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domenica 22 novembre 2009

Meredith:chiesto l'ergastolo per Amanda Knox e Raffaele Sollecito

Amanda Knox

Amanda Knox

Perugia, 21-11-2009


















I pubblici ministeri Manuela Comodi e Giuliano Mignini hanno chiesto la condanna all'ergastolo per Raffaele Sollecito e Amanda Knox al termine della loro requisitoria nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher davanti alla Corte d'assise di Perugia.

Per Amanda, inoltre, l'accusa ha chiesto 9 mesi di isolamento diurno, due mesi, invece per Sollecito. Le richieste sono arrivate al termine di una lunga requisitoria iniziata ieri mattina con il pm Mignini e proseguita oggi dalla collega Comodi.
L'udienza e' stata quindi rinviata a venerdi' prossimo.

Anche oggi i due imputati, che si proclamano innocenti, erano in aula.

Il pm ha parlato di "Prove scientifiche inconfutabili e sovrapponibili" emerse dalle indagini. Al termine della requisitoria la pubblica accusa fara' le sue richieste di condanna alla Corte. La sentenza per i due e' attesa per i primi di dicembre.

Ha definito "nulla" la possibilita' di contaminazione del Dna rilevato sulla scena dell'omicidio il pm Manuela Comodi nella sua requisitoria davanti alla Corte d'assise di Perugia. Riguardo alle critiche delle difese il magistrato ha detto che queste "hanno mancato il bersaglio e non sono mai andate oltre l'insinuazione".

"In ogni analisi biologica - ha aggiunto - e' insito il rischio di deperimento e di contaminazione. La biologa della polizia scientifica Patrizia Stefanoni ha pero' messo in atto tutte le procedure previste per evitare questi fenomeni e nessuno puo' affermare il contrario. I consulenti di parte hanno poi partecipato a sopralluoghi e analisi".

Riguardo al gancetto del reggiseno della vittima sul quale sono state trovate tracce del Dna di Raffaele Sollecito e della vittima, il pm ha spiegato che il reperto "non si e' mai spostato dalla stanza del crimine occupata solo da Meredith". "Sollecito - ha proseguito - non viveva in quella casa e non era stato in quella stanza"

MEREDITH: SOLLECITO, QUELLA SERA ERO A CASA MIA


"Mi sembra di vivere in un altro mondo ed e' del tutto irreale. Io quella sera stavo a casa mia. Come fanno a dire quelle cose?". Cosi' Raffaele Sollecito ha commentato con il suo avvocato, Luca Maori, le immagini mostrate oggi in aula dalla Procura e che fornivano una ricostruzione dell'omicidio con immagini virtuali. In merito al fatto che il pm Giuliano Mignini si e' piu' volte riferito a Raffaele parlando della sua freddezza, Maori ha detto che "e' assurdo dire una cosa del genere".


(
21 novembre 2009)

sabato 19 settembre 2009

Meredith:In aula l'arma del delitto.La morte in sette-dieci minuti

PERUGIA, IL PROCESSO PER L'OMIICIDIO DELLA STUDENTESSA INGLESE

«Meredith morì in sette-dieci minuti»
L'accusa porta in aula l'«arma del delitto»

Il coltello che avrebbe ucciso mostrato in udienza. I periti: «La ragazza potrebbe aver urlato»


Ecco quello che per l'accusa è il coltello con il quale venne uccisa Meredith Kercher mentre viene mostrato nell'aula della Corte d'assise ad Amanda Knox (Ansa)
Ecco quello che per l'accusa è il coltello con il quale venne uccisa Meredith Kercher mentre viene mostrato nell'aula della Corte d'assise ad Amanda Knox (Ansa)
PERUGIA
- Quello che per l'accusa è il coltello con il quale venne uccisa Meredith Kercher è stato mostrato oggi nell'aula della Corte d'assise di Perugia che processa Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Un dibattimento ormai alle battute finali. Nelle udienze fissate la prossima settimana, se il calendario verrà rispettato, terminerà infatti l'esame dei testimoni indicati dalle difese dei due imputati (che si proclamano estranei al delitto). Intanto il quadro del delitto è stato ricostruito dal professor Mariano Cingolani, nella sua deposizione: è uno dei tre medici legali che hanno realizzato per conto del Gip la perizia sulla morte della studentessa inglese. «Meredith Kercher morì nel giro di qualche minuto», da sette a dieci, dal momento in cui le vennero inferte le lesioni sul collo, e «potrebbe avere urlato». Gli esperti non hanno esaminato direttamente il cadavere, ma si sono basati sui dati raccolti nel corso dell'autopsia e hanno analizzato i campioni acquisiti. Cingolani è tornato sul coltello considerato l'arma del delitto, spiegando di averlo esaminato di persona. Ha quindi parlato di «non assoluta incompatibilità» con la ferita più piccola riscontrata sul collo della Kercher, ma ha anche detto che «molti altri potrebbero essere più compatibili».

Il coltello in aula: guarda

GLI ELEMENTI SIGNIFICATIVI - Nella relazione consegnata al gip, i periti avevano comunque spiegato che larghezza e profondità di una ferita da punta e taglio dipendono da vari fattori, tra cui la forza impressa dall'aggressore e i movimenti della vittima. A loro avviso mancano quindi «elementi significativi» per dire se siano stati utilizzati uno o più coltelli. Quello sequestrato dalla squadra mobile di Perugia è stato mostrato oggi in aula durante la deposizione del professor Cingolani che per esaminarlo ha indossato guanti e mascherina. La professoressa Aprile ha invece ribadito che la Kercher ebbe una «attività sessuale» poco prima di morire, spiegando di non poter dire in base ai soli dati biologici se fosse stata consenziente o meno. A suo avviso, tuttavia, il quadro generale suggerisce che «Meredith venne uccisa in un contesto di violenza».

LE DATE - Il collegio presieduto da Giancarlo Massei esaminerà il 2 e il 3 ottobre le richieste di integrazione probatoria che potrebbero essere avanzate dalle parti. Appare scontato che diverse istanze arrivino dalle difese di Sollecito e della Knox sempre più intenzionate a chiedere una superperizia sulle tracce di Dna rilevate nelle indagini condotte dalla polizia. Dalla decisione della Corte dipenderanno i tempi per giungere alla fine del processo e quindi alla sentenza.


corriere della sera 19 settembre 2009

mercoledì 24 giugno 2009

Meredith, un testimone: "Nessun urlo dalla casa la notte dell'omicidio"

Amanda Knox e Raffaele Sollecito in aula (Ansa)
Amanda Knox e Raffaele Sollecito in aula (Ansa)

