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domenica 10 febbraio 2008

STRAGE DI ERBA:FRIGERIO SU BANCO DI TESTIMONI IL 26 FEBBRAIO

Quella del 26 febbraio sara' un'udienza particolarmente drammatica al processo in Corte d'assise a Como per la strage di Erba. In aula comparira', secondo il calendario predisposto dal pubblico ministero Massimo Astori, il supertestimone Mario Frigerio, che con il suo racconto appena riavutosi dallo stato di coma in cui versava, inchiodo' Olindo Romano indicandolo come colui che la sera dell'11 dicembre 2006 tento' di ucciderlo squarciandogli la gola. Al suo fianco ci sara' l'avvocato Manuel Gabrielli. Con tutta probabilita' la deposizione avverra' a porte chiuse, "per consentire al mio assistito - ha detto l'avvocato Gabrielli - di poter ricostruire quei momenti in tranquillita'. Per lui sara' un compito durissimo perche' dovra' rivivere l'orrore che ha visto davanti a se'". Tocchera' comunque, al presidente della Corte, Alessandro Bianchi, decidere se far sgomberare o meno l'aula. Il processo riprendera' lunedi' prossimo e saranno una dozzina i testimoni: alcuni carabinieri impegnati nelle indagini, quattro amici di Raffaella Castagna che assistettero a una delle tante liti tra la vittima e gli imputati, mentre non sara' sentito il maresciallo Luciano Gallorini, il primo che ebbe la giusta intuizione per arrivare ai presunti autori del massacro. Il 22 febbraio saranno sentiti Elena e Andrea Frigerio, figli dell'unico superstite dell'eccidio e di Valeria Cherubini. Quello stesso giorno saranno chiamati sul banco dei testimoni Carlo, Pietro e Beppe Castagna, rispettivamente papa' e fratelli di Raffaella. Dovrebbe essere sentito anche Giuliano Tavaroli, l'ex responsabile sicurezza Telecom, che durante una breve detenzione nel carcere di Como, ebbe modo di raccogliere alcune confidenze di Olindo Romano.
La repubblica 9 febbraio 2008

Nel Codice di Olindo nomi di magistrati

I ricercatori universitari che hanno interpretato il testo ritengono che due ulteriori misteriose chiavi debbano ancora essere decrittate

I segni fanno riferimento anche a persone toccate dalla strage e ad altre che ne sono estranee


