lunedì 10 marzo 2008
Si scaldano gli animi nel processo per la strage di Erba. E Rosa Bazzi, anche se oggi non presente in aula, punta l'indice verso Azouz Marzouk in ben due confessioni: il video - choc del febbraio 2007 e quella del 6 giugno 2007. La moglie di Olindo ha accusato apertamente il tunisino di averlo non solo importunata con sguardi e commenti. Ma anche di essesi calato ripetutamente i pantaloni davanti a lei. Fino ad ammettere la violenza sessuale:"Era cotto di me, mi voleva ad ogni costo. Voleva portarmi nel suo paese". Ed ancora:"Lui ha cominciato a dirmi che quando era in galera pensava sempre a me e che avevo un corpo migliore di sua moglie. Ho cercato di difendermi, ma non ce l'ho fatta".E la replica di Azouz è affidata alle parole del suo legale Roberto Tropenscovino con un biglietto ironico letto dall'avvocato all'esterno dell'aula di Assise:"Il racconto della bella signora non merita commenti. Non ho mai tradito Raffaella e comunque, come è facile immaginare, lei non è certo il mio tipo".
Ciao Como
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lunedì 10 marzo 2008
martedì 26 febbraio 2008
Strage Erba, Frigerio: Olindo è stato una belva
di Ilaria Polleschi
COMO (Reuters) - Con un racconto lucido, solo a tratti marcato sdalla commozione, oggi Mario Frigerio -- testimone chiave della strage di Erba -- ha riconosciuto in aula come suo aggressore Olindo Romano, imputato per 4 omicidi insieme alla moglie Rosa Bazzi.
"Ho la certezza assoluta, ogni oltre ragionevole dubbio, che ad aggredirmi sia stato Olindo. Non ho mai avuto alcun dubbio dal primo momento, quando mi sono svegliato in ospedale, ma non ho detto subito il nome perché volevo capire perché mi aveva fatto una cosa così, senza motivo", ha spiegato oggi Frigerio, aggiungendo di pensare che insieme a Romano ci fosse anche Rosa.
"Ho risconosciuto che era il mio vicino di casa...Eccoli lì, sono loro due, quei due delinquenti lì, li riconosco", ha detto Frigerio indicando gli imputati, impassibili, e rispondendo alla richiesta del pm Massimo Astori se vedesse in aula la persona che la sera dell11 dicembre 2006 lo aveva aggredito, tagliandogli la gola.
"Era proprio lui, aveva due occhi da assassino, mi guardava fisso....Aveva uno sguardo che non riuscirò mai a dimenticare", ha ricordato con la voce ridotta ad un sussurro Frigerio, spiegando di come si era diretto "in fiducia" verso la casa di Raffaella Castagna proprio perché aveva riconosciuto il vicino.
"Ho pensato che se era lì lui...Ho detto: è una persona che conosco, sarà venuto a vedere cosa sta succendo", ha detto ancora il testimone chiave, unico sopravvissuto alla strage in cui morirono sua moglie Valeria Cherubini e la 30enne Raffaella Castagna con il figlio di lei, Youssef, di due anni e la madre Paola Galli, di 57.
Ricordando i momenti dell'aggressione, alla quale è sopravvissuto grazie ad una malformazione alla carotide, Frigerio ha detto: "Olindo mi è salito sopra a cavalcioni, mi picchiava forte, è stato una belva".
"E' inutile che mi guardi, disgraziato", ha aggiunto Frigerio, arrivato a testimoniare zoppicante, con un braccio fasciato, ma con gli occhi azzurri che non si sono abbassati neanche un attimo davanti agli imputati.
ROSA: MI SENTIVO FORTE
Nel pomeriggio, durante la testimonianza del giornalista Pino Corrias, autore del libro sulla strage "Vicini da morire", è stato poi proiettato un video girato da alcuni periti in cui Rosa -- che in aula si è lasciata andare brevemente alle lacrime quando il suo legale ha ricordato che potrebbe essere stata molestata da bambina -- confessa gli omicidi.
"Forse non lo dovrei dire, ma mi sentivo forte, mi sentivo più sollevata...ho iniziato a picchiare, picchiare. Quando sono andata a uccidere il bambino, gli ho dato una coltellata, però non l'ho picchiato come hanno detto", la si sente dire nel filmato con voce stridula, piangendo.
TENSIONE IN AULA
Nell'udienza, a tratti molto tesa per alcuni scambi di battute e contestazioni tra la difesa, il pm e Frigerio, l'uomo -- che fino a dopo l'arrivo dei soccorsi è rimasto cosciente -- ha spiegato che insieme alla moglie era uscito dal suo appartamento perché dalle scale arrivava del fumo e dopo aver sentito in precedenza delle urla.
