sabato 26 settembre 2009
Meredith:PC Sollecito collegato a internet la notte in cui fu arrestato
Il consulente informatico: qualcuno navigò mentre lui era in questura
PERUGIA
Il pc di Raffaele Sollecito, che si trovava nella sua abitazione, si collegò a Internet la notte in cui lui e Amanda Knox vennero arrestati, quando erano già in questura, secondo uno dei consulenti della difesa del giovane pugliese per il quale tale attività potrebbe avere portato alla cancellazione di file anche della sera dell’omicidio di Meredith. Dati che proverebbero che Sollecito era a casa sua e non sulla scena del delitto. «Nessuna traccia di cancellazione di dati e orari comunque compatibili con l’omicidio» invece secondo l’avvocato Francesco Maresca, legale della famiglia Kercher. Si chiude così, con un confronto sul computer portatile di Sollecito, l’esame dei testimoni sentiti per 41 udienze davanti alla Corte d’assise di Perugia. Le parti si ritroveranno il 9 ottobre per esaminare le richieste di integrazione probatoria che si annunciano particolarmente consistenti dalle difese intenzionate a chiede nuove perizie sulle tracce di Dna e sul coltello considerato l’arma del delitto.
Oggi, intanto, Antonio D’Ambrosio, uno dei consulenti dei legali di Sollecito, ha sostenuto che sul computer portatile del giovane venne registrata «interazione» dalle 22.22 del 5 novembre del 2007 alle 9.24 del giorno successivo, collegandosi tra l’altro all’una e alle 2.47 con le notizie relative all’omicidio Kercher presenti sul sito dell’Ansa. «Nessuna ipotesi su chi possa essere stato a collegarsi, ma abbiamo fornito un dato oggettivo» ha detto l’avvocato Luca Maori, uno dei difensori di Sollecito, secondo il quale «quella interazione ha provocato la perdita di alcuni dati». Come quelli - per il legale - relativi ai film «Il favoloso mondo di Amelie» e «Stardust» che il giovane ha sostenuto di avere visto insieme alla Knox il primo novembre nell’orario in cui Mez veniva uccisa. D’Ambrosio ha anche parlato di un’interazione di quattro secondi con la home page della Apple rilevata 58 minuti dopo mezzanotte del 2 novembre. In aula, oggi, anche la genetista Sara Gino, consulente della difesa Knox, che ha riproposto la questione della contaminazione delle tracce di Dna. «Il rischio esiste e va preso in considerazione» ha sottolineato.
Ora il processo si avvia alla sua fase finale e forse per questo oggi Amanda è stata notata nel gesto scaramantico di incrociare le dita in aula. «Siamo stati molto fortunati perchè sono emersi dati oggettivi che hanno escluso ogni responsabilità di mio figlio in questa terribile vicenda» è stato il commento su quanto successo finora di Francesco Sollecito, il padre di Raffaele. Ma di bilancio «assolutamente positivo» ha parlato anche l’avvocato Maresca da sempre convinto della ricostruzione accusatoria.
la stampa 26 settembre 2009
Meredith/ Lumumba: Amanda ha fatto il mio nome per depistare
Meredith/ Lumumba: Amanda ha fatto il mio nome per depistare Udienza di oggi caratterizzata dai consulenti difesa Knox
Perugia, 25 set. (Apcom) - E' ormai prossimo alla conclusione il processo sulla morte di Meredith Kercher, la ragazza inglese uccisa a Perugia il primo novembre del 2007, che vede sul tavolo degli imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Domani udienza con due testimoni chiamati dalla difesa di Raffaele Sollecito e poi tutto rinviato il 2 e 3 ottobre quando si discuterà su integrazione probatoria proposte dalle parti. Oggi in aula è stata la volta di due consulenti della difesa di Amanda Knox. Il medico legale Patumi ha ribadito che le ferite al collo di Meredith non sono compatibili con il coltello sequestrato in casa di Raffaele Sollecito, dato che la ferita è solo di 8 centimetri contro i 17 della lama dell'arma sequestrata. Per Patumi la ferita mortale è stata prodotta da più colpi di arma e tutti sono penetrati per l'intera lunghezza della lama. Da qui l'incompatibilità. Inoltre Patumi ha espresso la sua convinzione scientifica che chi ha ucciso Meredith prima abbia tentato di violentarla. La violenza sessuale non è stata mai accertata dai medici legali del Pm. E' certo che Meredith però ha avuto un approccio sessuale prima di morire. La relazione del medico legale Patumi mette un ulteriore tassello sulla strada della teoria delle difese che individua in Rudy Guede il killer di Meredith. Guede ha confessato - prima della condanna a 30 anni per l'omicidio - che aveva iniziato un rapporto sessuale con la ragazza inglese quando è stato costretto ad interromperlo per via dei dolori alla pancia che lo hanno costretto ad andare in bagno. In quei minuti poi una coppia, secondo Guede, ha ucciso Meredith. Si è parlato anche in aula delle accuse di Amanda Knox nei confronti di Patrick Lumumba durante un interrogatorio senza avvocato e dove aveva affermato di essere stata a casa, mentre il ragazzo congolese uccideva la sua coinquilina. Per il neurologo Carlo Caltagirone quel racconto è stato frutto dello stress che la ragazza americana ha subito. Lo stress, secondo il consulente, contribuisce a elaborare falsi ricordi. Lumumba, presente in aula e parte offesa in un procedimento per calunnia contro Amanda Knox, non ha creduto a questa ricostruzione. Fuori dall'aula ha ribadito ai giornalisti: "Amanda voleva depistare le indagini. Per questo ha fatto il mio nome".
l'eco di Bergamo 25 settembre 2009
domenica 20 settembre 2009
Meredith, Bomba del perito al processo :"Il coltello non è quello dell'omicidio"
di lama "non incompatibile". Poi aggiunge: "Come milioni di altre al mondo"
Il dottor Cingolani spiega: "Al giudice l'ho fatto capire. Non ho le prove
tecniche per affermarlo, ma sono convinto che non lo sia"
dall'inviato MEO PONTE
PERUGIA - Lo proteggono come se fosse una santa reliquia. Custodito in una busta di plastica e poi chiuso in una scatola di cartone con tanto di scritta "evidence", ("prova"), è sorvegliato da due poliziotte. Durante l'inchiesta, quando era analizzato nei laboratori della Polizia Scientifica, era impossibile osservarlo da vicino, non solo per i consulenti di parte ma anche per i periti del gip. E anche oggi, nell'aula della Corte d'Assise testimoni e avvocati devono sottostare al rigido protocollo previsto per l'esame delle prove di più delicate per poterlo guardare: mascherina e guanti in lattice ed estrema attenzione a non contaminarlo.
LE IMMAGINI DEL COLTELLO
Precauzioni che appaiono ridicole, dato che ormai è certo che quel coltello sequestrato a casa di Raffaele Sollecito e su cui la polizia scientifica ha rilevato tracce biologiche di Meredith Kercher e di Amanda Knox non è l'arma usata per uccidere la studentessa inglese ammazzata la sera del 1 novembre 2007 in via della Pergola 7 a Perugia. Per rendersene contro basta ascoltare le deposizioni dei tre periti sentiti nell'udienza di oggi dai giudici della Corte d'Assise perugina. In aula sono infatti comparsi i professori Giancarlo Umani Ronchi, Mariano Cingolani e Anna Aprile, gli unici a ricoprire il ruolo di "periti" nell'inchiesta di Perugia. I tre erano stati infatti nominati a suo tempo dal gip Claudia Matteini (autrice dell'ordinanza con cui indicava Patrick Lumumba, ora parte lesa, come autore materiale del delitto) e avevano esposto le conclusioni delle loro analisi in un incidente probatorio. La loro deposizione che è stata richiesta dall'avvocato Giulia Bongiorno, il legale di Raffaele Sollecito rilancia i dubbi sulla fondatezza delle accuse contro lo studente di Giovinazzo e la sua ex fidanzata americana, Amanda Knox, in carcere dal novembre 2007.
