Visualizzazione post con etichetta Perugia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Perugia. Mostra tutti i post

venerdì 4 dicembre 2009

Meredith: Sentenza a mezzanotte

Meredith/ Il verdetto è previsto intorno alla mezzanotte

La cancelleria della Corte d'assise di Perugia ha confermato che sarà letta a mezzanotte la sentenza del processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox per l'omicidio di Meredith Kercher. Il collegio ha disposto il divieto di introdurre in aula macchine fotografiche, registratori e telecamere. Le riprese saranno invece possibili nella sala stampa dove sono stati collocati due televisori.
---------------------------
E' forte l'attesa non solo tra gli oltre duecento tra giornalisti e operatori, ma anche tra le famiglie di Amanda, Raffaele e della vittima Meredith Kercher. Attualmente tutte le parti in causa si stanno recando in tribunale

martedì 17 novembre 2009

Sonia Marra, scomparsa a Perugia tre anni fa: la rabbia del fratello

"Basta con l'omertà, trovate mia sorella" Sonia è scomparsa nel nulla. L'urlo del fratello

Una foto di Sonia Marra dal sito di "Chi l'ha visto?"

PERUGIA - Scomparsa nel nulla tre anni fa. Erano le 15.30 del 16 novembre 2006 quando Sonia Marra, 25 anni, fece la sua ultima telefonata alla madre a Specchia, il suo paese d'origine in provincia di Lecce. Tutto sembrava normale. La sera la madre cercò di chiamarla al cellulare, ma era spento. Da quel momento non si è saputo più nulla di Sonia, studentessa universitaria pugliese iscritta alla facoltà di Medicina a Perugia. Tre anni di mistero e doloroso silenzio da parte della famiglia, che oggi è tornata a chiedere con forza che le qualcuno faccia qualcosa per ritrovarla.

Sonia Marra, studentessa pugliese, è sparita nel nulla tre anni fa a Perugia
La famiglia chiede che si faccia luce sulla vicenda. Il ragazzo ha parlato in consiglio comunale
"Basta con l'omertà, trovate mia sorella"
Sonia è scomparsa nel nulla. L'urlo del fratello
"Chi sa qualcosa esca allo scoperto". La ragazza lavorava come volontaria in una scuola di Teologia
Nel giallo anche la figura di un prete arrestato per spaccio di droga

"Basta con l'omertà, trovate mia sorella" Sonia è scomparsa nel nulla. L'urlo del fratello

Una foto di Sonia Marra dal sito di "Chi l'ha visto?"
PERUGIA - Scomparsa nel nulla tre anni fa. Erano le 15.30 del 16 novembre 2006 quando Sonia Marra, 25 anni, fece la sua ultima telefonata alla madre a Specchia, il suo paese d'origine in provincia di Lecce. Tutto sembrava normale. La sera la madre cercò di chiamarla al cellulare, ma era spento. Da quel momento non si è saputo più nulla di Sonia, studentessa universitaria pugliese iscritta alla facoltà di Medicina a Perugia. Tre anni di mistero e doloroso silenzio da parte della famiglia, che oggi è tornata a chiedere con forza che le qualcuno faccia qualcosa per ritrovarla.

"È ora di squarciare il silenzio, basta con questa omertà" ha gridato il fratello Piermassimo nella sala del consiglio comunale di Perugia, dove ha partecipato alla conferenza allargata dei capigruppo organizzata proprio per riproporre l'inquietante vicenda. Le indagini della magistratura perugina, attualmente coordinate dal pm Giuseppe Petrazzini, negli ultimi tempi avrebbero subito una accelerazione, tanto che oggi anche il legale della famiglia, Alessandro Vesi, ha invitato "chi sa qualcosa" a uscire allo scoperto "nel suo interesse".

La scomparsa di Sonia, studentessa di Medicina e segretaria volontaria alla scuola di Teologia di Montemorcino, è un vero giallo, con testimoni che avrebbero parlato di una buca scavata a mano nel parco di Montemorcino, di un uomo vestito di nero che usciva dalla sua abitazione, e di test di gravidanza cui si sarebbe sottoposta la studentessa nel timore di essere incinta alla vigilia della scomparsa.

