L’impianto dell’accusa arricchito dalle deposizioni di Giuliano Tavaroli e Andrea Frigerio
La strage di Erba / in aula nella settima udienza anche papà Castagna e Azouz: «Raffaella mi mandò un sms, si sentiva insicura senza di me»
«Non ha mai affermato in alcun modo di essere stato direttamente responsabile dei fatti, ma non si è mai nemmeno detto innocente. Nei suoi discorsi era implicita la sua responsabilità». Prima di diventare capo della sicurezza di Pirelli (e successivamente del gruppo Telecom Italia), Giuliano Tavaroli è stato ufficiale della sezione anticrimine dei carabinieri di Milano. Conosce benissimo i meccanismi del processo penale, sa cosa dire e come farlo. E il resoconto dei suoi colloqui in carcere con Olindo Romano è uno degli scogli più duri da superare per la difesa. Che si è trovata di fronte un testimone scomodissimo, estraneo alla vicenda, ma capace di ricordare con nettezza il dettaglio delle “confessioni” fatte dall’ex netturbino nel carcere del Bassone al vicino di cella. La settima udienza del processo per la strage di via Diaz è stata segnata, almeno sul piano più strettamente probatorio, dalle deposizioni di Tavaroli e di Andrea Frigerio, figlio di Mario e di Valeria Cherubini, due delle cinque vittime della carneficina della corte erbese. Testimone in carcere Sia Tavaroli (finito in carcere nel settembre 2006 nell’ambito dell’inchiesta sui dossier illegali realizzati per conto di alcuni funzionari del Sisde), sia Andrea Frigerio hanno stretto Olindo in un angolo. Il primo, raccontando quanto ascoltato nella sezione “osservazione” (in pratica, l’isolamento) del Bassone da febbraio a giugno 2007; il secondo, ripetendo senza alcun tentennamento le parole del padre. Le parole che inchiodano uno degli imputati quale autore materiale della strage. Cominciamo da Tavaroli. Che viene trasferito in carcere a Como nel febbraio 2007. L’ex ufficiale dell’Arma, oggi 49enne, ha come unico compagno di sezione proprio Olindo Romano. «Faceva una vita quotidiana appartata, da persona molto riservata. Accettava la sua vicenda, parlava delle aspettative di vita e la cosa che gli pesava di più era sicuramente la prospettiva di vivere lontano dalla moglie». I due si parlano attraverso le sbarre, li divide un corridoio di pochi metri. Lentamente, Olindo si apre al vicino di cella. Parla. E racconta. «In un’occasione mi disse della sua confessione, era stata una sorta di liberazione dalla pressione di moltissimi giorni di stampa e tv». A un certo punto il discorso cade sul tema del perdono. «Olindo mi disse di essere stato perdonato da Carlo Castagna. Non si sentiva però pronto ad accettarlo, questo perdono. Sosteneva che anche a lui dovevano chiedere perdono perché a lungo, per sette anni, era stato oggetto di angherie. Mi disse anche di essersi rivolto a chi poteva risolvere il problema, ma che non accadde nulla altrimenti non avrebbe fatto quello che poi era accaduto». Parole inequivocabili, che Tavaroli ripete anche nel controinterrogatorio della difesa. A rafforzare e rendere ancora più credibili le affermazioni dell’ex capo della sicurezza di Telecom, la spiegazione di come, al termine della sua carcerazione comasca, il legame tra i due fosse diventato più stretto. «Mi fece leggere la “chiusura indagini” e per la prima volta ebbi cognizione dei fatti specifici. Gli restituii il documento dicendogli che la sua era una situazione pesante. Ci sarebbe stato il processo, per lui era un momento difficile». Tavaroli lascia il Bassone e Olindo annota sulla sua Bibbia: «1 giugno 2006, scarcerato, Tavaroli Giuliano ciao, mi hai lasciato un vuoto incolmabile». Il figlio del sopravvissuto Andrea Frigerio depone alla fine di una giornata lunga, a tratti persino estenuante. Precede il padre, Mario, che sarà chiamato davanti alla Corte d’Assise martedì prossimo. La testimonianza dell’unico sopravvissuto alla strage è ovviamente il momento più atteso di tutto il processo. Ma il figlio ne anticipa in qualche modo l’esito. Dirompente. E definitivo. «Dopo il primo interrogatorio con il pm (del 15 dicembre 2006, ndr) e prima di quello dei carabinieri (del 20 dicembre 2006, ndr) gli chiesi l’età dell’aggressore - “non giovane né vecchio”, mi disse - e qualche chiarimento sulla pelle olivastra di chi lo aveva colpito - “né pallido né scuro”, mi spiegò. Successivamente, gli chiesi dei capelli, per capire se l’aggressore poteva avere in testa un cappellino di lana. “No, rispose, erano capelli”. Infine, gli domandai se era convinto che il suo aggressore fosse stato Olindo. Mi disse di sì. Sin dal primo momento era stato sicuro che fosse lui». L’assassino è il vicino di casa. Frigerio lo ripete più volte. Al figlio, al pm, ai carabinieri di Erba. «Mio padre era consapevole delle conseguenze di quelle sue accuse, diceva di non riuscire a spiegarsi perché una persona che conosceva avesse fatto quello che aveva fatto». La difesa insiste sulla sua linea. Il riconoscimento di Frigerio fu “indotto” dai carabinieri, che suggestionarono l’uomo scampato per miracolo alla morte. Ma Andrea, il figlio, taglia corto. «Mio padre cambiò espressione quando sentì fare il nome di Olindo. Era l’espressione di chi si aspettasse la domanda, con gli occhi disse: “Ci siete arrivati”, finalmente». Da.C
Corriere di Como 23 febbraio 2008
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sabato 23 febbraio 2008
venerdì 22 febbraio 2008
Erba, Azouz: ''Ferocia in chi ha compiuto massacro''
Al tribunale di Como sfilano i testimoni dell'accusa, tra cui il tunisino che racconta dell'ultimo sms di sua moglie pochi giorni prima di morire: 'senza di te mi sento insicura'. Il padre di Raffaella: ''Quella sera incrociai gli occhi di Olindo. Era come se mi dicesse 'proprio a lei, mi dispiace'' massacro''. Poi ha raccontato l'ultimo messaggio che sua moglie gli invia alcuni giorni prima della strage: ''Senza di te mi sento insicura". Negli anni sono state frequenti le liti fra i vicini di casa Romano e Castagna. Liti e discussioni che hanno portato a partire dal 2001 a diverse querele fino alla causa prevista il 13 dicembre 2006, due giorni dopo la strage. "Raffaella voleva lasciar perdere - spiega Azouz - poi c'è stato un altro battibecco con i Romano e ha detto 'questa volta non dobbiamo ritirare la denuncia ma andare avanti'". Il tunisino nega qualsiasi minaccia nei confronti dei Romano e ricorda, invece, "gli insulti razzisti contro di me e le minacce contro mia suocera e mia moglie".Testimonianza commossa quella di Carlo Castagna, padre di Raffaella: ''Quella sera incrociai lo sguardo di Olindo Romano. Era come se mi dicesse 'proprio a lei, mi dispiace'. Erano occhi tranquilli, sereni''. Sono da poco passate le 22
massacro''. Poi ha raccontato l'ultimo messaggio che sua moglie gli invia alcuni giorni prima della strage: ''Senza di te mi sento insicura". Negli anni sono state frequenti le liti fra i vicini di casa Romano e Castagna. Liti e discussioni che hanno portato a partire dal 2001 a diverse querele fino alla causa prevista il 13 dicembre 2006, due giorni dopo la strage. "Raffaella voleva lasciar perdere - spiega Azouz - poi c'è stato un altro battibecco con i Romano e ha detto 'questa volta non dobbiamo ritirare la denuncia ma andare avanti'". Il tunisino nega qualsiasi minaccia nei confronti dei Romano e ricorda, invece, "gli insulti razzisti contro di me e le minacce contro mia suocera e mia moglie".Testimonianza commossa quella di Carlo Castagna, padre di Raffaella: ''Quella sera incrociai lo sguardo di Olindo Romano. Era come se mi dicesse 'proprio a lei, mi dispiace'. Erano occhi tranquilli, sereni''. Sono da poco passate le 22 quando quella sera l'uomo, che nella strage ha perso la moglie Paola Galli, la figlia e il nipote Youssef, arrivò sul luogo del delitto. ''Mi dissero c'è stato un incendio, la casa è pericolante. Poi si è avvicinato il luogotenente Luciano Gallorini e mi ha chiesto dove era mio genero. Gli ho risposto che era in Tunisia''. Quindi con la voce rotta dall'emozione spiega quando, una volta arrivato nel cortile di via Diaz, un carabiniere ha detto ''lì ci sono 4 persone sgozzate e una ferita in modo molto grave. Ho chiamato mio figlio Giuseppe e ho detto: sono morti tutti e ho sentito l'urlo di mia nuora''.''E mentre cercavo di capire come potesse essere successa una cosa del genere - ha continuato Castagna - incrociai