Mariano Cingolani, parlando del coltello, ripete quello che ha già detto durante l'incidente probatorio. Ovvero che quel coltello è "non incompatibile" con le ferite. Una doppia negazione inesistente non solo nella letteratura di medicina legale ma anche nella lingua italiana che sinora ha permesso di poter ancora indicare quel coltello da cucina come l'arma usata per uccidere Meredith. Però ora aggiunge: "Come non sono incompatibili tutti gli altri coltelli monofilari". Come a dire tutti i coltelli del mondo che abbiamo una lama ad un solo filo. In più, fuori dall'aula, lo stesso Cingolani, dice: "Vuol sapere se è l'arma del delitto? No, e l'ho detto anche ai giudici in qualche modo. Non avendo però i dati tecnici per poterlo affermare in aula abbiamo dovuto ricorrere a questa formula della "non incompatibilità". Ecco tutto".
Il professor Giancarlo Umani Ronchi è ancora più critico su come è stata condotta l'inchiesta. "Ci hanno chiesto di stabilire l'ora della morte - spiega - ma sono stati commessi inizialmente errori clamorosi. A partire dalla mancata analisi thanatologica del cadavere da parte del primo medico legale intervenuto sulla scena del delitto. Il dottor Luca Lalli è arrivato in via della Pergola 7 alle 14 ma ha dovuto aspettare che fossero effettuati i rilievi della Polizia Scientifica prima di poter esaminare il cadavere. Cosa che ha fatto il giorno dopo, alle 13. Dodici ore dopo quindi con un ritardo le cui conseguenze sono facili da intuire. Ora si cerca di datare la morte di quella povera studentessa attraverso l'analisi dello svuotamento dello stomaco. Un dato che in medicina legale è l'ultimo da esaminare perché soggetto a troppe variabili. E, ritornando al coltello, è impossibile stabilire se quello indicato sia o meno l'arma del delitto dato che non si conosce la dinamica dell'aggressione".
L'unica ad avallare in parte la tesi dell'accusa è la dottoressa Anna Aprile che pur non riuscendo ad affermare senza ombra di dubbio che Meredith sia stata oggetto di violenza carnale spiega: "Ci sono tracce di un rapporto sessuale consumato poco prima della morte. Se consenziente o meno non è possibile dirlo attraverso i dati tecnici". La dottoressa però specifica che comunque una violenza carnale non lascerebbe segni evidenti negli organi genitali di una vittima. Dando di fatto ragione al pm Manuela Comodi (bravissima nel mettere in difficoltà i consulenti delle difese) che sotto una diretta minaccia qualsiasi volontà viene annullata.
Ciò che però è evidente è che il processo di Perugia si sta avvitando sulle indagini scientifiche. Come già successo per il caso di Cogne, si spera in questo modo di dribblare le lacune dell'inchiesta tradizionale. Venerdì però il consulente della difesa di Sollecito, il professor Francesco Vinci, ha dimostrato che le orme di scarpe rilevate sulla scena del crimine e attribuite dalla Scientifica allo studente di Giovinazzo appartengono in realtà a Rudy Guede, già condannato a 30 anni con il rito abbreviato.
Nonostante i dubbi e l'assenza di prove certe (non c'è traccia di rapporti tra Rudy, Amanda e Raffaele, movente e dinamica sono tutt'ora avvolti nel mistero) l'esito del processo appare scontato e la condanna all'ergastolo di Amanda e Raffaele sembra essere inevitabile. E' probabile che per dissipare i dubbi il presidente della Corte d'Assise Giancarlo Massei sia costretto a commissionare una perizia (almeno sul coltello e sul dna trovato sul gancetto del reggiseno di Meredith repetertato con quaranta giorni di ritardi rispetto alla scoperta del cadavere) come d'altronde aveva suggerito il gup Paolo Micheli quando aveva rinviato a giudizio Amanda e Raffaele. Perizia che comunque sarà chiesta dalle difese degli imputati.
(la repubblica 19 settembre 2009)
domenica 14 giugno 2009
AMANDA, IL PM: SA TROPPE COSE DELL'OMICIDIO
| Amanda in aula durante il processo che la vede imputata | |
sa troppe cose sull'omicidio
Sa troppo, Amanda Knox. Sa anche quello che non dovrebbe sapere. Sa che Meredith ha urlato, la notte in cui è stata uccisa, e che la sua morte è stata lunga e dolorosa. Conosce dettagli e circostanze, tempi e modi. E sono proprio la sua sicurezza, l'ostentata padronanza delle cose, il numero e il genere di informazioni che si è lasciata sfuggire, a non convincere gli inquirenti. Quando, ieri mattina, il pm Giuliano Mignini, nel controinterrogatorio le chiede di spiegare come facesse a sapere della lunga agonia di Mez, l'ingranaggio s’inceppa. E l'esibita tranquillità dei giorni scorsi mostra qualche segno di cedimento. Ma non capitola, Amanda. Ribatte: «Le ragazze speravano che Meredith fosse almeno morta in fretta. Io, ancora sorpresa per la brutalità dell'omicidio e per com’era avvenuto, immaginai l'esatto contrario. E' per questo che dissi che la sua morte era stata lunga. Una cosa terribile». L’incalza, il pm, chiedendole di spiegare ancora, di più e meglio, del modo in cui ha saputo della posizione in cui è stato ritrovato il corpo di Meredith, un particolare che solo chi l’aveva visto poteva conoscere.
Va giù duro, Giuliano Mignini, il sostituto procuratore contro cui si è scagliato il New York Times: «Raffaele Sollecito le disse d'aver visto il corpo nell'armadio, coperto con un lenzuolo, e l'unica cosa che si vedeva era un piede. Ecco, se lei non ha visto la stanza, come faceva a fare questa affermazione?». Amanda nega: «Non ho mai detto che ho visto il corpo di Meredith dentro l'armadio, ho detto che ho sentito in giro che c'era questo corpo dentro l'armadio, che Meredith era coperta, che le usciva un piede».
Parla in italiano
È teatrale, Amanda. Parla in italiano, gesticola, si porta le mani alle tempie, poi le muove davanti a sé, i palmi rivolti verso l'alto. Mentre parla nell’aula la tensione sale. Tanto che il presidente Giancarlo Massei deve più volte richiamare le parti, minacciando di sospendere l'udienza. Quanto alle intimidazioni e alle violenze subite in questura l’americana non fa marcia indietro: «Loro volevano un nome e dicevano che io sapevo ma non volevo parlare». E aggiunge, a mo' di rettifica: «Non è che mi hanno detto che era stato Patrick ma che sapevano che l’avevo incontrato». Della poliziotta che col pugno chiuso l'avrebbe colpita due volte sulla nuca ricorda i capelli scuri e lunghi ma non sa come si chiama. Stavolta il nome non lo fa.
Chiamata a raccontare la mattina del 2 novembre, non cambia una virgola, ripropone il solito canovaccio: «Da casa di Raffaele mi sono recata in via della Pergola per farmi una doccia e ho trovato tracce di sangue in casa e in bagno. Mi sono fatta la doccia e poi a piedi nudi sono tornata in camera mia. Non ho guardato l'orologio». Poi, a colazione, racconta tutto a Raffaele. Insieme vanno in via della Pergola, entrano in casa e si accorgono che c'è una finestra rotta in una delle camere delle coinquiline italiane. Sollecito telefona alla sorella che li esorta a chiamare la polizia. Sull'atteggiamento tenuto in procura, quando fece la ruota sul pavimento, apparso troppo disinvolto, spende l'unico argomento possibile: «Ognuno affronta una tragedia a modo suo». E ancora: «Sono abituata a cercare la normalità, nelle situazioni di difficoltà, un modo per sentirmi sicura». Di Meredith, l'amica, parla poco. Si dice choccata ma all'avvocato di parte civile ribatte: «Ricordo Meredith ma sto anche pensando di andare avanti con la mia vita».
la stampa 14 giugno 2009
venerdì 27 marzo 2009
Meredith, parla la vicina di casa: "Sentivo grida disperate"
La testimonianza di Nara Capezzali
"Ho sentito un grido di donna da casolare". E' la testimonianza di Nara Capezzali che abita a poche decine di metri da via della Pergola, resa nell'udienza del processo per l'omicidio di Meredith.
