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venerdì 8 febbraio 2008

STRAGE ERBA: MARESCIALLO GALLORINI, LO SGUARDO TRADI' OLINDO

(AGI) - Como, 7 feb. - "Lei era tranquilla, ma Olindo aveva lo sguardo di una persona che aveva appena vissuto qualcosa di terribile. Uno sguardo che solo un investigatore poteva cogliere". Lo ricorda cosi' il luogotenente Luciano Gallorini, comandante dei carabinieri di Erba, il primo che ebbe l'intuizione giusta puntando i suoi sospetti sui coniugi Olindo Romano e Angela Rosa Bazzi sin dai primi momenti successivi la strage di Erba. Proprio lui sara' uno dei testimoni di punta che il Pm Massimo Astori chiamera' a deporre forse gia' nella prossima udienza di lunedi' prossimo. "Quella sera, non dovendo e non potendo escludere assolutamente nulla a fronte del tremendo scenario che avevamo - aggiunge Gallorini -, quando arrivarono i due coniugi, lei era molto tranquilla. Chiedemmo di poter entrare anche nel loro appartamento, nella loro lavanderia. E' in quel frangente che notai gli occhi di Olindo. Occhi che sembravano rivivere quello che avevano visto poche ore prima". Gallorini ben conosce i suoi concittadini, ben sapeva delle frequenti, spesso violente, liti tra gli attuali imputati e Raffaella Castagna. Per questo la notte dell'eccidio nella sua mente baleno' il sospetto che potessero essere coinvolti nel massacro. Cosi', attorno alle due e mezza di notte decise di convocarli in caserma per essere sentiti inizialmente come 'persone informate sui fatti'. Quasi tre ore di 'chiacchierata' nel corso della quale "Angela Rosa mantenne freddezza, Olindo malcelato nervosismo". Mentre marito e moglie si trovavano in caserma, i carabinieri su disposizione dello stesso Gallorini, piazzavano nell'appartamento sottostante quello del massacro di via Diaz le cimici e prelevavano un paio di pantaloni appena lavati e ancora nella lavatrice. Un'intuizione, quella di Gallorini, che aveva pero' bisogno di essere supportata da prove concrete ancor prima della loro confessione. Si sperava di sentire qualche frase compromettente dalle 'cimici'. Olindo e Rosetta furono arrestati l'otto gennaio successivo e per 28 giorni, non parlarono mai di quanto era accaduto, almeno in casa. (AGI)

STRAGE ERBA:PIZZINI DI OLINDO E ROSA ROMANO SUL BANCO DEI TESTIMONI

Como, 20:36
Uno alla volta il Pm Massimo Astori chiamera' sul banco dei testimoni d'accusa i pizzini di Olindo', quei foglietti contenenti frasi e geroglifici ancora da decifrare che l'ex netturbino, imputato con la moglie Rosetta Bazzi al processo in Corte d'Assise di Como per la strage di Erba, aveva infilato in una Bibbia e sequestrati nelle scorse settimane. In tutto una cinquantina che, secondo la Pubblica accusa, rappresentano un percorso a ritroso nella memoria di Olindo Romano per tornare alla sera dell'11 dicembre 2006 quando nella cascina ristrutturata di via Diaz venne compiuto il quadruplice omicidio. In quei 'pizzini' sono contenute frasi che il magistrato ritiene evidenti ammissioni di colpa. Tra i piu' significativi quello in cui racconta che 'oggi a colloquio con la mia vita (Angela Rosa Bazzi, ndr), mi ha raccontato che sono alcune notti che vede Raffaella davanti alla sua branda, come quella sera, con il sangue che le scende sul volto e i colpi che io le ho inferto quando la uccidemmo. Le ha detto che abbiamo fatto bene a uccidere''. In quel 'pizzino' descrive l'incubo che Angela Rosa Bazzi avrebbe raccontato nel maggio scorso: 'Raffaella vaga tra i due mondi nel vento finche' anche lei non trovera' la sua pace. Noi ti sentiamo. Ti abbiamo perdonato. Siamo pentiti anche se non completamente. Un giorno ti perdoneremo con tutto l'amore dei nostri cuori. Ci hai rovinato la vita e il resto della nostra esistenza. Dicci cosa vuoi, noi te lo daremo affinche' tu possa trovare la pace. Avevi tutto e ci hai rovinato. Che cosa vuoi ancora da noi che stiamo scontando le nostre pene per causa tua e della tua famiglia? Anche per noi verra' la morte e avra' i tuoi occhi, Raffaella'. Sono quelli accompagnati dal fotomontaggio di Chiara Poggi con le due cugine, dalla foto di Barbara Cicioni. Quelli in cui definisce la moglie 'agnello in mezzo ad un branco di lupi'. Quelli in cui descrive se stesso e Rosa 'uccellini in gabbia' dopo l'arresto.
lA REPUBBLICA 7 FEBBRAIO 2008

