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sabato 6 marzo 2010

MEREDITH:GUEDE SCAGIONA AMANDA E RAFFAELE

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LA CONFIDENZA RACCOLTA IN CARCERE DA ALESSI, L'OMICIDA DI TOMMASO ONOFRI
Delitto di Perugia, Guede scagiona Amanda e Raffaele: «Non c'entrano»
A colpire Meredith sarebbe stato invece un uomo non ancora identificato che era nella casa con lui

PERUGIA - Una confidenza di Rudy Guede raccolta da Mario Alessi potrebbe contribuire a scagionare Raffaele Sollecito e Amanda Knox dall'accusa di avere ucciso Meredith Kercher. Ne è convinta la difesa del giovane pugliese che ha acquisito la deposizione del muratore siciliano condannato all'ergastolo per l'omicidio di Tommaso Onofri nell'ambito delle proprie indagini difensive. Guede infatti ha riferito ad Alessi - secondo la versione di quest'ultimo - che la notte in cui venne uccisa Mez, i due ex fidanzati non erano nella casa di via della Pergola.

A COLPIRE UN UOMO NON ANCORA IDENTIFICATO - A colpire mortalmente alla gola la giovane inglese con un coltello sarebbe stato invece un uomo non ancora identificato che era lì con lui. La deposizione di Alessi è stata verbalizzata e videoregistrata dai difensori di Sollecito, gli avvocati Luca Maori e Giulia Bongiorno che hanno depositato alla procura di Perugia il nuovo materiale. Guede e Alessi sono entrambi rinchiusi nel carcere di Viterbo. Nella sezione riservata a chi è accusato di reati a sfondo sessuale dove il muratore, in base alla sua versione, ha raccolto le confidenza dell'ivoriano (già condannato in appello a 16 anni di reclusione per il concorso nell'omicidio Kercher). In particolare Guede ha confermato (come fatto fin da subito dopo essere stato coinvolto nell'indagine) la sua presenza nella casa del delitto (al quale si è però sempre detto estraneo), sostenendo di non avere mai conosciuto Sollecito e di avere incontrato solo occasionalmente la Knox. L'ivoriano, sempre secondo Alessi, avrebbe inoltre riferito che ad uccidere la Kercher fu un altro uomo presente nella casa dopo che Mez aveva rifiutato di partecipare a un festino a sfondo sessuale. Rudy e il suo amico - è emerso ancora dalla deposizione del muratore - si sarebbero poi allontanati insieme recandosi in discoteca.


I COMMENTI - Il padre di Raffaele Sollecito, Francesco, si è invece limitato a sottolineare che la deposizione di Alessi «non è stata in alcun modo cercata» dalla difesa del figlio. «Pensavamo che si era alla frutta e invece sono ancora alle mozzarelle di bufala per rincorrere una incredibile gara tra detenuti disperati sollecitati da ignoti a chi spara la minchiata più grossa per compiacere i due imputati» la replica dei difensori di Guede, gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile.


corriere della sera 05 marzo 2010

domenica 6 dicembre 2009

MEREDITH, SOLLECITO IN CELLA CON UN PEDOFILO. AMANDA, "PERCHE' NON MI CREDONO"

LA SENATRICE CANTWELL: L'ANTIAMERICANISMO HA INQUINATO IL PROCESSO
Amanda e Raffaele guardati a vista
Gli Usa contro la giustizia italiana
La notte in carcere. Lei: «Alla fine vincerò»: Lui: «Perché sono ancora qui?»


(Ansa)
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI PERUGIA — Amanda Knox non ha dormito, neanche un minuto: dopo la condanna a ventisei anni, ha passato la notte a piangere. Le compagne di cella l'hanno accolta con una tazza di latte, ma non è servito a calmarla. La direzione del carcere l'ha fatta sorvegliare, c'era paura che si suicidasse. Al mattino ha incontrato i suoi avvocati: «Lottate per me, per dimostrare la mia innocenza. Alla fine vinceremo noi, non è vero? Ma perché nessuno mi crede? Sono ferita nel cuore e nell'anima, ma so una cosa con certezza, ve la prometto: io non muoio». Raffaele Sollecito, invece, quando ha visto il suo avvocato Luca Maori gli ha chiesto: «Ma dove sono? Perché mi trovo ancora qui?». Completamente sotto choc, spiega il legale, sembra abbia perso contatto con la realtà. «Facciamo un appello alla direzione delle carceri, al Dap — dice il legale —, perché non lo trasferisca. Intanto chiediamo di rafforzare il supporto psicologico e nei prossimi giorni lo faremo visitare, valuteremo se le sue condizioni sono compatibili con il carcere». La condanna per omicidio ha lasciato il segno.

