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venerdì 20 maggio 2011

DON SEPPIA: AGGIORNAMENTI 20 MAGGIO 2011 (principali articoli)

foto Ansa
Sestri Ponente-Milano, si allarga l’indagine sulla pedofilia di Don Seppia


Sestri Ponente Milano, si allarga lindagine sulla pedofilia di Don Seppia Si allarga l’indagine relativa all’ormai famoso Don Seppia, infatti in queste ore entra in scena Milano, così ci si sposta quasi definitivamente dalla chiesa Santo Spirito di Genova, quartiere Sestri Ponente.

lunedì 29 giugno 2009

Meredith, Udienza 27 giugno: tutti gli articoli

Meredith, la madre di Amanda: abbiamo
ipotecato casa per stare qui al processo

PERUGIA (26 giugno) – Ha consumato tutte le ferie, adesso è senza stipendio e ha anche ipotecato la casa: tutto per stare il più possibile vicino alla figlia Amanda Knox, accusata dell'omicidio a Perugia della studentessa inglese Meredith Kercher. Edda Mellas ha viaggiato già almeno dieci volte dagli Usa all'Italia, in una sorta di staffetta con l'ex marito Curt e l'attuale compagno Chris. «Ci siamo impegnati tutto, abbiamo ipotecato anche la casa per poterci riuscire» ha detto Edda Mellas al termine dell'udienza di oggi davanti alla Corte d'assise di Perugia.

Dopo avere deposto come teste della difesa nel processo alla figlia, la donna ogni volta che è a Perugia prende posto in aula. Rimane a pochi metri da Amanda come prevede il regolamento e con lei si scambia solo qualche sorriso o cenno d'intesa. Edda Mellas non parla l'italiano e per questo ha quasi sempre accanto qualcuno che le spiega cosa accade. Anche gli avvocati Luciano Ghirga, Carlo Dalla Vedova e Maria Del Grosso, i difensori della giovane americana, le si avvicinano spesso. «Niente è più normale, niente più quotidianità...» ha detto la Mellas ripensando al giorno dell'arresto della figlia, il 6 novembre del 2007.

A Seattle la donna lavora come maestra elementare e ha spiegato di avere «già utilizzato tutte le ferie per stare vicino ad Amanda». «Ora sto rinunciando allo stipendio - ha aggiunto - per essere qui. Tutte le volte mi fermo infatti dalle due alle sette settimane. Pur di stare vicino ad Amanda abbiamo impegnato anche la casa».

Quando sono a Perugia la Mellas, il marito Chris e Curt, il padre di Amanda, vivono in un appartamento alle porte della città. È qui che la donna passa la maggior parte del tempo, leggendo libri e utilizzando il pc, in attesa di andare in carcere a trovare la figlia. Chris riesce a seguire il suo lavoro di ingegnere informatico tramite Internet e lo stesso faceva Curt Knox che però recentemente - ha rivelato la ex moglie - ha perso il lavoro non avendo accettato il trasferimento da Seattle a San Francisco che gli era stato proposto dalla catena di grandi magazzini della quale era dipendente.

A Seattle Amanda ha una sorella, Deanna. «È stata qui due o tre volte - ha spiegato Edda Mellas - e per il resto cerca di concentrarsi sugli studi di biologia alla Western Washington University». Dell'Italia e di Perugia Edda Mellas ha detto: «la gente è carina e amichevole, pronta ad aiutarti». «E adesso che stiamo sentendo i testimoni della difesa - ha concluso Edda Mellas abbozzando un sorriso - cominciamo a stare tutti un po' meglio».
il messaggero 27 giugno 2009

OMICIDIO MEREDITH: IN AULA AMICA DI AMANDA, E' STUDIOSA E COSCIENZIOSA

Perugia, 27 giu. - (Adnkronos) - "Amanda prima di venire in Italia ha fatto tre lavori per mettere da parte soldi, e' molto studiosa e coscienziosa". Lo ha affermato un'amica di college di Amanda Knox, imputata insieme a Raffaele sollecito nel processo per omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher nell'udienza di oggi.

