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mercoledì 19 marzo 2008

Strage Erba: rinvio audizione per impegni testimoni

18 Marzo 2008, 10:16


COMO - E' stata rinviata l'audizione prevista per oggi nell'ambito del processo sulla strage di Erba, a causa di impegni dei carabinieri dei Ris citati come testi dalla difesa. I difensori di Olindo Romano e Rosa Bazzi hanno convocato i militari che, nella loro relazione conclusiva, non avevano trovato tracce dei coniugi imputati nell'appartamento in cui furono uccise quattro persone e fu gravemente ferito Mario Frigerio, unico sopravvissuto alla strage. (Agr)

venerdì 7 marzo 2008

Erba, Rosa a Olindo dopo la carneficina:"Così non tisale più la pressione"

ROMA (7 marzo) - «Sono contenta, così non ti sale più la pressione. Niente, io sono contenta di avere fatto quello che abbiamo fatto. Tieni pulita la tua camera». Così parlava Rosa Bazzi, in carcere da 48 ore, rivolta a Olindo Romano, appena dopo aver confessato gli omicidi di Erba, durante un incontro nel parlatoio. La registrazione della conversazione dei due coniugi accusati di aver ucciso l'11 dicembre 2006 Raffaella Castagna, suo figlio Youssef di due anni, la madre della donna Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini, è stata trasmessa in esclusiva dal Tg1.La frase raccapricciante sulla pressione e la raccomandazione al marito chiude la conversazione tra Rosa e Olindo che sembra avvenga in un salotto e, come sottolinea il Tg1, «riporta alla quotidianità, al vivere in completa simbiosi come se non fosse accaduto nulla».Questa l'intercettazione completa del colloquio fra i due coniugi.Rosa: «Ciao».Olindo: «Ciao».Rosa: «Allora senti un po', ho fatto un incontro con loro, ho detto tutta la verità, sono stata io a ucciderli tutti».Olindo: «No aspetta hai detto proprio il vero vero?».Rosa, ridendo: «Vero vero!».Olindo: «Poi mi ha detto l'avvocato che ci faranno fare la visita psichiatrica. Se ti mandano in un ospedale psichiatrico. Anche a me».A questo punto le voci si abbassano, forse immaginano di essere intercettati e, spiega il Tg1, «nessuno dei due fa cenno alle presunte pressioni subite dai carabinieri per confessare».Olindo: «Non sapevo come comportarmi perché non sapevo come finiva, poi quello che c'era mi ha spiegato tutto e allora effettivamente non volevo fare il primo passo senza prima sentire te».Rosa: «Sono contenta così non ti sale più la pressione. Niente, io sono contenta di avere fatto quello che abbiamo fatto. Tieni pulita la tua camera».
Il Messaggero, 7 marzo 2008

martedì 19 febbraio 2008

Strage di Erba,parla Olindo Romano:"Mi hanno fatto il lavaggio del cervello"

COMO - “Mi hanno detto che se mi pentivo e confessavo con il rito abbreviato e una buona condotta avrei scontato 5 anni di carcere e mia moglie sarebbe stata scarcerata subito e sarebbe tornata a casa”. Confessione choc e spontanea dell’imputato Olindo Romano nel corso della sesta udienza al tribunale di Como per la strage di Erba che vede come imputata anche la moglie Rosa Bazzi.“E' come se mi avessero fatto il lavaggio del cervello” ha dichiarato Romano.

Lunedì si è svolta al tribunale di Como la sesta udienza per la strage di Erba che vede come imputati Olindo Romano e Rosa Bazzi per l’omicidio di Raffaella Castagna, del suo figlio Youssef, della madre della donna, Paola Galli e della vicina di casa, Valeria Cherubini. Prima di ascoltare i testimoni chiamati dall'accusa, l'avvocato della difesa ha chiesto che Olindo fosse sentito in aula per alcune dichiarazioni spontanee. Il presidente della Corte di Assise del Tribunale di Como, Alessandro Bianchi, ha dato il consenso e Olindo ha lasciato la gabbia all'interno dell'aula per parlare.

“LAVAGGIO DEL CERVELLO” - “E' come se mi avessero fatto il lavaggio del cervello – ha dichiarato spontaneamente Romano -. Mi hanno detto che se mi pentivo e confessavo con il rito abbreviato e una buona condotta avrei scontato 5 anni di carcere e mia moglie sarebbe stata scarcerata subito e sarebbe tornata a casa”.

Romano ha rivissuto i minuti prima della sua confessione del 10 gennaio 2007, raccontando l'incontro con due carabinieri che quella mattina andarono in carcere per rilevare le sue impronte. "Se confessavo mi sarei tolto un grosso peso dalla coscienza – ha raccontato Olindo - dicevano i due militari raccontandomi che Frigerio mi aveva visto e con la traccia di sangue trovata sull'auto avrei scontato l'ergastolo".
Difesa Romano: “Olindo con carabinieri prima di confessione”. ''Olindo Romano restò da solo per 3 o 4 ore con due Carabinieri prima della confessione”. Così Enzo Pacia, uno dei difensori dei coniugi Romano ha messo in dubbio la confessione, poi ritrattata, da parte del suo cliente. “Olindo – ha sottolineato Pacia - non doveva restare da solo con i due carabinieri che erano andati in carcere solo per prendergli le impronte digitali”.
25 ore 18 febbraio 2008

sabato 16 febbraio 2008

Ammazzare un cristiano è come sgozzare un coniglio"

Nuove sconcertanti rivelazioni sul comportamento in carcere di Olindo Romano, imputato per la strage di Erba
Nuove sconcertanti rivelazioni sul comportamento in carcere di Olindo Romano, imputato per la strage di Erba. Secondo una guardia del penitenziario di Como, Olindo avrebbe detto che "per chi non l'ha mai fatto ammazzare un cristiano è come sgozzare un coniglio". L'ex spazzino di Erba chiese alla biblioteca del carcere anche un libro con le istruzioni per fabbricare bombe. "Farò il kamikaze - disse poi - così se muoio anch'io nessuno mi può condannare". E ancora, dall'Olindo pensiero: "Visto come va il mondo avrei fatto volentieri parte delle Brigate Rosse".Queste frasi di Olindo Romano emergono da una nota di servizio firmata da un agente della Polizia penitenziaria in servizio al Bassone di Como il 18 giugno. Quel giorno, secondo il documento, Olindo era particolarmente euforico e nel criticare "questo carcere di m..." lamentava di non poter vedere uno dei suoi film preferiti che avrebbero dato quella sera in tv.
Ticino News 15 febbraio 2008

venerdì 15 febbraio 2008

Strage di Erba, in un libro-shock la tesi del “commando”

IL PROCESSO DELL'ANNO Il volume, da ieri nelle librerie, ipotizza che in via Diaz abbiano agito quattro uomini autori materiali della mattanza

Gli avvocati delle parti civili non cambiano idea. Il legale dei Castagna: «Pura fantasia. Che portino prove»