USA CONTRO GIUSTIZIA ITALIANA - Anche in America: le tv hanno dato il verdetto in diretta, scatenato critiche al nostro sistema giudiziario. La senatrice Maria Cantwell, per esempio, sostiene di avere «seri interrogativi sul funzionamento del sistema giudiziario italiano» e sul fatto che «l'antiamericanismo possa avere inquinato il processo». Severi sia i giornali, sia gli avvocati statunitensi che hanno definito «oltraggioso il verdetto». L'attacco della Cantwell è totale: «Non esistevano prove sufficienti per spingere una giuria imparziale a concludere oltre ogni ragionevole dubbio che Amanda fosse colpevole. Il processo ha messo in evidenza una serie di difetti nel sistema di giustizia italiano, compresi il trattamento aggressivo dei poliziotti nei confronti di Amanda, il fatto che la giuria non sia stata tenuta in isolamento — consentendo così ai giurati di leggere gli articoli spesso scandalistici sulla vicenda — e la negligenza mostrata dagli inquirenti nella raccolta delle prove». Sostiene di averne parlato sia con l'ambasciata in Italia sia con il segretario di Stato Hillary Clinton. Non è stata l'unica, in America, a schierarsi apertamente contro la sentenza. I media hanno criticato «il mancato isolamento della giuria», e più di un aspetto dell'impianto accusatorio. Diversi esperti legali statunitensi hanno giudicato «scandaloso» il verdetto.

AMANDA E RAFFAELE SOTTO CHOC - Ma le polemiche arrivate dagli Usa non riescono a portare serenità ad Amanda Knox. Anche lei, così come Raffaele, è parsa sotto choc durante l'incontro coi suoi avvocati. «Non ricordo quasi niente di ieri sera, chi ho abbracciato al momento della sentenza?». Luciano Ghirga le sorride: «Hai stretto me, non ricordi?». Lei cambia discorso: «Io non vi ho mai preso in giro, sono innocente. Ma perché non mi credono? Perché mi hanno condannato? Con quali prove?». Prima della sentenza Raffaele le ha fatto arrivare un messaggio d'affetto. Lei però non ha voglia di parlarne: «Gli voglio bene anch'io, ma oggi sono troppo delusa». Alla stessa ora, a metà mattina, Raffaele Sollecito confessa al suo legale un dettaglio: «Ho capito di essere stato condannato solo quando sono tornato in carcere. L'ho scoperto dalla televisione». Lui è in cella con un anziano condannato per pedofilia. Il padre Francesco dice che non lo abbandonerà «mai». Per i genitori di Meredith Kercher, nessun trionfo: «Giustizia è fatta ma non possiamo dirci felici. Ci sono due ragazzi in carcere e nessuno ci ridarà la nostra Mez». Una posizione ribadita, in conferenza stampa, anche dal fratello Lyle: «È una sofferenza non soltanto per noi e per le persone che conoscevano Meredith. A vivere una profonda sofferenza oggi sono anche i due ragazzi che hanno ricevuto la sentenza di condanna per un lungo periodo di detenzione». «Mez ci manca tanto, anche se è sempre con noi», ha aggiunto la sorella Stephanie. La procura di Perugia, intanto, ha annunciato che non ricorrerà in appello: per il pm Manuela Comodi, la sentenza di venerdì è «un dispositivo già equilibrato».

Al. Cap.
corriere della sera 06 dicembre 2009

sabato 5 dicembre 2009

MEREDITH, SENTENZA: 26 ANNI PER AMANDA E 25 PER RAFFAELE


Non hanno avuto dubbi i giudici. E' arrivata adesso la sentenza che condanna Amanda e Raffaele, per l'omicidio di Meredith Kercher.

