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domenica 15 febbraio 2009

Perugia, Amanda: Non sono una maniaca

4/2/2009 (8:21) - PROCESSO DI PERUGIA: LE DICHIARAZIONE SPONTANEE DELL'IMPUTATA

Amanda Knox in tribunale ha chiesto di parlare per difendersi



"Quel giocattolo sessuale nel mio beauty? Era soltanto uno scherzo"
GUIDO RUOTOLO
PERUGIA
Mezzogiorno e passa. Nell'aula del Tribunale per quasi quattro ore un'amica inglese di Meredith, Robin, l'aveva rappresentata come una ragazza dai facili costumi, sporcacciona perchè non puliva il bagno - e per questo Mez provava disagio nel rapporto con lei -, e quando la sera del 2 novembre si ritrovarono tutti in questura, lei rideva, scherzava con Raffaele, non piangeva. E poi raccontava d'aver visto il povero corpo di Mez nell'armadio, coperto da una coperta. E la storia del vibratore e dei preservativi lasciati in un beauty in bagno e gli uomini - sicuramente uno - che riceveva in casa. E Amanda che fumava. Amanda ascolta prendendo appunti. Poi, terminato l'interrogatorio di Robin, chiede al presidente della Corte d'assise, Gianfranco Massei, di poter parlare: Buongiorno - esordisce in un buon italiano - vorrei fare un breve chiarimento a proposito del mio beauty, che deve essere ancora in quel bagno. Quel vibratore esiste, è uno scherzo, un regalo di una mia amica quando sono partita per l'Italia, per Perugia.

Gesticola, Amanda. Alza la mano sinistra. Allarga il pollice e fissa la lunghezza dell'oggetto con l'indice: Era un coniglietto rosso di queste dimensioni. Il presidente Massei fa mettere a verbale: Di circa dieci, quindici centimetri. Brusio degli avvocati difensori di Amanda e Raffaele. La studentessa di Seattle aggiunge: Volevo anche dire che ho fiducia che la verità verrà fuori e tutto si sistemerà. Okay. E' il giorno di Amanda, che prova a difendersi in aula, che parla una manciata di secondi per dire che lei con quell'Amanda rappresentata dall'accusa non c'entra nulla. Perversa? No. L'oggetto delle sue morbosità sessuali, il vibratore, è solo un gadget, uno scherzo di una amica. Lei è innocente e il processo lo dimostrerà.

Raffaele Sollecito sospira. Non si guardano i due che pure sono a pochi metri di distanza l'uno dall'altra. Raffaele è come se fosse depresso, borbotta che per San Valentino vorrebbe scrivere una lettera alla sua Amanda. E' come se per lui il tempo si fosse fermato a quella notte di Halloween o a poche ore dopo. A quei giorni, insomma, in cui sboccia l'amore. La terza udienza del processo per l'omicidio di Meredith Kercher il corale e concordante racconto delle amiche inglesi di Mez. Parlano dei dubbi, dei sospetti che iniziano a prendere corpo a poche ore dalla scoperta del corpo di Mez, quando tutti, amiche e coinquilini di via della Pergola 7, si ritrovano in questura.

Quell'Amanda che non piange (Amy dice che era partita, come dire fuori di testa), fa a pugni con la fragilità e purezza di Meredith che, raccontano le sue amiche, era fortemente preoccupata perchè gli inquilini del piano di sotto le avevano chiesto di innaffiare le piantine di marijuana. E poi, raccontano le testimoni ingelesi, lei che rivela di aver visto il corpo di Mez nell'armadio, salvo poi aggiungere che l'aveva saputo dalla coinquilina Filomena. Le amiche inglesi erano arrivate in Tribunale sotto i fiocchi di neve, strette l'una all'altra, protette dagli angeli custodi in borghese. Mano nella mano, occhi bassi, i genitori le guardano entrare e poi si sistemano nella zona riservata al pubblico e ai giornalisti.