Un'altra 'verità' sulla strage di Erba. Una nuova tesi emerge su quanto accadde la sera dell'11 dicembre del 2006 in via Diaz.Qualche minuto, poco più di un istante. Un tempo sufficiente a togliere la vita a quattro persone: Raffaella Castagna, Youssef Marzouk, 3 anni, Paola Galli e Valeria Cherubini. E a portarne una quinta, Mario Frigerio, a un passo dalla morte. Tutto contenuto in un libro shock Il grande abbaglio, Due innocenti verso l'ergastolo' (Aliberti, pagine 249, euro 16). Secondo la tesi degli autori, i giornalisti Felice Manti ed Edoardo Montolli, una riformulazione della vicenda quasi integrale, Della quale, dicono, «non torna niente. Se questo fosse un romanzo - scrivono - con i soli elementi reali raccolti dall'accusa, questa storia avrebbe soltanto una trama possibile, tenendo conto di tutte le testimonianze e della perizia dei Ris». E così, fra le pagine, spunta l'ipotesi di un commando. Quattro uomini. Due rapidissimi a operare all'interno della casa, compiendo i delitti in sequenza. Altri due all'esterno, ad attenderli. I due killer sarebbero fuggiti da una finestra, tra il pianerottolo di casa Castagna e quello dei Frigerio. Sarebbero saltati su una tettoia e poi in strada.«Tre metri e mezzo, quattro. Roba da niente per chi fa lavori di questo tipo». Specialisti dunque, secondo la nuova ipotesi che ruota sul fulcro dell'innocentismo. Niente liti da ballatoio, niente furia di due insospettabili, niente follia repressa del vicino di casa.Manti e Montolli, offrono così la loro controinchiesta . «I nostri dubbi - spiega Manti - sono sorti quando in udienza preliminare Olindo e Rosa si sono dichiarati innocenti. Lo hanno fatto prima che fosse depositata la perizia dei Ris. Dunque non sapevano che quel documento non li avrebbe inchiodati. È un passaggio fondamentale, se fosse avvenuto il contrario la questione sarebbe stata diversa. Inoltre non dimentichiamo che Olindo già ad agosto, sulla sua Bibbia, aveva espresso la volontà di ritrattare».Un altro passaggio ha convinto gli autori ad avviare il lavoro: «L'avvocato difensore dei due coniugi, Fabio Schembri - continua Manti - non chiese il rito abbreviato. Da qui i primi approfondimenti».«Sfogliando le carte - spiega il giornalista - scoprimmo che la perizia del Ris, depositata ben dieci mesi più tardi, non tornava. Non c'erano tracce dei vicini sul luogo della strage, né traccia delle vittime in casa o nel garage degli imputati. Eppure le avevano cercate la sera stessa del massacro, non mesi, né settimane, né giorni dopo». E non solo, la tesi si spinge oltre. «Non tornavano le intercettazioni ambientali in cui i coniugi, ignari di essere ascoltati, non si mettevano d'accordo per confessare il falso perché spiazzati dalle prove a loro carico. Non tornavano le confessioni, rilasciate, annotava il gup Vittorio Anghileri, con violazione dei diritti della difesa. E ancora, non tornava quell'unica macchia di sangue trovata sul battitacco dell'auto di Olindo Romano e Rosa Bazzi».I due autori definiscono poi «singolare» il riconoscimento dell'unico sopravvissuto, Mario Frigerio, «il quale dopo aver detto che l'aggressore era un gigante di colore e dai capelli rasati, nove giorni dopo la strage accusava un vicino di casa che conosceva bene da tempo». Altro punto che il libro vorrebbe chiarire sono gli interrogatori. «Li arrestano - prosegue Manti - l'8 gennaio e i coniugi si proclamano innocenti. Il 10 Olindo chiama i magistrati, lo fa solo per vedere sua moglie. Gli rispondono che deve vuotare il sacco altrimenti trasferiscono Rosa in un altro carcere. Ecco perché decide di confessare, si addossa la colpa per non essere separato da lei. Quando lo dice a Rosa lei lo anticipa e confessa. In entrambi i casi le versioni sono claudicanti, imprecise. Cominciano a coincidere quando Rosa, che è analfabeta, ascolta l'audio della confessione di Olindo».E i pizzini' La Bibbia' E quella frase attribuita a Olindo in carcere: 'piacere sono il mostro di Erba'' «Quello che succede dopo non ha spiegazioni - dice Manti - si entra nella psiche umana. È il gesto di chi si immedesima nella parte per vivere in prigione devi fare il duro, resistere. Questo spiega l'instabilità». Ancora dettagli che non tornerebbero. «I Ris - dice l'autore - danno una versione della dinamica della mattanza diversa da quella resa da Olindo e Rosa. Il sopravvissuto, Mario Frigerio, è stato colpito sulle scale e non sulla porta di casa Castagna, come dice Olindo, e infatti è stato trovato lì. Valeria Cherubini è stata uccisa in casa sua da qualcuno che l'ha seguita e infatti ci sono macchie di sangue sul soffitto e un'impronta su un cuscino». E poi la testimonianza di uno straniero irregolare che si presenta dai carabinieri di Erba in due occasioni. «Una testimonianza oculare unica», si legge nel libro, rilasciata il 25 dicembre 2006. Lo straniero racconta di aver notato un furgone bianco pochi minuti prima della strage e di aver sentito grida provenienti dalla casa. Non solo: avrebbe notato figure e personaggi che parlavano sia in italiano che in tunisino. Inoltre avrebbe udito distintamente la parola 'benzina'. «La mia è una teoria che poggia su elementi finora sottovalutati», conclude Manti.Olindo e Rosa il 14 gennaio scorso hanno inviato una lettera ai due autori: «proveremo la nostra estraneità ai fatti accaduti», scrivono. Difficile non tornare però all'altro libro che ricostruisce la vicenda, Vicini da morire, di Pino Corrias. «Il bambino l'ho fatto io - dice Rosa nella confessione trascritta dall'autore - la mamma l'ho fatta io e gliene ho date tantissime e idem anche alla Raffaella». «Di coltellate'» chiede il pm. «Si, di coltellate» risponde Rosy.
Davide Cantoni