La pubblica accusa aveva chiesto per entrambi l'ergastolo


IL MESSAGGERO 5 DICEMBRE 2009

PERUGIA (5 dicembre) - Dopo quasi 14 ore di camera di consiglio - la Corte di Assise di Perugia, due giudici togati e sei popolari, si era infatti ritirata alle 10,40 - Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati ritenuti colpevoli dell'omicidio di Meredith Kercher. La Knox è stata condannata a 26 anni di reclusione, Sollecito a 25 anni.

L'accusa aveva chiesto l'ergastolo con isolamento diurno sia per Amanda Knox che per Raffaele Sollecito. Meredith Kercher era stata uccisa a Perugia nella notte tra il primo e il 2 novembre del 2007.

martedì 1 dicembre 2009

Meredith, difesa Sollecito:"Amanda è l'Amelie di Seattle"

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Una dei due legali di Raffaele Sollecito, il giovane accusato con l'ex fidanzata americana Amanda Knox dell'omicidio a Perugia della studentessa britannica Meredith Kercher, ha parlato oggi per circa 8 ore per smontare le accuse contro il suo cliente e ha descritto Amanda come "l'Amelie di Seattle". Continua a leggere questa notizia

L'avvocata e parlamentare di centrodestra Giulia Bongiorno - che è anche presidente della Commissione Giustizia della Camera - ha descritto nella sua arringa il processo in corso nel capoluogo umbro come intriso "di dubbi", con un "teorema accusatorio privo di fondamento", poiché privo del movente che incastrerebbe Sollecito.

"E' stato arrestato per una impronta di scarpe che poi è risultata essere di Rudy", ha spiegato la legale, riferendosi a Rudy Guede, il terzo giovane accusato del delitto di Meredith - avvenuto nel novembre 2008 - e che è protagonista di un processo parallelo con rito abbreviato.

Bongiorno ha quindi definito "non credibile l'ipotesi di un omicidio compiuto con il concorso di due persone che neppure si conoscevano", facendo riferimento a Raffaele e a Rudy. Ha descritto il comportamento degli inquirenti come "discutibile, fino al punto di mettere in discussione la loro serenità durante le testimonianze dinnanzi alla corte, visto che nei brogliacci delle intercettazioni alle telefonate dei familiari di Raffaele, avevano già espresso un giudizio di colpevolezza, arricchendolo di particolari offensivi".

Bongiorno ha detto anche che "il coltello rinvenuto a casa di Sollecito non è l'arma del delitto". Lo proverebbero i periti quando hanno definito questo "coltellaccio incompatibile con l'atto omicida, ma non incompatibile, con la volontà di minacciare, mettendo così in discussione il capo d'accusa".

Quanto alle tracce di Dna di Meredith rinvenute sulla punta del coltello, Bongiorno ha spiegato che, stando alle perizie, la "traccia presentava una quantità di materiale genetico 'too low', insufficiente per essere analizzata.

La legale ha poi messo in discussione la "genuinità del reperto del gancetto del reggiseno di Meredith" (su cui ci sono le tracce di Sollecito) "repertato dopo 46 giorni dal rinvenimento del cadavere, quindi non puro e non utilizzabile come prova".

AMANDA-AMELIE E LA "SCATOLA NERA" DEL CELLULARE

Bongiorno ha descritto Amanda Knox come "l'Amelie di Seattle, una ragazza che osserva il mondo con gli occhi fantastici e che utilizza questo comportamento anche per sfuggire dalla realtà spesso dura".

"Quello che ha raccontato agli inquirenti è anche il risultato di questa personalità, ma l'ha fatto pensando di aiutarli a scoprire la verità, stimolata dagli agenti che le chiedevano di provare a ricordare e ad immaginare quanto fosse successo".

Bongiorno ha poi denunciato il comportamento degli inquirenti perché "agli accusati non è stata offerta la possibilità di essere assistiti da un legale durante gli interrogatori in questura".

Quindi ha parlato di una "scatola nera" in grado di dire molto sul delitto. Si tratta del "cellulare di Meredith Kercher" che, secondo il difensore di Sollecito, indicherebbe "l'ora dell'aggressione". L'avvocato colloca l'orario dell'aggressione "subito dopo le 21.56 del primo novembre del 2007, appena dopo la telefonata senza risposta che Meredith fa ai suoi familiari", appunto quella delle 21.56. "Dallo stesso cellulare sono partite due altre telefonate prontamente interrotte, una alla segreteria telefonica, l'altra al numero di una banca, in memoria nel cellulare di Meredith", ha detto l'avvocato.

