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lunedì 31 agosto 2009

CIRCEO E STRAGE PIAZZA DELLA LOGGIA: GIANNI GUIDO SVELERA' COLLEGAMENTI?

Strani collegamenti tra il giallo del Circeo e la strage di piazza della Loggia
Strage di Piazza Della Loggia
Chissà se oggi, da uomo libero, Gianni Guido risponderà alle domande sulla Strage di piazza della Loggia che alle 10 e 12 del 28 maggio 1974 provocò otto morti e oltre 100 feriti.

A unire il giallo del Circeo alla strage bresciana sarebbero le rivelazioni fatte da Ermanno Buzzi (neofascista bresciano condannato per la strage e poi ucciso in carcere nel 1981) allo stesso Gianni Guido quando entrambi erano reclusi nel carcere di San Gimignano (1977).

Era stato Angelo Izzo (altro autore del massacro del Circeo nel quale perse la vita Rosaria Lopez e riuscì a salvarsi, fingendosi morta, Donatella Colasanti) il 19 gennaio 1984 interrogato dal Procuratore della Repubblica di Firenze nell’ambito di un’indagine sugli attentati ferroviari avvenuti in Toscana, a parlare di quelle "confidenze": ovvero che la strage era stata effettivamente compiuta da un gruppo di fascisti bresciani (in stretto collegamento operativo con un gruppo milanese) e di cui lo stesso Buzzi faceva parte.

Si apriva così un altro capitolo nel grande buco nero dello stragismo che ha insanguinato il nostro Paese con in controluce, costantemente, il ruolo dei cosiddetti servizi segreti ”deviati”.

Nella città lombarda il 25 novembre 2008 nel frattempo è iniziato il processo di primo grado della quinta istruttoria. E forse questa sarà l'ultima occasione per ricostruire i fatti, non solo di Brescia, ma dell'intero quinquennio 69-74 da piazza Fontana all'Italicus.

Cosa significhi oggi il processo? 1000 testimoni e 800 mila pagine di atti istruttori. Centotrentacinque i testi non ammessi relativi tra l'altro anche alla strage di Piazza Fontana. Un dibattimento che si svolge al ritmo di due udienze ogni settimana (martedì e giovedì) e la decisione del procuratore Roberto Di Martino e del sostituto Francesco Piantoni di non sentire testimoni "illustri" come Giulio Andreotti, Francesco Cossiga, Emilio Colombo e Arnaldo Forlani.

Da 35 anni, però, ci sono donne e uomini che aspettano di sapere, non tanto forse il perché, ma chi progettò la strage. Sono i familiari di Giulietta Banzi Bazoli ( 34 anni insegnante), Livia Bottardi Milani (32 anni insegnante), Alberto Trebeschi (marito di Clem 37 anni docente), Clementina Calzari Trebeschi (per tutti Clem 31 anni insegnante), Luigi Pinto (25 anni insegnante), Euplo Natali (69 anni pensionato), Bartolomeo Talenti (detto Bartolo 56 anni armaiolo) e Vittorio Zambarda (60 anni) quel giorno in piazza per manifestare.

"Un processo che avviene a 35 anni dai fatti è la dimostrazione di un fallimento. La giustizia ha senso se ha tempi rapidi. Qui siamo di fronte a qualcosa che è quasi una ricerca storica" sostiene Manlio Milani presidente dell'Associazione Familiari Vittime della Strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974 che un anno fa aveva inviato una lettera al ministro degli esteri Franco Frattini chiedendo l'intervento del governo presso le autorità argentine per chiarire le circostanze in cui si sono perse le tracce di un importante documento nel fascicolo che riguardava proprio Gianni Guido e le rivelazioni fatte, come dicevamo, da Ermanno Buzzi.

La vicenda era riemersa in una puntata della trasmissione di Rai Tre ''Chi l'ha visto?'' (16 giugno 2008) .

Ovvero: che l'allora giudice titolare dell'inchiesta Giampaolo Zorzi della Procura di Brescia, voleva interrogare Guido.

Tutto peraltro anche ricostruito nell'ordinanza del giudice istruttore di Milano Guido Salvini sull' eversione di estrema destra che portò anche all'inchiesta sulla strage di Piazza Fontana a Milano.

Nei documenti infatti emerge che quando venne reso noto il racconto di Angelo Izzo sulle rivelazioni fatte da Buzzi a Guido "il giudice istruttore di Brescia si era quindi subito attivato chiedendo alle autorità argentine mediante una rogatoria internazionale di poter interrogare personalmente Gianni Guido".

