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lunedì 10 marzo 2008

STRAGE DI ERBA / ROSA BAZZI: "AZOUZ MI HA VIOLENTATO" LUI:"NON HO MAI TRADITO RAFFAELLA"

LA STRAGE DI ERBA / LE REGISTRAZIONI
Nonostante l'assenza dei coniugi Romano, all'undicesima udienza del processo sono state ascoltate registrazioni che confermano le confessioni rese al pool di magistrati che indagò sul massacro. La Bazzi sul piccolo Youssef: "Mi ha detto 'ciao' e io gli ho puntato il coltello alla gola"

Como, 10 marzo 2008 - Rosa Bazzi ossessionata da Azouz Marzouk. Perseguitata, picchiata, violentata dal tunisino a cui, secondo l'accusa, avrebbe sterminato insieme al marito Olindo Romano la famiglia. Nell'aula del Tribunale di Como dove è in corso l'undicesima udienza del processo per la strage di Erba viene ascoltata la registrazione dell'interrogatorio del 6 giugno 2007 quando la donna aveva parlato di una presunta violenza sessuale subita dal tunisino tre settimane prima della strage dell'11 dicembre 2006.

Era un martedì mattina, intorno alle 9, quando Azouz era entrato a casa sua. "Mi ha preso dalla schiena -racconta- ha incominciato a dirmi che senza di me non ce la faceva più a vivere e che voleva lasciare Raffaella". E ancora: "Ha cominciato a strapparmi la maglietta -spiega Rosa nell'interrogatorio- ho cercato di difendermi più che potevo. Lui mi ha preso, mi ha sbattuto sul divano e mi ha strappato i vestiti. Si è abbassato i pantaloni e ha fatto quello che doveva fare: è entrato nel mio corpo".

È un racconto ricco di particolari quello della donna che sottolinea: "Lui mi teneva con una forza terribile, mi ha detto che era una cosa bellissima perchè mi voleva a tutti i costi". Una violenza che si consuma in via Diaz nella stessa corte in cui l'11 dicembre 2006 hanno perso la vita quattro persone. Una violenza che secondo la donna si conclude con una minaccia. "Se provavo a parlare -dice Rosa- Azouz avrebbe ucciso Olindo. Lui voleva a tutti i costi portarmi nel suo paese". Nell'interrogatorio Rosa racconta ancora diversi episodi in cui Azouz l'avrebbe picchiata, inseguita, minacciata. "Lui diceva che era cotto di me e dopo avermi violentata mi ha salutato dicendo 'Ciao, sei figa'".

Nell'interrogatorio Rosa racconta poi la sera della strage e la convinzione di avere ucciso anche il tunisino. "Era lui la mia ossessione. Ero convinta -sottolinea- di avere accoltellato Marzouk". Una doccia fredda che per lei arriverà solo alcune ore dopo la strage quando insieme al marito cenano al McDonald's. Qui Rosa dice: "Beh, sono contenta perchè... come si chiama Marzouk l'ho sistemato bene. Olindo mi ha dato come una coltellata alla schiena perchè mi ha detto 'guarda che Marzouk non c'erà. E lì -conclude- sono entrata nel tunnel in cui sono ancora adesso".

YOUSSEF
"Quando mi ha visto mi ha detto 'Ciao' e si è tranquillizzato. Poi si è messo a gridare e in quel momento gli ho puntato il coltello alla gola". Così la Bazzi ricorda nell'interrogatorio del 6 giugno 2007 il momento in cui ha accoltellato Youssef di 2 anni. Il piccolo morirà insieme alla madre Raffaella Castagna, alla nonna Paola Galli e ad una vicina di casa Valeria Cherubini sotto i colpi dei killer. Nell'aula del Tribunale di Como dove è in corso il processo per la strage dell'11 dicembre 2006 risuonano le parole della donna che avrebbe compiuto il quadruplice omicidio. E spunta l'odio verso Raffaella. "Mi ha sempre umiliato, mi ha sempre preso a calci in faccia. Sono una vigliacca perchè non sono mai stata capace di difendermi". Fino alla decisione di fargliela pagare e di ucciderla. "Abbiamo lottato tanto io e Raffaella. Le ho dato un colpo in testa abbastanza forte perchè quando l'ho presa è uscito tanto sangue e due schizzi hanno colpito anche me".

