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domenica 1 marzo 2009

Filmini hot con hostess Alitalia: indagato per violenza e diffamazione

Le performance venivano riprese dall'imputato e utilizzate per ricattare la donna
Dopo la diffusione delle immagini, il licenziamento in tronco dalla compagnia di bandiera

Milano - Ha registrato con telecamere e macchine fotografiche gli incontri a luci rosse avuti con una hostess del gruppo Alitalia e ne ha diffuso le immagini sul web. Per questo motivo M. L., direttore generale di un'azienda che lavora per conto della Regione, è stato rinviato a giudizio dal gup Marcello Liotta con l'accusa di tentata violenza sessuale e diffamazione.

Secondo la ricostruzione dell'accusa, l'uomo, 47enne, durante una relazione con la hostess avuta tra l'agosto e il novembre del 2006, organizzava incontri hard a cui partecipavano anche altri uomini trovati su internet tramite annunci. Le performance venivano quindi riprese dall'imputato e utilizzate per ricattare la donna, costringendola a continuare la relazione. Le intimidazioni sono poi diventate realtà quando l'uomo ha inviato foto e filmati al fidanzato e ai genitori della donna nonchè ad Alitalia, che ha licenziato senza preavviso la dipendente.

A dare l'avvio all'inchiesta della magistratura è stata proprio una denuncia della donna e dei suoi avvocati, Mariano e Benedetto Buratti. Il processo inizierà il prossimo 8 luglio davanti alla VI sezione del tribunale penale collegiale. Il gup ha disposto il sequestro preventivo di tutte le immagini per evitare l'ulteriore diffusione dei filmati.

La Voce 1 marzo 2009

Processo Perugia: Resoconto Udienza 28 febbraio

Meredith. Sollecito punta il dito contro la polizia


1 Marzo 2009

Ieri Raffaele Sollecito ha fatto una dichiarazione spontanea durante il processo per l'omicidio di Meredith Kercher. L'indagato se l'è presa prende con la polizia che gli avrebbe negato i diritti più basilari: "Non voglio fare accuse, ma ho sentito cose imprecise e vorrei fare alcune precisazioni chiarendo dei particolari".

"La notte tra il 5 e il 6 novembre sono stato per lungo tempo in Questura. Più volte ho chiesto e fatto presente alla polizia che volevo contattare mio padre. Volevo parlarci in qualsiasi modo, ma loro me lo hanno negato".

Sollecito ha anche spiegato che gli è stato negato di chiamare un avvocato. "Quando sono stato portato in carcere sono stato messo in una cella e non ho potuto parlare con nessuno fino a quando non sono comparso davanti al gip Matteini". E ancora, durante il primo interrogatorio: "Mi hanno tenuto di fatto a piedi nudi per tutta la notte fino al mattino successivo. Mi hanno lasciato scalzo senza spiegarmi il motivo...".

Sollecito, infine, ha detto di aver utilizzato cannabis solo quando aveva 18 anni per "fare un esperimento" e di averlo ripetuto saltuariamente negli anni successivi: "Mi sono reso conto dell'errore fatto all'epoca... Lascio a voi le conclusioni".


Accuse alla polizia da Amanda e Raffaele

PERUGIA - Lanciano accuse alla polizia Amanda Knox e Raffaele Sollecito nella loro dichiarazione spontanea avvenuta oggi durante il processo per l'uccisione della studentessa inglese Meredith Kercher. I due si riferiscono ai momenti vissuti subito dopo il loro fermo. "Sono stata trattata come una persona solo dopo avere fatto dichiarazioni - ha specificato la Knox". "Ho chiesto di chiamare mio padre e un avvocato - ha affermato Sollecito - ma non mi è stato permesso". (Agr)

Meredith/ Seattle si schiera con Amanda, "troppe bugie su di lei"
The Observer nella città di Knox: "non supervamp, ragazza dolce"


Roma, 1 mar. (Apcom) - Chi è Amanda Knox, imputata a Perugia nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher? Di certo, secondo i suoi concittadini, non la ragazzetta supersexy e cinica che emerge dai ritratti dei giornali italiani e di quelli inglesi. Il domenicale The Observer è andato a Seattle, città natale della americana che condivideva a Perugia l'appartamento con l'inglese Kercher, ritrovata in casa con la gola tagliata.

Il caso, suggerisce The Observer, riceve una attenzione mediatica straordinaria perché Amanda è molto carina (assai meno si parla del coimputato Raffaele Sollecito) e perché è diventata il simbolo dei giovani stranieri che in Italia col pretesto di studiare passano un anno di gioia fra feste, droga e sesso.

Capofila degli sforzi pro-Amanda a Seattle è Anne Bremner, ex procuratore distrettuale, secondo cui "cambiare la percezione che si ha di lei è come far virare una petroliera: un processo lento, lungo e laborioso".

Aiutato da Bremner, il gruppo "Friends of Amanda" ha messo assieme siti web, tenuto riunioni di finanziamento e contattato giornalisti per dare pubblicità alla sua verità sulla ragazza: una fanciulla dolce e un po' hippy precipitata in un incubo, accusata di un delitto che non solo non ha commesso ma per cui già è in carcere Rudy Guede, condannato a trent'anni. Tutto falso che la morte di Meredith sia stato il risultato di un'orgia con Guede, Sollecito e Knox. Tutto basato sulla confessione di Amanda che ha detto che era nella casa al momento della morte: confessione secondo loro (e lei) estorta dalla polizia.

"Vogliamo un processo giusto" dice Bremner; e con lei gli amici della famiglia borghese dove Amanda è cresciuta in un quartiere tranquillo. Così il website dei Friends of Amanda contiene foto, un kit per i media, le dichiarazioni del processo; ha avuto oltre 50mila contatti nelle ultime settimane. Inoltre il gruppo raccoglie finanziamenti per pagare le spese legali e le spese di viaggio alla famiglia, economicamente provatissima dalla vicenda. E ha attirato l'attenzione e il supporto di alcuni nomi di grido fra cui Paul Ciolino, un investigatore di Chicago, e Douglas Preston, autore di "The Monster of Florence", libro sul caso Pacciani.

Ciolino ha attaccato il procuratore Giuliano Mignini che perseguirebbe una "teoria della cospirazione vendicativa", tesi sostenuta sul West Seattle Herald in un articolo per cui Mignini ha minacciato querela. A seguire, un editoriale del Seattle Post-Intelligencer si è scagliato contro il procuratore italiano: "ha qualcosa da temere dalla stampa libera?"

L'articolo dell'Observer critica il tono dei media incentrato sul gossip e sulla figura di Amanda piuttosto che sulla vittima, Meredith Kercher della cui tragedia quasi non si parla più; ma critica anche le "eccentricità del sistema giudiziario italiano dove il processo si tiene solo due giorni a settimana e alla giuria è consentito andare a casa a leggere tutti i giornali che vogliono sull'omicidio".

Meredith/ Ispettore: "Amanda mi chiese carta e penna"
Sabato, 28 Febbraio 2009 - 12:32

"Amanda mi chiese carta e penna perché aveva intenzione di scrivere e mi disse:'voglio farti un regalo'". Ha ricordato cosi' oggi in aula, l'ispettorecapo, Rita Ficarra, in servizio presso la squadra mobile di Perugia, il momento in cui, la mattina del sei novembre 2007, dopo il fermo della Knox e le sue dichiarazioni che tirarono in ballo il musicista congolese Patrick Lumumba, la giovane studentessa di Seattle chiese di poter avere carta e penna per scrivere quello che e' poi stato definito il 'memoriale di Amanda'.

Turismo Sessuale: dall'Italia partono 80.000 pedofili all'anno

Pedofilia, in 80mila sui voli all inclusive
a caccia di piccole vittime nel mondo

In Italia turismo sessuale più sviluppato che in ogni altro Paese

di Marida Lombrado Pijola
ROMA (1° marzo) - Se li vedeste salire su certi voli charter stranamente affollati da uomini soli, da Roma o da Milano, diretti in Brasile, Kenya, Bali, Filippine, Costa Rica, India, Cambogia, Russia o Cecoslovacchia, coi loro trolley firmati, e i loro giacconi sportivi da turisti, e in tasca il pacchetto ”all inclusive” fornito da certe agenzie, e i vaucher pronti in mano, fareste fatica a proiettarli nella sequenza successiva di quel viaggio. Partono dall’Italia in ottantamila all’anno, più che da qualunque altro Paese. Tra poco, staranno a raccattare bambine e bambini brasiliani sul lungomare di Fortaleza, per stuprarli in cambio di un giocattolo o un piatto di minestra, o vagheranno a caccia lungo le autostrade ceche, tirando sul prezzo con le madri che espongono i figli come souvenirs locali.

E se li vedeste tranquillamente seduti alla sera, dopo cena, davanti ad un pc, magari nella stanza accanto a quella dove dormono i loro genitori o i loro figli, fareste fatica a immaginare che tipo di sequenze agghiaccianti stanno scambiando, guardando, vendendo, scaricando, con quali strategie diaboliche stanno cercando di adescare minorenni per ottenere foto, filmati, prestazioni. Sono centinaia di migliaia, e sono al quinto posto nel mondo nel consumo di pedopornografia.

Se potreste guardali in faccia conoscendo le loro abitudini, provereste, oltre alla ripugnanza, qualcosa che assomiglia al disorientamento e alla sorpresa. Gli orchi internauti, gli orchi hacker, gli orchi viaggiatori, che sono variabili moderne e globalizzate degli orchi tradizionali, non lasceranno trapelare nulla che possa insospettirvi, se cercherete di smascherarli dall’aspetto, dalla condizione sociale, all’età: giovani, colti, socialmente integrati, reddito medio alto, spesso sposati e padri, pertanto più spregevoli degli altri, nella scelta di rapinare l’infanzia a milioni di bambini per annoiarsi di meno, cercare emozioni estreme, trasgredire, dissacrare, sperimentare la violenza, misurare il proprio potere vessatorio sugli inermi.

Se poteste guardarli in faccia, dunque, restereste inorriditi dalla loro apparente normalità. Guardarli in faccia è impossibile, però, perché sono nascosti e irrintracciabili come l’anima nera dell’Italia, dell’Europa, degli Stati Uniti. E sono tanti. Tanti quanto l’intera popolazione di Gela, di Busto Arsizio o di Treviso, quelli che partono ogni anno dall’Italia per andare a prendersi la propria quota di abusi tra i quasi quattrocentomila turisti del sesso che partono dal mondo occidentale, per stuprare nove milioni di bambine e un milione di bambini, come ci informa, in un rapporto, l’Ecpat.

«Hanno tra i venti e i trent’anni- assicura Marco Scarpati, presidente di Ecpat Italia- e cercano un sesso che hanno visto spiando dal buco della serratura di Internet: un sesso diverso da quello normale, che spesso filmeranno coi loro telefonini, per farlo vedere agli amici».

Il nuovo pedofilo è così: col vuoto interiore che gli ha deformato i sentimenti, e un kit tecnologico che lo ha istigato, attrezzato, socializzato, disinibito. E allora la Rete diventa il grande untore. Incoraggia, legittima, aggrega, propone, corrompe la fantasia, affina le tecniche dei predatori, moltiplica a dismisura il numero delle prede potenziali. Un diagramma in ascesa costante, regolare come le stagioni. La linea ”Hot 114” di Telefono Azzurro «ha registrato un incremento del 34 per cento dei contatti negli ultimi otto mesi», dice il presidente, Ernesto Caffo. La maggior parte, trentasette per cento, riguardano materiale pedopornografico nel quale qualcuno si è imbattuto navigando in Rete.

La mano dell’orco arriva ovunque: pagine web, portali, siti, social network, spam, programmi di file sharing, chat, newsgroup. Un pianeta sommerso che propone, scambia, vende, contamina, cerca di cooptare nuovi adepti, cerca di catturare nuove prede con il ”grooming”, raffinatissima tecnica di adescamento in cinque fasi, che getta le rete tra i preadolescenti ed i bambini sempre più web dipendenti.

Così le statistiche schizzano verso l’alto, con progressione sempre più intensa e inarrestabile. Telefono Arcobaleno segnala quasi il quaranta per cento di siti rilevati in più, nel primo semestre del 2008, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

«Otto nuovi bambini schiavi ogni giorno». Vanno a ingrossare una popolazione mondiale di piccoli fantasmi che qualcuno stima attorno ai due milioni. Hanno dodici, dieci, sette, tre anni, anche di meno. La maggior parte di loro si perderanno in un magma di orrore senza riemergerne mai più. «Nel database dell’Interpol - informa Save the Children - ci sono ventimila immagini di bimbi abusati. Solo cinquecento di loro sono stati identificati». Gli altri non hanno nome, non hanno volto, non hanno futuro.
Il Messaggero 1 marzo 2009

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