lunedì 11 febbraio 2008

STRAGE DI ERBA: UNO 007 PER I MOSTRI




DETECTIVE TORINESE DIFENDE OLINDO E ROSA

Candian, 42 anni, è docente all'Ire di Bologna

OSCAR CANDIAN EX CONSULENTE DELLA PROCURA


di GIUSEPPE LEGATO
TORINO Era a Lugano il giorno che lo chiamò l'avvocato Fabio Schembri. In piazza della Riforma c'era il sole caldo di inizio estate e sul lungo lago i battelli attraccavano pieni di turisti. Glielo disse senza giri di parole: «Difendo Rosa Bazzi e Olindo Romano. Ti porto delle carte. Studiatele e dimmi cosa ne pensi. Mi serve il tuo aiuto». Lui, scherzando, rispose: «Se vi serve una via di fuga per scappare, mi dispiace ma non posso darvi una mano». Oscar Candian, investigatore torinese di 42 anni si ritrovò cosi, da un momento all'altro, nel bel mezzo dell’episodio più cruento degli ultimi anni: la strage di Erba. Lavora per la difesa dei coniugi Romano insieme al professor Carlo Torre, già impegnato nella difesa di Annamaria Franzoni nel processo di Cogne. Ha il compito di smontare, se mai ci riuscirà, le accuse di omicidio di cui gli stessi indagati si sono assunti la responsabilità con una confessione spontanea in carcere un pomeriggio di qualche mese fa: «Sono stato io» ha detto Olindo. Poco dopo ha parlato anche Rosa. I particolari della follia di due persone ossessionate dall'odio dei vicini di casa sono conosciute. Come ancora vive nella mente di tutti sono le immagini dei due presunti assassini che ridono in cella nella prima udienza del processo per l'omicidio di Raffaella e Youssef Castagna, Paola Galli e Valeria Cherubini. A Oscar Candian tutto questo non interessa. «Penso a lavorare soltanto sui dati oggettivi. Del can-can mediatico me ne infischio. Cerco delle prove che non siano stati loro. E un'idea me la sono fatta. La spiegherò ai giudici quando ci sarà l'audizione». Qualche anticipazione: «Le loro confessioni non combaciano assolutamente con la scena del crimine. Ovvero: non c'è traccia né di Rosa né di Olindo nella casa dei Marzouk. E se la criminologia ha una legge è proprio questa: trovare tracce degli indagati nella casa delle vittime». Un passato da consulente delle procure di Torino, Milano, Bologna, Roma e Firenze, Candian oggi è docente all'Ire (istituto ricerche esplosivistiche) di Bologna dove insegna Ied (riconoscimento e identificazione di trappole esplosive). A Torino, nel 1999, ha fondato un'agenzia di investigazione - Stealth - ma lavora in questo settore da 25 anni. Lui li ha guardati a lungo Olindo e Rosa. Che idea si è fatto? «Che più che due persone, siano una sola». Si spieghi meglio: «Vivono un rapporto simbiotico. Lui confessa e lei si accolla la colpa. E viceversa. Lui chiede di stare con lei, lei non può fare a meno di lui. Un rapporto morboso». Sull'ossessione verso i vicini di casa che avrebbe portato all'omicidio di 4 persone solleva dubbi su dubbi: «Tra il movente del delitto e la ferocia dell'atto c'è una sperequazione troppo grande. I livelli di gravità non combaciano». Rosa e Olindo dunque, secondo Candian, non possono essere stati. Ma ci sono i rilievi dei Ris e le confessioni degli indagati. Insomma, difenderli sembra una mission impossibile: «Secondo me, anche se non voglio sforare in considerazioni psicologiche, Rosa e Olindo hanno mentito. Si sono inventati tutto. E ancora oggi non capisco perché non sia stata fatta una perizia psichiatrica su questi due soggetti. Mi sono sembrate due personalità molto strane che necessiterebbero di grossi approfondimenti». Sul monitor del computer nel suo studio della Crocetta scorrono le immagini dei sopralluoghi dei Ris. «Hanno fatto un lavoro straordinario lo riconosco, ma non basta. Hanno trovato tracce di Rosa e Olindo soltanto nella casa di Rosa e Olindo. Qualcosa non torna. E poi la scena del crimine era quella di un mattatoio. Chiunque fosse uscito da lì dentro avrebbe lasciato una traccia. O volete dirmi che Rosa Bazzi era una casalinga cosi brava a pulire?».
La Stampa 10 febbraio 2008

domenica 10 febbraio 2008

Il romanzo di Olindo

Le note scritte sulla Bibbia dopo la strage di Erba “Quel che è bianco per me, dev’esserlo per tutti”

MARCO NEIROTTI

COMO Ecco la «religione» secondo Olindo. La sua Bibbia annotata - parole rapite ovunque, tra errori di ortografia e moti d’amore e odio estremi - è di per sé un pezzo di perizia psichiatrica, Antico Testamento rispettato, bevuto in delirio mistico e con un’impennata stravolto, adattato a sé e al cortile di Erba, totem rovesciato, sempre lui eppure con una luce opposta. Prima della Bibbia c’è una sorta di sua «prefazione» scribacchiata su quattro pagine del «Gesù» di Papa Ratzinger: «Noi siamo stati sviati dalla retta via da un uomo cristiano cattolico credente che pensava e forse lo pensa ancora di essere al di sopra di Dio. Sto parlando del Castagna e della sua famiglia». Sterminata. Chissà perché a destra è scritto «strage Portella delle Ginestre 1947». E poi: «Bandito Giuliano, terra e pane, un giusto contro una legge ingiusta». Di nuovo il nonno di Youssef: «Lo perdoneremo solo se dirà tutta la verità». Parte così il romanzo che si chiuderà ribaltandosi spesso su di sé. Ci sono ovunque i disegnini del «codice», le parole criptate, nomi, indirizzi, cifre del conto corrente del carcere, annotazioni su incontri con avvocati, psichiatri, dissidi con le guardie o solidarietà con un detenuto. Il resto è dipanarsi di una vicenda intima, solitaria, parallela al mondo della gente che si alza, cammina, lavora, ride, gioca, incontra, conosce e poi riposa. E’ un mondo fisso. Fisso nel legame con Rosa. Racconta la coppia: «Due persone perdenti che si sono scelte per salvarsi la vita, ma più frequentemente per affondare assieme nel loro amore». E così disegna Rosa: «Mia sposa e unica amica». Depositaria di ogni fiducia. Olindo incolla pagine di giornali, Famiglia Cristiana (titolo di copertina: il segreto della felicità), una foto di locandina d’un film («Gli opposti si attraggono», George Clooney), e due parole, «IL PATTO». Brani lunghi e appunti volanti, schegge di memoria e di futuro: «La vendetta è un veleno che invade tutto il corpo». La vendetta. Sulla Bibbia incolla la foto di mamma orsa bianca e la didascalia: «E’ la donna il cuore della faida, è lei che decide se perdonare o vendicarsi. Ed è lei che deve vincere il suo impulso distruttivo e ritrovare l’istinto materno». Annota: «Vuole a sé il suo cucciolo». E dieci giorni dopo, nelle sue «sette leggi dell’amore», alla quarta «legge» scrive: «L’amore è inseparabile dalla gioia di mettere al mondo dei figli, a noi questa gioia è stata negata. Per me lei è la mia bambina e io il suo orsetto». L’orsetto torna nella memoria di casa: «Il nome del condominio l’abbiamo scelto io e la Rosa: casa del ghiaccio». E della morte. «Quando moriremo ricordati di tenere con te tre monete da 5 centesimi per Caronte il traghettatore delle anime, altrimenti vagheremo tra i due mondi all’infinito. La prima è per il purgatorio, la seconda è per l’inferno, la terza è per il paradiso». Un paradiso sognato con una consapevolezza: «Quando ci sentiamo minacciati diventiamo violenti e ci difendiamo e attacchiamo. Ma è impossibile difenderci dal futuro, viene comunque come l’acqua scorre verso il bosco». Ritorna il riferimento personale, deviando il misticismo da facile copiatura: «... la debolezza di Dio e l’onnipotenza dell’uomo». Subito: «Vedi la famiglia Castagna. Erba». Scritto da un uomo che professa fede e nega mediazioni: «Non esistono compromessi, le situazioni di comodo, quello che è bianco per me deve essere bianco per tutti». Tanto che di un agente scrive: «Se dovessimo trovarci per strada lui senza divisa in posizione frontale di sfida come fa quando prendo la terapia, uno dei due non va più via con le sue gambe». Pagine sul vicino di cella Sergio, sul «telefono» improvvisato: una bottiglia dell’acqua in plastica tagliata e infilata nello scarico. Sulla carta della Bibbia Olindo reclama l’innocenza, però inserisce una foto di donna: «Tutti sapevano, nessuno fece nulla, noi ti capiamo». E in alto: «Olindo e Rosa ti capiscono, se non li avessimo uccisi avremmo fatto la tua fine». Come una dissociazione: «Rosa, pagheremo insieme nel nostro amore». Un romanzo scellerato e a volte tenero (pur con l’orrore da cui nasce), dove l’autore stesso è incerto, improvviso nelle scelte, sovrappone all’«Elogio della sapienza maestra» delle Scritture, il fotomontaggio delle tre fanciulle di Garlasco. Titolo: «In due per uccidere Chiara». Romanzo illustrato: l’orso bianco e l’aquila e una nuova Cinquecento, la scritta nazista e un’immagine di Matrix dove si parla di lui e Rosa, i fiori e il Papa, una «Assunzione della Madonna» del Guercino e un gatto che si affaccia alle parole come se arrivasse da fuori libro. E una sfida: «Pensano che un netturbino non sia capace di scrivere. Poveri scemi...». Vince con un trucco: sa bere e far suo tutto ciò che copia, da Tex Willer a Dostoevskij, poi scrive «ce» anziché «c’è», «stassera», «io LE ho detto» riferendosi a un uomo. È genuino nell’alzata d’orgoglio come lo è quando parla di estrema unzione a Youssef, forse a liberarlo da un peccato originale, quando «perdona» Raffaella che «vaga tra due mondi» e nel mentre le regala odio: «Stiamo scontando la nostra pena per causa tua. Dicci cosa vuoi ancora». Tra parole sempre più fitte, come i simboli del «codice», Olindo nell’ultima pagina saluta la «sua» Bibbia e i suoi pensieri, come se parlasse, più che di una strage, della vergogna per aver odiato: «Oggi sono un peccatore che io e la mia sposa chiedono il tuo perdono. Un giorno tornerò con la mia sposa da te in quel luogo a noi sacro con delle rose rosse e 1 bianca con il nostro pentimento nel tuo perdono».
La Stampa 9 febbraio 2008