Un grido disperato prolungato nel tempo e poi i rumori come fossero passi di gente in fuga. Si riassume così la
testimonianza di Nara Capezzali che abita a poche decine di metri da via della Pergola, resa nell'udienza odierna del processo a carico di Raffaele Sollecito e Amanda Knox per l'omicidio di Meredith.
Nara Capezzali, la testimone ascoltata nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher, e che ha sentito l'urlo di donna da via della Pergola la notte dell'omicidio, è stata considerata "credibile, genuina" dagli avvocati di Rudy Guede, il ragazzo ivoriano condannato a trent'anni. "Abbiamo sempre pensato - hanno detto i legali - che la Capezzali fosse la vera super testimone del processo ed e' per questo che oggi abbiamo voluto ascoltarla di persona in aula. Le nostre convinzioni si sono rafforzate. Ha detto chiaramente che ha sentito perfettamente la notte dell'omicidio scappare due persone, uno di qua e l'altro di là. Una versione che calza perfettamente con il racconto di Rudy il quale ha sostenuto che mentre altre due persone scappavano lui soccorreva Meredith".
Intanto Raffaele Sollecito e Amanda Knox non parteciperanno all'eventuale sopralluogo nella casa del delitto chiesto da tutte le parti e sul quale la Corte non ha ancora sciolto la riserva. Ad annunciare la decisione dei due imputati sono stati i loro difensori alla ripresa del processo. La Corte, che aveva chiesto di conoscere le intenzioni dei due prima di prendere una decisione, ha preso atto della loro scelta.
Il Tempo 27 marzo 2009
martedì 24 marzo 2009
Per Raffaele Sollecito esame universitario a Verona
Il ragazzo pugliese, imputato nel processo per la morte di Meredith Kercher, è stato interrogato dal preside della facoltà di Scienze matematiche e fisiche dell'ateneo scaligero Roberto Giacobazzi. ''Siamo interessati solo a capire a che punto è la sua preparazione - ha detto il docente -. Altri aspetti della sua vita non ci riguardano''
Perugia, 24 marzo 2009 - Raffaele Sollecito ha sostenuto oggi in carcere a Verona un colloquio per l'ammissione alla specializzazione della facoltà di informatica. Il giovane pugliese, imputato nel processo per la morte della studentessa Meredith Kercher, è stato interrogato dal preside della facoltà di Scienze matematiche e fisiche dell'ateneo scaligero Roberto Giacobazzi.
Al termine del colloquio Giacobazzi ha sottolineato che l'incontro è stato utile per esaminare lo specializzando Sollecito, già laureato a Perugia al termine di un corso triennale. ''Eravamo interessati esclusivamente a capire a che punto è la sua preparazione - ha detto il docente -. Altri aspetti della sua vita non ci riguardano''. I professori che hanno incontrato Sollecito non si sono ancora espressi sulla valutazione relativa al colloquio.
La NAZIONE 24 MARZO 2009
domenica 22 marzo 2009
Omicidio Meredith: lo strano caso del materasso rubato
| Rilievi della polizia scientifica nella casa del delitto |
Potrebbe essere opera di un voyeur, un feticista del macabro, il furto dal casolare perugino di via della Pergola del materasso di Meredith, dove, sul telo che lo ricopriva, era rimasta impressa la sagoma di una lama sporca di sangue. A volatilizzarsi, calati, come il resto degli oggetti, dalla finestra della cucina, anche i cuscini della giovane britannica uccisa ad Halloween nel 2007, oltre ad una valigia, contenente una serie di coltelli, lasciata nella camera della coinquilina americana Amanda Knox.
I dubbi
Questa è la seconda effrazione del casolare umbro, tuttora sotto sequestro, dove quella notte di Ognissanti è stata stuprata e assassinata la ventunenne londinese, arrivata in Italia da poco più di due mesi per studiare. Che la doppia intrusione nella villetta del delitto possa essere opera di un mitomane dalla condotta psicotica è difatti ben più di un’ipotesi. Considerando anche i dettagli dell’incursione del 18 febbraio durante la quale alcuni sconosciuti dopo aver violato i sigilli e messo a soqquadro l’abitazione, si sono premurati di compiere un inspiegabile rito, posizionando dei coltelli sul pavimento della cucina, accertandosi poi che uno di essi fosse poggiato su una busta di plastica blu della polizia (diversa da quelle utilizzate dalla questura del capoluogo umbro), accendendo infine una candela dalla quale avrebbero fatto colare della cera. Una specie di firma esoterica, insomma.
Un’intimidazione?
Ad essere tuttavia poco convinti della pista della necrofilia sono gli inquirenti umbri che ritengono piuttosto si sia trattato di un messaggio in codice destinato proprio a loro. Una sfida, forse un’intimidazione. In ogni caso, qualunque sia la verità e a prescindere dalla supposizione in base alla quale a introdursi nella casa del delitto sia stato un maniaco, resta il fatto che qualcuno è entrato nella villetta dell’orrore, muovendosi con agio tra la stanza di Meredith, quella di Amanda e il bagno piccolo. Lasciando perfino delle tracce. Alla questura perugina spetterà così il compito di decriptare le impronte digitali impresse da una mano sporca di cacao e quelle lasciate sul nastro isolante che sigillava la finestra del bagno. Oltre, naturalmente, a due orme di scarpe rinvenute, appunto, nello stesso bagno. E ancora. Tra i reperti da analizzare anche una lattina di Coca Cola, trovata schiacciata sul pavimento, un pezzo di stoffa verde a quadri bianchi e un telefono cellulare rinvenuto nel giardino che circonda la villetta. L’apparecchio, che non ha più la scheda sim, potrebbe, in virtù del codice Imei. A dover parlare sarà dunque, ancora una volta, la scena del crimine attraverso le tracce che qualcuno vi ha incautamente lasciato.
LA STAMPA 22 MARZO 2009
sabato 21 marzo 2009
Processo perugia: i cellulari spenti, la notte del delitto e i sorrisi in aula
Meredith/ Cellulari spenti indagati,per tabulati black-out strano
Spegnimento così anticipato confrontato con abitudini ultimo mese
ARTICOLI A TEMA
Perugia, 20 mar. (Apcom) - L'anomalia dei telefonini spenti all'unisono - a distanza di sette minuti - di Raffaele Sollecito e Amanda Knox non sarebbe l'unica. Almeno stando alla dichiarazione dell'assistente Sco Lettiero Latella resa oggi in aula. "Una chiusura così anticipata dei telefonini degli imputati - ha spiegato - non trova riscontri nel mese precedente con cui abbiamo fatto una comparazione". Insomma un black-out delle utenze insolito e che si è verificato solo in occasione del 1 novembre del 2007, il giorno in cui è stata uccisa Meredith Kecher.
Sorrisi tra Amanda e Raffaele
Ancora i telefonini cellulari di Raffaele e Amanda al centro dell'udienza sull'omicidio di Meredith Kercher. In aula è stato ascoltato l'assistente della Sco, Lettiero Latella che, tabulati alla mano, ha dimostrato come i telefoni di Amanda Knox e Raffaele Sollecito si siano spenti poco prima dell'omicidio: alle 20.42 quello del ragazzo pugliese e alle 20.35 quello della ragazza americana. Secondo l'agente poi si sono riaccesi intorno alle 6.45 quello di Raffaele e alle 12.07 quello di Amanda, che aveva provveduto a chiamare direttamente Meredith dopo la scoperta del sangue in casa e della porta chiusa della camera. In aula scambio di sguardi e sorrisi tra i due imputati.
tgcom 20 marzo 2009
Acquisito come nuova prova l'sms che Amanda ha mandato a Lumumba
La foto del messaggio inviato da Amanda Knox a Patrick Lumumba la sera dell'omicidio di Meredith Kercher, in risposta a una richiesta di quest'ultimo di non andare al lavoro è stata acquisita dalla Corte d'Assise. ''Certo. Ci vediamo più tardi. Buona serata!''