"A scuola aveva il massimo dei voti, ama scrivere e leggere - ha continuato l'amica nella testimonianza - e che scelse di venire a Perugia perche' voleva immergersi nella cultura di questo paese e imparare l'Italiano. Mi disse che la casa doveva viveva le piaceva e che andava d'accordo con le sue coinquiline''. Il processo, che oggi si era aperto con la testimonianza anche della direttrice dell'asilo di Milano dove alla fine di ottobre 2007 la polizia trovo' a dormire Rudy Guede, riprendera' venerdi' prossimo.

27-06-09 MEREDITH: TESTI DIFESE PER 'SPIEGARE' PERSONALITA' DEI DUE IMPUTATI

(ASCA) - Perugia, 27 giu - Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono due giovani del loro tempo, normali, incapaci di essere violenti, pronti a nuovi rapporti con i coetanei, impegnati negli studi; lei per apprendere la cultura e la lingua italiana (ha pure lavorato in America per guadagnarsi un po' di soldi), lui per laurearsi in informatica ed affermarsi nel lavoro. La trentunesima udienza del processo per l'omicidio di Maredith Kercher, la studentessa inglese uccisa con una coltellata alla gola e strangolata nella sua casa di via della Pergola a Perugia la notte tra il 1 e il 2 novembre 2007, si e' aperta stamane con la testimonianza di Maria Antonietta Salvatore del Prado Titone, direttrice dell'asilo di Milano, dove venne trovato Rudy Guede (l'ivoriano 22enne gia' in carcere, condannato con rito abbreviato per quell'omicidio in concorso, a 30 anni) che aveva li' compiuto un furto. La donna ha detto di aver visto un'ombra, ''di questo giovane (non ha detto il nome) che mi e' venuto incontro in un corridoio stretto, il 27 ottobre''.

La circostanza era gia' stata verbalizzata e la polizia aveva gia' svolto accertamenti di rito. La deposizione del teste e' stata breve; la corte (presidente Giancarlo Massei) voleva appunto conoscere, su domande della difesa di Amanda Knox, quella circostanza. In aula come sempre i due imputati; presenti anche il padre di Sollecito e la madre.

Successivamente e' stata la volta di un conoscente di Amanda, un greco gia' venuto nel capolugo nel 1999 con i genitori e poi studente di agraria, dopo aver frequentato l'Universita' per Stranieri per apprendere la lingua italiana. Anche lui ha ricostruito i rapporti amichevoli che aveva intrattenuto con Amanda, invitata ''piu' volte - 4 o 5 ha detto - a prendere un caffe''', dopo averla conosciuta in un Cafe' Internet-poit del centro di Perugia, dove si recava per ''parlare'' (attraverso internet) con il suo ragazzo americano. ''Io gli sistemavo la web-cam che delle volte aveva problemi - ha detto il giovane greco''. Ha anche raccontato di essere stato a casa sua, in via della Pergola per ascoltare la giovane americana suonare la chitarra. In quella occasione, conobbe per pochi minuti Meredith Kercher che poi si chiuse in camera. L'inglesina e' stata incontrata alcuni giovani dopo dal giovane greco, con sue amiche e poi sulle scalette del Duomo, insieme ad Amanda, ma nulla piu'.

''Io, con mia sorella e alcuni amici - ha detto il ragazzo greco - poiche'andavamo alla festa di Hallowen, ho invitato a venire Amanda. Andavamo in bus, mentre solo dopo, ho saluto che Amanda era tornata in auto con un amico italiano (appunto il Sollecito - ndr-) che aveva conosciuto ad un concerto alla 'stranieri', una quindicina di giorni prima, quindi attorno a meta' ottobre''. Varie sono state le domande dei legali di Amanda (Ghirga e Dalla Vedova) anche sul testo degli SMS inviati e ricevuti, tra Amanda e il ragazzo greco. Un'amica americana chiamata a testimoniare (assistita dall'interprete) ha spiegato che ''Amanda era una giovane molto brava, studiava con profitto e che aveva fatto tre lavori per venire in Italia ed imparare la lingua''.