giovedì 7 febbraio 2008

Strage di Erba, la difesa: "Qualcun altro quella sera spettava raffaella in casa"

Strage di Erba, la difesa: «Qualcun altro quella sera aspettava Raffaella in casa»

COMO (26 febbraio) - C'era qualcuno, e non erano Olindo Romano e Rosa Bazzi, ad aspettare Raffaella Castagna e suo figlio nel suo appartamento della corte di via Diaz a Erba (Como) il giorno della strage. Lo sostengono i difensori dei coniugi Romano - accusati di aver ucciso quattro vicini di casa - tre donne e un bambino - l'11 dicembre del 2006 - basandosi anche sulla testimonianza di un vicino di casa siriano e di sua moglie. L'uomo citato dalla difesa aveva detto nel gennaio di un anno fa che quei rumori «leggeri» sentiti intorno alle 18.30 (Raffaella rientrò intorno alle 19.45) provenivano dall'appartamento a fianco di Piero Ramon, pensionato. Oggi è tornato a parlare di rumori «più pesanti», come mobili spostati e altro, sul pavimento vicino all'ingresso di casa Marzouk-Castagna, dopo le 19.30, ma non è riuscito a dire se quei primi rumori «leggeri» provenissero dall'appartamento di Ramon o da quello delle vittime. Un'incongruenza considerata un punto a favore dagli avvocati Luisa Bordeaux, Fabio Schembri e Enzo Pacia, che difendono i Romano. Pacia non ha mancato di farlo notare: «Avete capito che carte abbiamo in mano?». Parole che non scalfiscono però la tranquillità del legale di parte civile di Azouz Marzouk, che nella strage ha perso la moglie, il figlio e la suocera, Roberto Tropenscovino. «Attaccare questo testimone è pretestuoso. Ci dicano dove vogliono arrivare. Se questi sono gli argomenti si stanno attaccando ai vetri». Il pm Massimo Astori intanto ha chiesto l'acquisizione di uno dei "pizzini" sequestrati in carcere a Olindo, probabilmente per documentare una scarsa genuinità della ritrattazione della confessione dei coniugi. Si legge: «Quella sera, né io né mia moglie stando alle loro ricostruzioni non avevamo il tempo materiale per uccidere i coniugi Frigerio... la nostra auto era posteggiata fuori casa». L'auto non era nella corte, secondo svariati testimoni e quando i vicini si accorsero dell'incendio, i due non erano in casa. Il viaggio a Como per mangiare da McDonald's, che la procura ritiene un espediente per crearsi un alibi, inoltre oggi è stato oggetto della deposizione di un carabiniere che li accompagnò in una simulazione per calcolarne i tempi. La corte dell'odio. Nel processo oggi è entrata anche la corte della casa di via Diaz a Erba che stando alle parole di chi ci vive e ha deposto oggi in aula era una polveriera di odio pronta a esplodere. Luigi Lazzarini, 48 anni, interrogato dal pm Astori, non si è fatto remore nel puntare il dito contro la coppia in gabbia: «Erano dei prepotenti, mia moglie non poteva fare nulla. Loro tutto, senza chiedere niente a nessuno». Tutto era cominciato alcuni anni prima per un vaso di fiori, messo troppo vicino alla porta dei Romano, secondo loro. «Da quel momento, di fronte a quella prepotenza, decisi di non rivolgere più loro la parola». Una volta Rosa («quella signorina li», l'ha indicata) giunse anche alle minacce: «Se non sposti la macchina le do fuoco!». In aula, a quelle parole Rosa Bazzi ha fatto "no" con la testa, e Lazzarini l'ha ripresa: «È inutile che fai così, è tutto vero».
Il Messaggero 6 febbraio 2008

