venerdì 16 dicembre 2011
Omicidio Meredith: quasi certo il ricorso in Cassazione
Il sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola ha comunque preferito evitare commenti. ''Non ci sono grandi sorprese'' ha detto invece il sostituto procuratore Manuela Comodi pubblico ministero in primo e secondo grado. ''Mi sembra – ha aggiunto – che ci siano grandi spazi per impugnare la sentenza. Compito che spetta comunque solo alla procura generale''.
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domenica 18 aprile 2010
MEREDITH: PRESENTATI GLI APPELLI DELLA DIFESA E DELL'ACCUSA
sentenza Sollecito-Knox
Critiche a concessione attenuanti generiche ed esclusione dell'aggravante futili motivi. Ricorso anche di Sollecito
PERUGIA (15 aprile) - Ricorso in appello contro la condanna di Raffaele Sollecito per l'omicidio di Meredith Kercher è stato presentato dalla difesa del ragazzo barese. Anche i difensori di Amanda Knox presenteranno appello nei prossimi giorni e i legali di Rudy Guede ricorreranno in Cassazione. Tutti si sono proclamati estranei al delitto.
Sollecito dalla Corte d'assise di Perugia è stato condannato a 25 anni, 26 anni per Amanda Knox. Per Rudy Guede, anche lui accusato del delitto, la pena è stata ridotta in secondo grado da 30 a 16 anni di reclusione.
Anche la procura di Perugia ha presentato appello contro la sentenza. In particolare contro la concessione delle attenuanti generiche e l'esclusione dell'aggravante dei futili motivi. La notizia è riportata oggi da alcuni giornali locali. I pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi hanno sintetizzato in 13 pagine i loro motivi d'appello. I magistrati hanno definito «non convincenti» gli argomenti con i quali la Corte d'assise ha concesso le attenuanti generiche ai due imputati, mentre si «risolve in una riga» l'esclusione dell'aggravante dei futili motivi dopo avere «ricostruito in modo ineccepibile» l'omicidio Kercher. Al termine della loro requisitoria, i pm avevano chiesto la condanna all'ergastolo di Sollecito e della Knox che invece si sono proclamati innocenti.
martedì 8 dicembre 2009
AMANDA KNOX. I GENITORI LA INCONTRANO IN CARCERE
Dopo il caso diplomatico degli ultimi giorni riguardo la condanna di Amanda Knox a 26 anni di reclusione per l'omicidio di Meredith Kercher, il portavoce del Dipartimento di Stato Usa Ian Kelly ha definito "giusto, aperto e trasparente" il sistema giudiziario italiano. Infatti durante la conferenza stampa di ieri, una giornalista della Fox aveva giudicato il sistema giudiziario italiano sommario tanto da paragonarlo a quello iraniano. La giornalista aveva anche ironizzato sul fatto che i giudici in aula indossino la fascia tricolore, quasi paventando una sorta di monarchia: ignorava forse che in ogni democrazia i giudici indossano la fascia della propria patria.
L'ex-segretario di stato Madeleine Albright ha affermato di non credere che la sentenza di Perugia sia stata dettata da sentimenti anti-americani: "nulla indica che non siano state seguite le regole penali in vigore".
Intanto Amanda ha chiesto di lavorare nella lavanderia del carcere di Perugia e di continuare a studiare a distanza la facoltà di lingue all'Universita' di Washington. Ai genitori che oggi sono andati ad incontrarla ha riferito : "Non voglio perdere la mia vita".
sabato 5 dicembre 2009
MEREDITH, SENTENZA: 26 ANNI PER AMANDA E 25 PER RAFFAELE
La pubblica accusa aveva chiesto per entrambi l'ergastolo | ||
IL MESSAGGERO 5 DICEMBRE 2009 PERUGIA (5 dicembre) - Dopo quasi 14 ore di camera di consiglio - la Corte di Assise di Perugia, due giudici togati e sei popolari, si era infatti ritirata alle 10,40 - Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati ritenuti colpevoli dell'omicidio di Meredith Kercher. La Knox è stata condannata a 26 anni di reclusione, Sollecito a 25 anni. |
venerdì 4 dicembre 2009
Meredith: Sentenza a mezzanotte
mercoledì 2 dicembre 2009
MEREDITH, MIGNINI: RAFFAELE ERA AMANDA-DIPENDENTE
E' alle battute finali il processo intentato contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Oggi l'arringa conclusiva di Luciano Ghirga, uno degli avvocati difensori di Amanda Knox. Ghirga ha puntato molto sulle modalità con cui è stato condotto il primo interrogatorio nei confronti della studentessa di Seattle. Amanda " fece tilt, ha sostenuto Ghirga, al termine di quattro giorni di stress ". Anche quando ha accusato del delitto Patrick Lumumba, lo ha fatto in seguito ad una " coartazione morale " non in modo diretto. " Manca la volontà ".
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Ghirga ha poi sferrato un attacco alla Polizia. " Su di lei è stato commesso un fallo da cartellino rosso. Il fatto che che sia stata sottoposta ad un interrogatorio senza la presenza del suo legale non riusciamo a sopportarlo. E' un'omissione gravissima ". Per quel che riguarda gli indizi a carico della Knox, Ghirga ha sostenuto di non credere assolutamente che il coltello indicato dall'accusa come arma del delitto sia stato effettivamente usato per uccidere Meredith. Vi è stata una involontaria contaminazione e comunque le tracce di DNA di Amanda trovate sulla lama sono troppo esigue.
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Infine la richiesta ai giudici. " Ridate la vita ad Amanda Knox assolvendola dai reati che le sono stati contestati, nel ricordo di Meredith . Assolvetela per non aver commesso il fatto. Ve lo chiedono i genitori di Amanda, non il partito di Seattle e non il clan Knox, ma due genitori disperati, Curt Konox ed Edda Mellas".
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La replica del PM, Mignini. " La colpevolezza di Rudy Guede non scagiona affatto Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Loro sostengono di non essere stati in via della Pergola ma sanno tutto: di come Rudy ha sfondato una finestra con un sasso, come si è arrampicato e come ha violentato Meredith. Le loro difese hanno parlato di contaminazioni biologiche che li riguardano ma quelle di Guede sono certe al cento per cento. C'è stata una contaminazione selettiva? ". " Amanda, ha continuato il PM, era una molla compressa che si è scatenata e Raffaele Sollecito la seguiva sempre e cercava di compiacerla. Pieni di droga e di alcol. Raffaele era Amanda dipendente ".
