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mercoledì 14 aprile 2010

ERBA, FRIGERIO:"OLINDO E ROSA BESTIE SANGUINARIE"

Frigerio:"Voglio guardarlo negli occhi"

Non ha mezzi termini Mario Frigerio, l'unico sopravvissuto alla strage di Erba, al suo arrivo al palazzo di Giustizia a Milano, dove è in corso il processo a Olindo Romano e Rosa Bazzi. "Sono bestie sanguinarie: in questo modo l'hanno dimostrato - ha detto Frigerio riferendosi alla lettera che i coniugi gli hanno inviato per ribadire la loro innocenza -. Ho sempre detto che è stato Olindo, ho voluto esserci oggi per poterlo guardare negli occhi".


Il fatto che i difensori mettano in dubbio la sua testimonianza gli procura. "E' un dolore che si aggiunge a quello che già abbiamo provato - ha aggiunto Frigerio - Questo non è giusto per noi e per le vittime".

Frigerio nella strage perse la moglie Valeria Cherubini. La coppia era intervenuta nell'appartamento di Raffaella Castagna dove era scoppiato un incendio. Oltre a Valeria Cherubini, nella strage furono uccisi Raffaella Castagna, suo figlio Youssef e la madre di Raffaella, Paola Galli.

Frigerio, nonostante una profonda ferita alla gola, riuscì a sopravvivere e riconobbe Olindo Romano come suo aggressore. I difensori degli imputati hanno più volte cercato di smontare la sua testimonianza, sottolineando come l'uomo non fece subito il nome di Olindo, descrivendo, secondo la difesa, un'altra persona, e chiamò in causa l'ex netturbino solo in un secondo tempo.

Oggi è previsto l'intervento dell'ultimo difensore, il professor Nico D'Ascola. Il sostituto pg di Milano Nunzia Gatto nelle precedenti udienze ha chiesto la conferma della condanna dei coniugi Romano all'ergastolo e a tre anni di isolamento diurno.

Frigerio: "Odio Olindo e Rosa"
"Provo vero odio, non li perdonerò mai". Sono questi i sentimenti che Mario Frigerio dice di avere nei confronti di Olindo Romano e Rosa Bazzi. Dopo la sua testimonianza nel processo di primo grado, è tornato in aula e li ha rivisti, seduto in gabbia. "Hanno toccato il fondo - dice, rivolgendosi alla difesa - cercano di stravolgere tutto e questo non è giusto, soprattutto per rispetto delle vittime. Continuano a calpestare, a confondere, invece ci vogliono un po' di valori". Nessun dubbio sul suo aggressore, anche se la difesa parla di testimonianza 'indotta'. "Dall'inizio alla fine ho sempre saputo chi è il vero assassino: Olindo Romano. Sono sicurissimo". La sentenza potrebbe già arrivare nell' udienza del 20 aprile: "Ci sarò, sarà - conclude - un giorno importantissimo".

fonte tgcom 14 aprile 2010
Ultimo aggiornamento ore 15:55

venerdì 22 febbraio 2008

Erba, Azouz: ''Ferocia in chi ha compiuto massacro''