MARZOUK
In un biglietto scritto dal suo legale, Roberto Tropenscovino, Azouz Marzouk dice: ''Non ho mai tradito Raffaella, l'amavo troppo''. ''Il racconto della bella signora - ironizza Azouz - non merita commenti... e comunque, come e' facile immaginare, non e' mai stato il mio tipo!''. Il riferimento è alla presunta violenza sessuale subita da Rosa Bazzi per la quale il tunisino ha gia' querelato l'ex vicina di casa per calunnia.
Quotidiano.net 9 marzo 2008

giovedì 6 marzo 2008

La replica di Azouz:"Niente di vero, accuse del tutto gratuite..."

mercoledì 05 marzo 2008

Lui non può parlare. Ma la replica, diretta, è del suo legale, Roberto Tropenscovino. Azouz Marzouk nega tutto e con decisione. Niente violenza sessuale, niente abusi di Rosa Bazzi come, invece, lei sostiene essere stata la causa scatenante della strage di via Diaz ad Erba. "Sono cose che lasciano il tempo che trovano - dice il legale di Azouz che ha seguito tutta la trasmissione di canale 5 ieri sera -.Evidentemente vogliono trovare una giustificazione al loro comportamento da assassini, perchè io li ritengo tali. Il mio assistito ha visto quel video e non è rimasto affatto stravolto in questo passaggio. Perchè sa che non c'è niente di vero. Anzi, dirò di più: non si è mai posto il problema di spiegare una cosa che non c'è".Azouz, intanto, ha già deciso di denunciare Rosa per queste affermazioni. Tropenscovino conferma tutto ed aggiunge:"Quella signora ne risponderà in sedi opportune". Marzouk, intanto, continuas a rimanere in carcere a Vigevano per l'inchiesta sullo spaccio di droga nella brainza erbese. Il suo legale non ha ancora deciso quali mosse fare per il futuro: probabile, però, una nuova richiesta al Gip di Como per ottenere gli arresti domiciliari.

mercoledì 20 febbraio 2008

Strage di Erba, la prima verità di Olindo: "Abbiamo fatto così"

Quando raccontò di aver ucciso

MARCO NEIROTTI

INVIATO A COMO
Pare affascinante Olindo che prende il microfono di una Corte d’Assise e - come Vasco Rossi o gli Stadio - lo guarda e domanda forte: «Si sente bene?». Non pare ma è interessante Olindo che in quel momento è in buona fede. Racconta il «lavaggio del cervello». Racconta la nuova strategia della difesa per la strage di Erba. Erano state respinte le eccezioni procedurali sulle ore degli interrogatori, sull’accavallarsi e dividersi e sdoppiarsi di un avvocato? Quando in aula deve entrare il luogotenente Gallorini a rivedere mesi, giorni e ore, Olindo domanda con rispetto al presidente di dire la sua. E la sua è che gli hanno estorto la confessione. Ore di attesa, ore di dialogo, ore di confidenza aspettando un sostituto procuratore che lo ascolti e gli dica che finalmente può vedere la moglie.Per i legali questo è un giro di boa. Come dire: davanti alla promessa di stare insieme avrebbero confessato pure l’assassinio di Moro e il disastro di Ustica. Nella personalità contorta e galleggiante sul mondo dei due ci sta pure quello. Ma per i pm non ci stanno le parole, i dettagli, le minuzie di quel dialogo che il maresciallo Gallorini prima e il maresciallo Finocchiaro (quello che gli fece compagnia in attesa dei magistrati) frantumano in aula: nessuna induzione, dice Finocchiaro, lui parlava a ruota libera «e io, non lì per indagini, lo distraevo parlando di camper, vacanze e amenità. Lui