un pullover color salmone, era indossato da Olindo. I miei occhi fissarono i suoi per un secondo e mezzo... e pensai che non li avevo mai visti così sereni" ha ricordato l'uomo, spiegando di non aver più fatto caso né a lui, né alla moglie Rosa. Due giorni dopo, però, sottolinea ''mi ritrovai a pensare se fossero loro i colpevoli e quella sera feci fatica a prendere sonno. Ebbi quasi un senso di presagio''.Davanti alla Corte d'assise l'uomo ricorda anche i litigi tra la figlia e gli imputati, iniziati a partire dal 2001. Episodi che inizialmente si risolvevano ''con insulti, poi i Romano passarono alle mani''. Il nonno di Youssef, che chiama sempre 'il piccolino', ha raccontato anche il comportamento ''brutale'' nei confronti del nipote, ''soprattutto da parte di Olindo che lo apostrofava come figlio di...''. E ancora: le espressioni volgari, il mettere i tappeti per evitare rumori in casa Castagna, fino alla decisione, nel giugno 2006, di fare una pedana di sughero, alta 9 centimetri, per attutire ogni rumore. ''Abbiamo vissuto - sottolinea - con una spada di Damocle per anni. Con la paura di fare rumore''. Chiamato come testimone dell'accusa, anche Pietro Castagna, fratello di Raffaella. "Per un mese ho sognato solo lampeggianti, per un mese quando chiudevo gli occhi vedevo solo quello'' ha detto riferendosi all'arrivo sulla scena del delitto.Al banco dei testimoni sono saliti poi i figli di Valeria Cherubini, la vicina di casa vittima della strage. ''Fin dall'inizio mio padre (Mario Frigerio l'unico sopravvissuto ndr.) ha detto che il suo aggressore era Olindo Romano. E' una persona che conosco e con cui non ho mai avuto problemi, mi diceva. Non riesco a capire il motivo per cui ha fatto questo''. ''Il medico non ci diede nessuna speranza - spiega Andrea - mio padre aveva un'emorragia estesa per tutto il corpo. Era praticamente morto''. ''Aveva la schiena coperta di lividi - ricorda il figlio - segni sul volto. Aveva un taglio profondo alla gola e non era in grado di parlare''. Cinque giorni più tardi le sue condizioni migliorano a fatica e inizia a ricordare il volto dell'aggressore: ''Un uomo alto circa 1 metro e 70, pelle olivastra e capelli bassi sulla fronte''. Quando un carabiniere gli chiede se conosce Olindo Romano, Frigerio scoppia in lacrime. ''Cambiò espressione - sottolinea Andrea - aveva l'espressione di chi dice 'ci siete arrivati' e scoppio a piangere''. Ricordi comuni anche per Elena Frigerio che ricorda i mesi vissuti accanto al padre in ospedale. Frigerio non abita più in via Diaz e non è completamente autonomo. ''E' un uomo spento che - spiega la figlia - tenta di sopravvivere in qualche modo. Io e mio fratello viviamo come lui, la vita dall'11 dicembre è cambiata tanto''.Precedentemente Giuliano Tavaroli, ex capo della security Telecom che ha trascorso alcuni giorni nella stessa cella di Olindo nel carcere di Como, aveva dichiarato che l'ex netturbino ''non ha mai detto di essere innocente, né ha mai avuto intenzione di ritrattare'', ma si sarebbe presentato come "il mostro di Erba".Nella mattinata il dibattimento è iniziato con una violenta lite tra uno dei difensori degli imputati e l'avvocato che difende Azouz Marzouk, il tunisino che nella strage ha perso la moglie e il figlio. Enzo Pacia, legale dei Romano, dicendosi "molto turbato" dall'atteggiamento degli avvocati delle parti civili che continuano a rilasciare interviste influenzando il sereno giudizio della giuria popolare togata, ha infattipreannunciato "istanza di remissione''. Parole, quella della difesa, che hanno scatenato la reazione di Roberto Propenscovino che difende Marzouk: "Sono dichiarazioni altamente offensive, il diritto di cronaca è sacrosanto e questo è un attacco inutile e sconsiderato". Ad interrompere lo scontro tra i due penalisti, il presidente della Corte, Alessandro Bianchi, che ha immediatamente sospeso l'udienza.E' attesa per il 26 febbraio, la deposizione di Mario Frigerio, marito di Valeria Cherubini - la vicina di casa uccisa nella strage - unico sopravvissuto all'eccidio e principale teste dell'accusa. L'appuntamento è nell'aula al piano terra del tribunale di Como, martedì prossimo alle ore 9.