sabato 9 febbraio 2008

"Odio e vendetta", svelato il codice di Olindo. "Io e Rosa uniti nella morte"

Dietro ai simboli il rancore verso i magistrati. Il primo della lista nel ‘Libro dei morti’ è il pm che guida l’accusa in aula. Svastiche, croci e disegni di ossa "Io e Rosa uniti nella morte"

Como, 9 febbraio 2008 - STRAGE di Erba: finalmente decifrato il "Codice Olindo". Due pagine piene di simboli oscuri a cui ora è stato attribuito un significato, dove il posto più importante è riservato a Massimo Astori, il pubblico ministero che sta conducendo il processo contro di lui. Le posizioni immediatamente successive, nella classifica dell’odio di Olindo Romano, sono per i colleghi che avevano affiancato Astori nell’indagine: nell’ordine, Antonio Nalesso, Mariano Fadda e Simone Pizzotti. Stanno tutti in fila nel "Libro dei Morti", come lo chiama lo stesso Olindo, con il sottotitolo "la vendetta ha la memoria lunga".
Un paio di pagine di quaderno a quadretti, dense di simboli intervallati da qualche parola in italiano. C’è anche Nicoletta Cremona in quelle pagine, il gip che il 10 gennaio aveva convalidato l’arresto suo e di sua moglie Rosa, e poi tutte le persone loro malgrado coinvolte in questa vicenda: Carlo Castagna e la sua famiglia, i figli di Mario Frigerio, Elena e Andrea, il luogotenente Luciano Gallorini, comandante della stazione di Erba "la sua famiglia e gli sbirri collaboratori".
L’ASTIO radicato di Olindo Romano non risparmia nemmeno Enrico Ghioni, l’ex sindaco di Erba. Sarebbe tutto qui il mistero che racchiudevano quelle forme geometriche fitte fitte, simili a geroglifici, con i quali ha riempito le due paginette, di cui ora la Procura sta valutando peso e implicazioni. Le parole "insciallah destino" affiancano l’unione dei loro nomi (Olindo Rosa Angela 28.08.07 ) poi la chiave per decifrare l’alfabeto è preceduta dalla frase "amore orgoglio fedeltà fede si paga col sangue".
LA SEQUENZA di simboli corrisponde alle lettere dell’alfabeto, intervallate da qualche nonsenso per confondere le acque e rendere più difficile l’interpretazione di quello che segue, ma una volta compresa la logica di questo alfabeto, la lettura procede e acquista un senso. Così, tra svastiche, croci e disegnini di ossa incrociate, Olindo dedica una colonna a mettere nero su bianco il suo rancore verso i magistrati che hanno privato della libertà lui e sua moglie, che per un mese li hanno fatti spiare e seguire, che hanno autorizzato i carabinieri a entrare nella loro casa, che quel lunedì pomeriggio hanno deciso il loro arresto.
MAGISTRATI che poi ha visto durante gli interrogatori, in quelle due lunghe giornate di responsabilità negate e poi ammesse. Deve aver pensato a quelle ore nella sala colloqui, Olindo, mentre li metteva tutti in fila sulle sue pagine di quaderno, quando li aveva tutti davanti che gli facevano domande a ripetizione e decideva chi meritava il primo posto. Ogni nome e cognome, incolonnato su due righe, è preceduto da una croce. Così Olindo ha cercato di nascondere una parte dei suoi pensieri, elaborando un alfabeto che si ritrova in altre pagine, come per esempio in quella iniziale, quando il 2 febbraio scorso ha scritto: "Romano Olindo e Bazzi Rosa Angela, uniti nella vita come nella morte". Aggiungendo: "Assaporare la libertà con la mia sposa insieme", e disseminando simboli sul resto della pagina. Frasi che ora sarà facile leggere, forse nascoste per il desiderio di tenere qualcosa per sé.
MA CHE quasi certamente non sono messaggi che augurano il male, come quelli raggruppati qualche pagina più avanti.