Cronaca

23 giugno 2009. Nell'udienza è stato fornito un dato di fatto inoppugnabile, dalle 22.30 alle 23.30 del primo novembre del 2007 non è successo assolutamente nulla di particolare in via della Pergola": a dirlo è stato al termine dell'udienza l'avvocato Luca Maori, uno dei difensori di Raffaele Sollecito. "Nulla di strano - ha sottolineato il legale - è stato visto o sentito. Altra cosa importante è che è sia stato chiarito come la casa dove viveva Raffaele aveva dei grossi problemi allo scarico della cucina, tanto che sono andati due idraulici a sistemare il guasto". Sulla stessa linea l'avvocato Carlo Dalla Vedova, uno dei difensori di Amanda Knox. "Testimoni positivi - ha sottolineato il legale - i quali hanno confermato che quella sera dalle 22.30 per almeno un'ora un'ora e mezza li davanti non è passato nessuno. Non hanno visto Amanda Knox. Quindi, tre testimoni a nostro favore".
Legale Kercher: testi non chiariscono - Hanno "confermato ancora una volta che dopo le 23.15 del primo novembre del 2007 nessuno era più vicino alla casa di via della Pergola e quindi non si può sapere cosa è avvenuto all'interno dell'abitazione" i testimoni, secondo l'avvocato Serena Perna che rappresenta i familiari della studentessa inglese. Per il legale gli occupanti dell'auto fermata da un guasto appena uscita dal parcheggio antistante il casolare del delitto hanno confermato che la vettura si era rotta intorno alle 22.30 e quindi erano rimasti lì per 30-40 minuti. "Quello che è successo dopo - ha proseguito la Perna - non siamo in grado di dirlo. Questo è compatibile con l'evolversi della situazione, come rappresentato anche da un altro dei testimoni che, tra l'altro, ha parlato - ha concluso l'avvocato Perna - della presenza dei ragazzi nella piazzetta in quell'orario".
Il testimone: "Nessun urlo la notte dell'omicidio" - La notte in cui Meredith Kercher venne uccisa, un turista rimasto in panne con la sua auto nei pressi della casa del delitto tra le 22.30 e le 23 non notò alcunché di strano e non sentì urlare. La vettura di Pasqualino Coletta venne fermata da un guasto appena uscita dal parcheggio di Sant'Antonio e fu poi portata via da un carro attrezzi. Rispondendo a una domanda dell'avvocato Luca Maori, uno dei difensori di Sollecito, l'uomo ha spiegato che la sua attenzione "non venne attirata da alcunché di particolare". Poi al pm Giuliano Mignini ha detto di non avere sentito rumore "di vetri infranti".
La testimonianza del vicino di casa di Metz - Ha testimoniato Marco Marzan, uno degli studenti che vivevano nella casa sottostante a quella del delitto, il quale ha sostenuto di "non avere mai saputo di frizioni" tra la Kercher e le sue coinquiline, tra cui la stessa Knox. Ha inoltre parlato delle due volte in cui Rudy Guede, già condannato per il delitto, si era recato in casa loro, addormentandosi anche sul water.
Sentita anche la proprietaria di casa - Davanti alla Corte è comparsa anche Sara Boccali, la proprietaria dell'appartamento dove Sollecito aveva vissuto fino al giorno dell'arresto. Ai giudici ha spiegato di non avere mai avuto problemi con il giovane.
tiscali notizie 23 giugno 2009

sabato 20 giugno 2009

Meredith, la difesa di Sollecito: "E' Guede l'unico aggressore"


Meredith, la difesa di Sollecito: "E' Guede l'unico aggressore"

Un solo aggressore con un solo coltello uccise Meredith Kercher per il consulente medico-legale della difesa di Raffaele Sollecito. "Rudy Guede", il nome fatto a fine giornata dell'avvocato Luca Maori, uno dei difensori del giovane

E per dimostrare questa tesi due collaboratrici dei legali hanno anche simulato la possibile dinamica del delitto, ritenuto a sfondo sessuale, davanti alla Corte d'assise di Perugia che processa Sollecito e Amanda Knox. Una ricostruzione che però non ha convinto nè i pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi, secondo i quali i responsabili dell'omicidio sono tre, nè il legale della famiglia Kercher Francesco Maresca, che rilevato come continuino ad aumentare "contraddizioni e tentennamenti" della linea difensiva di Sollecito. "Per salvarsi sparano su Rudy, nonostante le evidenze dicano si sia trattato di un omicidio plurisoggettivo" il commento degli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, i difensori dell'ivoriano già condannato a 30 anni di reclusione con il rito abbreviato ma che continua a dirsi innocente. Per dimostrare l'estraneità di Sollecito al delitto, il medico-legale Francesco Introna, consulente della difesa del giovane, ha deposto per quasi sei ore. Esaminando gli atti dell'inchiesta, ha ritenuto che "tutto è compatibile con un solo aggressore e un solo coltello" (e secondo l'esperto le lesioni riscontrate a una mano di Guede sono compatibili con l'avere afferrato un manico di un'arma bianca). Che non è - secondo la sua versione - con quello da cucina sequestrato in casa di Raffale. Secondo Introna le ferite sul collo di Mez sono state infatti provocate da una lama di circa otto centimetri, mentre quella su cui sono state isolate tracce del Dna della vittima e della Knox era di poco più di 17 centimetri. Se fosse stato utilizzato il coltello indicato dall'accusa avrebbe trapassato il collo della Kercher ha ritenuto il consulente che allo scopo di provarlo ha ripetuto la possibile manovra utilizzandone uno analogo e una testa in polistirolo. Per il medico-legale le lesioni riscontrate sul corpo di Meredith non sono da afferramento ma legate a una caduta su dei vetri. Nella camera di via della Pergola teatro del delitto non c' era spazio per quattro persone, ha aggiunto contestando i rilievi della scientifica in particolare per le misurazioni di un armadio e di una mensola. Rispondendo ai pm, Introna ha comunque spiegato di non avere visionato di persona il locale o esaminato il cadavere per valutarne il peso (uno degli elementi utilizzati per collocare l'aggressione tra le 23.30 e le 22 del primo novembre del 2007, invece che intorno alle 23 come ha ritenuto il consulente della procura).

L'UNIONE SARDA

domenica 14 giugno 2009

AMANDA, IL PM: SA TROPPE COSE DELL'OMICIDIO

Tutti i passi falsi di Amanda
Amanda in aula durante il processo che la vede imputata


Il pm la incalza in aula:
sa troppe cose sull'omicidio
ALESSANDRA CRISTOFANI
PERUGIA
Sa troppo, Amanda Knox. Sa anche quello che non dovrebbe sapere. Sa che Meredith ha urlato, la notte in cui è stata uccisa, e che la sua morte è stata lunga e dolorosa. Conosce dettagli e circostanze, tempi e modi. E sono proprio la sua sicurezza, l'ostentata padronanza delle cose, il numero e il genere di informazioni che si è lasciata sfuggire, a non convincere gli inquirenti. Quando, ieri mattina, il pm Giuliano Mignini, nel controinterrogatorio le chiede di spiegare come facesse a sapere della lunga agonia di Mez, l'ingranaggio s’inceppa. E l'esibita tranquillità dei giorni scorsi mostra qualche segno di cedimento. Ma non capitola, Amanda. Ribatte: «Le ragazze speravano che Meredith fosse almeno morta in fretta. Io, ancora sorpresa per la brutalità dell'omicidio e per com’era avvenuto, immaginai l'esatto contrario. E' per questo che dissi che la sua morte era stata lunga. Una cosa terribile». L’incalza, il pm, chiedendole di spiegare ancora, di più e meglio, del modo in cui ha saputo della posizione in cui è stato ritrovato il corpo di Meredith, un particolare che solo chi l’aveva visto poteva conoscere.