Perugia, 20 marzo 2009 - E' stata acquisita agli atti la foto del messaggio inviato da Amanda Knox a Patrick Lumumba la sera dell'omicidio di Meredith Kercher, in risposta a una richiesta di quest'ultimo di non andare al lavoro. ''Certo. Ci vediamo più tardi. Buona serata!'' il testo dell'sms scritto in italiano dalla giovane di Seattle.
A parlarne in Corte d'Assie è stato il responsabile del settore forense della polizia postale Simone Tacconi. L'investigatore ha riferito che non è stato invece possibile individuare il testo dell'sms mandato da Lumumba alla Knox. L'udienza di oggi è stata finora molto tecnica. I testimoni, tra i quali due responsabili della sicurezza della Vodafone, hanno infatti parlato di celle telefoniche e del funzionamento dei cellulari degli imputati, della vittima e dello stesso Lumumba (indagato e poi prosciolto da ogni addebito).
La Corte ha intanto respinto una richiesta della questura di Perugia di collocare grate di ferro alle finestre della casa del delitto dopo la nuova intrusione di ieri. Un episodio sul quale la polizia ha oggi inviato una annotazione di servizio ai giudici.
La nazione 20 marzo 2009
venerdì 20 marzo 2009
MEREDITH: NUOVA IRRUZIONE IN CASA DELITTO, INDAGA POLIZIA
(AGI) - Perugia, 19 mar. - C’e’ anche una lattina di coca cola e un vecchio cellulare tra gli oggetti repertati questa mattina dalla polizia scientifica di Perugia durante il sopralluogo nel casolare di Via della Pergola, scenario di una nuova irruzione da parte di ignoti, dopo quella scoperta dalla polizia il 18 febbraio scorso. La lattina di coca cola e’ stata rinvenuta nel retro del casolare, dalla stessa parte dove e’ presente la finestra della cucina dalla quale e’ avvenuta l’intrusione (la stessa utilizzata per introdursi nel casolare nella prima irruzione da parte di ignoti ndr). Il telefono cellulare, invece, e’ stato ritrovato tra la vegetazione circostante all’abitazione e non e’ escluso che si potesse trovare li’ gia’ da tempo, tanto che non sembra essere considerato di particolare rilevanza investigativa. Su entrambi i reperti, comunque, saranno ora svolti i rilievi della polizia scientifica. Ad accorgersi che qualcuno era entrato nel casolare di Via della Pergola, attualmente ancora sotto sequestro e dove la notte tra il primo e il due novembre del 2007 e’ stata uccisa la studentessa inglese, Meredith Kercher, sono stati, questa mattina intorno alle undici, gli investigatori della squadra mobile di Perugia, recatisi sul posto per un normale controllo. In particolare gli agenti hanno notato che le sbarre di legno utilizzate per chiudere la finestra esternamente dopo la prima irruzione, erano state rimosse. Quindi il sopralluogo della polizia scientifica e della squadra mobile fuori e dentro l’abitazione. Sul posto anche il capo della squadra mobile di Perugia, Giorgio Di Munno, la respondabile della sezione omicidi, Monica Napoleoni e i pubblici ministeri titolari dell’inchista sull’omicidio di Meredith Kercher, Giuliano Mignini e Manuela Comodi. Secondo quanto emerso, all’interno del casolare non sarebbero stati trovati elementi giudicati di particolare rilevanza investigativa. Chi e’ entrato nel casolare avrebbe anche forzato esternamente la persiana della finestra che da sul lato della strada, verso il parcheggio. Tra i reperti prelevati dalla scientifica anche il pezzo di nastro adesivo con il quale erano state chiuse le due finestre e sul quale verra’ ora accertata la eventuale presenza di impronte come anche su un pezzo di stoffa di colore verde e a quadri trovato nel piazzale della casa. La prima irruzione da parte di ignoti era stata scoperta, il 18 febbraio scorso, dagli stessi agenti della squadra mobile di Perugia allora recatisi sul posto per dare esecuzione alla restituzione di alcuni effetti personali appartenenti alle due coinquiline italiane di Mez, come disposto dalla Corte d’Assise di Perugia durante una delle udienze del processo in corso e che vede imputati per l’omicidio Amanda Knox e Raffaele Sollecito (per lo stesso delitto e’ stato gia’ condannato a 30 anni con rito abbreviato l’ivoriano Rudy Hermann Guede). In quella occasione furono rinvenuti anche 4 coltelli, che si trovavano gia’ all’interno dell’appartamento prima dell’ingresso da parte di ignoti e che erano stati posizionati in vari punti della casa da chi vi e’ entrato.(AGI)
domenica 15 marzo 2009
MEREDITH:VACILLA L'ALIBI DI SOLLECITO.PARLA IL PATRIGNO DI AMANDA
Secondo le analisi, il computer di Raffaele Sollecito mostrerebbe un buco proprio nelle ore del delitto. L'accusato aveva sostenuto di aver guardato un film proprio sul pc. Meredith in una lettera immaginaria alla madre ammette: ho paura e sono triste
L'alibi di Raffaele Sollecito vacilla? Per la polizia postale che ha effettuato le analisi sui computer di Sollecito sembrerebbe di sì.
La testimonianza di un ispettore della polizia postale parla di una "liberazione umana" con il computer di Sollecito avvenuta alle 18.27 e alle 21.10, poi c'è un buco di molte ore, fino alle 5.30 del mattino dopo. Il film - che Raffaele ha detto di aver visto nella serata del primo novembre - secondo gli esperti è stato visionato tra le 18.27 e le 21. C'è un buco temporale che avrebbe permesso a Raffaele Sollecito e Amanda Knox di raggiungere la casa in via della Pergola dove tra le 22 e le 23 è stata uccisa Meredith Kercher.
L'alibi dunque secondo i consulenti dell'accusa è ballerino. Per la difesa di Sollecito, l'avvocato Giulia Bongiorno, in aula si sarebbe ispezionato soltanto uno dei due computer del ragazzo pugliese. Prova quindi non completa per verificare, nelle ore del delitto, l'alibi sia di Raffaele che di Amanda.
L' ultima udienza è stata segnata anche dalla dichiarazione di un'insegnante di Amanda Knox che ha testimoniato su una lettera, a due giorni dalla morte di Meredith, scritta come compito in classe dalla ragazza americana.
La lettera riguarda un invio immaginario alla madre dove confessa tristezza e paura per quello che è accaduto in via della Pergola. Amanda nella sua lettera immaginaria invita la madre a raggiungerla a Perugia per essere rassicurata e dimenticare la tragedia.
lA PROVINCIA DI VARESE 14 marzo 2009
Omicidio Meredith, il patrigno di Amanda: “I giornali l’hanno condannata prima del processo”
Chris Mellas è l’attuale marito della madre di Amanda Knox, la ragazza sotto processo a Perugia per l’omicidio di Meredith Kercher, al settimanale ‘Gente’ si chiede: “Perchè i giornali italiani hanno voluto dipingere Amanda come un mostro.
Perchè invece di parlare di prove reali e concrete hanno interpretato calligrafie, scritto chilometri di inchiostro sulla pettinatura e sui vestiti? Perchè hanno voluto condannare prima del processo?”. “I testimoni contro Amanda? Li chiamo ‘i testimoni del giornale’. Sono stati tutti scovati da un quotidiano locale - ha detto Mellas - a un anno di distanza dal fatto. Ricordano solo alcuni dettagli e proprio riguardo ad Amanda. Dettagli non verificabili. Di ciò che è verificabile non ricordano nulla”. “Le udienze stanno andando bene - continua Mellas - non ci sono prove. Il processo presto avrà una svolta”.