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Domani mattina la replica dell'altro PM, Comodi.
terniinrete 2 dicembre 2009
martedì 1 dicembre 2009
Meredith, difesa Sollecito:"Amanda è l'Amelie di Seattle"
Una dei due legali di Raffaele Sollecito, il giovane accusato con l'ex fidanzata americana Amanda Knox dell'omicidio a Perugia della studentessa britannica Meredith Kercher, ha parlato oggi per circa 8 ore per smontare le accuse contro il suo cliente e ha descritto Amanda come "l'Amelie di Seattle". Continua a leggere questa notizia
L'avvocata e parlamentare di centrodestra Giulia Bongiorno - che è anche presidente della Commissione Giustizia della Camera - ha descritto nella sua arringa il processo in corso nel capoluogo umbro come intriso "di dubbi", con un "teorema accusatorio privo di fondamento", poiché privo del movente che incastrerebbe Sollecito.
"E' stato arrestato per una impronta di scarpe che poi è risultata essere di Rudy", ha spiegato la legale, riferendosi a Rudy Guede, il terzo giovane accusato del delitto di Meredith - avvenuto nel novembre 2008 - e che è protagonista di un processo parallelo con rito abbreviato.
Bongiorno ha quindi definito "non credibile l'ipotesi di un omicidio compiuto con il concorso di due persone che neppure si conoscevano", facendo riferimento a Raffaele e a Rudy. Ha descritto il comportamento degli inquirenti come "discutibile, fino al punto di mettere in discussione la loro serenità durante le testimonianze dinnanzi alla corte, visto che nei brogliacci delle intercettazioni alle telefonate dei familiari di Raffaele, avevano già espresso un giudizio di colpevolezza, arricchendolo di particolari offensivi".
Bongiorno ha detto anche che "il coltello rinvenuto a casa di Sollecito non è l'arma del delitto". Lo proverebbero i periti quando hanno definito questo "coltellaccio incompatibile con l'atto omicida, ma non incompatibile, con la volontà di minacciare, mettendo così in discussione il capo d'accusa".
Quanto alle tracce di Dna di Meredith rinvenute sulla punta del coltello, Bongiorno ha spiegato che, stando alle perizie, la "traccia presentava una quantità di materiale genetico 'too low', insufficiente per essere analizzata.
La legale ha poi messo in discussione la "genuinità del reperto del gancetto del reggiseno di Meredith" (su cui ci sono le tracce di Sollecito) "repertato dopo 46 giorni dal rinvenimento del cadavere, quindi non puro e non utilizzabile come prova".
AMANDA-AMELIE E LA "SCATOLA NERA" DEL CELLULARE
Bongiorno ha descritto Amanda Knox come "l'Amelie di Seattle, una ragazza che osserva il mondo con gli occhi fantastici e che utilizza questo comportamento anche per sfuggire dalla realtà spesso dura".
"Quello che ha raccontato agli inquirenti è anche il risultato di questa personalità, ma l'ha fatto pensando di aiutarli a scoprire la verità, stimolata dagli agenti che le chiedevano di provare a ricordare e ad immaginare quanto fosse successo".
Bongiorno ha poi denunciato il comportamento degli inquirenti perché "agli accusati non è stata offerta la possibilità di essere assistiti da un legale durante gli interrogatori in questura".
Quindi ha parlato di una "scatola nera" in grado di dire molto sul delitto. Si tratta del "cellulare di Meredith Kercher" che, secondo il difensore di Sollecito, indicherebbe "l'ora dell'aggressione". L'avvocato colloca l'orario dell'aggressione "subito dopo le 21.56 del primo novembre del 2007, appena dopo la telefonata senza risposta che Meredith fa ai suoi familiari", appunto quella delle 21.56. "Dallo stesso cellulare sono partite due altre telefonate prontamente interrotte, una alla segreteria telefonica, l'altra al numero di una banca, in memoria nel cellulare di Meredith", ha detto l'avvocato.
Queste due telefonate "indicano chiaramente un'attività frenetica compiuta dall'assassino, appena dopo il delitto, che così ha provato a decifrare il funzionamento del telefono della vittima. Poi è scappato portandoli (questo e un secondo cellulare, ndr) con sé ma, all'arrivo di un segnale mms, alle 22.13, interpretato dall'assassino come pericolo di potere essere intercettato, ha buttato i due cellulari sottratti a Meredith nel giardino dove poi sono stati ritrovati dagli inquirenti".
Bongiorno ha detto che di "Raffaele ed Amanda non vi è traccia sul luogo del delitto, contrariamente a quanto si possa dire di Rudy" e che "è incredibile immaginare che i due fidanzatini abbiano ripulito le loro tracce, lasciando sul posto, isolandole, soltanto quelle di Rudy".
Il processo continuerà domani con le arringhe dei difensori di Amanda Knox, poi toccherà all'accusa fare le repliche e infine i giudici di corte d'Assise di Perugia si chiuderanno in camera di consiglio per la sentenza di primo grado.
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domenica 22 novembre 2009
Meredith:chiesto l'ergastolo per Amanda Knox e Raffaele Sollecito
Amanda Knox
Perugia, 21-11-2009
I pubblici ministeri Manuela Comodi e Giuliano Mignini hanno chiesto la condanna all'ergastolo per Raffaele Sollecito e Amanda Knox al termine della loro requisitoria nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher davanti alla Corte d'assise di Perugia.
Per Amanda, inoltre, l'accusa ha chiesto 9 mesi di isolamento diurno, due mesi, invece per Sollecito. Le richieste sono arrivate al termine di una lunga requisitoria iniziata ieri mattina con il pm Mignini e proseguita oggi dalla collega Comodi.
L'udienza e' stata quindi rinviata a venerdi' prossimo.
Anche oggi i due imputati, che si proclamano innocenti, erano in aula.
Il pm ha parlato di "Prove scientifiche inconfutabili e sovrapponibili" emerse dalle indagini. Al termine della requisitoria la pubblica accusa fara' le sue richieste di condanna alla Corte. La sentenza per i due e' attesa per i primi di dicembre.