Va giù duro, Giuliano Mignini, il sostituto procuratore contro cui si è scagliato il New York Times: «Raffaele Sollecito le disse d'aver visto il corpo nell'armadio, coperto con un lenzuolo, e l'unica cosa che si vedeva era un piede. Ecco, se lei non ha visto la stanza, come faceva a fare questa affermazione?». Amanda nega: «Non ho mai detto che ho visto il corpo di Meredith dentro l'armadio, ho detto che ho sentito in giro che c'era questo corpo dentro l'armadio, che Meredith era coperta, che le usciva un piede».

Parla in italiano
È teatrale, Amanda. Parla in italiano, gesticola, si porta le mani alle tempie, poi le muove davanti a sé, i palmi rivolti verso l'alto. Mentre parla nell’aula la tensione sale. Tanto che il presidente Giancarlo Massei deve più volte richiamare le parti, minacciando di sospendere l'udienza. Quanto alle intimidazioni e alle violenze subite in questura l’americana non fa marcia indietro: «Loro volevano un nome e dicevano che io sapevo ma non volevo parlare». E aggiunge, a mo' di rettifica: «Non è che mi hanno detto che era stato Patrick ma che sapevano che l’avevo incontrato». Della poliziotta che col pugno chiuso l'avrebbe colpita due volte sulla nuca ricorda i capelli scuri e lunghi ma non sa come si chiama. Stavolta il nome non lo fa.

Chiamata a raccontare la mattina del 2 novembre, non cambia una virgola, ripropone il solito canovaccio: «Da casa di Raffaele mi sono recata in via della Pergola per farmi una doccia e ho trovato tracce di sangue in casa e in bagno. Mi sono fatta la doccia e poi a piedi nudi sono tornata in camera mia. Non ho guardato l'orologio». Poi, a colazione, racconta tutto a Raffaele. Insieme vanno in via della Pergola, entrano in casa e si accorgono che c'è una finestra rotta in una delle camere delle coinquiline italiane. Sollecito telefona alla sorella che li esorta a chiamare la polizia. Sull'atteggiamento tenuto in procura, quando fece la ruota sul pavimento, apparso troppo disinvolto, spende l'unico argomento possibile: «Ognuno affronta una tragedia a modo suo». E ancora: «Sono abituata a cercare la normalità, nelle situazioni di difficoltà, un modo per sentirmi sicura». Di Meredith, l'amica, parla poco. Si dice choccata ma all'avvocato di parte civile ribatte: «Ricordo Meredith ma sto anche pensando di andare avanti con la mia vita».
la stampa 14 giugno 2009

Amanda e il «non ricordo» sulla telefonata nella notte

l sindacato dei poliziotti: risponderà delle sue accuse

La ragazza chiamò la madre due ore prima che la poli­zia scoprisse l’omicidio: a Seattle erano le tre del mattino

PERUGIA — Amanda Knox ha telefonato a sua ma­dre negli Stati Uniti il giorno del ritrovamento del cadave­re di Meredith Kercher, il 2 novembre 2007: ma lo ha fat­to due ore prima che la poli­zia scoprisse l’omicidio, quando a Seattle erano le tre del mattino. «È solita chiama­re casa nel cuore della not­te? », le ha chiesto il giudice. E lei: «Suppongo di aver chia­mato perché ero andata in ca­sa e avevo trovato la porta aperta, ma non ricordo que­sta telefonata».

Sia pure con molti «non ricordo», l’ameri­cana ha risposto, per cinque ore, alle domande del pubbli­co ministero Giuliano Migni­ni. Dopo le accuse di venerdì — «la confessione mi è stata suggerita da pm e polizia, gli agenti mi hanno colpito due volte, insultata e minacciata, sconsigliandomi di chiamare un avvocato» — la procura ha ipotizzato di trasmettere gli atti per valutare il reato di calunnia, e il sindacato di po­lizia Sap ha difeso i colleghi perugini: «Le dichiarazioni di Amanda non restino impu­nite».

E però Amanda Knox ha sostanzialmente ribadito quanto affermato nell’udien­za di venerdì, ogni accusa. Aggiungendo anche dettagli: «L’agente che mi ha colpito aveva i capelli lunghi e casta­ni». Ci sono stati momenti di tensione, in aula, tra gli avvo­cati difensori dell’americana — Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova — e i pm Giulia­no Mignini e Manuela Como­di. Amanda Knox ha giustifi­cato alcuni sui comportamen­ti: «Perché facevo ginnastica in questura dopo la morte della mia amica? Ognuno af­fronta le tragedie a modo pro­prio ».

Alessandro Capponi
Corriere della Sera 14 giugno 2009

sabato 13 giugno 2009

AMANDA IN AULA: SODDISFATTI IL PADRE E L'AVVOCATO

MEREDITH: PADRE AMANDA, SONO ORGOGLIOSO DI MIA FIGLIA

(AGI) - Perugia, 12 giu. - "Non potrei essere piu' orgoglioso di mia figlia". Cosi' il padre di Amanda, Curt Knox, al termine della lunga udienza di oggi che ha visto al centro proprio l'esame della studentessa di Seattle che, per circa sei ore, ha parlato davanti alla Corte d'Assise di Perugia. "Oggi e' andata fenomenalmente bene - ha detto Curt Knox -. Penso che tutti abbiano avuto l'occasione di vedere chi e' veramente Amanda Knox". Curt ha definito la deposizione della figlia "molto articolata. Ha risposto a ogni domanda", ha concluso.



MEREDITH: AVVOCATO AMANDA, SODDISFATTI PER AVER CHIESTO ESAME


(AGI) - Perugia, 12 giu. - Si e' detto "soddisfatto" per la scelta di fare sostenere l'esame in aula ad Amanda Knox, uno dei legali della studentessa di Seattle, l'avvocato Luciano Ghirga perche' "per lo meno, grazie alla Corte, Amanda e' stata messa in condizione per molte ore di presentare la sua tesi con assoluta serenita'". L'udienza di oggi, durata circa sei ore, e' stata interrotta in serata e riprendera' domani in aula con le domande dell'accusa. "Non e' una partita di calcio e, casomai, si tratta del primo tempo - ha detto Ghirga -. I conti si fanno alla fine. Valuteremo domani, dopo il controesame del pm e dell'altra parte civile, che saranno tosti, duri e anche piuttosto penetranti. L'esame e' un congegno processuale molto complicato. Amanda e' questa: tanti interessi, tanti studi. Non c'e' nessuna regia e nessuna preparazione processuale. Lei e' cosi'. Si e' espressa come ha ritenuto di esprimersi".
L'avvocato Ghirga ha spiegato che "domani e' prevedibile che i pm saranno duri e che ci sara' uno scontro dialettico processuale".