insisteva».Olindo che si sfoga. Però Olindo che vede soltanto uno sbocco. Quello stare con Rosa, non lasciare Rosa da sola. Mai odio verso qualcuno, nemmeno verso quelli che ritiene abbiano fatto loro dei torti. «Ero combattuto in carcere. Dicevano che lei sarebbe andata subito fuori, io avrei preso cinque anni tra attenuanti e abbreviato. Però, per avere questo, non avrei detto la verità ed ero disperato per quei cinque anni». Alla fine confessare è «il minore dei mali». E il minore dei mali ha un impatto emotivo forte con il tono con il quale proprio Olindo - calmo, preciso nei termini, con un unico affanno - apre la sua confessione ai giudici dopo quell’ «aver parlato del più e del meno, armi usate, incendio, acceleratori di fiamma» con i carabinieri mentre aspetta di vedere Rosa. Entrerà qui la perizia psichiatrica? Olindo vive nel pianeta Rosa, morti e vivi di questo pianeta sono come scene di film. Se ieri, in aula, ha chiesto con la delicatezza di un uomo preoccupato e non di una rock star se «si sente bene» l’audio, il microfono, ecco i suoi minuti con i magistrati in carcere.PM. «Lei intende rispondere? Ha ben chiaro che cosa è accaduto?». OLINDO: «Ho fatto una deposizione».PM: «E’ presente il difensore. Dica». OLINDO: (calmo, come fra compagni di lavoro incuriositi da una novità di giornata): «Io vi racconto tutta la verità, poi qualche piccolo particolare lo rivediamo magari dopo, perché...». PM: «Sentiamo». OLINDO: «Quello che ci tengo a dire io adesso è questo. Ho sbagliato, lo so devo pagare. Però io voglio vedere mia moglie». PM: «Questo è un aspetto che si deve vedere, magari un po’ più in là».OLINDO: «Per il resto pago quello che ho fatto. Quella sera là eravamo in due. Io ero fuori che fumavo e mia moglie era in casa. Quando è arrivata la macchina della Castagna... Poi le racconterò perché avevo le chiavi».Il magistrato chiede come è avvenuta l’aggressione. Olindo è preciso. E si ripresenta in contrasto con tutta la ricostruzione di ferocia. Racconta e racconta ancora della «stanghetta», la sbarra di ferro, ma tiene a precisare che non ha picchiato. Con la sua erre gentile dice: «Non sono uno che tira pugni». E’ una carta del mistero quella che la difesa deve mettere sul tavolo della Corte: Olindo che parla negli interrogatori registrati, Olindo che parla in aula chiedendo se si sente bene e non si sovrappone all’orco di Erba. La Procura li sovrappone, invece. I Pm, dopo l’udienza: «Le registrazioni raccontano com’è andata, l’assenza di pressioni. E la confessione? Come faceva addirittura costretto dopo l’incendio a dire dove stavano i libri? O dov’erano le ferite della Cherubini?». Alla Corte lui ribadisce, così quieto e innocuo, la sua mansuetudine. Nel codice, quello a freccine, è scritto che «uccidere è una cosa istintiva». In questa registrazione spiega perchè portava quel coltellino nel giubbetto, abitudine, piccolo amuleto («non taglia, bisogna infilarlo»). E spiega che la «stanghetta», la sbarra di ferro, si tiene sempre con sé, «non sai», dice mite «puoi sempre incontrare qualche deficiente».Una stanghetta e uno scontrino. Quando vanno da loro i carabinieri lui è tranquillo, acqua passata. Rosa mostra subito la prova del Mc Donald. Romano ai Pm: «Siamo tornati cercando di tranquillizzarci. Prendiamo lo scontrino. Era importante prenderlo».
19/2/2008