Titolo, Libro dei morti. Sottotitolo, La vendetta ha la memoria lunga' E una lista di nomi, tutti crittografati. Eccolo il capitolo più cupo del 'Codice Olindo', fino a oggi un'oscura sequenza di simboli e segni contenuti nella Bibbia dell'ex netturbino di Erba accusato, insieme alla moglie, della strage di via Diaz. Il mistero potrebbe essere stato svelato, almeno in una delle sue chiavi. Le tracce che all'occhio profano appaiono come scarabocchi messi in sequenza, avrebbero assunto un ordine, una possibile fisionomia. Nessun misticismo, niente astrazione ma un freddo elenco di nomi, alcuni tronchi, altri completi, accompagnato da disegni di croci e ossa incrociate. «C. Carlo» (possibile richiamo a Carlo Castagna), «M. Gallorini e sbirri collaborat (ori)» (Luciano Gallorini, comandante dei carabinieri di Erba, è stato il primo a sospettare dei vicini di casa), «Ghioni ex sin(daco)», «ass(istente) sociale», «Frigernio (con evidente assonanza al cognome Frigerio, unico sopravvissuto alla mattanza)». E i nomi continuano, sempre con una croce di fianco. Sono tanti, alcuni di persone che con la strage non c'entrano e devono la loro presenza, forse, a una qualche forma di conoscenza con i coniugi Romano. Non manca nemmeno una svastica, disegnata al contrario rispetto a quella nazista. C'e anche il nome Mal'ak, indicato nell'antico testamento come messaggero di Dio. Ma il Libro dei Morti («libbro» nel testo) si perde in un dedalo linguistico. «Finibus terrae», in latino «la fine del mondo». «Requiem», la messa per i morti. «Insciallah», in arabo, «se Dio vuole». Prima del crittogramma, in corsivo, anche parole in sequenza «Onore, Orgoglio, fedeltà, fede. Si paga col sangue». «Destino». E poi, in codice, la lista di Olindo. Elencati molti degli attori involontari sulla scena di via Diaz. Non c'è niente di romanzesco, tutto è reale. Enigmistica da cella o poco più. Croci e nomi, molto simili, peraltro, ai tradizionali cifrari dei detenuti. «Anche gli altri del pab (pub, plausibilmente) tutti», scrive ancora Olindo. E l'elenco continua. «Massimo Astori», il pubblico ministero titolare dell'inchiesta. Per lui oltre alla croce anche un numero, l'uno. Primo di cosa' Di un elenco che al numero due porta il nome del pm «Antonio Nalesso», al terzo un altro magistrato, «Dott. Mariano Fadda», pubblico ministero che ha condotto le indagini con Astori. E ancora, al quarto, «Dott. Simone Pizzotti», il primo a giungere sul posto con il capo della Procura, Alessandro Maria Lodolini. C'è il giudice delle indagini preliminari, Nicoletta Cremona, che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare per Olindo e Rosa. Rosy, già. Il codice parla anche a lei. «Il vento mi dice il tuo dolore amore n ti amo aquila con un bocciolo di rosa nel becco ti amo amore mio più che hai (probabilmente la parola è 'mai')». E continua tra passaggi in chiaro e crittografati. «Ciao amore mia Angela (secondo nome di Rosa) sei la mia gioia di vita». Il 2 settembre del 2007 Olindo scrive, senza usare il codice, «Che prove hanno contro di noi' Frigerio chi ha visto realmente se ha visto qualcosa». E in fondo alla pagina ancora simboli e un augurio come macabro auspicio: «Amore quando verrà la nostra fine saremo insieme abbracciati». Altra pagina. Poche righe, ancora criptate: «Questi mesi di isolamento e di sofferenza li pagheranno». Chi dovrebbe pagare' La risposta, forse, nelle due righe sottostanti, scritte in quello che appare come un secondo codice ancora non decifrato.Domenica 30 settembre 2007. «Oggi è una bella giornata di sole - raccontano i segni - mi sto annoiando non so cosa fare penso a te Rosa ti amo». Immagini sacre appaiono fra le pagine con foto ritagliate da giornali, citazioni da film, passaggi di ispirazione religiosa, appunti sugli incontri con avvocati, psicologi e inquirenti. «Moriremo sul sentiero insieme», scrive Olindo. La possibile soluzione al codice, nessuno infatti esclude che vi siano chiavi alternative, è arrivata da tre ricercatori universitari. Andrea Rizzi, fisico, Gregorio Guidi e Roberto Frigerio, matematici. «È un codice decisamente rudimentale - spiegano - in cui simboli e lettere dell'alfabeto sono in corrispondenza uno a uno». Vale a dire che per ogni lettera c'è un simbolo associato e viceversa. «Inoltre si trattava di una 'chiave' (cioè la corrispondenza lettere-simboli, ndr) fissa. In codifiche più complicate viene cambiata con un certo criterio rendendo più difficile la decrittazione». Il lavoro è stato banale. «Codici di questo tipo sono deboli - continuano - una semplice analisi statistica di quante volte un simbolo compare sono un buon indizio per capire che lettera possa essergli associata».
Corriere di Como 9 febbraio 2008 Davide Cantoni

Codice Olindo/Gli avvocati di parte civile a bocca aperta «Se fosse vero, sarebbe sconcertante»

