sabato 26 gennaio 2008
Strage di Erba.Tutti li aspettano in Assise, ma loro si presenteranno in aula?
Tutti li cercano, tutti li vogliono vedere in aula. Ma il dubbio è anche se Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due imputati per la strage di Erba, si presenteranno martedì nella prima udienza del processo a loro carico. Al momento non ci sono indicazioni specifiche: gli avvocati difensori glissano sulla vicenda. Non è escluso che possa andare in aula solo Olindo Romano, come è già successo a ottobre durante l’udienza preliminare. Un Olindo - dicono dal carecre - visibilmente dimagrito rispetto alle foto scattate nei giorni del suo arresto. Rosa Bazzi potrebbe, invece, scegliere di rimanere in cella, anche per evitare il prevedibile assalto mediatico. Telecamere e giornalisti già pronti. Alcuni sono già arrivati a Como in questi giorni. Tutti gli altri giungeranno in città lunedì al più tardi. Erba, intanto, vive in silenzio e con tristezza questo processo che la vede trascinata di nuovo sulla ribalta. Non parlano le istituzioni e anche la famiglia Castagna ha scelto la linea del “no comment”. In questi giorni nessun commento ufficiale.
Ciao Como 25 gennaio 2008
venerdì 25 gennaio 2008
STRAGE ERBA:IL FRATELLO DI AZOUZ, COMASCHI RAZZISTI
"I comaschi sono razzisti". A sostenerlo e' Salem Marzouk, fratello di Azouz, il tunisino rimasto vedovo dopo la strage di Erba. Salem vive in Tunisia e durante un'intervista televisiva si e' sfogato ricostruendo quello che a suo dire, e' stato un clima di caccia allo straniero nei confronti di suo fratello nelle ore immediatamente successive al massacro. "Per fortuna lui era ben lontano e ha potuto dimostrarlo, altrimenti in carcere non ci sarebbero quei due", ha aggiunto riferendosi a Olindo Romano e Angela Rosa Bazzi, che dovranno comparire da martedi' davanti alla corte d'assise di Como per rispondere di triplice omicidio volontario premeditato, di omicidio volontario senza premeditazione, tentato omicidio volontario non premeditato, incendio doloso e tentata distruzione di cadavere mediante incendio. "Per quelle due belve - ha proseguito Salem - non basta un ergastolo perche' fra 25 anni sarebbero gia' fuori. Ce ne vogliono almeno tre". Nel prendere le difese del fratello anche per l'inchiesta per traffico di droga, che lo ha portato in carcere a Vigevano, Salem ha dichiarato di aver "voluto molto bene a mia cognata (Raffaella Castagna, una delle vittime, ndr) che nei miei confronti si e' sempre comportata come una splendida persona".
La Repubblica 25 gennaio 2008
giovedì 24 gennaio 2008
Strage di Erba: deputato dei Verdi in visita al Bassone racconta come vivono Olindo e Rosa
Mercoledì 23-01-2008 16:41
Due celle uguali in tutto e per tutto. Compresi i pochi metri quadrati a disposizione. Un letto, un armadio, una specie di libreria. Per il resto un abisso. La prima, quella che da mesi è diventata la casa di Olindo, è buia, maltenuta. In quella di Rosa invece c'è ordine, pulizia, quasi serenità. Stiamo parlando ovviamente dei centimetri di spazio in cui i due imputati per la strage di Erba attendono l'apertura dell'aula del processo che tutta l'Italia attende. Roberto Poletti, deputato dei Verdi, lunedì scorso ha fatto visita ai detenuti del Bassone, 440 carcerati in tutto (fra cui 48 donne), potendo dunque incrociare lo sguardo e scambiare due parole con i coniugi accusati dalla procura di essere i mostri di via Diaz, a Erba. «Il carcere di Como è ben tenuto - commenta - molto meglio di altre strutture che ho visto in giro per la Penisola. Anche se pure qui c'è il solito problema dell'organico ridotto degli agenti e dei turni massacranti». L'incontro più atteso, ovviamente, è con Rosa e Olindo. Lei sta in una cella, la prima sulla destra dell'ala femminile. Pochi libri, ma tantissime lettere tenute in una scatola di cartone. In ordine, come il resto della