Svelato il codice di Olindo: segni di morte per Pm e carabinieri

Tutto svelato. Il lavoro di decriptazione del "Codice Olindo" è arrivato al termine. Studiosi e matematici hanno finalmente spiegato cosa significato le sequenze di pallini, "x" ed altri simboli. E' un codice particolare, ma neppure troppo complicato assicurano gli esperti, con il quale Olindo Romano dal carcere spiegava la sua rabbia. Ed anche la classifica, personale, dell'odio verso chi lo ha portato al Bassone. In pole-position, per così dire, il Pm Massimo Astori, magistrato di punta del pool che ha lavorato per la strage di Erba. Dietro di lui anche i colleghi Antonio Nalesso, Mariano Fadda e Simone Pizzotti. Nel codice c'è una croce anche per il Gip di Como Nicoletta Cremona, il giudice che ha svolto l'interrogatorio di convalida del suo arresto ed ha deciso di lasciarlo in cella. Ma non solo: in questi appunti sparsi dalla sua cella - di isolamento - del carcere - Olindo esprime macabri presagi anche per altri suoi "nemici" giurati: la famiglia di Carlo Castagna, quella del luogotenente Gallorini - comandante della stazione di Erba dei carabinieri - e quella di Mario Frigerio, il superstite della strage della quale lui è accusato.Tutti nel calderone, dunque, perchè evidentemente "colpevoli" di avere collaborato per risolvere il mistero delle quattro morti di via Diaz. Vicino a questo personalissimo codice, però, anche altro. Appunti e pensieri di amore per la sua Rosa, annotazioni sul tempo che non passa mai in carcere ("Oggi è una bella giornata di sole ed io mi sto annoiando..") ed anche considerazioni sportive su Formula 1 e Moto Gp. Di tutto e di più, insomma. Ciao Como 9 febbraio 2008

Strage Erba: svelato il codice di Olindo Romano

In appunti criptati elenco di nomi e desiderio di vendetta

(ANSA) - COMO, 8 FEB - E' stato svelato il 'codice Olindo', ovvero gli appunti criptati scritti in carcere da Olindo Romano, imputato per la strage di Erba.Una Bibbia con strani segni era stato sequestrata dalla procura e oggi gli esperti hanno dato il loro responso. Sotto le parole 'Requiem', 'Finis terrae' e 'Libro dei morti', un elenco di nomi, si presume di persone di cui potrebbe desiderare la morte, tra i quali magistrati e investigatori. Alla fine, parole di affetto per la moglie Rosa Bazzi, coimputata.

venerdì 8 febbraio 2008

STRAGE ERBA:PIZZINI DI OLINDO E ROSA ROMANO SUL BANCO DEI TESTIMONI

Como, 20:36
Uno alla volta il Pm Massimo Astori chiamera' sul banco dei testimoni d'accusa i pizzini di Olindo', quei foglietti contenenti frasi e geroglifici ancora da decifrare che l'ex netturbino, imputato con la moglie Rosetta Bazzi al processo in Corte d'Assise di Como per la strage di Erba, aveva infilato in una Bibbia e sequestrati nelle scorse settimane. In tutto una cinquantina che, secondo la Pubblica accusa, rappresentano un percorso a ritroso nella memoria di Olindo Romano per tornare alla sera dell'11 dicembre 2006 quando nella cascina ristrutturata di via Diaz venne compiuto il quadruplice omicidio. In quei 'pizzini' sono contenute frasi che il magistrato ritiene evidenti ammissioni di colpa. Tra i piu' significativi quello in cui racconta che 'oggi a colloquio con la mia vita (Angela Rosa Bazzi, ndr), mi ha raccontato che sono alcune notti che vede Raffaella davanti alla sua branda, come quella sera, con il sangue che le scende sul volto e i colpi che io le ho inferto quando la uccidemmo. Le ha detto che abbiamo fatto bene a uccidere''. In quel 'pizzino' descrive l'incubo che Angela Rosa Bazzi avrebbe raccontato nel maggio scorso: 'Raffaella vaga tra i due mondi nel vento finche' anche lei non trovera' la sua pace. Noi ti sentiamo. Ti abbiamo perdonato. Siamo pentiti anche se non completamente. Un giorno ti perdoneremo con tutto l'amore dei nostri cuori. Ci hai rovinato la vita e il resto della nostra esistenza. Dicci cosa vuoi, noi te lo daremo affinche' tu possa trovare la pace. Avevi tutto e ci hai rovinato. Che cosa vuoi ancora da noi che stiamo scontando le nostre pene per causa tua e della tua famiglia? Anche per noi verra' la morte e avra' i tuoi occhi, Raffaella'. Sono quelli accompagnati dal fotomontaggio di Chiara Poggi con le due cugine, dalla foto di Barbara Cicioni. Quelli in cui definisce la moglie 'agnello in mezzo ad un branco di lupi'. Quelli in cui descrive se stesso e Rosa 'uccellini in gabbia' dopo l'arresto.
lA REPUBBLICA 7 FEBBRAIO 2008

martedì 5 febbraio 2008

STRAGE DI ERBA:CONSULENTE BARDAZZA,FIAMME ATTIZZATE SUI CADAVERI DELLE VITTIME

Como, 4 feb. (Adnkronos)- La Camera matrimoniale completamente distrutta dalle fiamme, la camera del piccolo con due tentativi di innesco e le fiamme attizzate sui cadaveri di Raffaella Castagna e della madre Paola Galli. Sono questi i focolai che gli assassini hanno generato per distruggere le vittime della strage di Erba, in cui, oltre alle due donne, morirono il piccolo Youssef e una vicina di casa, Valeria Cherubini. A descrivere la scena nell'aula del tribunale di Como dove e' in corso la terza udienza del processo, e' l'ingegnere Massimo Bardazza, consulente dell'accusa, che parla anche del liquido utilizzato per innescare le fiamme. ''Si tratta di un liquido accendifuoco con un innesco piu' facile e meno violento di quello della benzina, ma che produce una fiamma permanente''. Una miscela con una ''combustione controllata'' che sarebbe stata utilizzata nella camera da letto di Raffaella, nel lettino del piccolo Youssef e nella sua cesta dei giocattoli. ''La stessa impronta del liquido - spiega Bardazza - e' stata trovata sui due corpi di Raffaella e Paola, all'altezza delle gambe. Focolai che - dal sopralluogo effettuato dall'ingegnere il 29 dicembre 2006 - non ha segni di contiguita' con quelli nelle stanze''.
(Afe/Lr/Adnkronos)