Del caso si è occupato anche il programma Chi l'ha visto?, che ha pubblicato una scheda su Sonia Marra in cui ripercorre le diverse fasi della vicenda. La sorella Anna si è trasferita a Perugia per seguire il caso da vicino, ma non è riuscita a parlare con le persone che Sonia frequentava, tra cui uno studente o un parroco con cui la ragazza si confidava. Il programma di RaiTre è tornato più volte a parlare della scomparsa di Sonia, aggiungendo inquietanti dettagli rivelati da un supertestimone che avrebbe parlato di don Francesco Ciacca, 43 anni, un sacerdote arrestato nel settembre 2006 con l'accusa di spaccio di droga, di cui Sonia sarebbe stata innamorata.

La guardia di finanza è arrivata a don Ciacca seguendo un pacco con mezzo chilo di cocaina pura e qualche etto di marijuana spedito dal Sudamerica e diretto al sacerdote. Il destinatario aveva un nome fittizio, un sacerdote della curia arcivescovile di Perugia che non esiste, però don Francesco aveva avvertito: "Se arriva un pacco indirizzato a questa persona, mettetelo da parte che è per me". Poi l'arresto del prete e la richiesta di quest'ultimo di tornare allo stato laicale. L'estate scorsa l'ultimo aggiornamento della redazione di Chi l'ha visto?: un detenuto, Michele Mariucci, "racconta dal carcere di Perugia i suoi rapporti con Sonia: l'uomo, che lavorava come inserviente a Montemorcino, è stato arrestato per spaccio di droga insieme a Don Ciacca".

"Sono tre anni - ha detto oggi Piermassimo, il fratello di Sonia - che viviamo come sospesi, cercando di capire cosa è accaduto e perché. Sarebbe una grande ingiustizia che ci si dimenticasse di lei in quanto si tratta di una ragazza di famiglia umile. E' ora di squarciare il silenzio. Basta con questa omertà. Fateci sapere che fine ha fatto Sonia".

All'iniziativa di oggi a Palazzo dei Priori (nella sala era esposta una grande fotografia di Sonia Marra) hanno partecipato i capigruppo del Consiglio comunale, i familiari di Sonia, alcuni rappresentanti dell'amministrazione comunale di Specchia e dell'associazione Penelope composta da parenti di persone scomparse. C'erano anche il viceprefetto Agata Iadicicco dello speciale ufficio che si occupa a livello nazionale dei casi di sparizione e il vicesindaco di Perugia, Nilo Arcudi. Il presidente nazionale dell'associazione Penelope, Elisa Pozza Tasca, ha ricordato che dal 1974 sono scomparse in Italia 24.804 persone (sono 117 in Umbria e di questi 57 a Perugia) e che negli istituti di Medicina legale ci sono 700 cadaveri "senza un nome".

In apertura il presidente del consiglio comunale Alessandro Mariucci ha detto che "è assolutamente inaccettabile che in una città civile, nota in tutto il mondo come a Perugia, una ragazza possa scomparire nel nulla. Per questo siamo qui, per riportare l'attenzione sull'inquietante e triste vicenda, per chiedere con forza che le ricerche continuino". Gli assessori comunali di Specchia, Sara Marciano e Isabella De Nicola, hanno ricordato che la loro amministrazione ha dato vita a varie iniziative, tra cui una fiaccolata e due consigli comunali dedicati alla scomparsa della giovane, per tenere alta l'attenzione sulla vicenda. "Siamo qui - hanno sottolineato - affinché si rompa il silenzio e si riaccendano i riflettori sulla scomparsa di Sonia. Chiediamo che se a Perugia qualcuno sa qualcosa, finalmente parli".

Il viceprefetto vicario Agata Iadicicco ha sottolineato che l'ufficio "Persone scomparse" è stato costituito recentemente per "una forte spinta dal basso, proprio da parte dei cittadini, in particolare di coloro che vivono queste tremende vicende in famiglia". "In questa fase - ha detto - stiamo dando grande impulso al varo di una legge ad hoc sulle persone scomparse. Un altro importante passo avanti - ha spiegato - è stato, di recente, la creazione di un sistema integrato che permetterà di confrontare i dati sulle persone scomparse con quelli dei cadaveri ancora non identificati presso gli istituti di medicina legale. Con l'esame del Dna - ha detto - si potranno dare molte risposte".