Queste due telefonate "indicano chiaramente un'attività frenetica compiuta dall'assassino, appena dopo il delitto, che così ha provato a decifrare il funzionamento del telefono della vittima. Poi è scappato portandoli (questo e un secondo cellulare, ndr) con sé ma, all'arrivo di un segnale mms, alle 22.13, interpretato dall'assassino come pericolo di potere essere intercettato, ha buttato i due cellulari sottratti a Meredith nel giardino dove poi sono stati ritrovati dagli inquirenti".

Bongiorno ha detto che di "Raffaele ed Amanda non vi è traccia sul luogo del delitto, contrariamente a quanto si possa dire di Rudy" e che "è incredibile immaginare che i due fidanzatini abbiano ripulito le loro tracce, lasciando sul posto, isolandole, soltanto quelle di Rudy".

Il processo continuerà domani con le arringhe dei difensori di Amanda Knox, poi toccherà all'accusa fare le repliche e infine i giudici di corte d'Assise di Perugia si chiuderanno in camera di consiglio per la sentenza di primo grado.
Lun 30 Nov - 18.18

-- Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

domenica 29 novembre 2009

MEREDITH, LEGALE SOLLECITO: RAFFAELE NON COLPEVOLE. VERITA' MOLTO LONTANA

Scontro su una traccia biologica non analizzata . Lunedi prosegue la Bongiorno

Si avvia a conclusione il processo per l'omicidio di Meredith Kercher. Dopo gli interventi dei PM Mignini e Comodi e le arringhe delle parti civili tocca alle difese. Oggi è stata la volta della difesa di Raffaele Sollecito. " Raffaele Sollecito è la seconda vittima di questa vicenda , ha detto Luca Maori uno degli avvocati della famiglia Sollecito ". Ha descritto Raffaele come " un ragazzo mite, tranquillo e riservato con un approccio romantico verso l'altro sesso. Gli si è voluto cucire addosso un abito che non gli appartiene ". Per ciò che riguarda l'omicidio di Meredith, l'avvocato Maori non ha dubbi " in questo processo esiste già un colpevole ed è Rudy Guede, già condannato a 30 anni di reclusione ".
La lunga analisi difensiva si è conclusa a metà pomeriggio. Il legale si è soffermato su un particolare. Una traccia di sperma che è stata rinvenuta sotto il corpo di Meredith e che non è stata mai analizzata. " Per quale motivo due tracce di natura biologica trovate sulla federa del cuscino sotto il corpo di Meredith, visibili ad occhio nudo, non sono state mai analizzate? Non è stato fatto mai veramente nulla ed è veramente strano. Si sapeva, infatti, che quello della studentessa, era un delitto a sfondo sessuale ma non è stato accertato in alcun modo di che natura fossero quelle tracce che riteniamo di sperma e , soprattutto , a chi possano essere attribuite.Se fosse stato fatto il 2 o il 3 novembre del 2007, probabilmente la verità sarebbe stata, leggermente, diversa. Comunque, tutto il materiale acquisito è sufficiente per arrivare ad un verdetto di assoluta non colpevolezza del nostro assistito. La verità è ancora molto lontana dall'essere accertata ". Secondo uno degli avvocati della famiglia Kercher quelle tracce sul cuscino " hanno ben poco valore " . Per questo motivo la Corte ha deciso di non approfondire. Lunedi mattina alla ripresa del processo sarà l'onorevole Giulia Bongiorno a proseguire l'arringa difensiva di Sollecito.