Amanda risponde in aula: «Picchiata, chiamata stupida e bugiarda»


«Sotto pressione prima dell'arresto, immaginavo tante cose»
Il padre: «Non vedrete quella “dark angel” descritta»




PERUGIA (12 giugno) - Si è presentata in aula con una camicetta e pantaloni chiari, i capelli raccolti a coda, Amanda Knox al suo arrivo nell'aula della Corte d'Assise di Perugia dove stamani era in programma il suo interrogatorio nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher nel quale è imputata insieme a Raffaele Sollecito. La giovane americana ha accennato un sorriso rivolto ai suoi avvocati. In aula c'era anche il padre Kurt il quale al suo arrivo al Palazzo di Giustizia aveva annunciato che «si vedrà una nuova Amanda, non quella dark angel che è stata descritta finora». Presente al processo, come al solito, anche Sollecito che oggi indossava jeans e una camicia rosa.

La Corte d'assise di Perugia ha autorizzato le riprese audio e video per i primi cinque minuti dell'esame, chieste da diverse testate, dell'interrogatorio ad Amanda Knox che ha raccontato la sua verità senza evitare di accusare gli investigatori o di narrarer i suoi pensieri di quei giorni.

«Sotto pressione ho immaginato tante cose». Amanda Knox ha giustificato così le accuse a Patrick Lumumba rispondendo alle domande del legale che rappresenta il musicista come parte civile. Riferendosi agli interrogatori ai quali venne sottoposta prima di essere arrestata ha parlato di «dichiarazioni prese contro la mia volontà». «Tutto ciò che ho detto - ha aggiunto - l'ho detto sotto pressione. Mi è stato suggerito dal pubblico ministero. Loro (il riferimento della domanda era alla polizia - ndr) suggerivano la via». «Sotto pressione - ha detto ancora la Knox - ho immaginato tante cose diverse». «Le ha suggerito la polizia di dire che Meredith aveva fatto sesso la notte dell'omicidio?» ha chiesto l'avvocato Pacelli. «Si» la risposta della Knox. «L'hanno picchiata per farle dire questo?» ha chiesto ancora il legale. «Si» ha replicato Amanda. La Knox ha quindi negato di avere incontrato Patrick Lumumba e di essere stata nella casa del delitto la sera del primo novembre del 2007.

«Mi chiamavano stupida, bugiarda» Ha sostenuto di essere stata chiamata ripetutamente «stupida bugiarda» durante gli interrogatori in questura la notte tra il 5 e il 6 novembre del 2007 prima di essere arrestata. Amanda ha raccontato di essere andata in questura quella sera perchè aveva paura di stare sola «perchè non avevano trovato chi aveva fatto questa cosa». «Quando ho detto Patrick - ha affermato la Knox - non sapevo se ero colpevole o no. Sapevo solo che non ero là (nella casa del delitto - ndr)». Nessuno dei testi d'accusa sentiti nel processo ha mai parlato di pressioni alla Knox. I pm presenti in aula non hanno voluto finora commentare le dichiarazioni di Amanda. I magistrati starebbero comunque valutando la possibilità di chiedere la trasmissione del verbale di udienza per valutare eventuali reati.

Ieri dal New York Times un attacco ai giornali e alla giustizia italiani

Al termine delle domande dei suoi difensori è stato sospeso l'interrogatorio di Amanda Knox davanti alla Corte di Assise di Perugia che la sta processando insieme a Raffaele Sollecito per l'omicidio di Meredith Khercher. L'esame proseguirà sabato mattina a partire dalle 9.

il messaggero 12 giugno 2009

mercoledì 10 giugno 2009

Processo Perugia: Parlano i parenti di Meredith



Al processo di Perugia hanno parlato i parenti di Meredith Kercher, la giovane inglese uccisa in via della Pergola il 2 novembre 2007. Mentre Amanda Konx si commuove, Raffaele Sollecito chiede giustizia.
di Arianna Luciani

LA MADRE, LA CERCO ANCORA – Dal 16 settembre 2008 – da quando è iniziato il processo a Raffaele Sollecito, Amanda Knox e Rudy Guede – non avevano mai parlato. Ora l’hanno fatto, per spiegare chi fosse Meredith, i suoi sogni, le sue aspirazioni e il dolore incolmabile che ha lasciato la sua assenza. In aula, di fronte alla corte di assise di Perugia, nel silenzio totale, John, Arline e Stephanie Kercher hanno raccontato il loro dolore. Giunti in Italia per "per chiedere giustizia e per dire cosa è successo a una persona speciale come Meredith, che era arrivata qui solo per studiare", i congiunti della giovane hanno ricordato la loro Mez. "La morte di Meredith è stata incredibile, irreale. La cerco ancora...", ha detto Arline, che si è commossa nel rievocare la figlia. “È uno choc tremendo mandare tua figlia a studiare e poi lei non torna più. Non lo supereremo mai", ha aggiunto la madre. "La morte di Meredith - ha affermato Arline Kercher - è stata incredibile, surreale. Non è solo la morte, ma la brutalità e la violenza". Si erano sentite il pomeriggio del 1 novembre 2007, l’ultima volta prima che la ragazza fosse uccisa: "Mi chiamò per farmi sapere che tornava a casa per il mio compleanno" ha spiegato. "Stava portando regali per me - ha aggiunto Arline Kercher - e una valigia piena di cioccolato per la sorella". Riguardo alla sera del primo novembre, la madre di Meredith ha riferito che la figlia "era molto stanca perché aveva fatto tardi la sera prima, quella di Halloween". "Stava per andare da amici - ha detto - ma sarebbe tornata presto, anche perché aveva da fare un tema e voleva completarlo prima di partire". Arline Kercher ha detto che Mez arrivò a Perugia quando aveva 22 anni per approfondire la lingua e la cultura italiana. Scelse la casa in via della Pergola per il "panorama offerto da una delle finestre". La donna, ma anche gli altri familiari. La madre ha poi spiegato che la figlia era "stupita perché Amanda aveva trovato il ragazzo dopo una settimana dal suo arrivo" in Italia.

