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domenica 18 aprile 2010

MEREDITH: PRESENTATI GLI APPELLI DELLA DIFESA E DELL'ACCUSA

Meredith, appello dei pm contro
sentenza Sollecito-Knox
Critiche a concessione attenuanti generiche ed esclusione dell'aggravante futili motivi. Ricorso anche di Sollecito


PERUGIA (15 aprile) - Ricorso in appello contro la condanna di Raffaele Sollecito per l'omicidio di Meredith Kercher è stato presentato dalla difesa del ragazzo barese. Anche i difensori di Amanda Knox presenteranno appello nei prossimi giorni e i legali di Rudy Guede ricorreranno in Cassazione. Tutti si sono proclamati estranei al delitto.

Sollecito dalla Corte d'assise di Perugia è stato condannato a 25 anni, 26 anni per Amanda Knox. Per Rudy Guede, anche lui accusato del delitto, la pena è stata ridotta in secondo grado da 30 a 16 anni di reclusione.

Anche la procura di Perugia ha presentato appello contro la sentenza. In particolare contro la concessione delle attenuanti generiche e l'esclusione dell'aggravante dei futili motivi. La notizia è riportata oggi da alcuni giornali locali. I pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi hanno sintetizzato in 13 pagine i loro motivi d'appello. I magistrati hanno definito «non convincenti» gli argomenti con i quali la Corte d'assise ha concesso le attenuanti generiche ai due imputati, mentre si «risolve in una riga» l'esclusione dell'aggravante dei futili motivi dopo avere «ricostruito in modo ineccepibile» l'omicidio Kercher. Al termine della loro requisitoria, i pm avevano chiesto la condanna all'ergastolo di Sollecito e della Knox che invece si sono proclamati innocenti.
il messaggero 18 aprile 2010

sabato 6 marzo 2010

MEREDITH:GUEDE SCAGIONA AMANDA E RAFFAELE

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LA CONFIDENZA RACCOLTA IN CARCERE DA ALESSI, L'OMICIDA DI TOMMASO ONOFRI
Delitto di Perugia, Guede scagiona Amanda e Raffaele: «Non c'entrano»
A colpire Meredith sarebbe stato invece un uomo non ancora identificato che era nella casa con lui

PERUGIA - Una confidenza di Rudy Guede raccolta da Mario Alessi potrebbe contribuire a scagionare Raffaele Sollecito e Amanda Knox dall'accusa di avere ucciso Meredith Kercher. Ne è convinta la difesa del giovane pugliese che ha acquisito la deposizione del muratore siciliano condannato all'ergastolo per l'omicidio di Tommaso Onofri nell'ambito delle proprie indagini difensive. Guede infatti ha riferito ad Alessi - secondo la versione di quest'ultimo - che la notte in cui venne uccisa Mez, i due ex fidanzati non erano nella casa di via della Pergola.

A COLPIRE UN UOMO NON ANCORA IDENTIFICATO - A colpire mortalmente alla gola la giovane inglese con un coltello sarebbe stato invece un uomo non ancora identificato che era lì con lui. La deposizione di Alessi è stata verbalizzata e videoregistrata dai difensori di Sollecito, gli avvocati Luca Maori e Giulia Bongiorno che hanno depositato alla procura di Perugia il nuovo materiale. Guede e Alessi sono entrambi rinchiusi nel carcere di Viterbo. Nella sezione riservata a chi è accusato di reati a sfondo sessuale dove il muratore, in base alla sua versione, ha raccolto le confidenza dell'ivoriano (già condannato in appello a 16 anni di reclusione per il concorso nell'omicidio Kercher). In particolare Guede ha confermato (come fatto fin da subito dopo essere stato coinvolto nell'indagine) la sua presenza nella casa del delitto (al quale si è però sempre detto estraneo), sostenendo di non avere mai conosciuto Sollecito e di avere incontrato solo occasionalmente la Knox. L'ivoriano, sempre secondo Alessi, avrebbe inoltre riferito che ad uccidere la Kercher fu un altro uomo presente nella casa dopo che Mez aveva rifiutato di partecipare a un festino a sfondo sessuale. Rudy e il suo amico - è emerso ancora dalla deposizione del muratore - si sarebbero poi allontanati insieme recandosi in discoteca.