Ha definito "nulla" la possibilita' di contaminazione del Dna rilevato sulla scena dell'omicidio il pm Manuela Comodi nella sua requisitoria davanti alla Corte d'assise di Perugia. Riguardo alle critiche delle difese il magistrato ha detto che queste "hanno mancato il bersaglio e non sono mai andate oltre l'insinuazione".
"In ogni analisi biologica - ha aggiunto - e' insito il rischio di deperimento e di contaminazione. La biologa della polizia scientifica Patrizia Stefanoni ha pero' messo in atto tutte le procedure previste per evitare questi fenomeni e nessuno puo' affermare il contrario. I consulenti di parte hanno poi partecipato a sopralluoghi e analisi".
Riguardo al gancetto del reggiseno della vittima sul quale sono state trovate tracce del Dna di Raffaele Sollecito e della vittima, il pm ha spiegato che il reperto "non si e' mai spostato dalla stanza del crimine occupata solo da Meredith". "Sollecito - ha proseguito - non viveva in quella casa e non era stato in quella stanza"
domenica 13 settembre 2009
Perugia, affittata la casa del delitto. E lunedì riprende il processo
- P
Amanda Knox
Conclusi i lavori per rimetterla a nuovo, la casa di Perugia dove venne uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher è di nuovo disponibile per essere affittata dagli studenti universitari, anche se la proprietaria non è ancora riuscita a trovare nessun cliente.
Dopo essere stato dissequestrato, il casolare in via della Pergola ha subito diversi lavori: rinnovati mobili e arredi, tinteggiate le stanze e collocate le grate alle finestre; curato appare anche il giardino circostante. Sistemato anche l’appartamento di sotto, dove vivevano alcuni studenti.
La proprietaria - che si è costituita parte civile nel processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, chiedendo un risarcimento di 100.000 euro attraverso l’avvocato Letizia Magnini - avrebbe anche contattato un’agenzia per affittare quanto prima la casa.
Intanto, lunedì, dopo la pausa estiva, torneranno in aula i due giovani accusati del delitto insieme con Rudy Guede (condannato a 30 anni di carcere e per il quale il 18 novembre incomincerà il processo d’appello): si parlerà ancora di questioni legate al Dna con il medico legale Adriano Tagliabracci, consulente della difesa Sollecito. La sua deposizione venne sospesa il 18 luglio scorso, quando la Corte aveva disposto che tutta la documentazione relativa agli esami di laboratorio compiuti dalla polizia Scientifica fosse messa a disposizione delle parti. Dati sui quali accusa e difese si confronteranno.
| Il casolare di via della Pergola |
Le udienze proseguiranno anche martedì, venerdì e sabato della prossima settimana; entro i primi giorni di ottobre potrebbero essere esauriti i testimoni delle difese e quindi i legali di Sollecito e la Knox - che si proclamano innocenti - potrebbero chiedere di disporre una superperizia sulle questioni genetiche dell’indagine.
il secolo XIX 12 SETTEMBRE 2009
mercoledì 24 giugno 2009
Meredith, un testimone: "Nessun urlo dalla casa la notte dell'omicidio"
Cronaca
tiscali notizie 23 giugno 2009
lunedì 15 giugno 2009
Amanda e Raffaele, le lettere dal carcere.La Leosini."Trppe contraddizioni"
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È passato più di un anno e mezzo da quel giorno. Dopo un tentativo di separare le due posizioni, il processo li ha inevitabilmente riavvicinati. Non più amanti né fidanzati, ma legati a doppio filo, perché se cade lei, trascina Sollecito con sé. E così suonano come una prova di amicizia, di complicità, le lettere scritte nei mesi scorsi dalla Knox al suo ex ragazzo. Le ha pubblicate il “Daily Mail” che, come tutti i giornali stranieri continua a seguire con grande attenzione questo giallo internazionale. «Posso darti la mia mano - scrive Foxy Knoxy - la mia spalla, il mio ascolto, il mio tempo, la mia penna, i miei sorrisi, la mia sciocca carta da lettere rosa, ma sono tornata con il mio ex».
Amanda vicina a Raffaele per sempre, ma non più con il cuore. Ha ripreso a comunicare con il suo boyfriend americano, Dj (venuto anche in Italia per assistere a una udienza), e risponde teneramente ai sorrisi che l’ingegnere pugliese le riserva tra timori e timidezze. Le ha mandato una rosa per San Valentino, lei una mail. Gli fa gli auguri per la festa degli innamorati e poi si dice contenta per averlo rivisto in aula. «Non sono brava a capire le espressioni del viso - aggiunge - né leggere le labbra. Devo ammettere che non ho capito quello che tu volevi trasmettermi». Si parla delle udienze, poi di alcuni testimoni, amici della vittima, persone che definisce estranee al suo mondo, che la giudicano e lei non capisce sulla base di cosa. «Nei loro racconti su di me e sul mio comportamento - è ancora il testo della lettera - hanno certezze che io non ho. Danno una valutazione dei fatti che, ancora, non sono riuscita a collocare».
Nelle fasi successive al delitto, quando - a loro dire - cercavano una giustificazione a quanto stava accadendo, Raffaele ha provato a ricostruire quella notte e ha “abbandonato” Amanda. «Potrebbe essere uscita - ha raccontato al gip - Io dormivo, avevo fumato spinelli e bevuto. Potrei non essermene accorto». Si è pentito per quelle parole, lo ha detto tante volte ai suoi difensori, e ha spiegato anche a lei che non voleva dire quelle cose, ma cercava di capire solo cosa potesse essere successo.
Il primo incrocio di sguardi e i primi sorrisi sono arrivati solo diversi mesi dopo, durante il processo, mentre, poco distanti l’uno dall’altra, stanno tentando di difendersi dall’accusa di omicidio. La frattura è stata sanata, forse anche perché così conviene a tutti e due. Gli avvocati potrebbe aver spiegato loro che c’è già un condannato per il delitto di Mez: l’ivoriano Rudy Guede. Sulla sua presenza sulla scena del crimine la notte in cui la ragazza inglese è stata uccisa non esistono dubbi. Mentre possono prestarsi a doppie interpretazioni le tante contraddizioni degli altri due imputati. Ci vorranno ancora vari mesi prima che la Corte d’assise di Perugia decida se i due ex fidanzatini siano colpevoli o meno della morte della studentessa inglese. Nel frattempo loro restano liberi di esprimere i caratteri, la disperazione, con la speranza finale, come è ancora Amanda a scrivere, che «alla fine gli avvocati riusciranno a tirarmi fuori da qui».