Nei giorni dell'inchiesta, delle testimonianze, della ricostruzione del contesto, i loro racconti rappresentavano un pilastro dell'accusa. Quasi il movente della furia omicida di Amanda (con Raffaele e Rudy in posizione subalterna), perchè le due si odiavano, litigavano. Ma ieri, quel rancore si è trasformato in disagio tra due ragazze diverse tra loro. E in aula ci sono stati anche momenti di commozione. Come quando Sophie ha ricordato quell'ultimo viaggio di Mez verso la morte, dopo aver lasciato la casa delle amiche dove avevano cenato vedendo un film. Una commozione diventata pianto quando il pm Giuliano Mignini le ha mostrato la foto del giubbetto che indossava l'amica inglese.
La Stampa 14 febbraio 2009

Perugia, Amanda inneggia all'amore. I testimoni: ''Gustava a Rudy Guede''


Sabato 14 febbraio 2009 17.27

"All you need is love": è questa la frase scritta sulla maglietta che Amanda Knox ha indossato in aula, durante l'ultima udienza del processo sull'omicidio di Meredith Kercher. Il padre della studentessa americana ha detto di avergliela regalata lui. I testimoni hanno sottolineato il fatto che a Rudy ''gustava Amanda''. Il processo riprende il 27 febbraio
Amanda con la maglietta inneggiante all'amore
Amanda con la maglietta inneggiante all'amore
E' un regalo del padre Curt la maglietta con scritto "All you need is love" indossata da Amanda Knox nel processo davanti alla Corte d'assise di Perugia. Lo ha rivelato lui stesso al termine dell'udienza. Curt Knox ha spiegato che la figlia è un'appassionata dei Beatles e spesso conclude le lettere con frasi caratteristiche delle canzoni del gruppo inglese. Come "let it be". La maglietta della Knox è piaciuta anche al suo ex fidanzato Raffaele Sollecito, imputato come lei dell'omicidio di Meredith Kercher. "Simpatica", ha commentato con i suoi difensori. "Ha ragione - ha aggiunto riferendosi al messaggio della maglietta - tutti avremmo bisogno di più amore".

L'ATTRAZIONE "A Rudy 'gli gustava' Amanda": è quanto ha detto Stefano Bonassi, uno degli studenti che abitavano nell'appartamento sottostante a quello in cui venne uccisa Meredith Kercher riferendo alla corte d'assise di Perugia, quanto appreso dai suoi coinquilini. Lui e Giacomo Silenzi, un altro degli occupanti dell'appartamento e fidanzato di Mez, hanno riferito ai giudici dell'attrazione provata per la studentessa di Seattle dall'ivoriano che è stato condannato a 30 anni di reclusione per il delitto (del quale si proclama estraneo). Guede aveva frequentato la loro abitazione in due occasioni. ''Una volta - hanno riferito i giovani - anche addormentandosi sul water e trascorrendo quindi la notte sul divano''. Bonassi ha tra l'altro sostenuto di avere visto insieme Rudy, Amanda e Meredith. Nè lui, nè Silenzi hanno però saputo specificare se la Knox fosse stata messa a conoscenza dell'attrazione provata dall'ivoriano per lei. Il fidanzato di Meredith ha anche riferito di una sua uscita in gruppo insieme a Guede: "Aveva bevuto ed era più sciolto".
Unione sara 14 febbraio 2009

Omicidio di Meredith- Depone la coinquilina di Montefiascone



Perugia -
La viterbese Mezzetti: "Amanda era ferita sul collo"
Viterbo - 15 febbraio 2009 - ore 1,40
Dal Giornale dell'Umbria - pgc
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"Era un graffio, ne sono sicura. Non era quello che comunemente si chiama succhiotto”. Il punto di forza della testimonianza della quarta coinquilina di via della Pergola, Laura Mezzetti di Montefiascone, è stata la ferita (di cui nessuno sembra essersi accorto) notata sul collo di Amanda Knox il giorno dopo il delitto.

La quinta udienza si apre proprio con la deposizione della Mezzetti. “Sapevamo - afferma - che Meredith era morta con un taglio alla gola e quindi mi preoccupai per Amanda”.


Un particolare, quello del graffio, verbalizzato però quasi un anno dopo.

“Pensavo se ne fossero già accorti tutti” ha spiegato ieri la Mezzetti.

“Per noi è solo un piccolo segno” ha replicato l’avvocato Luciano Ghirga, uno dei difensori della Knox.

“Una lesione che il medico legale non rilevò al momento dell’ingresso in carcere”, ha sottolineato l’altro legale, Carlo Dalla Vedova.

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