I COMMENTI - Il padre di Raffaele Sollecito, Francesco, si è invece limitato a sottolineare che la deposizione di Alessi «non è stata in alcun modo cercata» dalla difesa del figlio. «Pensavamo che si era alla frutta e invece sono ancora alle mozzarelle di bufala per rincorrere una incredibile gara tra detenuti disperati sollecitati da ignoti a chi spara la minchiata più grossa per compiacere i due imputati» la replica dei difensori di Guede, gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile.


corriere della sera 05 marzo 2010

sabato 21 marzo 2009

MEREDITH: TESTE, URTATA DA RAGAZZO DI COLORE VICINO ALLA CASA


(AGI) - Perugia, 21 mar. - La sera del primo novembre un “ragazzo di colore” con una “corporatura robusta e non molto alto” e’ stato visto salire di fretta dalle scalette che, da via della Pergola portano in via Pinturicchio e che costeggiano il campetto da basket. E’ quanto ha riferito oggi in aula un giovane perugina, Alessandra Formica, sentita come testimone nel processo per l’omicidio di Meredith Kercher. Secondo quanto riferito ai giudici dalla ragazza, la sera del primo novembre (Meredith e’ stata uccisa la notte tra il primo e il due novembre 2007 ndr), mentre, insieme al fidanzato, stava raggiungendo l’auto lasciata al parcheggio di Via della Pergola, sono stati urtati da un giovane di colore che “a testa bassa e con molta fretta” stava salendo le scalette. “Dopo averci urtato non ci chiese neanche scusa”, ha detto la testimone che ha riferito di non essere in grado di riconoscere quella persona. La giovane, durante la sua testimonianza ha detto comunque di escludere “a priori” che potesse trattarsi dell’ivoriano Rudy Hermann Guede, gia’ condannato a 30 anni con rito abbreviato per l’omicidio di Meredith Kercher.

Sentito in aula anche Marco Quintavalle, proprietario di un piccolo supermercato situato poco distante dall’abitazione di Raffaele Sollecito. L’uomo ha riferito in aula di aver visto, la mattina presto del due novembre, Amanda Knox entrare nel suo negozio per poi uscire e dirigersi verso Piazza Grimana. L’uomo,che ha riconosciuto anche oggi la studentessa americana in aula, ha riferito di non saper indicare se la giovane quella mattina fece acquisti nel supermercato. In aula e’ stato mostrato anche un video relativo ad una intervista rilasciata da Quintavalle alla trasmissione televisiva ‘Porta a Porta’. L’uomo ha riferito di essere rimasto particolarmente colpito dagli occhi azzurri della ragazza.(AGI)

