l sacerdote condannato a 6 anni e 8 mesi per abusi sessuali contro un 12enne presenta appello Scritto da Salvatore Pizzo martedì 14 aprile 2009
Don Marco Cerullo, il sacerdote di Villa Literno ex vice parroco della chiesa del Santissimo Salvatore di Casal di Principe, che lo scorso novembre è stato condannato in primo grado a 6 anni ed 8 mesi con l’accusa di aver abusato sessualmente di un ragazzino di 12 anni, ha deciso di impugnare la condanna. Attraverso il suo legale Carmine Ucciero ha chiesto una rideterminazione della condanna sostenendo che: “la pena inflitta è stata erroneamente determinata in relazione al titolo ed al reato, all’ottima personalità del reo ed al pregevole comportamento dallo stesso tenuto già nell’immediatezza del fatto”. Nell’impugnazione si chiede l’assoluzione oppure la concessione delle attenuanti generiche, ma si avanza anche l’ipotesi di una pena ridotta al minimo previsto.
La vicenda risale al dicembre del 2007, quando i carabinieri lo hanno arrestato in flagranza di reato in una zona di campagna tra Villa Literno e Casal di Principe. Il 12enne era un alunno del religioso, che insegnava nella scuola media di Villa Literno. Del suo caso oltre che la giustizia ordinaria, adesso si sta occupando anche la Congregazione della dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio). Don Marco Cerullo per adesso è agli arresti domiciliari in una comunità religiosa nel frusinate, intanto i legali che curano gli interessi del ragazzino e della famiglia: Costantino Puocci, Sergio Cavaliere e Giacomo Cassandra, si sono rivolti alla giustizia civile, ritenendo insufficiente la provvisionale di 50mila euro che il Gip Chiaromonte ha disposto in favore del 12enne.
Il sacerdote fu arrestato dopo che i militari notarono un’auto ferma in una stradina isolata, si avvicinarono, e secondo le accuse, contestate dal Pm Antonio Ricci, notarono che il parroco avrebbe costretto il ragazzino a subire inequivocabili atti sessuali. Cerullo, secondo fonti legali, vistosi scoperto avrebbe tanto di scappare: mise in moto l’auto costringendo i carabinieri ad un inseguimento, lo raggiunsero quando la sua macchina rimase bloccata in un punto in cui la strada campestre è diventata impercorribile.
Il giudice Chiaromonte nella sua sentenza scrive che Cerullo una volta fermato dai carabinieri “ammetteva spontaneamente quanto accaduto, aggiungendo anche ulteriori particolari”, poi in sede di convalida dell’arresto “ridimensionava se non addirittura escludere le sue responsabilità”. Lo aveva portato con se per andare ad acquistare colori che dovevano servire ad addobbare il presepe. Si apprende anche che il ragazzino ha rivelato che Cerullo gli avrebbe chiesto di avere rapporti sessuali anche in precedenti occasioni. Il Consulente della procura nella sua perizia sostiene che gli abusi sarebbero avvenuti più di una volta, e il giudice scrive che il prete gli avrebbe mandato al 12enne: “messaggi amorosi e persino paventandogli la possibilità di morire qualora non avesse accondisceso ai suoi approcci sessuali”. Abusi che sarebbero avvenuti non solo in auto ma anche nell’abitazione di don Cerullo, in merito a questo il difensore nel tentativo di farlo scagionare, ha ricordato che in casa potevano esserci anche i suoi parenti, inoltre lo ha descritto come un promettente teologo. Dall’inchiesta è emerso che Don Marco Cerullo, aveva contatti con il 12enne non solo perché era il suo insegnante di religione in un scuola media (secondaria di primo grado) di Villa Literno, essendo dello stesso comune di residenza del ragazzino era considerato dalla famiglia dell’adolescente una figura di riferimento.
