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venerdì 27 maggio 2011

ARRESTO COSIMA SERRANO, LA FOLLA LE GRIDA "ASSASSINA"


di Nino Cirillo
ROMA - Trentotto secondi possono bastare. Trentotto lunghissimi secondi che Cosima Misseri ha trascorso in quel garage, lei e il suo telefonino, e che oggi - dopo nove mesi esatti - le valgono un ordine di custodia per sequestro di persona, concorso in omicidio e soppressione del cadavere di Sarah Scazzi. Sì, Sarah Scazzi, l’angelo biondo che ha invaso i talk show, i suoi video, le sue tre identità su facebook, l’amore per Ivano, la voglia di fuggire da Avetrana, quella ragazzina bionda che neanche un lungo inverno è riuscito a cancellare dai nostri pensieri.

Cosima è la zia di Sarah, la sorella della mamma Concetta, la sfinge di casa Misseri, la moglie di Michele e la mamma di Sabrina, che in carcere a Taranto ci stanno tutti e due già da un pezzo ad accusarsi l’un con l’altra - tra mille sfumature di versioni, tra indicibili pressioni e incredibili reticenze -proprio di quell’orribile delitto.

Cosima era il bersaglio grosso, la Procura di Taranto ci lavorava da mesi. La interrogava, la sorvegliava, cercava ma sempre invano di coglierla in contraddizione. Hanno risolto la partita i Ros, almeno per ora, e con una vittoria che sembra squillante. Hanno provato quello che lei sempre negava, disperatamente negava, e cioè di essere stata in quel puzzolente garage, quell’antro maledetto di sporcizia, nel pomeriggio del 26 agosto.
Cosima aveva previsto tutto, ma non che le frequenze telefoniche sotto terra potessero risultare diverse da quelle in superficie. Scremando e poi scremando ancora i tabulati, i Ros hanno invece ricavato che lei nel garage c’è stata e almeno per quei famosi 38 secondi, tra le 15.25.04 e le 15.25.42 del 26 agosto 2010. Hanno anche scoperto, i Ros, che la presenza del telefonino di Sarah, vittima predestinata, è compatibile con il garage alle 14.42 di quel giorno.

Si sposta davvero tutto, insomma. Altro che gita al mare, altro che allarme dato alle tre o pochi minuti prima: la Procura ritiene che l’omicidio sia da collocare almeno con mezz’ora d’anticipo, che sia avvenuto in casa Misseri - perché alle 14.18, implacabili sono i tabulati, Sarah risulta proprio lì -, che il cadavere sia stato trasportato nel garage, a dispetto di quella porta che si apre e non si apre, e che poi sia stato trasferito nelle campagne di contrada Mosca.

Eh già, perché i tabulati seguono Cosima Misseri anche il giorno dopo, proprio in quelle campagne, dove non dovrebbe essere mai andata. Segnalano la presenza sua e della figlia Sabrina, tra le 10.26 e le 10.40 del 27 agosto, nella zona dell’albero di fico, quella che il finto scemo Michele Misseri ricorda per esserci andato a giocare da bambino, quella dove inscena la violenza mai provata sul cadavere della nipotina. Che ci stavano a fare mamma e figlia laggiù?

L’hanno portata prima nella caserma dei Carabinieri di Avetrana - e fuori c’erano le donne del paese già a lapidarla, a gridarle «assassina» -, e poi in carcere a Taranto, «che poi lo conosco bene», ha chiosato Cosima con il consueto tono di sfida. Dovrebbero averle anche comunicato che proprio per la sua amata Sabrina è scattato un altro ordine di custodia cautelare e che per tutte e due, mamma e figlia, l’accusa e sì di concorso in omicidio della piccola Sarah, ma «premeditato», un progetto, cioè, concepito tra quelle stanze per cancellare quella ragazzina dalla faccia della terra.

Per l’inchiesta è una sorta di rivoluzione copernicana. Come se, abbandonati i tatticismi di questi mesi, la Procura di Taranto avesse voluto davvero calare i suoi assi, gli assi che tutti immaginavano prima o poi calasse: i tabulati telefonici. Come uno spazzare via ricorsi e controricorsi, stavolta per arrivare davvero alla soluzione.

I prossimi giorni si fanno all’improvviso densi di appuntamenti drammatici. Dovrà essere ascoltata Cosima, per il suo interrogatorio di garanzia, e soprattutto si avvicina il momento del nuovo interrogatorio di Michele Misseri, lo schiavo di casa, quello che dormiva sulla sdraio per non disturbare Cosima, che mangiava gli avanzi, che lavava puntuale i piatti ogni sera, l’omino smunto che però è riuscito a tenerle tutte in scacco le tigri di casa. Che si è accusato e poi ha accusato, dosando verità e mezze verità, dando puntualmente l’impressione di essere impegnato in una sorta di rivelazione progressiva di quel che accadde tra le mura di quella casa.

E’ un’inchiesta che clamorosamente si riapre, ma in un senso del tutto inverso alle aspettative di Cosima, proprio lei che aveva costretto il povero Michele a cambiare avvocato, proprio lei che per avvocato di Sabrina s’è scelto Franco Coppi, che è riuscita in questi mesi a costruirsi una sua discreta ma efficace lobby mediatica, della serie «siamo grasse, per questo ci odiano».

Adesso la Procura di Taranto sembra davvero vicina alla quadratura del suo cerchio: fu un cupo delitto di famiglia, fu un’esecuzione decisa quasi a tavolino, volevano - e la ebbero - la vita di Sarah. E’ di questo consesso dell’orrore che bisogna ancora stabilire i ruoli: chi la uccise, chi la trasporto laggiù, chi seminò di falsi sospetti le indagini, chi tentò di coprire tutto con una nuvola di bugie. Non è facile, non sarà facile neppure stavolta.

