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martedì 8 dicembre 2009

AMANDA KNOX. I GENITORI LA INCONTRANO IN CARCERE


Dopo il caso diplomatico degli ultimi giorni riguardo la condanna di Amanda Knox a 26 anni di reclusione per l'omicidio di Meredith Kercher, il portavoce del Dipartimento di Stato Usa Ian Kelly ha definito "giusto, aperto e trasparente" il sistema giudiziario italiano. Infatti durante la conferenza stampa di ieri, una giornalista della Fox aveva giudicato il sistema giudiziario italiano sommario tanto da paragonarlo a quello iraniano. La giornalista aveva anche ironizzato sul fatto che i giudici in aula indossino la fascia tricolore, quasi paventando una sorta di monarchia: ignorava forse che in ogni democrazia i giudici indossano la fascia della propria patria.
L'ex-segretario di stato Madeleine Albright ha affermato di non credere che la sentenza di Perugia sia stata dettata da sentimenti anti-americani: "nulla indica che non siano state seguite le regole penali in vigore".

Intanto Amanda ha chiesto di lavorare nella lavanderia del carcere di Perugia e di continuare a studiare a distanza la facoltà di lingue all'Universita' di Washington. Ai genitori che oggi sono andati ad incontrarla ha riferito : "Non voglio perdere la mia vita".

venerdì 4 dicembre 2009

ASILO CIP E CIOP: I VIDEO E LA FURIA DEI GENITORI


Asilo-lager, monta la rabbia:"Giustizia o ci pensiamo noi"


Pistoia, mostrati i video dei maltrattamenti. Mamme e papà infuriati: botte. E ancora: "Immagini schifose, i piccoli fatti mangiare a forza e poi pestati"|


PISTOIA, 4 dicembre 2009 - "NON CI POSSO ancora credere. Ceffoni, violenze di ogni genere. Strattonavano mio figlio, che ha dieci mesi appena, per il braccino, e lo portavano via dal seggiolone per rinchiuderlo in una stanza tutto da solo. Lui sorrideva e la maestra giù a tirar botte». L’orrore i genitori l’hanno visto comparire nel pomeriggio di ieri su un piccolo schermo in una stanza della Procura, quando i magistrati hanno mostrato loro le immagini riprese con una telecamera nascosta. Fotogramma per fotogramma, si sono ingoiati tutta la violenza dell’asilo nido «Cip e Ciop» di Pistoia, dove mercoledì sono state arrestate la titolare, Laura Scuderi, 41 anni, e un’operatrice, Elena Pesce, 28, con l’accusa di maltrattamenti.

I PRIMI a salire gli scalini della Procura sono stati due genitori poco più che ventenni. La mamma con in braccio il figlio, che dispensa sorrisi dolci, mentre cerca di toccare microfoni e telecamere puntate sugli adulti. Un’attesa di un’ora, e all’uscita soltanto il padre trova la forza di raccontare la follia di un asilo che fino al giorno della chiusura forzata ha ospitato una trentina di bimbi dai cinque mesi ai quattro anni.


«Ho visto delle immagini schifose — dice rabbioso con le lacrime agli occhi —. Non erano sculaccioni, erano schiaffi forti, e alla testa. La maestra glieli dava per farlo mangiare, poi usciva dalla stanza, rientrava e lo strattonava per un braccio. Il mio bambino era seduto sul seggiolone, tranquillo. Sorrideva. Quella l’ha preso a ceffoni solo perché non voleva mangiare, poi l’ha messo in una stanza da solo». I due genitori hanno iscritto il loro bambino all’asilo tre mesi fa. «E per fortuna che è stato malato per venti giorni: si è risparmiato tante botte», arriva a dire ancora il padre, mentre il suo pensiero torna ai primi sospetti lasciati cadere nel vuoto. «Abbiamo cominciato a pensare ci fosse qualcosa che non andava poco per volta — spiega —. Vedevamo nostro figlio scosso, poi ha cominciato a tirarsi le botte in testa da solo. All’inizio pensavamo gli stessero spuntando i dentini. E invece...». E si dispera mentre la moglie si allontana dalla procura a passo svelto, e il figlio sempre più stretto a sé.