Italo Arcuri QUINEWS
Roma, 15 mar.- (Adnkronos) - ''I testimoni contro Amanda? Li chiamo ''i testimoni del giornale''. Sono stati tutti scovati da un quotidiano locale, a un anno di distanza dal fatto. Ricordano solo alcuni dettagli e proprio riguardo ad Amanda.Dettagli non verificabili. Di cio' che e' verificabile non ricordano nulla''. Chris Mellas, patrigno di Amanda Knox, processata a Perugia per l'omicidio di Meredith Kercher, non usa mezze misure parlando in esclusiva con "Gente", in edicola lunedi' 16 marzo.
''Le udienze stanno andando bene, non ci sono prove. Nessuna. Il processo presto avra' una svolta, la verita' sara' accertata'', continua Mellas. Sposato da 12 anni con Edda, la mamma di Amanda, Chris si alterna con la moglie e Curt, il papa' naturale della ragazza, per stare vicino ad Amanda e seguire il processo.
''Ora Amanda e' piu' calma, man mano che il dibattimento va avanti lo e' sempre di piu', all'inizio era piu' sotto stress. Adesso capisce bene l'italiano, riesce ad affrontare anche questioni tecniche''. Chris Mellas parla di un grande equivoco nei primi giorni dell'indagine: ''Un fraintendimento nato da un Sms che Amanda mando' a Patrick Lumumba. Non scordate che Amanda non e' italiana, ha abitudini, costumi, modi di fare diversi. Quando Patrick le scrisse di non andare a lavorare quella sera, lei rispose: ''See you later''. Per noi americani significa ''arrivederci'', e' un modo di salutare. Il pm che conduceva le indagini lo interpreto' invece alla lettera, e cioe': ''Ci vediamo piu' tardi''. Non e' cosi', Amanda non voleva dare nessun appuntamento a Patrick''.
venerdì 13 marzo 2009
La testimonianza dell'interprete "Amanda nelle lettere non si è tradita"
Nelle oltre 600 lettere tra quelle inviate e quelle ricevute dal carcere ad amici e parenti, Amanda Knox non si sarebbe mai tradita. La conferma è stata data ai Pm Mignini e Comodi direttamente da Aida Colantone, interprete del ministero dell'Interno che si è occupata dell'indagine sull'omicidio di Meredith Kercher
Perugia, 13 marzo 2009 - Nelle oltre 600 lettere tra quelle inviate e quelle ricevute dal carcere ad amici e parenti, Amanda Knox non si sarebbe mai tradita. La conferma è stata data ai Pm Mignini e Comodi direttamente da Aida Colantone, interprete del ministero dell'Interno che si è occupata dell'indagine sull'omicidio di Meredith Kercher.
Mai uno sfogo fuori dalle righe o una parola che potesse servire alle indagini. Per l'inteprete è forte il sospetto, proveniente dalle lettere, che Amanda "immaginava di essere intercettata". L'interprete però è utile per fornire un nuovo profilo di Amanda nel corso degli interrogatori e dei sopralluoghi. Descritta dagli agenti sempre fredda, oppure fuori dalle righe perchè non dispiaciuta o turbata della morte di Meredith, dalla testimonianza della Colantone esce come una persona completamente diversa.
"Nel corso di un sopralluogo nella casa del delitto - spiega riferendosi ad Amanda - cominciò a tremare e poi la vidi piangere". Remissiva anche in un interrogatorio in Questura: era bianca in volto e con gli occhi chiusi, con il capo reclinato".
mercoledì 4 marzo 2009
Meredith/ Lumumba chiede 516mila euro allo Stato per la prigione
Il processo riprenderà il 13 marzo. Testimoni su Pc Sollecito
postato 8 ore fa da APCOMPerugia, 3 mar. (Apcom) - Quanto vale, in termini di risarcimento, essere finito ingiustamente in carcere per un mese, essere chiamato 'assassino', aver perso il proprio locale commerciale ed aver visto insinuare il dubbio persino all'interno della propria famiglia? Per Patrick Lumumba - musicista e commerciante - accusato da Amanda Knox di essere l'assassino di Meredith Kercher quel periodo di inferno vale esattamente 516mila euro. Il conto è stato inviato - secondo il Corriere dell'Umbria - allo Stato per ingiusta detenzione. L'istanza dei legali di Lumumba sarà esaminata ora dalla Corte d'appello di Perugia. Il congolese venne fermato dalla polizia il 6 novembre del 2007 dopo le rivelazioni di Amanda Knox che lo accusò del delitto. Lumumba però era estraneo all'omicidio, come provò un testimone: un professore svizzero che passò con lui la notte dell'omicidio nel bar Le Chic.
Il processo sulla morte di Meredith riprenderà a singhiozzo il 13 e 14 e il 20 marzo. Saranno 16 i testimoni chiamati a parlare sia del comportamento di Amanda e Raffaele sia dela metodologia utilizzata per le indagini. Il 14 e 20 marzo parola ai tecnici: sul computer di Sollecito, il suo alibi durante l'ora della morte di Metz, e sui telefonini degli indagati.
domenica 15 febbraio 2009
Perugia, Amanda: Non sono una maniaca
| Amanda Knox in tribunale ha chiesto di parlare per difendersi | |
Mezzogiorno e passa. Nell'aula del Tribunale per quasi quattro ore un'amica inglese di Meredith, Robin, l'aveva rappresentata come una ragazza dai facili costumi, sporcacciona perchè non puliva il bagno - e per questo Mez provava disagio nel rapporto con lei -, e quando la sera del 2 novembre si ritrovarono tutti in questura, lei rideva, scherzava con Raffaele, non piangeva. E poi raccontava d'aver visto il povero corpo di Mez nell'armadio, coperto da una coperta. E la storia del vibratore e dei preservativi lasciati in un beauty in bagno e gli uomini - sicuramente uno - che riceveva in casa. E Amanda che fumava. Amanda ascolta prendendo appunti. Poi, terminato l'interrogatorio di Robin, chiede al presidente della Corte d'assise, Gianfranco Massei, di poter parlare: Buongiorno - esordisce in un buon italiano - vorrei fare un breve chiarimento a proposito del mio beauty, che deve essere ancora in quel bagno. Quel vibratore esiste, è uno scherzo, un regalo di una mia amica quando sono partita per l'Italia, per Perugia.
Gesticola, Amanda. Alza la mano sinistra. Allarga il pollice e fissa la lunghezza dell'oggetto con l'indice: Era un coniglietto rosso di queste dimensioni. Il presidente Massei fa mettere a verbale: Di circa dieci, quindici centimetri. Brusio degli avvocati difensori di Amanda e Raffaele. La studentessa di Seattle aggiunge: Volevo anche dire che ho fiducia che la verità verrà fuori e tutto si sistemerà. Okay. E' il giorno di Amanda, che prova a difendersi in aula, che parla una manciata di secondi per dire che lei con quell'Amanda rappresentata dall'accusa non c'entra nulla. Perversa? No. L'oggetto delle sue morbosità sessuali, il vibratore, è solo un gadget, uno scherzo di una amica. Lei è innocente e il processo lo dimostrerà.
Raffaele Sollecito sospira. Non si guardano i due che pure sono a pochi metri di distanza l'uno dall'altra. Raffaele è come se fosse depresso, borbotta che per San Valentino vorrebbe scrivere una lettera alla sua Amanda. E' come se per lui il tempo si fosse fermato a quella notte di Halloween o a poche ore dopo. A quei giorni, insomma, in cui sboccia l'amore. La terza udienza del processo per l'omicidio di Meredith Kercher il corale e concordante racconto delle amiche inglesi di Mez. Parlano dei dubbi, dei sospetti che iniziano a prendere corpo a poche ore dalla scoperta del corpo di Mez, quando tutti, amiche e coinquilini di via della Pergola 7, si ritrovano in questura.