venerdì 15 febbraio 2008

Strage di Erba, in un libro-shock la tesi del “commando”

IL PROCESSO DELL'ANNO Il volume, da ieri nelle librerie, ipotizza che in via Diaz abbiano agito quattro uomini autori materiali della mattanza

Gli avvocati delle parti civili non cambiano idea. Il legale dei Castagna: «Pura fantasia. Che portino prove»


Un'altra 'verità' sulla strage di Erba. Una nuova tesi emerge su quanto accadde la sera dell'11 dicembre del 2006 in via Diaz.Qualche minuto, poco più di un istante. Un tempo sufficiente a togliere la vita a quattro persone: Raffaella Castagna, Youssef Marzouk, 3 anni, Paola Galli e Valeria Cherubini. E a portarne una quinta, Mario Frigerio, a un passo dalla morte. Tutto contenuto in un libro shock Il grande abbaglio, Due innocenti verso l'ergastolo' (Aliberti, pagine 249, euro 16). Secondo la tesi degli autori, i giornalisti Felice Manti ed Edoardo Montolli, una riformulazione della vicenda quasi integrale, Della quale, dicono, «non torna niente. Se questo fosse un romanzo - scrivono - con i soli elementi reali raccolti dall'accusa, questa storia avrebbe soltanto una trama possibile, tenendo conto di tutte le testimonianze e della perizia dei Ris». E così, fra le pagine, spunta l'ipotesi di un commando. Quattro uomini. Due rapidissimi a operare all'interno della casa, compiendo i delitti in sequenza. Altri due all'esterno, ad attenderli. I due killer sarebbero fuggiti da una finestra, tra il pianerottolo di casa Castagna e quello dei Frigerio. Sarebbero saltati su una tettoia e poi in strada.«Tre metri e mezzo, quattro. Roba da niente per chi fa lavori di questo tipo». Specialisti dunque, secondo la nuova ipotesi che ruota sul fulcro dell'innocentismo. Niente liti da ballatoio, niente furia di due insospettabili, niente follia repressa del vicino di casa.Manti e Montolli, offrono così la loro controinchiesta . «I nostri dubbi - spiega Manti - sono sorti quando in udienza preliminare Olindo e Rosa si sono dichiarati innocenti. Lo hanno fatto prima che fosse depositata la perizia dei Ris. Dunque non sapevano che quel documento non li avrebbe inchiodati. È un passaggio fondamentale, se fosse avvenuto il contrario la questione sarebbe stata diversa. Inoltre non dimentichiamo che Olindo già ad agosto, sulla sua Bibbia, aveva espresso la volontà di ritrattare».Un altro passaggio ha convinto gli autori ad avviare il lavoro: «L'avvocato difensore dei due coniugi, Fabio Schembri - continua Manti - non chiese il rito abbreviato. Da qui i primi approfondimenti».«Sfogliando le carte - spiega il giornalista - scoprimmo che la perizia del Ris, depositata ben dieci mesi più tardi, non tornava. Non c'erano tracce dei vicini sul luogo della strage, né traccia delle vittime in casa o nel garage degli imputati. Eppure le avevano cercate la sera stessa del massacro, non mesi, né settimane, né giorni dopo». E non solo, la tesi si spinge oltre. «Non tornavano le intercettazioni ambientali in cui i coniugi, ignari di essere ascoltati, non si mettevano d'accordo per confessare il falso perché spiazzati dalle prove a loro carico. Non tornavano le confessioni, rilasciate, annotava il gup Vittorio Anghileri, con violazione dei diritti della difesa. E ancora, non tornava quell'unica macchia di sangue trovata sul battitacco dell'auto di Olindo Romano e Rosa Bazzi».I due autori definiscono poi «singolare» il riconoscimento dell'unico sopravvissuto, Mario Frigerio, «il quale dopo aver detto che l'aggressore era un gigante di colore e dai capelli rasati, nove giorni dopo la strage accusava un vicino di casa che conosceva bene da tempo». Altro punto che il libro vorrebbe chiarire sono gli interrogatori. «Li arrestano - prosegue Manti - l'8 gennaio e i coniugi si proclamano innocenti. Il 10 Olindo chiama i magistrati, lo fa solo per vedere sua moglie. Gli rispondono che deve vuotare il sacco altrimenti trasferiscono Rosa in un altro carcere. Ecco perché decide di confessare, si addossa la colpa per non essere separato da lei. Quando lo dice a Rosa lei lo anticipa e confessa. In entrambi i casi le versioni sono claudicanti, imprecise. Cominciano a coincidere quando Rosa, che è analfabeta, ascolta l'audio della confessione di Olindo».E i pizzini' La Bibbia' E quella frase attribuita a Olindo in carcere: 'piacere sono il mostro di Erba'' «Quello che succede dopo non ha spiegazioni - dice Manti - si entra nella psiche umana. È il gesto di chi si immedesima nella parte per vivere in prigione devi fare il duro, resistere. Questo spiega l'instabilità». Ancora dettagli che non tornerebbero. «I Ris - dice l'autore - danno una versione della dinamica della mattanza diversa da quella resa da Olindo e Rosa. Il sopravvissuto, Mario Frigerio, è stato colpito sulle scale e non sulla porta di casa Castagna, come dice Olindo, e infatti è stato trovato lì. Valeria Cherubini è stata uccisa in casa sua da qualcuno che l'ha seguita e infatti ci sono macchie di sangue sul soffitto e un'impronta su un cuscino». E poi la testimonianza di uno straniero irregolare che si presenta dai carabinieri di Erba in due occasioni. «Una testimonianza oculare unica», si legge nel libro, rilasciata il 25 dicembre 2006. Lo straniero racconta di aver notato un furgone bianco pochi minuti prima della strage e di aver sentito grida provenienti dalla casa. Non solo: avrebbe notato figure e personaggi che parlavano sia in italiano che in tunisino. Inoltre avrebbe udito distintamente la parola 'benzina'. «La mia è una teoria che poggia su elementi finora sottovalutati», conclude Manti.Olindo e Rosa il 14 gennaio scorso hanno inviato una lettera ai due autori: «proveremo la nostra estraneità ai fatti accaduti», scrivono. Difficile non tornare però all'altro libro che ricostruisce la vicenda, Vicini da morire, di Pino Corrias. «Il bambino l'ho fatto io - dice Rosa nella confessione trascritta dall'autore - la mamma l'ho fatta io e gliene ho date tantissime e idem anche alla Raffaella». «Di coltellate'» chiede il pm. «Si, di coltellate» risponde Rosy.
Davide Cantoni