A margine del processo si è saputo che i genitori di Amanda Knox, Kurt e ed Edda Mellas, sono stati denunciati dalla Polizia per diffamazione a mezzo stampa. Il fatto risale al giugno dello scorso e fa riferimento ad una intervista rilasciata dalla coppia al Sunday Times in cui si affermava che su Amanda erano stati compiuti abusi durante gli interrogatori in questura, a Perugia. Oggi è stata comunicata la conclusione delle indagini che prelude ad un loro rinvio a giudizio.

venerdì 27 novembre 2009

Omicidio Meredith, in aula il video sull'omicidio:tutti i movimenti dei presenti

Tutti i movimenti di Metz, Amanda e Raffaele

PERUGIA - E' stato proiettato nell'aula del tribunale di Perugia, il video - una sorta di cartone animato - della ricostruzione dei pm sull'omicidio di Meredith Kercher. Nessuna telecamera ha potuto filmarlo, ma su decisione della Corte d'assise la proiezione è stata resa pubblica. Sia le immagini sia i personaggi erano a grandezza naturale. Il pm Manuela Comodi ha svolto il ruolo di voce narrante sulle singole proiezioni dell'omicidio.

Ore 15.48 del 1 novembre 2007. Meredith invia sms con cui avverte le sue amiche inglesi del ritardo all'appuntamento con loro.

Ore 16. Meredith lascia l'abitazione di via della Pergola per recarsi a casa delle amiche. Alcuni minuti dopo Raffaele e Amanda lasciano l'abitazione dei via della Pergola per andare a casa di Sollecito.

Ore 18. Amanda Knox esce da casa di Raffaele Sollecito. Questo stando alle cellule telefoniche.

Ore 18.27. Raffaele Sollecito interagisce con il suo pc portatile per vedere il film Il magico mondo di Amelie.

Ore 20.18. Amanda Knox in via Ulisse Rocchi riceve un sms da Lumumba nel quale invita la ragazza a non presentarsi al locale dato che non avrebbe lavorato.

Ore 20.30. Amanda Knox torna in via Garibaldi a casa di Raffaele Sollecito.

Ore 20.38. Amanda invia un sms di risposta a Patrick Lumumba.

Ore 20.46. Sollecito spegne il cellulare. Si trova ancora nell'abitazione di via Garibaldi.

Ore 20.45. Si è conclusa la frugale cena di Meredith con le amiche inglesi. Metz parte in direzione di via della Pergola con una sua amica che la lascerà a metà del tragitto per recarsi nella sua abitazione.

Ore 21. Meredith è a casa, mangia un fungo, si sdraia sul letto legge alcune dispense dell'università.

Ore 21.10. Non c'è più interazione umana con il pc di Raffaele Sollecito.

Ore 21.45. Amanda e Raffaele escono di casa e si recano in piazza Grimana. A poche decine di metri da via della Pergola i due giovani discutono, osservano dalla staccionata la casa e decidono sul da farsi. Un atteggiamento sospetto che sarà riportato in aula dal testimone Curatolo.

Ore 23.20. Amanda apre la porta di via della Pergola.

Ore 23.20. Amanda, Raffaele e Rudy entrano nella casa di via della Pergola dove era già presente Meredith. Nel video, come spiegato dal pm, non ci sono immagini che riguardano l'incontro tra Amanda e Rudy. Il motivo è che la ricostruzione si basa su testimonianze e riscontri autoptici e reperti.

Ore 23.21. Amanda e Raffaele vanno in camera loro mentre Rudy si reca in bagno.

Ore 23.25. Inizia la colluttazione tra Amanda aiutata da Raffaele, e Meredith. La ragazza inglese viene presa per il collo, poi sbattuta contro un armadio (lo dimostrerebbero le ferite al cranio). Tutto questo mentre si ribella. Entra Rudy Guede.

Ore 23.30. Meredith cade a terra. In tre cercano di spogliarla per sottometterla; riescono soltanto a toglierle i pantaloni. La ragazza riesce ad alzarsi, si dimena. Escono a questo punto dalle tasche di Amanda e Raffaele due coltelli: uno con la lama di quattro-cinque centimetri, l'altro invece un coltellaccio da cucina. Meredith con la mano destra cerca di parare le lame. Viene ferita.

Ore 23.35. Continua l'aggressione. Sollecito cerca di strappare il reggiseno alla ragazza inglese.

Ore 23.40. Meredith è in ginocchio, viene minacciata da Amanda con il coltello mentre Rudy la tiene con una mano e con l'altra effettua una violenza sulla vagina della ragazza inglese. Parte un primo colpo di lama sul viso, subito dopo un altro. Sono colpi però inoffensivi. Aumenta la violenza da parte dei tre.
Sollecito con il coltellino più piccolo sferra un colpo: la lama penetra nel collo per quattro centimetri. Da qui l'urlo straziante della ragazza inglese di cui parleranno alcuni testimoni. Amanda decide di zittirla, sempre secondo il video proposto in aula dai pm, e colpisce con il coltello da cucina alla gola: sarà la ferita mortale. Meredith si accascia a terra.