Anche per la prossima udienza, a fine della prossima settimana, sono stati citati testi dalle difese, per spiegare alla corte le personalita' dei due giovani accusati di omicidio in concorso. Stamane, diversamente da altre giornate, nella piazza antistante il Tribunale, non c'erano i mezzi per i collegamenti Tv, segno evidente della minor importanza dei testi e del fatto che l'interesse mediatico del processo, sta diminuendo.

red/sam/ss

MEREDITH:IN AULA DIRETTRICE ASILO DOVE FU SORPRESO GUEDE

Si e' aperta con la testimonianza della direttrice della scuola materna di Milano dove il 27 ottobre 2007 venne sorpreso Rudy Hermann Guede, l'udienza di oggi davanti alla Corte d'assise di Perugia nell'ambito del processo che vede imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l'omicidio di Meredith Kerher. La donna ha riferito in aula di essersi recata al mattino, intorno alle 9.15, all'asilo dove aveva un appuntamento con un fabbro che avrebbe dovuto svolgere dei lavori in giardino. "Quando entrai vidi che dal mio ufficio stava uscendo un ragazzo che poi si rivelo' essere Guede (il giovane ivoriano condannato a 30 anni di carcere per l'omicidio di Meredith Kercher, ndr)- ha spiegato la direttrice della scuola. - Mi sembro' molto tranquillo e sereno. Mi disse che era di Perugia, che era arrivato a Milano in treno la sera precedente e che, alla stazione, un ragazzo gli aveva detto per 50 euro che avrebbe potuto dormire li'". La donna ha ricordato di aver trovato l'armadio e la cassetta dei soldi aperta. Da questa ultima, in particolare, mancavano pochi spiccioli. La direttrice ha infine spiegato di aver chiamato la polizia che, una volta sul posto, fece aprire a Guede il suo zaino. "Ricordo che all'interno c'era uno dei nostri coltelli da cucina che solitamente la cuoca usava per tagliare la carne - ha riferito.


(27 giugno 2009)

giovedì 11 giugno 2009

Veronica lario: Nuova Lettera al Corriere

Infangate la mia dignità e la mia storia coniugale

di VERONICA BERLUSCONI

Veronica Lario e Silvio Berlusconi (Ap)
Veronica Lario e Silvio Berlusconi (Ap)
«In queste settimane ho assistito in silenzio, senza reagire mediaticamente, al brutale infangamento della mia persona, della mia dignità e della mia storia coniugale.
Certo è che la verità del rapporto tra me e mio marito non è neppure stata sfiorata, così come la ragione per cui ho dovuto ricorrere alla stampa per comunicare con lui.
Certo è che l’ho sempre amato e che ho impostato la mia vita in funzione del mio matrimonio e della mia famiglia».


11 giugno 2009

Veronica Berlusconi scrive al Corriere della Sera: ''Ho sempre amato Silvio, ma...''

La signora invita a chiedersi perché da dovuto parlare al marito attraverso i giornali.

Passato il turno elettorale, Veronica Lario Berlusconi esce dal silenzio che si era imposta nelle settimane scorse, pur sotto il fuoco della stampa "amica" (di suo marito, a partire da Libero, diretto da Vittorio Feltri) e scrive al Corriere della Sera, che - nel numero in edicola stamattina - mette in prima pagina la sua lettera. "In queste settimane ho assistito in silenzio, senza reagire mediaticamente, al brutale infangamento della mia persona, della mia dignità e della mia storia coniugale", esordisce Veronica e poi spiega che "la verità del suo rapporto col marito" non è stata neppure sfiorata dalla montagna di pettegolezzi emersa nelle settimane scorse, ribadisce di aver sempre amato Silvio e di essersi comportata di conseguenza, ma aggiunge di essersi trovata in una crescente difficoltà a comunicare con lui. "Chiedetevi perché - è la sua 'frase chiave'- per parlargli mi sono rivolta alla stampa".

In Puglia senza il capo delle guardie del corpo

Intanto - sempre sul Corriere della Sera - appare la notizia che "mentre il gossip mediatico e politico imperversava, Veronica Lario ha deciso di allontanarsi da Milano e di puntare la rotta sulla Puglia.E così, coerente con il suo desiderio di privacy assoluta, assieme al nipotino Alessandro (il figlio di Barbara), alla mamma Flora e a tre guardie del corpo (tra cui non c'era Alberto Orlandi, il bodyguard indicato da Daniela Santanché come il suo amante), ha trascorso qualche giorno di vacanza in Puglia, a Castellaneta Marina, in provincia di Taranto".
"La moglie del presidente del Consiglio, così come anticipato nell'ultimo numero del settimanale Oggi, è stata ospitata nell'albergo Alborea fino a sabato 6 giugno. Nelle stesse ore, a parecchi chilometri di distanza, Silvio Berlusconi partecipava al matrimonio del governatore del Veneto Giancarlo Galan".
"Tra le foto pubblicate da Oggi - segnala ancora il Corriere - ce n'è una particolarmente significativa: quella in cui Veronica Lario, struccata e in abiti sportivi, si appoggia alla staccionata della spiaggia dell’hotel Alborea e scruta l’orizzonte. Un'istantanea che riassume il silenzio della first lady agli attacchi mediatici e alle polemiche".

fonte

Ultimo aggiornamento: 11/06/09



mercoledì 18 marzo 2009

Processo Fritzl: Udienza 18 marzo, tutti gli articoli

Un soggetto altamente pericoloso e a rischio suicidio'

Padre-mostro: la figlia in aula in incognito, lui confessa

Fritzl ha ammesso anche i reati di riduzione in schiavitu' e di omicidio colposo

Vienna - Josef Fritzl ha ammesso tutti i capi di imputazione: omicidio colposo e riduzione in schiavitù, oltre a stupro, incesto e segregazione, ammessi già in precedenza. Ieri, durante la seconda udienza del processo, sarebbe stata presente in incognito anche la figlia Elisabeth, oggi 42enne, che per 24 anni ha subito stupri, violenze e maltrattamenti rinchiusa in una cantina con i sette figli nati dagli abusi perpetuati da Fritzl.

La figlia avrebbe voluto assistere in aula alle reazioni del padre alla
video-testimonizanza di 11 ore per poterla descrivere nel libro che sta scrivendo sulla sua terrificante prigionia. L'esperta psichiatra Adelheid Kastner ha affermato che Fritzl aveva pieno possesso delle sue facoltà mentali mentre teneva segregata la figlia in cantina.

E' stato comunque raccomandato il suo internamento in una struttura psichiatrica perchè sarebbe ancora un soggetto altamente pericoloso e a rischio suicidio. Domani la sentenza.

La Voce Francesca Carcucci

AUSTRIA: PSICHIATRA AI GIUDICI, FRITZL DEVE ESSERE INTERNATO
St. Poelten, 18 mar. - (Adnkronos/Dpa) - Josef Fritzl deve essere internato in un centro psichiatrico perche' esiste il rischio di recidiva ma e' in pieno possesso delle sue facolta' mentali e "non soffre di alcuna patologia che gli impedisca di riconoscere le sue colpe". Questo l'esito della perizia psichiatrica che l'esperta Adelheid Kastner ha illustrato ai giudici di St. Poelten dove e' in corso il processo a carico del 'mostro di Amstetten".

Kastner ha seguito per un anno Fritzl ed e' giunta alla conclusione che durante tutto questo periodo l'uomo - che nel suo rapporto definisce affetto da gravi disturbi della personalita' - era in pieno possesso delle sue facolta' mentali. L'esperta non e' stata in grado di stabilire quante cure saranno necessarie a Fritzl per assicurare che non rappresenti piu' un pericolo per la famiglia.



lunedì 16 marzo 2009

Mostro Fritzl: al via il processo. Tutti gli articoli

Austria/ Fritlz in aula si nasconde il volto
Lunedí 16.03.2009 09:47
Comincia stamane a St. Poelden, in Austria, il processo a Joseph Fritzl, il padre-mostro che per 24 anni ha tenuto segregata la figlia, l'ha violentata almeno 3.000 volte e le ha dato 7 figli-nipoti, uno dei quali morto subito dopo la nascita. Il dibattimento si svolge nella sala principale del Tribunale provinciale della città austriaca, letteralmente presa d'assalto dalle centinaia di reporter e troupe arrivate da ogni parte del mondo per assistere a quello che si preannuncia come il 'processo del secolo' contro un padre accusato di incesto.

IL DESTINO DI FRITZL DECISO DA TRE DONNE - La stampa tuttavia potrà assistere solo alle fasi iniziali del dibattimento (la lettura degli agghiaccianti capi d'accusa e una breve replica della difesa). Il resto si svolgerà a porte chiuse, per proteggere l'intimità della figlia di Fritzl, Elisabeth, e dei ragazzi frutto degli abusi sessuali subiti per un quarto di secolo. Il destino di Fritzl è nelle mani di tre donne. Determinante ai fini della sua condanna sarà infatti il ruolo che giocheranno la giudice Andrea Humer, 48 anni, presidente della giuria composta da 8 giudici popolari - 4 uomini e 4 donne - il pubblico ministero Christiane Burkheiser, 32 anni, e la psichiatra di Linz, Adelheid Kastner, 45 anni. La psichiatra ha stilato una perizia di 130 pagine sull'uomo che il 9 aprile compirà 74 anni.


Dalla cantina dell'incesto all'arresto, il caso raccontato in immagini
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SORVEGLIATO A VISTA - Nell'aula del processo, sorvegliata da 100 poliziotti, saranno inizialmente ammessi, oltre a 6 fotografi, solo 95 degli oltre 200 giornalisti arrivati da ogni parte del mondo, oltre a 25 emittenti televisive, tra cui Al Jazeera e la Cnn. Per tutti gli altri reporter che non potranno entrare in aula e' stato preparato nel parcheggio davanti al tribunale un gigantesco tendone di 150 metri quadrati. Per tutta la durata del processo le autorità austriache hanno decretato il divieto di sorvolo aereo per un raggio di un chilometro intorno al tribunale e al di sotto di 1.800 metri di altezza. Il padre-mostro è accusato di omicidio preterintenzionale, riduzione in schiavitù, violenza privata, sequestro di persona, stupro e incesto.

Tutti i componenti della famiglia di Fritzl hanno rifiutato di testimoniare, ad eccezione della figlia Elisabeth, 43 anni, e di uno dei suoi figli incestuosi avuti da padre, che oggi ha 25 anni. I due non compariranno tuttavia in aula, ma a partire da martedi' verrà proiettato in aula un video di 40 minuti con la testimonianza del ragazzo e quella, duratata 11 ore, con le dichiarazioni della madre. Giovedi' la dottoressa Kastner leggerà in aula la perizia psichiatrica da lei effettuata su Fritzl, mentre venerdì dopo le arringhe di accusa e difesa ci sarà la pronuncia della sentenza. Il difensore di Fritzl, Rudolf Mayer, ha già annunciato che tutta la sua strategia punterà smontare la tesi dell'accusa del "mostro sessuale", sostenendo che "a suo modo, Fritzl ha amato sua figlia".




L'avvocato ha anche dichiarato che il suo assistito confesserà la sua colpevolezza, ma solo riguardo alle accuse di sequestro, stupro, incesto e violenza privata. "Il mio assistito compira' tra poco 74 anni - haaggiunto Mayer - ed e' consapevole di dover terminare la sua vita in prigione". Secondo il parere di molti giuristi austriaci, invece, il padre-mostro potrebbe tornare in libertà gia' tra 6 anni e mezzo.

L'accusa di omicidio preterintenzionale nei riguardi del figlio incestuoso morto nel 1996 è infatti difficile da provare, in quanto il bambino aveva presentato subito dopo la nascita gravi problemi respiratori ed era deceduto 70 ore dopo la nascita. Stabilire se fosse in condizioni di sopravvivere, una volta ricevuta la necessaria assistenza medica, è di fatto impossibile, non esistendo piu' il cadavere, in quanto Fritzl l'aveva bruciato nella stufa. Anche la riduzione in schiavitù della figlia Elisabeth è difficile da dimostrare, in quanto in Austria esiste solo il reato di "traffico di schiavi", che finora non è mai stato perseguito nel Paese. Per gli altri reati dei quali deve rispondere, Fritzl potrebbe subire al massimo una condanna a 15 anni, che con i benefici di legge generalmente concessi ad ogni persona condannata potrebbe ridursi in pratica alla meta'. Tenendo conto del periodo di carcerazione preventiva già scontato, il padre-mostro potrebbe dunque uscire dal carcere tra sei anni e mezzo.

affari italiani 16 marzo 2009


Il mostro in aula: «Ho stuprato, non ucciso»

A St. Polten (Austria) Joseph Fritzl in aula a volto coperto per rispondere dell’accusa di aver segregato e violentato la figlia per 24 anni in una cella sotterranea



Joseph Fritzl, chiamato a rispondere dell’accu-
sa di aver segregato e violentato la figlia per
24 anni in una cella sotterranea, si presenta
in aula a St. Polten (in Austria) coprendosi il
volto con una cartellina blu. La vicenda, che
ha sconvolto l’opinione pubblica mondiale, arri-
va ora nella sua fase processuale e monopoliz-
l'attenzione non solo in Austria.

Dal rapporto con la figlia sono nati sette bambini, uno dei quali morto subito dopo la nascita. L’uomo non ha detto una sola parola prima di entrare in tribunale, evitando di rispondere alle domande che un giornalista della tv austriaca Orf gli ha rivolto al suo passaggio. Poi davanti ai giudici di St. Poelten, come preannunciato dal suo legale, il 74enne Fritzl si è dichiarato colpevole di stupro e incesto, ma ha negato l’accusa di omicidio relativa alla morte di uno bambini nato dal rapporto incestuoso, un neonato morto subito dopo la nascita e l’accusa di aver tenuto in stato di schiavitù la figlia Elisabeth per gran parte della sua vita.

St. Poelten è una cittadina presa d’assalto da reporter e troupe televisive di tutto il mondo al momento. La stampa però potrà assistere solo alle fasi iniziali del dibattimento (la lettura dei capi d’accusa e una breve replica della difesa). Il resto si svolge a porte chiuse al fine di proteggere la privacy della figlia Elisabeth e dei ragazzi frutto degli abusi sessuali subiti dalla donna.
A decidere della sorte di Fritzl saranno la giudice Andrea Humer, presidente della giuria composta da 8 giudici popolari - 4 uomini e 4 donne - il pubblico ministero Christiane Burkheiser, e la psichiatra di Linz, Adelheid Kastner.



FRITZL: PARLA SUA MOGLIE

Londra, 16 mar. (Adnkronos) - "Non so cosa faro', la mia vita e ' stata gia' distrutta abbastanza; non ho denaro, non mi restano che l'orgoglio e la mia famiglia. Voglio solo tenermi la famiglia". E' lo sfogo di Rosemarie, 69enne moglie del 'mostro' di Amstetten Josef Fritzl.

Assente dall'aula del tribunale di St. Poelten dove oggi si e' aperto il processo contro suo marito, la donna ha cambiato nome e citta' per sfuggire alla vergogna per la vicenda dell'incesto di cui lei ha sempre sostenuto non aver avuto mai alcun sospetto. Al tabloid 'Sun' che l'ha intervistata in esclusiva, Rosemarie aggiunge: "Di me la gente ha detto tante cose, ma non posso parlare. Voglio solo essere lasciata in pace". Rifugiatasi in un appartamentino in affitto al primo piano a Linz, Rosemarie esce di rado e si fa consegnare il cibo a casa.

Sua sorella Christine Renner, una delle poche persone in cui ha ancora fiducia, ha raccontato che Rosemarie "e' emotivamente e fisicamente distrutta. Esce raramente, solo per passeggiate solitarie". "Se non avesse il pensiero dei suoi figli, non credo che andrebbe avanti -ha aggiunto la sorella- non vuole avere piu' niente a che fare con Josef". Suo marito si e' dichiarato non colpevole per l'omicidio del figlio-nipote Michael, il gemello di Alex malato e morto a tre giorni dalla nascita, il cui corpo e' stato bruciato nella stufa. Rosemarie combatte anche dal punto di vista finanziario, ha detto infine sua sorella: "Meta' della pensione va via con l'affitto, si paga tutto da sola. L'anno scorso ha cambiato nome e anche per quello ha dovuto pagare".

Macabra performance teatrale fuori dall'aula


VIENNA (16 marzo) - Sinistra messa in scena davanti al tribunale di St. Poelten poco prima dell'apertura del processo contro Josef Fritzl da parte dell'artista austriaco Ubsi Kramar. L'uomo, assieme ad alcune associazioni per la tutela dei bambini e delle vittime in generale, ha allestito uno spettacolino con un attore in camice bianco e labbra rosso sangue circondato da bambole nude disposte sull'asfalto a simboleggiare tutte le vittime di abusi.

Una provocazione. «Tutto questo è come una produzione stile Hollywood, i media devono soddisfare la domanda di ascolti alti e mettono in scena un film incentrato su Fritzl», spiega Kramar, precisando che a lui «invece interessa mostrare immagini diverse che non riproducono il mostro». L'autore della performance si era ispirato all'agghiacciante caso di incesto di Amstetten già lo scorso mese quando aveva messo in scena in un piccolo teatro off di Vienna Pension Fritzl, un pezzo critico satirico sulla tv moderna ispirato al clamore mediatico suscitato dalla vicenda.

Pene troppo miti per simili reati. All'azione di oggi hanno partecipato anche alcune associazioni austriache per la tutela dei bambini e delle vittime di abusi in generale. «L'Austria protegge i molestatori», «Vergogna per l'Austria», si leggeva in alcuni striscioni di protesta esibiti da qualche decina di dimostranti che hanno inteso criticare le leggi del Paese, che a loro avviso prevedono pene troppo miti per gli autori di delitti sessuali. Gli «abusi sessuali in questo Paese sono considerati in Austria un Kavaliersdelikt, (una specie di gabatella da galantuomini ndr), Fritzl, Kampusch ecc, sono soltanto la punta di un iceberg», ha detto Peter Rosenauer dell'associazione Resistance for Peace alludendo anche al clamoroso caso di Natascha, la ragazza sequestrata da un maniaco per oltre otto anni.

IL MESSAGGERO 16 MARZO 2009



sabato 28 febbraio 2009

Processo Perugia, testimonianza:"Mez uccisa, una scena inguardabile"

L DELITTO
Il racconto di Monica Napoleoni

"Non era sgozzata, era stata proprio scannata: aveva una ferita che dava fastidio a vederla. C’era sangue dappertutto, me ne accorsi quando mi affacciai dal corridoio per guardare dentro la stanza del delitto...". Monica Napoleoni, responsabile della sezione omicidi della questura di Perugia racconta con grande lucidità quella terribile scena davanti alla Corte d’Assise

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Meredith, uccisa a Perugia (foto Ap/LaPresse) Perugia, 28 febbraio 2009 - "Non era sgozzata, era stata proprio scannata: aveva una ferita che dava fastidio a vederla. C’era sangue dappertutto, me ne accorsi quando mi affacciai dal corridoio per guardare dentro la stanza del delitto...". Monica Napoleoni, responsabile della sezione omicidi della questura di Perugia racconta con grande lucidità quella terribile scena davanti alla Corte d’Assise.

La poliziotta ricorda anche che, poco dopo il ritrovamento del cadavere di Meredith, la notizia dell’uccisione a Perugia di una giovane studentessa inglese era arrivata anche in Inghilterra, tramite le televisioni e i siti internet. Tanto che, anche i genitori di alcune amiche inglesi di Mez (come i Kercher del resto), avevano chiamato preoccupati le loro figlie. "Tutti erano atterriti - aggiunge - tranne Amanda e Raffaele che sembravano indifferenti, si facevano le smorfie e si sbaciucchiavano". Atteggiamento ripetutosi qualche sera dopo quando vennero convocati in questura per essere ascoltati sui fatti.

"Mi sorprese vederla mentre faceva la ruota e la spaccata sui corridoi...." aggiunge la Napoleoni. "Ricordo che in sala d’attesa Amanda salì sulle ginocchia di Raffaele - aveva detto poco prima alla Corte l’ex dirigente della Mobile perugina Giacinto Profazio -. Ci parve strano e fuori luogo questo atteggiamento di grande attaccamento fra loro". "Amanda venne trattata bene, le vennero date camomilla, merendine e venne anche accompagnata a fare colazione al bar - fa notare la Napoleoni -. No, nessuna pressione. Certo, è stata trattata con fermezza ma non maltrattata". Le contraddizioni tra i due ragazzi, "versioni inversosimili" fa rilevare quindi l’investigatrice, si fecereo sempre più evidenti fino al fermo del mattino seguente.

Deciso al punto da aggiungere 'ficcanti' valutazioni (provocando il richiamo del presidente della Corte Giancarlo Massei), anche il vice questore Marco Chiacchiera che effettuò la perquisizione nell’abitazione perugina di Raffaele Sollecito. La casa dove venne sequestrato il coltello (su cui sono state poi trovate tracce di dna di Meredith, sulla punta, e di Amanda Knox sull’impugnatura), considerato compatibile con l’arma del delitto. "Avevo visto dal corridoio del casolare di via della Pergola - racconta Chiacchiera -, dove tutti entrammo comunque con calzari ai piedi e guanti sterili alle mani, il tipo di ferita che aveva al collo la vittima e avevo capito che tipo di coltello dovessimo cercare".

Lungo e serrato il confronto sui telefonini di Knox e Sollecito. "Spenti intorno alle 20.30 del 1 novembre - sottolinea il poliziotto - e riaccesi solo intorno alle 6 del mattino seguente. Sull’apparecchio di Sollecito non c’è traccia della chiamata delle 23 ricevuta dal padre di cui il ragazzo parla, così come sul suo computer non c’è traccia di interazione umana fino al mattino dopo". All’avvocato Giulia Bongiorno che lo incalza sul come sia possibile evincere spegnimento o accensione dai tabulati telefonici, Chiacchiera replica: "Con i tabulati è stata fatta una lunga ricerca durata mesi per capire quali fossero le abitudini del ragazzo. Che di solito teneva l’apparecchio acceso fino a tarda ora, cosa che il 1 novembre non avvenne". Dei particolari tecnici usati per verificare il funzionamento di computer e telefonini riferiranno comunque in aula più avanti gli esperti della Postale.

Intanto sul fronte degli accertamenti relativi all’irruzione della casa sotto sequestro di Meredith avvenuta nei giorni scorsi, gli ivestigatori lavorano su un biglietto da visita ritrovato nella stanza di Laura Mezzetti che la ragazza non ha riconosciuto come suo. L’ipotesi è che chi ha violato la scena del crimine possa averlo perso inavvertitamente, o magari volutamente per despitare gli inquirenti. In ogni caso il professionista cui appartiene il biglietto da visita verrà ascoltato dagli investigatori quanto prima. Anche se probabilmente non ha alcun legame diretto con la 'profanazione' del casolare.

Donatella Miliani, Enzo Beretta


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