cella. «I giornali non li leggo - dice la donna a Poletti - e anche quando parlano della strage alla televisione cambio canale. Dicono cose non vere. Se esci di qui e ti capita di parlare di noi fai sapere a tutti che non mi riconosco in quello che i giornali scrivono di me». Sui muri non c'è appeso niente. Ha pulito anche quelli. E infatti la cella non comunica tristezza. Nell'angolo c'è la scatola con le lettere. All'inizio piene zeppe di insulti, poi piano piano di persone più amichevoli. «Le ricevo da gente che ho conosciuto, magari in vacanza. Prendono le mie difese». Rosa è molto controllata, il sorriso è stampato in volto, continuo. Conosce Poletti, lo vedeva in televisione, anche di recente a 'Buona Domenica', su Canale 5. «In passato ho anche provato a telefonarle per parlare con lei», dice al deputato salutandolo. Olindo invece ha la barba lunga, ben tenuta, ed è dimagrito. È molto diverso dalle immagini che i giornali e le televisioni ripropongono. Lui gli articoli sulla strage li legge, eccome. «Sono ottimista sull'esito del processo», dice. «Se avessi voluto, sarei potuto scappare in Svizzera». Qui la cella è scura, non trasmette serenità come nel caso di Rosa. Gli occhi di Olindo però sono vispi, brillanti, nonostante l'oscurità. Attende il giovedì, il giorno dell'incontro breve con la moglie. «Mi avete descritto come un mostro, ma non sono così», è il commiato di Olindo. Poletti si allontana, saluta i secondini che controllano la cella 24 ore su 24. Quella cella che tra sei giorni si aprirà per la prima udienza del processo dell'anno.
Corriere di Como -Mauro Peverelli
mercoledì 23 gennaio 2008
"Strage di Erba, operazione eseguita come un commando"
L’isolamento sociale alla base del strage di Erba. Quella compiuta da Olindo e Rosa quell’11 dicembre del 2006 quando uccisero a sangue freddo i vicini di casa, tra cui un bambino di pochi mesi. Il tutto perché non li lasciavano vivere in pace. I fatti sono ormai conosciuti, ma nella serata di martedì in biblioteca a Tradate, il giornalista Pino Corrias, autore del libro “Vicini da morire” (Mondadori), intervistato dal giornalista Silvio Peron di fronte a una sala conferenze gremita di persone, a una settimana dall’inizio del processo ai protagonisti della vicenda, è voluto andare oltre ai fatti e far emergere una realtà sociale alla base del gesto. «Anche venendo qui stasera da Milano – ha spiegato Corrias – si vede come non vi sia più la distinzione tra i paesi. Ma una serie di scatole colorate, centri commerciali, mobilifici, e quant’altro, che rendono il territorio tutto uguale. Ogni paese, soprattutto del nord Italia, sta perdendo la propria identità, e quindi le persone stesse perdono la propria appartenenza a un territorio, a un modo di essere».
«In questi anni – ha proseguito – stiamo vivendo un assaggio epocale, ancor maggiore del Dopoguerra quando milioni di italiani del sud vennero al Nord, ma erano pur sempre italiani. Oggi sono gli stranieri a cercare una nuova casa, con relativo cambio culturale. Non è razzismo, ma la presa di coscienza di un ricambio decisamente culturale». Corrias ha così ricostruito tutti i passaggi della strage: la preparazione di Rosa e Olindo, che ci pensavano da oltre un mese, stufi della vita di Raffaella; la scelta delle armi bianche: una mazza di ferro presa in una discarica per lui, un coltello da cucina per lei; l’esecuzione della strage n 8 minuti, con il bambino fatto tacere da lei; la freddezza della preparazione: guanti, vestiti da buttare, telo per spogliarsi dopo aver compiuto “l’assalto”, distribuzione dei sacchi con armi e vestiti nei primi cassonetti che sarebbero stati svuotati l’indomani; la sceneggiata a Como a mangiare un hamburger per crearsi un alibi; lo stupore davanti a vicini e televisioni su quanto accaduto. Agghiacciante: «Un’operazione eseguita come un commando, preparata nei minimi dettagli».