Quell'Amanda che non piange (Amy dice che era partita, come dire fuori di testa), fa a pugni con la fragilità e purezza di Meredith che, raccontano le sue amiche, era fortemente preoccupata perchè gli inquilini del piano di sotto le avevano chiesto di innaffiare le piantine di marijuana. E poi, raccontano le testimoni ingelesi, lei che rivela di aver visto il corpo di Mez nell'armadio, salvo poi aggiungere che l'aveva saputo dalla coinquilina Filomena. Le amiche inglesi erano arrivate in Tribunale sotto i fiocchi di neve, strette l'una all'altra, protette dagli angeli custodi in borghese. Mano nella mano, occhi bassi, i genitori le guardano entrare e poi si sistemano nella zona riservata al pubblico e ai giornalisti.
Nei giorni dell'inchiesta, delle testimonianze, della ricostruzione del contesto, i loro racconti rappresentavano un pilastro dell'accusa. Quasi il movente della furia omicida di Amanda (con Raffaele e Rudy in posizione subalterna), perchè le due si odiavano, litigavano. Ma ieri, quel rancore si è trasformato in disagio tra due ragazze diverse tra loro. E in aula ci sono stati anche momenti di commozione. Come quando Sophie ha ricordato quell'ultimo viaggio di Mez verso la morte, dopo aver lasciato la casa delle amiche dove avevano cenato vedendo un film. Una commozione diventata pianto quando il pm Giuliano Mignini le ha mostrato la foto del giubbetto che indossava l'amica inglese.
La Stampa 14 febbraio 2009
venerdì 13 febbraio 2009
Meredith, le sue amiche depongono in aula: Amanda orgogliosa di aver trovato Mez
| Amanda Knox in tribunale a Perugia |
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«Era fredda. Ci disse di sapere tutto»
La ragazza americana: «Innocente»
Niente di straordinario. Né per l’accusa né per la difesa. La quarta udienza del processo sulla morte di Meredith Kercher ha visto alternarsi sette ragazze inglesi, amiche della vittima che hanno rilasciato dichiarazioni foto-copia.
Amanda non era loro amica. Amanda dopo l’omicidio, in Questura, era sempre Amanda, come abbiamo imparata a conoscerla. Dicono le ragazze: non piangeva, parlava forte, si baciava con Raffaele e ribadiva di sapere tutto su quella morte, che era avvenuta per sgozzamento e il corpo era stato ritrovato sotto un piumone da cui usciva solo un piede. Insomma niente di particolare: e niente di provante. Quel giorno a rompere la porta della camera di Meredith ancora non si è capito chi è stato e chi è entrato. La polizia postale dice di non essere entrata. Mentre altri testimoni dicono di sì. Insomma in quelle ore nella casa tutti possono aver visto di tutto. Ma Meredit e Amanda erano nemiche? No. All’inizio - dicono i testimoni inglesi - avevano molti punti in comune, poi un normale rapporto di convivenza tra studenti. Niente litigate furibonde.
In una giornata piatta, sembra che gli unici elementi che emergono dalle testimonianze tirino in ballo l’unico dei tre giovani non presenti, perchè già condannato a 30 anni per l’omicidio. Ovvero Rudy Guede. I Pm chiedono alle ragazze avete visto, la sera prima dell’omicidio Guede e Metz parlare tra loro? No hanno detto. E ancora? La sera dell’omicidio, dopo la cena, Meredith vi ha parlato di un incontro che avrebbe avuto a breve? No. C’è di più. Le ragazze hanno detto che era stanca e voleva andare solo a dormire. L’alibi di Rudy è ancora una volta tracollato. Forse.
Ma Amanda ha voluto dire la sua, dopo anche alcuni particolari scabrosi come il possesso di un vibratore. Con il solito sorriso e l’aria un pò svagata ha ribadito : «Sono innocente e si risolverà tutto» e inoltre ha spiegato che «vibratore era un regalo scherzoso di amici».
la Stampa 13 febbraio 2009
domenica 8 febbraio 2009
Processo Perugia: Udienza 7 febbraio
Meredith; Testimone: "Quel coltello non apparteneva alla casa"
Meredith; Testimone: "Quel coltello non apparteneva alla casa" L'arma del delitto al centro della terza udienza del processoPerugia, 7 feb. (Apcom) - Meredith Kercher, una ragazza normale. E' questo il quadro che è emerso nella terza giornata del processo sulla morte della ragazza inglese, per il quale Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono sul banco degli imputati. Filomena Romanelli, testimone dell'accusa e coinquilina di Amanda e Metz, ne fa il ritratto di una ragazza tranquilla, che non portava uomini a casa la notte, che non voleva legami perchè voleva studiare. Punto e basta. Al massimo c'era qualche discussione sui turni di pulizia di casa. Ma si sa, a vent'anni i buoni propositi non sono facili da portare avanti: Metz si fidanzò con un ragazzo marchigiano e di tanto in tanto non disdegnava qualche festa dove alcool e droga non mancavano. La Romanelli parla al Pm Mignini anche del rapporto tra Amanda e Meredith: "Avevano interessi comuni quando erano da poco arrivate a Perugia. poi però li hanno coltivati in maniera individuale". Nessuna lite, nessuna scenata tra le due. Ma la testimonianza di Romanelli diventa fondamentale quando il Pm le mostra la fotografia del coltello indicato come arma del delitto: "Questo oggetto fa parte delle posate della casa di via della Pergola?". La ragazza ha risposto con un netto no. Non aveva mai visto quel coltello che è stato sequestrato nell'abitazione di Sollecito. Il Pm Mignini, per avvalorare la tesi dell'accusa, chiede ancora al testimone se fosse a conoscenza se Meredith avesse mai frequentato, per una cena o un pranzo, la casa di Sollecito. "Da quello che so no": ha detto Romanelli. Quindi nessuna contaminazione casuale dell'arma. La Romanelli spiega che il 2 novembre del 2007 fu avvertita da Amanda in una telefonata effettuata in lingua straniera. "Mi disse che qualcosa non andava a casa. E che non sapeva che fine avesse fatto Metz". Poi un 'filo di giallo' tra i due testimoni presenti prima della scoperta del cadavere e un dirigente della Polizia. Quest'ultimo dice di non essere entrato nella stanza. Gli altri due sono convinti del contrario.