massacro''. Poi ha raccontato l'ultimo messaggio che sua moglie gli invia alcuni giorni prima della strage: ''Senza di te mi sento insicura". Negli anni sono state frequenti le liti fra i vicini di casa Romano e Castagna. Liti e discussioni che hanno portato a partire dal 2001 a diverse querele fino alla causa prevista il 13 dicembre 2006, due giorni dopo la strage. "Raffaella voleva lasciar perdere - spiega Azouz - poi c'è stato un altro battibecco con i Romano e ha detto 'questa volta non dobbiamo ritirare la denuncia ma andare avanti'". Il tunisino nega qualsiasi minaccia nei confronti dei Romano e ricorda, invece, "gli insulti razzisti contro di me e le minacce contro mia suocera e mia moglie".Testimonianza commossa quella di Carlo Castagna, padre di Raffaella: ''Quella sera incrociai lo sguardo di Olindo Romano. Era come se mi dicesse 'proprio a lei, mi dispiace'. Erano occhi tranquilli, sereni''. Sono da poco passate le 22 quando quella sera l'uomo, che nella strage ha perso la moglie Paola Galli, la figlia e il nipote Youssef, arrivò sul luogo del delitto. ''Mi dissero c'è stato un incendio, la casa è pericolante. Poi si è avvicinato il luogotenente Luciano Gallorini e mi ha chiesto dove era mio genero. Gli ho risposto che era in Tunisia''. Quindi con la voce rotta dall'emozione spiega quando, una volta arrivato nel cortile di via Diaz, un carabiniere ha detto ''lì ci sono 4 persone sgozzate e una ferita in modo molto grave. Ho chiamato mio figlio Giuseppe e ho detto: sono morti tutti e ho sentito l'urlo di mia nuora''.''E mentre cercavo di capire come potesse essere successa una cosa del genere - ha continuato Castagna - incrociai un pullover color salmone, era indossato da Olindo. I miei occhi fissarono i suoi per un secondo e mezzo... e pensai che non li avevo mai visti così sereni" ha ricordato l'uomo, spiegando di non aver più fatto caso né a lui, né alla moglie Rosa. Due giorni dopo, però, sottolinea ''mi ritrovai a pensare se fossero loro i colpevoli e quella sera feci fatica a prendere sonno. Ebbi quasi un senso di presagio''.Davanti alla Corte d'assise l'uomo ricorda anche i litigi tra la figlia e gli imputati, iniziati a partire dal 2001. Episodi che inizialmente si risolvevano ''con insulti, poi i Romano passarono alle mani''. Il nonno di Youssef, che chiama sempre 'il piccolino', ha raccontato anche il comportamento ''brutale'' nei confronti del nipote, ''soprattutto da parte di Olindo che lo apostrofava come figlio di...''. E ancora: le espressioni volgari, il mettere i tappeti per evitare rumori in casa Castagna, fino alla decisione, nel giugno 2006, di fare una pedana di sughero, alta 9 centimetri, per attutire ogni rumore. ''Abbiamo vissuto - sottolinea - con una spada di Damocle per anni. Con la paura di fare rumore''. Chiamato come testimone dell'accusa, anche Pietro Castagna, fratello di Raffaella. "Per un mese ho sognato solo lampeggianti, per un mese quando chiudevo gli occhi vedevo solo