Amanda, Meredith e il processo di Perugia di Valerio Massimo Manfredi>>>
il messaggero. 15 giugno 2009
La giallista Leosini: «Amanda, versioni diverse, c’è il sospetto che stia mentendo»/ di Cristiana Mangani
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domenica 14 giugno 2009
AMANDA, IL PM: SA TROPPE COSE DELL'OMICIDIO
| Amanda in aula durante il processo che la vede imputata | |
sa troppe cose sull'omicidio
Sa troppo, Amanda Knox. Sa anche quello che non dovrebbe sapere. Sa che Meredith ha urlato, la notte in cui è stata uccisa, e che la sua morte è stata lunga e dolorosa. Conosce dettagli e circostanze, tempi e modi. E sono proprio la sua sicurezza, l'ostentata padronanza delle cose, il numero e il genere di informazioni che si è lasciata sfuggire, a non convincere gli inquirenti. Quando, ieri mattina, il pm Giuliano Mignini, nel controinterrogatorio le chiede di spiegare come facesse a sapere della lunga agonia di Mez, l'ingranaggio s’inceppa. E l'esibita tranquillità dei giorni scorsi mostra qualche segno di cedimento. Ma non capitola, Amanda. Ribatte: «Le ragazze speravano che Meredith fosse almeno morta in fretta. Io, ancora sorpresa per la brutalità dell'omicidio e per com’era avvenuto, immaginai l'esatto contrario. E' per questo che dissi che la sua morte era stata lunga. Una cosa terribile». L’incalza, il pm, chiedendole di spiegare ancora, di più e meglio, del modo in cui ha saputo della posizione in cui è stato ritrovato il corpo di Meredith, un particolare che solo chi l’aveva visto poteva conoscere.
Va giù duro, Giuliano Mignini, il sostituto procuratore contro cui si è scagliato il New York Times: «Raffaele Sollecito le disse d'aver visto il corpo nell'armadio, coperto con un lenzuolo, e l'unica cosa che si vedeva era un piede. Ecco, se lei non ha visto la stanza, come faceva a fare questa affermazione?». Amanda nega: «Non ho mai detto che ho visto il corpo di Meredith dentro l'armadio, ho detto che ho sentito in giro che c'era questo corpo dentro l'armadio, che Meredith era coperta, che le usciva un piede».
Parla in italiano
È teatrale, Amanda. Parla in italiano, gesticola, si porta le mani alle tempie, poi le muove davanti a sé, i palmi rivolti verso l'alto. Mentre parla nell’aula la tensione sale. Tanto che il presidente Giancarlo Massei deve più volte richiamare le parti, minacciando di sospendere l'udienza. Quanto alle intimidazioni e alle violenze subite in questura l’americana non fa marcia indietro: «Loro volevano un nome e dicevano che io sapevo ma non volevo parlare». E aggiunge, a mo' di rettifica: «Non è che mi hanno detto che era stato Patrick ma che sapevano che l’avevo incontrato». Della poliziotta che col pugno chiuso l'avrebbe colpita due volte sulla nuca ricorda i capelli scuri e lunghi ma non sa come si chiama. Stavolta il nome non lo fa.
Chiamata a raccontare la mattina del 2 novembre, non cambia una virgola, ripropone il solito canovaccio: «Da casa di Raffaele mi sono recata in via della Pergola per farmi una doccia e ho trovato tracce di sangue in casa e in bagno. Mi sono fatta la doccia e poi a piedi nudi sono tornata in camera mia. Non ho guardato l'orologio». Poi, a colazione, racconta tutto a Raffaele. Insieme vanno in via della Pergola, entrano in casa e si accorgono che c'è una finestra rotta in una delle camere delle coinquiline italiane. Sollecito telefona alla sorella che li esorta a chiamare la polizia. Sull'atteggiamento tenuto in procura, quando fece la ruota sul pavimento, apparso troppo disinvolto, spende l'unico argomento possibile: «Ognuno affronta una tragedia a modo suo». E ancora: «Sono abituata a cercare la normalità, nelle situazioni di difficoltà, un modo per sentirmi sicura». Di Meredith, l'amica, parla poco. Si dice choccata ma all'avvocato di parte civile ribatte: «Ricordo Meredith ma sto anche pensando di andare avanti con la mia vita».
la stampa 14 giugno 2009
Amanda e il «non ricordo» sulla telefonata nella notte
l sindacato dei poliziotti: risponderà delle sue accuse
La ragazza chiamò la madre due ore prima che la polizia scoprisse l’omicidio: a Seattle erano le tre del mattino
PERUGIA — Amanda Knox ha telefonato a sua madre negli Stati Uniti il giorno del ritrovamento del cadavere di Meredith Kercher, il 2 novembre 2007: ma lo ha fatto due ore prima che la polizia scoprisse l’omicidio, quando a Seattle erano le tre del mattino. «È solita chiamare casa nel cuore della notte? », le ha chiesto il giudice. E lei: «Suppongo di aver chiamato perché ero andata in casa e avevo trovato la porta aperta, ma non ricordo questa telefonata».
Sia pure con molti «non ricordo», l’americana ha risposto, per cinque ore, alle domande del pubblico ministero Giuliano Mignini. Dopo le accuse di venerdì — «la confessione mi è stata suggerita da pm e polizia, gli agenti mi hanno colpito due volte, insultata e minacciata, sconsigliandomi di chiamare un avvocato» — la procura ha ipotizzato di trasmettere gli atti per valutare il reato di calunnia, e il sindacato di polizia Sap ha difeso i colleghi perugini: «Le dichiarazioni di Amanda non restino impunite».
E però Amanda Knox ha sostanzialmente ribadito quanto affermato nell’udienza di venerdì, ogni accusa. Aggiungendo anche dettagli: «L’agente che mi ha colpito aveva i capelli lunghi e castani». Ci sono stati momenti di tensione, in aula, tra gli avvocati difensori dell’americana — Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova — e i pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi. Amanda Knox ha giustificato alcuni sui comportamenti: «Perché facevo ginnastica in questura dopo la morte della mia amica? Ognuno affronta le tragedie a modo proprio ».
