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lunedì 9 marzo 2009

Meredith, difesa Guede: delitto dopo lite per ammanco di soldi

Depositate le motivazioni d'appello: escluso il contesto
della violenza sessuale, chiesta l'assoluzione per Rudy

PERUGIA (9 marzo) – Meredith sarebbe morta dopo un litigio dovuto ai soldi. I difensori di Rudy Guede, uno degli accusati per l'omicidio della studentessa inglese a Perugia, nelle motivazioni d'appello depositate questa mattina, fanno chiaro riferimento all'«ammanco di soldi» lamentato dalla giovane inglese e «imputato dalla stessa alla sua coinquilina». Il delitto è quindi «il risultato di un litigio fra le due». Senza mai nominarla esplicitamente i difensori dell'ivorian fanno riferimento ad Amanda Knox. E per il loro assistito chiedono l'assoluzione.

I legali puntano quindi a escludere che il delitto sia maturato in un contesto di violenza sessuale, ipotizzato dall'accusa. Definiscono questo aspetto il «vero nodo centrale del processo» e citano i risultati dell'incidente probatorio dai quali emerge il «coinvolgimento di Meredith Kercher in attività sessuale recente rispetto al decesso». Gli esperti sostengono che non è possibile definire «se si sia trattato di attività consenziente o meno».

«La Corte in 106 pagine di sentenza (quella del gup - ndr) - sostengono i legali per i quali la violenza sessuale è insussistente - non troverà mai le parole incidente probatorio. Questo è il primo e macroscopico dato che dimostra la debolezza intrinseca della motivazione di condanna». Per i suoi difensori è quindi «sicuramente più logica» la spiegazione che emerge dal racconto di Guede, cioè di un movente di natura economica e non sessuale.

No appello procura.
La procura di Perugia non ha presentato appello contro la condanna a 30 anni di reclusione, con il rito abbreviato, inflitta a Rudy Guede. I pubblici ministeri Giuliano Mignini e Manuela Comodi dopo la sentenza letta il 28 ottobre del 2008 si erano mostrati soddisfatti per la decisione del giudice Paolo Micheli. Di qui la decisione di non presentare appello nonostante al termine della loro requisitoria i magistrati avessero chiesto per Guede la condanna all'ergastolo.

Sette motivi d'appello. I legali indicano quindi sette motivi d'appello: insussistenza della violenza sessuale, della volontà omicida e del concorso di persone in base all'articolo 110 del codice penale, violazione della norma sui «ragionevoli dubbi» di colpevolezza, insussistenza dell'aggravante dei futili motivi, applicazione del cosiddetto concorso anomalo e mancata concessione delle attenuanti generiche.
Il messaggero 9 marzo 2009

Lady Bmw, confessa il gigolò Sgarbi "Mi scuso per quello che ho fatto"

Piena confessione di Helg Sgarbi imputato di aver sedotto e ricattato l'ereditiera Susanne Klatten
Assente la vittima e le altre tre miliardarie cadute nel raggiro. La sentenza forse domani



Lady Bmw, confessa il gigolò Sgarbi "Mi scuso per quello che ho fatto"

L'imputato Helg Sgarbi


MONACO DI BAVIERA - Confessa Helg Sgarbi, il gigolò svizzero che ha sedotto e ricattato Susanne Klatten, erede della famiglia Quandt, proprietaria della casa automobilistica Bmw. Nell'udienza di apertura del processo, a Monaco di Baviera, l'avvocato di Sgarbi ha annunciato che il suo assistito ammette le sue responsabilità e rende una completa confessione.

La Klatten non era presente in aula e, secondo alcuni esperti, alla luce della confessione dell'imputato, potrebbe non essere chiamata a testimoniare. Superflue potrebbero essere anche le audizioni delle altre tre miliardarie ricattate dal gigolò e già domani dovrebbe arrivare la sentenza.

Sgarbi si è presentato in aula elegantissimo, con un completo scuro, cravatta blu e il volto abbronzato. Ha
abbassato gli occhi alla lettura dei capi di imputazione: truffa, tentata truffa e ricatto. Rischia più di dieci anni di carcere. "Chiedo scusa alle vittime", ha detto il gigolò dinanzi alla corte.

Secondo l'accusa, Sgarbi operava all'interno di un'organizzazione gestita dall'italiano Ernano Barretta e specializzata nei ricatti e nelle estorsioni ai danni di ricche signore tedesche. Il gigolò agganciava le donne, intratteneva con loro relazioni sentimentali, mentre Barretta filmava i rapporti intimi. I video venivano poi utilizzati per ricattare le vittime. Sgarbi sarebbe riuscito a scucire a Klatten, una fra le donne più ricche d'Europa, sposata e madre di tre figli, 7 milioni di euro, e altri 40 milioni li voleva per evitare la diffusione dei video hard.

"Mi diceva che era ricattato dalla mafia italo-americana", aveva raccontato alla polizia Susanne Klatten. "Raccontava che lo minacciavano di morte perché, in un incidente automobilistico, aveva investito un bambino figlio di mafiosi. E se non li avesse risarciti lo avrebbero ammazzato. Ci ho creduto, sembrava sincero, gli ho dato i primi sette milioni e mezzo di euro e poi sono cominciate le minacce e i ricatti".

Una delle altre vittime confermò che Sgarbi "era sempre gentile, premuroso, ci accompagnava, ci sorprendeva sempre con il suo modo di fare e anch'io, come le altre mie amiche, sono caduta nel tranello, ho pagato alcuni milioni di euro ma poi l'ho denunciato". "Nell'albergo di Innsbruck dove l'ho conosciuto - ha aggiunto Monika Sandler che al gigolò ha regalato oltre 500 mila euro - Helg era gettonatissimo. Me ne sono invaghita. Lo chiamavamo James Bond".

(la Repubblica 9 marzo 2009)

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