Venerdì 27 Maggio 2011 - 14:36
IL MATTINO http://www.ilmattino.it/articolo_app.php?id=38813



giovedì 9 aprile 2009

DON RUGGERO CONTI CHIEDE RITO ABBREVIATO

Sacerdote è in carcere. Pm, nel processo, sentirà monsignore

Roma, 9 apr. (Apcom) - Giudizio immediato per don Ruggero Conti, il sacerdote finito in carcere il 30 giugno scorso, nell'ambito di una inchiesta su una serie di episodi di abuso, avvenuti nell'arco degli ultimi dieci anni, nel corso di diverse attività parrocchiali della chiesa 'Natività di Maria Santissima', in via di Selva Candida, alla periferia della Capitale. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura per i reati di prostituzione minorile e atti sessuali su minori, la scelta difensiva del prete è stata quella di andare direttamente in aula, davanti ai giudici, evitando l'udienza preliminare. Il processo a carico di don Ruggero è stato per il 16 giugno prossimo, davanti alla VI sezione del tribunale. Il pm Francesco Scavo ha ricostruito, nell'atto d'accusa, tutta una serie di vicende che coinvolgono 7 ragazzi. A don Ruggero è contestato il fatto di aver approfittato di una "persona a lui affidata per ragioni di educazione culturale e religiosa, di istruzione nonchè di vigilanza e custodia, con l'aggravante di aver commesso il fatto con abuso dei poteri e/o comunque in violazione dei doveri derivanti dalla qualità da lui rivestita di ministro di culto".

Nel settembre scorso, dopo che il riesame aveva rigettato una istanza della difesa, il gip aveva concesso a don Ruggero gli arresti domiciliari. In seguito alla nuova legge varata dal governo sugli stupri il pm, che si era opposto alla attenuazione della misura cautelare, aveva ottenuto che don Ruggero tornasse in cella. Contro la nuova ordinanza di custodia cautelare e dopo che è stato confermato che le condizioni di salute di don Ruggero non sono incompatibili con il carcere, il difensore ha scelto di ricorrere in Cassazione. Secondo il capo d'imputazione don Ruggero approfittò dei minori in occasione di alcuni campi scuola, durante le feste di Pasqua, alla fine della scuola, durante la pausa del Natale. La dinamica descritta è quasi sempre la stessa. Il giovane che frequentava i locali della parrocchia veniva attirato in altre stanze e qui costretto a soggiacere ai desideri del sacerdote. In cambio alcuni potevano avere piccole somme, dai 10 ai 30 euro, o altro, come capi d'abbigliamento.

Don Ruggero fu arrestato prima di partire per Giornata mondiale della gioventù, in Australia. Proprio quella progettata trasferta fu uno dei motivi d'urgenza che indussero il giudice ad emettere l'ordinanza di custodia cautelare. Dalle intercettazioni emergeva il fatto che il sacerdote chiamava i ragazzi che dovevano partire con lui. La Procura, che ha tra i testi d'accusa anche alcune persone che ebbero come insegnante di educazione sessuale, a Legnano, don Ruggero quando ancora non aveva preso i voti, sarebbe intenzionata a chiamare come testimone anche monsignor Gino Reali. Il vescovo di Santa Rufina, quale diretto superiore del sacerdote, non avrebbe dato peso ad alcune denunce che gli erano state fatte dai ragazzi avvicinati da don Ruggero. Molte volte però a non credere alle vittime del pedofilo in abito talare erano però anche gli stessi genitori dei ragazzi.



Pedofilia, don Ruggero in cella per impedire viaggio alle Gmg di Sidney

ROMA (9 aprile) - Stava per partire per Sidney in Australia per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù in programma dal 12 al 21 luglio dello scorso anno. E fu anche per impedire quel viaggio, che avrebbe fatto con alcuni ragazzi della parrocchia, che don Rugggero Conti, l'ex parroco 56enne di Selva Candida a Roma, fu arrestato dai carabinieri nell'ambito dell'inchiesta del pm Francesco Scavo.

Il sacerdote, accusato di atti sessuali con minorenni e prostituzione minorile aggravata, resterà in carcere, dove è tornato nelle scorse settimane per effetto delle nuove norme in materia di stupri, fino al 16
giugno prossimo quando comincerà il processo a suo carico.

La difesa di don Ruggero, rappresentata dall'avvocato Patrizio Spinelli, ha infatti chiesto il rito immediato. Secondo quanto si è appreso il pm nella lista testi citerà anche monsignor Gino Reali, vescovo della diocesi di Santa Rufina, al quale si sarebbero rivolti negli anni scorsi in giovani, ora adulti, che avrebbero subito le violenze sessuali dall'ex parroco.

Secondo l'accusa don Ruggero, già parroco della parrocchia romana della Natività di Maria Santissima, in via di Selva Candida, avrebbe abusato tra il 1998 e il 2008 di sette ragazzi affidati alle sue cure in oratorio e nei campi estivi. L'accusa di prostituzione minorile fa riferimento a due episodi: si tratta di due ragazzi che sarebbero stati indotti «a compiere e/o subire atti sessuali - è scritto nel capo d'imputazione - in cambio di denaro o altra utilità (in genere capi di abbigliamento)».

Nel corso delle indagini sarebbero emersi altri casi di abusi compiuti in Lombardia e risalenti a 25 anni fa, a Legnano, dove Don Ruggero, non ancora ordinato prete, insegnava educazione sessuale in una scuola. Tra questi casi quello di una violenza consumata su un giovane, oggi quarantenne. Per le violenze la procura non potrà procedere, perché prescritte, ma le presunte vittime potrebbero essere chiamate a testimoniare in caso di processo.
IL MESSAGGERO 9 APRILE 2009

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