Alessandro Capponi
Corriere della Sera 14 giugno 2009
venerdì 3 aprile 2009
Meredith, processo a porte chiuse per le foto dell’autopsia
Raffaele ad Amanda:"Faremo hot sex"
Mez, testimonianza di un negoziante
Amanda Knox e Raffaele Sollecito, il giorno successivo al ritrovamento del corpo di Meredith, entrarono in un negozio di abbigliamento di Perugia dove la studentessa americana acquistò una maglia e un perizoma. "Quando Amanda mostrò il perizoma a Raffaele - ha raccontato in aula il titolare della boutique - sentii quest'ultimo pronunciare in inglese la frase 'hot sex', disse che a casa avrebbero fatto sesso caldo".
OMICIDIO MEREDITH: IL 18 APRILE SOPRALLUOGO A VIA DELLA PERGOLA
Perugia, 3 apr. - (Adnkronos) - Si svolgera' il 18 aprile un sopralluogo nel casolare di via della Pergola dove la notte tra l'1 e il 2 novembre del 2007 su uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher. Lo ha deciso la Corte d'Assise di Perugia nel corso dell'udienza odierna del processo che vede imputati per il delitto la studentessa americana Amanda Knox e il suo ex fidanzato Raffaele Sollecito.
La richiesta di effettuare un sopralluogo era inizialmente partita dalla difesa di Sollecito, poi anche le altre parti si erano associate all'istanza. Il sopralluogo nella casa in cui avvenne l'omicidio verra' effettuato sia dentro i locali che al di fuori dell'abitazione.
| MEREDITH: LEGALE FAMIGLIA, FU COSTRETTA A UN RAPPORTO. SOPRALLUOGO IL 18 |
(ASCA) - Perugia, 3 apr - Meredith Kercher, la giovane uccisa nel casolare di Via della Pergola a Perugia nella notte tra il 1 e 2 novembre 2007, avrebbe avuto un rapporto sessuale frettoloso, con costrizione e minacce; lo ha sostenuto il legale della famiglia Kercher, Francesco Maresca che aveva chiesto l'udienza di oggi a porte chiuse. Parlando con i giornalisti in relazione alle risposte date dal medico legale Luca Lalli ascoltato oggi dalla corte d'assise di Perugia (presidente Giancarlo Massei) il medico che ha eseguito l'autopsia, ha confermato la sua relazione consegnata da tempo ai Pm. Mignini e Comodi. Dopo aver ascoltato i vari testi, in chiusura, la Corte ha disposto un sopralluogo nel casolare di Via della Pergola; verra' effettuato il 18 aprile. La richiesta del sopralluogo era stata avanzata dai difensori dell'informatico di Giovinazzo, Raffaele Sollecito; secondo i legali 'e' utilissimo che i membri della Corte avessero una visione della casa dove e' stato commesso il delitto della studentessa inglese, cosi' la stanza dove venne ritrovato il corpo. Le parti non si sono opposte e quindi la corte ha preso tale desione. Domani sul banco dei testimoni siedera' Rudy Hermann Guede, l'ivoriano gia' condannato a trent'anni con rito il abbreviato per il delitto della ragazza inglese; per lo stesso reato, concorso in omicidio e violenza, sono imputati i due ex fidanzatini, appunto Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Intanto i suoi difensori di Rudy Guede, Biscotti e Gentile continuano a ricercare una ragazza bionda, straniera, che potrebbe fornire un alibi all'ivoriano. |
domenica 1 marzo 2009
Processo Perugia: Resoconto Udienza 28 febbraio
1 Marzo 2009
Ieri Raffaele Sollecito ha fatto una dichiarazione spontanea durante il processo per l'omicidio di Meredith Kercher. L'indagato se l'è presa prende con la polizia che gli avrebbe negato i diritti più basilari: "Non voglio fare accuse, ma ho sentito cose imprecise e vorrei fare alcune precisazioni chiarendo dei particolari".
"La notte tra il 5 e il 6 novembre sono stato per lungo tempo in Questura. Più volte ho chiesto e fatto presente alla polizia che volevo contattare mio padre. Volevo parlarci in qualsiasi modo, ma loro me lo hanno negato".
Sollecito ha anche spiegato che gli è stato negato di chiamare un avvocato. "Quando sono stato portato in carcere sono stato messo in una cella e non ho potuto parlare con nessuno fino a quando non sono comparso davanti al gip Matteini". E ancora, durante il primo interrogatorio: "Mi hanno tenuto di fatto a piedi nudi per tutta la notte fino al mattino successivo. Mi hanno lasciato scalzo senza spiegarmi il motivo...".
Sollecito, infine, ha detto di aver utilizzato cannabis solo quando aveva 18 anni per "fare un esperimento" e di averlo ripetuto saltuariamente negli anni successivi: "Mi sono reso conto dell'errore fatto all'epoca... Lascio a voi le conclusioni".
Accuse alla polizia da Amanda e Raffaele
PERUGIA - Lanciano accuse alla polizia Amanda Knox e Raffaele Sollecito nella loro dichiarazione spontanea avvenuta oggi durante il processo per l'uccisione della studentessa inglese Meredith Kercher. I due si riferiscono ai momenti vissuti subito dopo il loro fermo. "Sono stata trattata come una persona solo dopo avere fatto dichiarazioni - ha specificato la Knox". "Ho chiesto di chiamare mio padre e un avvocato - ha affermato Sollecito - ma non mi è stato permesso". (Agr)
Meredith/ Seattle si schiera con Amanda, "troppe bugie su di lei"
The Observer nella città di Knox: "non supervamp, ragazza dolce"
Roma, 1 mar. (Apcom) - Chi è Amanda Knox, imputata a Perugia nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher? Di certo, secondo i suoi concittadini, non la ragazzetta supersexy e cinica che emerge dai ritratti dei giornali italiani e di quelli inglesi. Il domenicale The Observer è andato a Seattle, città natale della americana che condivideva a Perugia l'appartamento con l'inglese Kercher, ritrovata in casa con la gola tagliata.
Il caso, suggerisce The Observer, riceve una attenzione mediatica straordinaria perché Amanda è molto carina (assai meno si parla del coimputato Raffaele Sollecito) e perché è diventata il simbolo dei giovani stranieri che in Italia col pretesto di studiare passano un anno di gioia fra feste, droga e sesso.