(la repubblica 16 novembre 2009)

martedì 31 marzo 2009

PERUGIA: SI CERCA UNA TESTIMONE CHE VIDE RUDY PARLARE CON MEREDITH

Lunedì 30 marzo 2009 12.08

Meredith: appello per ritrovare  la giovane che la vide con Guede Rudy Hermann Guede (foto: Ansa)


Gli avvocati difensori di Guede cercano una ragazza bionda che la sera del 31 ottobre del 2007 in discoteca vide Rudy parlare con Mez.

E' una sorta di appello pubblico quello che i difensori di Rudy Guede, gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, lanciano per rintracciare la giovane bionda che avrebbe visto il loro assistito in discoteca insieme a Meredith Kercher la sera del 31 ottobre del 2007. Su di lei, forse una straniera, i legali hanno poche informazioni. "Abbiamo cercato di risalire a tutti i giovani presenti quella sera in discoteca - ha detto Biscotti parlando con l'Ansa - ma non riusciamo a venire a capo della situazione. A questo punto lanciamo una sorta di appello per risalire a chi ci può fornire qualche indicazione per risalire a lei. Siamo disposti ad andare a parlare con questa ragazza - ha concluso - in qualsiasi parte del mondo". A parlare della giovane ai legali è stato lo stesso Guede, che si è sempre proclamato estraneo alla morte della Kercher. Secondo il loro assistito la straniera era vicino a lui mentre parlava con Mez. La testimonianza della giovane servirebbe alla difesa dello straniero per provare che l'incontro con studentessa inglese in discoteca la sera precedente all'omicidio c'è effettivamente stato, contrariamente a quanto sostiene l'accusa.

CORTE D'ASSISE. Nei prossimi giorni, intanto, Biscotti e Gentile incontreranno Guede per decidere il comportamento da tenere davanti alla Corte d'assise di Perugia che lo ha convocato sabato prossimo come testimone nel processo ad Amanda Knox e a Raffaele Sollecito. Quasi certamente lo straniero sceglierà di non rispondere alle domande, avvalendosi della facoltà di non rispondere, per poi parlare nel suo processo d'appello, l'ivoriano è stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione con il rito abbreviato per il delitto di Meredith Kercher.

L'UNIONE SARDA 30 MARZO 2009

domenica 22 marzo 2009

FETICCI E DELITTI: IL FURTO DEL MATERASSO DALLA CASA DEL DELITTO DI PERUGIA

22/3/2009
Feticci e delitti


ALESSANDRO PERISSINOTTO
A chi mai può venire l'idea di intrufolarsi nella casa dove è avvenuto un terribile omicidio e di rubare un materasso sporco del sangue della vittima? Se scrivessi uno dei miei romanzi polizieschi, intorno a questa questione girerei a lungo. Qui però voglio provare a fare subito tre ipotesi molto semplici; l'idea del furto può essere venuta: 1) a un pazzo adepto di una setta satanica, 2) a un imbecille feticista, 3) a un furbo che vuole inquinare le prove. Troppo schematico? Allora entriamo nel dettaglio. Partiamo dalla prima congettura. Alcuni casi più o meno recenti hanno messo in luce il perdurare di una diffusa passione per il culto del diavolo. Per le loro messe nere, i satanisti si servono di oggetti sacri che, in quanto rubati, transitano dall'universo del bene a quello del male, divenendo così strumenti per assicurarsi la benevolenza (sic) del Maligno.