FORSE il racconto rappresenta soltanto una parte degli orrori che accadevano al nido. Gli inquirenti hanno parlato di bimbi piccolissimi costretti a ingurgitare il cibo con il bavaglio schiacciato sulla faccia, con tutti gli altri piccoli costretti a guardare. Altri venivano rinchiusi al buio nel bagno o fuori dalla porta al freddo. «Questa gente la deve pagare — continua concitato il padre —. Meglio per loro che le tengano in galera, perché se le prendo io... E non venitemi a parlare di legge. Qualsiasi babbo direbbe le stesse cose che ho detto io se avesse visto quelle immagini. Nessuna legge può vietarmi di vendicarmi. A me che lo amo più della mia vita».

«ABBIAMO detto alla polizia: o fate giustizia voi o ce la facciamo da soli, perchè quelle due non devono più poter camminare con le loro gambe», dice all’uscita dalla Procura la seconda coppia di genitori. «Le immagini sono nitidissime — raccontano —: abbiamo visto la titolare prendere mia figlia di 14 mesi per i capelli, con una violenza tale da sollevare perfino il seggiolone. Poi, tenendole la testa all’indietro, l’ha ingozzata di cibo e le ha premuto il bavaglino sul viso per non farla sputare. Quella non è una donna, è una bestia. E alle mamme che pensano che la polizia abbia sbagliato ad arrestare le due maestre, dico di guardare quelle immagini. Era un lager, non un asilo».

di SIMONE TRINCI

quotidiano.net 3 dicembre 2009

sabato 15 agosto 2009

I DELITTI D'AGOSTO, DA VIA POMA A LLORET DE MAR


ROMA (ANSA) - Le cronache estive si tingono ogni anno di giallo. Da via Poma nel 1990 a Garlasco nel 2007 fino alla vicenda della ragazza di Padova uccisa l' anno scorso in Spagna da un giovane che aveva conosciuto in discoteca, i mesi più caldi hanno fatto da cornice a omicidi che, in anni diversi, hanno catalizzato l'attenzione degli italiani.

Risolti o rimasti senza un colpevole, i delitti estivi hanno impegnato a lungo gli investigatori in indagini complesse e controverse, trasformandosi in veri e propri rompicapo che hanno lasciato ombre e misteri su colpevoli e moventi, spesso di tipo passionale. Il caso più famoso è l' assassinio di Simonetta Cesaroni, l' impiegata dell' associazione degli ostelli della gioventù massacrata con 30 coltellate nell' ufficio di via Poma, a Roma, il 7 agosto di 19 anni fa. Le indagini su quell' omicidio - che avevano coinvolto personaggi poi usciti di scena, come il portiere Pietrino Vanacore e il giovane Federico Valle, nipote di un anziano architetto che abitava nel palazzo - non si sono mai fermate: proprio due mesi mesi fa il Gup ha fissato per il 24 settembre prossimo l' udienza per esaminare la richiesta della procura della capitale di rinviare a giudizio Raniero Busco, ex fidanzato della ragazza. Busco, che oggi ha 44 anni, é accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà ma si è sempre proclamato innocente. Gli inquirenti hanno puntato i riflettori su di lui grazie ai progressi delle tecniche investigative, come i test per il Dna. Stando agli accertamenti, inoltre, il segno di un morso trovato sul seno sinistro di Simonetta e lasciato, secondo gli esperti, al momento dell' omicidio, è compatibile con l' arcata dentale di Busco.

LUGLIO 2008 - Federica Squarise, 23enne di Padova, scompare la notte dell'1 luglio a Lloret de Mar, sulla costa Brava dove era in vacanza. Viene trovata morta una settimana dopo. Per il suo omicidio è sotto processo in Spagna Victor Diaz Silva, l'uruguayano 30enne, reo confesso, che soffocò la ragazza - conosciuta ad una festa - perché non voleva avere un rapporto sessuale con lui.

AGOSTO 2007 - L'omicidio di Chiara Poggi macchia il Ferragosto di due anni fa. La mattina del 13 agosto il fidanzato della vittima Alberto Stasi la trova riversa a terra nella villetta di Garlasco (Pavia): l'assassino le ha sfondato il cranio. Già dopo una settimana, il 24enne studente della Bocconi viene iscritto nel registro degli indagati. Indizi e dubbi continuano a dividere innocentisti e colpevolisti. Dalle scarpe immacolate indossate da Alberto quando ha scoperto il cadavere, alle macchie sui pedali della sua bici. Ad aprile scorso, al termine della camera di consiglio del processo con rito abbreviato in cui è imputato Stasi, il gup invece di emettere una sentenza ha riaperto le indagini e disposto nuovi accertamenti. A 24 mesi di distanza la morte di Chiara resta un delitto irrisolto.