lunedì 4 febbraio 2008

La sequenza dell'orrore di via Diaz: tutti hanno cercato di difendersi

lunedì 04 febbraio 2008

Tutti hanno cercato di difendersi dalla furia omicida di Olindo e Rosa che, secondo l'accusa, hanno sterminato quattro persone in via Diaz ad Erba. Lo sostiene il medico legale dell'ospedale Sant'Anna di Como, Giovanni Scola, oggi testimone importante nel processo ai coniugi erbesi. Il dottor Scola, che esegue autopsie da 25 anni, non ha potuto trattenere il suo orrore per quanto ha visto ed oggi lo ha spiegato in un'aula attonita e letteralmente "gelata" dalle sue parole. La sequenza dell'orrore inizia con Raffaella colpita alla testa ed al corpo in più punti: su di lei rilevate 18 coltellate. Poi prosegue con la madra Paola Galli, sorpresa con un colpo alla testa di un oggetto contundente e quindi finita con violenza a suon di coltellate. Poi col piccolo Youssef, figlio di Azouz e Raffaella: dalla ricostruzione di Scola - ed è l'aspetto più agghiacciante - uno l'avrebbe trattenuto con le mani (Olindo ?), mentre la moglie l'avrebbe colpito alla gola: due fendenti, uno mortale perchè ha reciso la carotide. Poi l'orrore prosegue con la signora Valeria Cherubini, moglie di Mario Frigerio: colpita alla testa ed in diverse parti del corpo, sarebbe riuscita a risalire fino al suo appartamento dove si è accasciata al suolo. Uccisa dai colpi, certo, ma più ancora - conferma dal medico legale - dal monossido di carbonio dell'incendio appiccato in casa. Tutti, comunque, avrebbero cercato sia pure minimamente di difendersi. Pure Youssef con la sua piccola manina. Senza dimenticare Mario Frigerio quasi morto e salvato per un soffio.Ma la testimonianza di Scola non è stata giudicata esauriente dalla difesa. Fabio Schembri, uno dei legalid ei coniugi accusati della strage, puntualizza:"Ci sono cose non convincenti e che noi cercheremo di smontare. Parleranno i nostri consulenti al momento debito". Soddisfazione, invece, da parte delle parti civili: tutti concordi nel dire che Scola non avrebbe potuto ricostruire meglio la sequenza della follia e dell'orrore. Nessun commento da parte del Pm Astori che ha lasciato l'aula con i suoi collaboratori e si è in filato subito nell'ascensore. Mercoledì si ritorna in aula.
Ciao Como 4 febbraio 2008

Processo Erba: le possibili strategie della difesa

(m.rom.) Le carte le vogliono scoprire un po' alla volta. Ed è per questo motivo che il pool di difensori di Olindo Romano e Rosa Bazzi (capeggiato dal noto penalista lariano Enzo Pacia) stanno temporeggiando in questi giorni. Fanno capire e poi ritraggono. Forse sì, ma forse anche no. La loro nuova mossa in Corte di Assise - dove domattina riprenderà con una nuova udienza il processo per la strage di Erba - potrebbe essere quella della perizia psichiatrica. Una possibile via di fuga per evitare - in caso di condanna - il carcere a vita. Ma per cercare di imboccare la strada, certo non meno difficile, dell'ospedale psichiatrico giudiziario. Il 'saggio' Pacia chiama attorno a sé i due colleghi del collegio e sorride sornione: «Perizia ' Questo lo dite voi... E poi noi vogliamo stare abbottonati e giocare bene le nostre carte».Lasciando chiaramente intendere - anche ai più profani - che hanno in serbo qualche sorpresa da presentare ai giudici. Compresa la richiesta - o meglio, un sollecito ai giudici - di attuare i loro poteri e disporre la consulenza psichiatrica per accertare le capacità dei coniugi Romano. Ipotesi suggestiva, ma anche ipotetica. Molto ipotetica. Visto che a processo già iniziato - e con i primi testimoni già sentiti - sarà davvero difficile riuscire a convincere il presidente Bianchi ed i componenti della giuria popolare che è necessaria la perizia psichiatrica. Una strada che può sembrare ormai tardiva. Tanto più una consulenza d'ufficio disposta dalla Corte. I due imputati, al momento, non hanno evidenziato alcunché di anomalo. E dunque un'eventuale consulenza va inquadrata seriamente in ottica dibattimentale: può servire oppure è solo una perdita di tempo'Ma non è neppure escluso che Pacia e soci possano scegliere altre mosse. Domani si saprà già qualcosa. I tre, infatti, dovranno affrontare un'udienza impegnativa, forse una delle più cruciali del processo. Quella con due testimoni chiave da parte del Pm Massimo Astori che finora ha 'incassato' pareri a lui favorevoli dai giudici su eccezioni preliminari e testi da ammettere in aula. A sedersi sulla sedia dell'Assise, infatti, prima Massimo Bardazza, consulente per l'incendio appiccato nella casa di Raffaella Castagna, poi il medico legale Giovanni Scola. Che, inevitabilmente, dovrà ripercorrere l'orrore di quella sera con la sequenza della morte, i colpi inferti alle quattro vittime, la loro gravità. Saranno mostrate in aula - ma solo ai giudici e ai vari testimoni - alcune foto di particolari molto crudi dell'esame autoptico. Scola potrebbe dare un nuovo spunto alla tesi del pm che ritiene Olindo e Rosa autori del massacro alla pari, ugualmente responsabili: se la donna, infatti, ha ammesso nella sua prima confessione di avere ucciso il piccolo Youssef, sul suo braccio potrebbero essere rimaste 'tracce' della mano di Olindo. Un livido e alcuni segni che, secondo l'accusa, sarebbero la 'firma' dei due imputati sui cadaveri. Per questo quella che si apre domani alle 9 sarà un'udienza cardine. Al pari di quella che vedrà sedersi sulla sedia dei testimoni il superstite Mario Frigerio, probabilmente ai primi di marzo.
Corriere di Como 3 febbraio 2008

domenica 3 febbraio 2008

Strage di Erba: i giudici popolari alla prova emotiva . Ricercatori studiano il "Codice Olindo"