Al tempo stesso però, questa folle ritualità non disdegna quegli oggetti che, per la loro vicinanza con un evento delittuoso, dovrebbero assurgere a catalizzatori del Male. Il materasso su cui è morta la povera Meredith ricomparirà dunque al centro di un cerchio di invasati adoratori di Belzebù? Se così fosse, credo che si confermerebbe l'ipotesi meno inquietante. Non che l'esistenza di gruppi di squilibrati non sia preoccupante, ma la loro presenza, storicamente attestata nei secoli, non ha particolari relazioni con i guasti della nostra società e i rimedi spaziano da una buona cura psichiatrica per i casi più gravi, a una buona dose di calci nel sedere per quelli più lievi. La seconda possibilità mi sembra invece più allarmante. Se è stato un feticista, occorre riflettere sui meccanismi attraverso i quali si crea il feticcio, perché in questo caso è probabile che ci si trovi di fronte a un «feticismo della merce», per dirla con Marx, a un oggetto che diventa idolo perché incarna un valore. Già, il materasso del delitto di Perugia si carica di valore per via della sua unicità, proprio come i memorabilia, come i banali oggetti quotidiani appartenuti alle star. Nella società massificata, dove tutto è di serie, dove il concetto di unicità non si attaglia più neanche all'opera d'arte, il desiderio di possedere qualcosa di irripetibile non si cura della ferocia che ha prodotto quell'unicum e passa sopra anche alla più elementare distinzione tra bene e male.

Ed è in questo senso che l'imbecille feticista mi sembra più pericoloso del pazzo satanista, perché, pur nella sua aberrante opzione per il male, l'adoratore del demonio possiede ben chiaro il concetto di «morale»; al contrario, chi va fiero della reliquia di un omicidio non riconosce alcun limite tra giusto e sbagliato ed è pronto a ripetere il proprio gesto con la crudele spensieratezza dei bambini. I rimedi in questo caso si fanno più complessi e, ferma restando la funzione pedagogica dei calci nel fondoschiena, passano attraverso una profonda revisione del nostro sistema di spettacolarizzazione aprioristica di qualsiasi evento, nobile o sordido che sia. E infine c'è la terza ipotesi: inquinamento delle prove. Da ingenui spettatori di Csi e di Ris, noi pensiamo che preservare l'integrità della scena del crimine sia la prima preoccupazione delle forze dell'ordine e della magistratura, specie in un procedimento come questo, dove il verdetto dei giudici sarà pesantemente influenzato dall'esito dei rilievi scientifici.

E invece scopriamo che le prove più importanti sono alla mercé di chiunque. Scopriamo che non solo non c'è vigilanza continua intorno alla casa (per comprensibili ragioni di costo), ma che persino la richiesta della questura di Perugia di apporre delle inferriate alle finestre è stata respinta dalla procura, poiché le grate altererebbero la scena del crimine. Le grate alterano e i ladri no? La proprietaria non può tornare in possesso dell'appartamento, ma lo stesso può essere liberamente visitato da chiunque? I principi che ispirano le decisioni della procura di Perugia sono perfettamente condivisibili, ma i risultati pratici che a tali decisioni conseguono lasciano sconcertati. Lo scontro tra principi e prassi si fa duro e in questo iato tra «ciò che dovrebbe essere» e «ciò che è» si consuma la crisi di credibilità della giustizia.

LA STAMPA 22 MARZO 2009

domenica 15 febbraio 2009

Perugia, Amanda: Non sono una maniaca

4/2/2009 (8:21) - PROCESSO DI PERUGIA: LE DICHIARAZIONE SPONTANEE DELL'IMPUTATA

Amanda Knox in tribunale ha chiesto di parlare per difendersi



"Quel giocattolo sessuale nel mio beauty? Era soltanto uno scherzo"
GUIDO RUOTOLO
PERUGIA
Mezzogiorno e passa. Nell'aula del Tribunale per quasi quattro ore un'amica inglese di Meredith, Robin, l'aveva rappresentata come una ragazza dai facili costumi, sporcacciona perchè non puliva il bagno - e per questo Mez provava disagio nel rapporto con lei -, e quando la sera del 2 novembre si ritrovarono tutti in questura, lei rideva, scherzava con Raffaele, non piangeva. E poi raccontava d'aver visto il povero corpo di Mez nell'armadio, coperto da una coperta. E la storia del vibratore e dei preservativi lasciati in un beauty in bagno e gli uomini - sicuramente uno - che riceveva in casa. E Amanda che fumava. Amanda ascolta prendendo appunti. Poi, terminato l'interrogatorio di Robin, chiede al presidente della Corte d'assise, Gianfranco Massei, di poter parlare: Buongiorno - esordisce in un buon italiano - vorrei fare un breve chiarimento a proposito del mio beauty, che deve essere ancora in quel bagno. Quel vibratore esiste, è uno scherzo, un regalo di una mia amica quando sono partita per l'Italia, per Perugia.