Cli/Pg

venerdì 20 marzo 2009

MEREDITH: NUOVA IRRUZIONE IN CASA DELITTO, INDAGA POLIZIA


(AGI) - Perugia, 19 mar. - C’e’ anche una lattina di coca cola e un vecchio cellulare tra gli oggetti repertati questa mattina dalla polizia scientifica di Perugia durante il sopralluogo nel casolare di Via della Pergola, scenario di una nuova irruzione da parte di ignoti, dopo quella scoperta dalla polizia il 18 febbraio scorso. La lattina di coca cola e’ stata rinvenuta nel retro del casolare, dalla stessa parte dove e’ presente la finestra della cucina dalla quale e’ avvenuta l’intrusione (la stessa utilizzata per introdursi nel casolare nella prima irruzione da parte di ignoti ndr). Il telefono cellulare, invece, e’ stato ritrovato tra la vegetazione circostante all’abitazione e non e’ escluso che si potesse trovare li’ gia’ da tempo, tanto che non sembra essere considerato di particolare rilevanza investigativa. Su entrambi i reperti, comunque, saranno ora svolti i rilievi della polizia scientifica. Ad accorgersi che qualcuno era entrato nel casolare di Via della Pergola, attualmente ancora sotto sequestro e dove la notte tra il primo e il due novembre del 2007 e’ stata uccisa la studentessa inglese, Meredith Kercher, sono stati, questa mattina intorno alle undici, gli investigatori della squadra mobile di Perugia, recatisi sul posto per un normale controllo. In particolare gli agenti hanno notato che le sbarre di legno utilizzate per chiudere la finestra esternamente dopo la prima irruzione, erano state rimosse. Quindi il sopralluogo della polizia scientifica e della squadra mobile fuori e dentro l’abitazione. Sul posto anche il capo della squadra mobile di Perugia, Giorgio Di Munno, la respondabile della sezione omicidi, Monica Napoleoni e i pubblici ministeri titolari dell’inchista sull’omicidio di Meredith Kercher, Giuliano Mignini e Manuela Comodi. Secondo quanto emerso, all’interno del casolare non sarebbero stati trovati elementi giudicati di particolare rilevanza investigativa. Chi e’ entrato nel casolare avrebbe anche forzato esternamente la persiana della finestra che da sul lato della strada, verso il parcheggio. Tra i reperti prelevati dalla scientifica anche il pezzo di nastro adesivo con il quale erano state chiuse le due finestre e sul quale verra’ ora accertata la eventuale presenza di impronte come anche su un pezzo di stoffa di colore verde e a quadri trovato nel piazzale della casa. La prima irruzione da parte di ignoti era stata scoperta, il 18 febbraio scorso, dagli stessi agenti della squadra mobile di Perugia allora recatisi sul posto per dare esecuzione alla restituzione di alcuni effetti personali appartenenti alle due coinquiline italiane di Mez, come disposto dalla Corte d’Assise di Perugia durante una delle udienze del processo in corso e che vede imputati per l’omicidio Amanda Knox e Raffaele Sollecito (per lo stesso delitto e’ stato gia’ condannato a 30 anni con rito abbreviato l’ivoriano Rudy Hermann Guede). In quella occasione furono rinvenuti anche 4 coltelli, che si trovavano gia’ all’interno dell’appartamento prima dell’ingresso da parte di ignoti e che erano stati posizionati in vari punti della casa da chi vi e’ entrato.(AGI)

lunedì 9 marzo 2009

Meredith, difesa Guede: delitto dopo lite per ammanco di soldi

Depositate le motivazioni d'appello: escluso il contesto
della violenza sessuale, chiesta l'assoluzione per Rudy

PERUGIA (9 marzo) – Meredith sarebbe morta dopo un litigio dovuto ai soldi. I difensori di Rudy Guede, uno degli accusati per l'omicidio della studentessa inglese a Perugia, nelle motivazioni d'appello depositate questa mattina, fanno chiaro riferimento all'«ammanco di soldi» lamentato dalla giovane inglese e «imputato dalla stessa alla sua coinquilina». Il delitto è quindi «il risultato di un litigio fra le due». Senza mai nominarla esplicitamente i difensori dell'ivorian fanno riferimento ad Amanda Knox. E per il loro assistito chiedono l'assoluzione.

I legali puntano quindi a escludere che il delitto sia maturato in un contesto di violenza sessuale, ipotizzato dall'accusa. Definiscono questo aspetto il «vero nodo centrale del processo» e citano i risultati dell'incidente probatorio dai quali emerge il «coinvolgimento di Meredith Kercher in attività sessuale recente rispetto al decesso». Gli esperti sostengono che non è possibile definire «se si sia trattato di attività consenziente o meno».

«La Corte in 106 pagine di sentenza (quella del gup - ndr) - sostengono i legali per i quali la violenza sessuale è insussistente - non troverà mai le parole incidente probatorio. Questo è il primo e macroscopico dato che dimostra la debolezza intrinseca della motivazione di condanna». Per i suoi difensori è quindi «sicuramente più logica» la spiegazione che emerge dal racconto di Guede, cioè di un movente di natura economica e non sessuale.

No appello procura.
La procura di Perugia non ha presentato appello contro la condanna a 30 anni di reclusione, con il rito abbreviato, inflitta a Rudy Guede. I pubblici ministeri Giuliano Mignini e Manuela Comodi dopo la sentenza letta il 28 ottobre del 2008 si erano mostrati soddisfatti per la decisione del giudice Paolo Micheli. Di qui la decisione di non presentare appello nonostante al termine della loro requisitoria i magistrati avessero chiesto per Guede la condanna all'ergastolo.