Cep Il giornale di Vicenza 7 febbraio 2009
| 2009-02-07 21:32 |
| MEREDITH: AMANDA DISSE 'C'E' QUALCOSA DI STRANO' |
| di Claudio Sebastiani PERUGIA - Poche parole in inglese, ''there is something strange'', c'e' qualcosa di strano, dette al telefono da Amanda Knox e riferite alla casa di via della Pergola, misero in allarme la sua coinquilina Filomena Romanelli. Il pensiero corse subito a Meredith Kercher, giovane inglese giunta in Italia ''solo per studiare'' e che abitava con loro, trovata morta poco dopo in camera sua. Era il 2 novembre del 2007 e quella mattinata e' stata ricostruita oggi dalla Romanelli nel processo alla Knox e a Raffaele Sollecito, accusati del delitto. La giovane praticante legale ha deposto per quasi quattro ore. Ha spiegato che Meredith e Amanda all'inizio avevano ''interessi in comune'', poi pero' ''coltivati singolarmente''. Ha parlato della convivenza come di un normale ''menage familiare'' segnato talora da momenti di ''conflitto'' per i turni delle pulizie che ''qualche volta Amanda non rispetto'''. Secondo la Romanelli, Mez ''non aveva mai portato estranei in casa a parte due amiche inglesi'', mentre la Knox qualche volta lo fece. ''Meredith - ha riferito la giovane alla Corte - disse che non voleva legarsi ad alcuno ed era venuta qui solo per studiare. Non faceva tardi la sera e andava ogni giorno all'universita'. Era corteggiata da Giacomo Silenzi, un ragazzo (che abitava nell'appartamento sottostante - ndr) molto dolce''. Del giorno in cui venne trovato il corpo, la Romanelli ha detto di essere stata avvisata verso le 12.15, da Amanda, ''che c'era qualcosa di strano in casa' ''Al telefono - ha proseguito - mi spiego' di aver trovato la porta aperta e di aver notato alcune macchie di sangue. 'Vado da Raffaele e lo faccio venire' aggiunse. 'Ma Meredith dov'e'?' le chiesi e lei rispose 'non lo so'''. Fu a quel punto che la giovane italiana provo' a chiamare Mez sui telefoni, senza pero' ottenere risposta. Ha spiegato di essersi ''turbata'' ma di non avere pensato a qualcosa di grave fino al momento in cui apprese che la giovane non aveva con se' i cellulari (''da quello inglese non si separava mai'' ha sottolineato). Ha ricostruito il momento in cui venne trovato il corpo (spiegando tra l'altro che subito dopo riusci' a riprendere in camera sua il pc portatile poi sequestrato) e i giorni successivi, nei quali Amanda le chiese ''quando torniamo a vivere insieme?''. La Romanelli ha ribadito che Meredith non teneva mai chiusa a chiave la porta della camera. Ha parlato di quando, alla fine di ottobre, la giovane disse, con Amanda in casa, che aveva i soldi per pagare l'affitto. Ha poi escluso che il coltello sequestrato in casa di Sollecito con le tracce di Dna dell'americana e della vittima appartenesse al corredo di via della Pergola cosi' come di avere saputo che Meredith si era recata a pranzo dal giovane pugliese. L'udienza di oggi e' stata segnata anche dal confronto tra due giovani amici della Romanelli e l'ispettore della polizia postale intervenuto sul presunto ingresso di quest'ultimo nella camera dove era il corpo. Ciascuno e' rimasto sulle sue posizioni. Il poliziotto ha ribadito di non essere mai entrato, mentre i due giovani hanno confermato di averlo visto in quella stanza o di avere appreso da lui dell'ingresso. Amanda e Raffaele - che dal carcere sembra si siano scambiati qualche lettera per tenersi in contatto - hanno assistito in silenzio. Con papa' Curt Knox ancora presente, ''certo che la figlia avra' un giusto processo''. E venerdi' si torna in aula per ascoltare le amiche inglesi di Meredith |
MEREDITH: PADRE DI AMANDA, AVRA' UN PROCESSO GIUSTO
(AGI) - Perugia, 7 feb. - "Amanda avra' un processo giusto". Ad affermarlo il padre della giovane americana, Curt Knox, presente anche oggi in aula per assistere all'udienza davanti alla corte d'assise di Perugia per l'omicidio di Meredith Kercher. L'uomo ha detto di sperare che "la giuria si focalizzi su quello che dicono i testimoni in aula e non si lasci influenzare da quello che leggono sui giornali o guardano alla tv". Curt Knox, che si e' mostrato visibilmente commosso parlando con la figlia e che prima di lasciare l'aula ha abbracciato lungamente, ha detto che i media hanno "descritto in maniera totalmente sbagliata e diversa il carattere di Amanda rispetto alla realta'". Alla domanda di un giornalista su come si sentisse, l'uomo, con le lacrime agli occhi, ha risposto: "Pensate se ci fosse vostro figlio li'".
sabato 7 febbraio 2009
Processo Perugia, Sollecito:"Io la conoscevo appena"
Meredith, Sollecito: sono innocente, la conoscevo appena
Al processo per la morte della studentessa britannica Meredith Kercher, Raffaele Sollecito, uno degli imputati, ha detto oggi di essere innocente, di essere in carcere senza conoscerne il motivo e di essere vittima di un errore giudiziario.
"Volevo semplicemente dire di trovarmi in carcere da un anno e tre mesi senza sapere il perché, di essere assolutamente estraneo ai fatti, di non essere in grado di esercitare violenza nei confronti di nessuno -- e chi mi conosce lo sa --, di non averlo mai fatto in passato e di non conoscere Rudy (Guede)", ha detto Sollecito dopo aver preso la parola davanti ai giudici della Corte d'Assise di Perugia.
L'ex studente, imputato con la statunitense Amanda Knox per la morte di Meredith, ha raccontato anche che la sua relazione con Amanda era iniziata soltanto il 25 ottobre, cioè qualche giorno prima della morte di Meredith.
"Quanto a Meredith, la conoscevo appena come coinquilina di Amanda", ha puntualizzato Raffaele aggiungendo di considerarsi "vittima di un errore giudiziario".
AGENTI CONTRADDETTI DA UN TESTIMONE
Nel pomeriggio, Sollecito è tornato a parlare in aula, per affermare di aver chiamato lui stesso i carabinieri, prima che nella casa arrivasse la polizia postale, in cerca del proprietario dei due cellulari trovati in un vicino giardino, che che appartenevano a Meredith.
"Sono stato io a chiamare i carabinieri prima che in casa giungesse la polizia postale. Sono stato io a chiedere loro di entrare in casa", ha detto il giovane. "Sì, è vero, io ero sempre vicino ad Amanda, anche quando eravamo in questura. Lei aveva freddo e io le ho dato il mio giubbotto. Sono stato io per primo a dare un calcio alla porta di Mez perché era chiusa a chiave. Appena siamo arrivati con Amanda non avevamo subito l'impressione che fosse entrato qualcuno perché il computer e la macchina fotografica erano lì, e se si trattava di un ladro li avrebbero portati via".
In precedenza, le dichiarazioni dei due agenti della polizia postale entrati nella casa delle studentesse anglosassoni erano state in parte smentite dal testimone Luca Altieri, colui che ha materialmente aperto la porta della stanza di Meredith, davanti alle forze dell'ordine, permettendo la scoperta del corpo.
Uno degli agenti ha dichiarato di non essere entrato nella stanza della ragazza uccisa, ma Altieri sostiene di averlo visto entrare nella camera e abbassarsi per sollevare il piumone che copriva il cadavere.
L'altro agente ha detto di non avere con sé i due cellulari trovati in precedenza, ma secondo lo stesso Altieri i telefoni furono portati nell'appartamento proprio dai due agenti, che ne stavano cercando il proprietario.
AMANDA E RAFFAELE SERENI
Oltre a Sollecito, che indossava un maglione bianco, in aula c'era anche Knox, vestita di verde: i due sono parsi sereni e hanno sorriso a chi era vicino a loro.
L'udienza di oggi verteva anche sulla ricostruzione dei fatti e sul resto dell'indagine avviata per fare luce sulla morte di Meredith, uccisa a Perugia nel novembre 2007.
Il processo ha avuto una "anticipazione" nell'ottobre scorso, quando il terzo accusato dell'omicidio, il nigeriano Rudy Guede, era stato condannato a 30 anni per omicidio e violenza sessuale, dopo aver chiesto di essere giudicato col rito abbreviato.
Il gup aveva anche stabilito il risarcimento da parte di Guede di due milioni di euro ciascuno ai genitori della vittima e di un milione e mezzo per i tre fratelli.
Knox e Sollecito, studenti e fidanzati all'epoca della morte di Meredith, devono rispondere di omicidio, violenza sessuale, simulazione di reato, furto. Knox verrà processata anche per avere calunniato Patrick Lumumba, un congolese arrestato subito dopo l'omicidio e poi rilasciato, quando gli investigatori hanno appurato che era estraneo ai fatti.