Lunedì udienza cruciale

Staccare la spina delle emozioni e lasciare che sia soltanto la mente a giudicare, in modo razionale, l'irrazionale, l'assassinio brutale di quattro innocenti. È quello che dovranno riuscire a fare i giudici popolari impegnati nel processo per la strage di Erba aperto in questi giorni in Corte d'Assise, a Como. Per loro, la prova più dura è iniziata già durante l'ultima udienza, quando hanno dovuto guardare con i propri occhi la galleria delle immagini dell'orrore scattate nella casa di via Diaz dopo la mattanza dell'11 dicembre 2006.Le immagini più crude sono state risparmiate al pubblico in aula. Ma non ai sei giudici popolari, tra i quali cinque donne, oltre che ai due membri supplenti della stessa giuria, che non potranno chiudere gli occhi neppure davanti al più drammatico e macabro dei dettagli. Lo stesso accadrà lunedì prossimo.«I giudici popolari dovranno avere necessariamente una buona dose di equilibrio razionale ed emozionale - dice lo psichiatra comasco Sergio Tomaselli - strumento indispensabile per fare una valutazione seria e obiettiva. Saranno chiamati a distanziare il proprio sé, le emozioni e le sensazioni che proveranno davanti a quelle immagini per riuscire a fare una valutazione oggettiva della situazione». Ad aiutare i giudici in questo difficile compito ci sarà un antidoto purtroppo sempre più comune. «Ormai siamo tutti vaccinati davanti a questo tipo di disagio - commenta ancora Tomaselli - Siamo sempre più avvezzi a confrontarci con immagini macabre, scene di delitti, povertà, indigenza, malattie. In termini tecnici parliamo di stimolazione nocicettiva, ovvero legata a esperienze di lesione e di danno, una situazione con la quale siamo sempre più abituati a confrontarci».«Piuttosto dovremmo chiederci perché ci sia tutto questo interesse - continua lo psichiatra lariano - Chi sia cioè il direttore d'orchestra di questi processi patologici. Inutile puntare tutta la colpa sui mass media, è ciascuno di noi che accetta e ricerca questi stimoli. Ci stiamo abituando a convivere con questa realtà. Non è un atto dovuto e inevitabile. Piuttosto, dovremmo riuscire a pensare in termini più costruttivi che distruttivi all'umanità».I giudici popolari, ricorda poi lo specialista comasco, dovranno riuscire a non farsi influenzare neppure dal desiderio di vendetta e di giustizia sommaria che sempre più spesso emerge di fronte a crimini efferati di questa natura.«Queste persone dovranno riuscire a essere asettiche anche davanti alla richiesta di una parte della società che vuole in modo gratuito e fuori luogo vendetta - dice Tomaselli - È infatti poco utile, inopportuno e poco intelligente usare la logica del processo sommario, che porta soltanto a disgrazie. La stessa cosa vale anche se si basa il giudizio sui processi vissuti in modo emozionale».«Le scene violente e truci generano in tutti i casi una vastissima gamma di emozioni - sottolinea lo psicologo lariano Gabriele Stampa - che dipende sempre dal singolo e dalla sua sensibilità. Le persone chiamate a vestire i panni di giudice popolare dovranno riuscire a controllare e gestire il proprio stato emotivo. Questo non è impossibile perché anche davanti all'orrore più straziante le persone sono in grado di governare il proprio universo emotivo, a metterlo in un angolo e fare riferimento soltanto alla ragione». Un processo che accade molto più frequentemente di quanto si possa immaginare.«Siamo immersi in un contesto che purtroppo ci propone sempre più spesso situazioni e immagini anche molto crude - dice Stampa - e quindi governare questo mondo emozionale è una pratica che facciamo spesso, quasi senza accorgerci, tanto che sta entrando a far parte della normalità quotidiana».Le immagini dell'orrore del massacro di via Diaz si legheranno indissolubilmente a quelle dei due imputati in aula, delle tenerezze di Olindo e Rosa dietro le sbarre della gabbia in cui sono rinchiusi durante il processo in Corte d'Assise. «Entrambe queste gallerie di immagini sono molto forti - sottolinea ancora Gabriele Stampa - È inevitabile che suscitino sensazioni. Queste ultime, a seconda della sensibilità personale, possono variare dalla compassione alla pietà, dalla rabbia al terrore fino allo schifo. Questo perché vanno oltre la comune prassi e il modo di vivere e affrontare le situazioni delle persone 'normali'».
Corriere di Como 2 febbraio 2008

venerdì 1 febbraio 2008

Erba, Olindo non è pentito. "Sono il mostro di Erba"

"Sono il mostro di Erba". Con questa frase Olindo Romano si presentava ai nuovi arrivati nel carcere di Como. A raccontarlo è Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza Telecom che fu in carcere proprio con il presunto assassino e che testimonierà al processo nel quale Romano e sua moglie Rosa Bazzi sono imputati per la strage di Erba. "Non ha mai detto di essere innocente - ha detto poi Tavaroli - e non sembrava affatto pentito".
"Dai suoi racconti - riferisce Tavaroli in una intervista al quotidiano "Il Giorno" - era assolutamente pacifico che lui e la moglieavevano ucciso quelle persone, tanto che in una occasione a un detenuto appena arrivato si presentò come 'mostro di Erba'. Non diceva apertamente di aver ucciso quelle persone, ma sembrava volesse spiegare i motivi che stavano alla base di quello che era successo. Tendeva a giustificare il gesto in quanto lui e la moglie avevano perso la felicità dall'arrivo nella corte in cui abitavano della famiglia della Castagna e di Azouz. Diceva che tutti i suoi sacrificiper comperare una casa che a lui piaceva moltissimo e in cui era riuscito a realizzare i sogni della sua vita si erano vanificati. Quelle persone avevano rovinato tutto".
Il racconto di Tavaroli poi continua con altri dettagli sull'atteggiamento di Olindo Romano in cella:"Io - dice Tavaroli - discutevo con un altro detenuto che era nella cella di fronte a me e facevamo alcune considerazioni di tipo religioso sul perdono. Lui si è intromesso nella discussione racontando che recentemente era stato perdonato dal padre di Raffaella Castagna. A questo propositoha sottolineato che non accettava quel perdono perchè non lo aveva chiesto e non si sentiva di chiedere perdono per quello che aveva fatto. Aggiungeva, e lo ha detto più volte, che lui era stato sottoposto ad angherie per molti anni da parte della famiglia Castagna e che se qualcuno fosse intervenuto prima lui non avrebbe fatto quello che ha fatto".
Parole 'pesanti' che Tavaroli sarà presto chiamato a ripetere nell'aula del tribunale di Como dove si sta svolgendo il processo per la strage.

giovedì 31 gennaio 2008

Strage di Erba: "Gli assassini sono altri"

Il nuovo legale dei coniugi Romano, che si aggiunge al loro collegio di difesa

L'avv. Pacia: «Gli inquirenti hanno imboccato la strada sbagliata. Olindo e Rosa sono innocenti»


Il nuovo legale dei coniugi Romano, che si aggiunge al loro collegio di difesa
Strage di Erba: «Gli assassini sono altri»
L'avv. Pacia: «Gli inquirenti hanno imboccato la strada sbagliata. Olindo e Rosa sono innocenti»
(Ansa)COMO - L'avvocato Enzo Pacia, per la prima volta da quando ha assunto la difesa, incontrerà in carcere i Olindo Romano e Rosa Bazzi, accusati della strage dei Erba. «Sarà il mio primo vero colloquio con i coniugi Romano», ha detto il legale. «Finora, avendo assunto l'incarico solo un paio di giorni prima dell'inizio del processo, non ho potuto farlo. Non ho chiesto i termini a difesa per studiare il fascicolo, perché l'hanno fatto molto bene i colleghi Luisa Bordeaux e Fabio Schembri».

IRRISPETTOSO - «Poi sarebbe stato irrispettoso per due persone che si proclamano innocenti e attendono che sia dimostrato», ha aggiunto l'avvocato. «Irrispettoso anche verso le parti civili, le vittime che attendono giustizia. Non l'avranno, tuttavia, con la condanna di Olindo e Rosetta. Gli inquirenti hanno imboccato la strada sbagliata. Gli assassini sono altri».
Corriere della Sera 31 gennaio 2008

Erba, il giudice critica scelte della difesa

Pupia di Angela Oliva del 30/01/2008

COMO. Nel secondo giorno del processo per la strage di Erba è stata la volta delle testimonianze dei vicini di casa, uno dei Vigili del Fuoco e il medico del 118.