«Olindo e Rosa non avevano nessuno, solo loro stessi e quell’appartamento – ha spiegato Corrias -. Avevano anche un Camper con cui facevano qualche gita, ma anche il camper è una ricostruzione del proprio appartamento, un mondo per girare il mondo senza mai abbandonare le proprie cose o il proprio modo di vivere. Non avevamo amici, avevano litigato con tutti i parenti e vicini. Non avevano nessun tipo di confronto. C’erano già state delle liti con Raffaella, ma era impensabile che si potesse arrivare a compiere uno dei delitti più efferati della Storia d’Italia. Tanto da arrivare non a confessare, ma rivendicare quanto accaduto: Rosa e Olindo infatti hanno sempre sostenuto che le loro vittime si erano cercati quella lezione».
Mercoledi 23 Gennaio 2008M.S.redazione@varesenews.it
domenica 20 gennaio 2008
Strage di Erba, parole di Rosa nei pizzini del marito."Olindo,vedo fantasma Raffaella"
Materiale detenuto dal sostituto procuratore Massimo Astori, che si prepara all'apertura del processo prevista per il 29 gennaio. "Raffaella vaga tra i due mondi"In uno di quei messaggi, l'uomo descrive l'incubo che sua moglie avrebbe raccontato nel maggio scorso. "Raffaella vaga tra i due mondi nel vento finché anche lei non troverà la sua pace. Noi ti sentiamo. Ti abbiamo perdonato. Siamo pentiti anche se non completamente. Un giorno ti perdoneremo con tutto l'amore dei nostri cuori. Ci hai rovinato la vita e il resto della nostra esistenza. Dicci cosa vuoi, noi te lo daremo affinché tu possa trovare la pace. Avevi tutto e ci hai rovinato. Che cosa vuoi ancora da noi che stiamo scontando le nostre pene per causa tua e della tua famiglia? Anche per noi verrà la morte e avrà i tuoi occhi, Raffaella"."Il piccolo Youssuf è già in cielo"Riferendosi, poi al piccolo Youssuf. Olindo scrive: "E' stato battezzato e, come sua nonna (Paola Galli), ha ricevuto l'estrema unzione. Loro sono già nel regno dei cieli". In aprile aggiunge: "Voi da lassù in cielo, noi qui in terra sappiamo quanto sia grande il nostro pentimento, lo abbiamo già manifestato, ma nessuno se n'è accorto". Olindo cerca una giustificazione al suo gestoIn quei pizzini cerca di trovare una sorta di giustificazione al massacro, anche attraverso immagini suggestive come quella del contadino che "ciò che semina raccoglie. Noi non abbiamo raccolto ciò che abbiamo seminato, bensì abbiamo partecipato portati dall'odio e dall'esasperazione al raccolto che altri hanno seminato nel tempo volontariamente. La cosa è diversa".Sospetti e negazionePoi, il tenore di quelle note cambia a fine estate, quando il loro difensore Pietro Troiano lascia il posto ai colleghi Luisa Bordeaux di Lecco e Fabio Schembri di Milano. Romano adombra il sospetto che quella macchia di sangue di Valeria Cherubini (una delle vittime) sia stata messa da qualcuno sull'auto dei coniugi Romano. Critica gli investigatori, in particolare gli uomini del Ris, "praticamente nessuno ha finito il lavoro cominciato". Descrive il suo disagio in carcere perché "questo non è il nostro posto. Sono dieci mesi quasi che siamo qui per le loro comodità. A rimetterci siamo io e la Rosa, fisicamente e psicologicamente". In settembre nega l'aggressione a Valeria e al marito Mario Frigerio perché "quella sera nè io nè mia moglie avevamo il tempo materiale per uccidere i coniugi Frigerio. Altrimenti non avremmo avuto il tempo necessario per salire in auto e uscire dal cortile senza essere visti". "Non accetto il perdono di nessuno"In uno degli ultimi "pizzini" Olindo rivolge il pensiero a Carlo Castagna, papà di Raffaella: "Non accetto il perdono di nessuno", dice, e accusa: "Sapeva tutto e non ha mai fatto nulla per evitare una strage già annunciata. Per quanto riguarda i coniugi Frigerio, dovevano farsi i fatti loro. Chiunque li ha uccisi ha fatto bene".