STRAGE ERBA/ PER LA DIFESA C'ERANO ESTRANEI IN CASA DELLE VITTIME

I vicini: clima di terrore in quel cortile

Como, 6 feb,08. (Apcom) - Sono bastate quattro udienze perché nel processo per la strage di Erba emergesse la strategia della difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi: nell'appartamento di Raffaella Castagna c'era qualcuno prima che tre delle vittime, la quarta è la vicina Valeria Cherubini, tornassero a casa intorno alle 20 dell'11 dicembre 2006. E' quanto hanno cercato di dimostrare Enzo Pacia, Fabio Schembri e Luisa Bordeaux, difensori dei coniugi Romano, dalla testimonianza di Abdulkarim Khalouf, un siriano che viveva con la famiglia sotto la casa di Raffaella.
Tra le 18.30 e le 19.30 "ho sentito dei rumori", ha detto il testimone davanti alla Corte d'Assise di Como, senza essere in grado di precisare se provenissero dal piano di sopra o dall'appartamento a fianco, abitato dall'anziano Pietro Ramon, che era in casa. Per il Pm, Massimo Astori, un esperimento giudiziale già agli atti dimostra che i rumori erano compatibili con la seconda ipotesi, ma per la difesa serve un nuovo teste. Una richiesta sulla quale il presidente Alessandro Bianchi, si è riservato di decidere.
Ciò che invece è stato già depositato dalla Procura è un 'pizzino' sequestrato in carcere a Olindo Romano nel quale l'imputato scrive di aver parcheggiato l'auto fuori dal cortile. L'obiettivo è probabilmente quello di dimostrare che la ritrattazione, dopo una prima confessione, non era sincera.
I sette testimoni comparsi oggi davanti alla Corte, tra i quali un carabiniere, hanno soprattutto ricostruito il clima di "terrore" che i Romano avevano imposto nel cortile di via Diaz a causa delle continue liti con Raffaella, ma anche con altri vicini. Persone come Luigi Lazzarini, al quale per un vaso di fiori fuori posto venne tolto il saluto: "Loro potevano fare quello che volevamo, gli altri dovevano sottostare alle loro prepotenze", ha detto in aula riferendosi ai Romano. Segni diun rapporto tra vicini compromesso da tempo, tanto che, ha continuato, "per Raffaella era un continuo riprendere il piccolo Youssef perché non facesse rumore, anche lei era terrorizzata". "Se non sposti la macchina te la brucio", gli disse un giorno Olindo. Rosa, in gabbia, fa gesti di dissenso, ma Lazzarini, ripreso dal presidente, si rivolge direttamente all'imputata che definisce "quella signora lì": "E' tutto vero". Fatto sta che al testimone non sembrò vero, tornando a casa la sera della strage, di non trovare l'auto dei Romano parcheggiata: "Che bello, non ci sono quei rompic...".
In effetti la loro auto non c'era, almeno fino alle 22.30, quando un altro testimone, Nicola Mariani, vide arrivare i Romano e li avvisò della strage. Alla notizia, ha detto, "Olindo si è mostrato a sua volta stupito e incredulo", mentre sulla faccia di Rosa "si leggeva il suo stato di preoccupazione". La prossima udienza si terrà lunedì 11.

