di testi dell'accusa tra cui il giornalista Pino Corrias autore del libro "Vicini da morire".
Ciao Como 17 febbraio 2008

mercoledì 13 febbraio 2008

STRAGE DI ERBA, NUOVE TRADUZIONI DEL CODICE DI OLINDO

«Perdonateci Olindo e Rosa». L'enigma si scompone pezzo a pezzo. Una nuova pagina del 'Codice Olindo' sembrerebbe essere stata aperta. Frecce e piccoli arabeschi sono trasfigurati, ancora una volta, in lettere e parole. Un nuovo possibile significato è stato decrittato. Ma la sfida è stata più difficile. Nei mesi trascorsi in carcere al Bassone, Olindo Romano, l'ex netturbino di Erba accusato con la moglie Rosa Bazzi della strage di via Diaz, sembra aver affinato la tecnica, complicato i passaggi e, talvolta, commesso errori (magari volontari) che hanno deviato il lavoro di chi ha tentato di comprendere cosa potesse celare un segno di penna tracciato su una Bibbia. La richiesta di perdono, ad esempio, campeggia subito sotto la scritta, in chiaro, «chi sa capisce». Capire, già. Il 'Codice' si fa sempre più aggrovigliato. «È inserito in mezzo a simboli che non hanno significato apparente - spiega Gregorio Guidi, ricercatore universitario che ha ottenuto la nuova, possibile, chiave e lavorato con altri colleghi alla soluzione del primo crittogramma - si accompagna a pezzi del primo 'Codice' e a passaggi tuttora oscuri. Inoltre le parole non sono suddivise ma scritte in sequenza, fatto che ha complicato non poco il lavoro».«Questa la pagano» appare dal 'Codice' fra le righe di una pagina fitta di annotazioni, non crittografate, in cui Olindo racconta della mattina in cui qualcuno (probabilmente la moglie Rosa) trovò un micio abbandonato. E ancora. Poche parole, «Uccidere è una cosa istiva» (un'abbreviazione per 'istintiva', probabilmente). Nella stessa pagina, in una colonna a fianco, Olindo annota, senza simboli: «Mi hanno chiesto di ripensare alle emozioni alle sensazioni che ho provato in quei giorni». La data dell'appunto è del 28 settembre 2007.Assume i contorni del viaggio, di una geografia priva di mappe, tutta da capire, l'itinerario oscuro che il 'Codice' disegna. Anche in questo nuovo crittogramma, così come nel primo, non manca il presagio o, forse, l'auspicio: «Noi moriremo insieme il nostro vero patto il giorno (') alle (') quando ci siamo sposati se tutto va male il nostro (') anniversario di matrimonio sarà l'ultimo». È la pagina in cui Olindo chiede di essere cremato, dà indicazione sul luogo ma lascia libera Rosa di decidere diversamente. Chiede che i suoi organi non vengano donati e poi si giustifica: «Non è cattiveria credetemi».Promessa e patto. Parole che ricorrono frequenti. A volte senza 'Codice', a volte tra frecce e triangoli: «Il patto» compare anche come ritaglio di giornale. «Una promessa un debito poi insieme per sempre». «Il secondo 'Codice' è stato sicuramente più difficile da decifrare - sottolinea Guidi - ci sono simboli che cambiano significato. Per esempio, una specifica freccia a volte viene usata per la 's', a volte per la 'i'». Questa volta un supporto alla statistica è arrivato anche dall'intuito. «Ha aiutato la decodifica il fatto che il contenuto di alcune righe di testo si poteva sospettare -continua il ricercatore - Ad esempio, ho cercato le parole «Rosa», «Olindo» e «Amore». Rimangono però alcune parti da interpretare, sono state scritte usando un alfabeto simile ma non identico».Nonostante gli ostacoli e una continua gimcana fra chiavi e slittamenti di senso, Guidi è sicuro del suo lavoro. «Al 99% - dice il giovane studioso - tutto torna. Sono praticamente sicuro del risultato. Questa chiave porta un testo quasi del tutto coerente. Si tenga conto che per verificare le ipotesi ho lavorato su alcune parti di 'Codice'. Quindi ho provato ad applicarle ad altre che non avevo mai visto. Il risultato mi sembra armonico».