quello'' ha detto riferendosi all'arrivo sulla scena del delitto.Al banco dei testimoni sono saliti poi i figli di Valeria Cherubini, la vicina di casa vittima della strage. ''Fin dall'inizio mio padre (Mario Frigerio l'unico sopravvissuto ndr.) ha detto che il suo aggressore era Olindo Romano. E' una persona che conosco e con cui non ho mai avuto problemi, mi diceva. Non riesco a capire il motivo per cui ha fatto questo''. ''Il medico non ci diede nessuna speranza - spiega Andrea - mio padre aveva un'emorragia estesa per tutto il corpo. Era praticamente morto''. ''Aveva la schiena coperta di lividi - ricorda il figlio - segni sul volto. Aveva un taglio profondo alla gola e non era in grado di parlare''. Cinque giorni più tardi le sue condizioni migliorano a fatica e inizia a ricordare il volto dell'aggressore: ''Un uomo alto circa 1 metro e 70, pelle olivastra e capelli bassi sulla fronte''. Quando un carabiniere gli chiede se conosce Olindo Romano, Frigerio scoppia in lacrime. ''Cambiò espressione - sottolinea Andrea - aveva l'espressione di chi dice 'ci siete arrivati' e scoppio a piangere''. Ricordi comuni anche per Elena Frigerio che ricorda i mesi vissuti accanto al padre in ospedale. Frigerio non abita più in via Diaz e non è completamente autonomo. ''E' un uomo spento che - spiega la figlia - tenta di sopravvivere in qualche modo. Io e mio fratello viviamo come lui, la vita dall'11 dicembre è cambiata tanto''.Precedentemente Giuliano Tavaroli, ex capo della security Telecom che ha trascorso alcuni giorni nella stessa cella di Olindo nel carcere di Como, aveva dichiarato che l'ex netturbino ''non ha mai detto di essere innocente, né ha mai avuto intenzione di ritrattare'', ma si sarebbe presentato come "il mostro di Erba".Nella mattinata il dibattimento è iniziato con una violenta lite tra uno dei difensori degli imputati e l'avvocato che difende Azouz Marzouk, il tunisino che nella strage ha perso la moglie e il figlio. Enzo Pacia, legale dei Romano, dicendosi "molto turbato" dall'atteggiamento degli avvocati delle parti civili che continuano a rilasciare interviste influenzando il sereno giudizio della giuria popolare togata, ha infattipreannunciato "istanza di remissione''. Parole, quella della difesa, che hanno scatenato la reazione di Roberto Propenscovino che difende Marzouk: "Sono dichiarazioni altamente offensive, il diritto di cronaca è sacrosanto e questo è un attacco inutile e sconsiderato". Ad interrompere lo scontro tra i due penalisti, il presidente della Corte, Alessandro Bianchi, che ha immediatamente sospeso l'udienza.E' attesa per il 26 febbraio, la deposizione di Mario Frigerio, marito di Valeria Cherubini - la vicina di casa uccisa nella strage - unico sopravvissuto all'eccidio e principale teste dell'accusa. L'appuntamento è nell'aula al piano terra del tribunale di Como, martedì prossimo alle ore 9.
mercoledì 20 febbraio 2008
Olindo ritratta in aula:"Non avrei mai pensato di sentire tanto..."