AGOSTO 2006 - Una relazione finita male è la causa della morte del noto pittore Aldo Bresciani. Il 20 agosto viene trovato senza vita, nudo e avvolto in un lenzuolo nel suo attico di Brescia. Ad ucciderlo Hamine Safie, un 25enne maghrebino con cui il pittore 72enne da qualche tempo aveva una relazione che il ragazzo aveva deciso di troncare.

AGOSTO 2005 - Durarono venti giorni le ricerche dei due anziani coniugi Donegani, trovati poi morti nei boschi del bresciano, fatti a pezzi e rinchiusi in sacchi neri per spazzatura. A denunciarne la scomparsa era stato il nipote, Guglielmo Gatti, condannato all'ergastolo nel giugno del 2008. Secondo i giudici avrebbe agito perché, caduto in uno stato depressivo dopo la perdita dei genitori, non sopportava la serenità in cui vivevano gli zii.

AGOSTO 2004 - Il ritrovamento del cadavere di una turista tedesca nel Tevere apre il giallo di Roma. In un primo momento viene accusato dell'omicidio Nabil Benyahya. Durante le indagini il marocchino viene anche accusato dello stupro un'altra ragazza romana. Dopo una breve evasione dagli arresti domiciliari, nel 2007 Benyahya è infine stato condannato per aver causato indirettamente la morte della donna annegata nel Tevere, che aveva fatto bere e fumare hascisc prima di abusare di lei in una baracca in riva al fiume.
14 AGOSTO 2009

domenica 7 giugno 2009

"Correte, c'è un ladro in casa" Ma era l'amante della moglie


IL DOCENTE UNIVERSITARIO SI E' SCUSATO CON GLI AGENTI

Immaginatevi la sorpresa di un illustre docente universitario quando ha scoperto che l'ombra vista nel corridoio di casa non era l'albanese di turno ma un uomo seminudo proveniente dal letto della sua consorte, che tentava disperatamente di nascondersi. E' accaduto a Pavia e tutta la città ne parla

Polizia (foto Germogli) Pavia, 7 giugno 2009 - Ladro? Magari. Immaginatevi la sorpresa di un illustre docente dell'università di Pavia quando ha scoperto che l'ombra vista nel corridoio di casa non era l'albanese di turno ma un uomo seminuido proveniente dal letto della sua consorte, che tentava disperatamente di nascondersi.

Una storia che ha messo in subbuglio l’universita’ di Pavia, una delle piu’ antiche e prestigiose d’Italia, perche’ i protagonisti sono due docenti e un assistente dell’ateneo. In citta’ e nell’ambiente accademico e’ cominciata la caccia ai nomi.

I fatti. Sono le 8 del mattino di alcuni giorni fa quando il docente esce da casa, per recarsi all’Universita’. La moglie, pure lei docente, resta a letto. Il professor si incammina verso l’ateneo ma dopo qualche centinaio di metri si accorge di aver dimenticato qualcosa a casa, pare le chiavi della sua scrivania. Così almeno ha raccontato lui, ma chissà, puo' darsi che qualche soetto lo avesse. Non e’ neppure passata mezz’ora e, convinto che la moglie stia ancora dormendo, rientra silenziosamente. Nel buio vede un’ombra nel corridoio.
La sagoma cerca una via di fuga, ma l’accesso verso la porta di casa e’ sbarrato dal docente. Allora si infila in una stanza e si chiude a chiave.


Con il cellulare in mano digitando il 113, il professore corre preoccupato in camera da letto, ma la moglie sembra tranquillamente addormentata. La volante nel frattempo e’ arrivata. I poliziotti salgono in casa, intimano all’intruso di uscire dalla stanza in cui si e’ rifugiato. Ed ecco la sorpresa: il ladro e’ un assistente che il docente conosce bene. Pare anche sia seminudo e questo particolare non lascia piu’ dubbi. Si e’ alzata anche la donna, l’atmosfera e’ talmente turbata, i volti cosi’ pallidi che nessuno sa dove guardare. ‘’Vi prego di scusarmi’’, dice il docente ai poliziotti. Gli agenti fanno il loro lavoro, prendono le generalita’ di tutti ed escono. Nella relazione accennano semplicemente ad un equivoco. Di cui ormai parla tutta la città.

il giorno milano 7 giugno 2009

VIAGGI

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