Il giudice di Buenos Aires, incaricato dell'organizzazione della rogatoria, aveva comunicato all'ambasciata d'Italia di Buenos Aires che l'interrogatorio avrebbe potuto aver luogo l'11 marzo (1985) ma pochi giorni prima di tale data il ministero degli esteri argentino aveva chiesto di differire l'interrogatorio in quanto non meglio identificate autorità italiane avevano comunicato che i magistrati bresciani non avrebbero potuto essere presenti per tale data".
L'interrogatorio fu fissato al 23 aprile, ma proprio pochi giorni prima, il 4 aprile, Guido riuscì a scappare dalla prigione, anzi dall'ospedale Rocca di Buenos Aires, dove si trovava per "circostanze mai chiarite" ha scritto ancora Salvini.

Nessuno è mai riuscito a risalire a chi avesse chiesto di spostare la data dell'interrogatorio (depistaggio?) nel frattempo però Guido riuscì a fare perdere le proprie tracce.

Sparito anche il documento che rinviava l’interrogatorio e l’intero fascicolo del caso.

Chissà se oggi, da uomo libero, Gianni Guido risponderà a quelle domande.




Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it/ 31 agosto 2009

GARLASCO, SUPERPERIZIA: STASI AL PC MENTRE CHIARA VENIVA UCCISA

Caso Stasi, Ris sotto accusa
scontro con il piemme di Vigevano

La polemica riguarda le analisi condotte sul computer. I risultati dimostrerrebbero che, al momento del delitto, Alberto Stasi stava salvando files sul proprio Pc. Il magistrato Rosa Rosa Muscio avrebbe avuto un duro confronto con gli investigatori di Parma
di Raffaele Castagno
I Ris di Parma sono nella bufera dopo gli ultimi risultati delle indagini condotte sul computer di Alberto Stasi. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera il pubblico ministero Rosa Muscio avrebbe avuto una telefonata a dir poco infuocata con gli uomini del reparto d’investigazione di Parma.

Al centro dello scontro sono i nuovi dati emersi dalle analisi compiute sul computer di Stasi, che dimostrerebbero come l’unico imputato per l’omicidio di Chiara Poggi, al momento del delitto, stava in realtà utilizzando il computer per salvare la sua tesi di laurea e visualizzare foto e video. Secondo il medico legale infatti il delitto sarebbe avvenuto tra la le 11 e le 11.30, mentre sul Pc i files sarebbero stati salvati tra le 10.20 e le 12.20.

Il magistrato sempre secondo la ricostruzione offerta dal Corriere sarebbe esplosa: “Io mi chiedo com’è stato possibile… Come?” A poco sarebbero valse le spiegazioni che gli accertamenti, nello specifico, erano particolarmente complessi, al punto che sono stati necessari ben otto consulenti informatici. Per l’accusa si tratta di un vero e proprio smacco, che rischia di fa cadere tutto l’i mpianto su cui si fondava l’imputazione di Stasi. A meno di non riuscire a dimostrare un’alterazione dell’orario del computer. Ipotesi che al momento pare poco probabile.

Insomma il Ris sembra aver fornito un formidabile assist alla difesa, che potrebbe essere determinate per il destino di Alberto Stasi. Le tensioni tra gli investigatori di Parma e il magistrato milanese non sono nuove. Il Corriere della Sera ricorda infatti anche l’attrito per le tracce ematiche sul pedale della bicicletta di Alberto. La vicenda si concluse allora con la scarcerazione di Stasi, mentre la battaglia sulle tracce continua ancor oggi, a colpi di perizie.

Il 30 settembre i 22 periti consegneranno alla procura le relazioni. La speranza della Muscio è che non vi siano altre sorprese in una inchiesta che ne ha già conosciute troppe.
(la repubblica parma 31 agosto 2009)

GARLASCO: PERITI, STASI AL PC MENTRE CHIARA VENIVA UCCISA

(AGI) - Milano, 31 ago. - Tra le 10.20 e le 12.20 del 13 agosto 2007 Alberto Stasi salvava file e salvava i salvataggi di questi file sul suo computer. E’ la verita’ condivisa da tutti i consulenti, di accusa, difesa e parte civile, che emerge dai risultati ancora parziali della perizia informatica ordinata dal gup di Vigevano Stefano Vitelli, nell’ambito del processo sull’omicidio di Chiara Poggi. L’esame non e’ ancora stato completato, le prime indiscrezioni fanno riferimento a verbali parziali, ma fonti della difesa confermano quanto anticipato oggi dal ‘Corriere della Sera’ e cioe’ che Alberto, quella mattina, ha acceso il computer alle 9.36, ha guardato filmini e immagini pornografiche e ha salvato piu’ volte file di Word fra le 10.20 e le 12.20. Proprio nell’arco di tempo un cui, secondo l’accusa, la fidanzata veniva uccisa. Decisiva per arrivare alla stesura di un verbale firmato dai rappresentanti di tutte le parti in causa e’ stata l’analisi di un’area del computer, quella che riguarda i salvataggi dei salvataggi, finora ignorata da carabinieri ed esperti che in questi mesi si sono affannati nella ricerca della verita’. (AGI)

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