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mercoledì 20 febbraio 2008

Olindo ritratta in aula:"Non avrei mai pensato di sentire tanto..."

martedì 19 febbraio 2008
Rabbia, sconcerto, tanta incredulità. Le reazioni del giorno dopo sono queste. Compatte ed unanimi. Le parti civili del processo per la strage di Erba reagiscono così dopo le parole di Olindo Romano che ieri in Assise a Como ha parlato di un lavaggio del cervello subito prima della sua confessione. Il più allibito di tutti è chi in questa strage ha perso tre persone, Carlo Castagna. Oggi, parlando con il suo legale Francesco Tagliabue, si è lasciato andare ad uno sfogo:"Avvocato, mai avrei pensato di sentire tanto...". Sconcerto che non è solo il suo, ma anche quello dei figli dell'imprenditore brianzolo, pronti - venerdì mattina - a deporre davanti ai giudici.L'incredulità della famiglia Castagna è anche quella di Mario Frigerio, il superstite della strage. Relazionato dai figli di questo inatteso sviluppo, l'uomo ha reagito con veemenza:"Si è sentito offeso di queste parole - ha precisato il suo legale Mario Frigerio -. Ne ha parlato con i figli ed è deciso come non mai ad andare in aula e ripetere che lui quella sera è stato aggredito e ferito da Olindo. Più tranciante Roberto Tropenscovino che assiste Azouz Marzouk:"Non ha sentito il mio assistito (sempre in carcere a Vigevano per lo spaccio di droga ndr), ma posso dire personalmente che quella ritrattazione avrà un effeto boomerang spaventoso. Vedrete...".

Strage Erba, le parti civili: «Strategia difensiva senza uscita»

I commenti degli avvocati

«Ha imparato benissimo la lezione e ha mostrato una grande freddezza, lucidità e intelligenza. Comunque, ci aspettavamo prima o poi questo intervento di Olindo. Fa parte della strategia difensiva».Le dichiarazioni spontanee rese ieri mattina in aula da Olindo Romano non hanno stupito i legali di parte civile impegnati nel processo per la strage di Erba, tutti convinti che la mossa - neppure troppo a sorpresa, a loro avviso - del netturbino accusato della mattanza non cambierà le carte in tavola.«È un passo quasi scontato che fa parte della strategia difensiva - sottolinea Manuel Gabrielli, legale di Mario Frigerio e della sua famiglia - Mi ha stupito la freddezza incredibile con la quale ha parlato. Ha dimostrato di essere una persona lucida e intelligente. Ha esposto la lezione che gli è stata insegnata in modo chiaro e preciso, senza sbavature. Ce lo aspettavamo, mentre probabilmente non avverrà la stessa cosa con Rosa. Lei, credo, parlerà soltanto nel momento in cui sarà interrogata».«Ha ripetuto bene la lezione - dice ironicamente anche Roberto Tropenscovino, avvocato di Azouz Marzouk - Peccato che subito dopo, nella sua deposizione, il luogotenente Gallorini abbia di fatto chiuso ogni via di fuga a questa strategia che vorrebbe un colpevole diverso dagli imputati. Manca solo che ci dicano che a compiere la strage sono stati due extraterrestri».Per le parti civili il processo è chiuso. «Nella sua deposizione - dice ancora Tropenscovino - Finocchiaro ha anticipato che Olindo ha detto 'Sono stato io'. Più evidente di così. Secondo me dovrebbe essere finito tutto da un pezzo. Il processo naturalmente si deve fare, ma credo che l'esito sia scontato. I dubbi sono oggettivamente pochi».Un concetto ribadito dal legale dei Frigerio. «Il luogotenente Gallorini ha fatto una ricostruzione più che precisa - dice Gabrielli - e a mio avviso credo che abbia escluso la sussistenza della tesi di qualsiasi commando o altre ipotesi analoghe. Credo che il processo si concluderà già il 22 febbraio, quando i figli di Mario Frigerio ripeteranno la versione del padre. E lo stesso Mario ribadirà tutto in aula il 26, quando sarà chiamato a deporre».Il sopravvissuto alla strage di via Diaz è stato informato della tesi del commando che avrebbe compiuto la strage. «Gli ho riferito di questa ipotesi - conferma Gabrielli - ma ha sorriso e ha ripetuto: 'Ma quale commando, io l'Olindo l'ho visto in faccia'».Soddisfatto al termine dell'udienza anche il legale della famiglia Castagna. «La ricostruzione dei testi oggi in aula è stata dettagliata e completa - dice Francesco Tagliabue - I riscontri sui fatti sono stati molto precisi e chiarissimi. Adesso aspettiamo la testimonianza di Mario Frigerio».Pochi invece i commenti dei difensori dei due imputati. «Sono emersi fatti interessanti che dovremo esaminare e approfondire - dice Fabio Schembri - Non sta a noi comunque fare commenti. La valutazione spetta ai magistrati. L'aula non è un round e non possiamo commentare ora le risposte dei testi. Gli avvocati devono soltanto difendere i loro assistiti, nient'altro». «Io sto zitto - ripete invece Enzo Pacia - Non ho nulla da dire». «Sono stati confermati elementi interessanti - aggiunge Luisa Bordeaux - mentre su altri elementi manca ancora la completezza. Le prove dell'accusa personalmente non mi convincono mai, ma questo è il gioco della parti».