Al tribunale di Como sfilano i testimoni dell'accusa, tra cui il tunisino che racconta dell'ultimo sms di sua moglie pochi giorni prima di morire: 'senza di te mi sento insicura'. Il padre di Raffaella: ''Quella sera incrociai gli occhi di Olindo. Era come se mi dicesse 'proprio a lei, mi dispiace'' massacro''. Poi ha raccontato l'ultimo messaggio che sua moglie gli invia alcuni giorni prima della strage: ''Senza di te mi sento insicura". Negli anni sono state frequenti le liti fra i vicini di casa Romano e Castagna. Liti e discussioni che hanno portato a partire dal 2001 a diverse querele fino alla causa prevista il 13 dicembre 2006, due giorni dopo la strage. "Raffaella voleva lasciar perdere - spiega Azouz - poi c'è stato un altro battibecco con i Romano e ha detto 'questa volta non dobbiamo ritirare la denuncia ma andare avanti'". Il tunisino nega qualsiasi minaccia nei confronti dei Romano e ricorda, invece, "gli insulti razzisti contro di me e le minacce contro mia suocera e mia moglie".Testimonianza commossa quella di Carlo Castagna, padre di Raffaella: ''Quella sera incrociai lo sguardo di Olindo Romano. Era come se mi dicesse 'proprio a lei, mi dispiace'. Erano occhi tranquilli, sereni''. Sono da poco passate le 22
massacro''. Poi ha raccontato l'ultimo messaggio che sua moglie gli invia alcuni giorni prima della strage: ''Senza di te mi sento insicura". Negli anni sono state frequenti le liti fra i vicini di casa Romano e Castagna. Liti e discussioni che hanno portato a partire dal 2001 a diverse querele fino alla causa prevista il 13 dicembre 2006, due giorni dopo la strage. "Raffaella voleva lasciar perdere - spiega Azouz - poi c'è stato un altro battibecco con i Romano e ha detto 'questa volta non dobbiamo ritirare la denuncia ma andare avanti'". Il tunisino nega qualsiasi minaccia nei confronti dei Romano e ricorda, invece, "gli insulti razzisti contro di me e le minacce contro mia suocera e mia moglie".Testimonianza commossa quella di Carlo Castagna, padre di Raffaella: ''Quella sera incrociai lo sguardo di Olindo Romano. Era come se mi dicesse 'proprio a lei, mi dispiace'. Erano occhi tranquilli, sereni''. Sono da poco passate le 22 quando quella sera l'uomo, che nella strage ha perso la moglie Paola Galli, la figlia e il nipote Youssef, arrivò sul luogo del delitto. ''Mi dissero c'è stato un incendio, la casa è pericolante. Poi si è avvicinato il luogotenente Luciano Gallorini e mi ha chiesto dove era mio genero. Gli ho risposto che era in Tunisia''. Quindi con la voce rotta dall'emozione spiega quando, una volta arrivato nel cortile di via Diaz, un carabiniere ha detto ''lì ci sono 4 persone sgozzate e una ferita in modo molto grave. Ho chiamato mio figlio Giuseppe e ho detto: sono morti tutti e ho sentito l'urlo di mia nuora''.''E mentre cercavo di capire come potesse essere successa una cosa del genere - ha continuato Castagna - incrociai un pullover color salmone, era indossato da Olindo. I miei occhi fissarono i suoi per un secondo e mezzo... e pensai che non li avevo mai visti così sereni" ha ricordato l'uomo, spiegando di non aver più fatto caso né a lui, né alla moglie Rosa. Due giorni dopo, però, sottolinea ''mi ritrovai a pensare se fossero loro i colpevoli e quella sera feci fatica a prendere sonno. Ebbi quasi un senso di presagio''.Davanti alla Corte d'assise l'uomo ricorda anche i litigi tra la figlia e gli imputati, iniziati a partire dal 2001. Episodi che inizialmente si risolvevano ''con insulti, poi i Romano passarono alle mani''. Il nonno di Youssef, che chiama sempre 'il piccolino', ha raccontato anche il comportamento ''brutale'' nei confronti del nipote, ''soprattutto da parte di Olindo che lo apostrofava come figlio di...''. E ancora: le espressioni volgari, il mettere i tappeti per evitare rumori in casa Castagna, fino alla decisione, nel giugno 2006, di fare una pedana di sughero, alta 9 centimetri, per attutire ogni rumore. ''Abbiamo vissuto - sottolinea - con una spada di Damocle per anni. Con la paura di fare rumore''. Chiamato come testimone dell'accusa, anche Pietro Castagna, fratello di Raffaella. "Per un mese ho sognato solo lampeggianti, per un mese quando chiudevo gli occhi vedevo solo quello'' ha detto riferendosi all'arrivo sulla scena del delitto.Al banco dei testimoni sono saliti poi i figli di Valeria Cherubini, la vicina di casa vittima della strage. ''Fin dall'inizio mio padre (Mario Frigerio l'unico sopravvissuto ndr.) ha detto che il suo aggressore era Olindo Romano. E' una persona che conosco e con cui non ho mai avuto problemi, mi diceva. Non riesco a capire il motivo per cui ha fatto questo''. ''Il medico non ci diede nessuna speranza - spiega Andrea - mio padre aveva un'emorragia estesa per tutto il corpo. Era praticamente morto''. ''Aveva la schiena coperta di lividi - ricorda il figlio - segni sul volto. Aveva un taglio profondo alla gola e non era in grado di parlare''. Cinque giorni più tardi le sue condizioni migliorano a fatica e inizia a ricordare il volto dell'aggressore: ''Un uomo alto circa 1 metro e 70, pelle olivastra e capelli bassi sulla fronte''. Quando un carabiniere gli chiede se conosce Olindo Romano, Frigerio scoppia in lacrime. ''Cambiò espressione - sottolinea Andrea - aveva l'espressione di chi dice 'ci siete arrivati' e scoppio a piangere''. Ricordi comuni anche per Elena Frigerio che ricorda i mesi vissuti accanto al padre in ospedale. Frigerio non abita più in via Diaz e non è completamente autonomo. ''E' un uomo spento che - spiega la figlia - tenta di sopravvivere in qualche modo. Io e mio fratello viviamo come lui, la vita dall'11 dicembre è cambiata tanto''.Precedentemente Giuliano Tavaroli, ex capo della security Telecom che ha trascorso alcuni giorni nella stessa cella di Olindo nel carcere di Como, aveva dichiarato che l'ex netturbino ''non ha mai detto di essere innocente, né ha mai avuto intenzione di ritrattare'', ma si sarebbe presentato come "il mostro di Erba".Nella mattinata il dibattimento è iniziato con una violenta lite tra uno dei difensori degli imputati e l'avvocato che difende Azouz Marzouk, il tunisino che nella strage ha perso la moglie e il figlio. Enzo Pacia, legale dei Romano, dicendosi "molto turbato" dall'atteggiamento degli avvocati delle parti civili che continuano a rilasciare interviste influenzando il sereno giudizio della giuria popolare togata, ha infattipreannunciato "istanza di remissione''. Parole, quella della difesa, che hanno scatenato la reazione di Roberto Propenscovino che difende Marzouk: "Sono dichiarazioni altamente offensive, il diritto di cronaca è sacrosanto e questo è un attacco inutile e sconsiderato". Ad interrompere lo scontro tra i due penalisti, il presidente della Corte, Alessandro Bianchi, che ha immediatamente sospeso l'udienza.E' attesa per il 26 febbraio, la deposizione di Mario Frigerio, marito di Valeria Cherubini - la vicina di casa uccisa nella strage - unico sopravvissuto all'eccidio e principale teste dell'accusa. L'appuntamento è nell'aula al piano terra del tribunale di Como, martedì prossimo alle ore 9.

