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martedì 4 marzo 2008

Strage Erba: Legale Marzouk, verità è nelle confessioni

“La verità di come andarono le cose quella sera l’avete sentita dalla registrazione delle confessioni fatte all’epoca e per quella dovranno essere condannati”.
Con queste parole l’Avvocato Roberto Tropenscovino che assiste come parte civile Azouz Marzouk, commenta le dichiarazioni spontanee rese stamani da Angela Rosa Bazzi per dichiararsi innocente e per sostenere che le confessioni furono una sorta di estorsione psicologica. Nel pomeriggio la decima udienza del processo per la strage di Erba è proseguita con l’ascolto di un colloquio intercettato fra Rosa Bazzi e una agente della Polizia Penitenziaria poco prima della confessione. La vera, ossessionante preoccupazione di Rosa è il destino di Olindo: “Non le faranno del male, vero? Lui è troppo buono, gli piace troppo vivere”.
Quindi il Pm Massimo Astori ha chiesto l’acquisizione di un documento “che dimostra come Rosa Bazzi non fu imbeccata dai magistrati mentre leggevano il verbale d’interrogatorio del marito”. L’udienza si è quindi chiusa con l’ascolto della registrazione relativa alla seconda confessione di Rosetta, risalente al pomeriggio del 10 gennaio 2007. È quella in cui, dopo la precedente ammissioni di colpa con totale esclusione del marito, racconta la dinamica della strage specificando i ruoli di ciascuno dei due coniugi. Rosa Bazzi si assume la paternità di tutte le coltellate inferte a Raffaella Castagna, a Paola Galli, alla signora Valeria e “io — dice — ho ammazzato il bambino”.
Il racconto diventa coincidente con quello reso da Olindo. Poi racconta il dopo strage: “Siamo scesi nella nostra lavanderia, ci siamo cambiati in fretta. Prima di salire avevamo già preparato un grande tappeto per terra nel quale abbiamo arrotolato i nostri vestiti sporchi di sangue. Abbiamo buttato le armi nei cassonetti dell’immondizia, uno a Longone al Segrino e l’altro a Lipomo, poco prima della discesa per arrivare a Como. Da casa ho preso una salvietta e siamo andate a lavarci”.
la Repubblica 3 marzo 2008

STRAGE ERBA/ ROSA: NON SIAMO STATI NOI, NON ODIAMO TANTO. E LA DIFESA PROMETTE SORPRESE

Imputati decidono di lasciare aula, lei in lacrime

Como, 3 mar. (Apcom) - Rosa Bazzi, imputata insieme al marito Olindo Romano per la strage di Erba, durante le sue dichiarazioni spontanee di fronte alla Corte d'assise di Como, ha riproposto la tesi anticipata nelle precedenti udienze dal marito, secondo la quale la loro confessione, poi ritrattata, sarebbe stata indotta dalle pressioni dei carabinieri e in particolare dalla minaccia di separarli. "Ci hanno detto che se non dicevo quello che dovevo dire - ha dichiarato l'imputata in lacrime - non vedevo più Olindo. Per me Olindo è tutto".
"Quando lei urlava o il piccolo piangeva - ha continuato Rosa riferendosi a Raffaella Castagna e al figlio Youssef - noi chiamavamo i carabinieri o il padre. Non avevamo così tanto odio per farle del male".
"Io ho detto ai carabinieri: 'Ditemi cosa devo dire e io lo dico', però non portatemi via Olindo". Al termine delle dichiarazioni spontanee dell'imputata, durate in tutto 11 minuti, il collegio dei difensori ha fatto sapere alla Corte che i coniugi Romano intendevano rinunciare a presenziare all'udienza di oggi e per questo sono stati fatti uscire dall'aula e riportati verso il carcere del Bassone di Como.