Gesticola, Amanda. Alza la mano sinistra. Allarga il pollice e fissa la lunghezza dell'oggetto con l'indice: Era un coniglietto rosso di queste dimensioni. Il presidente Massei fa mettere a verbale: Di circa dieci, quindici centimetri. Brusio degli avvocati difensori di Amanda e Raffaele. La studentessa di Seattle aggiunge: Volevo anche dire che ho fiducia che la verità verrà fuori e tutto si sistemerà. Okay. E' il giorno di Amanda, che prova a difendersi in aula, che parla una manciata di secondi per dire che lei con quell'Amanda rappresentata dall'accusa non c'entra nulla. Perversa? No. L'oggetto delle sue morbosità sessuali, il vibratore, è solo un gadget, uno scherzo di una amica. Lei è innocente e il processo lo dimostrerà.

Raffaele Sollecito sospira. Non si guardano i due che pure sono a pochi metri di distanza l'uno dall'altra. Raffaele è come se fosse depresso, borbotta che per San Valentino vorrebbe scrivere una lettera alla sua Amanda. E' come se per lui il tempo si fosse fermato a quella notte di Halloween o a poche ore dopo. A quei giorni, insomma, in cui sboccia l'amore. La terza udienza del processo per l'omicidio di Meredith Kercher il corale e concordante racconto delle amiche inglesi di Mez. Parlano dei dubbi, dei sospetti che iniziano a prendere corpo a poche ore dalla scoperta del corpo di Mez, quando tutti, amiche e coinquilini di via della Pergola 7, si ritrovano in questura.

Quell'Amanda che non piange (Amy dice che era partita, come dire fuori di testa), fa a pugni con la fragilità e purezza di Meredith che, raccontano le sue amiche, era fortemente preoccupata perchè gli inquilini del piano di sotto le avevano chiesto di innaffiare le piantine di marijuana. E poi, raccontano le testimoni ingelesi, lei che rivela di aver visto il corpo di Mez nell'armadio, salvo poi aggiungere che l'aveva saputo dalla coinquilina Filomena. Le amiche inglesi erano arrivate in Tribunale sotto i fiocchi di neve, strette l'una all'altra, protette dagli angeli custodi in borghese. Mano nella mano, occhi bassi, i genitori le guardano entrare e poi si sistemano nella zona riservata al pubblico e ai giornalisti.

Nei giorni dell'inchiesta, delle testimonianze, della ricostruzione del contesto, i loro racconti rappresentavano un pilastro dell'accusa. Quasi il movente della furia omicida di Amanda (con Raffaele e Rudy in posizione subalterna), perchè le due si odiavano, litigavano. Ma ieri, quel rancore si è trasformato in disagio tra due ragazze diverse tra loro. E in aula ci sono stati anche momenti di commozione. Come quando Sophie ha ricordato quell'ultimo viaggio di Mez verso la morte, dopo aver lasciato la casa delle amiche dove avevano cenato vedendo un film. Una commozione diventata pianto quando il pm Giuliano Mignini le ha mostrato la foto del giubbetto che indossava l'amica inglese.
La Stampa 14 febbraio 2009

Perugia, Amanda inneggia all'amore. I testimoni: ''Gustava a Rudy Guede''


Sabato 14 febbraio 2009 17.27

"All you need is love": è questa la frase scritta sulla maglietta che Amanda Knox ha indossato in aula, durante l'ultima udienza del processo sull'omicidio di Meredith Kercher. Il padre della studentessa americana ha detto di avergliela regalata lui. I testimoni hanno sottolineato il fatto che a Rudy ''gustava Amanda''. Il processo riprende il 27 febbraio
Amanda con la maglietta inneggiante all'amore
Amanda con la maglietta inneggiante all'amore
E' un regalo del padre Curt la maglietta con scritto "All you need is love" indossata da Amanda Knox nel processo davanti alla Corte d'assise di Perugia. Lo ha rivelato lui stesso al termine dell'udienza. Curt Knox ha spiegato che la figlia è un'appassionata dei Beatles e spesso conclude le lettere con frasi caratteristiche delle canzoni del gruppo inglese. Come "let it be". La maglietta della Knox è piaciuta anche al suo ex fidanzato Raffaele Sollecito, imputato come lei dell'omicidio di Meredith Kercher. "Simpatica", ha commentato con i suoi difensori. "Ha ragione - ha aggiunto riferendosi al messaggio della maglietta - tutti avremmo bisogno di più amore".