IL PADRE, VOLEVA FARE LA GIORNALISTA – Ha parlato di quello che sarebbe potuto essere il futuro della figlia John Kercher, raccontando delle sue aspirazioni: "Meredith sognava di fare la giornalista o di lavorare a Bruxelles per la Commissione europea. Qualsiasi cosa avesse scelto per me sarebbe andato bene". Inoltre, l’uomo ha ricordato come lui, un giornalista, proprio dai media abbia saputo dell’omicidio della figlia: "Mi chiamò Arline - ha spiegato - e mi disse che aveva saputo dai telegiornali della morte di una studentessa a Perugia. Contattai i giornali inglesi ma non sapevano niente. Provai una dozzina di volte a fare il numero del telefono cellulare di mia figlia ma rispose sempre la segreteria. Poi richiamai i giornali che avevano il nome della studentessa uccisa - ha concluso John Kercher - ed era quello di Meredith". "Le piacevano tantissimo la pizza e il cioccolato" ha aggiunto John Kercher, ed era stata proprio questa passione che le aveva fatto scegliere, per i suoi studi universitari, Perugia, città nota a livello internazionale per la rassegna Eurochocolate, dedicata proprio a questo prodotto.

LA SORELLA, SAPEVA DIFENDERSI – Da parte sua Stephanie, la sorella di Meredith, ha spiegato che da ragazzina la studentessa inglese aveva seguito un corso di karate, e che quindi era in grado di difendersi. Se fosse stata aggredita "Meredith avrebbe lottato fino alla fine". Inoltre, Stephanie ha descritto la sorella come "molto forte di carattere e fisicamente. Passionale sulle cose importanti per lei". Di Amanda Knox Meredith riferì alla sorella via mail che "cantava sempre". "Non vedeva l'ora di venire a Perugia - ha detto Stephanie Kercher - e prima di partire fece anche due lavori in Inghilterra per risparmiare". In ogni caso, i congiunti della giovane hanno detto di non aver mai sentito parlare di Raffaele Sollecito o di Rudy Guede (già condannato a 30 anni di reclusione per il delitto al quale si dice estraneo).

LEGALE DEI KERCHER, MEZ PIENA ENTUSIASMO E FELICITÀ – In aula ha parlato anche l’avvocato Francesco Maresca, che rappresenta i familiari di Meredith come parte civile nel processo ad Amanda e Raffaele. Anche lui ha tracciato un ritratto della giovane – ricavato dai ricordi dei congiunti – sottolineando come fosse "piena di entusiasmo e di felicità di stare in Italia, impegnata in modo molto forte nello studio". Il legale ha detto di avere "apprezzato ancora una volta la loro assoluta tranquillità nel ricordo della figlia", ha aggiunto che “è stato sicuramente un momento emozionante e importante, per capire che tipo di ragazza è stata uccisa quella notte. Ma anche per qualche aspetto processuale. Più volte il padre mi ricordava che Meredith era una ragazza forte. Abituata a difendersi, a combattere e a ottenere tutto con i denti. John Kercher è quindi rimasto stupito dell'assenza di resistenza da parte della figlia nel momento della sua morte. A conferma che l'aggressione – ha concluso Maresca – è stata forte, ripetuta e sostenuta da più persone".

AMANDA RISPONDERÀ ALLE DOMANDE – Amanda si è commossa quando in aula ha visto i parenti di Meredith, secondo quando ha riportato il suo legale, Luciano Ghirga: È molto commossa perché ha visto i genitori di Mez che per lei era un'amica. Con una trasposizione di affetti, pensando ai suoi genitori ha visto quelli di Meredith e si è commossa. Lei – ha concluso l'avvocato Girga – non l'ha uccisa". Nonostante potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere, la giovane di Seattle, “salvo imprevisti”, risponderà nel suo interrogatorio, previsto per sabato 13 giuno davanti alla Corte d'assise di Perugia, e che sarà "a tutto campo". "Ci tiene molto a raccontare il suo punto di vista – ha detto l’avvocato Ghirga – Se l'interrogatorio si svolgerà, come noi pensiamo, nell'assoluta garanzia del dire e del proporre sarà completo e non come davanti al pm quando dovemmo interromperlo. Vogliamo rendere un lungo esame. Lei racconterà fatti, dirà la sua verità poi su come lo farà noi non possiamo intervenire. E la verità di Amanda – ha concluso il suo difensore – è che innocente perché quella sera non era nella casa del delitto".

RAFFAELE, VOGLIO GIUSTIZIA – Rivolgendosi alle telecamere mentre usciva dall’aula, Raffaele Sollecito ha detto: “Attendo giustizia come loro". "Anche io sono una vittima, anche se certamente non come loro", ha ripetuto il giovane pugliese all'avvocato Luca Maori, uno dei suoi difensori. "Oggi abbiamo ascoltato un ricordo della giovane uccisa – ha detto ancora l'avvocato Maori – e capiamo il loro dolore. Era doveroso non fare domande in una giornata come questa e così è stato da parte nostra".

Nell’apprezzare la compostezza dei genitori e della sorella di Meredith, il pubblico ministero Manuela Comodi ha detto: "Finalmente abbiamo potuto sentire anche i congiunti di Mez". Intanto la Corte d'assise di Perugia non ha ammesso la deposizione della psicologa citata come consulente dal legale di Patrick Lumumba Dia sul dolo relativo alla calunnia contestata ad Amanda, nei confronti della quale il musicista è costituito parte civile. Al termine della deposizione dei familiari di Meredith Kercher, l'udienza è stata quindi sospesa e rinviata a venerdì 12 giugno, quando è in programma l'esame della stessa Amanda Knox.

Arianna Luciani
( lunedì 08 giugno 2009-FONTE )

sabato 4 aprile 2009

Meredith, uccisa da più persone e violentata


Perugia, consulente pm: fu violentata

L'omicidio di Meredith Kercher è stata un'azione "a più mani". Lo afferma il medico legale Vincenza Liviero, consulente del pm che ha deposto nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox. L'esperta ha anche sostenuto che in base ai rilievi seguiti la studentessa inglese subì anche una violenza sessuale. Le conclusioni dei consulenti del pm sono state però contestate dalle difese.

In particolare viene contestata la presenza di una o più persone sulla scena del delitto. e la ricostruzione viene definita senza prove scientifiche. A deporre oggi sono stati due consulenti dell'accusa, il ginecologo Mauro Marchionni e il medico legale Vincenza Liviero. Quest'ultima, intrattenendosi brevemente con i giornalisti, ha parlato di ''azione a più mani e di violenza sessuale''.

Secondo l'avvocato Francesco Maresca, che rappresenta come parte civile i Kercher, gli esperti hanno riferito di una ''pluralità di lesioni e di causalità diverse''. A suo avviso una ''valutazione logica'' porta cosi' a ipotizzare l'azione di più persone e un approccio sessuale non consenziente con Mez. ''I consulenti - ha affermato l'avvocato Luciano Ghirga, difensore della Knox - continuano a portare acqua al mulino dell'accusa ma con argomenti privi di scientificità". Ghirga ha sostenuto che non ci sono riscontri della presenza di più persone, ma anche l'arma a suo avviso non e' quella individuata dall'accusa (un coltello con tracce genetiche di Meredith e Amanda).