Corriere di Como 19 febbraio 2008 Anna Campaniello

Erba, Gallorini: "Indagammo anche sulla famiglia Castagna"

Intanto è guerra tra accusa e difesa sulla trascrizione delle parole di Frigerio

La Procura nutre dubbi sulla autenticità della voce dell'unico superstite

Cinque ore inchiodato alla sedia dei testimoni. Cinque ore durante le quali è stato sostanzialmente impossibile trovare una sbavatura, un'incongruenza, una contraddizione. La deposizione fiume del comandante dei carabinieri di Erba, il luogotenente Luciano Gallorini, è stata uno dei tasselli più nitidi inseriti dalla Procura nel complesso mosaico dell'accusa costruita a carico di Olindo Romano e Rosa Bazzi.Protagonista delle indagini sin dalle primissime ore successive alla strage, Gallorini ha disegnato in modo chiarissimo la trama dell'inchiesta. Condotta senza tralasciare alcuna pista ma concentrata immediatamente sui coniugi Romano, che furono sentiti la notte stessa della mattanza.Le parole del sottufficiale, da 25 anni nella città brianzola, sono illuminanti. «Quella notte abbiamo pensato a tutte le possibili ipotesi. Ci siamo riuniti nel mio ufficio, io sapevo della situazione precaria della corte. Abbiamo consultato i fascicoli e verificato le liti tra le famiglie. Chiesi allora al mio vice, il maresciallo Luca Nesti, di dare una controllata all'abitazione dei Romano. Così, alle 3, ho ordinato di andare a casa di Olindo».I carabinieri svegliano i coniugi Romano nel cuore della notte. Si guardano in giro, qualcosa non quadra. Scattano i primi sospetti. Ancora Gallorini: «Mi telefona Nesti e mi dice che qualcosa non lo convince. Mi sono recato sul posto e ho capito che la situazione era interessante. Olindo aveva gli occhi strani, le pupille dilatate, una faccia particolare. Erano le 3 e mezza e la lavatrice andava, ci siamo insospettiti e con la delega del magistrato ho fatto una perquisizione. Sono sensazioni ma quanto raccontato dal maresciallo Nesti, la faccia di Olindo, la lavatrice, lo scontrino: ci hanno insospettito».Lo scontrino a cui fa riferimento Luciano Gallorini è quello ormai stranoto del McDonald's. L'alibi di marito e moglie, che Rosa mostra a Nesti quando questi chiede dove la coppia avesse trascorso la serata. «La Bazzi prese lo scontrino dalla sua borsa e lo esibì spontaneamente, senza che io le chiedessi nulla», ha ripetuto ieri in aula lo stesso Nesti durante la sua deposizione.Sospetti, dunque, che si rafforzano e diventano certezze dopo il riconoscimento di Mario Frigerio. L'unico sopravvissuto della strage esce dal coma dopo 4 giorni dalla tragica notte dell'11 dicembre. Comincia a ricordare, prima in modo confuso poi sempre più chiaramente. Il 20 dicembre Gallorini va in ospedale, al Sant'Anna, per un colloquio investigativo. Deve chiedere a Frigerio di un paio di occhiali, di un accendino e di alcune ciabatte trovate nella casa del ghiaccio. Ma quando il discorso cade sui vicini di casa e, in particolare, su Olindo Romano, l'uomo sdraiato su un letto della rianimazione si mette a piangere.Su questo colloquio investigativo, la difesa tenta una carta a sorpresa. L'avvocato Fabio Schembri chiede alla Corte di acquisire la trascrizione dello stesso colloquio, intercettato con le microspie.Il collegio difensivo sostiene di aver 'ripulito' la bobina dai rumori e fa capire che le parole pronunciate da Frigerio possono essere diverse da quelle ripetute da Gallorini. L'accusa si oppone. «C'è il testimone, chiediamolo a lui quello che ha detto - tuona Astori, che poi, in modo molto duro, lascia intendere che la prova della difesa potrebbe non essere genuina - Ho molti dubbi che la voce sia quella di Frigerio», dice.È chiaro che tutto il processo è ormai proiettato al 26 gennaio, quando il sopravvissuto della strage dirà davanti ai giudici la sua verità.Nella sua lunghissima deposizione, Gallorini ha poi smontato pezzo per pezzo l'ipotesi del 'commando' che avrebbe agito tra le 20 e le 20.15 in via Diaz fuggendo quindi dai tetti della casa del ghiaccio. «Abbiamo controllato tutte le uscite e anche le tegole, non c'era alcuna traccia», ha spiegato il sottufficiale.Infine, le ipotesi investigative. L'indagine non fu, come detto, a senso unico. Furono intercettati persino i familiari di Raffaella Castagna e interrogato anche il prevosto per vagliare la pista religiosa. Si cercò pure nell'ambiente dello spaccio, nel timore che qualcuno volesse farla pagare ad Azouz, implicato in precedenza in fatti di droga. «Valutammo la pista calabrese dato che Azouz aveva avuto problemi in carcere, abbiamo lavorato sull'ipotesi di un pazzo, di un maniaco
Corriere di Como 19 febbraio 2008