L'ATTRAZIONE "A Rudy 'gli gustava' Amanda": è quanto ha detto Stefano Bonassi, uno degli studenti che abitavano nell'appartamento sottostante a quello in cui venne uccisa Meredith Kercher riferendo alla corte d'assise di Perugia, quanto appreso dai suoi coinquilini. Lui e Giacomo Silenzi, un altro degli occupanti dell'appartamento e fidanzato di Mez, hanno riferito ai giudici dell'attrazione provata per la studentessa di Seattle dall'ivoriano che è stato condannato a 30 anni di reclusione per il delitto (del quale si proclama estraneo). Guede aveva frequentato la loro abitazione in due occasioni. ''Una volta - hanno riferito i giovani - anche addormentandosi sul water e trascorrendo quindi la notte sul divano''. Bonassi ha tra l'altro sostenuto di avere visto insieme Rudy, Amanda e Meredith. Nè lui, nè Silenzi hanno però saputo specificare se la Knox fosse stata messa a conoscenza dell'attrazione provata dall'ivoriano per lei. Il fidanzato di Meredith ha anche riferito di una sua uscita in gruppo insieme a Guede: "Aveva bevuto ed era più sciolto".
Unione sara 14 febbraio 2009

sabato 17 gennaio 2009

The Foxy Knoxy show: Smiling murder suspect makes grand entrance as trial begins






From: www.dailymail.co.uk




By Nick PisaLast updated at 10:03 PM on 16th January 2009
Add to My Stories
She made her entrance like a Hollywood diva sashaying along the red carpet. Yet Amanda Knox was about to go on trial for a brutal murder.
The 21-year-old nicknamed Foxy Knoxy smiled serenely as shook hands with her legal team after being led into the packed courtroom in Perugia, northern Italy.
She and her former lover Raffaele Sollecito, 24, are accused of killing British student Meredith Kercher, who was found semi-naked with her throat cut in her bedroom at the house she shared with Knox.

Centre of attention: Amanda Knox gets a friendly pat from her lawyer Luciano Ghirga as she arrives at Perugia's court today
Police suspect that Meredith, 21, a student at Leeds University, had refused to take part in a drug-fuelled sex game, with her death in November 2007 made to look like the result of a robbery.
Six jury members - three men and three women - were sworn in by the judge.
Sitting beside her lawyers, Knox, from Seattle, listened intently to proceedings and at one point buried her head in her hands in apparent despair.
But frequently she laughed and joked with those around her.
Inappropriate? Amanda Knox smiled, smirked and joked about in court where she went on trial for the murder of British student Meredith Kercher

Sollecito, 24, did not exchange a glance with Knox, whose aunt sat in the back of the court. Her parents Kurt and Edda have decided to stay in the U.S., where they gave a TV interview yesterday declaring their confidence that she is innocent and will be acquitted.

Tragic: Meredith Kercher was found dead in the apartment she shared with Knox. Her throat had been cut
Meredith from Coulsdon, Surrey, had been in Italy for two months as part of a yearlong exchange programme for her European Studies degree.
Judge Giancarlo Massei ruled that the case could be heard in public, but reserved the right to exclude the media at certain points.
Major trials in Italy are usually televised but the judge, having allowed in TV and press cameras for the start of proceedings, ruled that they would no longer be permitted.
The prosecution successfully argued that cameras in court would be able to capture shots of Meredith's body and the court should protect her dignity and memory. They also said future witnesses could be influenced by what they saw from the proceedings.
During one adjournment Knox spoke to journalists.
Asked how she was coping with life in prison, she said: 'It was hard to begin with but now I am getting used to it. My Italian isn't too bad. I have been here for more than a year. I can keep up with some of it.'
Earlier this month, Knox was voted top female personality in an end-of-year TV poll by Italians. She and computer studies graduate Sollecito deny the charges. Their lawyers have based their defence on the theory that DNA evidence was contaminated and mishandled.