martedì 12 febbraio 2008

Strage Erba: "Processo finito il 26 di febbraio". Ma la difesa annuncia battaglia

martedì 12 febbraio 2008
"Non staimo a perdere tempo: questo processo sarà già finito il 26 febbraio dopo la testimonianza in Assise di Mario Frigerio, il superstite della strage. Dopo di lui tutto sarà ancora più chiaro di quanto non lo è adesso. Non capisco dove vuole arrivare la difesa...". Roberto Tropenscovino, legale di parte civile che assiste Azouz Marzouk nel processo per la strage di Erba - ma anche per l'inchiesta sulla droga che lo vede sempre in cella - è deciso e tranciante. E ritiene che le udienze finora svolte, compresa quella di ieri con vicini di casa ed amici di Raffaella Castagna, siano servire abbondantemente a tratteggiare il quadro contro Olindo Romano e Rosa Bazzi, i coniugi accusati della strage."Confessionin indotte", ripetono e ribadiscono i tre legali che li difendono in un processo difficilissimo. Contestazioni anche ieri pomeriggio dopo che un carabinieri ha rivelato ai giudici che Olindo due giorni dopo l'arresto ha confessato loro, in attesa dell'arrivo dei Pm, "Si, sono stato io". In aggiunta ad altri particolari fatti durante l'attesa. Confessione che non ha alcun valore dal punto di vista processuale anche se i legali dei Romani hanno intenzione di dare battaglia. Su questa e su quelle successive davanti ai magistrati. "Indotte dalla sproporzione di forze in campo (quattro Pm contro un solo difensore dei coniugi ndr) e perchè ai due, che sono quasi una stessa persona, sono stati minacciati di non poter più vedere il consorte", così Enzo Pacia.Si torna in aula lunedì prossimo 18 febbraio: giornata importante perchè si sentirà il racconto di Luciano Gallorini e Luca Nesti, i due carabinieri di Erba (rispettivamente comandante e vice) che quella sera dopo la strage hanno iniziato a capire che qualcosa potesse esserci proprio in quella corte. Entrambi, infatti, conoscevano bene i rapporti non certi idilliaci tra Raffaella Castagna ed i coniugi Romano.
Ciao Como 12 febbraio 2008

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