Frigerio ha spiegato che quando era sulle scale ha visto aprire la porta di casa Castagna da Olindo. "Mi sono avvicinato, mi fissava dritto negli occhi, non posso essermi sbagliato...anzi ho l'assoluta certezza che fosse lui perché gli sono andato proprio vicino, a un metro ed è lì che mi ha chiuso la porta in faccia".
"E' passato pochissimo e la porta si è aperta di nuovo all'improvviso...mi sono sentito trascinare dentro, giù per terra", ha ricordato ancora. "Non ero pronto, sono rimasto scioccato...mi ha preso per il collo (...) ha iniziato a picchiare...Sentivo un dolore fortissimo, non so se erano pugni, calci o altro".
"Dopo poco ho avuto la sensazione come se qualcuno passasse via come un'ombra, mentre lui mi era venuto a cavalcioni sopra. Ho visto che tirava fuori qualcosa dalla tasca, sembrava un coltello, mentre sentivo mia moglie che ha gridava aiuto e lui che mi tagliava".
Frigerio ha ricordato anche come abbia cercato poi di chiedere aiuto. "Non riuscivo più a muovermi, questa parte (la sinistra) era paralizzata, mi usciva un fiotto di sangue. Poi mi sentivo bruciare dall'incendio", ha detto, aggiungendo di aver pensato che sarebbe morto di lì a poco, fino all'arrivo dei soccorritori.
"Cercavo di segnalare al vigile del fuoco che c'era mia moglie, lui non capiva...poi ho senito che ha detto: qui ce n'è un'altra... avrei voluto sentire che diceva che era viva... invece non ho sentito niente".
26 febbraio 2008
COMO (Reuters) - Con un racconto lucido, solo a tratti marcato sdalla commozione, oggi Mario Frigerio -- testimone chiave della strage di Erba -- ha riconosciuto in aula come suo aggressore Olindo Romano, imputato per 4 omicidi insieme alla moglie Rosa Bazzi.
"Ho la certezza assoluta, ogni oltre ragionevole dubbio, che ad aggredirmi sia stato Olindo. Non ho mai avuto alcun dubbio dal primo momento, quando mi sono svegliato in ospedale, ma non ho detto subito il nome perché volevo capire perché mi aveva fatto una cosa così, senza motivo", ha spiegato oggi Frigerio, aggiungendo di pensare che insieme a Romano ci fosse anche Rosa.
"Ho risconosciuto che era il mio vicino di casa...Eccoli lì, sono loro due, quei due delinquenti lì, li riconosco", ha detto Frigerio indicando gli imputati, impassibili, e rispondendo alla richiesta del pm Massimo Astori se vedesse in aula la persona che la sera dell11 dicembre 2006 lo aveva aggredito, tagliandogli la gola.
"Era proprio lui, aveva due occhi da assassino, mi guardava fisso....Aveva uno sguardo che non riuscirò mai a dimenticare", ha ricordato con la voce ridotta ad un sussurro Frigerio, spiegando di come si era diretto "in fiducia" verso la casa di Raffaella Castagna proprio perché aveva riconosciuto il vicino.
"Ho pensato che se era lì lui...Ho detto: è una persona che conosco, sarà venuto a vedere cosa sta succendo", ha detto ancora il testimone chiave, unico sopravvissuto alla strage in cui morirono sua moglie Valeria Cherubini e la 30enne Raffaella Castagna con il figlio di lei, Youssef, di due anni e la madre Paola Galli, di 57.
Ricordando i momenti dell'aggressione, alla quale è sopravvissuto grazie ad una malformazione alla carotide, Frigerio ha detto: "Olindo mi è salito sopra a cavalcioni, mi picchiava forte, è stato una belva".
"E' inutile che mi guardi, disgraziato", ha aggiunto Frigerio, arrivato a testimoniare zoppicante, con un braccio fasciato, ma con gli occhi azzurri che non si sono abbassati neanche un attimo davanti agli imputati.
ROSA: MI SENTIVO FORTE
Nel pomeriggio, durante la testimonianza del giornalista Pino Corrias, autore del libro sulla strage "Vicini da morire", è stato poi proiettato un video girato da alcuni periti in cui Rosa -- che in aula si è lasciata andare brevemente alle lacrime quando il suo legale ha ricordato che potrebbe essere stata molestata da bambina -- confessa gli omicidi.
"Forse non lo dovrei dire, ma mi sentivo forte, mi sentivo più sollevata...ho iniziato a picchiare, picchiare. Quando sono andata a uccidere il bambino, gli ho dato una coltellata, però non l'ho picchiato come hanno detto", la si sente dire nel filmato con voce stridula, piangendo.