Tg Com 19 gennaio 2008
sabato 19 gennaio 2008
Strage di Erba. Lite sui testimoni da chiamare, alta tensione per il processo della strage
Prove tecniche di processo. In realtà, sono schermaglie procedurale notevoli. A dieci giorni esatti dall'inizio del processo, in Assise a Como, per la strage di Erba la tensione è già elevata. Come, ad esempio, tra difensori visto che i legali dei coniugi Romano - accusati della strage - hanno già annunciato l'intenzione di citare in aula come testimone Manuel Gabrielli, l'avvocato del superstite Frigerio. E Gabrielli, che dovrebbe riferire sui ricordi del suo assistito al momento del risveglio in ospedale, protesta e fa sapere che la sua deposizione è "irrilevante ai fini del dibattimento perchè c'è il signor Frigerio ancora vivo". Questa mossa ha tutta l'aria di un colpo basso da parte della difesa verso l'unico testimone davvero fondamentale: sarà proprio Frigerio, storicamente legato all'avvocato Gabrielli, a poter dare una svolta al processo. L'iniziativa di citare come teste il suo avvocato è davvero forte: se il presidente della Corte Bianchi dovesse accogliere la richiesta di Luisa Bordeaux e Fabio Schembri, allora Gabrielli dovrebe rimettere il mandato e non poter entrare in aula al fianco di Frigerio sia prima che durante la testimonianza.Guerra sui testimoni, ma anche numero elevato da quanto si è appreso. Sarà sempre Bianche, in avvio di dibattimento, s stabilire quanto dovranno essere realmente sentiti. Tra Pm (lista testi imponente compreso Azouz Marzouk), difensori e parti civili (si è aggiunta anche quella dei Castagna ndr), il rischio è di avere quasi un centinaio di persone in attesa di testimoniare.
Ciao Como 19 gennaio 2008
mercoledì 16 gennaio 2008
Erba, tutto come previsto: nessuno in aula ed udienza rinviata
Tutto come previsto. Non si è presentato nessuno stamane al Tribunale di Erba nell'udienza a carico di Olindo Romano e Rosa Bazzi, accusati dell'aggressione a suon di insulti e schiaffi a Raffaella Castagna nel dicembre del 2005 in via Diaz. Assenti gli imputati, rimasti al Bassone, assenti anche le parti offese (Raffaella è deceduta, il marito Azouz ha riununciato a comparire e costituirsi parte civile, i Castagna hanno spedito in aula solo i loro legali ndr), al giudice di pace Elisabetta Reitano non è rimasto altro da fare che spostare il dibattimento al prossimo 26 aprile. Tanto più che stamane, all'esterno dell'aula, non c'era neppure l'unico testimone citato a comparire, un ex vicino di casa di Raffaella. Udienza, insomma, brevissima e di fatto neppure aperta. Il giudice ha accolto la richiesta della difesa di spostare il processo. A rappresentare i coniugi Romani, assenti gli avvocati Schembri e Bordeaux, c'era una giovane dello studio di Luisa Bordeaux: avvocato Francesca Pirola. A lei è toccato il compito di insistere sul rinvio. Il giudice di pace non ha potuto fare altro anche se l'attenzione è ormai tutta incentrata sul dibattimento in Assise che scatterà a fine mese e che vedrà Olindo e Rosa rispondere di una accusa ben più grave: la strage di via Diaz ai danni di Raffaella e della sua famiglia.
Fonte Ciao Como