Ore 23.45. Metz viene aiutata ad alzarsi da Rudy e tossisce sangue. La ragazza inglese, morente, viene trascinata per continuare a spogliarla.

Ore 23.50. Amanda e Raffaele prendono i telefoni ed escono dall'appartamento. Rimangono in casa soltanto Meredith, morta, e Rudy. L'ivoriano si reca in bagno per prendere alcuni asciugamani al fine di tamponare il sangue che esce dal corpo della ragazza inglese poi, come dimostrano le impronte secondo l'accusa, mette un cuscino sotto la testa di Meredith.

Ore 00.10. I cellulari di Meredith vengono gettati in un giardino in via Sperandio.

Ore 00.15. Da questo momento in poi non ci sono più certezze, secondo il video, sui tempi per il depistaggio che sarà messo in atto da Amanda e Raffaele. Secondo l'accusa, però, a notte fonda i due ex fidanzati torneranno nel luogo del delitto, per cercare di pulire alcune impronte e rompere il vetro della finestra di una camera di via della Pergola al fine di simulare un furto finito con omicidio.

Amanda e Raffaele poi spoglieranno la vittima ormai deceduta - il reggiseno sarà lasciato a pochi centimetri dal corpo - e la copriranno con un piumone.
(21 novembre 2009) La Repubblica

sabato 21 novembre 2009

Meredith, Requisitoria: Amanda ha covato odio per Meredith e voleva vendicarsi

Delitto di Mez, il pm accusa Amanda: voleva vendicarsi di 'quella smorfiosa'
Il pubblico ministero Mignini davanti alla Corte d'Assise: «La Knox ha covato odio per Meredith». E lei piange

PERUGIA - Amanda Knox «ha covato odio per Meredith» e la sera del 2 novembre del 2007 per la giovane americana «era venuto il momento di vendicarsi di quella smorfiosa». A parlare è il pm Giuliano Mignini nella sua requisitoria davanti alla Corte d'Assise a Perugia. Secondo il pubblico ministero, la sera del delitto la Knox doveva incontrare Rudy Guede, inizialmente da sola, forse per questioni legate alla droga di cui entrambi - ha spiegato - facevano uso. Poi però a loro si unì anche Raffaele Sollecito e tutti e tre insieme andarono nella casa di via della Pergola dove già si trovava Meredith. «A quel punto - ha detto Mignini - c' è stata una discussione per soldi o forse perché Meredith era contrariata dalla presenza di Rudy. A quel punto c' è stato il tentativo di coinvolgere Meredith in un pesante gioco sessuale, quella sera che era la prima in cui la giovane inglese era sola in casa. Amanda aveva il modo di vendicarsi di quella ragazza che stava solo con le amiche inglesi e la rimproverava per la sua mancanza di pulizia. È cominciato allora - ha sottolineato Mignini - il calvario di Meredith».

Amanda e Raffaele in aula
Amanda e Raffaele in aula Amanda e Raffaele in aula Amanda e Raffaele in aula Amanda e Raffaele in aula Amanda e Raffaele in aula Amanda e Raffaele in aula Amanda e Raffaele in aula

«ACCUSE CONSAPEVOLI A UN INNOCENTE» - Il pm accusa la studentessa di Seattle anche di aver «consapevolmente accusato un innocente». Il riferimento è a Patrick Lumumba, che però non ha nominato espressamente, coinvolto nell'indagine sull'omicidio di Meredith Kercher dalle dichiarazioni alla polizia della giovane americana e poi prosciolto da ogni addebito (è infatti ora costituito parte civile nei confronti dell'americana accusata di calunnia nei suoi confronti). «Amanda - ha sottolineato il magistrato - non ha mosso un dito mentre languiva in carcere. Né lei né la madre che aveva raccolto le sue confidenze. E guarda caso - ha proseguito Mignini - si trattava di una persona di colore come Rudy Guede».