Capofila degli sforzi pro-Amanda a Seattle è Anne Bremner, ex procuratore distrettuale, secondo cui "cambiare la percezione che si ha di lei è come far virare una petroliera: un processo lento, lungo e laborioso".
Aiutato da Bremner, il gruppo "Friends of Amanda" ha messo assieme siti web, tenuto riunioni di finanziamento e contattato giornalisti per dare pubblicità alla sua verità sulla ragazza: una fanciulla dolce e un po' hippy precipitata in un incubo, accusata di un delitto che non solo non ha commesso ma per cui già è in carcere Rudy Guede, condannato a trent'anni. Tutto falso che la morte di Meredith sia stato il risultato di un'orgia con Guede, Sollecito e Knox. Tutto basato sulla confessione di Amanda che ha detto che era nella casa al momento della morte: confessione secondo loro (e lei) estorta dalla polizia.
"Vogliamo un processo giusto" dice Bremner; e con lei gli amici della famiglia borghese dove Amanda è cresciuta in un quartiere tranquillo. Così il website dei Friends of Amanda contiene foto, un kit per i media, le dichiarazioni del processo; ha avuto oltre 50mila contatti nelle ultime settimane. Inoltre il gruppo raccoglie finanziamenti per pagare le spese legali e le spese di viaggio alla famiglia, economicamente provatissima dalla vicenda. E ha attirato l'attenzione e il supporto di alcuni nomi di grido fra cui Paul Ciolino, un investigatore di Chicago, e Douglas Preston, autore di "The Monster of Florence", libro sul caso Pacciani.
Ciolino ha attaccato il procuratore Giuliano Mignini che perseguirebbe una "teoria della cospirazione vendicativa", tesi sostenuta sul West Seattle Herald in un articolo per cui Mignini ha minacciato querela. A seguire, un editoriale del Seattle Post-Intelligencer si è scagliato contro il procuratore italiano: "ha qualcosa da temere dalla stampa libera?"
L'articolo dell'Observer critica il tono dei media incentrato sul gossip e sulla figura di Amanda piuttosto che sulla vittima, Meredith Kercher della cui tragedia quasi non si parla più; ma critica anche le "eccentricità del sistema giudiziario italiano dove il processo si tiene solo due giorni a settimana e alla giuria è consentito andare a casa a leggere tutti i giornali che vogliono sull'omicidio".
Meredith/ Ispettore: "Amanda mi chiese carta e penna"
Sabato, 28 Febbraio 2009 - 12:32
"Amanda mi chiese carta e penna perché aveva intenzione di scrivere e mi disse:'voglio farti un regalo'". Ha ricordato cosi' oggi in aula, l'ispettorecapo, Rita Ficarra, in servizio presso la squadra mobile di Perugia, il momento in cui, la mattina del sei novembre 2007, dopo il fermo della Knox e le sue dichiarazioni che tirarono in ballo il musicista congolese Patrick Lumumba, la giovane studentessa di Seattle chiese di poter avere carta e penna per scrivere quello che e' poi stato definito il 'memoriale di Amanda'.
domenica 15 febbraio 2009
Perugia, Amanda: Non sono una maniaca
| Amanda Knox in tribunale ha chiesto di parlare per difendersi | |
Mezzogiorno e passa. Nell'aula del Tribunale per quasi quattro ore un'amica inglese di Meredith, Robin, l'aveva rappresentata come una ragazza dai facili costumi, sporcacciona perchè non puliva il bagno - e per questo Mez provava disagio nel rapporto con lei -, e quando la sera del 2 novembre si ritrovarono tutti in questura, lei rideva, scherzava con Raffaele, non piangeva. E poi raccontava d'aver visto il povero corpo di Mez nell'armadio, coperto da una coperta. E la storia del vibratore e dei preservativi lasciati in un beauty in bagno e gli uomini - sicuramente uno - che riceveva in casa. E Amanda che fumava. Amanda ascolta prendendo appunti. Poi, terminato l'interrogatorio di Robin, chiede al presidente della Corte d'assise, Gianfranco Massei, di poter parlare: Buongiorno - esordisce in un buon italiano - vorrei fare un breve chiarimento a proposito del mio beauty, che deve essere ancora in quel bagno. Quel vibratore esiste, è uno scherzo, un regalo di una mia amica quando sono partita per l'Italia, per Perugia.
Gesticola, Amanda. Alza la mano sinistra. Allarga il pollice e fissa la lunghezza dell'oggetto con l'indice: Era un coniglietto rosso di queste dimensioni. Il presidente Massei fa mettere a verbale: Di circa dieci, quindici centimetri. Brusio degli avvocati difensori di Amanda e Raffaele. La studentessa di Seattle aggiunge: Volevo anche dire che ho fiducia che la verità verrà fuori e tutto si sistemerà. Okay. E' il giorno di Amanda, che prova a difendersi in aula, che parla una manciata di secondi per dire che lei con quell'Amanda rappresentata dall'accusa non c'entra nulla. Perversa? No. L'oggetto delle sue morbosità sessuali, il vibratore, è solo un gadget, uno scherzo di una amica. Lei è innocente e il processo lo dimostrerà.
Raffaele Sollecito sospira. Non si guardano i due che pure sono a pochi metri di distanza l'uno dall'altra. Raffaele è come se fosse depresso, borbotta che per San Valentino vorrebbe scrivere una lettera alla sua Amanda. E' come se per lui il tempo si fosse fermato a quella notte di Halloween o a poche ore dopo. A quei giorni, insomma, in cui sboccia l'amore. La terza udienza del processo per l'omicidio di Meredith Kercher il corale e concordante racconto delle amiche inglesi di Mez. Parlano dei dubbi, dei sospetti che iniziano a prendere corpo a poche ore dalla scoperta del corpo di Mez, quando tutti, amiche e coinquilini di via della Pergola 7, si ritrovano in questura.
Quell'Amanda che non piange (Amy dice che era partita, come dire fuori di testa), fa a pugni con la fragilità e purezza di Meredith che, raccontano le sue amiche, era fortemente preoccupata perchè gli inquilini del piano di sotto le avevano chiesto di innaffiare le piantine di marijuana. E poi, raccontano le testimoni ingelesi, lei che rivela di aver visto il corpo di Mez nell'armadio, salvo poi aggiungere che l'aveva saputo dalla coinquilina Filomena. Le amiche inglesi erano arrivate in Tribunale sotto i fiocchi di neve, strette l'una all'altra, protette dagli angeli custodi in borghese. Mano nella mano, occhi bassi, i genitori le guardano entrare e poi si sistemano nella zona riservata al pubblico e ai giornalisti.
