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mercoledì 13 febbraio 2008

Olindo ai carabinieri: "Sì, sono stato io a chiamare il magistrato"

Il retroscena

«Sì, Olindo Romano ci disse che era stato lui con coltello e spranga». A sorpresa, quando ormai il pubblico ministero, Massimo Astori, aveva chiuso con le domande lasciando il microfono alla difesa, Corrado Cappelletti, maresciallo del comando provinciale dei carabinieri di Como, specializzato nei rilievi tecnici, racconta cosa avvenne la mattina del 10 gennaio, in una stanza del carcere del Bassone, poco prima della confessione davanti ai magistrati della Procura di Como. «Quella mattina, verso le 10 - dice Cappelletti - dopo aver chiesto il permesso al pm, andai in carcere per rilevare le impronte digitali laterali dei coniugi Romano, come richiesto dai Ris di Parma. Mi trovai nella stanza con il signor Olindo e con il mio collega, Antonino Finocchiaro, che gli disse di liberarsi la coscienza». Una domanda a cui non fece seguito il silenzio, bensì un assenso. Ricorda infatti Cappelletti: «I rapporti tra di noi erano cordiali - precisa - Poi il signor Romano, in risposta alla battuta del mio collega, disse che aveva questa intenzione e di chiamare il magistrato. La richiesta fu solo di Olindo». Tutto, secondo il militare dell'Arma, avvenne in pochi minuti. Ma nell'attesa dell'arrivo dei magistrati da Como - «Passarono circa tre ore», sottolinea Cappelletti - Olindo parlò della strage ai due carabinieri. «Noi spiegammo che non potevamo raccogliere la sua confessione e che doveva attendere il magistrato. Nelle tre ore in cui si attese l'arrivo del pm, Olindo disse che era stato lui a uccidere con coltello e spranga. Sì, insomma, quando arrivò il magistrato a noi aveva già raccontato tutto». La difesa - che ha anche chiesto con una istanza di poter effettuare un nuovo sopralluogo nella casa della strage e in quella dei Romano - al termine parla per voce dell'avvocato Enzo Pacia («Avete sentito tutti, la confessione è stata fatta davanti ad un carabiniere e non a un magistrato», sintetizza prima di scappare via), mentre l'avvocato Manuel Gabrielli, legale della famiglia Frigerio, ribatte: «Quella di Olindo è stata una confessione spontanea resa dall'imputato. Non era utilizzabile nel processo, tanto è vero che il piemme non ha chiesto di riferire. È stata la difesa a toccare l'argomento».
Mauro Peverelli Corriere di Como 12 febbraio 2008

martedì 12 febbraio 2008

Erba. Carabinieri: fu Olindo il primo a crollare

"Io e un mio collega eravamo al carcere del Bassone e stavamo effettuando, per conto del Ris di Parma, i rilievi dattiloscopici (impronte digitali, ndr) su Olindo Romano. Con lui si poteva scambiare qualche parola e ad una battuta del collega ("forse e' meglio confidarsi, per scaricare la coscienza") lui rispose che 'si', effettivamente e' mia intenzione farlo'. Cosi' chiamai subito in Procura". Il maresciallo aiutante Corrado Cappelletti, in servizio al nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri, ha confermato oggi davanti ai giudici popolari e togati della Corte d'assise di Como, che fu l'ex netturbino il primo a cedere. Erano le 10.30 del 10 gennaio 2007, due giorni prima era stato arrestato con la moglie, Angela Rosa Bazzi, con l'accusa di aver partecipato alla strage di Erba avvenuta un mese prima.
Expo bg 11 febbraio 2008

STRAGE DI ERBA,"TERRORIZZAVANO RAFFAELLA"