lunedì 11 febbraio 2008

STRAGE DI ERBA: UNO 007 PER I MOSTRI




DETECTIVE TORINESE DIFENDE OLINDO E ROSA

Candian, 42 anni, è docente all'Ire di Bologna

OSCAR CANDIAN EX CONSULENTE DELLA PROCURA


di GIUSEPPE LEGATO
TORINO Era a Lugano il giorno che lo chiamò l'avvocato Fabio Schembri. In piazza della Riforma c'era il sole caldo di inizio estate e sul lungo lago i battelli attraccavano pieni di turisti. Glielo disse senza giri di parole: «Difendo Rosa Bazzi e Olindo Romano. Ti porto delle carte. Studiatele e dimmi cosa ne pensi. Mi serve il tuo aiuto». Lui, scherzando, rispose: «Se vi serve una via di fuga per scappare, mi dispiace ma non posso darvi una mano». Oscar Candian, investigatore torinese di 42 anni si ritrovò cosi, da un momento all'altro, nel bel mezzo dell’episodio più cruento degli ultimi anni: la strage di Erba. Lavora per la difesa dei coniugi Romano insieme al professor Carlo Torre, già impegnato nella difesa di Annamaria Franzoni nel processo di Cogne. Ha il compito di smontare, se mai ci riuscirà, le accuse di omicidio di cui gli stessi indagati si sono assunti la responsabilità con una confessione spontanea in carcere un pomeriggio di qualche mese fa: «Sono stato io» ha detto Olindo. Poco dopo ha parlato anche Rosa. I particolari della follia di due persone ossessionate dall'odio dei vicini di casa sono conosciute. Come ancora vive nella mente di tutti sono le immagini dei due presunti assassini che ridono in cella nella prima udienza del processo per l'omicidio di Raffaella e Youssef Castagna, Paola Galli e Valeria Cherubini. A Oscar Candian tutto questo non interessa. «Penso a lavorare soltanto sui dati oggettivi. Del can-can mediatico me ne infischio. Cerco delle prove che non siano stati loro. E un'idea me la sono fatta. La spiegherò ai giudici quando ci sarà l'audizione». Qualche anticipazione: «Le loro confessioni non combaciano assolutamente con la scena del crimine. Ovvero: non c'è traccia né di Rosa né di Olindo nella casa dei Marzouk. E se la criminologia ha una legge è proprio questa: trovare tracce degli indagati nella casa delle vittime». Un passato da consulente delle procure di Torino, Milano, Bologna, Roma e Firenze, Candian oggi è docente all'Ire (istituto ricerche esplosivistiche) di Bologna dove insegna Ied (riconoscimento e identificazione di trappole esplosive). A Torino, nel 1999, ha fondato un'agenzia di investigazione - Stealth - ma lavora in questo settore da 25 anni. Lui li ha guardati a lungo Olindo e Rosa. Che idea si è fatto? «Che più che due persone, siano una sola». Si spieghi meglio: «Vivono un rapporto simbiotico. Lui confessa e lei si accolla la colpa. E viceversa. Lui chiede di stare con lei, lei non può fare a meno di lui. Un rapporto morboso». Sull'ossessione verso i vicini di casa che avrebbe portato all'omicidio di 4 persone solleva dubbi su dubbi: «Tra il movente del delitto e la ferocia dell'atto c'è una sperequazione troppo grande. I livelli di gravità non combaciano». Rosa e Olindo dunque, secondo Candian, non possono essere stati. Ma ci sono i rilievi dei Ris e le confessioni degli indagati. Insomma, difenderli sembra una mission impossibile: «Secondo me, anche se non voglio sforare in considerazioni psicologiche, Rosa e Olindo hanno mentito. Si sono inventati tutto. E ancora oggi non capisco perché non sia stata fatta una perizia psichiatrica su questi due soggetti. Mi sono sembrate due personalità molto strane che necessiterebbero di grossi approfondimenti». Sul monitor del computer nel suo studio della Crocetta scorrono le immagini dei sopralluoghi dei Ris. «Hanno fatto un lavoro straordinario lo riconosco, ma non basta. Hanno trovato tracce di Rosa e Olindo soltanto nella casa di Rosa e Olindo. Qualcosa non torna. E poi la scena del crimine era quella di un mattatoio. Chiunque fosse uscito da lì dentro avrebbe lasciato una traccia. O volete dirmi che Rosa Bazzi era una casalinga cosi brava a pulire?».
La Stampa 10 febbraio 2008

domenica 10 febbraio 2008

Il romanzo di Olindo

Le note scritte sulla Bibbia dopo la strage di Erba “Quel che è bianco per me, dev’esserlo per tutti”