Nei giorni dell'inchiesta, delle testimonianze, della ricostruzione del contesto, i loro racconti rappresentavano un pilastro dell'accusa. Quasi il movente della furia omicida di Amanda (con Raffaele e Rudy in posizione subalterna), perchè le due si odiavano, litigavano. Ma ieri, quel rancore si è trasformato in disagio tra due ragazze diverse tra loro. E in aula ci sono stati anche momenti di commozione. Come quando Sophie ha ricordato quell'ultimo viaggio di Mez verso la morte, dopo aver lasciato la casa delle amiche dove avevano cenato vedendo un film. Una commozione diventata pianto quando il pm Giuliano Mignini le ha mostrato la foto del giubbetto che indossava l'amica inglese.
La Stampa 14 febbraio 2009
domenica 8 febbraio 2009
Processo Perugia: Udienza 7 febbraio
Meredith; Testimone: "Quel coltello non apparteneva alla casa"
Meredith; Testimone: "Quel coltello non apparteneva alla casa" L'arma del delitto al centro della terza udienza del processoPerugia, 7 feb. (Apcom) - Meredith Kercher, una ragazza normale. E' questo il quadro che è emerso nella terza giornata del processo sulla morte della ragazza inglese, per il quale Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono sul banco degli imputati. Filomena Romanelli, testimone dell'accusa e coinquilina di Amanda e Metz, ne fa il ritratto di una ragazza tranquilla, che non portava uomini a casa la notte, che non voleva legami perchè voleva studiare. Punto e basta. Al massimo c'era qualche discussione sui turni di pulizia di casa. Ma si sa, a vent'anni i buoni propositi non sono facili da portare avanti: Metz si fidanzò con un ragazzo marchigiano e di tanto in tanto non disdegnava qualche festa dove alcool e droga non mancavano. La Romanelli parla al Pm Mignini anche del rapporto tra Amanda e Meredith: "Avevano interessi comuni quando erano da poco arrivate a Perugia. poi però li hanno coltivati in maniera individuale". Nessuna lite, nessuna scenata tra le due. Ma la testimonianza di Romanelli diventa fondamentale quando il Pm le mostra la fotografia del coltello indicato come arma del delitto: "Questo oggetto fa parte delle posate della casa di via della Pergola?". La ragazza ha risposto con un netto no. Non aveva mai visto quel coltello che è stato sequestrato nell'abitazione di Sollecito. Il Pm Mignini, per avvalorare la tesi dell'accusa, chiede ancora al testimone se fosse a conoscenza se Meredith avesse mai frequentato, per una cena o un pranzo, la casa di Sollecito. "Da quello che so no": ha detto Romanelli. Quindi nessuna contaminazione casuale dell'arma. La Romanelli spiega che il 2 novembre del 2007 fu avvertita da Amanda in una telefonata effettuata in lingua straniera. "Mi disse che qualcosa non andava a casa. E che non sapeva che fine avesse fatto Metz". Poi un 'filo di giallo' tra i due testimoni presenti prima della scoperta del cadavere e un dirigente della Polizia. Quest'ultimo dice di non essere entrato nella stanza. Gli altri due sono convinti del contrario.
Cep Il giornale di Vicenza 7 febbraio 2009
| 2009-02-07 21:32 |
| MEREDITH: AMANDA DISSE 'C'E' QUALCOSA DI STRANO' |
| di Claudio Sebastiani PERUGIA - Poche parole in inglese, ''there is something strange'', c'e' qualcosa di strano, dette al telefono da Amanda Knox e riferite alla casa di via della Pergola, misero in allarme la sua coinquilina Filomena Romanelli. Il pensiero corse subito a Meredith Kercher, giovane inglese giunta in Italia ''solo per studiare'' e che abitava con loro, trovata morta poco dopo in camera sua. Era il 2 novembre del 2007 e quella mattinata e' stata ricostruita oggi dalla Romanelli nel processo alla Knox e a Raffaele Sollecito, accusati del delitto. La giovane praticante legale ha deposto per quasi quattro ore. Ha spiegato che Meredith e Amanda all'inizio avevano ''interessi in comune'', poi pero' ''coltivati singolarmente''. Ha parlato della convivenza come di un normale ''menage familiare'' segnato talora da momenti di ''conflitto'' per i turni delle pulizie che ''qualche volta Amanda non rispetto'''. Secondo la Romanelli, Mez ''non aveva mai portato estranei in casa a parte due amiche inglesi'', mentre la Knox qualche volta lo fece. ''Meredith - ha riferito la giovane alla Corte - disse che non voleva legarsi ad alcuno ed era venuta qui solo per studiare. Non faceva tardi la sera e andava ogni giorno all'universita'. Era corteggiata da Giacomo Silenzi, un ragazzo (che abitava nell'appartamento sottostante - ndr) molto dolce''. Del giorno in cui venne trovato il corpo, la Romanelli ha detto di essere stata avvisata verso le 12.15, da Amanda, ''che c'era qualcosa di strano in casa' ''Al telefono - ha proseguito - mi spiego' di aver trovato la porta aperta e di aver notato alcune macchie di sangue. 'Vado da Raffaele e lo faccio venire' aggiunse. 'Ma Meredith dov'e'?' le chiesi e lei rispose 'non lo so'''. Fu a quel punto che la giovane italiana provo' a chiamare Mez sui telefoni, senza pero' ottenere risposta. Ha spiegato di essersi ''turbata'' ma di non avere pensato a qualcosa di grave fino al momento in cui apprese che la giovane non aveva con se' i cellulari (''da quello inglese non si separava mai'' ha sottolineato). Ha ricostruito il momento in cui venne trovato il corpo (spiegando tra l'altro che subito dopo riusci' a riprendere in camera sua il pc portatile poi sequestrato) e i giorni successivi, nei quali Amanda le chiese ''quando torniamo a vivere insieme?''. La Romanelli ha ribadito che Meredith non teneva mai chiusa a chiave la porta della camera. Ha parlato di quando, alla fine di ottobre, la giovane disse, con Amanda in casa, che aveva i soldi per pagare l'affitto. Ha poi escluso che il coltello sequestrato in casa di Sollecito con le tracce di Dna dell'americana e della vittima appartenesse al corredo di via della Pergola cosi' come di avere saputo che Meredith si era recata a pranzo dal giovane pugliese. L'udienza di oggi e' stata segnata anche dal confronto tra due giovani amici della Romanelli e l'ispettore della polizia postale intervenuto sul presunto ingresso di quest'ultimo nella camera dove era il corpo. Ciascuno e' rimasto sulle sue posizioni. Il poliziotto ha ribadito di non essere mai entrato, mentre i due giovani hanno confermato di averlo visto in quella stanza o di avere appreso da lui dell'ingresso. Amanda e Raffaele - che dal carcere sembra si siano scambiati qualche lettera per tenersi in contatto - hanno assistito in silenzio. Con papa' Curt Knox ancora presente, ''certo che la figlia avra' un giusto processo''. E venerdi' si torna in aula per ascoltare le amiche inglesi di Meredith |