2008-02-11 20:11
STRAGE DI ERBA, "TERRORIZZAVANO RAFFAELLA"
dell'inviato Stefano RottigniCOMO - Di Olindo Romano e Rosa Bazzi, alcuni amici di Raffaella Castagna, alcuni vicini di casa oltre che il legale che assisté la donna in tre procedimenti penali contro di loro, tracciano un ritratto impietoso: aggressivi, paranoici, tanto da innervosirsi per rumori inesistenti, provenienti dall'appartamento dell'odiata famiglia Marzouk-Castagna. L'avvocato Claudio Ghislanzoni rappresentò Raffaella e Azouz in tre processi davanti al giudice di pace; due si conclusero con una rimessione di querela, il terzo è quello indicato dal pm Massimo Astori come elemento scatenante della furia della coppia. Era quello, ancora in corso, la cui prima udienza era prevista il 13 dicembre 2006, due giorni dopo la strage, relativo a un'aggressione, subita dalla moglie di Azouz il 31 gennaio 2005. Raffaella, gettata a terra, subì alcune lesioni. A Ghislanzoni la donna aveva parlato di "particolare aggressività" dei coniugi verso di lei e verso i suoi genitori. "Gli episodi - ha raccontato il legale - furono molti di più di quelli oggetto di querela. La signora Castagna non riusciva a capire la ragione di tanto accanimento". Un accanimento confermato da un amico di Raffaella, Luca Ferrari, che ebbe la sventura di trovarsi in casa della donna il 25 agosto 2001. "Arrivò un vaso di fiori sul terrazzino, lanciato da sotto - ha raccontato Ferrari -. E poi sentimmo due persone che ci insultavano e minacciavano in tutti i modi. Ci siamo spaventati veramente e siamo scesi solo quando arrivarono i carabinieri". Ferrari ha parlato di una Raffaella "terrorizzata" dai due. E non è stata tenera con Rosa e Olindo nemmeno l'ex vicina Emma Carangelo, che nella corte di via Diaz, resistette un anno scarso e poi se ne andò perché "l'appartamento era umido e non volevo più stare lì. Non potevamo nemmeno aprire le finestre, perché la Rosy mi diceva sempre le parolacce. Con me si è sempre comportata male". Poi altri testi hanno fornito un'immagine inquietante della coppia: una vigilessa di Erba che intervenne durante una lite tra i Romano, Raffaella e sua madre, nella primavera del 2003. "Quando arrivò Carlo Castagna (padre di Raffaella, ndr), il signor Olindo gli si avvicinò minaccioso, con fare violento, e noi dovemmo trattenerlo. Poi un altro vigile di Canzo che intervenne il 3 gennaio del 2006 alla stazione di Canzo-Asso, avverito dai carabinieri perché Olindo e Rosa, a bordo della loro auto, avevano pedinato Raffaella che in treno andava al lavoro. "Perché ci controllate? Voi sapete chi state difendendo? Vi ho visto parlare con quella là - disse Rosa una volta scesa dalla Seat Arosa -. Suo marito ha minacciato il mio con un coltello". L'avete denunciato? "No, adesso è in galera", rispose sempre Rosa con fare alterato, mentre Olindo le consigliava di stare zitta. I marescialli Carlo Fadda e Corrado Cappelletti hanno riferito delle indagini, il primo sulla macchia di sangue di Valeria Cherubini trovata sull' auto dei Romano, il secondo, che fece i rilevi dattiloscopici, ha descritto quanto accaduto nel carcere del Bassone, prima che Olindo decidesse di confessare. Alla domanda se volesse liberarsi la coscienza, rispose: "Sì, sono stato io". Il magistrato arrivò dopo circa tre ore e, nel frattempo, l'imputato raccontò come si erano svolte le cose, parlando di una spranga e due coltelli con cui fu compiuta la strage. Una confessione comunque inutilizzabile per l'assenza di un magistrato e di un difensore. Il processo riprende il 18 febbraio quando sarà sentito, tra gli altri, il luogotenente Luciano Gallorini, comandante della stazione di Erba, che per primo indirizzò le indagini verso Olindo e Rosa. (Ansa)

Erba, i vicini di Rosa e Olindo: "Volevano comandare"

Sfilata di testimoni nell'udienza del processo per la strage di Erba (CO), in cui morirono quattro persone ed una quinta rimase ferita in modo grave. Tra i testimoni due vicini di casa delle vittime e dei due imputati, Olindo Romano e Rosa Bazzi.
"Volevano comandare su tutti, e quando non gli andava qualcosa, urlavano parolacce, gettavano vasi di fiori o alzavano le mani". L'udienza è ripresa dopo una sospensione dovuta all'assenza di due carabinieri impegnati per un delitto a Como. Il maresciallo Cappelletti ha detto che in carcere Olindo Romano ai CC che lo interrogavano rispose: "Sì,sono stato io".
11febbraio 2008 Barimia

STRAGE ERBA/ CC TESTE: "ROMANO IN CARCERE CI DISSE SONO STATO IO"

Il processo riprenderà il 18 febbraio

Milano, 11 feb. (Apcom) - "Sì, sono stato io, fatemi parlare con il magistrato". Così Olindo Romano, imputato insieme alla moglie Rosa Bazzi per la strage di Erba dell'11 dicembre 2006, rispose nel carcere comasco del Bassone ai carabinieri che gli chiedevano se si volesse "liberare la coscienza". Lo ha dichiarato oggi pomeriggio al processo il maresciallo Corrado Cappelletti che raccolse la confessione dell'imputato la mattina del 10 gennaio scorso, in attesa che arrivasse il magistrato per l'interrogatorio. Romano raccontò ai militari (che erano lì per effettuare il rilievo delle impronte digitali) che per la strage furono usati due coltelli e una spranga.
Oggi pomeriggio nel corso della quinta udienza del processo in corso al tribunale di Como, ha fatto la sua deposizione anche il carabiniere che effettuò i rilievi sulla autovettura dei Romano trovando la macchia di sangue che risultò poi essere quella di Valeria Cherubini, la vicina di casa che fu una delle quattro vittime del massacro. Prima di lui, davanti alla Corte presieduta dal giudice Alessandro Bianchi, erano sfilati altri due carabinieri che erano intervenuti il 3 aprile 2005 per sedare una lite tra la famiglia Castagna e i coniugi Romano e il 3 gennaio 2006 avevano bloccato i coniugi Romano che avevano seguito in auto Raffaella Castagna dalla stazione di Erba a quella di Canzo.
Nel complesso nell'udienza di oggi sono sfilati 12 testimoni e il processo è stato aggiornato al 18 febbraio. La difesa degli imputati ha ottenuto dal giudice la possibilità di verificare se i cittadini siriani vicini di casa delle vittime abbiano davvero potuto sentire dei rumori provenire dall'appartamento dei Castagna come da loro testimoniato nella precedente udienza.

lunedì 11 febbraio 2008

STRAGE ERBA:UN TESTE,RAFFAELLA PERSEGUITATA DAI CONIUGI ROMANO

"Raffaella Castagna era perseguitata da quelli del piano di sotto, i signori Romano. Si lamentavano per ogni e qualsiasi cosa. Spesso andavo a casa di Raffaella per l'ora del te', non eravamo mai piu' di cinque o sei amici, tranne che per un compleanno quando eravamo in una decina. Ogni volta Raffaella raccomandava a tutti di non fare rumore. Aveva riempito la casa di tappeti". In sintesi, il quadro dipinto da Simone Menonzio, un amico di Raffaella Castagna residente a Cesana Brianza che fu testimone al matrimonio tra la 32enne e Azouz Marzouk. Rispondendo alle domande dell'avvocato Fabio Schembri (difesa Romano) ha spiegato che "conoscevo Raffa da una vita. Era una mia grande amica. Non condividevo il legame tra la mia amica e quel tunisino. Vedevo sempre che aveva problemi di coppia, poi lui non era uno stinco di santo. Ho fatto da testimone al matrimonio solo per la grande amicizia che avevo con lei, ma le avevo sempre detto di non sposarlo". L'ultima volta che Simone vide Raffaella e Azouz fu sette giorni prima della strage. L'avvocato Enzo Pacia ha fatto dire al testimone perche' ha rotto i ponti con la sua amica: "Si erano creati troppi problemi, vedevo strani giri che non mi piacevano da quando si era sposata". Poi sul banco dei testimoni e' salita una ex residente della "corte dei veleni" che aveva avuto spesso discussioni con i coniugi Romano. Durante la sua deposizione non sono mancati battibecchi tra il Pma e l'avvocato Pacia. Quindi e' stata la volta del figlio della testimone: "I rapporti con i Romano erano impossibili. Si lamentavano per ogni cosa. Non potevamo aprire la finestra del nostro bagno perche' avevano da ridire. Offendevano con male parole mia madre. non so come ho sempre resistito a non menare le mani". I due imputati oggi sono presenti: lei indossa un golfino bianco, lui un maglione bianco con delle vistose righe. Olindo Romano e Angela Rosa Bazzi oggi sono apparsi meno sorridenti rispetto alle passate udienze. D'altronde gli avvocati delle parti civili la scorsa settimana avevano annunciato che se non avessero mantenuto un comportamento piu' sobrio, sarebbe stata avanzata richiesta di allontanamento dall'aula. Davanti ai giudici popolari e togati sono sfilati diversi residenti ed ex della cascina di via Diaz. Una donna ha detto di aver litigato piu' volte con i coniugi Romano "per delle cose davvero stupide. Non si poteva fare un passo che quelli rompevano le scatole". Sullo stesso tono un'altra testimone: "Le parolacce che Olindo e Rosetta rivolgevano a Raffaella erano pesantissime. Una volta, in occasione del compleanno di Raffa, ho visto Olindo staccare i contatori della luce perche' a suo dire quelli facevano troppo casino". Era il 21 agosto 2001, pieno pomeriggio. "Noi di casini non ne sentivamo". Un amico del testimone di nozze, Simone Mariani, a sua volta sentito stamane: "Quando andavo in via Diaz con Simone, spesso vi erano discussioni con quelli di sotto. Una volta mi trovavo sulla balconata e mi arrivo' addosso la terra di un vaso di fiori lanciato da sotto; un'altra mentre stavamo bevendo il te' e' andata via la corrente perche' qualcuno aveva staccato il contatore, in un'altra occasione intervennero anche i carabinieri che ci consigliarono di stare tranquilli e non raccogliere provocazioni". Il primo a salire sul banco dei testimoni al processo in Corte d'assise a Como e' stato l'avvocato Claudio Ghilanzoni, chiamato dal Pm Massimo Astori a spiegare i motivi delle quattro querele. Il legale era stato nominato in tutte le occasioni da Raffaella Castagna e Azouz Marzouk, che nella prima risultavano imputati perche querelati da Daniela Messina, la vicina che per prima ha testimoniato il 29 gennaio scorso davanti ai giudici popolari e togati. La querela risale al 25 marzo 2005 con udienza fissata il 9 giugno dell'anno successivo. Le parti trovarono un accordo e la questione fini' nel nulla. Le altre tre, invece, riguardavano le frequenti liti fra Raffaella Castagna e Azouz Marzouk da una pa (AGI) - Como, 11 febbraio -

Strage Erba: domani in udienza amici di Raffaella

10 feb 20:59
COMO - Dodici persone sono citate tra i testimoni di domani nella nuova udienza del processo per la strage di Erba. Tra questi due vicini di casa delle vittime e dei due imputati, Olindo Romano e Rosa Bazzi. Saranno chiamati a testimoniare anche alcuni amici di Raffaella persenti ad una lite con i vicini il 21 agosto del 2005. Nel calendario delle udienze, il 22 febbraio ci saranno i familiari della Castagna, Carlo, padre di Raffaella e marito di Paola Galli, vittima della strage, e i suoi figli. Dovrebbe toccare anche ad Azouz Marzouk. Il 26, invece, dovrebbe esserci la deposizione di Mario Frigerio, unico sopravvissuto. (Agr)

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