Strage di Erba, oggi in aula il 'giallo' dello straniero

Attesa la testimonianza di un residente nella corte di via Diaz

All'apparenza, quella che si vivrà oggi nell'aula della Corte d'Assise del Tribunale di Como potrebbe essere considerata come una giornata interlocutoria. Collocata insomma tra la sconvolgente testimonianza del medico legale Giovanni Scola di lunedì scorso, con il racconto delle ferite mortali per Raffaella Castagna, Paola Galli, il piccolo Youssef e Valeria Cherubini, e la presenza davanti al presidente Alessandro Bianchi, al giudice a latere Luisa Lo Gatto e alla giuria popolare, di Carlo Castagna e dei figli di Mario Frigerio, il supertestimone della mattanza dell'11 dicembre 2006. Eppure, questa mattina, l'accusa potrebbe piazzare un colpo da novanta alle speranze della difesa, interrogando Khalouf Abdelkarim, per la storia del processo diventato per tutti 'il siriano'. Ovvero il testimone che, con la sua famiglia, viveva al piano terra della palazzina della strage, quello visto scappare con la moglie Heba Baddoura - che sarà anche lei in aula questa mattina - e con i due figli avvolti nelle coperte per proteggerli dal freddo di quella terribile notte d'inverno. Perché, dunque, le parole di Abdelkarim potrebbero essere tanto importanti per le sorti del processo' Tutto va fatto risalire ai primi interrogatori della scorsa settimana, quando gli avvocati della difesa, Fabio Schembri, Luisa Bordeaux ed Enzo Pacia, fecero chiaramente intendere che, secondo una loro ricostruzione, sul luogo del delitto, in quella stessa ora, sarebbe stato presente un soggetto extracomunitario o comunque straniero non identificato dalla Procura. Un personaggio simile, nell'immaginario difensivo, a quello che avrebbe descritto Mario Frigerio in un primo momento, dicendo di essersi trovato di fronte a un aggressore di carnagione olivastra, alto, con i capelli neri. Non proprio assimilabile in tutto e per tutto, dunque, a Olindo Romano. Un 'mister X', insomma, che per la difesa non sarebbe però nemmeno Abdelkarim, uscito dalla propria abitazione con la famiglia per sfuggire all'incendio e mai più rientrato in casa. Stando però ai primi soccorritori intervenuti sul luogo - tra cui quel Glauco Bartesaghi che è stato insignito del titolo di Cavaliere dei diritti dell'uomo per aver salvato da morte certa Mario Frigerio - sull'uscio del proprio appartamento ci sarebbe stato un «extracomunitario, forse il siriano» (la moglie al riguardo è molto più precisa, indicando proprio Abdelkarim) che gli avrebbe prestato il cellulare per chiamare aiuto. Ed è proprio su questo particolare che la difesa mantiene un margine in cui giocare le proprie carte: nelle quattro volte in cui fino a oggi 'il siriano' è stato ascoltato dagli inquirenti, mai avrebbe raccontato di aver prestato il proprio telefonino per chiamare aiuto. Una dimenticanza di non poco conto che, se dovesse essere confermata oggi in aula, aprirebbe nuovi inquietanti scenari a tutto vantaggio del pool di difensori: chi sarebbe, a quel punto, l'uomo del cellulare in piedi all'interno della palazzina poco dopo il quadruplice omicidio' Un semplice 'sì' da parte di Abdelkarim, invece, colpirebbe in modo duro l'ipotesi di una eventuale presenza di terze persone sul luogo della strage.Abdelkarim, tra l'altro, secondo la Procura avrebbe sentito ciò che stava avvenendo nell'appartamento sopra casa sua, tanto da essere ascoltato per un'ora e mezzo al riguardo proprio dal piemme Astori. 'Il siriano', tra l'altro, fu sottoposto dal comandante dei carabinieri di Erba, Luciano Gallorini, a una prova audio per riprodurre i suoni captati dall'appartamento dei Castagna la sera dell'11 dicembre del 2006.Quei passi e quelle grida che nulla avevano a che fare con un banale «litigio» (come poi ha riferito Abdelkarim ai carabinieri) bensì raccontavano il dramma che si stava realizzando a pochi metri di distanza. Solo quando su via Diaz calò il silenzio, e il fumo invase la palazzina, 'il siriano' scappò con la moglie e i due figli avvolti nelle coperte, come raccontato dai vicini di casa che li videro in cortile. Rimane però quel punto oscuro sull'uso o meno del cellulare. Dato non trascurabile che Khalouf Abdelkarim non ha mai raccontato o ricordato nelle quattro volte in cui è stato sentito dagli inquirenti. Le udienze del processo per la strage di Erba riprenderanno poi la prossima settimana, con la testimonianza proprio di Luciano Gallorini, il primo a individuare nei coniugi della porta accanto - Rosa e Olindo Romano - i possibili massacratori di via Diaz.
Il Corriere di Como Mauro Peverelli