Salvatore Pizzo corriere Aversa e Giugliano 14 aprile 2009
Sacerdote è in carcere. Pm, nel processo, sentirà monsignoreRoma, 9 apr. (Apcom) - Giudizio immediato per don Ruggero Conti, il sacerdote finito in carcere il 30 giugno scorso, nell'ambito di una inchiesta su una serie di episodi di abuso, avvenuti nell'arco degli ultimi dieci anni, nel corso di diverse attività parrocchiali della chiesa 'Natività di Maria Santissima', in via di Selva Candida, alla periferia della Capitale. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura per i reati di prostituzione minorile e atti sessuali su minori, la scelta difensiva del prete è stata quella di andare direttamente in aula, davanti ai giudici, evitando l'udienza preliminare. Il processo a carico di don Ruggero è stato per il 16 giugno prossimo, davanti alla VI sezione del tribunale. Il pm Francesco Scavo ha ricostruito, nell'atto d'accusa, tutta una serie di vicende che coinvolgono 7 ragazzi. A don Ruggero è contestato il fatto di aver approfittato di una " persona a lui affidata per ragioni di educazione culturale e religiosa, di istruzione nonchè di vigilanza e custodia, con l'aggravante di aver commesso il fatto con abuso dei poteri e/o comunque in violazione dei doveri derivanti dalla qualità da lui rivestita di ministro di culto". Nel settembre scorso, dopo che il riesame aveva rigettato una istanza della difesa, il gip aveva concesso a don Ruggero gli arresti domiciliari. In seguito alla nuova legge varata dal governo sugli stupri il pm, che si era opposto alla attenuazione della misura cautelare, aveva ottenuto che don Ruggero tornasse in cella. Contro la nuova ordinanza di custodia cautelare e dopo che è stato confermato che le condizioni di salute di don Ruggero non sono incompatibili con il carcere, il difensore ha scelto di ricorrere in Cassazione. Secondo il capo d'imputazione don Ruggero approfittò dei minori in occasione di alcuni campi scuola, durante le feste di Pasqua, alla fine della scuola, durante la pausa del Natale. La dinamica descritta è quasi sempre la stessa. Il giovane che frequentava i locali della parrocchia veniva attirato in altre stanze e qui costretto a soggiacere ai desideri del sacerdote. In cambio alcuni potevano avere piccole somme, dai 10 ai 30 euro, o altro, come capi d'abbigliamento. Don Ruggero fu arrestato prima di partire per Giornata mondiale della gioventù, in Australia. Proprio quella progettata trasferta fu uno dei motivi d'urgenza che indussero il giudice ad emettere l'ordinanza di custodia cautelare. Dalle intercettazioni emergeva il fatto che il sacerdote chiamava i ragazzi che dovevano partire con lui. La Procura, che ha tra i testi d'accusa anche alcune persone che ebbero come insegnante di educazione sessuale, a Legnano, don Ruggero quando ancora non aveva preso i voti, sarebbe intenzionata a chiamare come testimone anche monsignor Gino Reali. Il vescovo di Santa Rufina, quale diretto superiore del sacerdote, non avrebbe dato peso ad alcune denunce che gli erano state fatte dai ragazzi avvicinati da don Ruggero. Molte volte però a non credere alle vittime del pedofilo in abito talare erano però anche gli stessi genitori dei ragazzi. Pedofilia, don Ruggero in cella per impedire viaggio alle Gmg di SidneyROMA (9 aprile) - Stava per partire per Sidney in Australia per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù in programma dal 12 al 21 luglio dello scorso anno. E fu anche per impedire quel viaggio, che avrebbe fatto con alcuni ragazzi della parrocchia, che don Rugggero Conti, l'ex parroco 56enne di Selva Candida a Roma, fu arrestato dai carabinieri nell'ambito dell'inchiesta del pm Francesco Scavo. Il sacerdote, accusato di atti sessuali con minorenni e prostituzione minorile aggravata, resterà in carcere, dove è tornato nelle scorse settimane per effetto delle nuove norme in materia di stupri, fino al 16 giugno prossimo quando comincerà il processo a suo carico. La difesa di don Ruggero, rappresentata dall'avvocato Patrizio Spinelli, ha infatti chiesto il rito immediato. Secondo quanto si è appreso il pm nella lista testi citerà anche monsignor Gino Reali, vescovo della diocesi di Santa Rufina, al quale si sarebbero rivolti negli anni scorsi in giovani, ora adulti, che avrebbero subito le violenze sessuali dall'ex parroco. Secondo l'accusa don Ruggero, già parroco della parrocchia romana della Natività di Maria Santissima, in via di Selva Candida, avrebbe abusato tra il 1998 e il 2008 di sette ragazzi affidati alle sue cure in oratorio e nei campi estivi. L'accusa di prostituzione minorile fa riferimento a due episodi: si tratta di due ragazzi che sarebbero stati indotti «a compiere e/o subire atti sessuali - è scritto nel capo d'imputazione - in cambio di denaro o altra utilità (in genere capi di abbigliamento)». Nel corso delle indagini sarebbero emersi altri casi di abusi compiuti in Lombardia e risalenti a 25 anni fa, a Legnano, dove Don Ruggero, non ancora ordinato prete, insegnava educazione sessuale in una scuola. Tra questi casi quello di una violenza consumata su un giovane, oggi quarantenne. Per le violenze la procura non potrà procedere, perché prescritte, ma le presunte vittime potrebbero essere chiamate a testimoniare in caso di processo. IL MESSAGGERO 9 APRILE 2009
Un'orribile storia di violenza sessuale e degrado. L'uomo è finito in manette assieme al figlio accusato di abusi sulle sue bimbe Prigioniera in casa stuprata per 25 anni dal padre padrone TORINO 27/03/2009 - Nonè facile guardare nell'abisso e non èsemplice riconoscere il male quando lo incontri. Lo sa bene quel perito del giudice che, 15 anni fa, visitò una ragazzina che denunciava lo zio per abusi sessuali. La giudicò non credibile, le accuse caddero e lei tornò in famiglia. All'incubo di un padre padrone che abusava di lei da quando era bambina. Ha 34 anni oggi Laura - il nome è di fantasia - e da quando ne aveva 9 doveva soddisfare le voglie del padre padrone, Michele M., un ambulante di origine pugliese - secondo gli archivi delle cronache coinvolto con i figli in un giro di furti di rame, negli anni scorsi - di 61 anni che la considerava sua proprietà. Tanto da non farle terminare le scuole, da impedirle di vivere una vita normale fatta di amicizie e rapporti umani. No: per lei il mondo iniziava e finiva nella stanzetta senza energia elettrica della casa dove viveva con i genitori, nel cuore della Falchera. Violentata per anni, con il silenzio complice della madre e forse anche degli altri nove tra fratelli e sorelle. Una schiava del padre: quando di notte l'uomo aveva esigenze fisiologiche, era lei che doveva portargli il pappagallo e provvedere. Tra i M. si usa che il padre sc... con la prima figlia femmina?e' una"voce di famiglia" che si legge nell'ordinanza del pm. Ora quest'uomoè in carcere, assieme al figlio Giuseppe di 41 anni. Condividono la stessa accusa. Entrambi hanno abusato di Laura. E Giuseppe anche delle sue quattro figlie.E' stato proprio il padre padrone a denunciare il figlio: perchè all'inizio di febbraio Lauraè scappata di casa, si è rifugiata dal fratello. Il padre ? andato a riprendersela e poi le ha fatto sporgere denuncia contro il fratello: Mi ha costretta a rapporti sessuali orali vicino al cimitero di Sassi recita la denuncia. Partono le indagini della Procura, coordinate dai pm Pietro Forno e Paolo Scafi, e del commissariato Barriera Milano. Le intercettazioni telefoniche sono decisive: per una fortunata coincidenza - la cornetta rimane sollevata - una di queste si trasforma in "intercettazione ambientale". Gli investigatori sentono tutto, anche quello che ? chiaramente un rapporto sessuale di Giuseppe con una figlia. L?uomo abusa di tutte e quattro le sue figlie di 20, 12, 8 e 6 anni. Per lui scattano le manette. Ma l'incubo nonè finito. Già, perchè Laura ha un segreto ancora piùpesante da svelare. Sono i 25 anni di incubo e schiavitù sessuale. Dalla quale si sarebbe salvata, se solo uno psichiatra avesse saputo riconoscere il male... Era il 1994: Laura era fuggita di casa e si era rifugiata da uno zio. Il padre se l'era riportata a casa e le aveva fatto sporgere denuncia per abusi sessuali contro il parente. Uno psichiatra incaricato dal giudice aveva incontrato Laura e l'aveva giudicata non credibile. Le accuse erano cadute, ma la ragazza era tornata in famiglia: ad altri 15 anni di prigionia e di umiliazioni sessuali. E il padre padrone non si limitava a lei: anni fa avrebbe abusato anche di una figlia del fratello, che aveva ospitato per qualche tempo. E si sospetta possa aver molestato anche le nipotine. Ora questi due uomini, assistiti dagli avvocati Antonio Foti e Antonio Genovese, sono rinchiusi in carcere con pesanti accuse. Le ragazze sono in comunità protette. Se si bussa all'alloggio-prigione, la porta si apre solo per un attimo: una donna sui trent'anni, con l'aria stranita si fa sulla soglia. Subito dietro di lei giunge un'altra donna, che strilla "Cosa apri, handicappata?" e poi sbatte la porta in faccia ai cronisti. Un amico di famiglia, un romeno, blocca uno dei fratelli che vorrebbe scagliarsi contro il cronista e poi spiega: "Laura non sta bene di testa, siè inventata tutto". Gli indagati incastrati dalle intercettazioni telefoniche e ambientali disposte dalla magistratura "Papà, vuoi togliere la mano? Sei un bastardo, devi smetterla"
TORINO 27/03/2009 - Il primo a essere smascherato è G.M, il figlio quarantunenne. Poi è il turno di M.M, il padre sessantaquattrenne. G.M. viene tradito dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, M.M. dai racconti orribili della figlia Laura, costretta a subire in silenzio per 25 lunghi anni. Le 9 pagine di ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Silvia Salvadori il 9 marzo scorso, e i dialoghi catturati dalle cimici nascoste dalla polizia svelano un autentico film dell’orrore. Un film che non lascia dubbi sulle responsabilità dei due uomini arrestati e sulle torture fisiche e psicologiche subìte dalle vittime. Vittime, come le quattro figlie dell’ambulante quarantunenne G.M. Un’intercettazioni telefonica (divenuta poi ambientale grazie a una cornetta del telefono agganciata male) cattura con chiarezza un tentativo di approccio sessuale di G.M. nei confronti della figlia di 8 anni (le altre figlie presenti nell’alloggio hanno 6 e 12 anni, la maggiore ne ha 20 ed è già andata via di casa). È il 19 dicembre 2008. La bimba si lamenta, piange, sussurra qualcosa. Le parole che pronuncia sono chiare, comprensibili: "Papà, vuoi togliere la mano? Sei un bastardo, la smetti?". La piccola piange, piange con insistenza. Si lamenta. Si avverte un rumore di passi, passi che si avvicinano in fretta. È la madre della bambina, la moglie di G.M. La donna entra in camera da letto, nella camera da letto della figlia. Poi comincia a urlare: «Avete rotto i c...., adesso vi sbatto fuori dal letto tutti quanti». La bimba riprende coraggio e risponde alla madre: "Tutti tranne me, naturalmente" La madre: "È logico, non posso mandarti via dal tuo letto. Quando dormi è meglio, non senti un c...". Il 18 febbraio di quest’anno, alle 21.42, viene registrato un altro tentativo di approccio. I protagonisti sono sempre gli stessi, padre e figlia. E ancora una volta la piccola si lamenta, piange, implora il padre di lasciarla in pace. È tutto inutile, le sue preghiere restano inascoltate. Le intercettazioni ambientali catturano altri due episodi, in entrambi il protagonista è ancora G.M. Nella prima intercettazione, l’uomo si rivolge alla figlia dodicenne e le ordina: "Fammi una s...". La seconda intercettazione, invece, consente chiaramente di ascoltare un rapporto sessuale completo tra il quarantunenne G.M. e la sorella trentaquattrenne Laura. La stessa Laura, poi, ai poliziotti di Barriera Milano riferisce un episodio che si sarebbe verificato nel febbraio di quest’anno nei pressi del cimitero Sassi: "Eravamo seduti in auto - racconta la donna agli agenti - e mio fratello mi ha costretta a un rapporto orale". È questo solo uno dei tanti abusi che Laura sarebbe stata costretta a subire dal fratello durante le due settimane di permanenza nella sua abitazione. Se a tradire G.M. sono le intercettazioni telefoniche e ambientali, il padre-padrone M.M. viene invece incastrato dai racconti della figlia Laura. Laura che a un certo punto riferisce anche una particolare abitudine del padre: "Quando in piena notte si svegliava e doveva p...., mi chiamava e mi chiedeva di mettere il suo p... nel pappagallo che si trovava sotto il suo letto". Giovanni FalconieriFONTE: Cronaca qui 27 marzo 2009
Pedofilia, in 80mila sui voli all inclusive a caccia di piccole vittime nel mondo
In Italia turismo sessuale più sviluppato che in ogni altro Paese | | di Marida Lombrado Pijola ROMA (1° marzo) - Se li vedeste salire su certi voli charter stranamente affollati da uomini soli, da Roma o da Milano, diretti in Brasile, Kenya, Bali, Filippine, Costa Rica, India, Cambogia, Russia o Cecoslovacchia, coi loro trolley firmati, e i loro giacconi sportivi da turisti, e in tasca il pacchetto ”all inclusive” fornito da certe agenzie, e i vaucher pronti in mano, fareste fatica a proiettarli nella sequenza successiva di quel viaggio. Partono dall’Italia in ottantamila all’anno, più che da qualunque altro Paese. Tra poco, staranno a raccattare bambine e bambini brasiliani sul lungomare di Fortaleza, per stuprarli in cambio di un giocattolo o un piatto di minestra, o vagheranno a caccia lungo le autostrade ceche, tirando sul prezzo con le madri che espongono i figli come souvenirs locali.
E se li vedeste tranquillamente seduti alla sera, dopo cena, davanti ad un pc, magari nella stanza accanto a quella dove dormono i loro genitori o i loro figli, fareste fatica a immaginare che tipo di sequenze agghiaccianti stanno scambiando, guardando, vendendo, scaricando, con quali strategie diaboliche stanno cercando di adescare minorenni per ottenere foto, filmati, prestazioni. Sono centinaia di migliaia, e sono al quinto posto nel mondo nel consumo di pedopornografia.
Se potreste guardali in faccia conoscendo le loro abitudini, provereste, oltre alla ripugnanza, qualcosa che assomiglia al disorientamento e alla sorpresa. Gli orchi internauti, gli orchi hacker, gli orchi viaggiatori, che sono variabili moderne e globalizzate degli orchi tradizionali, non lasceranno trapelare nulla che possa insospettirvi, se cercherete di smascherarli dall’aspetto, dalla condizione sociale, all’età: giovani, colti, socialmente integrati, reddito medio alto, spesso sposati e padri, pertanto più spregevoli degli altri, nella scelta di rapinare l’infanzia a milioni di bambini per annoiarsi di meno, cercare emozioni estreme, trasgredire, dissacrare, sperimentare la violenza, misurare il proprio potere vessatorio sugli inermi.
Se poteste guardarli in faccia, dunque, restereste inorriditi dalla loro apparente normalità. Guardarli in faccia è impossibile, però, perché sono nascosti e irrintracciabili come l’anima nera dell’Italia, dell’Europa, degli Stati Uniti. E sono tanti. Tanti quanto l’intera popolazione di Gela, di Busto Arsizio o di Treviso, quelli che partono ogni anno dall’Italia per andare a prendersi la propria quota di abusi tra i quasi quattrocentomila turisti del sesso che partono dal mondo occidentale, per stuprare nove milioni di bambine e un milione di bambini, come ci informa, in un rapporto, l’Ecpat.
«Hanno tra i venti e i trent’anni- assicura Marco Scarpati, presidente di Ecpat Italia- e cercano un sesso che hanno visto spiando dal buco della serratura di Internet: un sesso diverso da quello normale, che spesso filmeranno coi loro telefonini, per farlo vedere agli amici».
Il nuovo pedofilo è così: col vuoto interiore che gli ha deformato i sentimenti, e un kit tecnologico che lo ha istigato, attrezzato, socializzato, disinibito. E allora la Rete diventa il grande untore. Incoraggia, legittima, aggrega, propone, corrompe la fantasia, affina le tecniche dei predatori, moltiplica a dismisura il numero delle prede potenziali. Un diagramma in ascesa costante, regolare come le stagioni. La linea ”Hot 114” di Telefono Azzurro «ha registrato un incremento del 34 per cento dei contatti negli ultimi otto mesi», dice il presidente, Ernesto Caffo. La maggior parte, trentasette per cento, riguardano materiale pedopornografico nel quale qualcuno si è imbattuto navigando in Rete.
La mano dell’orco arriva ovunque: pagine web, portali, siti, social network, spam, programmi di file sharing, chat, newsgroup. Un pianeta sommerso che propone, scambia, vende, contamina, cerca di cooptare nuovi adepti, cerca di catturare nuove prede con il ”grooming”, raffinatissima tecnica di adescamento in cinque fasi, che getta le rete tra i preadolescenti ed i bambini sempre più web dipendenti.
Così le statistiche schizzano verso l’alto, con progressione sempre più intensa e inarrestabile. Telefono Arcobaleno segnala quasi il quaranta per cento di siti rilevati in più, nel primo semestre del 2008, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
«Otto nuovi bambini schiavi ogni giorno». Vanno a ingrossare una popolazione mondiale di piccoli fantasmi che qualcuno stima attorno ai due milioni. Hanno dodici, dieci, sette, tre anni, anche di meno. La maggior parte di loro si perderanno in un magma di orrore senza riemergerne mai più. «Nel database dell’Interpol - informa Save the Children - ci sono ventimila immagini di bimbi abusati. Solo cinquecento di loro sono stati identificati». Gli altri non hanno nome, non hanno volto, non hanno futuro. Il Messaggero 1 marzo 2009
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Helmuth Mair, 45 anni, di Chiampo, arrestato dai carabinieri Molestie a 20 ragazzini e anche a una bimba? IL CASO. Sarà interrogato domani in carcere l'altoatesino di Chiampo arrestato dai Cc Gli inquirenti vogliono far luce su un inquietante episodio Un nuovo caso di pesanti molestie su minorenni. È quello che stanno cercando di chiarire i carabinieri che venerdì mattina hanno ammanettato l'altoatesino Helmuth Mair, 45 anni, originario di Bressanone (Bolzano), ma residente a Chiampo in via Bellini 26. È accusato di fabbricazione e detenzione di materiale pedopornografico oltre che di prostituzione minorile e di violenza sessuale nei confronti di una ventina di ragazzi fra i 13 e i 18 anni. Le vittime sarebbero perlopiù di origine extracomunitaria, residenti fra Chiampo, Arzignano e Montecchio Maggiore. Mair, difeso dall'avv. Paolo Mele senior, sarà interrogato domattina in carcere al S. Pio X e potrà chiarire la sua posizione, che appare al momento compromessa anche in virtù della precedente condanna a 6 anni di reclusione comminata dal tribunale di Bolzano per reati analoghi. Ora i carabinieri della compagnia di Valdagno vogliono cercare di far luce su un altro caso, che vedrebbe vittima una bambina di due anni e mezzo, figlia di una famiglia nomade. I militari del capitano Andrea Massari, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Venezia con il pm Carlo Nordio e dalla procura vicentina con il pm Claudia Dal Martello, hanno appurato nel corso delle indagini che Mair sarebbe rimasto chiuso in una roulotte in un campo nomadi della provincia con la bambina, e che vi sarebbe rimasto a lungo. I genitori della piccola, quando lo hanno scoperto, si sono rivolti ai militari per avere chiarezza. Gli accertamenti sono in corso. E le indagini proseguono anche per chiarire se Mair ha adescato anche altri ragazzi. Il suo metodo, scoperto dai militari che hanno iniziato a pedinarlo nel novembre scorso dopo che in un controllo casuale era stato trovato in macchina con un quattordicenne in una stradina di Nogarole, era articolato. Incontrava e conosceva le sue vittime frequentando biblioteche, oratori, piazze e stazioni ferroviarie. Faceva loro dei regali e quindi riusciva ad ottenere la loro fiducia li portava in luoghi appartati - boschi o garage sotterranei deserti - per avere con loro dei rapporti sessuali. Secondo l'accusa, a pagamento: dava loro qualche decina di euro, ed è per questo che gli viene contestata la prostituzione minorile. Non solo: il bolzanino pedofilo è accusato di aver scattato svariate foto alle sue vittime, che conservava in casa nel suo computer, che i carabinieri hanno sequestrato assieme e a due macchinette fotografiche. Oltretutto, donava ai giovanissimi delle pen-drive o altri supporti informatici. Chiedeva ai ragazzi di scattarsi delle foto nudi o in pose oscene, di riversarle nelle pennette e di consegnargliele. Avrebbe pagato 10 euro a scatto. Questi dettagli sono emersi dai racconti delle vittime, contattate dai carabinieri dopo che erano state viste incontrarsi con l'adulto. Il quale, ora, dovrà cercare di difendersi e fornire una versione credibile agli inquirenti. Rischia una lunga carcerazione e una pena dura, visti i precedenti specifici. Il timore è che ci siano altri ragazzini contattati da Helmuth Mair, magari prima che entrasse nel mirino dei carabinieri valdagnesi. Era venuto ad abitare a Chiampo nel novembre 2006, dopo essere tornato in libertà (con l'indulto). Per un periodo, aveva frequentato come da disposizioni un'associazione di volontariato, poi aveva cessato gli incontri. Quante sono le sue vittime? D. N. Il giornale di Vicenza 8 febbraio 2009
VALDAGNO (6 febbraio) - Produttore e fruitore di materiale pedopornografico: è una delle accuse mosse dai carabinieri della Compagnia di Valdagno a Helmuth Mair, 46 anni, residente a Chiampo (Vicenza), che è stato posto in stato di fermo.
Nei confronti dell'uomo, originario di Bressanone (Bolzano), viene ipotizzato il reato legato alla pornografia minorile e alla produzione e realizzazione di materiale pedopornografico, con induzione dei minorenni a partecipare ad esibizioni pornografiche con il compimento di atti sessuali.
Una ventina, secondo quanto reso noto dai militari, i minorenni che il fermato avrebbe adescato, uno dei quali minore di 14 anni. A Mair è contestata anche l'ipotesi di reato di aver ottenuto atti sessuali da minorenni dietro pagamento, aggravata dal fatto che uno di loro aveva meno di 14 anni.
Helmuth Mair era stato scarcerato nel 2006 per l'indulto dalla Casa Circondariale di Padova, dove era detenuto dal 2000 per reati analoghi. Dopo il carcere avrebbe dovuto essere seguito da un'associazione di volontariato di Arzignano (Vicenza), ma se ne era allontanato finito il periodo di obbligo di presentazione ai carabinieri del luogo. Si era poi trasferito a Chiampo (Vicenza) e qui, secondo l'accusa, aveva ripreso a molestare ragazzi extracomunitari, tra i 14 e i 18 anni.
I luoghi di adescamento, secondo l'ipotesi che ha condotto al fermo, erano quelli di ritrovo dei giovani come biblioteche, oratori e scuole o le sagre paesane. Oppure il fermato aspettava i ragazzi all'uscita delle stazioni ferroviarie, in particolare quella di San Bonifacio (Verona), Thiene (Vicenza) e Verona. Per avvicinarli avrebbe offerto loro circa 50 euro, oppure scarpe e capi di abbigliamento, pasti e bevande, ricariche telefoniche, quindi li invitava a salire sulla propria autovettura e ne abusava. Altri, sempre secondo quanto accertato, li avrebbe portati poi nella propria casa o in altri luoghi per filmarli e fotografarli.
I minori sarebbero stati anche istigati a rifornirlo di nuovo materiale pedopornografico con la promessa di 10 euro a foto: a questo scopo, li avrebbe forniti di hard-disk portatili. I carabinieri hanno sequestrato diverso materiale, tra cui immagini con cui sarebbero stati documentati gli incontri, conservate in un pc e in due digitali. Le indagini, svolte dai militari della compagnia carabinieri di Valdagno e durate tre mesi, sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia e dalla Procura della Repubblica di Vicenza. Per identico modus operandi, ma nei confronti di giovani italiani, Mair era già stato arrestato dalla Squadra Mobile della Questura di Bolzano su ordinanza della Gip del Tribunale altoatesino. Il Gazzettino.it 6 febbraio 2009
 (FOTO: Il tattoo free don, uno dei gadget del sito nato a sostegno del sacerdote don Marco Baresi, uno dei sacerdoti rinviati a giudizio citati nell'articolo del L'Espresso.)
di Wildgreta
La domanda se esista o meno una rete di preti pedofili, se la pone l’Espresso, che oggi pubblica anche un articolo su di un Istituto per ciechi di Chievo, che per trent’anni sarebbe stato teatro di abusi sessuali. Sono 60 le persone che, pur essendo intervenuta la prescrizione, oggi hanno deciso di parlare ( qui l’articolo completo)Se esista o meno una “rete” è una domanda destinata a rimanere senza risposta finchè alcune inchieste non verranno completate. La magistratura, infatti, indagando su don Ruggero Conti ha scoperto un parroco di Fiumicino e lo ha indagato per gli stessi reati (abuso su 4 minori e possesso di materiale pedopornografico). Chi legge spesso questo sito sa che la vicenda di don Ruggero Conti viene seguita sin dall’inizio, con un forum su cui si sono confrontati i sostenitori dell’innocenza di don Ruggero e coloro i quali ritengono don Ruggero colpevole. Una delle vittime ha anche scritto qui e la sua testimonianza è stata ripresa da Repubblica, così come la discussione nata spontaneamente su questo sito.( qui tutti gli articoli e relative discussioni)L’Espresso nomina anche don Marco Baresi, ex vicerettore del seminario di Brescia, a cui i suoi sostenitori hanno dedicato un sito internet e numerosi gadget (qui tutti gli articoli) Anche loro hanno scritto qui. E poi don Stefano Bertoni, il parroco di Brescia assolto in primo grado nel processo per pedofilia all’asilo Sorelli (l’appello si sta celebrando in questi giorni). Inizialmente, i preti indagati erano tre, poi due sono usciti dall’indagine. Uno di loro, don Armando Nolli, prosciolto, disse all’epoca:«Ne sono fuori, ma resto preoccupato e prego per i bambini violati».( qui gli articoli sul caso Sorelli)Di don Roberto Berti, il parroco di Firenze coperto dal vescovo Antonelli, come dice l’Espresso, vi segnalo gli articli pubblicati qui e la discussione nata spontaneamente sul sito: Mammadolce dal quale copio due commenti. V i consiglio, però, di andare a leggerli tutti per farvi un’idea. quello di cui è accusato, roberto berti,che non merita di essere considerato un parroco,è solo una piccola parte ,di ciò che di grave ha veramente commesso. la curia lo ha coperto e protetto.lui nonostante che la curia sapesse come era, ha continuato a mettere nei sacchi a pelo nudi, ragazzi di san mauro.ha messo nel camper, nel suo letto ,ragazzi a dormire.ha picchiato bambini e ragazze,ha umiliato ragazzi e ragazze facendogli subire angherie di vario tipo,niente di strano, lo strano è che sono 3 anni che mi raccomando in curia di controllarlo,risultato?protezione silenzio. ha esercitato mobbing ad alcune persone alla casa famiglia da lui gestita ,ha licenziato senza giusta causa, ha subito processo, ha perso, ma ha licenziato ugualmente .ha plagiato un ragazzo e tutta la sua famiglia,ragazzo riconosciuto non in grado di intendere e volere.ha picchiato bambini di san mauro e ha creato una setta intorno a se,plagiando i deboli.Le persone intorno alla chiesa che vantano conoscenze in curia,sapevano benissimo che elemento e cosa facesse questo prete,sfido chi ha il coraggio di dirmi che non fossero a conoscenza di quello che faceva,che era omosessuale gliel’ho detto in faccia a lui alla curia e a tutti i difensori di san mauro.non pensavo fosse pedofilo.ma non è tutto,le cose veramente gravi le ha fatte alla mia famiglia,ma queste non contano.serviranno a gastigare questo essere immondo,quando calerà il buio su questa vicenda.già da oggi non ne parla più nessuno ,a san mauro da parte dei leccaculo della chiesa è gia partita la linea difensiva.la curia tapperà la bocca ai giornali,il falso prete lo manderanno in un altro posto, e continuerà a mettere nudi i ragazzi nel sacco a pelo in montagna, e a rovinare famiglie come ha fatto a san mauro.di tutto questo, devo fare i miei complimenti al cardinale Antonelli e al suo segretario don Alessandro Lombardi,loro sanno benissimo, che se negano quello che sapevano , vanno all’inferno.Avranno il coraggio di negare? Commento di ora basta 29 Giugno 2008 8:35 am –> E poi, sempre l’Espresso cita don Lelio Cantini, di cui potrete trovare qui alcuni articoli, tra i quali spicca quello sull’appello della procura di Firenze che invita a denunciare gli abusi compiuti da don Cantini in tempi più recenti. Per concludere, ecco il breve articolo de L’Espresso, certamente molto meno esauriente di tutto ciò che vi ho appena segnalato. Ma si sa, i giornalisti “veri” hanno poco tempo, e per questo ci siamo noi in rete che forniamo gratuitamente tutte le informazioni mancanti. Autore: wildgreta 22 gennaio 2009/articolo riproducibile solo citando autore e link da l’ESPRESSO 22 GENNAIO 2009
Silenzio in nome di Dio Esiste una rete di sacerdoti pedofili? La Procura di Roma ritiene di aver scoperto un collegamento tra due casi di abusi sessuali ai danni di minorenni affidati ai campi estivi di due prelati. Il primo è don Ruggero Conti, parroco romano della chiesa di Selva Candida, arrestato il 30 giugno scorso per ripetuti abusi su minorenni. Il pubblico ministero Francesco Scavo, indagando su Conti, è arrivato a iscrivere nel registro degli indagati per gli stessi reati su quattro minori e per possesso di materiale pedopornografico anche il parroco 48enne di una chiesa di Fiumicino. Anche a Brescia i religiosi accusati di certi reati sono più di uno. Mentre si sta celebrando il processo d’appello per don Stefano Bertoni, già assolto nel 2007, un altro alto prelato è stato arrestato ed è finito alla sbarra: don Marco Baresi, vicerettore del seminario di Brescia, è stato accusato da un minorenne. Nel computer del sacerdote la polizia ha trovato materiale pedopornografico scambiato in Rete, ma don Baresi si è difeso dicendo che quel pc era accessibile a molti e i fedeli lo difendono. Nessun parrocchiano ha invece preso le parti di don Roberto Berti, sacerdote di Lastra a Signa, denunciato da cinque presunte vittime. La vicenda è emersa solo nello scorso giugno, quando l’allora cardinale di Firenze, Ennio Antonelli, trasferì il prete, coprendo però la vicenda. Un insabbiamento che Antonelli mise in atto anche nei confronti di don Lelio Cantini, 84enne parroco fiorentino, responsabile di decine di abusi su minorenni. ‘Coperto’ finché le vittime non si sono rivolte ai giornali, denunciando il vecchio sacerdote. G.D’I.(L’espresso (22 gennaio 2009) A
Perquisizioni in tutta Italia (ANSA) - CATANIA, 13 DIC - Tre persone sono state arrestate in flagranza e 51 indagate con l'accusa di detenzione di materiale pedo-pornografico. Gli arresti sono stati eseguiti a Roma, Vicenza e Modena. L'indagine, avviata e condotta dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania, conclude una vasta operazione internazionale di contrasto della pedofilia su internet, denominata ''Max2''. Migliaia i soggetti identificati all'estero. Perquisizioni sono effettuate in molte citta' italiane
di Ilaria Maccaroni 12/12/2007 In Messico il legame tra crimine e istituzioni locali e federali sembra piuttosto evidente e sottile quando si tratta di abusi a sfondo sessuale. Ne è la prova, oltre alla tristemente famosa Ciudad Juarez (la città in cui da anni le donne vengono fatte scomparire e massacrate sotto gli occhi inerti della polizia e delle istituzioni), la storia di Lydia Cacho, giornalista messicana ed attivista dei diritti delle donne e dei bambini che da diverso tempo è costretta a girare con la scorta fornitale dallo stato per tutelare la propria incolumità. Motivo?Lydia ha svolto un'inchiesta su una rete di pedofili nella quale risultano coinvolti influenti personalità della politica e delle istituzioni messicane. La sua testimonianza sui responsabili ultimi della rete criminale sono state raccolte in un libro dal titolo "Memorias de una Infamia" (Memorie di un'infamia - Random House Mondadori) in cui la giornalista espone chiaramente nomi di politici e governatori locali coinvolti. "Ho scritto questo libro" si legge nell'introduzione " affinché non prevalga, come solitamente accade, la versione dei potenti, dei perenni vincitori. Non hanno potuto annientarmi ma hanno provato - e continueranno a farlo - a distruggere la mia immagine pubblica". In effetti molti network messicani si sono rifiutati di mandare in onda interviste o confessioni di Lydia Cacho sui fatti in questione, tanto da trasformare la giornalista in una persona inesistente della quale è meglio tacere onde evitare situazioni scomode. Lo scandalo scoppiò dopo la proiezione di un film al festival del documentario a Città del Messico intitolato "Los demonios del edén" e ispirato all'ultimo libro di Cacho in cui saltava fuori il nome di un certo Jean Succur Kuri, 63 anni, di nazionalità algerina e da anni immigrato (illegalmente) in Messico. Il tale era conosciuto a Cancún come imprenditore ed alberghiere ed era solito estorcere da famiglie povere, generalmente provenienti dagli Stati Uniti, le figlie minorenni con le quali si faceva fotografare nudo e si faceva toccare le parti intime. Per più di dodici anni Succar Kuri ha abusato sessualmente di minorenni nell'impunità più assoluta. Risulta che il pederasta avesse amicizie molto influenti in ambito politico che gli avrebbero assicurato una copertura completa, tra cui l'ex presidente della repubblica José Lopez Portillo ed Emilio Gamboa Patrón, attuale segretario del PRI, il Partido Revolucionario Institucional. La prova schiacciante che lo inchioderebbe è una registrazione di una conversazione intercorsa tra il pederasta e una delle sue vittime, Edith Encalada, ora ventenne, in cui risulta che lui stesso le avesse parlato del suo "vizzietto antico" quello di stuprare bambine di poco più di 4 anni indifese e facili da sedurre. Dopo le accuse schiaccianti Succar Kuri sembrava non avere scampo. E invece, grazie ai suoi avvocati e alle sue amicizie influenti, è passato rapidamente all'offensiva per quanto recluso nel penitenziario di massima sicurezza dell'altopiano di Toluca. Molte vittime o ex-vittime del carnefice sono state minacciate e hanno ritrattato o semplicemente sono scomparse. Ma fu Lydia a vivere l'incubo peggiore. Il 16 dicembre 2005 la giornalista, per ordine giudiziaria del governatore dello Stato di Puebla e membro del PRI Mario Martín, fu fermata e sequestrata di fronte al CIAM, il centro per le donne maltrattate da lei fondato e trasportata in un veicolo per circa 1500 Km lungo un percorso attraverso ben 5 stati messicani fino a Puebla. L'intento, secondo quanto riportato la mattina seguente dal quotidiano La Jornada mediante la pubblicazione di alcune conversazioni intercorse tra Martín e Kemal Nacif (il secondo imputato implicato nel caso) era quello di rinchiudere la giornalista nel carcere di detenute lesbiche affinché venisse "picchiata" e "stuprata". Ma l'intento fortunatamente non riuscì dal momento che il suo sequestro già aveva fatto notizia sui giornali e Lydia era diventata famosa in tutta la Repubblica Federale.Martín è ora indagato dalla Procura Federale e rischia una condanna per crimini politici oltre che la sospensione dell'immunità di governatore mentre Kemal Nacif è indagato per tentato omicidio, stupro e attentato ai danni di Lydia Cacho. Il problema, come in ogni Stato criminale che si rispetti, è che la procura non ha aperto nessuna inchiesta contro Nacif mentre Lydia Cacho, che ora è la giornalista più famosa del Messico, continua a vivere nella paura di essere uccisa da un momento all'altro. È piena di debiti fino al collo che ha dovuto contrarre per pagare gli avvocati e tutti gli spostamenti in aereo che l'anno portata da una parte all'altra del paese, ed ora è veramente provata. La sua unica consolazione è che con la pubblicazione del suo ultimo libro e la registrazioni delle conversazioni dei politici coinvolti, lo Stato si decida a far luce sul caso. Ma questo è sperare troppo. Come sappiamo i legami tra crimine e politica sono troppo forti, difficilmente smascherabili sebbene una giornalista ci sia riuscita in un'improbabile lotta tra un Davide debolissimo e un Golia potentissimo.Per saperne di più: Lydia CachoFonte www.rivistaonline.com
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