TENSIONE IN AULA
Nell'udienza, a tratti molto tesa per alcuni scambi di battute e contestazioni tra la difesa, il pm e Frigerio, l'uomo -- che fino a dopo l'arrivo dei soccorsi è rimasto cosciente -- ha spiegato che insieme alla moglie era uscito dal suo appartamento perché dalle scale arrivava del fumo e dopo aver sentito in precedenza delle urla.
Frigerio ha spiegato che quando era sulle scale ha visto aprire la porta di casa Castagna da Olindo. "Mi sono avvicinato, mi fissava dritto negli occhi, non posso essermi sbagliato...anzi ho l'assoluta certezza che fosse lui perché gli sono andato proprio vicino, a un metro ed è lì che mi ha chiuso la porta in faccia".
"E' passato pochissimo e la porta si è aperta di nuovo all'improvviso...mi sono sentito trascinare dentro, giù per terra", ha ricordato ancora. "Non ero pronto, sono rimasto scioccato...mi ha preso per il collo (...) ha iniziato a picchiare...Sentivo un dolore fortissimo, non so se erano pugni, calci o altro".
"Dopo poco ho avuto la sensazione come se qualcuno passasse via come un'ombra, mentre lui mi era venuto a cavalcioni sopra. Ho visto che tirava fuori qualcosa dalla tasca, sembrava un coltello, mentre sentivo mia moglie che ha gridava aiuto e lui che mi tagliava".
Frigerio ha ricordato anche come abbia cercato poi di chiedere aiuto. "Non riuscivo più a muovermi, questa parte (la sinistra) era paralizzata, mi usciva un fiotto di sangue. Poi mi sentivo bruciare dall'incendio", ha detto, aggiungendo di aver pensato che sarebbe morto di lì a poco, fino all'arrivo dei soccorritori.
"Cercavo di segnalare al vigile del fuoco che c'era mia moglie, lui non capiva...poi ho senito che ha detto: qui ce n'è un'altra... avrei voluto sentire che diceva che era viva... invece non ho sentito niente".
26 febbraio 2008
Strage di Erba, Rosa Bazzi: ''Più pestavo, più mi sentivo sollevata''
”Ho incominciato a pestare, a pestare e, sembra stupido dirglielo, ma più pestavo, più mi sentivo sollevata”. Sono parole di Rosa Bazzi, ascoltate questa mattina in aula tramite il video di una consulenza, disposta dall'ex difensore dei coniugi Romano al criminologo Massimo Picozzi, realizzato prima della ritrattazione dei due coniugi Romano. E sul piccolo Youssef, assassinato ad appena due anni, ha detto: “Ho dato una coltellata, però non l'ho picchiato”.
E’ un video shock quello visto martedì in aula, realizzato un anno fa e mostrato durante la testimonianza del giornalista Pino Corrias che ha ricostruito il delitto in “Vicini da morire”. Tra le immagini anche la descrizione dell'omicidio di Youssef e le botte alle due donne. Un racconto confuso in cui viene anche narrato il tentativo di dare fuoco alla casa della strage: “E' partito subito l'incendio e io ero nel mezzo dell'incendio”, e continua: “Olindo mi diceva di uscire ma io non sentivo il caldo, non sentivo il pericolo”.
LA TESTIMONIANZA DI FRIGERIO - Ad aggredirlo due persone. Mario Frigerio, testimone oculare ed unico sopravvissuto alla strage di Erba, ha ripercorso nell’aula del tribunale di Como l’aggressione che l’ha ridotto in fin di vita quella sera dell’11 dicembre 2006. "C'erano due persone e di una sono sicurissimo che fosse Olindo, l'altra non posso giurare che fosse la moglie".
“Mi è sembrato di vedere la moglie, Rosa Bazzi, metà però, dietro lo stipite – ha dichiarato Frigerio al pm Massimo Astori-. Non posso giurarlo però ho pensato Olindo Romano con la moglie quei due delinquenti". “Lo vedevo benissimo – ha continuato il sopravvissuto parlando di Olindo Romano -, ho l’assoluta certezza, non mi dimenticherò mai quella faccia. Mi guardava con due occhi d’assassino, uno sguardo strano”.
Frigerio ha raccontato di essere stato preso per il collo da Olindo che poi l’ha colpito forte allo zigomo destro. “E’ stato una belva” ha detto il testimone. Ad aggredire la moglie, la signora Cherubini, invece, sarebbe stata un’altra persona.
"A me non interessava salvare me, ma mia moglie” ha ricordato Frigerio ripercorrendo il momento in cui la moglie Valeria Cherubini veniva colpita a morte dai killer. All'arrivo dei soccorsi, nella corte di via Diaz luogo della strage, il superstite voleva solo sentire dire "che era viva e invece il primo vigile del fuoco Bartesaghi non ha detto niente". Frigerio è stato trasportato in ambulanza all'ospedale sant'Anna di Como e anche lungo il tragitto "speravo -dice- che fosse viva. Mentre mi svegliavo pensavo fosse un brutto sogno invece era la realtà".
LO SCONTRO - Frigerio poi si è alla difesa dei coniugi Romano, Olindo e Rosa Bazzi, accusati del quadruplice omicidio. Frigerio, esclamando più volte “vergognatevi, vergognatevi”. Pochi minuti di tensione che hanno richiesto una piccola pausa prima della ripresa dell'udienza.
“FAREI IL KAMIKAZE” - "Farei il kamikaze così muoio anch'io e non mi condannano". E' una delle farsi pronunciate da Olindo Romano contenute nella relazione di servizio firmata da alcuni agenti della polizia penitenziaria del carcere di Como in cui è detenuto dal gennaio 2007. Frasi ascoltate dagli agenti che lo sorvegliano a vista e che sono stati chiamati a depositare nell'aula del Tribunale di Como. “Ammazzare una persona non è così male - avrebbe detto Olindo -. Viene voglia di farlo ancora”. Davanti al giudice è comparso anche Marco Santoro, comandate del carcere di Como. Romano successivamente si giustificò dicendo di aver detto quelli frasi in un momento di rabbia.
25 ore -26 febbraio 2006
E’ un video shock quello visto martedì in aula, realizzato un anno fa e mostrato durante la testimonianza del giornalista Pino Corrias che ha ricostruito il delitto in “Vicini da morire”. Tra le immagini anche la descrizione dell'omicidio di Youssef e le botte alle due donne. Un racconto confuso in cui viene anche narrato il tentativo di dare fuoco alla casa della strage: “E' partito subito l'incendio e io ero nel mezzo dell'incendio”, e continua: “Olindo mi diceva di uscire ma io non sentivo il caldo, non sentivo il pericolo”.
LA TESTIMONIANZA DI FRIGERIO - Ad aggredirlo due persone. Mario Frigerio, testimone oculare ed unico sopravvissuto alla strage di Erba, ha ripercorso nell’aula del tribunale di Como l’aggressione che l’ha ridotto in fin di vita quella sera dell’11 dicembre 2006. "C'erano due persone e di una sono sicurissimo che fosse Olindo, l'altra non posso giurare che fosse la moglie".
“Mi è sembrato di vedere la moglie, Rosa Bazzi, metà però, dietro lo stipite – ha dichiarato Frigerio al pm Massimo Astori-. Non posso giurarlo però ho pensato Olindo Romano con la moglie quei due delinquenti". “Lo vedevo benissimo – ha continuato il sopravvissuto parlando di Olindo Romano -, ho l’assoluta certezza, non mi dimenticherò mai quella faccia. Mi guardava con due occhi d’assassino, uno sguardo strano”.
Frigerio ha raccontato di essere stato preso per il collo da Olindo che poi l’ha colpito forte allo zigomo destro. “E’ stato una belva” ha detto il testimone. Ad aggredire la moglie, la signora Cherubini, invece, sarebbe stata un’altra persona.
"A me non interessava salvare me, ma mia moglie” ha ricordato Frigerio ripercorrendo il momento in cui la moglie Valeria Cherubini veniva colpita a morte dai killer. All'arrivo dei soccorsi, nella corte di via Diaz luogo della strage, il superstite voleva solo sentire dire "che era viva e invece il primo vigile del fuoco Bartesaghi non ha detto niente". Frigerio è stato trasportato in ambulanza all'ospedale sant'Anna di Como e anche lungo il tragitto "speravo -dice- che fosse viva. Mentre mi svegliavo pensavo fosse un brutto sogno invece era la realtà".
LO SCONTRO - Frigerio poi si è alla difesa dei coniugi Romano, Olindo e Rosa Bazzi, accusati del quadruplice omicidio. Frigerio, esclamando più volte “vergognatevi, vergognatevi”. Pochi minuti di tensione che hanno richiesto una piccola pausa prima della ripresa dell'udienza.
“FAREI IL KAMIKAZE” - "Farei il kamikaze così muoio anch'io e non mi condannano". E' una delle farsi pronunciate da Olindo Romano contenute nella relazione di servizio firmata da alcuni agenti della polizia penitenziaria del carcere di Como in cui è detenuto dal gennaio 2007. Frasi ascoltate dagli agenti che lo sorvegliano a vista e che sono stati chiamati a depositare nell'aula del Tribunale di Como. “Ammazzare una persona non è così male - avrebbe detto Olindo -. Viene voglia di farlo ancora”. Davanti al giudice è comparso anche Marco Santoro, comandate del carcere di Como. Romano successivamente si giustificò dicendo di aver detto quelli frasi in un momento di rabbia.
25 ore -26 febbraio 2006
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