MEREDITH: PADRE DI AMANDA, AVRA' UN PROCESSO GIUSTO
(AGI) - Perugia, 7 feb. - "Amanda avra' un processo giusto". Ad affermarlo il padre della giovane americana, Curt Knox, presente anche oggi in aula per assistere all'udienza davanti alla corte d'assise di Perugia per l'omicidio di Meredith Kercher. L'uomo ha detto di sperare che "la giuria si focalizzi su quello che dicono i testimoni in aula e non si lasci influenzare da quello che leggono sui giornali o guardano alla tv". Curt Knox, che si e' mostrato visibilmente commosso parlando con la figlia e che prima di lasciare l'aula ha abbracciato lungamente, ha detto che i media hanno "descritto in maniera totalmente sbagliata e diversa il carattere di Amanda rispetto alla realta'". Alla domanda di un giornalista su come si sentisse, l'uomo, con le lacrime agli occhi, ha risposto: "Pensate se ci fosse vostro figlio li'".
sabato 7 febbraio 2009
Processo Perugia, Sollecito:"Io la conoscevo appena"
Meredith, Sollecito: sono innocente, la conoscevo appena
Al processo per la morte della studentessa britannica Meredith Kercher, Raffaele Sollecito, uno degli imputati, ha detto oggi di essere innocente, di essere in carcere senza conoscerne il motivo e di essere vittima di un errore giudiziario.
"Volevo semplicemente dire di trovarmi in carcere da un anno e tre mesi senza sapere il perché, di essere assolutamente estraneo ai fatti, di non essere in grado di esercitare violenza nei confronti di nessuno -- e chi mi conosce lo sa --, di non averlo mai fatto in passato e di non conoscere Rudy (Guede)", ha detto Sollecito dopo aver preso la parola davanti ai giudici della Corte d'Assise di Perugia.
L'ex studente, imputato con la statunitense Amanda Knox per la morte di Meredith, ha raccontato anche che la sua relazione con Amanda era iniziata soltanto il 25 ottobre, cioè qualche giorno prima della morte di Meredith.
"Quanto a Meredith, la conoscevo appena come coinquilina di Amanda", ha puntualizzato Raffaele aggiungendo di considerarsi "vittima di un errore giudiziario".
AGENTI CONTRADDETTI DA UN TESTIMONE
Nel pomeriggio, Sollecito è tornato a parlare in aula, per affermare di aver chiamato lui stesso i carabinieri, prima che nella casa arrivasse la polizia postale, in cerca del proprietario dei due cellulari trovati in un vicino giardino, che che appartenevano a Meredith.
"Sono stato io a chiamare i carabinieri prima che in casa giungesse la polizia postale. Sono stato io a chiedere loro di entrare in casa", ha detto il giovane. "Sì, è vero, io ero sempre vicino ad Amanda, anche quando eravamo in questura. Lei aveva freddo e io le ho dato il mio giubbotto. Sono stato io per primo a dare un calcio alla porta di Mez perché era chiusa a chiave. Appena siamo arrivati con Amanda non avevamo subito l'impressione che fosse entrato qualcuno perché il computer e la macchina fotografica erano lì, e se si trattava di un ladro li avrebbero portati via".
In precedenza, le dichiarazioni dei due agenti della polizia postale entrati nella casa delle studentesse anglosassoni erano state in parte smentite dal testimone Luca Altieri, colui che ha materialmente aperto la porta della stanza di Meredith, davanti alle forze dell'ordine, permettendo la scoperta del corpo.
Uno degli agenti ha dichiarato di non essere entrato nella stanza della ragazza uccisa, ma Altieri sostiene di averlo visto entrare nella camera e abbassarsi per sollevare il piumone che copriva il cadavere.
L'altro agente ha detto di non avere con sé i due cellulari trovati in precedenza, ma secondo lo stesso Altieri i telefoni furono portati nell'appartamento proprio dai due agenti, che ne stavano cercando il proprietario.
AMANDA E RAFFAELE SERENI
Oltre a Sollecito, che indossava un maglione bianco, in aula c'era anche Knox, vestita di verde: i due sono parsi sereni e hanno sorriso a chi era vicino a loro.
L'udienza di oggi verteva anche sulla ricostruzione dei fatti e sul resto dell'indagine avviata per fare luce sulla morte di Meredith, uccisa a Perugia nel novembre 2007.
Il processo ha avuto una "anticipazione" nell'ottobre scorso, quando il terzo accusato dell'omicidio, il nigeriano Rudy Guede, era stato condannato a 30 anni per omicidio e violenza sessuale, dopo aver chiesto di essere giudicato col rito abbreviato.
Il gup aveva anche stabilito il risarcimento da parte di Guede di due milioni di euro ciascuno ai genitori della vittima e di un milione e mezzo per i tre fratelli.
Knox e Sollecito, studenti e fidanzati all'epoca della morte di Meredith, devono rispondere di omicidio, violenza sessuale, simulazione di reato, furto. Knox verrà processata anche per avere calunniato Patrick Lumumba, un congolese arrestato subito dopo l'omicidio e poi rilasciato, quando gli investigatori hanno appurato che era estraneo ai fatti.
A ottobre, nel corso dell'udienza preliminare, Knox e Sollecito hanno ribadito di essere innocenti. La giovane americana ha anche detto di aver subito pressioni dalla polizia per confessare. Guede ha invece riversato tutta la responsabilità sugli altri due imputati.