STRAGE DI ERBA, PER LA DIFESA IN CASA C'ERA UN ESTRANEO

In casa di Raffaella Castagna c'era un estraneo. E' questa la tesi della difesa di Rosa Bazzi e Olindo Romano sotto processo per la strage di Erba. Secondo l'avvocato della coppia un testimone avrebbe riferito di aver sentito rumori e passi nell'appartamento prima che la donna rientrasse. Intanto dai racconti dei vicini di casa, oggi in aula, emerge che i coniugi avevano un atteggiameneto arrogante e prepotente. " Se non la sposti te la brucio" avrebbe minacciato Rosa Bazzi riferendosi alla macchina di uno di loro. E poi erano sempre in lite con tutti. Da chiarire poi dove era parcheggiata la macchina di Olindo nella quale sono state trovate macchie di sangue appartenenti ad una delle vittime.
La 7 edizione 6 febbraio orw 13.30 video tg:
http://www.la7.it/news/dettaglio_video.asp?id_video=8645&cat=cronaca

Erba/Parlano i vicini:"Olindo e Rosa erano arroganti e prepotenti. Raffaella era terrorizzata"

ERBA / PARLANO I VICINI
"Olindo e Rosa, arroganti e prepotenti Raffaella era terrorizzata da loro"
Sfilano i vicini di casa, mentre la difesa si aggrappa alla testimonianza di Abdul Karim Jhalouf detto 'il siriano' per insinuare un dubbio: "In casa qualcuno aspettava Raffaella Castagna"

Como, 6 febbraio 2008 - E' iniziata poco prima delle 9.30 la quarta udienza del processo per la strage di Erba a carico di Olindo Romano e Rosa Bazzi, anche oggi presenti nella gabbia del tribunale di Como. La giornata è iniziata con la testimonianza del vicino di casa quarantottenne Lidio Ramon e proseguirà, secondo la lista del pm, con quelle dei due siriani che abitavano al pian terreno della casa delle strage. In giornata è prevista anche la testimonianza di alcuni agenti dei carabinieri di Erba e Como.

"RAFFAELA ERA TERRORIZZATA DAI ROMANO"
Luigi Lazzarini, uno degli abitanti del cortile di via Diaz ha detto di fronte alla Corte d'assise di Como che Raffaella Castagna, una delle quattro vittime, era "terrorizzata" dai coniugi Romano, i presunti responsabili. "Loro potevano fare quello che volevano, gli altri dovevano sottostare alle loro prepotenze" ha detto riferendosi agli imputati. Tanto che, dopo il primo e unico litigio con i Romano, a Lazzarini fu tolto il saluto. "Capii subito che era meglio evitare discussioni", ha aggiunto.
Secondo il testimone Olindo Romano era solito sostare nel cortile dell'abitazione a fianco della propria auto a fumare o leggere fumetti. "Si metteva in posizione strategica per poter osservare tutti i portoni" e in un'occasione lo intimò di spostare la propria macchina: "Se non lo fai te la brucio" gli avrebbe detto. Una testimonianza che ha fatto reagire Rosa Bazzi alla quale il testimone si è poi rivolto direttamente dicendo "è vero", e per questo è stato richiamato dal presidente della Corte, Alessandro Bianchi.
"Tranne qualche lite tra Raffaella e Azouz Marzouk - ha aggiunto Lazzarini che ha testimoniato dopo la moglie Maria Rosa Fiorini - non sentivo rumori fastidiosi dalla casa di Raffaella Castagna. Addirittura era per Raffaella un continuo riprendere il piccolo Youssef, anche lei era terrorizzata".
Lazzarini ricorda l'assenza dell'auto e la discussione tra sua moglie e i Romano per un vaso di fiori. "In fondo, dopo quella volta preferii allentare i rapporti. Erano prepotenti. Facevano nella corte i c.... loro senza che nessuno potesse mai protestare. Soprattutto quella signora lì dentro la gabbia. Lei mi insultò una volta dicendomi che non potevo permettermi di esprimere alcuna opinione sul loro conto. Lui in un'occasione minacciò anche di dar fuoco alla mia vettura".
Lazzarini non ricorda, invece, particolari situazioni animate tra Raffaella e Azouz "a parte qualche rara volta, come capita a tutte le coppie".

LA DIFESA: C'ERA QUALCUNO
La difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi, sembra intenzionata a voler dimostrare che all'interno dell'abitazione di Raffaella Castagna, una delle quattro vittime, c'era un estraneo prima del suo arrivo. "Pare che ci sia un testimone - ha detto il difensore Enzo Pacia riferendosi al siriano vicino di casa della vittima Abdul Karim Khaloudf - che dice che c'era rumore dall'appartamento di Raffaella Castagna quando lei non c'era. Traete voi le conclusioni. Forse si comincia a capire che qualcosa da chiarire c'è, io non giudico".
"Contraddizioni oggi ce ne sono" ha continuato l'avvocato. In particolare se il siriano ha detto di non avere prestato il proprio cellulare come riferito da un altro testimone potrebbe, secondo la difesa, aprirsi la possibilità di un terzo uomo, ma "le conclusioni - ha concluso Pacia - le lascio a voi". Così Enzo Pacia, difensore dei coniugi Romano, insinua il dubbio che nell'appartamento di Raffaella Castagna, una delle quattro vittime della strage di Erba, ci fosse una persona pronta ad aspettarla e forse a colpirla a morte.

IL SIRIANO
"Quella sera sentii dei forti rumori, come se al piano di sopra stessero spostando di mobili. Sentii dei passi pesanti. Parecchio trambusto. Sentii una porta sbattere. Infine una sorta di debole lamento". Terzo testimone della mattinata Abdul Karim Jhalouf, da tutti indicato come il 'sirianò che con moglie e due figli abitava in un monolocale del piano terra, esattamente sotto una parte dell'appartamento di Raffaella Castagna. Aiutato da un interprete per meglio comprendere le domande, a suo tempo dichiarò di aver inizialmente pensato che fosse Youssuf che stesse giocando.

"Poi però, mi resi conto che non erano rumori normali di non aver udito la voce del bambino. Solo alla fine di tutto udii un debole 'mhhh'... un lamento di donna". Versione che oggi ha riconfermato in toto. Abdul Karim Jhalouf lavora come muratore in un paese della Brianza al confine tra comasco e milanese dove si è trasferito con i familiari.
"Volevo andare a vedere cosa stesse accadendo, mia moglie mi disse di lasciar perdere. Pensammo che potesse essere una discussione tra Raffa e Azouz più animata del solito. Capitava di sentirli litigare, ma quella volta non era una cosa normale. Ho solo dato una occhiata fuori tramite lo spioncino ma non vidi nulla di particolare se non la luce delle scale che si accendeva e spegneva. Due o tre volte. Gli ultimi rumori che sentii, ebbi l'impressione che fossero pugni picchiati pesantemente sul pavimento".

Quei colpi, però, potrebbero essere stati i passi di Pietro Ramon, l'inquilino mezzo sordo del piano di sopra, ma attiguo, così come fu evidenziato da un esperimento fonico compiuto dai carabinieri il 20 dicembre 2006, 9 giorni dopo il quadruplice omicidio.
Quando Abdul Karim sentì quei rumori, era proprio in quei momenti che al piano di sopra si consumava l'orrore: spietati assassini massacravano a spargate e coltellate, Raffaella Castagna, la mamma Paola Galli, il piccolo Youssuf.
Quotidiano.net 6 febbraio 2008

mercoledì 6 febbraio 2008

«Separate Rosa e Olindo: quelli devono morire soli»

da Como
Giuseppe Castagna, fratello di Raffaella e zio di Youssef, figlio di Paola Galli, tre delle quattro vittime della strage di Erba (Como), ha espresso i suoi sentimenti in una lettera recapitata ieri a La Provincia di Como: il ragazzo non ha parlato del dolore per la perdita dei suoi cari, ma della rabbia provata per l’atteggiamento in aula dei coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, rei confessi dell’eccidio dell’11 dicembre del 2006 (confessione poi ritirata durante l’udienza preliminare).«Martedì scorso - scrive Castagna - ho visto gli assassini di mia madre, di mia sorella, di mio nipote e della signora Valeria, erano a pochi metri da me, ridevano e ci guardavano con aria di sfida. Nei loro occhi - aggiunge - non ho letto il benché minimo pentimento. Essendo stato chiamato a testimoniare, ho dovuto abbandonare il processo, anche se purtroppo ho avuto modo di leggere l’orrore del racconto del medico legale». Per Giuseppe Castagna, «venire a sapere il numero di coltellate che ha ricevuto mia sorella, il modo con cui è stata finita, il fendente portato alla gola del piccolino con torsione ripetuta della lama per aumentarne gli effetti, il fuoco appiccato sul corpo di mia madre, ha fatto andare in frantumi i miei principi morali». Beppe Castagna definisce quelle dei due imputati «patetiche vite» e ritiene che «ogni loro respiro, ogni irrispettoso sorrisetto siano un’offesa alle meravigliose vite da loro distrutte. Se solo avessi letto nei loro occhi un minimo di sofferenza, di pentimento, se avessero ritrattato le loro confessioni e si fossero dimostrati pronti e desiderosi di subire una giusta pena, probabilmente il mio stato d’animo non sarebbe questo».Beppe Castagna conclude dicendosi «sicuro che una condanna ci sarà, ma qualunque sia la pena che riceveranno non sarà comunque mai abbastanza. Non credo nella pena di morte, la ritengo per molti versi una liberazione per chi, avendo commesso delle atrocità, ne prende coscienza». Per il fratello di Raffaella, dunque, la speranza e la consolazione «che a quei due mostri venga tolta ogni possibilità di stare insieme e che vivano fino ai loro ultimi giorni in completa solitudine».Riprende stamattina alle 9 il processo in Corte d’Assise a Como. La quarta udienza sarà dai contenuti meno cruenti di quella dell’altroieri ma sarà ugualmente utile alla Pubblica accusa per ricostruire quel clima di «banale litigiosità condominiale», come lo definì lo stesso pm Massimo Astori per dare un movente all’orribile eccidio. Sul banco dei testimoni sfileranno soprattutto i vicini di casa, coloro che abitano nella vecchia cascina ristrutturata di Via Diaz.
Il Giornale 6 febbraio 2008

Strage Erba: Domani Riprende processo, parlano vicini

5 febbraio 2008 alle 21:38 —

Riprende domattina alle 9.00 il processo in Corte d’Assise a Como per la strage di Erba.
La quarta udienza sarà dai contenuti meno cruenti di quella di ieri ma ugualmente utile alla Pubblica accusa per ricostruire quel clima di ‘banale litigiosita’ condominialé, come lo definì lo stesso Pm Massimo Astori per dare un movente all’orribile eccidio. Domani sul banco dei testimoni sfileranno soprattutto i vicini di casa, coloro che abitano nella vecchia cascina ristrutturata di Via Diaz. A meno di sorprese dovrebbe esserci anche quello che tutti hanno sempre chiamato il ‘siriano’, per le sue origini, che abitava in quella struttura con moglie e figlio. L’uomo raccontò nei primissimi giorni di indagine di aver udito dei particolari rumori e di aver notato aggirarsi nel cortile persone che non gli parve di riconoscere.
Dopo la mattanza si è trasferito in Brianza con la famiglia. Intanto, mentre il processo prosegue speditamente, va avanti anche l’inchiesta condotta dallo stesso magistrato, sul presunto giro di droga che il primo novembre ha portato in carcere, a Vigevano, Azouz Marzouk. Dopo un primo tentativo andato a vuoto, l’avvocato Roberto Tropenscovino, che assiste il giovane tunisino sia come parte civile al processo sia come difensore per l’inchiesta sulla droga, avrebbe trovato un’altra famiglia che potrebbe avere i requisiti per poter ospitare il 27enne in regime di arresti domiciliari. “Entro fine febbraio — fa sapere, infatti il legale — presenterò al Gip Luciano Storaci una nuova istanza in tal senso”.
Lo stesso Tropenscovino fa anche sapere che l’inchiesta dovrebbe essere conclusa entro fine mese. “Già è stata presentata istanza al Tribunale del Riesame, non appena chiuso il fascicolo la ripresenteremo anche alla Procura di Como”. Non si sbilancia sul nome della nuova famiglia “sperando che resti segreto fino all’ultimo”.
Fonte: Repubblica.it

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