La difesa non apre bocca, trincerandosi dietro a un netto «No comment». Lo stesso fanno in Procura. Una battuta veloce scappa soltanto all'avvocato della famiglia Castagna, Francesco Tagliabue, e a quello della famiglia Frigerio, Manuel Gabrielli. «Se fosse così come analizzato dagli studiosi - commenta Tagliabue - sarebbe una ulteriore conferma dei fatti e della ricostruzione da parte della Procura. Del resto era prevedibile che in quei segni ci fosse qualcosa che potesse fare riferimento alla vicenda». Tagliabue comunque si riserva di analizzare i testi e i segni. «Una volta visto nel dettaglio quello che ci sarà scritto, allora potrò dire di più».Sulla stessa lunghezza d'onda l'avvocato Gabrielli, che proprio ieri ha fatto visita al supertestimone Mario Frigerio.«È sconcertante - dice - Se così fosse, se gli studiosi avessero ragione, sarebbe una ulteriore dimostrazione della pericolosità di quei soggetti». Difficile però non chiedere al legale una battuta sulla visita a Frigerio.«È carico, determinato - commenta - Ho visto un uomo pronto a testimoniare in aula e a dire tutto quello che ha visto».A tal proposito prende forma il calendario delle prossime udienze. Lunedì prossimo saranno una dozzina i testimoni che risponderanno alle domande del pubblico ministero, Massimo Astori, degli avvocati di parte civile e di quelli della difesa. L'aula della Corte d'Assise si aprirà per amici di Raffaella Castagna ed ex condomini della corte di via Diaz.Il 22 febbraio invece toccherà ai figli di Mario Frigerio, Elena e Andrea, che dunque saranno divisi dal padre che dovrebbe testimoniare non nell'udienza del 28 ma in quella del 26. Il 22, giorno che fin da ora si annuncia carico di emozioni, parleranno anche Carlo Castagna e il figlio Pietro, come pure Giuliano Tavaroli, l'ex capo della Security di Telecom che, rinchiuso al Bassone, parlò con Olindo della strage dell'11 dicembre del 2006.
M.Pv.Corriere di Como 9 febbraio 2008

Il romanzo di Olindo

Le note scritte sulla Bibbia dopo la strage di Erba “Quel che è bianco per me, dev’esserlo per tutti”