martedì 19 febbraio 2008
Rabbia, sconcerto, tanta incredulità. Le reazioni del giorno dopo sono queste. Compatte ed unanimi. Le parti civili del processo per la strage di Erba reagiscono così dopo le parole di Olindo Romano che ieri in Assise a Como ha parlato di un lavaggio del cervello subito prima della sua confessione. Il più allibito di tutti è chi in questa strage ha perso tre persone, Carlo Castagna. Oggi, parlando con il suo legale Francesco Tagliabue, si è lasciato andare ad uno sfogo:"Avvocato, mai avrei pensato di sentire tanto...". Sconcerto che non è solo il suo, ma anche quello dei figli dell'imprenditore brianzolo, pronti - venerdì mattina - a deporre davanti ai giudici.L'incredulità della famiglia Castagna è anche quella di Mario Frigerio, il superstite della strage. Relazionato dai figli di questo inatteso sviluppo, l'uomo ha reagito con veemenza:"Si è sentito offeso di queste parole - ha precisato il suo legale Mario Frigerio -. Ne ha parlato con i figli ed è deciso come non mai ad andare in aula e ripetere che lui quella sera è stato aggredito e ferito da Olindo. Più tranciante Roberto Tropenscovino che assiste Azouz Marzouk:"Non ha sentito il mio assistito (sempre in carcere a Vigevano per lo spaccio di droga ndr), ma posso dire personalmente che quella ritrattazione avrà un effeto boomerang spaventoso. Vedrete...".
Rabbia, sconcerto, tanta incredulità. Le reazioni del giorno dopo sono queste. Compatte ed unanimi. Le parti civili del processo per la strage di Erba reagiscono così dopo le parole di Olindo Romano che ieri in Assise a Como ha parlato di un lavaggio del cervello subito prima della sua confessione. Il più allibito di tutti è chi in questa strage ha perso tre persone, Carlo Castagna. Oggi, parlando con il suo legale Francesco Tagliabue, si è lasciato andare ad uno sfogo:"Avvocato, mai avrei pensato di sentire tanto...". Sconcerto che non è solo il suo, ma anche quello dei figli dell'imprenditore brianzolo, pronti - venerdì mattina - a deporre davanti ai giudici.L'incredulità della famiglia Castagna è anche quella di Mario Frigerio, il superstite della strage. Relazionato dai figli di questo inatteso sviluppo, l'uomo ha reagito con veemenza:"Si è sentito offeso di queste parole - ha precisato il suo legale Mario Frigerio -. Ne ha parlato con i figli ed è deciso come non mai ad andare in aula e ripetere che lui quella sera è stato aggredito e ferito da Olindo. Più tranciante Roberto Tropenscovino che assiste Azouz Marzouk:"Non ha sentito il mio assistito (sempre in carcere a Vigevano per lo spaccio di droga ndr), ma posso dire personalmente che quella ritrattazione avrà un effeto boomerang spaventoso. Vedrete...".
giovedì 14 febbraio 2008
STRAGE ERBA: CARLO CASTAGNA, PERDONARE CONIUGI ROMANO SERVE A ME
Roma, 13 feb. - (Adnkronos) - "L'atteggiamento di Rosa non mi e' piaciuto ma non mi ha scalfitto. Non mi piace in generale il modo in cui i coniugi Romano stanno in aula come se fossero capitati li' per caso, come se fossero lontani". Cosi' parla Carlo Castagna, l'uomo che ha perso la moglie, la figlia e il piccolo nipotino nella strage di Erba. Ha uno sguardo che sembra andare sempre oltre, incomprensibilmente sereno. Castagna racconta a Donna Moderna, il settimanale diretto da Patrizia Avoledo e Cipriana Dell'Orto in edicola domani, di essere stato aiutato dai figli, dagli amici, dai sacerdoti, dalla fede. "Perdonarli serve a me, alla mia vita. Non potrei andare avanti soffocato dal rancore, senza la speranza. Non spetta a me giudicare". E in merito alle tenerezze che si sono scambiati in aula Rosa e Olindo afferma: "Hanno diritto ad avere i loro momenti di intimita'". Le uniche immagini che vuole ricordare, dopo aver assistito al processo in cui hanno descritto come hanno trovato i corpi dei suoi cari, sono le fotografie che ha nel suo studio, nella ditta di Erba: "Come vede vivo con loro: li ho intorno al mattino, quando vengo in ufficio, se salgo in casa ci sono altre foto. Mi danno forza, mi hanno aiutato ad apprezzare persino la mia solitudine". E con incredibile serenita' confida: "Auguro a loro di avere un rapporto di coppia strettissimo, come quello che ha unito me e mia moglie. Non augurero' mai il male a nessuno. Anche a loro voglio augurare il bene. Mi rendo conto che posso non essere capito, ma non per questo devo vergognarmi delle mie convinzioni, tanto meno dovrei rinnegarle". (segue)
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