''Continuiamo a ritenere che l'azione lesiva sia stata prodotta da un unico soggetto ben conosciuto e riscontrata in una sentenza del gup di Perugia'' ha sottolineato l'avvocato Luca Maori facendo riferimento a Guede senza mai nominarlo. Il processo è stato rinviato al 18 aprile prossimo quando è in programma tra l'altro il sopralluogo della Corte d'Assise presso la casa del delitto.

tgcom 4 aprile 2009

martedì 31 marzo 2009

PERUGIA: SI CERCA UNA TESTIMONE CHE VIDE RUDY PARLARE CON MEREDITH

Lunedì 30 marzo 2009 12.08

Meredith: appello per ritrovare  la giovane che la vide con Guede Rudy Hermann Guede (foto: Ansa)


Gli avvocati difensori di Guede cercano una ragazza bionda che la sera del 31 ottobre del 2007 in discoteca vide Rudy parlare con Mez.

E' una sorta di appello pubblico quello che i difensori di Rudy Guede, gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, lanciano per rintracciare la giovane bionda che avrebbe visto il loro assistito in discoteca insieme a Meredith Kercher la sera del 31 ottobre del 2007. Su di lei, forse una straniera, i legali hanno poche informazioni. "Abbiamo cercato di risalire a tutti i giovani presenti quella sera in discoteca - ha detto Biscotti parlando con l'Ansa - ma non riusciamo a venire a capo della situazione. A questo punto lanciamo una sorta di appello per risalire a chi ci può fornire qualche indicazione per risalire a lei. Siamo disposti ad andare a parlare con questa ragazza - ha concluso - in qualsiasi parte del mondo". A parlare della giovane ai legali è stato lo stesso Guede, che si è sempre proclamato estraneo alla morte della Kercher. Secondo il loro assistito la straniera era vicino a lui mentre parlava con Mez. La testimonianza della giovane servirebbe alla difesa dello straniero per provare che l'incontro con studentessa inglese in discoteca la sera precedente all'omicidio c'è effettivamente stato, contrariamente a quanto sostiene l'accusa.

CORTE D'ASSISE. Nei prossimi giorni, intanto, Biscotti e Gentile incontreranno Guede per decidere il comportamento da tenere davanti alla Corte d'assise di Perugia che lo ha convocato sabato prossimo come testimone nel processo ad Amanda Knox e a Raffaele Sollecito. Quasi certamente lo straniero sceglierà di non rispondere alle domande, avvalendosi della facoltà di non rispondere, per poi parlare nel suo processo d'appello, l'ivoriano è stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione con il rito abbreviato per il delitto di Meredith Kercher.

L'UNIONE SARDA 30 MARZO 2009

mercoledì 25 marzo 2009

Sollecito, Il padre: «Mio figlio deve guardare avanti»

  • 24/03/2009
«Voglio che mio figlio continui a guardare avanti e pensare al futuro. Un obiettivo che è anche il suo»: il padre di Raffaele Sollecito, Francesco, ha parlato così oggi della decisione del giovane di iscriversi alla specializzazione in informatica all’Università di Verona. «Si sta impegnando per gli esami - ha detto ancora Francesco Sollecito - e questo lo aiuta a pensare meno possibile a cosa sta attraversando». Riguardo agli incontri in carcere con il figlio, l’uomo ha spiegato che «volutamente» non parlano del processo in corso per l’omicidio di Meredith Kercher. «Per me è sufficiente - ha spiegato - ciò che mi riferiscono gli avvocati mentre a lui basta quello che ascolta in aula». Giovedì prossimo Raffaele Sollecito compirà intanto 25 anni ma non potrà incontrare il padre, che intende comunque inviargli un telegramma, non essendo giorno di visite. Da lui si recheranno invece verso le 11 due dei suoi difensori, gli avvocati Luca Maori e Marco Brusco, che porteranno «una sorpresa» al giovane che ha sempre respinto ogni accusa per l’omicidio Kercher.

L'Arena

domenica 1 marzo 2009

Processo Perugia: Resoconto Udienza 28 febbraio

Meredith. Sollecito punta il dito contro la polizia


1 Marzo 2009

Ieri Raffaele Sollecito ha fatto una dichiarazione spontanea durante il processo per l'omicidio di Meredith Kercher. L'indagato se l'è presa prende con la polizia che gli avrebbe negato i diritti più basilari: "Non voglio fare accuse, ma ho sentito cose imprecise e vorrei fare alcune precisazioni chiarendo dei particolari".

"La notte tra il 5 e il 6 novembre sono stato per lungo tempo in Questura. Più volte ho chiesto e fatto presente alla polizia che volevo contattare mio padre. Volevo parlarci in qualsiasi modo, ma loro me lo hanno negato".

Sollecito ha anche spiegato che gli è stato negato di chiamare un avvocato. "Quando sono stato portato in carcere sono stato messo in una cella e non ho potuto parlare con nessuno fino a quando non sono comparso davanti al gip Matteini". E ancora, durante il primo interrogatorio: "Mi hanno tenuto di fatto a piedi nudi per tutta la notte fino al mattino successivo. Mi hanno lasciato scalzo senza spiegarmi il motivo...".

Sollecito, infine, ha detto di aver utilizzato cannabis solo quando aveva 18 anni per "fare un esperimento" e di averlo ripetuto saltuariamente negli anni successivi: "Mi sono reso conto dell'errore fatto all'epoca... Lascio a voi le conclusioni".


Accuse alla polizia da Amanda e Raffaele

PERUGIA - Lanciano accuse alla polizia Amanda Knox e Raffaele Sollecito nella loro dichiarazione spontanea avvenuta oggi durante il processo per l'uccisione della studentessa inglese Meredith Kercher. I due si riferiscono ai momenti vissuti subito dopo il loro fermo. "Sono stata trattata come una persona solo dopo avere fatto dichiarazioni - ha specificato la Knox". "Ho chiesto di chiamare mio padre e un avvocato - ha affermato Sollecito - ma non mi è stato permesso". (Agr)

Meredith/ Seattle si schiera con Amanda, "troppe bugie su di lei"
The Observer nella città di Knox: "non supervamp, ragazza dolce"


Roma, 1 mar. (Apcom) - Chi è Amanda Knox, imputata a Perugia nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher? Di certo, secondo i suoi concittadini, non la ragazzetta supersexy e cinica che emerge dai ritratti dei giornali italiani e di quelli inglesi. Il domenicale The Observer è andato a Seattle, città natale della americana che condivideva a Perugia l'appartamento con l'inglese Kercher, ritrovata in casa con la gola tagliata.

Il caso, suggerisce The Observer, riceve una attenzione mediatica straordinaria perché Amanda è molto carina (assai meno si parla del coimputato Raffaele Sollecito) e perché è diventata il simbolo dei giovani stranieri che in Italia col pretesto di studiare passano un anno di gioia fra feste, droga e sesso.

Capofila degli sforzi pro-Amanda a Seattle è Anne Bremner, ex procuratore distrettuale, secondo cui "cambiare la percezione che si ha di lei è come far virare una petroliera: un processo lento, lungo e laborioso".

Aiutato da Bremner, il gruppo "Friends of Amanda" ha messo assieme siti web, tenuto riunioni di finanziamento e contattato giornalisti per dare pubblicità alla sua verità sulla ragazza: una fanciulla dolce e un po' hippy precipitata in un incubo, accusata di un delitto che non solo non ha commesso ma per cui già è in carcere Rudy Guede, condannato a trent'anni. Tutto falso che la morte di Meredith sia stato il risultato di un'orgia con Guede, Sollecito e Knox. Tutto basato sulla confessione di Amanda che ha detto che era nella casa al momento della morte: confessione secondo loro (e lei) estorta dalla polizia.

"Vogliamo un processo giusto" dice Bremner; e con lei gli amici della famiglia borghese dove Amanda è cresciuta in un quartiere tranquillo. Così il website dei Friends of Amanda contiene foto, un kit per i media, le dichiarazioni del processo; ha avuto oltre 50mila contatti nelle ultime settimane. Inoltre il gruppo raccoglie finanziamenti per pagare le spese legali e le spese di viaggio alla famiglia, economicamente provatissima dalla vicenda. E ha attirato l'attenzione e il supporto di alcuni nomi di grido fra cui Paul Ciolino, un investigatore di Chicago, e Douglas Preston, autore di "The Monster of Florence", libro sul caso Pacciani.

Ciolino ha attaccato il procuratore Giuliano Mignini che perseguirebbe una "teoria della cospirazione vendicativa", tesi sostenuta sul West Seattle Herald in un articolo per cui Mignini ha minacciato querela. A seguire, un editoriale del Seattle Post-Intelligencer si è scagliato contro il procuratore italiano: "ha qualcosa da temere dalla stampa libera?"

L'articolo dell'Observer critica il tono dei media incentrato sul gossip e sulla figura di Amanda piuttosto che sulla vittima, Meredith Kercher della cui tragedia quasi non si parla più; ma critica anche le "eccentricità del sistema giudiziario italiano dove il processo si tiene solo due giorni a settimana e alla giuria è consentito andare a casa a leggere tutti i giornali che vogliono sull'omicidio".

Meredith/ Ispettore: "Amanda mi chiese carta e penna"
Sabato, 28 Febbraio 2009 - 12:32

"Amanda mi chiese carta e penna perché aveva intenzione di scrivere e mi disse:'voglio farti un regalo'". Ha ricordato cosi' oggi in aula, l'ispettorecapo, Rita Ficarra, in servizio presso la squadra mobile di Perugia, il momento in cui, la mattina del sei novembre 2007, dopo il fermo della Knox e le sue dichiarazioni che tirarono in ballo il musicista congolese Patrick Lumumba, la giovane studentessa di Seattle chiese di poter avere carta e penna per scrivere quello che e' poi stato definito il 'memoriale di Amanda'.

sabato 28 febbraio 2009

Processo Perugia, testimonianza:"Mez uccisa, una scena inguardabile"

L DELITTO
Il racconto di Monica Napoleoni

"Non era sgozzata, era stata proprio scannata: aveva una ferita che dava fastidio a vederla. C’era sangue dappertutto, me ne accorsi quando mi affacciai dal corridoio per guardare dentro la stanza del delitto...". Monica Napoleoni, responsabile della sezione omicidi della questura di Perugia racconta con grande lucidità quella terribile scena davanti alla Corte d’Assise

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Meredith, uccisa a Perugia (foto Ap/LaPresse) Perugia, 28 febbraio 2009 - "Non era sgozzata, era stata proprio scannata: aveva una ferita che dava fastidio a vederla. C’era sangue dappertutto, me ne accorsi quando mi affacciai dal corridoio per guardare dentro la stanza del delitto...". Monica Napoleoni, responsabile della sezione omicidi della questura di Perugia racconta con grande lucidità quella terribile scena davanti alla Corte d’Assise.

La poliziotta ricorda anche che, poco dopo il ritrovamento del cadavere di Meredith, la notizia dell’uccisione a Perugia di una giovane studentessa inglese era arrivata anche in Inghilterra, tramite le televisioni e i siti internet. Tanto che, anche i genitori di alcune amiche inglesi di Mez (come i Kercher del resto), avevano chiamato preoccupati le loro figlie. "Tutti erano atterriti - aggiunge - tranne Amanda e Raffaele che sembravano indifferenti, si facevano le smorfie e si sbaciucchiavano". Atteggiamento ripetutosi qualche sera dopo quando vennero convocati in questura per essere ascoltati sui fatti.

"Mi sorprese vederla mentre faceva la ruota e la spaccata sui corridoi...." aggiunge la Napoleoni. "Ricordo che in sala d’attesa Amanda salì sulle ginocchia di Raffaele - aveva detto poco prima alla Corte l’ex dirigente della Mobile perugina Giacinto Profazio -. Ci parve strano e fuori luogo questo atteggiamento di grande attaccamento fra loro". "Amanda venne trattata bene, le vennero date camomilla, merendine e venne anche accompagnata a fare colazione al bar - fa notare la Napoleoni -. No, nessuna pressione. Certo, è stata trattata con fermezza ma non maltrattata". Le contraddizioni tra i due ragazzi, "versioni inversosimili" fa rilevare quindi l’investigatrice, si fecereo sempre più evidenti fino al fermo del mattino seguente.

Deciso al punto da aggiungere 'ficcanti' valutazioni (provocando il richiamo del presidente della Corte Giancarlo Massei), anche il vice questore Marco Chiacchiera che effettuò la perquisizione nell’abitazione perugina di Raffaele Sollecito. La casa dove venne sequestrato il coltello (su cui sono state poi trovate tracce di dna di Meredith, sulla punta, e di Amanda Knox sull’impugnatura), considerato compatibile con l’arma del delitto. "Avevo visto dal corridoio del casolare di via della Pergola - racconta Chiacchiera -, dove tutti entrammo comunque con calzari ai piedi e guanti sterili alle mani, il tipo di ferita che aveva al collo la vittima e avevo capito che tipo di coltello dovessimo cercare".