MARCO NEIROTTI

COMO Ecco la «religione» secondo Olindo. La sua Bibbia annotata - parole rapite ovunque, tra errori di ortografia e moti d’amore e odio estremi - è di per sé un pezzo di perizia psichiatrica, Antico Testamento rispettato, bevuto in delirio mistico e con un’impennata stravolto, adattato a sé e al cortile di Erba, totem rovesciato, sempre lui eppure con una luce opposta. Prima della Bibbia c’è una sorta di sua «prefazione» scribacchiata su quattro pagine del «Gesù» di Papa Ratzinger: «Noi siamo stati sviati dalla retta via da un uomo cristiano cattolico credente che pensava e forse lo pensa ancora di essere al di sopra di Dio. Sto parlando del Castagna e della sua famiglia». Sterminata. Chissà perché a destra è scritto «strage Portella delle Ginestre 1947». E poi: «Bandito Giuliano, terra e pane, un giusto contro una legge ingiusta». Di nuovo il nonno di Youssef: «Lo perdoneremo solo se dirà tutta la verità». Parte così il romanzo che si chiuderà ribaltandosi spesso su di sé. Ci sono ovunque i disegnini del «codice», le parole criptate, nomi, indirizzi, cifre del conto corrente del carcere, annotazioni su incontri con avvocati, psichiatri, dissidi con le guardie o solidarietà con un detenuto. Il resto è dipanarsi di una vicenda intima, solitaria, parallela al mondo della gente che si alza, cammina, lavora, ride, gioca, incontra, conosce e poi riposa. E’ un mondo fisso. Fisso nel legame con Rosa. Racconta la coppia: «Due persone perdenti che si sono scelte per salvarsi la vita, ma più frequentemente per affondare assieme nel loro amore». E così disegna Rosa: «Mia sposa e unica amica». Depositaria di ogni fiducia. Olindo incolla pagine di giornali, Famiglia Cristiana (titolo di copertina: il segreto della felicità), una foto di locandina d’un film («Gli opposti si attraggono», George Clooney), e due parole, «IL PATTO». Brani lunghi e appunti volanti, schegge di memoria e di futuro: «La vendetta è un veleno che invade tutto il corpo». La vendetta. Sulla Bibbia incolla la foto di mamma orsa bianca e la didascalia: «E’ la donna il cuore della faida, è lei che decide se perdonare o vendicarsi. Ed è lei che deve vincere il suo impulso distruttivo e ritrovare l’istinto materno». Annota: «Vuole a sé il suo cucciolo». E dieci giorni dopo, nelle sue «sette leggi dell’amore», alla quarta «legge» scrive: «L’amore è inseparabile dalla gioia di mettere al mondo dei figli, a noi questa gioia è stata negata. Per me lei è la mia bambina e io il suo orsetto». L’orsetto torna nella memoria di casa: «Il nome del condominio l’abbiamo scelto io e la Rosa: casa del ghiaccio». E della morte. «Quando moriremo ricordati di tenere con te tre monete da 5 centesimi per Caronte il traghettatore delle anime, altrimenti vagheremo tra i due mondi all’infinito. La prima è per il purgatorio, la seconda è per l’inferno, la terza è per il paradiso». Un paradiso sognato con una consapevolezza: «Quando ci sentiamo minacciati diventiamo violenti e ci difendiamo e attacchiamo. Ma è impossibile difenderci dal futuro, viene comunque come l’acqua scorre verso il bosco». Ritorna il riferimento personale, deviando il misticismo da facile copiatura: «... la debolezza di Dio e l’onnipotenza dell’uomo». Subito: «Vedi la famiglia Castagna. Erba». Scritto da un uomo che professa fede e nega mediazioni: «Non esistono compromessi, le situazioni di comodo, quello che è bianco per me deve essere bianco per tutti». Tanto che di un agente scrive: «Se dovessimo trovarci per strada lui senza divisa in posizione frontale di sfida come fa quando prendo la terapia, uno dei due non va più via con le sue gambe». Pagine sul vicino di cella Sergio, sul «telefono» improvvisato: una bottiglia dell’acqua in plastica tagliata e infilata nello scarico. Sulla carta della Bibbia Olindo reclama l’innocenza, però inserisce una foto di donna: «Tutti sapevano, nessuno fece nulla, noi ti capiamo». E in alto: «Olindo e Rosa ti capiscono, se non li avessimo uccisi avremmo fatto la tua fine». Come una dissociazione: «Rosa, pagheremo insieme nel nostro amore». Un romanzo scellerato e a volte tenero (pur con l’orrore da cui nasce), dove l’autore stesso è incerto, improvviso nelle scelte, sovrappone all’«Elogio della sapienza maestra» delle Scritture, il fotomontaggio delle tre fanciulle di Garlasco. Titolo: «In due per uccidere Chiara». Romanzo illustrato: l’orso bianco e l’aquila e una nuova Cinquecento, la scritta nazista e un’immagine di Matrix dove si parla di lui e Rosa, i fiori e il Papa, una «Assunzione della Madonna» del Guercino e un gatto che si affaccia alle parole come se arrivasse da fuori libro. E una sfida: «Pensano che un netturbino non sia capace di scrivere. Poveri scemi...». Vince con un trucco: sa bere e far suo tutto ciò che copia, da Tex Willer a Dostoevskij, poi scrive «ce» anziché «c’è», «stassera», «io LE ho detto» riferendosi a un uomo. È genuino nell’alzata d’orgoglio come lo è quando parla di estrema unzione a Youssef, forse a liberarlo da un peccato originale, quando «perdona» Raffaella che «vaga tra due mondi» e nel mentre le regala odio: «Stiamo scontando la nostra pena per causa tua. Dicci cosa vuoi ancora». Tra parole sempre più fitte, come i simboli del «codice», Olindo nell’ultima pagina saluta la «sua» Bibbia e i suoi pensieri, come se parlasse, più che di una strage, della vergogna per aver odiato: «Oggi sono un peccatore che io e la mia sposa chiedono il tuo perdono. Un giorno tornerò con la mia sposa da te in quel luogo a noi sacro con delle rose rosse e 1 bianca con il nostro pentimento nel tuo perdono».
La Stampa 9 febbraio 2008

sabato 9 febbraio 2008

"Odio e vendetta", svelato il codice di Olindo. "Io e Rosa uniti nella morte"