"Olindo è riuscito da incubo, io no"

Como, 3 mar. (Apcom) - Per Rosa Bazzi, imputata con il marito Olindo Romano per la strage di Erba, il responsabile del quadruplice omicidio "è stata tutta un'altra persona". Durante le sue dichiarazioni spontanee di fronte alla Corte d'assise, l'imputata ha raccontato che dopo la confessione, il marito "con l'aiuto delle persone del carcere, è riuscito, piano piano, a uscire. Io non sono ancora uscita dall'incubo".
"Non siamo stati noi, so che non è facile, è stata tutta un'altra persona - ha concluso Rosa Bazzi prima di lasciare l'aula insieme al marito -. Chiedo solo di non essere allontanati l'uno dall'altra".

Imputata non risponde a domande e lascia l'aula
Como, 3 mar. (Apcom) - Rosa Bazzi, imputata per la strage di Erba insieme al marito Olindo Romano, è sembrata sull'orlo di una crisi di nervi quando, per la prima volta di fronte alla Corte d'assise di Como, ha respinto stamattina ogni accusa con voce tremante e tono monocorde: "Non siamo stati noi", "Non abbiamo così tanto odio". Le sue sono state dichiarazioni spontanee. Come il marito si è infatti rifiutata di rispondere alle domande. Per la prima volta dall'inizio del processo ha anche chiesto e ottenuto di lasciare l'aula, di rinunciare a quelle ore in gabbia in compagnia del marito. Momenti ai quali entrambi sembravano tenere molto. Non avrebbe retto, impassibile come altre volte, alla lettura della sua confessione del 10 gennaio 2007, avvenuta nel pomeriggio.
"Non avevamo così tanto odio per farle del male. Abbiamo sempre cercato di aiutarla", ha detto riferendosi a Raffaella Castagna, una delle quattro vittime. "Quando urlava e piangeva - ha continuato - noi chiamavamo i Carabinieri o suo padre". Una tesi difensiva analoga a quella del marito, che intende screditare la confessione, poi ritrattata: "Ci hanno detto che se non dicevo quello che dovevo dire avrebbero messo Olindo su un furgone e non lo avrei più visto. Per me lui è tutto". Una minaccia tale da indurla a confessare un delitto mai commesso.
"Io e Olindo non siamo saliti, non abbiamo fatto niente", ha detto l'imputata, consapevole che "serve a ben poco adesso dirlo, con tutte le dichiarazioni che ci hanno detto di dire". In quegli undici minuti di deposizione Rosa Bassi, vestita con jeans e maglione viola, è sembrata rassegnata: "Non siamo stati noi, so che non è facile dimostrarlo. E' stata tutta un'altra persona. Chiedo solo di non portarci via, di non allontanarci l'uno dall'altra, basta".
Dichiarazioni che l'avvocato di Azouz Marzouk, il tunisino ha passato l'udienza stringendo fotografie dei suoi familiari uccisi, ha definito "sconcertanti e calunniose" e tipiche di "lupi travestiti da agnelli". La giornata è proseguita con la lunga lettura di alcune intercettazioni ambientali, dalle quali emersero le prime ammissioni, e degli interrogatori-fiume del 10 gennaio 2007 durante i quali entrambi confessarono, per poi ritrattare. Descrizioni dei fatti prima imprecise, per tentare di scagionare il rispettivo coniuge, poi sempre più dettagliate come in un crescendo liberatorio, a tratti quasi euforico, mitigato dalla paura di "non essere più guardati in faccia da nessuno". Il 13 marzo inizieranno a deporre i testimoni della difesa che promette di avere ancora "molte carte da scoprire".

lunedì 3 marzo 2008

STRAGE DI ERBA: ASCOLTATE IN AULA LE REGISTRAZIONI

(PRIMA) COMO – Ascoltate in aula le registrazioni dei colloqui tra i coniugi Romano e quelle di entrambi con gli inquirenti. Durante la messa in onda dei colloqui, Rosa Bazzi e Olindo Romano non erano presenti. I due hanno abbandonato l’aula al termine delle dichiarazioni spontanee della donna, in cui aveva ribadito la sua innocenza e quella del marito. Nel primo nastro ascoltato, Olindo annunciava ai Pm di voler dire la verità ma di dovere prima consultarsi con la moglie. In un'altra stanza, nello stesso momento, Rosa ha riferito a un'agente penitenziaria: "Fate sapere a mio marito che mi assumo io tutte le responsabilità, perché lui non c'entra". Sul terzo nastro, in fine, c’è la registrazione della confessione di Rosa. (PRIMA)

STRAGE ERBA: ROSA, SIAMO INNOCENTI E NON SEPARATECI

"Non e' facile essere qui. Con tutto quello che ho subito, con tutto quello che abbiamo subito dai carabinieri. Dicevo sempre che non eravamo stati noi, ma loro insistevano che eravamo stati noi. L'abbiamo detto diverse volte al maresciallo che non eravamo stati noi. Ho tentato piu' di una volta di spiegare, ma non mi hanno mai ascoltato. Io e Olindo non siamo mai saliti, non abbiamo fatto niente... Se serve, forse a ben poco, dirlo, con tutte le dichiarazioni che ci hanno detto di dire". Angela Rosa Bazzi sale sul banco degli imputati ma non si sottopone al contraddittorio con il pm. Si limita a una breve dichiarazione spontanea per ribadire l'innocenza sua e del marito Olindo Romano. Parla per una decina di minuti tra i singhiozzi. Quando finisce chiede che non venga separata dal marito. Subito dopo prende la parola l'avvocato difensore Enzo Pacia per annunciare che i due imputati hanno deciso di non seguire l'udienza di oggi. Olindo e Rosa vengono riportati in carcere. Ci saranno alle prossime udienze.
La Repubblica 3 marzo 2008

Erba, parla Rosa tra le lacrime:"Non abbiamo fatto niente"

La Bazzi sale sul banco dei testimoni e fa dichiarazioni spontanee

Como. "Io e Olindo non siamo mai saliti. Non abbiamo fatto niente. E' stata un'altra persona". Così Rosa Bazzi, si dichiara innocente nell'aula del Tribunale di Como dove è in corso il processo (decima udienza) che la vede imputata insieme, al marito Olindo Romano della strage di Erba. Rosa, salita sul banco dei testimoni, comincia a parlare con voce tremante, rilasciando dichiarazioni spontanee. "Non è facile essere qui -comincia- non saprei da dove iniziare con tutto quello che ho subito". Poi tra le lacrime respinge le accuse di aver ammazzato Raffaella Castagna e famiglia: "Non avevamo così tanto odio per farle del male. Abbiamo sempre cercato di aiutarla quando Raffaella urlava o piangeva noi chiamavamo i carabinieri o suo padre".Da qui la sua difesa. "Sono stata costretta a confessare per restare con Olindo", dice Rosa riferendosi alla confessione di colpevolezza resa ai carabinieri il 10 gennaio 2007 nel carcere del Bassone di Como. "Ditemi cosa devo dire e lo dico ma non portate via Olindo", così la Bazzi, che ripercorre le tappe del caso davanti al presidente della Corte d'Assise Alessandro Bianchi, sostiene di aver detto ai carabinieri che secondo lei premevano per la confessione. "Loro -spiega tra le lacrime- dicevano che avevano un sacco di prove contro di noi. Noi non siamo stati dei criminali". Poi precisa nel racconto: i carabinieri "mi dissero che mettevano su un furgone Olindo e non l'avrei più visto. Non vedevo più l'Olindo e per me lui è tutto". Allora la decisione, secondo la donna, di confessare. "Chiedo solo di non allontanarci l'uno dall'altra. Basta".Una confessione che in carcere viene più volte ribadita "quando venivano i dottori da Milano l'avvocato ci diceva di dire sempre così in modo da ottenere un'altra pena. Poi -sottolinea- con l'aiuto delle persone del carcere Olindo è riuscito piano piano a uscire. Io ancora non sono uscita dall'incubo". "Un incubo", come ripete spesso in aula Rosa, raccontato nel giro di pochi minuti tra voce tremante e lacrime. Alla fine la Bazzi torna nella gabbia all'interno dell'aula accanto al marito. Olindo e Rosa, su richiesta dell'avvocato, hanno poi rinunciato a presenziare all'udienza di oggi e sono tornati di nuovo in carcere.
ADNKRONOS 3 marzo 2008

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