Lungo e serrato il confronto sui telefonini di Knox e Sollecito. "Spenti intorno alle 20.30 del 1 novembre - sottolinea il poliziotto - e riaccesi solo intorno alle 6 del mattino seguente. Sull’apparecchio di Sollecito non c’è traccia della chiamata delle 23 ricevuta dal padre di cui il ragazzo parla, così come sul suo computer non c’è traccia di interazione umana fino al mattino dopo". All’avvocato Giulia Bongiorno che lo incalza sul come sia possibile evincere spegnimento o accensione dai tabulati telefonici, Chiacchiera replica: "Con i tabulati è stata fatta una lunga ricerca durata mesi per capire quali fossero le abitudini del ragazzo. Che di solito teneva l’apparecchio acceso fino a tarda ora, cosa che il 1 novembre non avvenne". Dei particolari tecnici usati per verificare il funzionamento di computer e telefonini riferiranno comunque in aula più avanti gli esperti della Postale.

Intanto sul fronte degli accertamenti relativi all’irruzione della casa sotto sequestro di Meredith avvenuta nei giorni scorsi, gli ivestigatori lavorano su un biglietto da visita ritrovato nella stanza di Laura Mezzetti che la ragazza non ha riconosciuto come suo. L’ipotesi è che chi ha violato la scena del crimine possa averlo perso inavvertitamente, o magari volutamente per despitare gli inquirenti. In ogni caso il professionista cui appartiene il biglietto da visita verrà ascoltato dagli investigatori quanto prima. Anche se probabilmente non ha alcun legame diretto con la 'profanazione' del casolare.

Donatella Miliani, Enzo Beretta


domenica 15 febbraio 2009

Omicidio di Meredith- Depone la coinquilina di Montefiascone



Perugia -
La viterbese Mezzetti: "Amanda era ferita sul collo"
Viterbo - 15 febbraio 2009 - ore 1,40
Dal Giornale dell'Umbria - pgc
-
"Era un graffio, ne sono sicura. Non era quello che comunemente si chiama succhiotto”. Il punto di forza della testimonianza della quarta coinquilina di via della Pergola, Laura Mezzetti di Montefiascone, è stata la ferita (di cui nessuno sembra essersi accorto) notata sul collo di Amanda Knox il giorno dopo il delitto.

La quinta udienza si apre proprio con la deposizione della Mezzetti. “Sapevamo - afferma - che Meredith era morta con un taglio alla gola e quindi mi preoccupai per Amanda”.


Un particolare, quello del graffio, verbalizzato però quasi un anno dopo.

“Pensavo se ne fossero già accorti tutti” ha spiegato ieri la Mezzetti.

“Per noi è solo un piccolo segno” ha replicato l’avvocato Luciano Ghirga, uno dei difensori della Knox.

“Una lesione che il medico legale non rilevò al momento dell’ingresso in carcere”, ha sottolineato l’altro legale, Carlo Dalla Vedova.

martedì 20 gennaio 2009

Amanda, l'esercito della salvezza:"Chiamate testimoni dagli Usa"


DELITTO MEZ: LE STRATEGIE

"Fate venire qui Andrew, lui vi dirà chi sono, come pure il giudice Heavy". In aiuto di Amanda Knox arrivano dagli Stati Uniti amici e vicini di casa. Lei, l’enigmatica studentessa venuta da Seattle che davanti alla Corte d’assise di Perugia (dove è cominciato il processo per l’omicidio di Meredith Kercher) appare con un sorriso smagliante, sembra non aver nulla da temere

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Perugia, 19 gennaio 2009 - "Chiamate a testimoniare Andrew, lui vi dirà chi sono, come pure il giudice Heavy". In aiuto di Amanda Knox arrivano dagli Stati Uniti amici e vicini di casa. Lei, l’enigmatica studentessa venuta da Seattle che davanti alla Corte d’assise di Perugia (dove è cominciato il processo per l’omicidio di Meredith Kercher) appare con un sorriso smagliante, sembra non aver nulla da temere.

Tanto allegra da non sembrare imputata. Vuole gli americani a difenderla, vuole i parenti. E per questo cita anche una zia che vive in Germania - Dorothy Najr Craft - alla quale telefonò la mattina del 2 novembre. Il giorno dopo il delitto di Mez. Tanto è disinvolta lei, pronta anche a rispondere all’interrogatorio in aula (sono i suoi avvocati a chiederlo), tanto affranto il suo ex, Raffaele Sollecito. E’ quasi disperato. Durante l’udienza ai legali confessa: "Ho un peso sullo stomaco, non riesco a mangiare".

E’ teso, scambia qualche parola ma non ha voglia di scherzare come Amanda. Il conto alla rovescia verso la sentenza che potrebbe condannarli all’ergastolo è cominciato e il biondino pugliese si vede che ha paura. Nessuno ha chiesto il suo esame in aula. "Parlerà" dicono i difensori, Giulia Bongiorno, Luca Maori e Marco Brusco. Ma con dichiarazioni spontanee che non ammettono repliche o domande. E così non potrà contraddirsi con Amanda.

Nell’integrazione dei testimoni gli avvocati della studentessa americana a Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova hanno inserito i nominativi di Andrew Sieber, "il mio migliore amico" lo definisce in 'My prison' e di Michael J. Heavy. Il primo dovrà riferire sulla "personalità fantasiosa ed estroversa" dell’imputata, e sulla "sua abilità di scrittrice". "Andrew è il mio amico del cuore, è un musicista piccolo ma con una grande personalità - scrive Amanda -. Parliamo sul tutto e anche lui è il mio socio officiale quando scaliamo le rocce della palestra".

Heavy invece è quel giudice che nei mesi scorsi aveva firmato ‘l’atto di innocenza’ della studentessa. Scrivendo al pm Giuliano Mignini e pure al Consiglio superiore della magistratura che "Amanda non può essere un’assassina, non può essere vero... ha una personalità fuori dal comune. Rasenta, nel suo manifestarsi con gli altri, un candore, un’onestà e una schiettezza inusitati". E’ un suo vicino di casa, la conosce da quando è piccola. La figlia è un’amica della giovane, enigmatica ragazza americana.

L’innocenza di Amanda, per i legali, è anche nei memoriali. Tanto che chiedono l’acquisizione dello scritto del 7 novembre e la testimonianza dell’ispettore superiore Raffaele Argirò della polizia penitenziaria con il quale la detenuta deve aver parlato. Lì dentro c’è un’altra verità, rispetto a quella del 6 novembre, scritta in due paginette consegnate ad una poliziotta. Raffaele invece ha chiamato a testimoniare in aula anche anche alcuni amici dalla sua terra natale.

Da Giovinazzo infatti spera possano arrivare parole convicenti, che lo facciano emergere come un ragazzo ‘normale’. Ma soprattutto vuole chiarire gli ultimi aspetti della sua vita evidenziati dalle indagini supplementari della procura. Due testimoni riferiranno quindi sul sequestro di qualche tempo prima di pochi grammi di cannabis.

Erika Pontini

la nazione perugia 19 gennaio 2009

VIAGGI

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