Il Corriere di Como Davide Cantoni 12 febbraio 2008

lunedì 11 febbraio 2008

STRAGE ERBA:UDIENZA SOSPESA CAUSA OMICIDIO

Como, 11:44

La quinta udienza del processo in corte di assise a Como per la strage di Erba e' stata sospesa alle 11,30 perche' due dei testimoni convocati, due carabinieri, hanno dovuto accorrere a Mariano Comense, dove una donna ha ammazzato il marito per poi costituirsi. L'udienza riprendera' alle 14,30. Questa mattina sono stati sentiti sette testimoni dell'accusa: un avvocato che si era occupato delle querele incrociate tra Raffaella Castagna e i coniugi Romano, due ex vicini di casa (madre e figlio), quattro amici di Raffaella che il 21 agosto 2001 erano nell'appartamento dove e' avvenuto il massacro per festeggiare il compleanno della ragazza. Nel pomeriggio, oltre ai due carabinieri, saranno sentiti altri tre testimoni.
La Repubblica 11 febbraio 2008

STRAGE DI ERBA: UNO 007 PER I MOSTRI




DETECTIVE TORINESE DIFENDE OLINDO E ROSA

Candian, 42 anni, è docente all'Ire di Bologna

OSCAR CANDIAN EX CONSULENTE DELLA PROCURA


di GIUSEPPE LEGATO
TORINO Era a Lugano il giorno che lo chiamò l'avvocato Fabio Schembri. In piazza della Riforma c'era il sole caldo di inizio estate e sul lungo lago i battelli attraccavano pieni di turisti. Glielo disse senza giri di parole: «Difendo Rosa Bazzi e Olindo Romano. Ti porto delle carte. Studiatele e dimmi cosa ne pensi. Mi serve il tuo aiuto». Lui, scherzando, rispose: «Se vi serve una via di fuga per scappare, mi dispiace ma non posso darvi una mano». Oscar Candian, investigatore torinese di 42 anni si ritrovò cosi, da un momento all'altro, nel bel mezzo dell’episodio più cruento degli ultimi anni: la strage di Erba. Lavora per la difesa dei coniugi Romano insieme al professor Carlo Torre, già impegnato nella difesa di Annamaria Franzoni nel processo di Cogne. Ha il compito di smontare, se mai ci riuscirà, le accuse di omicidio di cui gli stessi indagati si sono assunti la responsabilità con una confessione spontanea in carcere un pomeriggio di qualche mese fa: «Sono stato io» ha detto Olindo. Poco dopo ha parlato anche Rosa. I particolari della follia di due persone ossessionate dall'odio dei vicini di casa sono conosciute. Come ancora vive nella mente di tutti sono le immagini dei due presunti assassini che ridono in cella nella prima udienza del processo per l'omicidio di Raffaella e Youssef Castagna, Paola Galli e Valeria Cherubini. A Oscar Candian tutto questo non interessa. «Penso a lavorare soltanto sui dati oggettivi. Del can-can mediatico me ne infischio. Cerco delle prove che non siano stati loro. E un'idea me la sono fatta. La spiegherò ai giudici quando ci sarà l'audizione». Qualche anticipazione: «Le loro confessioni non combaciano assolutamente con la scena del crimine. Ovvero: non c'è traccia né di Rosa né di Olindo nella casa dei Marzouk. E se la criminologia ha una legge è proprio questa: trovare tracce degli indagati nella casa delle vittime». Un passato da consulente delle procure di Torino, Milano, Bologna, Roma e Firenze, Candian oggi è docente all'Ire (istituto ricerche esplosivistiche) di Bologna dove insegna Ied (riconoscimento e identificazione di trappole esplosive). A Torino, nel 1999, ha fondato un'agenzia di investigazione - Stealth - ma lavora in questo settore da 25 anni. Lui li ha guardati a lungo Olindo e Rosa. Che idea si è fatto? «Che più che due persone, siano una sola». Si spieghi meglio: «Vivono un rapporto simbiotico. Lui confessa e lei si accolla la colpa. E viceversa. Lui chiede di stare con lei, lei non può fare a meno di lui. Un rapporto morboso». Sull'ossessione verso i vicini di casa che avrebbe portato all'omicidio di 4 persone solleva dubbi su dubbi: «Tra il movente del delitto e la ferocia dell'atto c'è una sperequazione troppo grande. I livelli di gravità non combaciano». Rosa e Olindo dunque, secondo Candian, non possono essere stati. Ma ci sono i rilievi dei Ris e le confessioni degli indagati. Insomma, difenderli sembra una mission impossibile: «Secondo me, anche se non voglio sforare in considerazioni psicologiche, Rosa e Olindo hanno mentito. Si sono inventati tutto. E ancora oggi non capisco perché non sia stata fatta una perizia psichiatrica su questi due soggetti. Mi sono sembrate due personalità molto strane che necessiterebbero di grossi approfondimenti». Sul monitor del computer nel suo studio della Crocetta scorrono le immagini dei sopralluoghi dei Ris. «Hanno fatto un lavoro straordinario lo riconosco, ma non basta. Hanno trovato tracce di Rosa e Olindo soltanto nella casa di Rosa e Olindo. Qualcosa non torna. E poi la scena del crimine era quella di un mattatoio. Chiunque fosse uscito da lì dentro avrebbe lasciato una traccia. O volete dirmi che Rosa Bazzi era una casalinga cosi brava a pulire?».
La Stampa 10 febbraio 2008