«DEMONIZZAZIONE DEI TESTIMONI» - Durante la requisitoria, Mignini si è tolto anche qualche sassolino dalla scarpa, parlando di una «continua operazione di demonizzazione» di alcuni testimoni facendo riferimento all'operato delle difese degli imputati. «Diversi testi - ha detto il pubblico ministero - hanno esitato a presentarsi agli inquirenti, ma poi lo hanno fatto in maniera assolutamente precisa. Le difese hanno invece insinuato il sospetto che lo hanno fatto per chissà quali manovre». Mignini ha poi evidenziato il «lavoro enorme» fatto dalla polizia «per accertare la verità sull'omicidio della ragazza inglese, della quale - ha detto - troppo spesso ci si dimentica». Ha ricordato l'impegno della squadra mobile di Perugia, dello Sco e della scientifica del capoluogo umbro e nazionale.

LE LACRIME DI AMANDA - Non è riuscita a trattenere le lacrime, Amanda Knox, dopo aver ascoltato in aula la lunga ricostruzione del pubblico ministero. Amanda, apparsa tesa e nervosa per gran parte dell'udienza, quando la Corte ha disposto una pausa di qualche minuto non è riuscita a trattenere le lacrime ed è stata accompagnata fuori dall'aula dagli agenti della polizia penitenziaria. Quando è rientrata è apparsa molto scossa e provata e, dopo essersi seduta, ha continuato a fare lunghi sospiri. Poi si è voltata verso Raffaele che la stava guardando e gli ha fatto un cenno con la testa come a voler rassicurare il ragazzo.


20 novembre 2009

mercoledì 18 novembre 2009

Meredith, Appello Guede:"Non sono io l'assassino"

Meredith, Guede a processo appello :"Non sono io l'assassino"
mercoledì 18 novembre 2009 14:12 Stampa quest’articolo [-] Testo [+]
PERUGIA (Reuters) - A Perugia, al processo di secondo grado a suo carico, l'ivoriano Rudy Herman Guede, già condannato a 30 anni con rito abbreviato per l'omicidio di Meredith Kercher, ha preso la parola oggi dicendo di non avere ucciso la studentessa americana.

"Non sono io l'assassino", ha detto davanti alla Corte d'Assise d'Appello l'ivoriano, unico tra gli imputati ad aver chiesto il rito abbreviato. "Chiedo scusa per non aver fatto quello che avrebbe fatto chiunque per cercare di salvarla, se questo era possibile".

Per l'omicidio della studentessa americana sono a processo anche Raffaele Sollecito e Amanda Knox, studenti e fidanzati all'epoca della morte di Meredith, avvenuta a Perugia la notte tra l'1 e il 2 novembre del 2007.

Nell'udienza di oggi, il giudice ha respinto tutte le richieste dei difensori di Guede, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, che avrebbero voluto far riaprire la parte dibattimentale del procedimento.

Guede, che ha chiesto che il processo sia celebrato a porte aperte, ha poi ricostruito la sua versione dei fatti. Lui e Meredith -- ha spiegato -- si conoscevano, e si erano visti la notte di Halloween in un locale fermandosi a chiacchierare, per poi incontrarsi anche la sera successiva.

"La sera del giorno dopo l'ho raggiunta a casa sua", ha detto l'ivoriano, spiegando che l'americana si lamentava della sparizione di un po' di denaro, di cui accusava Amanda Knox. "Io ho cercato di tranquillizzarla, poi ci siamo intrattenuti e abbiamo avuto una relazione", ha ricostruito Guede, precisando di non aver avuto con la studentessa un rapporto sessuale completo.

"Dopo circa dieci minuti sono andato in bagno, ho messo le cuffie dell'iPod e a metà della terza canzone ho sentito un urlo straziante", ha raccontato ancora l'ivoriano. "Mi sono precipitato verso la camera di Meredith, l'ho vista stesa a terra e ho visto la sagoma di un uomo che mi ha spinto per terra ed è andato verso l'uscita... Poi ho visto dalla finestra Amanda che scappava".

-- Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia 18 novembre 2009

lunedì 2 novembre 2009

Perugia, Meredith: 'Una telefonata scagiona Amanda'

"In quella telefonata Rudy Guede lo dice chiaramente: 'Amanda non c'entra nullà". In un'intervista a 'Gente', Chris Mellas, padre acquisito di Amanda Knox si dice certo che la decisione dei giudici di acquisire agli atti una telefonata fatta da Guede sia un un elemento determinante

La telefonata, registrata dalla polizia negli uffici della Questura, venne fatta da un amico a Guede, quando questi era in fuga, in Germania, pochi giorni dopo il delitto. "In quella conversazione - dice Mellas - Guede pronuncia le uniche parole di verità che abbia mai detto. E cioè che Amanda non c'entra nulla". Il padre acquisito della ragazza commenta poi la decisione dei giudici di respingere la richiesta, da parte della difesa di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, di fare svolgere nuove perizie. "Si vede - afferma - che hanno ormai chiaro il quadro della situazione; quel che è certo è che Amanda è stata contenta di questa decisione. Le nuove perizie avrebbero significato allungare il processo di altri mesi", conclude Mellas, ricordando che Amanda e Raffaele sono in carcere preventivo da due anni. "Amanda - dice - vuole che al più presto vengano pronunciate le parole che aspetta da tempo di sentire: 'non colpevole"'.

La Nuova Sardegna Lunedì 02 novembre 2009 09.13

domenica 13 settembre 2009

Perugia, affittata la casa del delitto. E lunedì riprende il processo


12 settembre 2009

  • P
    Amanda Knox

Conclusi i lavori per rimetterla a nuovo, la casa di Perugia dove venne uccisa la studentessa inglese Meredith Kercher è di nuovo disponibile per essere affittata dagli studenti universitari, anche se la proprietaria non è ancora riuscita a trovare nessun cliente.

Dopo essere stato dissequestrato, il casolare in via della Pergola ha subito diversi lavori: rinnovati mobili e arredi, tinteggiate le stanze e collocate le grate alle finestre; curato appare anche il giardino circostante. Sistemato anche l’appartamento di sotto, dove vivevano alcuni studenti.

La proprietaria - che si è costituita parte civile nel processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, chiedendo un risarcimento di 100.000 euro attraverso l’avvocato Letizia Magnini - avrebbe anche contattato un’agenzia per affittare quanto prima la casa.

Intanto, lunedì, dopo la pausa estiva, torneranno in aula i due giovani accusati del delitto insieme con Rudy Guede (condannato a 30 anni di carcere e per il quale il 18 novembre incomincerà il processo d’appello): si parlerà ancora di questioni legate al Dna con il medico legale Adriano Tagliabracci, consulente della difesa Sollecito. La sua deposizione venne sospesa il 18 luglio scorso, quando la Corte aveva disposto che tutta la documentazione relativa agli esami di laboratorio compiuti dalla polizia Scientifica fosse messa a disposizione delle parti. Dati sui quali accusa e difese si confronteranno.

Il casolare di via della Pergola

Le udienze proseguiranno anche martedì, venerdì e sabato della prossima settimana; entro i primi giorni di ottobre potrebbero essere esauriti i testimoni delle difese e quindi i legali di Sollecito e la Knox - che si proclamano innocenti - potrebbero chiedere di disporre una superperizia sulle questioni genetiche dell’indagine.

il secolo XIX 12 SETTEMBRE 2009

mercoledì 10 giugno 2009

Delitto Perugia: Meredith in un video musicale prima di essere uccisa (video)






9 giugno 2009



(dire, 9 giugno) ROMA - Nei giorni in cui a Perugia, durante il processo, sono stati ascoltati le testimonianze dei suoi genitori, Meredith Kercher "riappare" in un video girato poche settimane prima dell'omicidio. Secondo quanto riportato da "The Sun", infatti, la studentessa barbaramente uccisa a via della Pergola nella notte del 2 novembre del 2007, aveva preso parte al video della canzone Some Say di Kristian Leontiou, parte dell'album "Same Say Soon".

Secondo il tabloid inglese, quindi, la partecipazione alla clip musicale testimonierebbe l'interesse per Mez al mondo dello spettacolo. Gli amici ed i parenti, infatti, parlando della giovane hanno spesso fatto riferimento alle sue velleità artistiche. Le immagini per il video sono state riprese poco tempo prima del delitto e sono, tra l'altro, le ultime che ritraggono Meredith ancora in vita.

VIAGGI

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