MARCO NEIROTTI

COMO Ecco la «religione» secondo Olindo. La sua Bibbia annotata - parole rapite ovunque, tra errori di ortografia e moti d’amore e odio estremi - è di per sé un pezzo di perizia psichiatrica, Antico Testamento rispettato, bevuto in delirio mistico e con un’impennata stravolto, adattato a sé e al cortile di Erba, totem rovesciato, sempre lui eppure con una luce opposta. Prima della Bibbia c’è una sorta di sua «prefazione» scribacchiata su quattro pagine del «Gesù» di Papa Ratzinger: «Noi siamo stati sviati dalla retta via da un uomo cristiano cattolico credente che pensava e forse lo pensa ancora di essere al di sopra di Dio. Sto parlando del Castagna e della sua famiglia». Sterminata. Chissà perché a destra è scritto «strage Portella delle Ginestre 1947». E poi: «Bandito Giuliano, terra e pane, un giusto contro una legge ingiusta». Di nuovo il nonno di Youssef: «Lo perdoneremo solo se dirà tutta la verità». Parte così il romanzo che si chiuderà ribaltandosi spesso su di sé. Ci sono ovunque i disegnini del «codice», le parole criptate, nomi, indirizzi, cifre del conto corrente del carcere, annotazioni su incontri con avvocati, psichiatri, dissidi con le guardie o solidarietà con un detenuto. Il resto è dipanarsi di una vicenda intima, solitaria, parallela al mondo della gente che si alza, cammina, lavora, ride, gioca, incontra, conosce e poi riposa. E’ un mondo fisso. Fisso nel legame con Rosa. Racconta la coppia: «Due persone perdenti che si sono scelte per salvarsi la vita, ma più frequentemente per affondare assieme nel loro amore». E così disegna Rosa: «Mia sposa e unica amica». Depositaria di ogni fiducia. Olindo incolla pagine di giornali, Famiglia Cristiana (titolo di copertina: il segreto della felicità), una foto di locandina d’un film («Gli opposti si attraggono», George Clooney), e due parole, «IL PATTO». Brani lunghi e appunti volanti, schegge di memoria e di futuro: «La vendetta è un veleno che invade tutto il corpo». La vendetta. Sulla Bibbia incolla la foto di mamma orsa bianca e la didascalia: «E’ la donna il cuore della faida, è lei che decide se perdonare o vendicarsi. Ed è lei che deve vincere il suo impulso distruttivo e ritrovare l’istinto materno». Annota: «Vuole a sé il suo cucciolo». E dieci giorni dopo, nelle sue «sette leggi dell’amore», alla quarta «legge» scrive: «L’amore è inseparabile dalla gioia di mettere al mondo dei figli, a noi questa gioia è stata negata. Per me lei è la mia bambina e io il suo orsetto». L’orsetto torna nella memoria di casa: «Il nome del condominio l’abbiamo scelto io e la Rosa: casa del ghiaccio». E della morte. «Quando moriremo ricordati di tenere con te tre monete da 5 centesimi per Caronte il traghettatore delle anime, altrimenti vagheremo tra i due mondi all’infinito. La prima è per il purgatorio, la seconda è per l’inferno, la terza è per il paradiso». Un paradiso sognato con una consapevolezza: «Quando ci sentiamo minacciati diventiamo violenti e ci difendiamo e attacchiamo. Ma è impossibile difenderci dal futuro, viene comunque come l’acqua scorre verso il bosco». Ritorna il riferimento personale, deviando il misticismo da facile copiatura: «... la debolezza di Dio e l’onnipotenza dell’uomo». Subito: «Vedi la famiglia Castagna. Erba». Scritto da un uomo che professa fede e nega mediazioni: «Non esistono compromessi, le situazioni di comodo, quello che è bianco per me deve essere bianco per tutti». Tanto che di un agente scrive: «Se dovessimo trovarci per strada lui senza divisa in posizione frontale di sfida come fa quando prendo la terapia, uno dei due non va più via con le sue gambe». Pagine sul vicino di cella Sergio, sul «telefono» improvvisato: una bottiglia dell’acqua in plastica tagliata e infilata nello scarico. Sulla carta della Bibbia Olindo reclama l’innocenza, però inserisce una foto di donna: «Tutti sapevano, nessuno fece nulla, noi ti capiamo». E in alto: «Olindo e Rosa ti capiscono, se non li avessimo uccisi avremmo fatto la tua fine». Come una dissociazione: «Rosa, pagheremo insieme nel nostro amore». Un romanzo scellerato e a volte tenero (pur con l’orrore da cui nasce), dove l’autore stesso è incerto, improvviso nelle scelte, sovrappone all’«Elogio della sapienza maestra» delle Scritture, il fotomontaggio delle tre fanciulle di Garlasco. Titolo: «In due per uccidere Chiara». Romanzo illustrato: l’orso bianco e l’aquila e una nuova Cinquecento, la scritta nazista e un’immagine di Matrix dove si parla di lui e Rosa, i fiori e il Papa, una «Assunzione della Madonna» del Guercino e un gatto che si affaccia alle parole come se arrivasse da fuori libro. E una sfida: «Pensano che un netturbino non sia capace di scrivere. Poveri scemi...». Vince con un trucco: sa bere e far suo tutto ciò che copia, da Tex Willer a Dostoevskij, poi scrive «ce» anziché «c’è», «stassera», «io LE ho detto» riferendosi a un uomo. È genuino nell’alzata d’orgoglio come lo è quando parla di estrema unzione a Youssef, forse a liberarlo da un peccato originale, quando «perdona» Raffaella che «vaga tra due mondi» e nel mentre le regala odio: «Stiamo scontando la nostra pena per causa tua. Dicci cosa vuoi ancora». Tra parole sempre più fitte, come i simboli del «codice», Olindo nell’ultima pagina saluta la «sua» Bibbia e i suoi pensieri, come se parlasse, più che di una strage, della vergogna per aver odiato: «Oggi sono un peccatore che io e la mia sposa chiedono il tuo perdono. Un giorno tornerò con la mia sposa da te in quel luogo a noi sacro con delle rose rosse e 1 bianca con il nostro pentimento nel tuo perdono».
La Stampa 9 febbraio 2008