A ottobre, nel corso dell'udienza preliminare, Knox e Sollecito hanno ribadito di essere innocenti. La giovane americana ha anche detto di aver subito pressioni dalla polizia per confessare. Guede ha invece riversato tutta la responsabilità sugli altri due imputati.
domenica 25 gennaio 2009
Meredith, i Knox lanciano
una raccolta fondi per le spese
24 gennaio 2009La famiglia di Amanda Knox, a processo in Italia per l’omicidio di Meredith Kercher, è a corto di fondi e ha lanciato una raccolta per finanziare le spese legali della figlia
La famiglia di Amanda Knox, a processo in Italia per l’omicidio di Meredith Kercher, è a corto di fondi e ha lanciato una raccolta per finanziare le spese legali della figlia. L’evento è stato organizzato al Salty’s on Alky, uno dei più noti ristoranti di pesce e bistecche di Seattle sulla spiaggia di Alki. E, tra le varie iniziative, prevede una presentazione tenuta da Paul Ciolino, consulente investigativo della Cbs che studia il caso di Amanda da un anno.
Secondo Ciolino, non vi sono prove concrete che colleghino la studentessa americana all’omicidio della coinquilina britannica. «È questo che in America sfugge a tutti», ha affermato Ciolino, «il pubblico ministero in questo processo è sotto processo e incriminato per comportamento scorretto e intercettazioni illegali. In nessun altro posto al mondo potrebbe essere consentito a un pubblico ministero di sostenere l’accusa o di esercitare il proprio ruolo con queste accuse pendenti su di lui». Il riferimento del consulente è al pm di Perugia, Giuliano Mignini, a processo a Firenze insieme al poliziotto Michele Giuttari che per anni ha investigato le vicende del mostro di Firenze. La procura toscana contesta ai due di aver condotto alcuni accertamenti che sarebbero illeciti volti a favorire il poliziotto in un procedimento penale di un’altra Procura che lo vedeva indagato. Ciolino ha, inoltre, creato un sito dove si possono visionare le prove da lui raccolte.
Il Secolo XIX 24 gennaio 2009
martedì 20 gennaio 2009
Meredith: Raffaele Sollecito scrive dalla cella

"Ecco come evado da questo inferno"
Raffaele Sollecito scrive dalla cella
"E' ormai più di un anno che vivo in ques'inferno fatto di cemento vivo. Cerco di fare qualsiasi cosa pur di evadere con la mente". Parole di Raffaele Sollecito, il 24enne che, insieme ad Amanda Knox, è accusato dell'omicidio di Meredith Kercher. "Quando torno a pensare alle accuse incredibili che mi rivolgono - prosegue il giovane - nei momenti di solitudine e silenzio, mi guardo intorno e mi domando da chi o che cosa mi devo difendere".
"Certe volte - scrive ancora Raffaele nella lettera, pubblicata in esclusiva dal settimanale Gente - penso che tutto questo sia un brutto sogno, ma poi mi rendo conto che è reale e la mia amarezza, delusione, risentimento, rabbia aumentano". Quindi, il giovane spiega che cosa gli stia dando forza: "In una situazione da incubo come questa - scrive - ti sembra di arrancare nel buio pesto e l'unica luce che ti dà la speranza di andare avanti è la tua coscienza che cerca l'aiuto di Dio".
Nella lettera Raffaele non parla della notte dell'assassinio di Meredith, e nemmeno del processo. Parla invece di quanto gli manchino gli amici, del desiderio di tornare con loro, di quanto desideri "un panino alla piastra con porchetta e insalata russa da Mimmo's Snack", che definisce uno dei suoi "più intimi e inquietanti desideri", tanto che a volte si ritrova a sognarlo e all'improvviso si sveglia "sbavando impietosamente sul cuscino".
Nonostante tutto, però, Raffaele spiega di "credere ancora nella Giustizia", che scrive con la "G" maiuscola: "Nonostante tutto - scrive - ci credo ancora. Lo devo a chi mi ha voluto bene, a chi mi vuole bene e mi ha dato così tanto amore che non basterebbe la mia vita intera per riuscire a contraccambiarlo".
tgcom 19 gennaio 2009
venerdì 16 gennaio 2009
PERUGIA: AMANDA SORRIDE ALLA PRIMA UDIENZA
Dai sorrisi ai fotografi, l'americana parla anche con giornalisti
Perugia, 16 gen. (Apcom) - "Io non ho paura": lo dice in un italiano ormai quasi perfetto Amanda Knox che da un anno e mezzo si trova in Italia. Anche se, di questi 18 mesi, solo tre li ha trascorsi fuori dal carcere di Capanne dove è stata rinchiusa per l'omicidio della sua compagna di casa, la studentessa inglese Meredith Kercher. Poche parole, quelle di Amanda, che bastano per dare un senso ad una prima udienza del processo dedicata a discutere tecnicismi e logorata da molte camere di consiglio. Amanda, dunque, non è più soltanto un viso d'angelo, una fotografia, una lettera, o una storia di sesso e sangue da cronaca nera. Amanda finalmente fa trasparire le emozioni e parla con i giornalisti, mentre sta per essere trasportata di nuovo nella sua "casa" di Capanne. "Sto bene e sono convinta che la verità verrà fuori in questo processo". Riesce a dire la ragazza americana prima di essere riportata nel cellulare.
Che Amanda Knox fosse in forma e per nulla a disagio nell'aula degli ex Affreschi del Tribunale di Perugia, lo si è capito fin dal primo istante. Sorrideva, giocava sul banco degli imputati con il libro di procedura penale dell'avvocato Luciano Virga, e amava voltarsi verso i click dei numerosi fotografi, ammessi soltanto er pochi minuti in aula. Amanda protagonista. La solita Amanda. Amanda che ovviamente non delude quell'opinione pubblica e quei mass media che sono lì per lei, come se l'altro imputato, Raffaele Sollecito, facesse parte soltanto di un fotogramma di questa storia
L'avvocato Virga giustificherà l'atteggiamento di Amanda, nel voltarsi verso i fotografi, con il fatto che tra le file riservate ai familiari e ai collaboratori degli studi dell'avvocato, c'era una sua zia venuta da Seattle per il processo. E Amanda movimenta anche la giornata del collegio della Corte d'assise, chiamato più volte a dover analizzare l'ammissibilitào meno del "famoso" memoriale redatto dalla ragazza americana prima di essere messa in stato di fermo per l'omicidio di Meredith. Il memoriale lo vogliono "sul banco degli imputati" i Pm Mignini e Comodi. Non lo vuole, invece, il pool difensivo di Amanda. In quelle poche pagine Amanda, tra il confuso e l'allucinato, ha scritto di tutto: ha quasi confessato di aver visto chi ha ucciso Meredith, ha poi ritrattato, ha detto che comunque poteva essere vero quello che ha visto perchè era completamente confusa ed, infine, in quel memoriale, ha persino dubitato che ad uccidere la sua compagna di casa fosse stato il suo ragazzo, Raffaele Sollecito. Il giudice Massei si è riservato di decidere se mettere negli atti o no il memoriale.
E poi c'è lui: Raffaele Sollecito, l'imputato non protagonista. Ha cambiato look "Lele": i capelli lunghi da Arcangelo Gabriele sono stati spazzati via da una capigliatura corta che qualche maligno in aula ha definito "un look da avvocato Bongiorno". Sul banco degli imputati è rimasto silenzioso, ha preso appunti ed ha dimostrato ancora una volta di volersi giocare la partita per la libertà punto dopo punto.
Nella prima giornata del processo c'è stato spazio anche per una polemica a distanza tra avvocati. Luca Mauri, difensore di Sollecito, ha affermato che "giustizia è stata già fatta ad ottobre quando il Gip ha condannato a trent'anni un altro indagato di questa vicenda". Chiaro il riferimento alla condanna di Rudy Guede che si trova ora al carcere di Viterbo. Risposta dell'avvocato del ragazzo ivoriano, Walter Biscotti: "La teoria del killer solitario che la difesa di Sollecito porta avanti è stata già sconfessata dal Gip Micheli. È vergognoso dare tutte le colpe a Rudy". Il prossimo round di questa storia di una 'notte da sballo' è per il 6 febbraio, quando sul banco dei testimoni saliranno i primi testimoni importanti.