martedì 19 febbraio 2008

STRAGE ERBA: OLINDO, INVESTIGATORI "CORROTTI DA CASTAGNA"

Il pm al processo per la strage di Erba ha dato lettura, in aula, di uno dei 'pizzini' scritti da Olindo Romano durante la sua detenzione. Risale all'8 giugno scorso. Vi sono pesantissimi contenuti. L'ex netturbino accusa senza mezzi termini "quegli sbirri di m..." che ritiene "tutti corrotti e al soldo di Carlo Castagna. Anche Gallorini e' corrotto, ha preso avidamente i soldi sporchi di sangue da quello la'". Secondo questi 'pizzini', Carlo Castagna sarebbe un uomo particolarmente influente, al punto da avere la capacita' di 'convincere' le forze dell'ordine a cestinare tutte le segnalazioni che lui e sua moglie Rosa avevano fatto ai carabinieri per lamentarsi del comportamento di Raffaella Castagna. Cli/Car/Zer 181719 FEB 08.

I LEGALI DI ROMANO, FRIGERIO 'IMBECCATO' DALL' ACCUSA

Determinati piu' che mai a smontare la testimonianza di Mario Frigerio, l'unico sopravvissuto alla strage di Erba, nel pomeriggio di oggi i difensori di Olindo Romano e Angela Rosa Bazzi, al processo in Corte d'assise a Como, hanno 'torchiato' il maresciallo Luciano Gallorini che gia' per tutta la mattinata aveva risposto alle domande del pubblico ministro Massimo Astori. Oggetto delle contestazioni da parte del pool difensivo le dichiarazioni che secondo gli inquirenti avrebbe reso Mario Frigerio subito dopo essersi ripreso dal coma. In particolare, il colloquio che l'unico scampato all'eccidio ebbe con il luogotenente Gallorini il 20 dicembre 2006, nove giorni dopo l'eccidio. "Con un filo di voce - ha detto ai giudici il sottufficiale - rispondeva alle mie domande in merito ad alcuni oggetti trovati sulla scena del delitto: un accendino, un paio di occhiali e delle ciabatte. Era importante sapere a chi potessero appartenere. Proseguendo gli chiesi anche se conosceva alcune persone facendone i nomi. Fu quando pronunciai quello di Olindo che lui si fermo' mettendosi a piangere. Decisi di interrompere e chiamare il magistrato". Questo colloquio e' stato registrato attraverso un microfono piazzato nella camera dell'ospedale ma, "visto che Frigerio parlava a voce bassissima - ha spiegato Gallorini -, ripetevo io ad alta voce". Ed e' qui che, alternandosi fra loro, gli avvocati Fabio Schembri ed Enzo Pacia, hanno sollevato molte contestazioni perche' a loro dire Gallorini non avrebbe ripetuto correttamente quanto gli veniva detto ma, anzi, avrebbe 'imbeccato' il testimone. (AGI) - Como, 18 feb. -

Strage di Erba,parla Olindo Romano:"Mi hanno fatto il lavaggio del cervello"

COMO - “Mi hanno detto che se mi pentivo e confessavo con il rito abbreviato e una buona condotta avrei scontato 5 anni di carcere e mia moglie sarebbe stata scarcerata subito e sarebbe tornata a casa”. Confessione choc e spontanea dell’imputato Olindo Romano nel corso della sesta udienza al tribunale di Como per la strage di Erba che vede come imputata anche la moglie Rosa Bazzi.“E' come se mi avessero fatto il lavaggio del cervello” ha dichiarato Romano.