Il primo a parlare è Vittorio Ballabio che abita nel palazzo di via Diaz, il quale ha raccontato: “Erano le 20,20 quando, scuotendo la tovaglia, ho notato il fumo uscire dal palazzo di Raffaella”. La coltre di fumo diventava sempre più spessa, tanto che l'uomo indossava le scarpe e citofonava al vicino Glauco Bartesaghi, volontario dei Vigili del Fuoco. Immediatamente sopraggiungevano sul pianerottolo dell’appartamento dei Castagna e si ritrovavano davanti una macabra scena: il corpo di Raffaella in parte bruciato con i capelli ancora fumanti, nel corridoio il cadavere di Paola Galli, il piccolo Youssef sgozzato con le gambe reclinate sul divano di casa e poi giornali sparsi dappertutto serviti per appiccare l’incendio. Bartesaghi e Ballabio, resisi conto della situazione, soccorrevano Mario Frigerio, unico sopravvissuto alla strage, descrivendolo come “una maschera di sangue con i capelli fumanti”. Rosa Bazzi e Olindo Romano non c’erano sul luogo del delitto ma venivano notati da alcuni testimoni, verso le 22.30, quando rientravano a piedi in via Diaz. E proprio i presunti firmatari dell’eccidio non si scompongono durante il racconto agghiacciante dei testimoni e continuano a scambiarsi sguardi intensi di complicità senza preoccuparsi delle occhiate di rabbia o delle riprese televisive. L’accusa ha, inoltre, parlato del memoriale dei coniugi accusati, in cui inveiscono contro la povera Raffaella, denominata “Ciottolona”, che organizzava feste disturbando la loro quiete. Parole di disprezzo anche per Azouz: “Verso la fine del 2002 è arrivato il futuro marito di Ciottolona. Cominciò la processione di tunisini, lui passava i giorni a casa. Per seguire la guerra contro Saddam piazzò la parabola sulla nostra antenna”. Il giudice ha parlato di una “palese sovrabbondanza” per quanto riguarda le testimonianze portate dalla difesa. Delle critiche anche per il numero di consulenti chiesti dai legali dei coniugi Romano, cosa definita “non rispettosa” dal presidente della Corte d'Assise. Su questo punto il giudice si è riservato di ridurre le prove ammesse entro i limiti ad egli riconosciuti e ha aggiornato l'udienza al prossimo 4 febbraio.
30 gennaio 2008 Pupia

sabato 26 gennaio 2008

Strage di Erba.Tutti li aspettano in Assise, ma loro si presenteranno in aula?

venerdì 25 gennaio 2008
Tutti li cercano, tutti li vogliono vedere in aula. Ma il dubbio è anche se Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due imputati per la strage di Erba, si presenteranno martedì nella prima udienza del processo a loro carico. Al momento non ci sono indicazioni specifiche: gli avvocati difensori glissano sulla vicenda. Non è escluso che possa andare in aula solo Olindo Romano, come è già successo a ottobre durante l’udienza preliminare. Un Olindo - dicono dal carecre - visibilmente dimagrito rispetto alle foto scattate nei giorni del suo arresto. Rosa Bazzi potrebbe, invece, scegliere di rimanere in cella, anche per evitare il prevedibile assalto mediatico. Telecamere e giornalisti già pronti. Alcuni sono già arrivati a Como in questi giorni. Tutti gli altri giungeranno in città lunedì al più tardi. Erba, intanto, vive in silenzio e con tristezza questo processo che la vede trascinata di nuovo sulla ribalta. Non parlano le istituzioni e anche la famiglia Castagna ha scelto la linea del “no comment”. In questi giorni nessun commento ufficiale.
Ciao Como 25 gennaio 2008

venerdì 18 gennaio 2008

Strage di Erba, il giallo della Bibbia di Olindo

Gennaio 18, 2008

VERSO IL PROCESSO / Cresce l’attesa per il dibattimento che inizierà il 29 gennaio. Etv trasmetterà tutte le udienze

Negli appunti dell’ex netturbino parole di autoaccusa, ma anche insinuazioni

Una Bibbia-diario. Dove mettere riflessioni e appunti. E dove scrivere, a margine del testo originale, ampie ammissioni di colpevolezza.La più esplicita: «Accogli nel tuo regno il piccolo Youssef, sua mamma, la nonna e Valeria a cui noi abbiamo tolto il dono della vita». Riferimento esplicito alla mattanza di via Diaz e alla moglie Rosa, sempre rinchiusa al Bassone, sezione femminile. Non una sola ammissione, bensì diverse, da quanto si è potuto apprendere. Un’altra: «Concedi la pace a noi umili peccatori». Non proprie confessioni, ma chiamate in causa. Con riferimenti anche non diretti alla strage di Erba della quale tra qualche giorno sarà in Corte di Assise a Como per rispondere - assieme alla moglie Rosa Bazzi - di quell’orrore senza fine.È questa la novità delle ultime ore che infiamma ancora di più un clima già rovente in vista dell’inizio del dibattimento. Non solo, la Bibbia trasformata in diario personale con appunti e annotazioni. Ma nel fascicolo del pm Massimo Astori - che ha svolto una integrazione di inchiesta per arrivare pronto all’aula - compare anche il libro del Papa.Anch’esso con la scrittura di Olindo Romano ai margini del testo di Ratzinger. Religioso, credente, quello che per la procura sarebbe uno dei ‘mostri’ della porta accanto si apre a insospettate confessioni a metà tra la fede e il sacro. Tutto sui diari che la procura ha deciso di acquisire dopo il ritrovamento di una lettera con tanti segni strani (usata spesso dai detenuti per comunicare) all’interno della cella di Olindo. Da lì il via agli accertamenti e la scoperta di questi libri, ora sequestrati e inseriti nel fascicolo processuale del pm Massimo Astori, chiamato in aula a rappresentare l’accusa contro i coniugi Romano. Il diario di ‘Olly’, così come lui spesso si firma, è anche altro. Dolci riflessioni per la sua Rosa che «gli manca tanto e la ama». E poi riflessioni anche su chi e come li ha portati in quelle condizioni.Olindo scrive (la calligrafia è la sua senza dubbio) che «abbiamo fatto il loro gioco nella nostra ingenuità, ma non è finita», con riferimento ai magistrati che dopo averli portati in carcere hanno raccolto le loro dettagliate confessioni due giorni dopo. Riflessioni e dubbi. Come, ad esempio, chi ha messo sulla sua Seat Arosa la prova del sangue di Valeria Cherubini, una delle più schiaccianti contro di lui e la consorte: «La mia auto è sempre aperta. Potrebbe averlo fatto chiunque».I diari di Olindo, saltati fuori a pochi giorni dal dibattimento, non sembrano turbare i sonni di Fabio Schembri, uno dei legali della coppia di coniugi che in aula andrà con una accusa da ergastolo anche se loro hanno ritrattato ogni cosa.«Sono appunti e prendo atto che la procura ha deciso di acquisirli per portarli in processo - spiega il legale milanese - ma la ritengo una cosa neutra e senza alcun vantaggio né per noi né per l’accusa. Io piuttosto mi sto concentrando su altri punti che cercherò di far passare nel dibattimento. Un aspetto che intendo approfondire è perché abbiano confessato dopo il fermo».
Marco Romualdi
Il Corriere di Como 18 gennaio 2008

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