sabato 9 febbraio 2008

"Odio e vendetta", svelato il codice di Olindo. "Io e Rosa uniti nella morte"

Dietro ai simboli il rancore verso i magistrati. Il primo della lista nel ‘Libro dei morti’ è il pm che guida l’accusa in aula. Svastiche, croci e disegni di ossa "Io e Rosa uniti nella morte"

Como, 9 febbraio 2008 - STRAGE di Erba: finalmente decifrato il "Codice Olindo". Due pagine piene di simboli oscuri a cui ora è stato attribuito un significato, dove il posto più importante è riservato a Massimo Astori, il pubblico ministero che sta conducendo il processo contro di lui. Le posizioni immediatamente successive, nella classifica dell’odio di Olindo Romano, sono per i colleghi che avevano affiancato Astori nell’indagine: nell’ordine, Antonio Nalesso, Mariano Fadda e Simone Pizzotti. Stanno tutti in fila nel "Libro dei Morti", come lo chiama lo stesso Olindo, con il sottotitolo "la vendetta ha la memoria lunga".
Un paio di pagine di quaderno a quadretti, dense di simboli intervallati da qualche parola in italiano. C’è anche Nicoletta Cremona in quelle pagine, il gip che il 10 gennaio aveva convalidato l’arresto suo e di sua moglie Rosa, e poi tutte le persone loro malgrado coinvolte in questa vicenda: Carlo Castagna e la sua famiglia, i figli di Mario Frigerio, Elena e Andrea, il luogotenente Luciano Gallorini, comandante della stazione di Erba "la sua famiglia e gli sbirri collaboratori".
L’ASTIO radicato di Olindo Romano non risparmia nemmeno Enrico Ghioni, l’ex sindaco di Erba. Sarebbe tutto qui il mistero che racchiudevano quelle forme geometriche fitte fitte, simili a geroglifici, con i quali ha riempito le due paginette, di cui ora la Procura sta valutando peso e implicazioni. Le parole "insciallah destino" affiancano l’unione dei loro nomi (Olindo Rosa Angela 28.08.07 ) poi la chiave per decifrare l’alfabeto è preceduta dalla frase "amore orgoglio fedeltà fede si paga col sangue".
LA SEQUENZA di simboli corrisponde alle lettere dell’alfabeto, intervallate da qualche nonsenso per confondere le acque e rendere più difficile l’interpretazione di quello che segue, ma una volta compresa la logica di questo alfabeto, la lettura procede e acquista un senso. Così, tra svastiche, croci e disegnini di ossa incrociate, Olindo dedica una colonna a mettere nero su bianco il suo rancore verso i magistrati che hanno privato della libertà lui e sua moglie, che per un mese li hanno fatti spiare e seguire, che hanno autorizzato i carabinieri a entrare nella loro casa, che quel lunedì pomeriggio hanno deciso il loro arresto.
MAGISTRATI che poi ha visto durante gli interrogatori, in quelle due lunghe giornate di responsabilità negate e poi ammesse. Deve aver pensato a quelle ore nella sala colloqui, Olindo, mentre li metteva tutti in fila sulle sue pagine di quaderno, quando li aveva tutti davanti che gli facevano domande a ripetizione e decideva chi meritava il primo posto. Ogni nome e cognome, incolonnato su due righe, è preceduto da una croce. Così Olindo ha cercato di nascondere una parte dei suoi pensieri, elaborando un alfabeto che si ritrova in altre pagine, come per esempio in quella iniziale, quando il 2 febbraio scorso ha scritto: "Romano Olindo e Bazzi Rosa Angela, uniti nella vita come nella morte". Aggiungendo: "Assaporare la libertà con la mia sposa insieme", e disseminando simboli sul resto della pagina. Frasi che ora sarà facile leggere, forse nascoste per il desiderio di tenere qualcosa per sé.
MA CHE quasi certamente non sono messaggi che augurano il male, come quelli raggruppati qualche pagina più avanti.