Sette motivi d'appello. I legali indicano quindi sette motivi d'appello: insussistenza della violenza sessuale, della volontà omicida e del concorso di persone in base all'articolo 110 del codice penale, violazione della norma sui «ragionevoli dubbi» di colpevolezza, insussistenza dell'aggravante dei futili motivi, applicazione del cosiddetto concorso anomalo e mancata concessione delle attenuanti generiche.
Il messaggero 9 marzo 2009

venerdì 27 febbraio 2009

MEREDITH: EX CAPO MOBILE, TELEFONI IMPUTATI SI SPENSERO INSIEME




(AGI) - Perugia, 27 feb. - Si e' aperta con la deposizione dell'ex capo della squadra Mobile di Perugia, Domenico Giacinto Profazio l'udienza di oggi per il processo che vede imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. Presenti in aula anche i due imputati. Amanda indossa un paio di jeans e un maglioncino di colore viola. Raffaele, invece, si e' presentato in aula con un paio di pantaloni marroni e maglioncino fuxia. In aula anche il padre di Amanda, Curt Knox. Ad essere ascoltati oggi sul banco dei testimoni saranno gli investigatori della polizia che fin dal primo momento hanno svolto le indagini sull'omicidio.


(AGI)- Perugia, 27 feb. - Tra le 20 e le 20.30 della sera del primo novembre del 2007, la stessa sera in cui Meredith Kercher e' stata uccisa, i telefoni cellulari di Raffaele Sollecito e Amanda Knox smisero quasi contestualmente di funzionare. E' quanto ha ricordato questa mattina in aula, Domenico Giacinto Profazio, capo della squadra mobile di Perugia all'epoca dei fatti e oggi testimone davanti alla Corte d'Assise di Perugia.
L'ex dirigente della mobile di Perugia ha ricostruito in aula tutte le fasi delle indagini, dai momenti immediatamente successivi al ritrovamento del cadavere di Mez fino agli accertamenti successivi, i sopralluoghi, i sequestri e l'arresto degli imputati. "Nell'immediato cercammo di raccogliere quante piu' possibili informazioni sulla vittima e sulle persone che vivevano con lei e nell'appartamento al piano di sotto - ha spiegato Profazio -. Cercammo di ricostruire le sue amicizie e i suoi movimenti fino al momento della morte".
Profazio ha poi ricordato in aula il comportamento di Amanda Knox e Raffaele Sollecito le volte in cui furono convocati in questura. "Ogni volta che convocavamo uno dei due - ha detto Profazio in aula - poco dopo arrivava anche l'altro". L'ex capo della squadra mobile di Perugia ha anche ricordato che la sera tra il cinque e il sei novembre (la mattina del sei e' poi scattato il fermo nei confronti della Knox e di Sollecito) gli fu riferito che Amanda si era messa a fare la ruota nella sala antistante l'ingresso della questura. "In una occasione Amanda si era messa con le sue gambe sopra a quelle di Raffaele - ha detto ancora Profazio - e io dissi loro di evitare questa cosa". La Knox e Sollecito vennero sentiti in questura, la notte tra il cinque e il sei novembre del 2007, separatamente.
"Ad un certo punto mi dissero che Raffaele non stava piu' dando un alibi ad Amanda", ha anche detto Profazio prima di essere interrotto dalle difese. Nella deposizione di Profazio anche il racconto dell'arresto di Rudy Hermann Guede (gia'condannato a 30 anni con rito abbreviato per lo stesso delitto), il sopalluogo nell'abitazione di Raffaele Sollecito (uno la mattina del sei novembre, l'altro dopo dieci giorni, il 16 novembre), il sequestro del coltello ritenuto dagli inquirenti l'arma del delitto. E ancora gli accertamenti sulle telecamere e i tabulati telefonici. In particolare la difesa di Raffaele Sollecito si e' soffermata sui vari accessi effettuati dalla polizia nel casolare di Via della Pegola.