Lunedì si è svolta al tribunale di Como la sesta udienza per la strage di Erba che vede come imputati Olindo Romano e Rosa Bazzi per l’omicidio di Raffaella Castagna, del suo figlio Youssef, della madre della donna, Paola Galli e della vicina di casa, Valeria Cherubini. Prima di ascoltare i testimoni chiamati dall'accusa, l'avvocato della difesa ha chiesto che Olindo fosse sentito in aula per alcune dichiarazioni spontanee. Il presidente della Corte di Assise del Tribunale di Como, Alessandro Bianchi, ha dato il consenso e Olindo ha lasciato la gabbia all'interno dell'aula per parlare.

“LAVAGGIO DEL CERVELLO” - “E' come se mi avessero fatto il lavaggio del cervello – ha dichiarato spontaneamente Romano -. Mi hanno detto che se mi pentivo e confessavo con il rito abbreviato e una buona condotta avrei scontato 5 anni di carcere e mia moglie sarebbe stata scarcerata subito e sarebbe tornata a casa”.

Romano ha rivissuto i minuti prima della sua confessione del 10 gennaio 2007, raccontando l'incontro con due carabinieri che quella mattina andarono in carcere per rilevare le sue impronte. "Se confessavo mi sarei tolto un grosso peso dalla coscienza – ha raccontato Olindo - dicevano i due militari raccontandomi che Frigerio mi aveva visto e con la traccia di sangue trovata sull'auto avrei scontato l'ergastolo".
Difesa Romano: “Olindo con carabinieri prima di confessione”. ''Olindo Romano restò da solo per 3 o 4 ore con due Carabinieri prima della confessione”. Così Enzo Pacia, uno dei difensori dei coniugi Romano ha messo in dubbio la confessione, poi ritrattata, da parte del suo cliente. “Olindo – ha sottolineato Pacia - non doveva restare da solo con i due carabinieri che erano andati in carcere solo per prendergli le impronte digitali”.
25 ore 18 febbraio 2008

lunedì 18 febbraio 2008

Strage di Erba, arrivano le udienze che contano: si parte domani

Si entra nel vivo. Il processo per la strage di Erba inizia a riservare udienze davvero importanti. Fin da quella di domattina (inizio ore 9 in Corte di Assise a Como) quando sfileranno davanti ai giudici due dei carabinieri che hanno attivamente lavorato per risolvere il caso: si tratta di Luciano Gallorini, luogotenente e comandante della stazione di Erba, e del suo vice Luca Nesti. Loro i primi ad essere sentiti da Pl e difensori. Poi sarà la volta di due ex vicini di casa di Raffaella Castagna per spiegare alcune circostanze particolari tra cui una chiave dell'appartamento della donna ceduta inavvertitamente ai coniugi Romano e mai restituita.Ma il processo entrerà nel suo clou già da venerdì, prossima udienza in programma. Per quella data sono convocati in Tribunale altri testi importanti del Pm Astori: si tratta della famiglia Castagna (papà Carlo ed i due figli), nonchè il genero Azouz Marzouk che verrà a deporre direttamente dal carcere di Vigevano dove è tuttora rinchiuso per l'inchiesta sullo spaccio di droga. Oltre a loro, però, venerdì saranno sentiti anche i due figli (Elena ed Andrea) di Mario Frigerio, il superstite. Udienza clou di tutto il dibattimento, però, quella di martedì 26 febbraio quando è atteso proprio Frigerio in aula. E con lui quel giorno anche il conculente del Pm che ha eseguito l'accertamento genetico sulla macchia di sangue trovata sull'auto di Olindo Romano: sangue di Valeria Cherubini, la moglie di Frigerio, una delle quattro vittime. Giovedì 28 ultima sfilata di testi dell'accusa tra cui il giornalista Pino Corrias autore del libro "Vicini da morire".
Ciao Como 17 febbraio 2008

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