Dietro ai simboli il rancore verso i magistrati. Il primo della lista nel ‘Libro dei morti’ è il pm che guida l’accusa in aula. Svastiche, croci e disegni di ossa "Io e Rosa uniti nella morte"

Como, 9 febbraio 2008 - STRAGE di Erba: finalmente decifrato il "Codice Olindo". Due pagine piene di simboli oscuri a cui ora è stato attribuito un significato, dove il posto più importante è riservato a Massimo Astori, il pubblico ministero che sta conducendo il processo contro di lui. Le posizioni immediatamente successive, nella classifica dell’odio di Olindo Romano, sono per i colleghi che avevano affiancato Astori nell’indagine: nell’ordine, Antonio Nalesso, Mariano Fadda e Simone Pizzotti. Stanno tutti in fila nel "Libro dei Morti", come lo chiama lo stesso Olindo, con il sottotitolo "la vendetta ha la memoria lunga".
Un paio di pagine di quaderno a quadretti, dense di simboli intervallati da qualche parola in italiano. C’è anche Nicoletta Cremona in quelle pagine, il gip che il 10 gennaio aveva convalidato l’arresto suo e di sua moglie Rosa, e poi tutte le persone loro malgrado coinvolte in questa vicenda: Carlo Castagna e la sua famiglia, i figli di Mario Frigerio, Elena e Andrea, il luogotenente Luciano Gallorini, comandante della stazione di Erba "la sua famiglia e gli sbirri collaboratori".
L’ASTIO radicato di Olindo Romano non risparmia nemmeno Enrico Ghioni, l’ex sindaco di Erba. Sarebbe tutto qui il mistero che racchiudevano quelle forme geometriche fitte fitte, simili a geroglifici, con i quali ha riempito le due paginette, di cui ora la Procura sta valutando peso e implicazioni. Le parole "insciallah destino" affiancano l’unione dei loro nomi (Olindo Rosa Angela 28.08.07 ) poi la chiave per decifrare l’alfabeto è preceduta dalla frase "amore orgoglio fedeltà fede si paga col sangue".
LA SEQUENZA di simboli corrisponde alle lettere dell’alfabeto, intervallate da qualche nonsenso per confondere le acque e rendere più difficile l’interpretazione di quello che segue, ma una volta compresa la logica di questo alfabeto, la lettura procede e acquista un senso. Così, tra svastiche, croci e disegnini di ossa incrociate, Olindo dedica una colonna a mettere nero su bianco il suo rancore verso i magistrati che hanno privato della libertà lui e sua moglie, che per un mese li hanno fatti spiare e seguire, che hanno autorizzato i carabinieri a entrare nella loro casa, che quel lunedì pomeriggio hanno deciso il loro arresto.
MAGISTRATI che poi ha visto durante gli interrogatori, in quelle due lunghe giornate di responsabilità negate e poi ammesse. Deve aver pensato a quelle ore nella sala colloqui, Olindo, mentre li metteva tutti in fila sulle sue pagine di quaderno, quando li aveva tutti davanti che gli facevano domande a ripetizione e decideva chi meritava il primo posto. Ogni nome e cognome, incolonnato su due righe, è preceduto da una croce. Così Olindo ha cercato di nascondere una parte dei suoi pensieri, elaborando un alfabeto che si ritrova in altre pagine, come per esempio in quella iniziale, quando il 2 febbraio scorso ha scritto: "Romano Olindo e Bazzi Rosa Angela, uniti nella vita come nella morte". Aggiungendo: "Assaporare la libertà con la mia sposa insieme", e disseminando simboli sul resto della pagina. Frasi che ora sarà facile leggere, forse nascoste per il desiderio di tenere qualcosa per sé.
MA CHE quasi certamente non sono messaggi che augurano il male, come quelli raggruppati qualche pagina più avanti.