Svelato il codice di Olindo: segni di morte per Pm e carabinieri

Tutto svelato. Il lavoro di decriptazione del "Codice Olindo" è arrivato al termine. Studiosi e matematici hanno finalmente spiegato cosa significato le sequenze di pallini, "x" ed altri simboli. E' un codice particolare, ma neppure troppo complicato assicurano gli esperti, con il quale Olindo Romano dal carcere spiegava la sua rabbia. Ed anche la classifica, personale, dell'odio verso chi lo ha portato al Bassone. In pole-position, per così dire, il Pm Massimo Astori, magistrato di punta del pool che ha lavorato per la strage di Erba. Dietro di lui anche i colleghi Antonio Nalesso, Mariano Fadda e Simone Pizzotti. Nel codice c'è una croce anche per il Gip di Como Nicoletta Cremona, il giudice che ha svolto l'interrogatorio di convalida del suo arresto ed ha deciso di lasciarlo in cella. Ma non solo: in questi appunti sparsi dalla sua cella - di isolamento - del carcere - Olindo esprime macabri presagi anche per altri suoi "nemici" giurati: la famiglia di Carlo Castagna, quella del luogotenente Gallorini - comandante della stazione di Erba dei carabinieri - e quella di Mario Frigerio, il superstite della strage della quale lui è accusato.Tutti nel calderone, dunque, perchè evidentemente "colpevoli" di avere collaborato per risolvere il mistero delle quattro morti di via Diaz. Vicino a questo personalissimo codice, però, anche altro. Appunti e pensieri di amore per la sua Rosa, annotazioni sul tempo che non passa mai in carcere ("Oggi è una bella giornata di sole ed io mi sto annoiando..") ed anche considerazioni sportive su Formula 1 e Moto Gp. Di tutto e di più, insomma. Ciao Como 9 febbraio 2008

venerdì 18 gennaio 2008

Strage di erba:Etv trasmetterà tutte le udienze del processo dell'anno

Telecamere in aula

Riflettori accesi al palazzo di giustizia di Como sul processo in Corte d'Assise alla coppia accusata della strage di Erba, i coniugi Rosa Bazzi e Olindo Romano. Il dibattimento, che si aprirà il 29 gennaio prossimo, rappresenta infatti un evento di eccezionale interesse, forse senza precedenti per la realtà lariana, e non solo. L'emittente locale Etv, da sempre in prima linea sul fronte dell'informazione locale, non mancherà di seguire con particolare attenzione questo delicatissimo processo, definito ormai da tutti l'evento mediatico dell'anno. A partire dalle 20.30, tutti i giorni in cui è fissata l'udienza, Etv dedicherà infatti, attraverso il lavoro delle sue redazioni, l'intera prima serata al dibattimento in aula. L'appuntamento è per il 29 gennaio, giorno di apertura, e per tutti gli altri giorni di udienza fissati nei mesi di febbraio e di marzo. Il processo, che rappresenta il momento-verità dell'inchiesta iniziata l'11 dicembre 2006, giorno della sconvolgente strage, sarà seguito da oltre 40 corrispondenti di giornali e tv nazionali e catalizzerà l'attenzione di tutti.
Il Corriere di Como

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