Strage Erba: domani in udienza amici di Raffaella

10 feb 20:59
COMO - Dodici persone sono citate tra i testimoni di domani nella nuova udienza del processo per la strage di Erba. Tra questi due vicini di casa delle vittime e dei due imputati, Olindo Romano e Rosa Bazzi. Saranno chiamati a testimoniare anche alcuni amici di Raffaella persenti ad una lite con i vicini il 21 agosto del 2005. Nel calendario delle udienze, il 22 febbraio ci saranno i familiari della Castagna, Carlo, padre di Raffaella e marito di Paola Galli, vittima della strage, e i suoi figli. Dovrebbe toccare anche ad Azouz Marzouk. Il 26, invece, dovrebbe esserci la deposizione di Mario Frigerio, unico sopravvissuto. (Agr)

domenica 3 febbraio 2008

Matematici e ricercatori universitari a caccia dei segreti nel 'Codice Olindo'

(d. cant.) Palline, linee, crocette. Simboli, forse. Il 'Codice Olindo' - un oscuro crittogramma composto da disegni e scarabocchi, emerso dalle pagine della Bibbia che l'uomo accusato della strage di Erba ha compilato in carcere (nella foto) - potrebbe presto essere svelato. Il 'codice' potrebbe nascondere una chiave. Forse una confessione. Oppure essere l'ennesima frase d'amore per la moglie Rosy.La lunga serie di bizzarri segni non sembra essere entrata al centro delle indagini o aver marcato, almeno per ora, la linea difensiva dei coniugi erbesi. Forse può avere un senso in chiave psicanalitica ma questa è materia per esperti e consulenti. Intanto un pool di giovani ricercatori sta studiando, per curiosità e per sfida, la questione. Tra loro anche il matematico lariano Roberto Frigerio, ricercatore universitario. L'indagine è lanciata.Menti sofisticate e abituate all'intuizione contro quella di un ex netturbino. Potrebbe anche rivelarsi un bluff. Uno scarabocchio lineare, con qualche ripetizione, ma nulla più. Il 'Codice Olindo' è un tassello della sciarada, uno dei tanti di questa complicata vicenda. Chissà che non possa risultare decisivo. La risposta potrebbe essere vicina.

sabato 2 febbraio 2008

Strage di Erba: Lunedì verrà ascoltato medico legale. Oscurate le immagini più crude.

Venerdì 01-02-2008 22:21

Le prossime deposizioni

Altro orrore in aula di Corte di Assise a Como. Scontato e inevitabile visto che si sta parlando di una autentica strage, quella della corte di via Diaz. L'udienza in programma lunedì mattina, la terza della serie, sarà come le prime due improntata a racconti inevitabilmente forti. Su tutti quello che farà davanti a giudici, pubblico ministero e avvocati Giovanni Scola, il medico legale dell'ospedale Sant'Anna.Lui ha effettuato l'autopsia sulle quattro vittime della mattanza, lui sarà chiamato a ricostruire ferite e colpi subiti da Raffaella, Youssef, Paola e Valeria. Da Scola, rimasto pure lui colpito dalla brutalità di quanto visto appena entrato in quella casa, il pm Astori cercherà di sapere anche se quelle ferite da lui riscontrate sono compatibili con l'azione di una sola o più persone. Ed infine l'ora della morte dei quattro sotto i colpi di spranga e coltello. Un racconto, il suo, che sarà supportato anche da foto e diapositive scattate in quella tragica sera sul luogo del delitto. Supporto tecnologico che il pm lariano ha già utilizzato nelle prime due udienze. I particolari più crudi verranno però oscurati a pubblico e giornalisti. Non solo Scola, lunedì mattina. Prima di lui è atteso in aula il perito della Procura Massimo Bardazza, già contattato in passato per spiegare incendi e distruzioni varie. A lui il compito di illustrare ai giudici dove si è sviluppato il rogo in casa Castagna e da quali punti è partito. Mercoledì il comandante dei pompieri di Erba, Ferruccio Miotto, aveva parlato di due punti di innesco, rispettivamente nella camera matrimoniale vicina al corridoio e nella cameretta del piccolo Youssef.
Marco Romualdi

Erba:«Mi piaci, voglio conoscerti». Per Azouz apre anche il fan club

«Mi piaci, voglio conoscerti», scrive una ragazza. Un'altra gli offre un posto di lavoro in un pub di Lissone. Un padre di famiglia che ha perso la mamma in tenera età dice di essergli vicino. Azouz piace. Fa discutere, forse, per l'esposizione mediatica a cui si è sottoposto in questi mesi, ma molte delle lettere che gli sono arrivate in carcere a Vigevano - un centinaio - testimoniano affetto o quantomeno simpatia. A tal punto che un'agenzia di eventi del Torinese sta persino pensando di dar vita a un fan club dedicato al giovane tunisino, che nella strage di Erba ha perso il figlio Youssef, la moglie Raffaella, la suocera Paola Galli e la vicina Valeria Cherubini.«È un tipico fenomeno italiano - spiega Roberto Tropenscovino, legale di Marzouk - la gente comune è attratta dalla persona di Azouz e manifesta solidarietà, o pseudosolidarietà, tramite queste lettere». Ma sono tutte lettere positive' «C'è qualche insulto - risponde il legale - ma soltanto nel 10% dei casi». Quasi tutte le lettere arrivano in carcere a Vigevano, e Azouz cerca di rispondere a ognuna. Qualcuna però viene recapitata anche allo studio dell'avvocato Tropenscovino. «Una persona di Milano si dice disponibile a ospitarlo in caso di arresti domiciliari - racconta il legale - un'altra dice di essere un padre di famiglia che ha perso la mamma in giovane età, perciò manifesta la sua vicinanza ad Azouz. C'è anche una ragazza di Varese che gli dice 'mi piaci, voglio conoscerti'. O un'altra che gli offre un lavoro in un pub di Lissone». L'agenzia piemontese si chiama 'La Diva Eventi', ha sede a Settimo Torinese ed è gestita da Flaviana Raso, che sta pensando di aprire un fan club di Azouz. Come mai' «Martedì scorso (giorno di inizio del dibattimento in Corte d'Assise, ndr) ho visto un sacco di ragazzi con il cellulare che volevano fotografare a tutti i costi Azouz - risponde Flaviana Raso - Mi sono resa conto che Marzouk è un personaggio che piace, poi credo che molti siano rimasti toccati dal suo dramma». In cosa consisterebbe' «Innanzitutto, si dovrebbero radunare un po' di persone che hanno in simpatia Azouz. Poi, potremmo anche creare un merchandising ad hoc, oppure più avanti alcune serate in discoteca».E a chi potrebbe accusarla di fare business su una tragedia, Flaviana Raso risponde che «sono mamma e posso immaginare il dolore per la perdita di un figlio. E prima di giudicare, la gente dovrebbe vivere certe esperienze. Non penso certo che Azouz sia il "vedovo allegro", come qualcuno l'ha definito. Anzi, magari certi atteggiamenti fanno parte di una sorta di autodifesa. Il dolore non si può tradurre in comportamenti».
Corriere di Como Andrea Bambace 1 febbraio 2008

venerdì 1 febbraio 2008

Cala il pubblico in aula. Ieri soltanto 19 biglietti

L'impatto mediatico

Alle 10.40 di ieri mattina, erano solo 19 i biglietti assegnati per entrare in aula ad assistere al processo per la strage di Erba. Un crollo nell'interesse dei cittadini che nei giorni scorsi avevano spinto il Palazzo di Giustizia lariano a prevedere eccezionali misure di sicurezza. In realtà l'assedio rimasto è solo quello mediatico, mentre i posti a sedere in fondo all'aula della Corte d'Assise sono per gran parte del tempo vuoti. Il processo per la strage di Erba riprenderà adesso il prossimo lunedì, quando - sempre alle 9 della mattina - in aula si presenteranno altri testimoni dell'accusa, ovvero un esponente di Lariosoccorso, un consulente del pubblico ministero Massimo Astori, le colleghe di lavoro di Raffaella Castagna e, su tutti, il medico legale Giovanni Scola, colui che compì le autopsie sui corpi dei quattro cadaveri trovati nell'appartamento di via Diaz. Facile immaginare che proprio su Scola si concentreranno le attenzioni maggiori di accusa e difesa.

Olindo e Rosa incontrano Pacia:"Ci interessa solo stare assieme"

giovedì 31 gennaio 2008
Una sola cosa loro vogliono:"Stare assieme il più possibile. In carcere o nell'aula della Corte di Assise di Como. Solo questo...". Una richiesta arrivata prima da Olindo Romano e poi da Rosa Bazzi. Pressante, forte, intensa. I coniugi erbesi accusati della strage di via Diaz oggi hanno incontrato per la prima volta il più noto dei tre avvocati che li assistono, Enzo Pacia. 45 minuti con Olindo, altrettanti con la moglie in incontri separati. Da entrambi Pacia si è fatto raccontare molto. Da entrambi ha avuto la stessa richiesta:"Stare assieme". Poi entrambi hanno ripetuto che non c'entrano nulla con quella tremenda mattanza:"Si sono detti estranei a tutto". Pacia è rimasto molto colpito dai loro racconti. Tanto da ammettere, dopo una giornata intensa, che il faccia a faccia è stato ben più difficile del previsto:"Non è facile parlare con loro, questo no. Necessitano di attenzione particolare. Bigogna approfondire alcuni aspetti della loro personalità. Perizia psichiatrica ? Non l'ho mai detto...".All'incontro di oggi erano presenti anche gli altri due legali, Bordeaux (che ha assistito a quello con Rosa) e Schembri (quello con i marito). I due, supportati da un Pacia che sembra essere tornato indietro di 20 anni, si sono detti più che convinti e tranquilli. "Riusciremo a dimostrare che le accuse a loro carico sono del tutto infondate". Non la pensa così il Pm Massimo Astori, titolare dell'inchiesta. A suo giudizio le prove finora raccolte bastano ed avanzano per poter chiedere la condanna all'ergastolo dei coniugi di via Diaz.
Ciao Como

VIAGGI

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