What's going on? Journalists, covering the case, are herded into a cage normally used for holding terrorists
Italian judge Giancarlo Massei presides over the trial of Knox and Sollecito
Ivory Coast drifter Rudy Guede, 21, was jailed for 30 years last October for his part in the killing.
The case was adjourned until February 6, and will then continue each Friday and Saturday - it is common for Italian trials to run for only two days a week. It is expected to last until autumn.
Before the proceedings had started journalists staged a protest in court, occupying cages normally reserved for Mafia suspects or terrorists. Reporters were furious at the cramped conditions and the fact that dozens of TV cameras were blocking their view.
Sollecito's lawyer said: ' Raffaele and Amanda have been described as a couple who were looking for new experiences. This was supposed to be the motivation for this crime but they were just two young lovebirds at the start of their relationship.
'The prosecution says this was a sex crime that evolved out of a party but we will prove the crime scene was not a party scene.
'There were no empty glasses, no wine, no music. We will also show that Raffaele did not know Rudy Guede and that the first time he saw him was in court.
'Justice has already been done. The person responsible for this crime was sentenced to 30 years.'
Knox's lawyer Luciano Ghirga said her so-called ' confession' should be thrown out.
'She had been questioned all night, without a lawyer and without an interpreter. She had no idea that she was even being questioned as a suspect.

Knox's co-accused Raffaele Sollecito looked more sombre as he was led in



venerdì 23 novembre 2007

L'Erasmus fa male...



...a Bologna come a Perugia
Nuovi risvolti per l'omicidio
di Gonnella, ma la polizia
brancola ancora nel buio

BOLOGNA (23 nov. 2007)- Conosceva la sua vittima l'assassino di Stefano Gonella, il giovane bergamasco di 26 anni ucciso il 24 settembre 2006, nel suo appartamento in via Passarotti a Bologna.All' epoca la vicenda scosse l'intera città: il ragazzo fu infatti ammazzato con diversi colpi al collo e alla schiena, che non gli lasciarono scampo.Il delitto, finora rimasto insoluto, ricorda per molti versi quello avvenuto di recente a Perugia, in quanto Gonnella frequentava il mondo degli studenti e testimone del delitto fu proprio un ragazzo spagnolo che da pochi giorni ospitava in casa, arrivato in città con il programma Erasmus.Inoltre era risaputo che lo studente avesse una storia con una ragazza inglese, Verity; la quale però è stata scagionata perche è stata appurata la sua lontananza da Bologna il giorno dell'omicidio.
Lo spagnolo sostiene, nella sua testimonianza, di aver visto una notte, Gonnella rientrare con una persona, e dai rumori provvenienti dalla sua stanza aveva supposto che avessero avuto una colluttazione; dice poi di aver sentito la persona andare via.Grazie a tale testimonianza, e a quella di un residente nella zona, che aveva visto una persona con i capelli lunghi buttare nel pattume una borsa nera che apparteneva alla vittima, la polizia elaborò un idenkit.Alla luce di nuovi ritrovamenti però tale identikit è stato modificato ed oggigiorno corrisponde a quello di una persona alta circa un metro e 80, coi capelli lunghi e più o meno coetaneo della vittima.Il magistrato, con la collega Gabriella Tavano contitolare dell'indagine, ha però spiegato che gli elementi scientifici emersi hanno rivelato incongruenze che fanno ritenere agli inquirenti che untestimone non abbia detto tutto ciò che sapeva; è stata mossa l'ipotesi che si potesse trattare di una donna.L'unica cosa certa è che le indagini fanno pensare di essere vicine a una svolta; anche se attualmente dell'omicida la polizia conosce solo il DNA, lasciato sul luogo del delitto, e il 'profilo criminale', grazie anche all'intervento dell'Uacv (unità analisi crimini violenti)."Chi ha ucciso Gonella lo conosceva - ha detto senza volere dare altre spiegazioni il Pm Silverio Piro - e aveva un motivo chiaro per farlo".

VIAGGI

Partenza:
Camere:
Adulti:
Ritorno: