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lunedì 2 gennaio 2012

Sarah Scazzi, Cassazione: "I parenti di Michele Misseri non hanno nascosto il cadavere"

"I parenti di Michele Misseri non hanno nascosto il cadavere"

IL DELITTO DI AVETRANA

Le motivazioni con cui la Corte di Cassazione smonta le accuse a nei confronti di Cosimo Cosma e Carmine Misseri: non ci sono prove della loro presenza nel luogo dove fu nascosto il corpo di Sarah Scazzi. Il 10 gennaio via al processo

di GIOVANNI DI MEO TARANTO ­ - Non ci sono le prove della presenza di Cosimo Cosma e Carmine Misseri nel luogo dove fu nascosto il corpo della piccola Sarah. E' quanto dicono i giudici della Corte di Cassazione nella sentenza con la quale spiegano perché nei confronti del nipote e del fratello di Michele Misseri, arrestati il 23 febbraio del 2011 dai carabinieri con l'accusa di concorso nella soppressione del cadavere di Sarah Scazzi e scarcerati il 10 marzo per assenza di esigenze cautelari, non sussistano gravi indizi di colpevolezza.

I giudici della prima sezione penale hanno valutato il ricorso presentato dai pubblici ministeri che chiedevano l¹annullamento della scarcerazione. Un nuovo tassello nell'intricatissima storia di questo delitto, che il 10 gennaio vedrà cominciare il processo in corte d'Assise: Mimimo Cosma e Carmine Misseri sono stati comunque rinviati a giudizio. Dell'omicidio di Sarah sono accusate la cugina Sabrina Misseri e la madre, Cosima Serrano.

Martedì prossimo in Corte di Assise a Taranto si aprirà dunque ilo sipario sul processo per l'omicidio della 15enne di Avetrana, uccisa il 26 agosto 2010. Le protagoniste saranno sicuramente Sabrina Misseri, la cugina di Sarah uccisa secondo l'accusa in un impeto di gelosia per un ragazzo, e la madre Cosima, zia di Sarah, ma un ruolo non irrilevante lo avrà la controversa figura del padre e marito delle due imputate: Michele Misseri che peraltro continua tra dichiarazioni e smentite ad autoaccusarsi dell'omicidio.

lunedì 9 marzo 2009

Meredith, difesa Guede: delitto dopo lite per ammanco di soldi

Depositate le motivazioni d'appello: escluso il contesto
della violenza sessuale, chiesta l'assoluzione per Rudy

PERUGIA (9 marzo) – Meredith sarebbe morta dopo un litigio dovuto ai soldi. I difensori di Rudy Guede, uno degli accusati per l'omicidio della studentessa inglese a Perugia, nelle motivazioni d'appello depositate questa mattina, fanno chiaro riferimento all'«ammanco di soldi» lamentato dalla giovane inglese e «imputato dalla stessa alla sua coinquilina». Il delitto è quindi «il risultato di un litigio fra le due». Senza mai nominarla esplicitamente i difensori dell'ivorian fanno riferimento ad Amanda Knox. E per il loro assistito chiedono l'assoluzione.

I legali puntano quindi a escludere che il delitto sia maturato in un contesto di violenza sessuale, ipotizzato dall'accusa. Definiscono questo aspetto il «vero nodo centrale del processo» e citano i risultati dell'incidente probatorio dai quali emerge il «coinvolgimento di Meredith Kercher in attività sessuale recente rispetto al decesso». Gli esperti sostengono che non è possibile definire «se si sia trattato di attività consenziente o meno».

«La Corte in 106 pagine di sentenza (quella del gup - ndr) - sostengono i legali per i quali la violenza sessuale è insussistente - non troverà mai le parole incidente probatorio. Questo è il primo e macroscopico dato che dimostra la debolezza intrinseca della motivazione di condanna». Per i suoi difensori è quindi «sicuramente più logica» la spiegazione che emerge dal racconto di Guede, cioè di un movente di natura economica e non sessuale.

No appello procura.
La procura di Perugia non ha presentato appello contro la condanna a 30 anni di reclusione, con il rito abbreviato, inflitta a Rudy Guede. I pubblici ministeri Giuliano Mignini e Manuela Comodi dopo la sentenza letta il 28 ottobre del 2008 si erano mostrati soddisfatti per la decisione del giudice Paolo Micheli. Di qui la decisione di non presentare appello nonostante al termine della loro requisitoria i magistrati avessero chiesto per Guede la condanna all'ergastolo.

Sette motivi d'appello. I legali indicano quindi sette motivi d'appello: insussistenza della violenza sessuale, della volontà omicida e del concorso di persone in base all'articolo 110 del codice penale, violazione della norma sui «ragionevoli dubbi» di colpevolezza, insussistenza dell'aggravante dei futili motivi, applicazione del cosiddetto concorso anomalo e mancata concessione delle attenuanti generiche.
Il messaggero 9 marzo 2009

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