Svelato il codice di Olindo: segni di morte per Pm e carabinieri

Tutto svelato. Il lavoro di decriptazione del "Codice Olindo" è arrivato al termine. Studiosi e matematici hanno finalmente spiegato cosa significato le sequenze di pallini, "x" ed altri simboli. E' un codice particolare, ma neppure troppo complicato assicurano gli esperti, con il quale Olindo Romano dal carcere spiegava la sua rabbia. Ed anche la classifica, personale, dell'odio verso chi lo ha portato al Bassone. In pole-position, per così dire, il Pm Massimo Astori, magistrato di punta del pool che ha lavorato per la strage di Erba. Dietro di lui anche i colleghi Antonio Nalesso, Mariano Fadda e Simone Pizzotti. Nel codice c'è una croce anche per il Gip di Como Nicoletta Cremona, il giudice che ha svolto l'interrogatorio di convalida del suo arresto ed ha deciso di lasciarlo in cella. Ma non solo: in questi appunti sparsi dalla sua cella - di isolamento - del carcere - Olindo esprime macabri presagi anche per altri suoi "nemici" giurati: la famiglia di Carlo Castagna, quella del luogotenente Gallorini - comandante della stazione di Erba dei carabinieri - e quella di Mario Frigerio, il superstite della strage della quale lui è accusato.Tutti nel calderone, dunque, perchè evidentemente "colpevoli" di avere collaborato per risolvere il mistero delle quattro morti di via Diaz. Vicino a questo personalissimo codice, però, anche altro. Appunti e pensieri di amore per la sua Rosa, annotazioni sul tempo che non passa mai in carcere ("Oggi è una bella giornata di sole ed io mi sto annoiando..") ed anche considerazioni sportive su Formula 1 e Moto Gp. Di tutto e di più, insomma. Ciao Como 9 febbraio 2008

Strage Erba: svelato il codice di Olindo Romano

In appunti criptati elenco di nomi e desiderio di vendetta

(ANSA) - COMO, 8 FEB - E' stato svelato il 'codice Olindo', ovvero gli appunti criptati scritti in carcere da Olindo Romano, imputato per la strage di Erba.Una Bibbia con strani segni era stato sequestrata dalla procura e oggi gli esperti hanno dato il loro responso. Sotto le parole 'Requiem', 'Finis terrae' e 'Libro dei morti', un elenco di nomi, si presume di persone di cui potrebbe desiderare la morte, tra i quali magistrati e investigatori. Alla fine, parole di affetto per la moglie Rosa Bazzi, coimputata.

domenica 3 febbraio 2008

Matematici e ricercatori universitari a caccia dei segreti nel 'Codice Olindo'

(d. cant.) Palline, linee, crocette. Simboli, forse. Il 'Codice Olindo' - un oscuro crittogramma composto da disegni e scarabocchi, emerso dalle pagine della Bibbia che l'uomo accusato della strage di Erba ha compilato in carcere (nella foto) - potrebbe presto essere svelato. Il 'codice' potrebbe nascondere una chiave. Forse una confessione. Oppure essere l'ennesima frase d'amore per la moglie Rosy.La lunga serie di bizzarri segni non sembra essere entrata al centro delle indagini o aver marcato, almeno per ora, la linea difensiva dei coniugi erbesi. Forse può avere un senso in chiave psicanalitica ma questa è materia per esperti e consulenti. Intanto un pool di giovani ricercatori sta studiando, per curiosità e per sfida, la questione. Tra loro anche il matematico lariano Roberto Frigerio, ricercatore universitario. L'indagine è lanciata.Menti sofisticate e abituate all'intuizione contro quella di un ex netturbino. Potrebbe anche rivelarsi un bluff. Uno scarabocchio lineare, con qualche ripetizione, ma nulla più. Il 'Codice Olindo' è un tassello della sciarada, uno dei tanti di questa complicata vicenda. Chissà che non possa risultare decisivo. La risposta potrebbe essere vicina.

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