Meredith, Raffaele e Amanda in aula Ripresa udienza al processo di Perugia

E' iniziata l'udienza davanti alla Corte d'assise di Perugia del processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox per l'omicidio di Meredith Kercher. Tra oggi e domani testimonieranno i funzionari della polizia impegnati nelle indagini. I due imputati sono entrambi in aula. La Knox indossa un twin set viola e jeans, capelli sciolti. Sollecito ha invece una maglia fucsia su calzoni marroni. In aula anche il padre di Amanda Knox, Curt.

MEREDITH: RIPRENDE PROCESSO, IN AULA GLI INVESTIGATORI

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(AGI) - Perugia, 26 feb. - Con alcuni di loro, in particolare, gli inquirenti si soffermeranno sugli accertamenti relativi all'uso di stupefacenti da parte di Amanda e Raffaele, sui tabulati e le celle telefoniche, sull'interruzione dell'attivita' dei telefoni dei due imputati e sulla perquisizione svolta nell'abitazione di Sollecito, che porto' poi al sequestro del coltello sul quale vennero trovate tracce del Dna di Amanda e Mez. A uno degli investigatori verra' anche chiesto di riferire in aula sul tragitto che, in base alla ricostruzione investigativa, Meredith fece per tornare a casa la sera del delitto, dopo essere stata a cena a casa di alcune amiche. In particolare sui tempi di percorrenza e sulle telecamere presenti lungo il tragitto.
Intanto, proseguono le indagini della polizia dopo l'irruzione scoperta nel casolare di Via della Pergola da parte di ignoti che si sono introdotti sfondando la finestra della cucina e che hanno poi messo a soqquadro la casa posizionando quattro coltelli in vari punti dell'abitazione. Uno di questi, in particolare, e' stato trovato sopra ad una busta di plastica blu, riportante la scritta 'polizia'.

venerdì 13 febbraio 2009

Meredith, le sue amiche depongono in aula: Amanda orgogliosa di aver trovato Mez


Amanda Knox in tribunale a Perugia


Le amiche della studentessa uccisa:
«Era fredda. Ci disse di sapere tutto»
La ragazza americana: «Innocente»
PERUGIA
Niente di straordinario. Né per l’accusa né per la difesa. La quarta udienza del processo sulla morte di Meredith Kercher ha visto alternarsi sette ragazze inglesi, amiche della vittima che hanno rilasciato dichiarazioni foto-copia.

Amanda non era loro amica. Amanda dopo l’omicidio, in Questura, era sempre Amanda, come abbiamo imparata a conoscerla. Dicono le ragazze: non piangeva, parlava forte, si baciava con Raffaele e ribadiva di sapere tutto su quella morte, che era avvenuta per sgozzamento e il corpo era stato ritrovato sotto un piumone da cui usciva solo un piede. Insomma niente di particolare: e niente di provante. Quel giorno a rompere la porta della camera di Meredith ancora non si è capito chi è stato e chi è entrato. La polizia postale dice di non essere entrata. Mentre altri testimoni dicono di sì. Insomma in quelle ore nella casa tutti possono aver visto di tutto. Ma Meredit e Amanda erano nemiche? No. All’inizio - dicono i testimoni inglesi - avevano molti punti in comune, poi un normale rapporto di convivenza tra studenti. Niente litigate furibonde.
In una giornata piatta, sembra che gli unici elementi che emergono dalle testimonianze tirino in ballo l’unico dei tre giovani non presenti, perchè già condannato a 30 anni per l’omicidio. Ovvero Rudy Guede. I Pm chiedono alle ragazze avete visto, la sera prima dell’omicidio Guede e Metz parlare tra loro? No hanno detto. E ancora? La sera dell’omicidio, dopo la cena, Meredith vi ha parlato di un incontro che avrebbe avuto a breve? No. C’è di più. Le ragazze hanno detto che era stanca e voleva andare solo a dormire. L’alibi di Rudy è ancora una volta tracollato. Forse.

Ma Amanda ha voluto dire la sua, dopo anche alcuni particolari scabrosi come il possesso di un vibratore. Con il solito sorriso e l’aria un pò svagata ha ribadito : «Sono innocente e si risolverà tutto» e inoltre ha spiegato che «vibratore era un regalo scherzoso di amici».
la Stampa 13 febbraio 2009

VIAGGI

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